{"id":85760,"date":"2024-05-31T09:55:46","date_gmt":"2024-05-31T07:55:46","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=85760"},"modified":"2024-05-30T09:02:26","modified_gmt":"2024-05-30T07:02:26","slug":"la-grande-guerra-universalismo-usa-vs-stati-civilta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=85760","title":{"rendered":"La grande guerra. Universalismo USA vs Stati-civilt\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><strong>di ITALIA E IL MONDO (Gennaro Scala, Luigi Tedeschi)<\/strong><\/p>\n<p>1)\u00a0<em>Nella attuale transizione dal mondo unipolare a quello multipolare \u00e8 d\u2019obbligo interrogarsi sulla conformazione che assumer\u00e0 il nuovo ordine mondiale. Con l\u2019impero americano tramontano anche il suo sistema politico \u2013 economico e la sua legittimazione ideologica: l\u2019universalismo globale neoliberista. Il falso universalismo americano (in quanto particolarismo assunto a valore universale), aveva soppiantato le narrazioni ideologiche universaliste dello storicismo novecentesco. Il primato globale americano ha abrogato i principi di Vestfalia, resuscitando dall\u2019oblio della storia il concetto di \u201cnemico assoluto\u201d, quale legittimazione delle guerre americane come \u201cguerre sante\u201d, secondo la definizione di Danilo Zolo. La fine dell\u2019ordine internazionale vestfaliano \u00e8 stata efficacemente descritta da Giulio Sapelli:<\/em>\u00a0\u201cL\u2019Europa non riesce neppure a immaginare perch\u00e9 ha abbandonato \u2013 accompagnata ahim\u00e8 dagli Usa \u2013 i principi di Vestfalia ed \u00e8 ritornata alla disgrazia dei \u00abwilsonismi\u00bb che miracolosamente si accesero \u2013 ma a che prezzo! \u2013 nel primo dopoguerra. Come una malattia infettiva, li vediamo risorgere dopo l\u2019intermezzo del dominio intellettuale kissingeriano della diplomazia. Il suo posto \u00e8 stato preso dagli avversari di Machiavelli e dai seguaci di Leo Strauss, tanto eroico moralmente quanto inetto e catastrofico intellettualmente. E quando un personaggio simile guida la storia c\u2019\u00e8 veramente da temere\u201d.\u00a0<em>Senza principi universalisti, la ragion di stato degenera in volont\u00e0 di potenza. Uno stato assurge al rango di potenza nel consesso di altre potenze, secondo parametri prefissati. Non \u00e8 errato concepire il multilateralismo come negazione dell\u2019universalismo (vedi Dugin), dato che ogni soggetto internazionale trae riconoscimento in base a valori universalmente riconosciuti in un contesto mondiale? Non \u00e8 quindi necessario che un nuovo ordine mondiale sia strutturato sulla base di un pluriverso multilaterale ispirato ad un universalismo (certamente ancora tutto da definire), dato che, come afferma Lucio Caracciolo \u201cla potenza assoluta \u00e8 impossibile\u201d?<\/em><\/p>\n<p><strong>La questione dell\u2019universalismo \u00e8 cruciale. Oggi \u00e8 all\u2019orizzonte il fallimento dell\u2019universalismo occidentale \u00abliberale\u00bb, qualche decennio fa abbiamo visto il fallimento dell\u2019universalismo comunista sovietico.<\/strong>\u00a0Capire il fallimento del secondo aiuta a capire il fallimento del primo, anche perch\u00e9 in un certo qual modo i due universalismi si sorreggevano a vicenda. Nel mio libro\u00a0<em>Per un nuovo socialismo<\/em>\u00a0ho cercato di descrivere come l\u2019ideologia marxiana si struttura come un universalismo alternativo a quello inglese, ma ne mutua la caratteristica di fondo di essere appunto un universalismo, lo stesso Marx era sostanzialmente favorevole all\u2019imperialismo inglese, pur criticandone in varie occasioni la barbarie, perch\u00e9 avrebbe creato dappertutto le condizioni per la rivoluzione comunista che doveva essere globale, come globale era l\u2019espansione inglese.\u00a0<strong>Questo universalismo si rivelava funzionale all\u2019Unione Sovietica del dopoguerra perch\u00e9 era una sfida globale all\u2019influenza globale del sistema americano.<\/strong>\u00a0Il comunismo fu un\u2019ideologia universalista che faceva presa al di fuori dell\u2019Unione Sovietica, influente anche in paesi del campo occidentale come l\u2019Italia, la Francia, e che ebbe un ruolo importante nei movimenti di liberazione coloniale del dopoguerra.<\/p>\n<p>Tuttavia, l\u2019universalismo comunista sovietico subisce uno scacco con l\u2019ascesa della potenza cinese. Per quel che ne so, \u00e8 stato poco studiato il ruolo avuto dal quasi conflitto russo-cinese nella crisi e successivo crollo del sistema sovietico, secondo me fu decisivo. I cinesi rifiutarono la dottrina Breznev di ingerenza nei paesi appartenenti al campo dell\u2019influenza sovietica ed arrivarono nel 1969 ad un quasi conflitto con la Russia. Sebbene la Cina non facesse parte del Patto di Varsavia, essa era considerata un paese \u00abfratello\u00bb, ma comunque subordinato al \u00abpaese guida\u00bb del comunismo mondiale. Questo era evidentemente incompatibile con l\u2019aspirazione all\u2019autonomia della Cina che allora iniziava la sua ascesa. Successivamente, nel 1971, ci fu il viaggio di Kissinger in Cina, e iniziava allora quel rapporto speciale degli Usa con la Cina che secondo Arrighi fu il modo in cui gli Usa superarono la crisi di accumulazione degli anni \u201870, ma che fu anche crisi politica del sistema globale degli Usa (sconfitta in Vietnam).<strong>\u00a0Portare la Cina nel proprio campo fu un grosso colpo per l\u2019Unione Sovietica e una vittoria per gli Usa che invertirono un trend negativo, ma si ponevano le basi per l\u2019ascesa della potenza cinese, attualmente il principale avversario degli Usa.<\/strong>\u00a0Diciamo che la Cina \u00e8 stato il grosso scoglio contro cui si sono infranti sia il globalismo sovietico sovietico che quello liberale.<\/p>\n<p>I limiti dell\u2019ideologia universalista sovietica, inoltre, sono venuti alla luce con la guerra in Ucraina. Credo che avesse ragione Putin quando ricordava, in un discorso del 21 Febbraio 2022, che l\u2019Ucraina fu una creazione leniniana e\u00a0<em>\u00abora \u201cdiscendenti riconoscenti\u201d hanno demolito e demoliscono i monumenti a Lenin in Ucraina\u00bb.<\/em>\u00a0Si narra che Kruscev abbia regalato la Crimea all\u2019Ucraina una sera in cui era ubriaco, probabilmente si tratta di un aneddoto, ma da un\u2019idea della leggerezza con cui si diede corpo a questa entit\u00e0 statale chiamata Ucraina. Nel dopoguerra i sovietici mescolarono citt\u00e0 e aree abitate da popolazione non solo russofone ma di etnia russa, nonch\u00e9 regioni come la Crimea che sono strategiche e irrinunciabili per la potenza russa, con popolazioni come quelle che vivono nella Galizia, una volta appartenente all\u2019impero austro-ungarico, che non sono di cultura russa, e in essa non si riconoscono, e che accolsero con favore l\u2019invasione nazista. In questa area nacque l\u2019Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini, filo-nazista, guidata da Bandera, la cui eredit\u00e0, coltivata dai servizi segreti statunitensi, \u00e8 continuata nell\u2019Ucraina del dopoguerra, dando vita ad organizzazioni neo-naziste come Svoboda e Pravy Sector, che hanno giocato un certo ruolo nel colpo di stato di Maidan, e quale braccio armato dei settori pi\u00f9 favorevoli al conflitto con la Russia.<\/p>\n<p><strong>Possiamo dire che la presenza di un nemico come l\u2019Urss ha reso la politica estera statunitense pi\u00f9 realistica.<\/strong>\u00a0Kissinger, ma anche altri importanti esponenti come Kagan, avevano un\u2019attenta considerazione dei rapporti di forza e studiavano attentamente la realt\u00e0 delle altre nazioni e del loro principale avversario, l\u2019Urss,\u00a0<strong>mentre l\u2019attuale ideologia \u00abliberale\u00bb secondo la descrizione di John Mearsheimer, pretende di dar forma ad un mondo che non si preoccupa di studiare e conoscere.<\/strong><\/p>\n<p>Tra gli ispiratori di questo tipo di ideologia vi sarebbe appunto Leo Strauss, considerato filosofo guida dei neocon. Personalmente, non conosco la sua filosofia, quindi mi mantengo su delle considerazioni di carattere generico. Mearsheimer, in un testo in cui mostra il carattere irrealistico e illusorio dell\u2019\u00abideologia liberale\u00bb riporta una citazione di Strauss, secondo cui\u00a0<em>\u00abthe more we cultivate reason, the more we cultivate nihilism: the less are we able to be loyal members of society.\u00bb<\/em>\u00a0In pratica l\u2019esito della filosofia sarebbe nichilistico, con essa si raggiunge la consapevolezza che non esiste nessuna verit\u00e0. Mentre Nietzsche lo dice apertamente, Strauss nasconde questa verit\u00e0 dell\u2019assenza di verit\u00e0 (il che sarebbe pur sempre l\u2019affermazione una verit\u00e0, contraddizione classica del relativismo, ma non ci formalizziamo\u2026).