{"id":85720,"date":"2024-05-30T10:32:49","date_gmt":"2024-05-30T08:32:49","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=85720"},"modified":"2024-05-28T12:06:10","modified_gmt":"2024-05-28T10:06:10","slug":"maggio-24-proteste-studentesche-e-repressione-a-berlino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=85720","title":{"rendered":"Maggio &#8217;24. Proteste studentesche e repressione a Berlino"},"content":{"rendered":"<p><strong>di LE PAROLE E LE COSE (Giacomo Croci)<\/strong><\/p>\n<div class=\"post-thumbnail\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-full size-full wp-post-image\" src=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/C_Polizei_Berlin_11.04.1968_Fahrrad_mit_Aktentasche_von_Rudi_Dutschke_am_Ort_des_Attentats-copia.jpg\" alt=\"\" width=\"1449\" height=\"500\" data-attachment-id=\"49449\" data-permalink=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?attachment_id=49449\" data-orig-file=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/C_Polizei_Berlin_11.04.1968_Fahrrad_mit_Aktentasche_von_Rudi_Dutschke_am_Ort_des_Attentats-copia.jpg\" data-orig-size=\"1449,500\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1515071891&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"C_Polizei_Berlin_11.04.1968_Fahrrad_mit_Aktentasche_von_Rudi_Dutschke_am_Ort_des_Attentats copia\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/C_Polizei_Berlin_11.04.1968_Fahrrad_mit_Aktentasche_von_Rudi_Dutschke_am_Ort_des_Attentats-copia-300x104.jpg\" data-large-file=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/C_Polizei_Berlin_11.04.1968_Fahrrad_mit_Aktentasche_von_Rudi_Dutschke_am_Ort_des_Attentats-copia-1024x353.jpg\" \/><\/div>\n<div class=\"content-wrap\">\n<div class=\"entry-content\">\n<div class=\"pmb-print-this-page wp-block-button\"><\/div>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>A Berlino tira aria pesante. In continuit\u00e0 con gli accampamenti di protesta, organizzati in molte universit\u00e0 del mondo per manifestare contro l\u2019eccidio ancora in atto in Medio Oriente, anche nella capitale tedesca hanno luogo iniziative analoghe. Si reclamano la cessazione della complicit\u00e0 con il massacro operato dal governo di estrema destra e dalle forze armate di Israele, della collaborazione con le istituzioni scientifiche israeliane, che sostengono direttamente o indirettamente l\u2019esercito, il cessate il fuoco e il termine del conflitto, cos\u00ec come il riconoscimento, da parte della Germania, del proprio passato coloniale e della propria responsabilit\u00e0 nell\u2019inasprimento della questione palestinese. La politica istituzionale, nel frattempo, si vede confrontata con un incremento preoccupante delle aggressioni a sfondo razzista e antisemita, perpetrate perlopi\u00f9 da gruppi neonazisti, e teme che la veemente critica alla politica israeliana possa peggiorare ulteriormente la situazione. La risposta alle proteste \u00e8 immediata, con sgomberi, interventi brutali della polizia. Come \u00e8 possibile che proteste pacifiche, esplicitamente antirazziste, anticoloniali e in parte organizzate proprio da studenti e studentesse di origine e di religione ebraica, vengano represse con tanta aggressivit\u00e0 dalla politica e dall\u2019universit\u00e0 tedesche?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Lo stato del dibattito pubblico<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per capire cosa sta accadendo in Germania \u00e8 essenziale farsi un\u2019idea del dibattito e dello spazio pubblico del paese. Un episodio in particolare ne d\u00e0 l\u2019immagine esemplare.<\/p>\n<p>Lo scorso febbraio ha luogo il Festival internazionale del cinema di Berlino. Il film\u00a0<em>No Other Land<\/em>\u00a0(2024), premiato come miglior documentario, racconta l\u2019occupazione militare israeliana in una comunit\u00e0 della Cisgiordania. Il palestinese Basel Adra e l\u2019israeliano Yuval Abraham, due delle quattro persone alla regia, partecipano alla cerimonia di premiazione. Nel suo discorso di accettazione del premio, Abraham parla di Israele come stato di apartheid. Claudia Roth, Ministra di Stato per la cultura e i media, \u00e8 presente alla cerimonia di premiazione. Applaude e viene ripresa durante l\u2019applauso. Le immagini circolano. La stampa e diverse personalit\u00e0 della politica attaccano tanto il conferimento del premio quanto l\u2019applauso: sarebbero espressione di sentimenti antisraeliani e antisemiti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quella che potrebbe