{"id":85997,"date":"2024-06-14T10:15:17","date_gmt":"2024-06-14T08:15:17","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=85997"},"modified":"2024-06-13T10:26:47","modified_gmt":"2024-06-13T08:26:47","slug":"la-destra-e-leuropa-che-verra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=85997","title":{"rendered":"La Destra e l\u2019Europa che verr\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><strong>di DOPPIOZERO (David Bidussa)<\/strong><\/p>\n<div class=\"max-w-[838px]\">\n<div class=\"clearfix text-formatted field field--name-body field--type-text-with-summary field--label-hidden field__item\">\n<p>\u201cI francesi hanno emesso il loro verdetto, ed \u00e8 senza appello\u201d. Sono le parole con cui ha esordito Jordan Bardella, il giovanissimo leader del Rassemblement National, domenica 9 giugno sera, pochi minuti dopo l\u2019annuncio dei primi risultati delle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo. Riportando il 31,34% dei voti espressi, il Rassemblement National ha ottenuto una vittoria storica, che ha avuto come effetto un terremoto politico con l\u2019annuncio da parte di Emmanuel Macron dello scioglimento dell\u2019Assemblea nazionale e la convocazione delle elezioni anticipate il prossimo 30 giugno.<\/p>\n<p>Ci sar\u00e0 tempo per commentare quel risultato. Il dato di domenica sera per\u00f2 parla chiaro: Rassemblement National ha avuto un aumento oltre 6 punti percentuali rispetto al risultato delle europee del 2014, la volta in cui aveva avuto il consenso pi\u00f9 alto (allora il consenso era al 24,9%).<\/p>\n<p>Questo dato non parla solo della Francia. Parla a tutta l\u2019Europa, ma soprattutto parla della condizione culturale, emozionale, di noi europei oggi, ovvero esprime uno stato d\u2019animo profondo. In breve: non \u00e8 una sorpresa; pi\u00f9 propriamente, si tratta di una rivelazione. Come tutte le rivelazioni non \u00e8 un incidente di percorso, indica un processo in corso e contiene alcuni aspetti che dovremo considerare come strutturali nel tempo a venire.<\/p>\n<p>La premessa \u00e8 che questo risultato allude alla fine dell\u2019Europa socialdemocratica. Ma soprattutto sancisce un\u2019egemonia culturale, politica, e anche dell\u2019immaginario (ovvero del linguaggio) delle destre europee e rende probabilmente chiaro un passaggio politico d\u2019epoca che s\u2019\u00e8 compiuto.<\/p>\n<p>Questa egemonia s\u2019esprime attraverso un sentimento di marginalizzazione dell\u2019Europa da parte dell\u2019opinione pubblica, che si \u00e8 espressa secondo due modalit\u00e0: un alto tasso di astensionismo, che prima di tutto indica la fine del fascino di un voto per il cambiamento che sceglie le opzioni su cui s\u2019\u00e8 concentrata l\u2019offerta politica delle socialdemocrazie; e poi in un voto di maggioranza dato all\u2019offerta politica di destra.<\/p>\n<p><em>Prima modalit\u00e0<\/em>. Chi ha scelto di non votare, ha semplicemente detto che non crede all\u2019offerta che le socialdemocrazie propongono perch\u00e9 non rispondenti ai loro bisogni o perch\u00e9 ritiene quelle proposte inadeguate alle sfide del tempo presente.<\/p>\n<p>Queste inadeguatezze riguardano le politiche volte alla transizione ecologica, le politiche d\u2019integrazione o di assorbimento dei processi migratori, le politiche di coabitazione o di carattere pluralista volte a instaurare nelle societ\u00e0 europee pratiche interculturali. In ogni caso, tanto le ricette complessive delle socialdemocrazie che quelle che proseguono nel solco inaugurato con l\u2019ipotesi della \u201cterza via\u201d avviata negli anni \u201990, ai tempi del \u201ccappotto socialdemocratico\u201d nei governi dell\u2019UE, appaiono con questo voto inadeguate, per cui sia in Germania come in Austria gli elettori hanno preso atto della fine di quel ciclo. Analogamente le ricette quelle incentrate sul vocabolario ecologista, rappresentate dai movimenti verdi, non sono state attraenti per l\u2019elettorato che in gran parte ha deciso di non votare.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/Elezioni-Europee-Fanpage-1200x675.jpg\" alt=\"j\" width=\"800\" height=\"450\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"f276b2d5-7de8-4e80-81d8-efba812823ef\" \/><\/p>\n<p>Quell\u2019elettorato non ha solo detto che \u00e8 sfiduciato, ha anche aggiunto che il messaggio che riceve quotidianamente da quella parte politica \u00e8 decisamente inadeguato. Non risponde alle sfide di questo tempo.<\/p>\n<p><em>Seconda modalit\u00e0.