{"id":86036,"date":"2024-06-18T10:30:06","date_gmt":"2024-06-18T08:30:06","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=86036"},"modified":"2024-06-18T09:43:31","modified_gmt":"2024-06-18T07:43:31","slug":"il-limite-di-limes-e-il-nostro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=86036","title":{"rendered":"Il limite di Limes, e il nostro"},"content":{"rendered":"<p><strong>DA LA FIONDA (Di Mimmo Porcaro)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/unnamed.jpg\" width=\"306\" height=\"198\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Recentemente\u00a0<em>Limes<\/em>, una delle pochissime entit\u00e0 culturali italiane capaci di porsi all\u2019altezza dei problemi attuali, ha formulato una chiara proposta di politica estera per il nostro paese, proposta che merita di essere discussa perch\u00e9, pur proseguendo un ragionamento avviato da molto tempo, rappresenta un importante salto di qualit\u00e0<a id=\"_ftnref1\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/06\/15\/il-limite-di-limes-e-il-nostro\/#_ftn1\">[1]<\/a>. Mossa dall\u2019esplicito, lodevole intento di far s\u00ec che l\u2019Italia eviti di trasformarsi in mero oggetto delle dinamiche internazionali e ne divenga invece pienamente soggetto, la rivista da voce ad interventi spesso assai condivisibili che ci parlano delle condizioni di questo auspicato protagonismo: ridiscussione dell\u2019euro, reindustrializzazione della penisola, rafforzamento dell\u2019unit\u00e0 contro la frammentazione regionalistica, politiche demografiche\u00a0 centrate sul lavoro femminile e giovanile, mutamenti decisivi nella politica scolastica, nella gestione dell\u2019immigrazione, ecc.. Ma il\u00a0<em>clou<\/em>\u00a0della proposta riguarda, come detto, la collocazione del paese nello scontro geopolitico in atto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Relazioni pericolose<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E sul punto non si poteva essere pi\u00f9 chiari: nell\u2019editoriale del fascicolo dedicato a\u00a0<em>Una certa idea di Italia<\/em>, si invoca infatti \u201cun accordo bilaterale speciale con gli Stati Uniti, [\u2026r]icostituente della nostra pressoch\u00e9 nulla deterrenza , onde anticipare guerre da cui saremmo sopraffatti\u201d<a id=\"_ftnref2\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/06\/15\/il-limite-di-limes-e-il-nostro\/#_ftn2\">[2]<\/a>. E nel corpo del fascicolo si precisa che, posto che il problema principale degli Stati Uniti \u00e8 la Cina e che Washington non pu\u00f2 pi\u00f9 (se mai ha veramente potuto) controllare tutte le aree critiche del globo, posto inoltre che di difesa comune europea \u00e8 persino ozioso parlare, per non restare sguarnita l\u2019Italia deve operare una vera rivoluzione copernicana e\u00a0<em>decidersi una buona volta a<\/em>\u00a0<em>sparare<\/em>, ossia a svolgere\u00a0<em>in prima persona<\/em>, in stretta connessione con gli Stati Uniti e anche grazie ad una\u00a0<em>integrazione crescente<\/em>\u00a0<em>della nostra industria militare in quella nordamericana<\/em>, una particolare funzione di controllo e sedazione delle crisi mediterranee: deve insomma \u201c[\u2026]giocare attivamente partite sporche per evitare che diventino conflitti e accumulare cos\u00ec sufficiente credito da sedersi al tavolo in attesa del nuovo round\u201d<a id=\"_ftnref3\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/06\/15\/il-limite-di-limes-e-il-nostro\/#_ftn3\">[3]<\/a>. \u00a0E ricavarne comunque una speciale \u201ccopertura\u201d statunitense, unita per\u00f2 al riconoscimento di \u201campi spazi di autonomia\u201d nell\u2019area a lei essenziale: escludendo ovviamente una cooperazione con Russia o Cina<a id=\"_ftnref4\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/06\/15\/il-limite-di-limes-e-il-nostro\/#_ftn4\">[4]<\/a>\u00a0. Si riconosce che l\u2019area \u00e8 piena di rischi e insidie, essendo teatro di una vera e propria manovra di aggiramento da parte di Mosca: ma ci si trae d\u2019imbarazzo sostenendo che si tratta comunque di una seconda linea di scontro, ben diversa da quella dell\u2019Ucraina e dei paesi viciniori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa tesi deve essere respinta con decisione, nonostante