\u00a0<strong>Il filosofo sarebbe colui che \u00e8 consapevole dell\u2019impossibilit\u00e0 di affermare delle verit\u00e0 su ci\u00f2 che \u00e8 bene e male, ma questa verit\u00e0 la possono sopportare solo pochi eletti, per cui bisogna essere disposti a raccontare a fini pratici ai \u00absemplici\u00bb le platoniane \u00abnobili bugie\u00bb sul bene e male.<\/strong><\/p>\n<p>Sarebbe interessante approfondire il ruolo di Strauss, non \u00e8 quello che intendo fare in questa occasione. Da quanto detto possiamo invece trarre delle indicazioni sulle caratteristiche specifiche dell\u2019ideologia dell\u2019\u00abesportazione della democrazia\u00bb che ha dominato il periodo della cosiddetta globalizzazione,\u00a0<strong>il suo carattere sostanzialmente irrealistico (fortemente sottolineato da Mearsheimer), e nichilistico, l\u2019idea che non esista una realt\u00e0 di cui tener conto, ma di poter dar forma al mondo secondo i propri \u00abprincipi\u00bb, a cui tra l\u2019altro neanche si crede.<\/strong>\u00a0\u00c8 una forma di \u00abvolont\u00e0 di potenza\u00bb, intendendo con questo termine non la ricerca della potenza, ma una caratteristica della cultura occidentale descritta da Heidegger, ma non solo, l\u2019analisi di Agamben riguardante la nascita di un nuovo concetto di volont\u00e0 con il creazionismo cristiano, costituisce un rilevante contributo nella pi\u00f9 precisa definizione del termine. Ne ho scritto nel mio lavoro sull\u2019Ulisse dantesco, in cui ho cercato di mostrare la precoce e geniale identificazione dantesca di ci\u00f2 che oggi chiamiamo volont\u00e0 di potenza.<\/p>\n<p>Per Heidegger la volont\u00e0 di potenza nicciana \u00e8 solo il compimento di un lungo percorso della cultura europea-occidentale, non riguarda la sola Germania, e lo stesso Nietzsche non \u00e8 altro che la sua espressione pi\u00f9 rappresentativa.\u00a0<strong>Possiamo dire che l\u2019ideologia dell\u2019\u00abesportazione della democrazia e dei diritti umani\u00bb \u00e8 in continuit\u00e0 con l\u2019espansionismo globale europeo, ne ha raccolto l\u2019eredit\u00e0<\/strong>. Il \u00abcattivismo\u00bb nicciano, intendeva invertire la decadenza che ha origine dall\u2019aver posto da parte di Platone il valore nel bene, e nella successiva creazione di un Dio buono, rovesciando il discorso platonico, ma restando sempre nel suo ambito, come osserva Heidegger, poich\u00e9 anche quello di Nietzsche \u00e8 un discorso di carattere morale, anche se di una morale \u00abinaudita\u00bb che assume al contrario di quella platonica il valore del male, cio\u00e8 la morale barbarica della \u00abbestia bionda\u00bb capace di commettere a cuor leggero le peggiori stragi, una violenza necessaria per invertire la decadenza dell\u2019Europa e ristabilire la sua supremazia.<\/p>\n<p>Con l\u2019ideologia dell\u2019\u00abesportazione della democrazia e dei diritti umani\u00bb il valore torna ad essere posto nel bene (qualcuno ha definito gli Usa \u00abl\u2019impero del bene\u00bb), l\u2019origine del ben noto e irritante \u00abbuonismo\u00bb che ha imperversato nel discorso pubblico, ma si tratta delle fandonie moralistiche che \u00e8 necessario raccontare alla plebe, poich\u00e9 il fine reale \u00e8 l\u2019affermazione degli Usa quale unica potenza mondiale.\u00a0<strong>Siamo sempre nell\u2019ambito della volont\u00e0 di potenza per i connotati del nichilismo, dell\u2019irrealismo e del soggettivismo che sorreggono un espansionismo senza limiti, una volont\u00e0 di potenza che incontra il suo limite nella presenza di altre \u00abvolont\u00e0 di potenza\u00bb, di cui una prassi politica che non voglia essere fallimentare deve tener conto.<\/strong>\u00a0Questo soggettivismo \u00e8 stato favorito dal fatto che per un certo periodo gli Usa potevano effettivamente considerarsi come l\u2019unica potenza mondiale, ma ci\u00f2 non significava che potevano modellare il mondo a proprio piacimento.<\/p>\n<p>Di solito si sottolinea il ruolo dei neocon (abbreviazione di neo-conservatori) nel promuovere l\u2019interventismo statunitense, tuttavia, si tratterebbe di un conservatorismo differente da ci\u00f2 che intendiamo in Europa con questo termine. Di loro, i neocon ci hanno messo l\u2019interventismo, m<strong>a ci\u00f2 che \u00e8 stato \u00abesportato\u00bb con le guerre statunitensi degli anni della \u00abglobalizzazione\u00bb,<\/strong>\u00a0sia dai democratici che dai repubblicani,\u00a0<strong>sono stati i \u00abvalori liberali\u00bb della democrazia e dei diritti umani, naturalmente deprivati di ogni significato reale,<\/strong>\u00a0poich\u00e9 democrazia e diritti umani non si esportano a suon di bombe,\u00a0<strong>ma queste erano le \u00abnoble lies\u00bb da raccontare alla popolazione perch\u00e9 il fine reale difendere il bene superiore dell\u2019affermazione degli Usa quale unica potenza mondiale.<\/strong>\u00a0La devastazione dell\u2019Iraq fu il culmine delle guerre \u00abvittoriose\u00bb degli Usa, dimostrazione della grande potenza degli Usa nel \u00abriportare all\u2019et\u00e0 della pietra gli stati canaglia\u00bb (Bush), esercitata contro nazioni incapaci di opporre difesa alla supremazia tecnico-militare degli Usa, ma disastrose sul piano dell\u2019influenza statunitense nel mondo, a detta dello stesso Mearsheimer, contrario alla guerra in Iraq, fortemente voluta dai \u00abneocon\u00bb, nei quali un ruolo non trascurabile aveva la lobby ebraica e la politica israeliana che principalmente volle questa guerra.<\/p>\n<p><strong>L\u2019ideologia dell\u2019esportazione della democrazia e dei diritti umani, che ha retto la politica estera degli Usa negli anni della \u00abglobalizzazione\u00bb, \u00e8 stata una forma di volont\u00e0 di potenza<\/strong>. La menzogna dei \u00abbombardamenti umanitari\u00bb poteva avere corso soltanto su un nichilismo che comporta uno svuotamento del significato stesso del linguaggio. Ad un tale livello di menzogna la comunicazione stessa perde significato, un nichilismo che non \u00e8 solo dei neocon, ma che \u00e8 diventato proprio della cultura statunitense e occidentale, come ben messo in luce da Todd nel suo libro sulla \u00abdisfatta dell\u2019Occidente\u00bb. Le balle raccontate durante le guerre per \u00abl\u2019esportazione della democrazia\u00bb (ricordiamo Powell con la provetta in mano che provava la presenza di armi chimiche in Iraq) segnava un decadimento del sistema dei media, che \u00e8 continuato ad ha raggiunto nuovi livelli con la guerra contro la Russia. Marco Travaglio in qualche suo articolo ha fatto la raccolta delle balle stratosferiche che sono state pubblicate sui media dopo l\u2019inizio della guerra in Ucraina. \u00c8 qualcosa che va oltre la propaganda, \u00e8 una forma di auto-intossicazione di un sistema che ha perso il contatto con la realt\u00e0. Media, riviste, giornalisti, intellettuali non hanno solo la funzione di indottrinare la popolazione, ma devono anche correggere con \u00abl\u2019esame di realt\u00e0\u00bb la politica dei propri governi. Questa funzione ormai \u00e8 svolta da pochissimi confinati in piccole nicchie che ancora vengono concesse in internet (ma sottoposte ad una censura sempre incombente), lo stesso Mearsheimer, che non \u00e8 certo un sovversivo, ma uno che ragiona nell\u2019ottica della difesa della potenza statunitense, non viene pi\u00f9 pubblicato su quotidiani e riviste di grande tiratura, ma deve limitarsi agli articoli pubblicati sul proprio blog e alle interviste pubblicate su youtube, come un \u00abinfluencer\u00bb qualsiasi.<\/p>\n<p>Giulio Sapelli auspica in un\u2019intervista che si possa abbandonare la\u00a0<em>\u00abteoria anti-realista neocon degli allievi di Leo Strauss, e tornare alla teoria e pratica realista in politica estera\u00bb.<\/em>\u00a0Certo, la politica kissingeriana era pi\u00f9 realistica, anche per la presenza di un nemico reale, e non alquanto fittizio e creato ad arte come il \u00abterrorismo islamico\u00bb non certo in grado neanche di scalfire la potenza statunitense, tuttavia gli esponenti attuali di questo realismo come Mearsheimer criticano il carattere fallimentare della politica estera statunitense, ma perch\u00e9 incapace di mantenere la supremazia statunitense, concentrandosi sul compito di contenere la Cina.\u00a0<strong>Bisogner\u00e0 vedere cosa si intende con l\u2019obiettivo di contenere la Cina, se ci\u00f2 comporter\u00e0 prima o poi una guerra, e che tipo di guerra, con la Cina.