{"id":85975,"date":"2024-06-17T06:01:58","date_gmt":"2024-06-17T04:01:58","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=85975"},"modified":"2024-06-12T12:04:51","modified_gmt":"2024-06-12T10:04:51","slug":"lordine-mondiale-di-kissinger-ha-tanto-da-insegnarci-anche-sullunione-europea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=85975","title":{"rendered":"L\u2019ordine mondiale di Kissinger ha tanto da insegnarci, anche sull\u2019Unione europea"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p>di <strong>Simone Garilli<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">In un libro di grande interesse, intitolato \u201cOrdine Mondiale\u201d, il celebre consigliere e analista americano Henry Kissinger individu\u00f2 nella storia d\u2019Europa una singolarit\u00e0 decisiva rispetto all\u2019evoluzione di tutte le altre aree del mondo: ci\u00f2 che rende unico il Vecchio Continente \u00e8 che ormai da secoli il suo principio regolatore politico non \u00e8 imperiale, ma pluralista.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">A sentirla cos\u00ec, potrebbe sembrare la classica scoperta dell\u2019acqua calda. In effetti, chi non \u00e8 al corrente del fatto che il liberalismo \u00e8 nato in Europa, a partire dall\u2019Inghilterra, come risposta rivoluzionaria a un sistema di potere assolutistico, definito a posteriori \u201cAncien Regime\u201d? Banalit\u00e0 scolastica.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Eppure, ci\u00f2 che aggiunge Kissinger \u00e8 la prospettiva strategica, o geopolitica che dir si voglia. A seconda del punto di osservazione dello stesso fenomeno, infatti, cambiano gli insegnamenti pratici che se ne possono trarre.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Per lunghissimo tempo si \u00e8 riflettuto, e si continuer\u00e0 a riflettere, su quale sia l\u2019elemento che in prima istanza muove la storia; di quale sia, in altri termini, l\u2019innesco dei cambiamenti epocali.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">In ambito marxista il dibattito si \u00e8 spesso esercitato intorno alle categorie di struttura e sovrastruttura, dividendo il campo tra chi crede che la prima prevalga logicamente sulla seconda e la determini e chi ritiene che i due elementi dialoghino e retroagiscano l\u2019uno sull\u2019altro. Sia come sia, secondo i marxisti la struttura sarebbe dialetticamente composta dal conflitto tra le necessit\u00e0 della produzione a fini di profitto e le necessit\u00e0 emancipatorie della classe lavoratrice, mentre la sovrastruttura includerebbe pressoch\u00e9 tutto il resto (le istituzioni politiche, la produzione culturale, le ideologie).<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Il filone di pensiero liberale, invece, tende a mettere al centro dei processi storici l\u2019ideologia (dunque in termini marxisti la sovrastruttura), celebrando singoli pensatori rivoluzionari, siano essi filosofi o economisti, e grandi condottieri politici capaci di sfuggire alle sirene del consenso di breve periodo per affermare gli ideali della libert\u00e0 individuale.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">In altri termini, se per i marxisti \u00e8 la lotta tra le classi a fare la storia, per i liberali sono gli individui illuminati (fra i quali includere anche gli imprenditori innovatori).<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Kissinger, pur non palesando la sua posizione nei termini del dibattito classico, sembra declassare l\u2019importanza sia della lotta ideologica che delle dinamiche di classe, che pure non disconosce, tentando di interpretare l\u2019ordine (o il disordine) globale odierno come frutto storicamente fondato dei puri rapporti di forza. Ne esce un quadro necessariamente incompleto, ma solido e coerente, oltre che originale. Non va dimenticato, infatti, che l\u2019approccio geopolitico, pur oggi tornato di moda, \u00e8 stato molto a lungo ostracizzato proprio in Europa, perch\u00e9 identificato con la terribile impresa nazista e, pi\u00f9 in generale, con la tragica parentesi dei nazionalismi. E d\u2019altra parte, come per tutte le discipline, c\u2019\u00e8 geopolitica e geopolitica. Non di rado quella che si spaccia come tale altro non \u00e8 che politologia mascherata da sterile nozionismo sui rapporti internazionali, mancando del tutto di un metodo suo proprio.