rimanere una polemica qualsiasi assume immediatamente i toni del grottesco. In seguito alle critiche ricevute, l\u2019account istituzionale dell\u2019ufficio cui fa capo Roth comunica, sulla piattaforma X (ex Twitter), che l\u2019applauso della Ministra era diretto soltanto al regista israeliano e non al collega palestinese. \u00c8 legittimo chiedersi cosa significa effettivamente la comunicazione. Si sta parlando delle intenzioni dell\u2019applaudente? O forse il ministero di Roth \u00e8 in possesso di una avanzatissima tecnologia capace di dirigere le onde sonore prodotte dal battito di mani con precisione millimetrica? \u00c8 curioso che una presa di posizione cos\u00ec stravagante, ai limiti dell\u2019assurdo, sia stata espressa dai canali ufficiali di un\u2019istituzione democratica. Colpisce, insomma, che un\u2019istituzione democratica possa descrivere le proprie azioni tramite una plateale assurdit\u00e0, e con una chiara discriminazione intenzionale su base nazionale\/etnica, senza scatenare, prima che l\u2019indignazione, la perplessit\u00e0 en masse. Articolare una condanna morale o politica della comunicazione della Ministra di Stato \u00e8 secondario. Pi\u00f9 importante \u00e8 rilevare la smaccata insensatezza delle sue asserzioni, che per\u00f2, allo stesso tempo, non vengono sancite nello spazio e nel discorso pubblici come insensate.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Allo spaesamento si combinano gravissimi episodi di repressione contro le iniziative e manifestazioni in supporto alla popolazione palestinese. Basti citare il divieto d\u2019ingresso su suolo tedesco (ed europeo), dopo ore di interrogatorio, con conseguente rimpatrio, di Ghassan Abu-Sittah, chirurgo britannico-palestinese, per impedire che raccontasse, a un convegno sulla questione palestinese, della sua esperienza a Gaza (divieto che si \u00e8 rivelato, poi, illegale ed \u00e8 stato perci\u00f2 rimosso). Nella stessa cornice \u00e8 stato imposto il divieto d\u2019ingresso cos\u00ec come di comunicazioni virtuali a eventi pubblici a Yanis Varoufakis, un ex ministro di uno Stato membro dell\u2019Unione Europea. A questi aneddoti emblematici si aggiungono le numerose violenze della polizia a manifestazioni, proteste e al convegno appena citato. Il clima generale del dibattito e dello spazio pubblico \u00e8 disorientato, teso, repressivo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Proteste, polizia e liste di proscrizione<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il sette maggio, alla Freie Universit\u00e4t (FU, \u201cUniversit\u00e0 Libera\u201d) di Berlino, fra le cinquanta e le cento persone installano un accampamento di protesta, criticando la complicit\u00e0 della Germania con il massacro sommario della popolazione palestinese e richiedendo la cessazione del sostegno alle operazioni belliche israeliane. La protesta \u00e8 pacifica e ha luogo all\u2019aperto, in un cortile del campus, l\u2019accesso al quale non passa dagli edifici dell\u2019universit\u00e0. Nella ricostruzione degli eventi, le dichiarazioni dell\u2019organizzazione della protesta e della direzione dell\u2019universit\u00e0 divergono in un punto essenziale: la seconda accusa la prima di aver rifiutato il dialogo, che smentisce per\u00f2 questa accusa. Resta un punto fermo: la presidenza dell\u2019universit\u00e0 reagisce immediatamente chiamando la polizia. In una mail interna all\u2019ateneo, la direzione giustifica questa scelta con due ragioni essenziali: la protesta rifiuta il dialogo e rischia di compromettere la sicurezza sul campus. Nel giro di meno di due ore il rischio smette di essere una possibilit\u00e0: l\u2019intervento della polizia garantisce la compromissione di sicurezza e incolumit\u00e0 delle persone presenti. Il campus \u00e8 in lockdown e la connessione a Internet tramite WiFi viene bloccata. Il sedici maggio, il consiglio generale studentesco dell\u2019ateneo (AStA FU) comunica che diverse testimonianze riportano violenze della polizia non soltanto nei confronti della manifestazione, ma anche di individui non immediatamente coinvolti, aggrediti nei corridoi, mentre la protesta avveniva\u00a0<a href=\"https:\/\/astafu.de\/en\/node\/603\">all\u2019esterno<\/a>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 della legittimit\u00e0 giuridica della scelta, far intervenire la polizia in un\u2019universit\u00e0 al fine di sfollare una protesta pacifica e preservare la sicurezza sul campus ha qualcosa del controsenso, cos\u00ec come addurre, come motivazione di questa