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Il globalismo statunitense<\/strong>\u00a0\u00e8 erede della lunga storia del globalismo europeo, soprattutto nella fase dell\u2019egemonia inglese.\u00a0<strong>Frenato dalla presenza dell\u2019Unione Sovietica, \u00e8 emerso solo in forma aperta con il crollo dell\u2019Urss, sfociando in aperta volont\u00e0 di potenza.<\/strong>\u00a0Una inversione di rotta rispetto a questa storia non avverr\u00e0 senza conflitti, tanto esterni, quanto interni, essendo una caratteristica di sistema, comporterebbe un cambiamento di sistema. Tuttavia, io credo che dopo un periodo di conflitti, sarebbe possibile giungere ad un assetto multipolare fatto di un mondo suddiviso in zone, occupate da diverse civilt\u00e0. In fondo, questa \u00e8 stata la realt\u00e0 del mondo prima del balzo in avanti sul piano dell\u2019organizzazione sociale e della tecnica militare della civilt\u00e0 europea rispetto alle altre civilt\u00e0 che l\u2019ha proiettata in tutto il mondo, abbattendo le muraglie cinesi e trascinando le altre civilt\u00e0 nel \u00abprogresso\u00bb (per dirla con il Manifesto di Marx ed Engels). Varie specie animali sono territoriali, ad es. i branchi di lupi che si suddividono il territorio, ogni branco evita di muoversi in quello degli altri, per evitare dannose contese. Dovrebbero esserne capaci anche gli esseri umani.<\/p>\n<p>Un cambiamento di rotta si impone ora che l\u2019\u00abOccidente\u00bb si trova di fronte delle potenze reali capaci di resistergli, a meno che non voglia abbattere potenze quali la Cina o la Russia, ma quest\u2019ultima ha gi\u00e0 chiarito che in caso di minaccia esistenziale verranno usate le armi atomiche. Fa parte della dottrina politica-militare ufficiale (non credo che facciano tanto per dire). Per quanto personalmente sia critico della politica occidentale, non sono n\u00e9 filo-russo, n\u00e9 filo-cinese, appartengo pur sempre alla cultura europea, di cui l\u2019Italia fa parte, anche se non si sa pi\u00f9 bene in cosa consiste questa appartenenza, quale sia la nostra identit\u00e0, credo per\u00f2 che queste potenze esistano, non solo la Cina e la Russia, non dimentichiamo l\u2019India, la Turchia, l\u2019Iran. Sar\u00e0 necessario e legittimo contendersi degli spazi con loro.\u00a0<strong>E\u2019 impossibile, invece, tornare ad un mondo in cui l\u2019Occidente sia la sola potenza dominante. Ma fare i conti con questa realt\u00e0 del mondo non sar\u00e0 per noi facile.<\/strong><\/p>\n<p>Ritengo Dugin una figura molto rappresentativa, in quanto espressione dell\u2019importanza del fattore dell\u2019identit\u00e0 culturale, innegabile, come ci dice il fatto che le potenze che si oppongono al globalismo statunitense sono tutte eredi di grandi civilt\u00e0 storiche, ma si tratta di un\u2019estremizzazione in senso opposto di ci\u00f2 che mancava all\u2019ideologia sovietica comunista, quale forma di universalismo.<strong>\u00a0Significativa la sua visione della storia come \u00abnoomachia\u00bb, ovvero come la lotta tra diversi Nous<\/strong>\u00a0(il termine greco con cui si intende mente, intelletto, coscienza)\u00a0<strong>che sarebbero all\u2019origine delle diverse culture<\/strong>\u00a0(che si concretizza in un progetto editoriale di una ventina di volumi con cui si intende analizzare il Nous di svariati popoli). L\u2019identit\u00e0 culturale \u00e8 cruciale, ma \u00e8 un errore questa ipostatizzazione che la personifica in un Nous, specifico per ogni popolo, determinato dal conflitto tra diversi Logos (quello di Dioniso, di Apollo, indicati da Nietzsche, e quello di Cibele \u00abscoperto\u00bb da Dugin).\u00a0<strong>La cultura (intesa nel senso di civilt\u00e0) \u00e8 un fattore cruciale che si conserva nel tempo, ma si conserva nell\u2019incontro-scontro con altre culture-civilt\u00e0.<\/strong>\u00a0<strong>\u00c8 un fuoco che va continuamente alimentato, e non \u00e8 culto delle ceneri, per dirlo con una famosa massima. Per alimentare questo fuoco \u00e8 necessario il confronto con un altre cultura-civilt\u00e0, pur correndo il rischio del conflitto.<\/strong>\u00a0<strong>Proprio per diversificarsi ogni cultura ha bisogno di un terreno comune con le altre culture, costituito dalla comune appartenenza al genere umano<\/strong>. Il rischio, nel caso di Dugin, \u00e8 di considerare chiusa in se stessa ogni cultura-civilt\u00e0, personificata, mitologizzata e ipostatizzata in Nous, e che dal giusto rifiuto del falso universalismo, si ricada nel particolarismo che ignora la comune appartenenza al genere umano.<\/p>\n<p><strong>Sono d\u2019accordo, \u00e8 necessario ricercare una nuova forma di universalismo.<\/strong>\u00a0<strong>Va trovato un terreno comune di comunicazione tra le varie culture, anche nel conflitto, anzi soprattutto nel conflitto, perch\u00e9 non degeneri in conflitto distruttivo per tutte le parti in lotta.<\/strong><\/p>\n<p>Per questo di grande utilit\u00e0 resta\u00a0<strong>il comunitarismo di Costanzo Preve, che possiamo considerare principalmente come una forma di critica all\u2019universalismo comunista.<\/strong>\u00a0Quando scriveva Preve, durante il periodo della globalizzazione, guardava soprattutto agli Stati quali principale fattore di resistenza comunitaria al rullo compressore della globalizzazione statunitense.\u00a0<strong>Ora che la Cina e anche la stessa Russia si autodefiniscono come \u00abstati-civilt\u00e0\u00bb (ne parleremo meglio pi\u00f9 avanti), dobbiamo andare oltre alla classica \u00abquestione nazionale\u00bb<\/strong>\u00a0su cui tanto hanno dibattuto nel movimento comunista, considerandola all\u2019interno dell\u2019identit\u00e0 culturale, che possiamo considerare come uno dei passaggi comunitari fondamentali e ineliminabili tra l\u2019individuo e il genere.<\/p>\n<p><strong>Respingendo l\u2019accusa di \u00ablocalismo\u00bb, con cui si vuole intendere particolarismo, anti-universalismo, scriveva Preve in\u00a0<em>Elogio del comunitarismo<\/em>:<\/strong><\/p>\n<p><em>\u00abIl comunitarismo, cos\u00ec come ho cercato di delinearlo, resta la via maestra all\u2019universalismo reale, intendendo per universalismo non un insieme di prescrizioni dogmatiche \u201cuniversali\u201d, ma un campo dialogico di confronto fra comunit\u00e0 unite dai caratteri essenziali del genere umano, della socialit\u00e0 e della razionalit\u00e0. Quando si parla di universalismo, infatti, non si deve pensare a un insieme di prescrizioni, bens\u00ec a un campo dialogico costituito da dialoganti che hanno imparato a capire le lingue degli altri, anche se forse non le parlano con un accento perfetto.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Singolare che l\u2019accusa di localismo sia ripresa da Mimmo Porcaro in una nuova edizione di\u00a0<em>Elogio del comunitarismo\u00a0<\/em>(per la casa editrice casa editrice\u00a0<em>Inschibboleth<\/em>, che comprende inoltre un testo inedito di Preve sempre sul comunitarismo<em>)<\/em>, il quale evidentemente non ha ben compreso il testo previano di cui ha scritto la prefazione. Porcaro, da quanto scrive, mi sembra che sia un nostalgico dell\u2019universalismo comunista, invece\u00a0<strong>Preve prese atto del fallimento del comunismo storico e cerc\u00f2 di correggerne il difetto fondamentale a partire appunto da questa forma di universalismo che non aveva retto alla prova della storia.<\/strong><\/p>\n<p>Dopo il fallimento dei falsi universalismi, ritrovare la strada dell\u2019universalismo autentico non \u00e8 solo qualcosa di auspicabile, ma direi addirittura necessario proprio oggi in cui il conflitto tra le varie potenze appare come inevitabile, se non vogliamo che questo conflitto degeneri in scontro frontale con le inevitabili immani conseguenze.\u00a0<strong>Potr\u00e0 apparire paradossale, ma proprio il conflitto rende necessario a trovare un linguaggio e regole comuni (un \u00abcampo dialogico\u00bb come scrive Preve) per regolare questo conflitto.<\/strong>\u00a0Esso passa per un universalismo che non oblitera le identit\u00e0 nazionali e quella forma di identit\u00e0 culturale di lungo periodo rappresentata dalle civilt\u00e0 storiche.