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Dunque, di originalit\u00e0 si pu\u00f2 parlare quando si sostiene che n\u00e9 il liberalismo ideologico e politico, n\u00e9 la lotta di classe (dapprima della borghesia contro la nobilit\u00e0 e poi del proletariato contro la borghesia), sarebbero stati le forze motrici della storia europea, ma i conflitti tra potenze, e soprattutto gli squilibri e gli equilibri di forza che si configurano in una e in altra fase storica.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Secondo questo schema analitico, sono due le date pi\u00f9 importanti della storia euro-occidentale: il crollo dell\u2019Impero Romano (convenzionalmente fissato nel 476 d.C.) e la pace di Vestfalia (1648). Se la prima \u00e8 patrimonio comune degli studenti italiani, per evidenti motivi di storia nazionale, \u00e8 dubbio che la seconda sia rimasta nella memoria collettiva. In molti conoscono piuttosto le date cardinali delle tre grandi rivoluzioni contemporanee (l\u2019americana, 1776; la francese, 1789; la russa, 1917); qualcuno in meno conosce anche i tempi della pi\u00f9 graduale \u201cgloriosa rivoluzione\u201d parlamentare inglese che le precedette, culminata nel 1688, ma nessuno o quasi si ricorda cosa successe esattamente 40 anni prima, con la pace tra potenze europee firmata a conclusione della Guerra dei Trent\u2019anni (1618-1648).<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">In poche parole, venne a conclusione un lungo processo di disgregazione dell\u2019idea di impero che era iniziato, appunto, con la dipartita della parte occidentale di quello romano, ed era proseguito con l\u2019innestarsi e l\u2019interagire disordinato di molteplici nuovi centri di potere in luogo di quello imperiale: prima il potere territoriale e spirituale delle parrocchie e dei vescovi nei secoli di inizio Medioevo, in conflittuale dialogo con il potere dei vertici politici e militari degli invasori \u201cbarbarici\u201d, poi quello delle signorie a confronto con il potere dei Comuni, particolarmente vivaci nell\u2019Italia del tardo Medioevo, e infine il potere nascente degli Stati regionali e dei principati, che faranno dell\u2019Italia terra di conquista per molti secoli, a partire da un\u2019altra data importante, non solo per noi italiani, il 1494, che coincide con la discesa in Italia di Carlo VIII di Francia; importante perch\u00e9 sugella simbolicamente il passaggio dalla dimensione comunale e regionale dei nuovi poteri a quella eminentemente statale, che non pu\u00f2 raggiungere le vette assolutistiche tipiche degli imperi, ma mira quantomeno ad allargare nello spazio la sua legittimit\u00e0. Si tratta di un potere che torna a unificare territori e popolazioni, ma che contiene in s\u00e9 un germe ineliminabile di frammentazione, sconosciuto, appunto, alla forma imperiale.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">La tesi di Kissinger \u00e8 che il pluralismo di poteri altrove non ebbe modo di configurarsi, facendo dell\u2019Europa un <i>unicum<\/i>, un crogiolo di innovazione politica, ideologica, filosofica, da cui si alimenteranno le rivoluzioni politiche sopra citate. Ma in che modo, realisticamente, dal pluralismo di poteri si transita alle rivoluzioni? In effetti, a ben vedere, l\u2019idea di Impero non scompare del tutto dalla scena con il crollo romano, da un lato perch\u00e9 la Chiesa sopravvissuta alla fine del potere imperiale mira essa stessa all\u2019universalit\u00e0, dall\u2019altro perch\u00e9 ai confini d\u2019Europa la forma imperiale continua a prosperare e a influenzare culturalmente le classi dirigenti continentali. Nessun Re o Sovrano medievale e moderno vuole smettere di sognare di divenire un giorno Imperatore dei domini europei, e qualcuno per qualche breve fase ci riesce pure, o almeno ci prova (Carlo Magno nel IX secolo, Carlo V d\u2019Asburgo nel XVI, Napoleone Bonaparte nel XIX, Hitler nel XX). Ci\u00f2 che accade di decisivo, il vero motore della modernit\u00e0 europea, \u00e8 la secolare dinamica oscillatoria tra l\u2019idea di Impero e quella, per larghi tratti prevalente, di sovranit\u00e0 statale.