<\/em>\u00a0Il voto convinto verso destra, e verso le culture di destra a tradizione liberale, non \u00e8 tanto un voto antieuropeo, \u00e8 soprattutto un voto che propone un\u2019altra idea di Europa. Ha una triplice percezione. Pensa prima di tutto che la propria realt\u00e0 nazionale di appartenenza abbia subito un \u00abdeperimento\u00bb spirituale, prima ancora che fisico; in secondo luogo ritiene che ogni realt\u00e0 nazionale sia per questo oggetto di un declassamento; inoltre, ed \u00e8 la terza questione, si reputa che sia in corso uno spogliamento dell\u2019Europa rispetto agli imperi emergenti. In questo senso l\u2019idea di Europa contenuta in questo voto reputa insufficiente la risposta agli Stati Uniti e alla sfida della nuova potenza mondiale \u201cmangiatutto\u201d, ovvero la Cina.<\/p>\n<p>Sceglie perci\u00f2 un\u2019idea di Europa che non vuole corrispondere alla narrazione, alla funzione e al progetto d\u2019integrazione che ha segnato il tempo del successo dei \u201csocialdemocratici\u201d. Quel tempo era espresso da una condizione di sfida internazionale che avveniva con la sensazione di una vittoria certa. Erano gli anni \u201990, la Guerra fredda era finita, e sul piano internazionale dominava allora un solo attore politico. Se ci fermiamo a quel tempo il confine meridionale dell\u2019Europa, ovvero il Mediterraneo, si presentava come il luogo a cui l\u2019Europa guardava come un terreno su cui esercitare una propria\u00a0<em>governance<\/em>\u00a0economica, politica e sociale.<\/p>\n<p>Il processo di transizione verso la seconda generazione di realt\u00e0 post-coloniali si pensava allora potesse essere politicamente governabile: si trattava di contenere le sfide rappresentate dalla Libia di Gheddafi, d\u2019accompagnare il processo di normalizzazione del confronto politico e culturale in Algeria contenendo la sfida dei Fratelli musulmani e di lavorare infine per favorire le autocrazie \u201camiche\u201d (in Arabia Saudita, negli emirati, in Egitto); non ultimo l\u2019idea di rafforzare il quadro Nato investendo ancora sul fronte della Turchia. Il processo di pace Israele-Palestina, che si presenta come possibile con gli accordi di Oslo nel 1993, stava all\u2019interno di questa scena, anche se il percorso che si inaugurava allora a Barcellona avveniva nelle settimane immediatamente successive l\u2019assassinio di Rabin (3 novembre 1995); un avvenimento che oggi vediamo come fine di quel processo.<\/p>\n<p>In quel mese a Barcellona si sancisce un patto per lo sviluppo del Mediterraneo che aveva come obiettivo la\u00a0<em>governance<\/em>\u00a0Nord-Sud a partire da un controllo politico europeo che stimava essere una garanzia, una volta sconfitto il processo dissolutivo nella ex-Jugoslavia.<\/p>\n<p>Da allora il processo \u00e8 andato in direzione ostinatamente contraria, e la sensazione \u00e8 quella di vivere oggi un continente senza una guida, privo di politiche di emancipazione e di distribuzione di benessere. Un continente attraversato da una delusione di futuro, che non chiede se non certezze e ritorno alla propria forza che quella scelta politica ha abbandonato (\u201cMake Europe great again\u201d, si potrebbe dire, facendo la parafrasi a uno slogan che rischia di tornare attuale negli Stati Uniti tra pochi mesi in novembre).<\/p>\n<p>Se le cose stanno cos\u00ec, questo voto non \u00e8 \u201cemozione\u201d; ha piuttosto un carattere di periodo, annuncia un tempo lungo, ed esprime sia un\u2019egemonia culturale d\u2019una parte politica dell\u2019Europa, quanto un vuoto di proposta da parte della parte opposta. In altre parole si tratta di un voto politico. Non \u00e8 un urlo. Il minimo che possiamo dire ora \u00e8 che ci aspetta una lunga traversata.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"py-6\">\n<div class=\"field field--name-field-immagini-media field--type-entity-reference field--label-hidden field__items\">\n<div class=\"field__item\">\n<article class=\"media media--type-image media--view-mode-articolo\">\n<div class=\"field field--name-field-media-image field--type-image field--label-hidden field__item\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/styles\/r_articolo_mobile_w500\/public\/Newsletter-immagini-scaled.webp?itok=5BtbQIeZ\" alt=\"j\" \/><\/div>\n<div><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/la-destra-e-leuropa-che-verra\">https:\/\/www.doppiozero.com\/la-destra-e-leuropa-che-verra<\/a><\/strong><\/div>\n<\/article>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DOPPIOZERO (David Bidussa) \u201cI francesi hanno emesso il loro verdetto, ed \u00e8 senza appello\u201d. 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