<\/p>\n<p><em>2) L\u2019ordine mondiale unilaterale americano scaturito dalla dissoluzione dell\u2019URSS, \u00e8 ormai in fase di avanzata decadenza. Le cause del suo conclamato fallimento sono evidenti: alla fine del bipolarismo USA \u2013 URSS, non ha fatto seguito una nuova Yalta, cio\u00e8 un nuovo equilibrio internazionale. L\u2019autoreferenza dell\u2019unica superpotenza superstite, ha fatto venire meno il necessario confronto dialettico tra i protagonisti nella geopolitica mondiale. E\u2019 infatti dal confronto \/ scontro tra una pluralit\u00e0 di soggetti geopolitici, in cui ciascuno assimila dalla controparte avversaria gli elementi politico \u2013 culturali dell\u2019altro, che si genera quella necessaria dialettica tra le parti che rende possibile l\u2019instaurazione di un ordine internazionale. La geopolitica mondiale non si struttura dunque su questo processo dialogico \/ dialettico da cui scaturisce un equilibrio tra il pluriverso delle potenze mondiali? L\u2019ordine \/ disordine unilaterale degli USA, non \u00e8 fallito perch\u00e9 globale, ma non internazionale e fondato non su una filosofia della storia, ma sul presupposto ideologico astratto di concepire il suo avvento come la fine e\/o il fine della storia, cio\u00e8 l\u2019ordine in cui la storia fosse giunta al suo definitivo compimento sia nei suoi cicli temporali che nella sue finalit\u00e0 ultime?<\/em><\/p>\n<p>L\u2019ordine di Yalta segu\u00ec alla seconda guerra mondiale, in seguito al crollo di uno degli attori principali di questo ordine, non vi \u00e8 stato un nuovo ordine, ma il tentativo degli Usa di affermarsi come unica potenza mondiale (la \u00abglobalizzazione\u00bb), il che in realt\u00e0 ha accresciuto il disordine mondiale, tuttavia risulta gi\u00e0 oggi chiaro che questi due decenni di \u00abglobalizzazione\u00bb sono stati un interregno, durante il quale vi \u00e8 stata l\u2019ascesa della potenza cinese, e il ritorno della potenza russa che si \u00e8 spogliata della sua veste sovietica, nonch\u00e9<strong>\u00a0l\u2019ascesa di altre potenze riunite sotto i cosiddetti Brics, che non \u00e8 una vera e propria alleanza, ma riflette pi\u00f9 o meno l\u2019insieme delle nazioni che non si riconoscono nella subordinazione alla supremazia statunitense.<\/strong>\u00a0Questo \u00abnuovo mondo\u00bb \u00e8 ancora agli inizi, anche se si \u00e8 abbastanza gi\u00e0 ben delineato, e una sua piena affermazione non avverr\u00e0 senza conflitti, che sono gi\u00e0 in corso, la guerra in Ucraina \u00e8 gi\u00e0 una guerra dell\u2019\u00abOccidente allargato\u00bb contro la Russia. Bisogner\u00e0 fare in modo che tali conflitti non assumano la forma dello scontro diretto e frontale, come durante le due guerre mondiali, dato il tipo di armi oggi disponibili. Magari sar\u00e0 una guerra strisciante che durer\u00e0 decenni, \u00absenza limiti\u00bb secondo il titolo di un significativo libro di due militari cinesi, ma senza limiti nel senso che investir\u00e0 varie sfere, dall\u2019azione bellica classica, cos\u00ec come investir\u00e0 l\u2019economia, la sfera culturale, le comunicazioni, internet ecc. Se invece prendesse la forma di un confronto militare diretto, quasi inevitabilmente comporterebbe l\u2019utilizzo delle armi nucleari, e nessuno pu\u00f2 immaginare cosa verr\u00e0 dopo, anche se come ho gi\u00e0 detto in altre occasioni non credo che sar\u00e0 la fine dell\u2019umanit\u00e0 (risvolto apocalittico della credenza nell\u2019onnipotenza della Tecnica), ma di sicuro qualcosa di paragonabile ad un nuovo diluvio universale (per dirlo in termini biblici).<\/p>\n<p>Comunque, credo che se ci sar\u00e0 un nuovo ordine sar\u00e0 solo al termine di questo conflitto appena iniziato.\u00a0<strong>Sono convinto che un ordine multipolare sia possibile, ovvero il mondo suddiviso in grandi spazi, ognuno con un proprio ordine interno.<\/strong>\u00a0Penso invece che chi crede che il multipolarismo sia solo una fase di passaggio conflittuale che vedr\u00e0 il suo assestamento con la nascita di una nuova potenza egemone sia in errore, in quanto estrapola le dinamiche della storia europea che \u00e8 stata fatta di tante \u00abegemonie\u00bb (come descritto nella World-systems theory) e ne fa un modello universale.\u00a0<strong>Credo che diverse potenze possano con-vivere sulla Terra definendo un proprio spazio,<\/strong>\u00a0anche se poi sar\u00e0 uno spazio variabile, con zone di influenza continuamente ridefinite, ma dal conflitto indiretto e limitato, perch\u00e9 oggi conflitto diretto tra due potenze significherebbe conflitto atomico.<\/p>\n<p><em>3) L\u2019unilateralismo americano si \u00e8 imposto come unico modello economico, politico e culturale su scala globale. Mentre nell\u2019ambito geopolitico il mondo americanocentrico, dopo rilevanti e ripetute sconfitte politico \u2013 militari degli USA sembra in via di dissoluzione, dal punto di vista culturale non sembra invece registrare sintomi di decadenza. L\u2019americanismo si \u00e8 diffuso a livello globale come stile di vita individualista, libertario e relativista dal punto di vista etico \u2013 morale, consumista ed economicista nella vita sociale e radicato nel pensiero unico nelle espressioni artistico \u2013 culturali della societ\u00e0. L\u2019americanismo \u00e8 stato inoltre supportato dal progresso tecnologico dell\u2019era digitale, che ha profondamente inciso sulla psicologia delle masse, contribuendo massicciamente allo sradicamento delle identit\u00e0 culturali specifiche dei popoli. Al tramonto dell\u2019unilateralismo americano, non fa infatti riscontro anche la fine del modello socio \u2013 culturale americanista. Pertanto, non va delineandosi un mondo multipolare in cui l\u2019americanismo potrebbe sopravvivere anche alla fine del primato americano? Come mai non si \u00e8 finora sviluppata una contro \u2013 cultura anti \u2013 globalista alternativa al modello americanista? Perch\u00e9 alla omologazione cosmopolita americanista non si contrappone un multilateralismo, quale pluriverso della multiformit\u00e0 delle culture identitarie?<\/em><\/p>\n<p>In effetti, l\u2019egemonia occidentale ha lasciato il segno, quel certo modello di vita di cui parlavi si \u00e8 affermato in tutto il mondo, favorito dal fatto paradossale che le altre civilt\u00e0 proprio per difendersi dall\u2019espansionismo occidentale ne hanno dovuto adottare alcuni aspetti. C\u2019\u00e8 da notare per\u00f2 che questo modello di vita \u00e8 in profonda crisi proprio nel paese dominante. Dario Fabbri in una conferenza pubblica ha affrontato il tema della \u00abdepressione americana\u00bb, intendendo propriamente il disagio psichico, la depressione che si ritiene abbia colpito un terzo della popolazione, insieme ad altri indici di disagio profondo, quali il tasso di suicidi (tre volte quelle europeo), il tasso di omicidi, le stragi di massa, l\u2019obesit\u00e0 di massa.\u00a0<strong>La \u00abnarrazione\u00bb di Fabbri, come al solito suggestiva, attribuiva la \u00abdepressione americana\u00bb alla crisi del ruolo americano nel mondo quale nazione che incarna una \u00abmissione speciale\u00bb, ma non considerava l\u2019incidenza dello stile di vita statunitense individualista e radicalmente anticomunitario, e in quanto tale contrario alla natura dell\u2019essere umano quale essere sociale.<\/strong>\u00a0Difficile negare che l\u2019isolamento e lo svuotamento del contenuto della vita individuale che tale modo di vita comporta abbia un ruolo non trascurabile nel generare tale diffusione di un profondo disagio psichico e morale. Magari altre popolazioni del mondo, come quella cinese e anche russa, che da poco hanno potuto assaporare qualcosa del tanto agognato e propagandato \u00abbenessere\u00bb del consumismo occidentale, la casa con tutte le comodit\u00e0, l\u2019automobile, l\u2019abbondanza di cibo (ma di dubbia qualit\u00e0), le vacanze ecc.. inebriate dalla novit\u00e0 sono poco inclini a vederne gli aspetti negativi e anche distruttivi.\u00a0<strong>Credo che anche su questo aspetto si giocher\u00e0 il conflitto, se tra le varie potenze in competizione vi sar\u00e0 chi riuscir\u00e0 a creare un modello di vita che pur superando la povert\u00e0 crei meno infelicit\u00e0 rispetto all\u2019american way of life, meno individualista e pi\u00f9 capace di includere la popolazione e darle un senso di appartenenza, avr\u00e0 un\u2019importante carta da giocare, potendosi proporre effettivamente come modello alternativo da seguire.<\/strong><\/p>\n<p>Credo che che in generale questa diffusione dello stile vita occidentale sia un fatto superficiale e transitorio.\u00a0<strong>L\u2019identit\u00e0 culturale continua ad essere presente, come testimonia la presenza stessa della Cina, della Russia, dell\u2019India, dell\u2019Iran, della Turchia, che sono eredi delle grandi civilt\u00e0 storiche.