non sia affatto formulata dal punto di vista di un atlantismo viscerale e becero, ma argomentata con la necessit\u00e0 di assicurare un ruolo relativamente autonomo al paese e nel contempo di favorire le\u00a0<em>asserite<\/em>\u00a0tendenze statunitensi ad una soluzione non bellicista delle tensioni con la Cina. Anche qui: intento assai lodevole; ma perseguito in maniera del tutto contraddittoria, e con poco fondamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Prima di tutto, per \u201canticipare guerre da cui saremmo sopraffatti\u201d, ci si getta in quello che \u00e8 riconosciuto, anche da\u00a0<em>Limes<\/em>, \u00a0come uno spazio altamente conflittuale strettamente connesso alla guerra d\u2019Ucraina. Seconda linea, s\u00ec: ma le seconde linee fanno presto a diventare prime, o comunque a confondersi con esse; soprattutto quando passano da luoghi che, come il Mediterraneo, sono centrali per i flussi militari, energetici e commerciali. Cosicch\u00e9,\u00a0<em>anche in assenza di ulteriori conflitti mondiali<\/em>, il relativo disimpegno di Washington dal Mediterraneo acuirebbe, e non ridurrebbe, la tensione nella nostra area, che registrerebbe un maggiore attivismo da parte di Russia, Turchia, Iran.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma quegli ulteriori conflitti mondiali ci saranno: \u00a0se gli Stati Uniti allentano la presa\u00a0<em>diretta<\/em>\u00a0sul Mediterraneo non \u00e8 per rattrappirsi a casa propria, ma per meglio affrontare il conflitto con la Cina, cosa che avr\u00e0 pesanti controeffetti nel Mediterraneo stesso sia, di nuovo, in conseguenza della \u201clontananza\u201d degli Stati Uniti (non soltanto la natura, ma anche la geopolitica \u00a0<em>abhorret<\/em>\u00a0<em>vacuum<\/em>), sia per la non remota ipotesi di ritorsioni da parte di un blocco militare tra Cina, Russia e Iran.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In terzo luogo, tutto \u00e8 ulteriormente acuito dal fatto che la tendenza a risolvere\u00a0<em>manu militari<\/em>\u00a0lo scontro con la Cina \u00e8 negli Stati Uniti molto pi\u00f9 forte di quello che potrebbe trasparire dagli articoli di parte nordamericana, quasi sempre moderati e realisti, ospitati dalla rivista. Articoli ragionevoli e argomentati, nei quali per\u00f2 si rileva che la linea \u201ccauta\u201d \u00e8 assai debole a Washington, tanto che uno degli autori confessa di dover spesso misurare le parole per evitare rischi per la propria carriera<a id=\"_ftnref5\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/06\/15\/il-limite-di-limes-e-il-nostro\/#_ftn5\">[5]<\/a>. N\u00e9 la cosa muterebbe con Trump.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il nodo essenziale \u00e8 questo: per quanto il pensiero realista e moderato sia sempre stato presente, e influente, negli Stati Uniti, esso non \u00e8 mai stato veramente egemone<a id=\"_ftnref6\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/06\/15\/il-limite-di-limes-e-il-nostro\/#_ftn6\">[6]<\/a>, e a nostro parere ci\u00f2 \u00e8 dovuto anche al fatto che negli Stati Uniti mancano quelle\u00a0<em>condizioni strutturali<\/em>\u00a0che potrebbero consentire ad alcuni apparati di stato di esercitare un\u2019autonomia relativa rispetto alle tendenze espansioniste del capitale (e del plesso \u201cmilitare-industriale\u201d). E mancano perch\u00e9 il sistema decisionale di Washington non risente semplicemente della pressione\u00a0<em>esterna<\/em>\u00a0delle varie lobby, ma dell\u2019<em>interna presenza<\/em>\u00a0di decisori che provengono\u00a0<em>direttamente<\/em>, per la gran parte, dal mondo del capitalismo: presenza ulteriormente rafforzata dal nesso quasi \u201cnaturale\u201d coi\u00a0<em>think tank<\/em>\u00a0che di quel capitalismo sono ulteriore espressione, e che non svolgono certo un ruolo di mera consulenza<a id=\"_ftnref7\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/06\/15\/il-limite-di-limes-e-il-nostro\/#_ftn7\">[7]<\/a>. Sono questi gli agenti economico\/politici che hanno guidato per decenni la strategia nordamericana dell\u2019\u00a0<em>open door<\/em>, ossia del libero mercato mondiale, dell\u2019imperialismo senza colonialismo, della penetrazione affidata in prima istanza agli investimenti, ma sempre sotto la tutela (crescente nel tempo) delle armi. E questo con Clinton, con i Bush, con Obama. Rispetto a ci\u00f2 Trump rappresenta una novit\u00e0, ma non un\u2019aberrazione<a id=\"_ftnref8\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/06\/15\/il-limite-di-limes-e-il-nostro\/#_ftn8\">[8]<\/a>. Perch\u00e9 il suo protezionismo (inevitabile conseguenza della fase di apertura) ha un antesignano in Obama ed un successore in Biden, perch\u00e9 i \u201csuoi\u201d decisori, pur se in genere estranei al mondo dei\u00a0<em>think tank<\/em>, sono per\u00f2 anch\u2019essi strettamente connessi a quello del capitale, e perch\u00e9 le frazioni del capitale che a lui si rivolgono non soltanto comprendono buona parte della vecchia \u00e9lite globalista, ma in ogni caso non sono affatto meno propense di quest\u2019ultima allo scontro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Stando cos\u00ec le cose, stabilire una relazione speciale con gli Stati Uniti per evitare la guerra, o quantomeno per condurne una a bassissima intensit\u00e0, \u00e8 come affidarsi al diavolo per evitare il peccato. La predominante tendenza alla guerra \u00e8 insita nella struttura degli apparati decisionali statunitensi, ed \u00e8 tale da spingere (anche grazie a una religiosit\u00e0 che legittima l\u2019idea del \u201cpopolo eletto\u201d) a comportamenti potenzialmente controproducenti: si veda la questione Ucraina, dove l\u2019unica scelta razionale per Washington (avendo Pechino come avversaria principale) sarebbe stata quella di\u00a0<em>non<\/em>\u00a0proseguire nell\u2019espansione della Nato, mentre ha invece prevalso la scelta contraria; opzione folle sia se motivata dalla sottovalutazione della reattivit\u00e0 russa, sia se mirante alla sconfitta e dissoluzione della Russia stessa. Affidarsi completamente a una tale potenza, in chiara crisi strategica,\u00a0<em>subordinando oltre tutto ad essa in maniera quasi irreversibile\u00a0 quella che \u00e8 ormai la punta avanzata della nostra industria nazionale<\/em>, \u00e8 una scelta sbagliata. N\u00e9 se ne ricaverebbe la sperata relativa autonomia, perch\u00e9 se qualcosa gli Stati Uniti ci hanno concesso in un lontano passato, fondato sull\u2019equilibrio fra blocchi, oggi, in piena guerra e caos, i nostri margini di libert\u00e0 sarebbero risibili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Machiavelli o Castiglione?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La proposta di Limes appare quindi del tutto irrealistica, o addirittura ingenua. Ma, a pensarci meglio,\u00a0<em>fin troppo ingenua<\/em>. E infatti c\u2019\u00e8 dell\u2019altro, qualcosa che restituisce dignit\u00e0 alla proposta, ma allo stesso tempo la rende ancor pi\u00f9 contraddittoria e financo paradossale. Perch\u00e9 mentre si offre la relazione speciale di cui sopra, contemporaneamente si dice che gli interessi italiani\u00a0<em>non coincidono affatto<\/em>\u00a0con quelli statunitensi e che, soprattutto,\u00a0<em>non coincidono le nostre rispettive idee di Occidente<\/em>: Occidente considerato dagli Stati Uniti come un\u2019entit\u00e0 in perenne espansione, e da noi invece come una realt\u00e0 finita e delimitata che con altre analoghe realt\u00e0 deve confrontarsi e venire a patti. E si aggiunge, e questo \u00e8 forse il punto pi\u00f9 interessante pur se solo accennato, che la nostra azione nel mediterraneo\u00a0<em>dovrebbe anche servire a supplire alle deficienze di pensiero strategico degli Stati Uniti<a id=\"_ftnref9\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/06\/15\/il-limite-di-limes-e-il-nostro\/#_ftn9\"><strong>[9]<\/strong><\/a><\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Insomma: la relazione speciale serve a far s\u00ec che gli americani continuino, pur se meno direttamente, a proteggerci, ma che in cambio di un nostro ruolo assai pi\u00f9 attivo ci lascino fare di testa nostra quello che hanno dimostrato di non saper fare di testa loro, e ci lascino perseguire i nostri\u00a0<em>distinti<\/em>\u00a0interessi, che di fatto escludono la partecipazione a una guerra dell\u2019Occidente contro il resto del mondo. Questa sembrerebbe la sostanza \u201cmachiavellica\u201d della proposta di\u00a0<em>Limes<\/em>:\u00a0<em>fare la guerra per non fare la guerra<\/em>, riuscire