scelta, una curiosa resistenza al dialogo. Perci\u00f2, a qualche ora di distanza dell\u2019intervento delle forze dell\u2019ordine, un gruppo di docenti degli atenei berlinesi sigla una lettera di protesta contro la scelta della direzione universitaria della FU. La direzione dell\u2019ateneo non sarebbe stata in grado di rispondere alla manifestazione in modo dialogico e privo di violenza, contravvenendo cos\u00ec ai princip\u00ee del suo mandato, indipendentemente dal contenuto della protesta. Il testo della petizione sottolinea che, indipendentemente dai contenuti di una protesta pacifica, sostenere che la protesta non cerca il dialogo non giustifica la richiesta di un intervento della polizia, prevedibilmente brutale considerato il clima di cui sopra.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Un evento di questo genere \u00e8 destinato ad avere risonanza mediatica. Per un verso, riguarda uno degli atenei della capitale tedesca, rinomato nel panorama nazionale e internazionale. Per l\u2019altro, tocca proprio l\u2019argomento che da mesi a questa parte scatena il panico di stampa e politica: la critica al governo di estrema destra israeliano. Ma la risposta della stampa supera le aspettative. Il dieci maggio, la Bild-Zeitung \u2013 il quotidiano pi\u00f9 venduto in Germania, di fatto un tabloid \u2013 pubblica in prima pagina un articolo che titola \u201cUniversiT\u00c4TER\u201d (\u201ccriminali universitari\u201d). Nell\u2019articolo, che non riporta n\u00e9 considera il testo della petizione, si accusa il personale docente che ha sottoscritto la lettera di critica alla direzione della FU di sostenere l\u2019odio per la popolazione ebraica. Alle parole diffamatorie si accompagnano, in prima pagina, nomi e foto di diverse persone che hanno sottoscritto la petizione. \u201cMancano solo gli indirizzi,\u201d commenta\u00a0<a href=\"https:\/\/michael-wildt.de\/meine-beschwerde-beim-deutschen-presserat-gegen-die-verleumderische-hetze-von-bild\/\">Michael Wildt<\/a>, professore di storia da poco in pensione, specializzato nella storia del nazionalsocialismo. \u00c8 una lista di proscrizione. L\u2019episodio \u2013 la macchina del fango a mezzo stampa propagandistica \u2013 ricorda una pagina oscura del Sessantotto tedesco. Fu proprio la Bild-Zeitung (e in generale tutto il gruppo editoriale Axel Springer cui la testata afferisce) a montare la campagna d\u2019odio contro Rudi Dutschke, studente, attivista e sociologo marxista, che venne poi aggredito con tre colpi di arma da fuoco \u2013 due alla testa, uno alla spalla. Amara coincidenza, Rudi Dutschke era affiliato alla FU di Berlino.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il tredici maggio, la direzione dell\u2019ateneo berlinese comunica l\u2019intenzione di procedere per vie legali contro la Bild-Zeitung a difesa del proprio personale,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.fu-berlin.de\/en\/featured-stories\/campus\/2024\/240513-faq-besetzung\/index.html\">se si rivelasse necessario<\/a>. Nella stessa comunicazione della FU, che per\u00f2 omette tanto le richieste della protesta quanto le critiche avanzate dalla petizione, vengono addotte ex post ulteriori ragioni alla richiesta dell\u2019intervento della polizia, assenti nella mail originaria: sul luogo della protesta ci sarebbero state manifestazioni di antisemitismo ed episodi di vandalismo. La ricostruzione avanzata dalla direzione \u00e8 tuttavia torbida. Uno degli episodi di vandalismo cui si fa riferimento \u00e8 incongruente con lo svolgersi dei fatti. Si accusa la protesta di aver attivato un allarme antincendio, la cui attivazione \u00e8 stata per\u00f2 effettuata proprio a causa dell\u2019intervento della polizia, per animare il campus e avvisare la manifestazione stessa dell\u2019imminente sgombero, come gi\u00e0 ricostruito dal comitato studentesco d\u2019ateneo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Mente scrivo questo articolo, un\u2019altra manifestazione studentesca ha occupato le aule di un istituto della Humboldt Universit\u00e4t, sempre a Berlino, con richieste simili a quelle dell\u2019accampamento di protesta alla FU. L\u2019intervento della polizia, in data ventitr\u00e9 maggio, \u00e8 stato ancora pi\u00f9 feroce che alla Freie Universit\u00e4t. Le forze dell\u2019ordine hanno aggredito brutalmente l\u2019occupazione e un almeno un giornalista. L\u2019inchiesta per lesioni personali \u00e8 aperta. La rettrice fa sapere che lo sgombero operato dalla polizia sarebbe stato \u201cordinato dall\u2019alto,\u201d cio\u00e8 dal sindaco democristiano Kai Wegner, sostenuto dalla senatrice socialdemocratica Ina Czyborra.