<\/strong><\/p>\n<p><em>4) Con il fallimento dell\u2019unilateralismo neoliberista americano, tornano di attualit\u00e0 le problematiche ideologiche e politiche novecentesche. Occorre dunque elaborare un bilancio storico dell\u2019era del primato americano impostosi dall\u2019implosione dell\u2019URSS ai nostri giorni. Occorre innanzi tutto rilevare che tutti i mali che l\u2019Occidente imputava al socialismo reale sovietico, quali l\u2019egualitarismo, la struttura massificata della societ\u00e0, il dirigismo economico, il totalitarismo ideologico e politico, sembrano essere stati ereditati ed esasperati dal capitalismo globalista. L\u2019egualitarismo \u00e8 stato compiutamente realizzato dalla generalizzata proletarizzazione dei ceti medi, la massificazione su scala globale \u00e8 conseguenza dell\u2019imposizione di un unico modello economico \u2013 sociale fondato sulla produzione e sul consumo di massa, il dirigismo economico assumer\u00e0 dimensioni globali con la rivoluzione digitale del Grande Reset, il pensiero unico scaturito dall\u2019ideologismo liberale si impone mediaticamente come totalitarismo culturale e politico assoluto. Da tali considerazioni, non emerge che l\u2019avvento del capitalismo globale non abbia rappresentato il superamento delle ideologie novecentesche, ma solo l\u2019esasperazione dei loro aspetti pi\u00f9 negativi? L\u2019avvento di un nuovo ordine multilateralista non costituisce l\u2019occasione storica per la riproposizione di quelle istanze di giustizia sociale, cos\u00ec come di quelle idealit\u00e0 utopiche che prefiguravano una umanit\u00e0 riconciliata, gi\u00e0 patrimonio della cultura novecentesca? Altrimenti, non \u00e8 largamente prevedibile il rischio che il nuovo ordine multilaterale possa tramutarsi in una competizione geopolitica tra capitalismi di dimensione non pi\u00f9 globale ma continentale?<\/em><\/p>\n<p><strong>L\u2019\u00abegualitarismo\u00bb odierno lo definirei una forma di plebeizzazione (mi si passi il termine), che vede un vertice oligarchico con una plebe alla base, formata di una massa destrutturata e impoverita tanto sul piano materiale che culturale.<\/strong>\u00a0Le diseguaglianze sono sul piano economico sono enormi, e stando ad una mappa mondiale del coefficiente di Gini che ritrovo su Wikipedia, la situazione \u00e8 piuttosto simile negli Usa, in\u00a0<strong>Cina e in Russia, che non incarnano dei \u00abmodelli alternativi\u00bb come erano una volta volevano essere l\u2019Urss e il comunismo.<\/strong>\u00a0C\u2019\u00e8 chi guarda alla Cina e alle sue \u00abgrandi capacit\u00e0 di sviluppo\u00bb, anche se pu\u00f2 essere nient\u2019altro che una forma accelerata di industrializzazione che nei paesi occidentali c\u2019\u00e8 gi\u00e0 stata.\u00a0<strong>La Cina non sembra un modello granch\u00e9 alternativo al capitalismo occidentale,<\/strong>\u00a0anche se io credo che si tratti comunque di un sistema diverso che andrebbe studiato. Certo si pu\u00f2 imparare da tutti, per\u00f2 non credo che risolveremo il nostro problema interno guardando alla Cina, dovremo risolverlo noi. Per questo, non mi interessa molto la diatriba se il sistema cinese sia o meno socialista.\u00a0<strong>In Cina la politica sembra essere maggiormente alla guida rispetto all\u2019occidente dove predomina l\u2019economia, si tratta di un modello dirigista e meritocratico di ispirazione confuciana, che per\u00f2 gode di un consenso popolare di base dovuto alla capacit\u00e0 di far uscire un miliardo e passa di cinesi dalla povert\u00e0 e di ridare dignit\u00e0 alla Cina quale grande civilt\u00e0 storica.<\/strong>\u00a0Ma \u00e8 un modello che si basa su presupposti culturali differenti dai nostri, quindi difficile da importare. Credo che gli intellettuali comunisti come Carlo Formenti che sulla scorta dell\u2019ultimo Arrighi guardano alla Cina come \u00absistema socialista\u00bb e potenziale nuovo egemone mondiale, e punto di riferimento per il rilancio del \u00absocialismo\u00bb, siano nostalgici di quell\u2019universalismo che non avr\u00e0 pi\u00f9 ragion d\u2019essere in un mondo multipolare che vedr\u00e0 la presenza di diverse potenze, senza una potenza egemone a livello globale.<strong>\u00a0La Cina non potr\u00e0 essere un nuovo egemone mondiale come sono state le nazioni europee e gli Stati Uniti.<\/strong>\u00a0Inoltre, credo che le nazioni europee, e l\u2019Italia, per motivi geopolitici, economici e culturali debbano guardare pi\u00f9 alla Russia che alla Cina. Esattamente il contrario di quanto sta avvenendo, sono stati infatti tagliati dei legami proficui di scambio che hanno peggiorato la nostra crisi economica. La completa subordinazione alla fallimentare politica statunitense testimonia il grave stato in cui versiamo, dovuto a classi politiche completamente inette e subordinate agli Usa.<\/p>\n<p>Non vedo effettivamente grandi movimenti politici che vogliano far fronte allo stato di effettiva decadenza dell\u2019Occidente palesatosi con la \u00abprova di realt\u00e0 della guerra\u00bb, cos\u00ec ben descritto da Emanuel Todd nel suo libro sulla \u00abdisfatta dell\u2019Occidente\u00bb.\u00a0<strong>Forse \u00e8 questo il problema pi\u00f9 grave, l\u2019incapacit\u00e0 delle nazioni occidentali, soprattutto quelle europee, di affrontare un mondo in profonda trasformazione, come testimonia la volont\u00e0 di proseguire una guerra gi\u00e0 persa con la Russia,<\/strong>\u00a0senza nessun obiettivo preciso se non quello di trascinare questa guerra per non voler prendere atto della sconfitta.<\/p>\n<p><strong>La definizione di un\u2019identit\u00e0 europea risulta quasi impossibile, in quanto l\u2019Europa \u00e8 una civilt\u00e0 che ormai appartiene al passato, che non ha saputo raggiungere una forma di unit\u00e0 interna, conclusasi con due guerre mondiali.<\/strong>\u00a0Successivamente ci si \u00e8 subordinati agli Usa, dando vita a questo non luogo chiamato Occidente, ma appare gi\u00e0 come una soluzione di breve durata. Mentre \u00e8 possibile immaginare che gli Usa, dopo un periodo di conflitti e crisi interna possano trovare un proprio modo di stare al mondo e convivere con le altre potenze, non riesco invece ad immaginare come possano farlo le nazioni europee, senza scivolare nel piano inclinato di un rapido declino. Da questo credo derivi la subordinazione e l\u2019attaccamento cieco e disperato agli Usa, che rischia di far diventare le nazioni europee mero strumento della politica statunitense.<\/p>\n<p>Accumulazione capitalistica e imperialismo, ovvero espansione senza limiti, a-territoriale e globale, nascono insieme, possiamo dire sono la stessa cosa. Ci\u00f2 fu gi\u00e0 ben compreso da Dante come ho cercato di mostrare nel mio saggio<em>\u00a0Il folle volo in Occidente. La tragicommedia di Ulisse.\u00a0<\/em>La prima accumulazione capitalistica della storia quella fiorentina, nella forma del capitale accumulato dalle famiglie dei Bardi e dei Peruzzi, finanzi\u00f2, dal lato inglese, la \u00abguerra dei cent\u2019anni\u00bb, la prima delle innumerevoli guerre interne europee. L\u2019Italia comunale vede i primi vagiti di quella formazione sociale che chiamiamo \u201ccapitalismo\u201d che in tappe successive ha visto un enorme sviluppo tecnico ed economico, e, allo stesso tempo, l\u2019espansione in tutto il mondo alla ricerca di materie prime e mercati.\u00a0<strong>Nel momento in cui tale espansione raggiunge i suoi limiti nella presenza di altre potenze, si impone un cambiamento di sistema, a partire dall\u2019Occidente dove tale sistema sociale \u00e8 nato e si \u00e8 affermato.<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019impoverimento, la desertificazione, l\u2019atomizzazione sociale, la devastazione culturale e la mancanza di prospettive dovute alla incapacit\u00e0 di adeguarsi ad un mondo che cambia, purtroppo da parte non solo delle classi dominanti, ma riguardanti il decadimento dell\u2019intera collettivit\u00e0, sono le cause della mancanza di movimenti sociali, nonostante il continuo peggioramento delle condizioni di vita delle classi popolari, eccettuata la breve stagione del \u00abpopulismo\u00bb che si \u00e8 caratterizzato per la sua debolezza e inconsistenza.<\/p>\n<p><strong>Di fronte agli ulteriori e inevitabili shock vi sar\u00e0 un\u2019effettiva reazione collettiva, oppure prevarr\u00e0 la presente incapacit\u00e0 di reagire?<\/strong>\u00a0Lo sapremo solo vivendo, per dirla con Lucio Battisti.