a perseguire i nostri interessi guardando le spalle a una potenza che ha interessi essenzialmente divergenti, ed insegnandole quella sorta di moderazione che le sue dimensioni e la sua storia le impediscono di acquisire autonomamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A tutto voler concedere, la proposta che qui discutiamo potrebbe essere interpretata anche come punto d\u2019incontro tra un massimo di realismo e un massimo di tutela dell\u2019interesse del paese. Il (prudentemente) sottaciuto ragionamento di\u00a0<em>Limes<\/em>\u00a0potrebbe essere il seguente: siccome in ogni caso un\u2019alleanza particolare con gli Stati Uniti \u00e8 al momento inevitabile, tanto vale proporla come nostra scelta autonoma, e quindi sottoporla a determinate condizioni, quali una certa libert\u00e0 di manovra e magari la ridiscussione del pericoloso trattato (\u201csegreto\u201d) del 1954 sull\u2019utilizzo delle basi americane presenti nel nostro territorio. Ma anche una simile finezza geopolitica sarebbe destituita di fondamento, per gli stessi motivi generali di cui si \u00e8 detto prima. In particolare, poi, essa sarebbe una ripetizione di quella \u201cindipendenza dipendente\u201d<a id=\"_ftnref10\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/06\/15\/il-limite-di-limes-e-il-nostro\/#_ftn10\">[10]<\/a>\u00a0che ha caratterizzato ciclicamente la nostra relazione con Washington, e che consiste nell\u2019ottenere margini di autonomia per l\u2019Italia\u00a0<em>in cambio di un preliminare rafforzamento della nostra subordinazione gerarchica<\/em>: cos\u00ec Fanfani pot\u00e9 avviare il suo neoatlantismo (sostanzialmente: apertura commerciale e politica nei confronti dei paesi in via di sviluppo, e relazioni economiche con la stessa Urss) soltanto dopo aver giurato su\u00a0<em>Foreing Affairs<\/em>\u00a0che la sua strategia era (come in effetti era) una ben precisa forma di anticomunismo, ben pi\u00f9 raffinata dello scontro diretto con Mosca. Cos\u00ec Craxi pot\u00e9 continuare a muoversi \u201cautonomamente\u201d in Medio oriente e nei Balcani anche perch\u00e9 nel contempo ribadiva la chiusura verso i comunisti e, soprattutto, accettava l\u2019installazione degli\u00a0<em>euromissili<\/em>\u00a0sul territorio italiano. Gi\u00e0 ieri questa strategia ha avuto esiti limitati. Ma oggi il costo della relativa indipendenza\u00a0 sarebbe assai maggiore, e in cambio quasi evanescente sarebbe l\u2019indipendenza stessa, dato\u00a0 il semplice fatto che \u2013 ripetiamolo \u2013 siamo in guerra, ed in guerra le pretese dell\u2019egemone si rafforzano, limitando le manovre dell\u2019alleato e rendendo addirittura possibile una riforma\u00a0<em>in peius<\/em>\u00a0degli accordi che si vorrebbero modificare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non a caso, quindi,\u00a0 la proposta di\u00a0<em>Limes<\/em>\u00a0\u00e8 stata qui definita \u201cmachiavellica\u201d con una sottolineatura delle virgolette:\u00a0 lo si \u00e8 fatto perch\u00e9 Machiavelli non \u00e8 ovviamente riducibile a un repertorio di astuzie, poi perch\u00e9 la proposta \u00e8 talmente iperrealista da divenire idealistica, e infine perch\u00e9, pur se nella rivista Machiavelli \u00e8 opportunamente invocato in un significativo articolo contro il tab\u00f9 del vincolo esterno<a id=\"_ftnref11\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/06\/15\/il-limite-di-limes-e-il-nostro\/#_ftn11\">[11]<\/a>, pi\u00f9 che di Machiavelli qui si tratta del Castiglione, ossia dell\u2019autore del\u00a0<em>Libro del<\/em>\u00a0<em>Cortegiano<\/em>. Ci\u00f2 sia detto senza alcuna intenzione d\u2019offendere: non solo il\u00a0<em>Cortegiano<\/em>\u00a0\u00e8 uno splendido libro che ha avuto, a suo tempo e ben oltre, una diffusione e un\u2019importanza eccezionali, ma esso non \u00e8 nemmeno quell\u2019invito, appunto, alla servile cortigianeria che riassunti affrettati ci hanno spesso fatto credere. Il cortigiano del Castiglione deve ingraziarsi il signore non per lucrarne piccoli favori, ma per ottenere la sua fiducia e quindi\u00a0<em>potergli \u00a0dire francamente la verit\u00e0<\/em>, e indurlo cos\u00ec a\u00a0<em>scegliere il pubblico bene invece del male<\/em><a