<\/p>\n<p>Questi sono i fatti e queste sono le lacune, ancora da chiarire, nella loro ricostruzione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Il problema dell\u2019identit\u00e0 nazionale<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nessun fatto isolato significa qualcosa. Inanellare i fatti in una sequenza significativa o anche soltanto causale, cos\u00ec come identificarne le lacune, ha ben altri presupposti. Questi presupposti sono i concetti, le parole, i giudizi che adoperiamo inanellando e interpretando i fatti. E in effetti, la questione si gioca tutta proprio nello spazio concettuale, linguistico, giustificativo, in cui e di cui vivono il dibattito e lo spazio pubblico tedesco. Perch\u00e9 una protesta pacifica che critica operazioni belliche e complicit\u00e0 nell\u2019eccidio di una popolazione civile viene repressa cos\u00ec immediatamente e con cos\u00ec tanta brutalit\u00e0? In virt\u00f9 di quali presupposti la presidenza della Freie Universit\u00e4t pu\u00f2 affermare di voler cercare il dialogo dopo aver invocato l\u2019intervento della polizia? L\u2019unico modo di rispondere a queste domande \u00e8 fare un passo indietro, fuori dall\u2019universit\u00e0, e considerare di nuovo il panorama tedesco in generale e i concetti che ne dominano e articolano spazio e dibattito.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Una delle parole chiave che si ripetono costantemente nella stampa e nelle dichiarazioni degli ultimi otto mesi in Germania \u00e8 \u201cdeutsche Staatsr\u00e4son,\u201d ragion di stato tedesca. L\u2019espressione fu resa famosa da un\u2019affermazione di Angela Merkel del 2008, quando dichiar\u00f2 che la sicurezza di Israele fa parte della ragion di stato tedesca in virt\u00f9 della responsabilit\u00e0 storica della Germania nei confronti della popolazione ebraica. Naturalmente il concetto \u00e8 dibattuto: non si riferisce a una costellazione giuridica, esprime piuttosto un\u2019agenda di politica internazionale. Ma anche nel secondo caso l\u2019espressione rimane ambigua. La sicurezza di Israele si riferisce al sostegno di operazioni belliche offensive? Include l\u2019occupazione illegale di territori? O riguarda forse piuttosto la difesa della popolazione e della societ\u00e0 civile israeliana? Ora, caratteristico del dibattito pubblico in Germania, quando viene mobilitato il concetto di \u201cragion di stato,\u201d non \u00e8 tanto il riferimento a Israele e a chi vi abita. Il punto centrale sembra essere piuttosto la responsabilit\u00e0 della Germania in riferimento alla responsabilit\u00e0 storica per l\u2019Olocausto. Inoltre, buona parte, se non la maggior parte delle posizioni critiche rispetto alla carneficina ancora portata avanti dall\u2019estrema destra israeliana viene associata immediatamente a moventi antisemiti, che hanno caratterizzato, per molti anni, il sentimento nazionale in Germania, cos\u00ec come in buona parte dei paesi Europei e da ben prima della Seconda guerra mondiale. C\u2019\u00e8 come un ingorgo associativo nel dibattito pubblico, che assimila le critiche alle operazioni belliche israeliane e al suo governo di estrema destra a posizioni antisemite. Com\u2019\u00e8 possibile?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dobbiamo fare ancora una volta un passo indietro e riflettere sulla costruzione dell\u2019identit\u00e0 nazionale in Germania. In un passaggio caustico de\u00a0<em>L\u2019ideologia tedesca\u00a0<\/em>di Karl Marx e Friedrich Engels si legge di \u201cbottegai del pensiero\u201d che, mentre si credono \u201csuperiori a tutti i pregiudizi nazionali,\u201d sono in realt\u00e0 \u201cpeggiori dei filistei della birra,\u201d che \u201cnon riconoscono le azioni degli altri popoli come storiche,\u201d che vivono \u201cin Germania, al fine della Germania, votati alla Germania\u201d e che \u201cconquistano l\u2019Alsazia e la Lorena saccheggiando la filosofia piuttosto che lo Stato francese, germanizzando non le province ma i pensieri.