<\/p>\n<p>5)\u00a0<em>Al primato unilaterale americano ha corrisposto l\u2019espandersi a livello globale di un nuovo modello neoliberista in cui l\u2019economia finanziaria prevale sull\u2019economia della produzione industriale. Pertanto, con il venir meno del primato dell\u2019industrialismo, \u00e8 scomparsa anche la dicotomia borghesia \/ proletariato e con essa la dialettica della lotta di classe. Sembra tuttavia che nella struttura elitaria verticalizzata della societ\u00e0 neoliberista, estesa su scala globale, si siano riprodotti i presupposti rivoluzionari del materialismo storico \u2013 dialettico della filosofia di Marx. Tale prospettiva \u00e8 ben delineata in un saggio di Flores Tovo dal titolo<\/em>\u00a0\u201cConsiderazioni sul presente storico\u201d: \u201cC\u2019\u00e8 un fatto tuttavia che bisogna sottolineare, ossia che il negletto e vituperato Marx, sembra che abbia avuto ragione nella sua analisi sul capitalismo proprio nei giorni nostri. I presupposti concreti e reali per attuare una rivoluzione anticapitalista si sono tutti realizzati. La concentrazione del potere finanziario \u00e8 in mano a poche decine di persone; la socializzazione del lavoro con il macchinismo automatico \u00e8 stato imposto (il \u201cGestell\u201d heideggeriano) in tutti i settori delle societ\u00e0; l\u2019altro grado di sviluppo tecnico ha comportato l\u2019avvento dell\u2019automazione; i ceti medi, sia quelli nuovi, che quelli tradizionali stanno scomparendo, per cui la proletarizzazione \u00e8 un fatto compiuto. Infine l\u2019impoverimento delle masse sta avanzando sempre pi\u00f9 a livello mondiale\u201d<em>.<\/em>\u00a0<em>Aggiungasi inoltre che l\u2019attuale capitalismo \u00e8 in una fase di declino irreversibile in quanto esso pu\u00f2 sussistere artificialmente solo mediante incessanti emissioni di liquidit\u00e0 e tassi a zero, salvo poi generare inflazione e gravi crisi del debito. Non si sta inverando dunque, la previsione marxiana secondo cui il capitalismo sarebbe collassato per l\u2019incapacit\u00e0 di generare forze produttive? Non dunque configurabile l\u2019avvento del multilateralismo, come l\u2019esito di una lotta di classe instauratasi nel contesto geopolitico globale tra Nord (USA e Occidente \u2013 classe dominante) e Sud del mondo (gruppo del BRICS e paesi terzi \u2013 classe dominata), che comporti la crisi e il collasso del capitalismo?<\/em><\/p>\n<p>Sicuramente, abbiamo ancora noi oggi, eufemisticamente, un problema con il Capitale, e in questo senso l\u2019analisi marxiana resta indispensabile, come giustamente scrive Tovo, ma proprio per recuperarne quanto \u00e8 ancora valido\u00a0<strong>\u00e8 necessaria la previana \u00abcorrezione comunitaria\u00bb di quella forma di universalismo storicamente fallimentare che apparteneva tanto a Marx quanto al comunismo storico.<\/strong>\u00a0Credo che vada abbandonata la prospettiva del comunismo quale utopia globalista, ma conservato il socialismo quale forma di ripristino del controllo della politica sul potere del Capitale, in forme nuove che sono tutte da ripensare.<\/p>\n<p><strong>Nel mio libro\u00a0<em>Per un nuovo socialismo<\/em>\u00a0ho proposto un diverso modello di spiegazione delle rivoluzioni storiche, quali forme di ristrutturazione interna dovuta al conflitto esterno, nel caso della Francia come ristrutturazione della struttura statale, e relativo esercito (l\u2019introduzione della leva di massa fu un\u2019innovazione decisiva introdotta dalla Rivoluzione francese), per vincere il conflitto con l\u2019Inghilterra, nel caso della rivoluzione russa come forma di modernizzazione per affrontare il pericolo dell\u2019espansione europea, concretizzatasi con l\u2019invasione nazista. In generale, le rivoluzioni<\/strong>\u00a0(ovvero le forme pi\u00f9 o meno profonde di ristrutturazione interna di una societ\u00e0),\u00a0<strong>sono un portato della guerra. Se guardiamo all\u2019esperienza storica guerra e rivoluzione viaggiano insieme.<\/strong>\u00a0Nel caso l\u2019attuale oligarchia dominante in Occidente, che ha devastato le sue stesse societ\u00e0, che versano in uno stato di effettiva decadenza (secondo il quadro complessivo che ha delineato Todd), dovesse subire una sconfitta nella guerra appena iniziata, potrebbe avere\u00a0<strong>\u00abseri problemi\u00bb interni. Gi\u00e0 qualche segno si vede negli Stati Uniti.<\/strong><\/p>\n<p>6)\u00a0<em>La contrapposizione tra unilateralismo americano e multilateralismo \u00e8 sorta sulla base delle rivendicazioni identitarie da parte dei paesi non allineati con l\u2019Occidente, spesso identificati dalla potenza americana come \u201cnemico assoluto\u201d o \u201cstati canaglia\u201d. Al dissolversi dell\u2019unilateralismo americano e delle sue pretese di occidentalizzazione del mondo, potrebbe dunque subentrare, non ad una comunit\u00e0 geopolitica mondiale formata da imperi continentali, ma ad una frantumazione del mondo in tante piccole potenze conflittuali sorte su base etnico \u2013 regionale. Tale fenomeno \u00e8 gi\u00e0 in atto e rappresenta una delle contraddizioni pi\u00f9 evidenti prodotte da un processo di globalizzazione che, oltre ad omogeneizzare il mondo, secondo le sue premesse ideologiche, ha generato innumerevoli frammentazioni e conflitti tra nazioni e\/o etnie la cui identit\u00e0 si richiama ad origini mitico \u2013 storiche spesso assai labili. Tale processo di disgregazione, ha condotto alla progressiva erosione della coesione interna degli stati nazionali. Il multilateralismo dunque, non potrebbe degenerare in una \u201cCaoslandia\u201d geopolitica globale da cui non scaturir\u00e0 un nuovo ordine mondiale, ma bens\u00ec un bellum omnium contra omnes incontrollabile e senza soluzioni di continuit\u00e0? Non a caso, i principali attori geopolitici dei BRICS non sono gli stati nazionali, ma la Cina, la Russia, l\u2019India, l\u2019Iran, quegli \u201cstati \u2013 civilt\u00e0\u201d eredi degli antichi imperi multinazionali?<\/em><\/p>\n<p><strong>Credo che le potenze che si oppongono all\u2019egemonia statunitense non mostrino grandi problemi interni.<\/strong>\u00a0La Russia ha dimostrato la sua coesione interna con la guerra in Ucraina, l\u2019eredit\u00e0 del suo sistema imperiale funziona, le popolazioni di cultura islamica presenti al suo interno dopo la conclusione delle guerre in Cecenia, non creano pi\u00f9 grossi problemi, anzi i ceceni hanno combattuto in Ucraina e per un certo periodo, all\u2019inizio della guerra, hanno avuto anche un certo protagonismo. Grandi problemi interni non hanno la Cina e l\u2019Iran.\u00a0<strong>I processi di disgregazione sembrano esservi maggiormente laddove non vi \u00e8 una potenza che faccia da centro ordinatore.<\/strong>\u00a0La rivista Limes ha individuato una grande fascia del mondo chiamata \u00abcaoslandia\u00bb afflitta dalla conflittualit\u00e0 di cui parlavi.\u00a0<strong>Vi \u00e8 il grande problema della civilt\u00e0 arabo-islamica che non \u00e8 riuscita ad effettuare la modernizzazione necessaria per resistere all\u2019espansionismo occidentale<\/strong>\u00a0(diversa \u00e8 la questione dell\u2019Iran e della Turchia che si richiamano all\u2019eredit\u00e0 di civilt\u00e0 storiche ben definite).\u00a0<strong>Cos\u00ec come \u00e8 il caso dell\u2019Africa che non \u00e8 riuscita a sviluppare al proprio interno una potenza in grado di resistere alle potenze estere.<\/strong>\u00a0In generale, in queste aree le conflittualit\u00e0 locali e la frammentazione sono alimentate da potenze esterne, soprattutto occidentali.<\/p>\n<p><strong>La questione degli stati-civilt\u00e0 \u00e8 di grande importanza.<\/strong>\u00a0Cos\u00ec si autodefiniscono sia la Cina che la Russia. Vi \u00e8 in merito un interessante libro di Zhang Weiwei sull\u2019\u00abascesa della Cina come stato-civilt\u00e0\u00bb, che sarebbe l\u2019unico autentico stato-civilt\u00e0 data la sua continuit\u00e0 millenaria, ma il termine \u00e8 stato raccolto dallo stesso Putin che ha definito la stessa Russia uno \u00abstato-civilt\u00e0\u00bb.\u00a0<strong>L\u2019identit\u00e0 dovuta all\u2019appartenenza ad una comune civilt\u00e0, \u00e8 diversa dall\u2019identit\u00e0 etnica, in quanto diverse etnie o anche Stati con diverse lingue, culture, e religioni possono riconoscersi nella appartenenza ad una comune cultura-civilt\u00e0.<\/strong>\u00a0Sulla questione della civilt\u00e0 vi \u00e8 un\u2019ampia tradizione di studi che fanno capo a Braudel, ma di grande interesse restano, secondo me, le intuizioni di un grande storico come Toynbee, anche il testo di Huntington sullo \u00abscontro di civilt\u00e0\u00bb non \u00e8 da buttare, perch\u00e9 contiene un riconoscimento dell\u2019importanza del fattore cultura-civilt\u00e0, nonostante l\u2019uso strumentale che ne ha fatto una certa destra per affermare l\u2019esistenza di un inesistente \u00abpericolo islamico\u00bb.<\/p>\n<p>Il motivo per cui viene valorizzato il fattore dell\u2019identit\u00e0 della cultura-civilt\u00e0 \u00e8 dovuto alla sua rilevanza storica, visto che appunto la Russia, la Cina, l\u2019Iran, l\u2019India, la Turchia sono eredi delle civilt\u00e0 storiche, valorizzare questa identit\u00e0 ha, inoltre, un valore strategico a lungo termine perch\u00e9 invece l\u2019Occidente la propria identit\u00e0 l\u2019ha smarrita.