id=\"_ftnref12\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/06\/15\/il-limite-di-limes-e-il-nostro\/#_ftn12\">[12]<\/a>. Nobile ruolo: peccato che serva a ribadire la servit\u00f9 e ad evitare di fare in prima persona quel che si spera faccia il signore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In questa impossibilit\u00e0 a staccarsi dal \u201csignore\u201d, ossia dagli Stati Uniti, sta tutto il limite della pur notevole impresa culturale di\u00a0<em>Limes<\/em>\u00a0e del suo tentativo (coraggioso, in Italia) di mettere comunque sempre in primo piano l\u2019interesse nazionale. Per\u00a0<em>Limes<\/em>, infatti, (e questo \u00e8, per quanto qui ci riguarda, il suo limite principale) l\u2019interesse nazionale italiano\u00a0<em>coincide<\/em>\u00a0con l\u2019alleanza atlantica: la rivista non definisce in maniera indipendente l\u2019interesse del paese per\u00a0<em>poi<\/em>\u00a0mediarlo, inevitabilmente, coi rapporti di forza, ma dice fin da subito che la relazione con Washington \u00e8 parte integrante di tale interesse<a id=\"_ftnref13\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/06\/15\/il-limite-di-limes-e-il-nostro\/#_ftn13\">[13]<\/a>. Affermazione mesta, ma tutto sommato\u00a0<em>relativamente<\/em>\u00a0poco nociva in epoca di globalizzazione ascendente, tragica nell\u2019epoca di guerra che anche\u00a0<em>Limes<\/em>\u00a0sa essere stata inaugurata proprio dal paese a cui proponiamo una\u00a0<em>special partnership<\/em>\u00a0che dalla guerra ci salvi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Dell\u2019interesse nazionale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa \u00e8 la proposta di Limes, e si \u00e8 visto cosa pensarne. Ma noi cosa proponiamo? Noi (e intendo con \u201cnoi\u201d tutti coloro che, almeno dall\u2019epoca del governo Monti, hanno scoperto e rivendicato il nesso tra sovranit\u00e0 nazionale, democrazia e prospettiva socialista) non sappiamo andare oltre la giusta visione di un nuovo equilibrio multipolare, visione in cui per\u00f2\u00a0<em>non \u00e8 mai veramente precisato il posto che spetterebbe all\u2019Italia<\/em>\u00a0(se non in negativo: fuori dalla Nato, fuori dall\u2019euro\u2026). Vogliamo essere l\u2019estrema propaggine di un blocco occidentale, oppure di un \u201cblocco Brics\u201d? Vogliamo far parte di un autonomo blocco europeo o mediterraneo? Oppure auspichiamo che gli eventi ci consegnino un ruolo di battitore libero, consentendoci di lucrare dagli uni e dagli altri? Probabilmente, l\u2019incapacit\u00e0 di rispondere a questa domanda \u00e8 uno dei motivi dell\u2019attuale debolezza politica delle nostre posizioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Chi scrive si rende conto che la risposta a una questione del genere potrebbe essere data solo dal comitato centrale del \u201cpartito che non c\u2019\u00e8\u201d. Ma poich\u00e9 il partito, appunto, non c\u2019\u00e8, bisogna assumersi il rischio di avanzare ipotesi fondate, al momento, quasi solo sulla riflessione individuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Prima di tutto, per\u00f2, \u00e8 necessario fare una breve digressione sulla questione dell\u2019interesse nazionale. Se \u00e8 vero che tale interesse dipende in buona misura da dati \u201cduri\u201d, come la collocazione geografica e gli effetti di lunga durata della storia di un paese, \u00e8 altrettanto vero che l\u2019interpretazione di questi stessi dati, e quindi la definizione stessa dell\u2019interesse nazionale, \u00e8 oggetto di un conflitto che \u00e8 alla fin fine\u00a0<em>un conflitto di classe<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per le frazioni mondialiste del capitalismo italiano (o per le frazioni del capitale mondiale momentaneamente ospitate dal Bel Paese), l\u2019interesse nazionale non esiste, oppure si identifica con l\u2019ubbidienza alle istituzioni chiave dell\u2019Occidente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Pi\u00f9 complicato \u00e8 invece l\u2019atteggiamento del capitale \u201cnazionale\u201d (in gran parte\u00a0<em>piccolo<\/em>\u00a0capitale), oggi in buona misura rappresentato dalla destra. In questo caso l\u2019interesse nazionale si identifica con tutto ci\u00f2 che consente la prosecuzione di un modello economico e sociale\u00a0<em>low profile<\/em>, fondato