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">La chiave non sta dunque nella nascita degli Stati, o non solo, ma nella loro tensione costante con le aspirazioni imperiali interne all\u2019Europa oppure, dopo il \u201csuicidio\u201d europeo del Novecento, esterne ad essa. Il pendolo inizia a oscillare, ma non per ragioni ideali. Queste semmai vengono elaborate a partire, appunto, dalla struttura, cos\u00ec come derivata dalla nuova struttura di potere \u00e8 la disgregazione dell\u2019unit\u00e0 religiosa che culmina nella rivoluzione protestante. La struttura, per Kissinger, \u00e8 l\u2019equilibrio di potenza. Un dato impersonale, che si distingue dal motore ideologico liberale e da quello conflittuale marxista perch\u00e9 nessuno intende generarlo e coltivarlo, almeno in prima istanza. L\u2019equilibrio si d\u00e0 come risultato di una frammentazione che diviene impossibile ricondurre a unit\u00e0. In luogo dell\u2019impero si danno tanti Stati in reciproco conflitto e in sostanziale equilibrio, <i>per mancanza di forza<\/i>, e questa mancanza \u00e8 originaria, dato che lungo, contraddittorio e tortuoso \u00e8 il percorso che consente ai re europei di avere ragione dei signorotti locali e dei cittadini gelosi della loro nuova libert\u00e0, fondando infine gli Stati moderni. Solo quando uno fra gli Stati, per diverse e profonde ragioni, accumula una riserva di potenza eccedente quella di tutti gli altri messi assieme, o almeno lo crede, si riaffaccia l\u2019idea unificante assoluta, quella imperiale, ma a quel punto accade regolarmente che l\u2019equilibrio di potenza, minacciato, reagisce spingendo all\u2019alleanza tutti o quasi gli altri Stati. Ne deriva che l\u2019Impero, in Europa, smette di fatto di esistere.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Con le parole dell\u2019autore:<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">\u201cNon che i monarchi europei fossero pi\u00f9 insensibili alle glorie della conquista dei loro omologhi in altre civilt\u00e0 o pi\u00f9 devoti in astratto a un ideale di diversit\u00e0. Piuttosto, non avevano la forza di imporre la loro volont\u00e0 a tutti gli altri in modo definitivo\u201d.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Tanto che, a lungo andare, \u201cl\u2019Europa trasse profitto dalla frammentazione e fece tesoro delle proprie divisioni. Differenti dinastie e nazioni in competizione erano percepite non come una forma di <span style=\"font-family: Liberation Serif, serif;\">\u00ab<\/span>caos<span style=\"font-family: Liberation Serif, serif;\">\u00bb<\/span> da eliminare ma, nella visione idealizzata degli uomini di Stato europei \u2013 a volte consapevole, a volte no \u2013 come un intricato meccanismo tendente a un equilibrio capace di tutelare gli interessi, l\u2019integrit\u00e0 e l\u2019autonomia di ciascun popolo\u201d.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Siamo al cuore di una teoria alternativa della sovranit\u00e0.