{"id":8578,"date":"2013-03-20T11:36:40","date_gmt":"2013-03-20T11:36:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=8578"},"modified":"2013-03-20T11:36:40","modified_gmt":"2013-03-20T11:36:40","slug":"vergogna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=8578","title":{"rendered":"Vergogna!"},"content":{"rendered":"<p>Sara Ricotta Voza <a href=\"http:\/\/www.lastampa.it\">La stampa<\/a><\/p>\n<div class=\"ls-articoloCatenaccio\" style=\"text-align: justify;\"><strong>La &quot;rivoluzione&quot; dal 2014 <br \/>\n\tnel biennio finale e nei dottorati per studenti e docenti<\/strong><\/div>\n<div class=\"ls-articoloAutore\">\n<div style=\"overflow:hidden\">\n<div style=\"float: left; text-align: justify;\">Sara ricotta voza<\/div>\n<\/p><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"ls-articoloLuogo\" style=\"text-align: justify;\">Milano<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il processo di anglificazione dell&rsquo;universit&agrave; italiana ha fatto il suo salto di qualit&agrave; al Politecnico di Milano. Qui, dal 2014, &laquo;l&rsquo;intera offerta formativa magistrale&raquo;, vale a dire biennio finale e dottorati, saranno &laquo;erogati&raquo; in lingua inglese. Detto &#8211; ancora per poco &#8211; in italiano, significa che dopo il triennio di base non ci sar&agrave; pi&ugrave; il &laquo;doppio binario&raquo; dei corsi nelle due lingue ma solo nell&rsquo;inglese. Docenti e studenti hanno due anni di tempo per prepararsi, poi chi si iscriver&agrave; all&rsquo;ateneo milanese sapr&agrave; a che cosa va incontro.<\/p>\n<p>\tIn realt&agrave; chi studia al Politecnico sa che si tratta solo dell&rsquo;accelerata finale di un processo di internazionalizzazione iniziato da qualche anno e fortemente voluto dal rettore Giovanni Azzone come &laquo;contributo alla crescita del Paese&raquo;. &laquo;L&rsquo;Italia pu&ograve; crescere solo se attrae intelligenze, visto che non pu&ograve; contare sulle materie prime&raquo;, sostiene il rettore, che quindi si pone come obiettivo quello di &laquo;formare capitale umano di qualit&agrave; in un contesto internazionale per rispondere sia alle esigenze delle imprese sia a quelle degli studenti che vogliono essere &ldquo;spendibili&rdquo; sul mercato del lavoro mondiale&raquo;.<!--more--><\/p>\n<p>\tIl motivo di questa scelta radicale, dunque, sarebbe duplice: attrarre studenti stranieri di qualit&agrave; interessati al nostro Paese ma che oggi non verrebbero per via della barriera linguistica; e attrezzare gli studenti italiani &#8211; soprattutto quelli che non avrebbero la possibilit&agrave; di studiare all&rsquo;estero &#8211; a lavorare (magari anche per aziende italiane) nel mondo.<\/p>\n<p>\tA sentire il rettore, il riscontro da parte degli studenti, stranieri e italiani, &egrave; stato positivo. Quanto ai professori, il Senato accademico si sarebbe espresso per il s&igrave; a larghissima maggioranza. Le voci contrarie non mancano, ma questi due anni di transizione serviranno a tutti per prepararsi al transito. &laquo;Per i professori abbiamo attivato un piano formativo e chi ritiene di dover migliorare potr&agrave; farlo&raquo;, spiega il rettore Azzone, &laquo;i nostri docenti sono abituati al contesto internazionale ma anche per me, come professore, so che sar&agrave; pi&ugrave; faticoso insegnare in inglese che in italiano&raquo;. Quanto agli studenti, il Politecnico studier&agrave; convenzioni vantaggiose perch&eacute; i ragazzi possano approfondire la lingua durante il triennio.<\/p>\n<p>\tL&rsquo;investimento sar&agrave; importante: 3,2 milioni di euro per attrarre un corpo docente internazionale (15 professori, 30-35 post-doc, 120 visiting professor). Del resto, l&rsquo;internazionalizzazione gi&agrave; avviata ha permesso al Politecnico di attrarre pi&ugrave; studenti stranieri: dall&rsquo;1,9% del 2004 sul totale degli iscritti, al 17,8 del 2011.<\/p>\n<p>\tQuesto sprint finale, per&ograve;, ha spiazzato e sconcertato non poco molta parte del mondo accademico, e non solo quello dei cultori della &laquo;lingua di Dante&raquo;; anche se questi, ovviamente, sono i pi&ugrave; preoccupati.<\/p>\n<p>\tA fine mese l&rsquo;Accademia della Crusca terr&agrave; una tavola rotonda sul quesito &laquo;Quali lingue per l&rsquo;insegnamento universitario?&raquo; a cui parteciperanno intellettuali di estrazione non solo umanistica ma anche scientifica e giuridica. Una delle obiezioni pi&ugrave; forti all&rsquo;idea stessa dell&rsquo;operazione &egrave; infatti che il passaggio totale da una lingua all&rsquo;altra in ambito universitario si trasformi in sostanza in un &laquo;trapasso&raquo; per la lingua madre (soprattutto nell&rsquo;ambito del sapere tecnico-scientifico), che avrebbe conseguenze negative anche nel processo della produzione del pensiero e della ricerca. Il linguista Tullio De Mauro, invece, ha contestato l&rsquo;operazione sia per il fatto che coinvolge &laquo;un&rsquo;intera facolt&agrave;&raquo;, sia perch&eacute; tutto questo avviene non in un&rsquo;universit&agrave; privata, ma in quella pubblica. E, in cauda venenum: &laquo;Non aiuta a migliorare la conoscenza della lingua madre; e questo ha effetti negativi sull&rsquo;intelligenza&raquo;.<\/p>\n<p>\t&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sara Ricotta Voza La stampa La &quot;rivoluzione&quot; dal 2014 nel biennio finale e nei dottorati per studenti e docenti Sara ricotta voza Milano Il processo di anglificazione dell&rsquo;universit&agrave; italiana ha fatto il suo salto di qualit&agrave; al Politecnico di Milano. Qui, dal 2014, &laquo;l&rsquo;intera offerta formativa magistrale&raquo;, vale a dire biennio finale e dottorati, saranno &laquo;erogati&raquo; in lingua inglese. 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