\u201d Queste frasi, con il loro sarcasmo, sono ancora attualissime, soprattutto se confrontate con i tanti appelli che vengono fatti, ancora oggi, al sostegno indiscriminato delle operazioni belliche israeliane. Il dibattito pubblico e mediatico, cos\u00ec come il linguaggio politico in Germania, da ben prima dello scorso ottobre, quando si occupano degli eventi in Medio Oriente, hanno come punto di riferimento centrale \u2013 forse non l\u2019unico, ma quello decisivo \u2013 la Germania stessa. Non la popolazione civile israeliana, non la popolazione civile palestinese, ma la responsabilit\u00e0 e la politica tanto estera quanto interna della Germania stessa. L\u2019altra faccia del sostegno a Israele sono, insomma, gli stessi interessi tedeschi, la coesione e unit\u00e0 della Germania come nazione e comunit\u00e0 di valori, concetti, linguaggi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ora, che a una nazione interessino il proprio ruolo nel panorama internazionale e i propri interessi non \u00e8 una cosa che deve dare scandalo. Curioso per\u00f2 \u2013 e spesso controproducente nel lungo termine \u2013 \u00e8 quando una nazione assume il proprio ruolo e i propri interessi come unit\u00e0 di misura generale. Certamente non si tratta di minimizzare le responsabilit\u00e0 della classe dirigente tedesca, che con l\u2019Olocausto ha interpretato, in un\u2019iperbole tecnologica e mortifera, l\u2019antisemitismo e l\u2019antigiudaismo gi\u00e0 presenti, da tempo e trasversalmente, nella classe dirigente europea. \u00a0Classe dirigente tedesca che, nelle parole de\u00a0<em>I cani del Sinai\u00a0<\/em>di Franco Fortini, ha \u201criprodotto ad uso di una sola generazione umana quel che diluito nel tempo, nello spazio, nella abitudine e nella insensibilit\u00e0, le classi subalterne europee e le popolazioni colonizzate avevano subito come diniego di esistenza e di storia, come alienazione reificazione annichilimento.\u201d Si tratta piuttosto di chiedersi: a cosa ammonta una cultura della memoria, una cultura del culto pubblico, quando l\u2019unica lezione che sa trarre dal Novecento europeo \u00e8: l\u2019identit\u00e0 nazionale tedesca va costruita sulla colpa dell\u2019Olocausto? La coincidenza di identificazione e contemporaneamente di rifiuto diventa particolarmente visibile quando \u00e8 proprio la stessa stampa nazionale, carica di razzismo, a parlare di antisemitismo importato dai \u201c<a href=\"https:\/\/www.focus.de\/politik\/meinung\/kolumne-wen-wollen-wir-eigentlich-haben-wen-nicht_id_242930351.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">bruti arabi<\/a>\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Se si dovesse scrivere una\u00a0<em>Ideologia tedesca\u00a0<\/em>degli anni seguenti alla caduta del muro di Berlino, questa dovrebbe partire da un\u2019osservazione che fa Sigmund Freud nelle sue\u00a0<em>Considerazioni attuali sulla guerra e sulla morte<\/em>. Egli afferma che ci\u00f2 che intende come \u201cinconscio,\u201d cio\u00e8 gli \u201cstrati pi\u00f9 profondi della nostra psiche, fatti di moti pulsionali, non conosce alcunch\u00e9 di negativo, nessuna negazione.\u201d Banalizzando, si potrebbe ragionare che voler rinnegare qualcosa a tutti i costi, cos\u00ec come voler esaltare qualcosa a tutti i costi, tradisce soltanto proprio la fissazione per ci\u00f2 che si vuole negare, rinnegare o affermare. Questo \u00e8, purtroppo, quello che sta accadendo allo spazio e al dibatto pubblici tedeschi. Discorso politico e mediatico sono sclerotizzati sull\u2019identit\u00e0 tedesca, mortificata ed esaltata: esaltata proprio nella mortificazione della colpa, e mortificata proprio nell\u2019esaltazione della sua eccezionale responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tutto questo gioco di fissazioni, come quasi ogni gioco di fissazioni, \u00e8 ovviamente un tappabuchi. E il buco che deve tappare non consiste tanto nei procedimenti della Corte internazionale di giustizia o della Corte penale internazionale, nelle accuse di genocidio o nelle relazioni diplomatiche con l\u2019estrema destra israeliana n\u00e9, in fin dei conti, nell\u2019antisemitismo e nel razzismo ancora diffusi nella societ\u00e0 tedesca. Esso riguarda piuttosto la crescente insignificanza della Germania: un dibattito pubblico provinciale, un\u2019economia che si strozza, una politica estera ancillare, un ruolo chiave in Europa che si \u00e8 tradotto in una promozione miope (e fatale) della politica dell\u2019austerit\u00e0 e una direzione della Commissione Europea fatta di strafalcioni, incompetenza e scelleratezze diplomatiche, all\u2019interno e all\u2019esterno del continente. Nel frattempo, le estreme destre del paese vanno al galoppo, mentre le vecchie guardie socialdemocratiche e democristiane non sanno decidersi se il drenaggio dei voti viene combattuto pi\u00f9 efficacemente rincorrendo la xenofobia nazionalista o l\u2019ultraliberismo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Non