sulle piccole dimensioni d\u2019impresa, i bassi salari, la scarsa innovazione, il lassismo fiscale: il tutto nel contesto di uno stato debole\u00a0 (tranne che per gli apparati militari e repressivi), frammentato, in gran parte privatizzato e esposto ai flussi dell\u2019economia criminale, uno stato la cui politica economica consiste essenzialmente di sussidi alle imprese<a id=\"_ftnref14\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/06\/15\/il-limite-di-limes-e-il-nostro\/#_ftn14\">[14]<\/a>. In questo caso, quindi, la rivendicazione della sovranit\u00e0 nazionale non \u00e8 fatta in nome di un nuovo ruolo regolatore e redistributore dello stato, ma al contrario si concentra soltanto contro le \u201crestrizioni\u201d e le \u201cregole\u201d (spesso indubbiamente inaccettabili) imposte dai \u201cburocrati\u201d di Bruxelles: viene rivendicata la sovranit\u00e0\u00a0<em>verso l\u2019esterno<\/em>, ma soprattutto per poter continuare a minare la\u00a0<em>sovranit\u00e0 interna<\/em>\u00a0dello stato, ossia quella che si esercita come limitazione dello strapotere degli interessi privati. Certo, nei momenti di pi\u00f9 grave crisi si giunge a mettere in discussione la stessa appartenenza all\u2019eurozona: ma alla fine la relativa debolezza di questo blocco, e soprattutto l\u2019orientamento\u00a0<em>bon gr\u00e9 mal gr\u00e9\u00a0<\/em>europeista dei suoi maggiori rappresentanti (ossia dell\u2019 industria del Nord inserita nella catena del valore tedesca e della stessa Fininvest\/Mediaset, divenuta ormai quest\u2019ultima\u00a0<em>MediaforEurope<\/em>) inducono a pi\u00f9 miti consigli. Come Mussolini faceva il socialista solo quando non era ancora o non era pi\u00f9 al potere, cos\u00ec la destra anti-euro dimentica i suoi astratti furori non appena perviene al governo<a id=\"_ftnref15\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/06\/15\/il-limite-di-limes-e-il-nostro\/#_ftn15\">[15]<\/a>. In questo quadro l\u2019interesse nazionale si identifica soprattutto col \u201cfar da s\u00e9\u201d in tutti i campi in cui \u00e8 possibile, e col prendere dall\u2019Unione europea solo quel tanto di denaro che essa occasionalmente eroga, per il resto compensando con l\u2019evasione fiscale le limitazioni imposte dall\u2019euro. Su questa fragilissima base la rivendicazione della sovranit\u00e0 nazionale da parte della destra \u00e8 destinata ad oscillare tra la mera retorica e l\u2019avventurismo. In condizioni relativamente normali gli interessi rappresentati dalla destra preferiscono convivere, pur mugugnando, con le istituzioni comunitarie. In condizioni davvero eccezionali si potrebbe passare ai fatti: ma peggio sarebbe, perch\u00e9 data la nostra debolezza l\u2019uscita dalla zona euro ci costringerebbe a consegnarci integralmente\u00a0 all\u2019egemone attuale e alla sua insensata strategia, ribadendo cos\u00ec il destino della destra italiana: quello di agitare un nazionalismo straccione per poi soffocare la sovranit\u00e0 nazionale nelle braccia di un pericoloso protettore, ieri Hitler, oggi l\u2019inquilino, comunque guerrafondaio, della Casa Bianca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Assai diverso \u00e8 l\u2019interesse nazionale visto alla luce delle esigenze obiettive delle classi subalterne. Che hanno bisogno della costruzione di uno stato forte e autorevole, neutrale e pacifico in politica estera, capace, all\u2019interno, di invertire la tendenza alla pauperizzazione del lavoro attraverso un vero e proprio piano di reindustrializzazione del paese (base per la piena occupazione e quindi per il rafforzamento di un autonomo movimento dei lavoratori), capace di imporre una tassazione progressiva, e cos\u00ec anche un ampiamento dello stato sociale. Tutto ci\u00f2\u00a0<em>richiede ovviamente una piena attuazione della sovranit\u00e0 monetaria<\/em>: ecco dunque che la definizione e il perseguimento dell\u2019interesse nazionale, e quindi il recupero della sovranit\u00e0, sono questioni che sorgono\u00a0<em>direttamente ed autonomamente<\/em>\u00a0dalle esigenze della classi subalterne, a prescindere dalle posizioni e dalle richieste della frazione \u201cmeno globalista\u201d del capitale. Non si tratta quindi di temi \u201cdi destra\u201d, come un\u2019attardata