{"id":85980,"date":"2024-06-13T09:30:41","date_gmt":"2024-06-13T07:30:41","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=85980"},"modified":"2024-06-12T14:21:08","modified_gmt":"2024-06-12T12:21:08","slug":"in-russia-sono-ancora-attive-oltre-duemila-multinazionali-occidentali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=85980","title":{"rendered":"In Russia sono ancora attive oltre duemila multinazionali occidentali"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di TERMOMETRO GEOPOLITICO (Michele Manfrin)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-85981\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/FB_IMG_1718194249406-300x170.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"170\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/FB_IMG_1718194249406-300x170.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/FB_IMG_1718194249406.jpg 720w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A due anni e quattro mesi di distanza dall\u2019inizio dell\u2019invasione russa dell\u2019Ucraina sono ancora pi\u00f9 di duemila e cento le aziende multinazionali che non hanno lasciato la Russia, nonostante fossero teoricamente tenute a farlo dai vari pacchetti di sanzioni approvati da Stati Uniti ed Unione Europea. \u00c8 quanto emerge da una rilevazione effettuata dalla Kyiv School of Economics, ateneo della capitale ucraina associato all\u2019Universit\u00e0 di Houston. Il medesimo rapporto specifica che le aziende che hanno effettivamente lasciato Mosca sono 1.600, quindi quasi sei multinazionali occidentali su dieci continuano ad operare in Russia. Come fanno? Gli escamotage utilizzati sono diversi, dalla dichiarazione dell\u2019impossibilit\u00e0 di trovare acquirenti locali non sottoposti a sanzioni occidentali, agli stratagemmi come quello adottato dalla Coca-Cola che, ufficialmente afferma di avere lasciato il Paese, ma nei fatti ha creato una nuova societ\u00e0 controllata che continua a vedere la stessa celebre bibita sotto diverso nome.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A incidere sono state anche le contromisure adottate dal governo russo. Alcune aziende, come Danone e Carlsberg, che hanno annunciato la vendita di alcune loro produzioni e\/o servizi, hanno visto il sequestro e la nazionalizzazione dei loro beni. Mosca ha poi permesso alle multinazionali straniere di lasciare il Paese ma ad un costo elevato, ponendole dunque di fronte ad una gravosa scelta. La Russia ha gradualmente aumentato il costo della partenza delle aziende, imponendo uno sconto obbligatorio del 50% sui beni provenienti da Paesi \u201costili\u201d venduti ad acquirenti russi e una \u201ctassa di uscita\u201d minima del 15%. In tal modo \u00e8 stato anche sempre pi\u00f9 difficile trovare acquirenti locali che fossero accettabili sia per il venditore sia per Mosca, il cui coinvolgimento non fosse in contrasto con le sanzioni occidentali. Quindi, nonostante tantissime aziende avessero annunciato il loro ritiro dal mercato russo, alla fine hanno deciso di rimanervi per non dover svalutare enormemente le loro filiali locali. O, almeno, questa \u00e8 la versione ufficiale che hanno fornito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ad esempio, la multinazionale francese Air Liquide, che fornisce gas industriali e servizi a vari settori, tra cui produttori medici, chimici ed elettronici, nel settembre 2022 aveva annunciato di aver firmato un memorandum d\u2019intesa per vendere la sua attivit\u00e0 in Russia al gruppo di amministratori locali che l\u2019aveva gestita fin a quel momento; tuttavia, l\u2019accordo non ha mai ricevuto l\u2019approvazione del governo russo, lasciando l\u2019azienda in un limbo. PepsiCo, nel marzo 2022, aveva annunciato di aver sospeso la vendita e la produzione della sua bevanda di punta in Russia, ma continua tutt\u2019ora a gestire un\u2019attivit\u00e0 lattiero-casearia che impiega circa 20.000 lavoratori diretti e pi\u00f9 di 40.000 lavoratori indiretti. \u00abCome azienda di alimenti e bevande, ora pi\u00f9 che mai dobbiamo rimanere fedeli all\u2019aspetto umanitario della nostra attivit\u00e0. Ci\u00f2 significa che abbiamo la responsabilit\u00e0 di continuare a offrire i nostri altri prodotti in Russia\u00bb, scrisse nel settembre 2022 l\u2019amministratore delegato, Ramon Laguarta, in un\u2019e-mail ai dipendenti, a giustificazione della scelta di non abbandonare del tutto il mercato russo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come accennato, invece, Coca-Cola, ha utilizzato un altro stratagemma. Sebbene abbia deciso di non vendere pi\u00f9 direttamente la sua bibita nel Paese, la multinazionale statunitense ha optato per la creazione di una societ\u00e0 russa formalmente autonoma, Multon Partners, le cui versioni russe dei marchi Coca-Cola includono la Dobry Cola, adesso tra le bibite pi\u00f9 vendute in Russia. Nelson Peltz, membro del consiglio di amministrazione di Unilever, ha detto di aver fatto pressioni sul gruppo, che ha esplorato le opzioni per una cessione delle attivit\u00e0, affinch\u00e9 la societ\u00e0 non se ne andasse dal Paese. \u00abSe ci ritiriamo dalla Russia, si prenderanno i nostri marchi. Non penso che sia un buon affare\u00bb, ha detto Peltz, sottolineando che rivali come P&amp;G e Colgate-Palmolive non hanno lasciato il paese e chiedendosi: \u00abPerch\u00e9 diavolo dovremmo?\u00bb. Insomma, al di l\u00e0 dei proclami e degli annunci, le sanzioni occidentali non sono riuscite a portare effettivamente le aziende occidentali fuori dal mercato russo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>#TGP #Russia<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>[Fonte: https:\/\/www.lindipendente.online\/2024\/06\/01\/in-russia-sono-ancora-attive-oltre-duemila-multinazionali-occidentali\/]<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/share\/p\/bQnUjfjobL3bF4vH\/\">https:\/\/www.facebook.com\/share\/p\/bQnUjfjobL3bF4vH\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di TERMOMETRO GEOPOLITICO (Michele Manfrin) A due anni e quattro mesi di distanza dall\u2019inizio dell\u2019invasione russa dell\u2019Ucraina sono ancora pi\u00f9 di duemila e cento le aziende multinazionali che non hanno lasciato la Russia, nonostante fossero teoricamente tenute a farlo dai vari pacchetti di sanzioni approvati da Stati Uniti ed Unione Europea. \u00c8 quanto emerge da una rilevazione effettuata dalla Kyiv School of Economics, ateneo della capitale ucraina associato all\u2019Universit\u00e0 di Houston. 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