ci pu\u00f2 stupire, a questo punto, la sclerotizzazione dei dibattiti su una griglia concettuale che \u00e8, nel migliore dei casi, l\u2019assembramento imparaticcio di un\u2019armata Brancaleone: che assimila le critiche alla guerra e allo sterminio di una popolazione civile all\u2019antisemitismo che fu, per molto tempo, distintivo della classe dirigente e intellettuale europea. La lotta all\u2019antisemitismo \u2013 fondamentale e necessaria \u2013 viene cos\u00ec surrettiziamente strumentalizzata al rafforzamento dell\u2019identit\u00e0 e della politica nazionali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>L\u2019universit\u00e0 come istituzione democratica<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Torniamo al maggio e all\u2019ateneo berlinesi. In un contesto caratterizzato dalla polarizzazione e dal panico, come si profila il ruolo di un\u2019universit\u00e0 pubblica, cio\u00e8 dell\u2019istituzione che \u00e8 supposta produrre e trasmettere sapere e che \u00e8 preposta a farlo in e da una societ\u00e0 che si definisce democratica? A quali norme e a quali compiti, in questo panorama, deve rispondere l\u2019istituzione accademica, quali norme e quali compiti la giustificano e le danno senso?<\/p>\n<p>Queste domande riguardano immediatamente la questione che avevo aperto sopra, riguardano cio\u00e8 i concetti, i linguaggi, gli argomenti, i saperi che una comunit\u00e0 umana adotta che adopera. Se c\u2019\u00e8 un luogo sociale e istituzionale dove i concetti vanno passati al setaccio, questa \u00e8 l\u2019universit\u00e0, che deve perci\u00f2 aver ben presente il dibattito politico, mediatico e pubblico, ma non adattarvisi. Se \u00e8 possibile uno spazio in cui il conflitto di argomenti, concetti e linguaggi pu\u00f2 essere attivamente e criticamente intrattenuto e coltivato senza fissarsi su identit\u00e0 o polarizzazioni, l\u2019universit\u00e0 ha il compito di assicurare quello spazio. Al contrario, se l\u2019istituzione universitaria non si dimostra in grado di adempiere a questo compito, la sua giustificazione, la sua ragion d\u2019essere vacilla. Quando il discorso pubblico e i suoi concetti si decompongono, fino a puzzare di acqua ferma e a cedere all\u2019autoritarismo e alla repressione, uno dei compiti essenziali dell\u2019universit\u00e0 \u00e8 evitare che questo accada, \u00e8 aprire e mantenere uno spazio dove questo non accade.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Data questa premessa, troviamo allora tre ordini di problemi all\u2019invocazione dell\u2019intervento della polizia il sette maggio. Il primo \u00e8 di natura giuridica. In una\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=P0rzSar85E0\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">conferenza stampa<\/a>, Clemens Arzt, professore di diritto costituzionale e amministrativo alla Hochschule f\u00fcr Wirtschaft und Recht Berlin (Berlin School of Economics and Law), specializzato nel diritto d\u2019assemblea e nell\u2019ordinamento sulle leggi di polizia, rileva che la decisione della direzione della Freie Universit\u00e4t contravverrebbe al diritto d\u2019assemblea cos\u00ec come alla costituzione. Il secondo ordine di problemi riguarda la politica istituzionale. Indipendentemente dalla legittimit\u00e0 giuridica, \u00e8 lecito chiedersi se la direzione di uno degli atenei pi\u00f9 rinomati nella nazione, che si trova nella sua capitale, pu\u00f2 ignorare la componente politica di reprimere in modo autoritario e violento una protesta studentesca. Che volont\u00e0 si esprime in questa decisione, per quanto riguarda il modo in cui viene organizzata e governata un\u2019istituzione pubblica? Il terzo ordine di problemi riguarda invece la pratica, la professione e il mandato della ricerca universitaria in una societ\u00e0 democratica e si compone di due questioni. La prima: \u00e8 possibile che da maggio a ottobre la direzione di uno degli atenei trainanti del paese non abbia sviluppato un piano operativo migliore, davanti alla possibilit\u00e0 di una protesta studentesca pacifica, dell\u2019intervento della polizia? La seconda: quando la direzione d\u2019ateneo imputa alla protesta, cito testualmente, \u201cantisemitismo espresso implicitamente ed esplicitamente,\u201d senza fornire maggiori dettagli, qualsiasi cosa poi la nozione di \u201cespressione implicita\u201d possa significare, non sta forse facendo dello psittacismo alla confusione concettuale generale e all\u2019equiparazione della critica al governo di estrema destra israeliano con l\u2019antisemitismo, promossa e diffusa a mezzo stampa? In questo caso, sta agendo conformemente o meno alle norme che giustificano l\u2019istituzione universitaria in una comunit\u00e0 democratica?