sinistra ex radicale continua a ripetere, ma di temi che definiscono, contemporaneamente, obiettivi e condizioni di possibilit\u00e0 della lotta di classe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ripetiamo, per\u00f2, che la sovranit\u00e0 rivendicata dalle classi subalterne per essere efficace deve esercitarsi all\u2019interno di uno spazio che\u00a0<em>consenta davvero<\/em>\u00a0una relativa autonomia dai flussi del capitale finanziario mondiale e che difenda la politica monetaria popolare dagli inevitabili attacchi provenienti da aree ostili. Perch\u00e9 il recupero di sovranit\u00e0 sia effettivo, esso implica quindi (soprattutto per una media potenza in affanno come l\u2019Italia)\u00a0<em>la costruzione di un\u2019area di cooperazione economico-politica internazionale che raggiunga le dimensioni minime necessarie a dar vita a politiche pro-labour.<\/em>\u00a0Come la libert\u00e0 degli individui non pu\u00f2 consistere nella (illusoria) rivendicazione di una integrale indipendenza da ogni tipo di relazione, ma nella autonoma scelta del\u00a0<em>chi<\/em>\u00a0e del\u00a0<em>come<\/em>, cos\u00ec per le nazioni la sovranit\u00e0 non si realizza (e meno che mai oggi) nell\u2019autarchia, ma nella autonoma scelta dei paesi con cui cooperare e dei modi di questa cooperazione. L\u2019Italia, insomma, e soprattutto se vuole condurre una politica popolare, non pu\u00f2 \u201cfare da sola\u201d: anche se per alcune fasi potrebbe esservi costretta, questo non pu\u00f2 essere l\u2019obiettivo fondamentale. Fare da sola significa, alla fine, fare sempre quello che vuole il pi\u00f9 forte: oggi\u00a0 gli Stati Uniti e domani (o meglio, dopodomani) chiss\u00e0 chi altro. Significa, quindi, abdicare di fatto a quella sovranit\u00e0 che si sarebbe appena riconquistata di diritto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Il posto dell\u2019Italia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Torniamo quindi al multipolarismo. Quale dovrebbe essere la nostra collocazione ottimale (e preciser\u00f2 alla fine che cosa si debba intendere con questo \u201cottimale\u201d) in un futuro mondo multipolare? I principi guida dovrebbero essere due: 1) l\u2019Italia non deve essere la\u00a0<em>periferia<\/em>\u00a0di qualche polo, ossia non deve essere sulla linea di confine, che diviene troppo facilmente \u201clinea di tiro\u201d, ma deve avere una posizione\u00a0<em>centrale<\/em>\u00a0e neutrale; 2) l\u2019Italia deve far parte di un polo che le consenta il massimo di potere decisionale possibile. Dati questi principi sono da scartare sia l\u2019ipotesi dell\u2019esser parte di un grande blocco atlantico sia quella opposta: in entrambi i casi saremmo sulla linea di tiro, in entrambi i casi il nostro potere di condizionamento delle decisioni del polo sarebbe minimale. L\u2019idea di un polo mediterraneo, affascinante e spesso riaffiorante negli anni, \u00e8 dettata dalla logica, ossia da una serie di motivi storico-geografici che qui diamo per noti: ma\u00a0<em>nelle condizioni attuali<\/em>\u00a0essa non \u00e8 realizzabile, o quantomeno non \u00e8 pi\u00f9 perseguibile\u00a0<em>come strategia unica o principale<\/em>. Infatti il Mediterraneo si \u00e8 fatto assai pi\u00f9 affollato (e difficile) e noi ci siamo fati assai pi\u00f9 deboli, economicamente e politicamente\u00a0 (il \u201cpiano Mattei\u201d senza la potenza dell\u2019industria di stato e senza una pur relativa autonomia da Washington \u00e8 pura caricatura): un accesso parzialmente influente al Mediterraneo, al momento, ci sarebbe possibile soltanto nelle forme della \u201crelazione speciale\u201d con gli Stati Uniti gi\u00e0 criticata sopra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Cosa resta, dunque? Resta la prospettiva di\u00a0<em>un\u2019alleanza economico-politica<\/em>\u00a0<em>fra paesi europei<\/em>, un\u2019alleanza che nasca sulle ceneri dell\u2019Unione europea o che comunque vada\u00a0<em>de facto<\/em>\u00a0oltre l\u2019Unione e oltre l\u2019euro e si basi sulla neutralit\u00e0 e sul ripudio del liberismo. Un\u2019alleanza a cui l\u2019Italia apporterebbe il proprio peso economico comunque ancora significativo, la propria proiezione mediterranea (che, allora s\u00ec, dall\u2019alleanza sarebbe