<\/p>\n<p><strong>Gli stati-civilt\u00e0 non sono semplicemente il ritorno degli antichi imperi<\/strong>\u00a0(come scrive Christopher Coker in un libro dedicato agli \u00abstati-civilt\u00e0\u00bb, ma senza realmente prendere sul serio l\u2019argomento, perch\u00e9, si sa, l\u2019unica vera civilt\u00e0 \u00e8 quella occidentale),\u00a0<strong>ma sono gli imperi del passato che hanno attraversato la pressione modernizzatrice dell\u2019espansionismo occidentale.<\/strong>\u00a0<strong>Hanno delle caratteristiche dello stato moderno<\/strong>\u00a0(non sono retti dall\u2019imperatore, dallo zar, dal sultano o dallo sci\u00e0),\u00a0<strong>ma conservano delle caratteristiche degli imperi di cui sono eredi.<\/strong>\u00a0In generale, ritengo che questa eredit\u00e0 imperiale non ha i limiti dello stato-nazione classico europeo, a cui \u00e8 necessaria una certa omogeneit\u00e0 culturale, e sia maggiormente efficace nel gestire i \u00abgrandi spazi\u00bb raccogliendo al proprio interno diverse etnie, identit\u00e0 religiose e culturali, assegnandogli un proprio territorio. Mentre il multiculturalismo occidentale realizza un melting pot, un minestrone frullato di diverse identit\u00e0, che devono convivere nello stesso spazio, che nei periodi di crisi pu\u00f2 diventare esplosivo.\u00a0<strong>Il cosiddetto multiculturalismo occidentale \u00e8 in realt\u00e0 un distruttore nichilistico delle identit\u00e0 culturali sia della propria che di quella altrui.<\/strong><\/p>\n<p>In generale, credo che gli \u00abstati-civilt\u00e0\u00bb siano una nuova formazione storica rispetto allo \u00abstato-nazione\u00bb europeo, che andrebbe studiata attentamente.<\/p>\n<p>7)\u00a0<em>Dal tramonto del primato dell\u2019unilateralismo americano, emerge una chiara e definitiva confutazione dell\u2019ideologia della \u00abfine della storia\u00bb di Francis Fukuyama, che aveva inaugurato l\u2019era della globalizzazione capitalista all\u2019indomani della dissoluzione dell\u2019URSS. La storia dunque non \u00e8 mai un processo compiuto, ma un continuo divenire dagli esiti imprevedibili. Questa rivincita della storia sulla post \u2013 storia comporter\u00e0 un profondo riorientamento della geopolitica globale. Se dunque all\u2019unipolarismo americano subentrer\u00e0 il multipolarismo, non dovr\u00e0 essere necessariamente instaurato un nuovo ordine mondiale in cui il primato dei diritti individuali ceder\u00e0 il passo a quello dei diritti collettivi? Ai diritti dell\u2019uomo non dovrebbero essere anteposti i diritti dei popoli in quanto il mondo multipolare \u00e8 per definizione una struttura geopolitica comunitaria a livello mondiale? Gli stati sono i soggetti che costituiscono la comunit\u00e0 del mondo multipolare. Ma la concezione dello stato nazionale del \u2018900, quale entit\u00e0 rappresentativa delle identit\u00e0 dei popoli \u00e8 stata stravolta dall\u2019avvento del cosmopolitismo globalista. Le identit\u00e0 dei popoli subiscono del resto trasformazioni nel corso della storia. L\u2019identificazione poi della nazione con l\u2019etnicit\u00e0 \u00e8 un relitto astorico dei secoli passati. Afferma infatti a tal riguardo Alain de Benoist in una recente intervista:\u00a0<\/em>\u201cLa vera natura dell\u2019uomo, \u00e8 la sua cultura (Arnold Gehlen): la diversit\u00e0 delle lingue e delle culture deriva dalla capacit\u00e0 dell\u2019uomo di affrancarsi dalle limitazioni della specie. Voler fondare la politica sulla bioantropologia equivale a fare della sociologia un\u2019appendice della zoologia, e impedisce di comprendere che l\u2019identit\u00e0 di un popolo \u00e8 innanzitutto la sua storia\u201d<em>. Se quindi l\u2019identit\u00e0 di un popolo coincide con la sua storia e la sua cultura, attualmente le culture identitarie, proprio perch\u00e9 scaturiscono da valori e periodi storici premoderni, sono trasversali agli stati. Assistiamo infatti al proliferare a livello mondiale di conflitti interni agli stati, a contrapposizioni insanabili tra opposte culture, visioni del mondo, che assumono di volta in volta carattere religioso, politico, culturale, sociale. Spaccature verticali della societ\u00e0 con effetti destabilizzanti per gli stati, si manifestano ovunque nel mondo, (con particolare violenza proprio negli USA). Sembrano delinearsi due fronti contrapposti a livello globale, tra l\u2019ideologismo liberal della modernit\u00e0 e le culture ispirate al comunitarismo identitario. Un nuovo ordine mondiale non scaturir\u00e0 quindi da profonde trasformazioni storiche e geopolitiche globali che comporterebbero una guerra civile mondiale attualmente ancora a livello potenziale?<\/em><\/p>\n<p><strong>L\u2019identit\u00e0 culturale \u00e8 un fattore costitutivo della natura umana,<\/strong>\u00a0sono d\u2019accordo con de Benoist e in quanto tale si stabilisce differenziandosi dalle altre culture, per questo la diversit\u00e0 culturale \u00e8 una ricchezza, una cultura omogenea per tutta l\u2019umanit\u00e0 sarebbe un livellamento che comporterebbe la scomparsa di ogni cultura. L\u2019identit\u00e0 culturale come fattore costitutivo della natura umana \u00e8 implicita anche nel comunitarismo previano.\u00a0<strong>La differenziazione culturale comporta il rischio del conflitto, diciamo che fa parte della vita, ma non necessariamente.<\/strong>\u00a0Anche la costituzione di una famiglia possiamo dire fa parte della natura umana, ma l\u2019attaccamento alla propria famiglia non comporta necessariamente l\u2019odio per le famiglie altrui, anzi direi che essere soddisfatti della propria vita familiare rende pi\u00f9 inclini ad apprezzare e rispettare le famiglie altrui. Ma avendo presente che per\u00f2 la famiglia assume forme diversissime, e a volte anche patologiche, come la \u00abfamiglia nucleare\u00bb occidentale che ha finito per distruggere l\u2019idea di famiglia stessa, una delle cause delle patologie dell\u2019individualismo occidentale. Lo stesso si pu\u00f2 dire dell\u2019identit\u00e0 culturale, anche in questo caso, l\u2019autentico apprezzamento delle altre culture passa per il riconoscimento e l\u2019attaccamento alla propria identit\u00e0 culturale.<\/p>\n<p><strong>Come dicevo precedentemente gli \u00abstati-civilt\u00e0\u00bb sono maggiormente in grado di far fronte ai particolarismi identitari, che sono l\u2019altra faccia del livellamento culturale indotto dalla globalizzazione, e allo stesso tempo alimentati e sfruttati dall\u2019Occidente.<\/strong>\u00a0Senza dubbio un nuovo ordine mondiale non si affermer\u00e0 senza conflitti, e un effetto caotico pericoloso (una caoslandia, per dirla con quelli di Limes, in cui rischia di ricadere anche l\u2019Italia) potranno averlo quelle forme di identit\u00e0 nazionale, etnica, culturale, religiosa che non sapranno a ricondursi a forme di identit\u00e0 a pi\u00f9 ampio raggio e pi\u00f9 lungo termine come l\u2019appartenenza ad una comune civilt\u00e0.<\/p>\n<p>8)\u00a0<em>Il nuovo ordine multilaterale non potr\u00e0 che ripristinare i principi di Vestfalia. Si preannuncia allora un ritorno al \u2018900? No, perch\u00e9 siamo in una fase storica che succede naturalmente al \u2018900. L\u2019ideologia astorica liberale sar\u00e0 archiviata dai suoi stessi fallimenti. L\u2019unilateralismo americano \u00e8 infatti in coerente continuit\u00e0 storica con l\u2019eurocentrismo anglosassone otto \/ novecentesco e ne rappresenta sua evoluzione in dimensioni globali. Esso si \u00e8 rivelato incompatibile con la realt\u00e0 storica perch\u00e9 geneticamente incapace di concepire l\u2019 \u201caltro\u201d da s\u00e9. Ma l\u2019avvento del multilateralismo comporter\u00e0 anche la deglobalizzazione del mondo? In realt\u00e0 le potenze emergenti del BRICS sono coinvolte nei processi evolutivi della globalizzazione, quali la rivoluzione digitale e la transizione green. Anzi, la Cina \u00e8 destinata a svolgere un ruolo di protagonista nella quarta rivoluzione industriale. Ci si chiede pertanto, come sia concepibile un ordine multilaterale senza un profondo riorientamento dell\u2019economia globale. Alla globalizzazione non dovrebbe subentrare la creazione di tante aree economiche integrate su scala continentale? Ma soprattutto, \u00e8 concepibile un multilateralismo senza un processo di deglobalizzazione geopolitica e dedollarizzazione economica? Il multilateralismo infine, come svolta epocale, non si identifica con una deocidentalizzazione del mondo che prefiguri nuovo modello di sviluppo?