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Ebbene, se \u00e8 vero allora che \u201cper oltre mille anni, nella corrente principale della moderna scienza politica europea l\u2019ordine \u00e8 derivato dall\u2019equilibrio, e l\u2019identit\u00e0 dalla resistenza all\u2019autorit\u00e0\u201d, \u00e8 vero pure che nel secolo XX qualcosa di nuovo ha turbato il secolare oscillare del pendolo. Le due Guerre Mondiali, lette da un certo filone storiografico come un solo grande conflitto in due puntate, hanno sancito l\u2019irrilevanza dell\u2019equilibrio europeo o, meglio, la sua rilevanza strumentale a un nuovo potere imperiale, per la prima volta esterno al continente. E se consideriamo la configurazione di Stati dell\u2019Unione europea odierna, i centri imperiali esterni furono addirittura due, perch\u00e9 per alcuni decenni si impose in Europa orientale quello sovietico.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Kissinger si interroga naturalmente sulla natura del potere statunitense e riconosce che si tratta di forma imperiale, sebbene retoricamente dipinta in termini democratici, ma \u00e8 sul rapporto tra il nuovo impero e l\u2019Europa che propone le osservazioni pi\u00f9 interessanti.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Infatti, \u201ccon il tempo, gli Stati Uniti sarebbero diventati l\u2019indispensabile difensore dell\u2019ordine concepito dall\u2019Europa. Tuttavia, pur mentre essi davano il proprio contributo all\u2019impresa, permaneva un\u2019ambiguit\u00e0, perch\u00e9 la concezione americana si basava non sull\u2019accettazione del sistema europeo dell\u2019equilibrio dei poteri ma sul conseguimento della pace mediante la diffusione di principi democratici\u201d.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">L\u2019ambiguit\u00e0 proposta da Kissinger \u00e8 presto risolta se applichiamo alla questione l\u2019imperativo strategico americano. Tale imperativo, imperiale in forma pura, \u00e8 sempre stato di impedire che nell\u2019imponente blocco di terre euroasiatico si formasse un grumo di potenza alternativo a quello dispiegato nella globalizzazione americana, e si pu\u00f2 riassumere con insuperata efficacia attraverso il motto espresso dal primo segretario generale Nato, l\u2019inglese Lord Hastings Ismay, secondo cui quell\u2019organizzazione era stata concepita per \u201ctenere gli americani dentro, i sovietici fuori e i tedeschi sotto\u201d.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Ecco allora che diviene agevole inquadrare lo stesso progetto di integrazione europea, contenitore inerte di quell\u2019equilibrio di potenza che agli americani serve, s\u00ec, ma solo in Europa e in funzione eminentemente anti-tedesca e anti-russa, all\u2019interno cio\u00e8 di un disegno imperiale globale, oggi in profonda crisi, ma ancora condizionante in piena regola le traiettorie degli Stati nazionali del Vecchio Continente.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Kissinger \u00e8 pi\u00f9 prudente, per ovvie ragioni, ma non manca di toccare il punto quando scrive che \u201cL\u2019Europa ha deciso di discostarsi dal sistema di Stati da lei progettato e di trascenderlo tramite un\u2019idea di sovranit\u00e0 condivisa. E paradossalmente, pur avendo inventato il concetto di equilibrio di potere, ha coscientemente e drasticamente limitato l\u2019elemento del potere nelle sue nuove istituzioni. <i>D\u2019altra parte, avendo ridimensionato le proprie capacit\u00e0 militari, ha scarse possibilit\u00e0 di reagire quando le norme internazionali vengono trasgredite<\/i>\u201d.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Cos\u2019altro \u00e8 una sovranit\u00e0 condivisa senza potere e forza militare, se non un equilibrio di potere tra Stati semi-sovrani che rispondono in ultima istanza a logiche altrui?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; di Simone Garilli &nbsp; In un libro di grande interesse, intitolato \u201cOrdine Mondiale\u201d, il celebre consigliere e analista americano Henry Kissinger individu\u00f2 nella storia d\u2019Europa una singolarit\u00e0 decisiva rispetto all\u2019evoluzione di tutte le altre aree del mondo: ci\u00f2 che rende unico il Vecchio Continente \u00e8 che ormai da secoli il suo principio regolatore politico non \u00e8 imperiale, ma pluralista. 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