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quando i concetti che usiamo per comprenderci e giustificarci, per organizzare il modo in cui parliamo, ragioniamo e agiamo, smettono di sostenere il confronto produttivo, creativo, la ricerca di soluzioni nuove a nuovi problemi, ma si pietrificano in assunti di principio, condanne forfettarie, violenza poliziesca, liste di proscrizione e autoritarismo, il compito dell\u2019universit\u00e0 \u00e8 agire contro questa tendenza. Le pratiche concettuali, linguistiche e dialogiche non sono l\u2019unica, ma sicuramente una delle tecnologie fondamentali che le comunit\u00e0 di animali umani mettono in opera coordinandosi e interagendo, fra s\u00e9 e con il mondo che le circonda. La produzione e trasmissione di sapere riguardano, fra le altre cose, proprio la salvaguardia di questa tecnologia e il tenerla ben oliata. Quando l\u2019istituzione che una comunit\u00e0 di animali umani ha inventato per far fronte a questo compito non adempie a esso, c\u2019\u00e8 un grosso problema.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ora, questo problema non riguarda solo l\u2019istituzione accademica, ma la societ\u00e0 civile tutta. E la riguarda non tanto per il principio \u2013 che trovo un po\u2019 astratto \u2013 della libert\u00e0 d\u2019opinione, del\u00a0<em>free speech<\/em>, del discorso libero. Il discorso libero non \u00e8 libero perch\u00e9 \u00e8 arbitrario, ma \u00e8 libero perch\u00e9 \u00e8 giustificato, perch\u00e9 porta delle ragioni, cio\u00e8 perch\u00e9 opera secondo delle norme giustificative cui gli individui che partecipano al discorso si obbligano contribuendo a esse, criticandole e riflettendole. Un\u2019universit\u00e0 che non sa riflettere, criticare, costruire spazi per riflettere e criticare, ma decide di sottomettersi alla violenza, di farsi ancella della repressione e dell\u2019autoritarismo, non \u00e8 un\u2019universit\u00e0 libera e non \u00e8 un\u2019universit\u00e0 giustificata. Diventa l\u2019organo di uno dei partiti pi\u00f9 antichi della storia europea, quello della sopraffazione, l\u2019avversario per eccellenza e per definizione di ogni societ\u00e0 democratica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per concludere: il dibatto e lo spazio pubblici tedeschi si trovano in acque torbide. Alcuni atenei, non solo la Freie Universit\u00e4t, vi si sono bagnati. Sarebbe sbagliato, per\u00f2, concludere sommariamente che tutta l\u2019universit\u00e0 tedesca, ma anche tutta la Freie Universit\u00e4t, cos\u00ec come tutta la direzione dell\u2019ateneo, siano completamente impaludate in queste acque nere: se non ne fossi convinto, dovrei almeno sperarlo. Come scrive Ernst Bloch, certo non in riferimento all\u2019universit\u00e0, ma alla fiducia nel progresso storico nonostante la sopraffazione capitalista:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cDove gli snob parteciparono da traditori alla rivoluzione finch\u00e9 non fu scoppiata, rimane soltanto da pregare: dacci oggi la nostra illusione quotidiana. Dove il conto capitalista non torna pi\u00f9, il bancarottiere pu\u00f2 spingersi effettivamente a rovesciare e spargere inchiostro sul libro dell\u2019intera esistenza, cos\u00ec che tutto il mondo appaia nero come il carbone e nessun revisore chieda pi\u00f9 ragione a questo creatore di tenebre. Tutto ci\u00f2 \u00e8 un inganno ben peggiore delle facciate scintillanti, che nessuno sopporta pi\u00f9. Il lavoro contro questo inganno, lavoro con cui la storia va avanti, con cui \u00e8 andata avanti da tantissimo tempo, conduce alla cosa che pu\u00f2 essere buona, non un abisso ma una montagna nel futuro. Gli esseri umani cos\u00ec come il mondo portano abbastanza futuro buono in s\u00e9; nessun progetto \u00e8 buono senza questa fondamentale fiducia.