<\/em><\/p>\n<p>La\u00a0<strong>\u00abpace di Vestfalia\u00bb<\/strong>\u00a0segu\u00ec alla conclusione della\u00a0<strong>\u00abguerra dei trent\u2019anni\u00bb,<\/strong>\u00a0e alle devastanti guerre di religione e civili che insanguinarono l\u2019Europa, allora le potenze europee convenirono sulla necessit\u00e0 di accordarsi su una forma di regolazione dei rapporti e di conflitti tra gli stati, questi accordi ancora osservati durante il periodo delle guerre napoleoniche, in cui ancora si rispettava il principio di non coinvolgere la popolazione civile, furono distrutti con l\u2019affermarsi della\u00a0<strong>\u00abguerra totale\u00bb<\/strong>\u00a0durante le due guerre mondiali, in cui la distruttivit\u00e0 e l\u2019assenza di regole nella condotta dei conflitti superarono ogni limite.<\/p>\n<p>Un comportamento come quello degli Usa che hanno impiccato Saddam Hussein, ucciso e profanato il cadavere di Gheddafi, processato e fatto morire in carcere Milosevic, \u00e8 un\u2019eredit\u00e0 delle due guerre mondiali dove si \u00e8 persa ogni regola nella condotta della guerra e si \u00e8 passati dal justus hostis alla criminalizzazione del nemico, come osservava Zolo sulla scorta di Schmitt.. Questa eredit\u00e0 \u00e8 cos\u00ec forte che appare quasi assurdo affermare che in guerra si debbano osservare delle regole, \u00e8 noto il detto \u00abin amore e in guerra tutto \u00e8 lecito\u00bb. Voglio invece affermare che questa \u00e8 un\u2019eredit\u00e0 di un preciso periodo storico, e che invece in guerra devono essere osservate delle regole.<\/p>\n<p><strong>Durante le ultime guerre statunitensi ogni volta il nemico ha subito una \u00abredutio ad hitlerum\u00bb, hitler-milosevic, hitler-saddam, Ma \u00e8 stato il caso di quel periodo particolare della \u00abglobalizzazione\u00bb e si \u00e8 esercitato contro nazioni incapaci di difendersi rispetto alla supremazia tecnica statunitense.<\/strong>\u00a0Oggi gli Usa sono molto pi\u00f9 riluttanti a lanciarsi in un intervento militare contro l\u2019Iran, fortemente voluto da Israele, quale compimento del progetto di un \u00abnuovo Medio Oriente\u00bb (Benjamin Netanyahu) che ora passa per la liquidazione prossima al genocidio della popolazione palestinese. Probabilmente il progetto incontrerebbe il favore anche dei vertici americani, se non sapessero che un attacco all\u2019Iran non sarebbe quasi a costo zero (in termini di danni militari subiti). \u00c8 finito il tempo delle \u00abdimostrazioni di potenza\u00bb come \u00e8 stato nel caso della Jugoslavia, dell\u2019Iraq, della Libia, per non parlare della fallimentare, tanto costosa quanto inutile militarmente guerra in Afghanistan.<\/p>\n<p>\u00c8 fondamentale ritrovare il principio del justus hostis nel conflitto in corso. Ci\u00f2 vuol dire che il conflitto inevitabile tra gli Usa e le potenze che gli si oppongono, non dovr\u00e0 superare certi limiti, dovr\u00e0 assumere la forma di una competizione legittima, in cui \u00e8 assente la criminalizzazione del nemico.\u00a0<strong>Come scriveva Schmitt ne<em>\u00a0Il nomos della terra\u00a0<\/em>i principi di Vestfalia con il passaggio dalla justa causa belli allo justus hostis resero possibile\u00a0<em>\u00abil fatto stupefacente che per duecento anni in terra europea non ha avuto luogo una guerra di annientamento\u00bb.<\/em>\u00a0<\/strong>Il conflitto con la Russia e la Cina non pu\u00f2 assumere la forma della guerra di annientamento, in questo senso va sicuramente superata l\u2019eredit\u00e0 delle due guerre mondiali ed \u00e8 necessario il ritorno\u00a0<strong>\u00abprincipi di Vestfalia\u00bb<\/strong>\u00a0estesi a livello globale. Magari cominciando con il porre fine alla sciocca retorica anti-putiniana.<\/p>\n<p>Il carattere fallimentare delle guerre del periodo della \u00abglobalizzazione\u00bb sembra abbia reso pi\u00f9 ragionevole la politica militare statunitense, resta da capire come gli Usa possano adeguarsi ad un mondo multipolare essendosi costituiti come sistema globale, sostenuto sia dalla \u00abspada\u00bb delle basi militari sparse in tutto il globo, sia dall\u2019\u00aboro\u00bb del dominio del dollaro.\u00a0<strong>La dimensione finanziaria \u00e8 strettamente legata a quella militare, la perdita di influenza militare accresce la \u00abde-dollarizzazione\u00bb, questa a sua volta riduce gli strumenti finanziari per il mantenimento del sistema delle basi in tutto il mondo.<\/strong>\u00a0\u00c8 chiaro che la crisi di questo sistema proseguir\u00e0, e potrebbe arrivare in un arco di tempo non prevedibile a dei punti di rottura. Come l\u2019Occidente a guida statunitense affronter\u00e0 questa crisi non \u00e8 possibile saperlo. Vi sar\u00e0 il caos interno, di cui ci sono gi\u00e0 molti segni? Vi sar\u00e0 un colpo di testa nel tentativo di \u00abrisolvere\u00bb il problema annientando militarmente le potenze che si oppongono agli Usa? Ancora non si vedono le forze che possono avanzare l\u2019unica soluzione del problema, cio\u00e8 fine della globalizzazione finanziaria e drastica riduzione delle basi militari statunitensi nel mondo, re-industrializzazione e ricreazione di un mercato interno basato su una drastica riduzione delle diseguaglianze, in generale ritorno della politica al comando rispetto al \u00abpredominio dell\u2019economia\u00bb.\u00a0<strong>Tale ultima soluzione passa necessariamente per la sconfitta delle attuali oligarchie dominanti, ma non si vedono al momento le forze politiche potenzialmente in grado di farlo.<\/strong><\/p>\n<p>Ritornare a fare la guerra come durante le due guerre mondiali avrebbe degli effetti apocalittici data l\u2019entit\u00e0 delle potenze in gioco e la distruttivit\u00e0 delle armi odierne. A osservare la guerra in Ucraina si direbbe che vi sia un tacito accordo sulla presenza di limiti (\u00ablinee rosse\u00bb) che non devono essere superati, la Russia ha voluto chiarire fin dall\u2019inizio il carattere limitato della sua guerra (definita \u00aboperazione speciale\u00bb), l\u2019\u00abOccidente allargato\u00bb non interviene direttamente e non fornisce all\u2019Ucraina armi con cui colpire direttamente il territorio russo. Reggeranno questi taciti accordi, si manterr\u00e0 il principio che non bisogna superare certi limiti? Questo lo possiamo solo sperare, nonch\u00e9 diffondere in modo organizzato la consapevolezza della pericolosit\u00e0 del conflitto in corso, date le immani conseguenze seguenti al superamento di certi limiti.\u00a0<strong>Ma, altra grave lacuna da registrare, \u00e8 l\u2019assenza, al momento, di un significativo movimento politico contro la guerra.<\/strong><\/p>\n<p><strong>La \u00abde-occidentalizzazione\u00bb la auspico, la chiamerei \u00abde-globalizzazione\u00bb \u00abde-universalizzazione\u00bb ovvero superamento del falso universalismo in cui \u00e8 caduto l\u2019\u00abOccidente\u00bb, auspico, in quanto italiano ed europeo, il ritrovamento di noi stessi, del rapporto con le nostre radici culturali,<\/strong>\u00a0nella consapevolezza che la civilt\u00e0 europea \u00e8 crollata con le due guerre mondiali, e questo rende molto difficile ritrovare la nostra identit\u00e0 culturale che sarebbe tutta ri-costruire. Una massima di Goethe recita:\u00a0<strong><em>\u00abTutto pu\u00f2 perdere un uomo fin quando rimane se stesso\u00bb<\/em>.<\/strong>\u00a0Trasposta a livello collettivo tale massima ci dice che l\u2019identit\u00e0 culturale \u00e8 il bene maggiore, quando viene smarrita si perde tutto. Abbiamo rinunciato alla nostra identit\u00e0, ricevendone in cambio il \u00abbenessere\u00bb, un termine ingannatore, perch\u00e9 non siamo diventati pi\u00f9 felici, anzi \u00e8 vero il contrario. Questo \u00e8 il problema pi\u00f9 difficile da affrontare, e riguarda principalmente le nazioni europee. S<strong>i spera che dato il fallimento della \u00abglobalizzazione\u00bb si segua un percorso diverso, ma siamo ancora gli inizi di una nuova era e si fatica a trovare la strada.<\/strong><\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/italiaeilmondo.com\/2024\/05\/29\/la-guerra-grande-universalismo-usa-vs-stati-civilta-by-gennaro-scala\/\">https:\/\/italiaeilmondo.com\/2024\/05\/29\/la-guerra-grande-universalismo-usa-vs-stati-civilta-by-gennaro-scala\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ITALIA E IL MONDO (Gennaro Scala, Luigi Tedeschi) 1)\u00a0Nella attuale transizione dal mondo unipolare a quello multipolare \u00e8 d\u2019obbligo interrogarsi sulla conformazione che assumer\u00e0 il nuovo ordine mondiale. Con l\u2019impero americano tramontano anche il suo sistema politico \u2013 economico e la sua legittimazione ideologica: l\u2019universalismo globale neoliberista. 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