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Con questo voglio suggerire che \u00e8 forte la tentazione di interpretare gli eventi di questo maggio berlinese ed europeo nei termini del pessimismo, o anche dell\u2019ascrizione di colpe e di responsabilit\u00e0. Forse ci sar\u00e0 il tempo per questa ascrizione, forse non ci sar\u00e0. Questo \u00e8 secondario. Le colpe e le responsabilit\u00e0 sono per i confessionali e per i tribunali. Ma la politica democratica \u2013 cio\u00e8, diciamo al minimo, l\u2019organizzazione e riorganizzazione della societ\u00e0 civile operata dalla societ\u00e0 civile stessa \u2013 esige ben altro di solo colpe e responsabilit\u00e0. Esige che una comunit\u00e0 umana \u2013 non solo coloro che lavorano alla produzione e alla trasmissione di sapere \u2013 si chieda: secondo quali princip\u00ee e in quali modi si riarticola lo spazio pubblico? Quali regole e quali pratiche intendiamo darci, non solo ma anche per quanto riguarda la produzione e trasmissione di sapere e conoscenza? Come facciamo operare, come teniamo oliati i nostri concetti, i nostri argomenti, i nostri linguaggi, le nostre pratiche giustificative? E in questo rispetto almeno una cosa \u00e8 certa: la violenza poliziesca e la sua invocazione non producono n\u00e9 trasmettono sapere o conoscenza, ma forza bruta e prigioni. Le anime non si cercano a forza di botte.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00c8 da questa prospettiva e con questo interesse che vorrei leggere gli eventi di questa primavera tedesca. Se c\u2019\u00e8 qualcosa da imparare, non \u00e8 che la stampa \u00e8 corrotta, i governi complici, l\u2019universit\u00e0 addomesticata, il nazionalismo rampante, l\u2019eccidio apparentemente inarrestabile. Piuttosto, \u00e8 fondamentale che spazio e dibattito pubblici, in Germania e in Europa, abbandonino le acque nerissime della repressione e della violenza. Ed \u00e8 essenziale che le universit\u00e0 istituiscano spazi e discorsi per affrontare collettivamente \u2013 non autoritariamente \u2013 questo momento cupo della storia, almeno europea, e abiurino i manganelli.<\/p>\n<p>Arrivato a questo punto, chiudo con alcune parole di un libro che ho gi\u00e0 citato sopra,\u00a0<em>I cani del Sinai\u00a0<\/em>di Franco Fortini, che con meno enfasi ma, come Bloch, senza permettere alla disillusione di erodere il filo della politica, scrive:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cDue estremit\u00e0 mi sono certe: l\u2019avvenire del mondo umano, almeno dalla mia a qualche altra generazione; e la mia sorte individuale. Questa \u00e8 una fine qualsiasi di una biografia che non aspetta da se stessa, come ha fatto finora, se non verit\u00e0 indirette; quello \u00e8 il conflitto tutto spiegato e lungo, non davvero finale ma conclusivo di un\u2019era, per il comunismo mondiale. E in quello \u2013 che per variet\u00e0 e violenza eversiva avr\u00e0 bisogno di tutte le forze che dal passato muovono verso quel fine \u2013 trover\u00e0 luogo anche il minimo segno tracciato da coloro che in questa estate europea senza speranza n\u00e9 onore usano, gravati da un incerto fastidio o da una rabbia inutile, dell\u2019intelligenza e dalla passione residue e ripetono le due o tre verit\u00e0 senza fine che si sono illuminate per essi nel momento pi\u00f9 alto o pi\u00f9 basso della loro esistenza.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[Immagine: Polizia di Berlino, Bicicletta con cartella di Rudi Dutschke sul luogo dell\u2019attentato, 1968]<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=49447\">https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=49447<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LE PAROLE E LE COSE (Giacomo Croci) \u00a0 A Berlino tira aria pesante. In continuit\u00e0 con gli accampamenti di protesta, organizzati in molte universit\u00e0 del mondo per manifestare contro l\u2019eccidio ancora in atto in Medio Oriente, anche nella capitale tedesca hanno luogo iniziative analoghe. Si reclamano la cessazione della complicit\u00e0 con il massacro operato dal governo di estrema destra e dalle forze armate di Israele, della collaborazione con le istituzioni scientifiche israeliane, che sostengono&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":109,"featured_media":51153,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Le-parole-e-le-cose.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-miA","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/85720"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/109"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=85720"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/85720\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":85721,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/85720\/revisions\/85721"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/51153"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=85720"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=85720"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=85720"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}