rafforzata e quindi\u00a0<em>di nuovo possibile al meglio<\/em>), la valenza politica del proprio smarcarsi dagli Stati Uniti. Questa alleanza ci consentirebbe di non essere sul confine di uno scontro, ma parte di un blocco centrale e neutrale, e in essa il nostro paese, pur non avendo probabilmente un ruolo preponderante, avrebbe comunque voce in capitolo molto pi\u00f9 che in qualunque altro sodalizio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Secondo Carlo Maria Santoro l\u2019Italia si \u00e8 sempre pensata (a ragione o a torto) alternativamente come\u00a0<em>penisola<\/em>, ossia come appendice mediterranea del continente europeo, oppure come\u00a0<em>\u201cisola\u201d<\/em>, ossia come autonomo soggetto mediterraneo: la prima rappresentazione, secondo Santoro, ha sempre accompagnato politiche eccessivamente subalterne (e l\u2019Unione europea ne \u00e8 l\u2019ultima esemplificazione), mentre la seconda ha favorito atteggiamenti spesso troppo volontaristici<a id=\"_ftnref16\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/06\/15\/il-limite-di-limes-e-il-nostro\/#_ftn16\">[16]<\/a>. Nelle prime tre ipotesi considerate (polo occidentale, polo Brics, avventura mediterranea) noi saremmo una sorta di isola vicinissima all\u2019Europa ma staccata da essa, esposta in solitudine a tutti i venti. Venti di guerra. Nella quarta ipotesi saremmo certamente una penisola del continente europeo, ma adesso in un ruolo di coprotagonista e con una pi\u00f9 autorevole proiezione Mediterranea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Difficile? No: difficilissimo. Facilissimo sarebbe restare dove siamo: e quindi rimanere sulla linea di tiro. Facile sarebbe provare ad avventurarsi nel Mediterraneo, senza per\u00f2 avere la forza di gestire alcunch\u00e9. Meno facile, ma non impossibile, sarebbe entrare nell\u2019area di influenza dei Brics, subendo per\u00f2 poi la pressione atlantista senza peraltro avere la certezza di una integrazione vantaggiosa con l\u2019Est. D\u2019altra parte, un\u2019alleanza europea come quella appena suggerita ha dalla sua una significativa razionalit\u00e0 geopolitica: non a caso ritorna ciclicamente ogni volta che si debba pensare un\u2019alternativa neutralista allo scontro tra Est e Ovest (come avvenne al Pci negli anni \u201970). Inoltre pu\u00f2 avvalersi del ricordo di una fase storica passata, in cui la partecipazione alla Cee pot\u00e9 addirittura essere vista come modo per\u00a0<em>rafforzare<\/em>\u00a0la sovranit\u00e0 dei singoli stati<a id=\"_ftnref17\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/06\/15\/il-limite-di-limes-e-il-nostro\/#_ftn17\">[17]<\/a>. Una tale alleanza richiederebbe certamente preliminari sconvolgimenti politici in ciascuno dei paesi contraenti, tali da mettere fuori gioco l\u2019atlantismo e il liberismo della destra e della sinistra\u00a0 attuali. Ma del resto \u00e8 proprio in un\u2019epoca di sconvolgimenti che stiamo vivendo, e l\u2019Europa ne \u00e8 al centro. Non pu\u00f2 sfuggire a nessuno il fatto che subito dopo i conflitti che variamente contrappongono l\u2019Occidente all\u2019Est, vi \u00e8 un serio conflitto all\u2019interno dell\u2019Occidente, da tempo latente ma oggi sempre pi\u00f9 palese, che contrappone gli Stati Uniti e gran parte dell\u2019Europa. Un conflitto che attraverso la guerra un Ucraina, mira anche a indebolire strutturalmente il continente e ad aumentarne la dipendenza economica dagli Stati Uniti, s\u00ec da rendergli definitivamente impossibile quella cooperazione con la Russia che da sempre Washington considera come una vera e propria catastrofe. Insomma l\u2019Europa non \u00e8 semplicemente teatro occasionale di guerra,\u00a0<em>ma \u00e8 posta in gioco nel conflitto globale<a id=\"_ftnref18\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/06\/15\/il-limite-di-limes-e-il-nostro\/#_ftn18\"><strong>[18]<\/strong><\/a><\/em>, e ci\u00f2 non pu\u00f2 non favorire lacerazioni, conflitti e mutamenti epocali: conflitti e mutamenti nei quali inserirsi consapevolmente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Prospettive e parole d\u2019ordine<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Due questioni si pongono, in conclusione: una relativa al rapporto tra quest\u2019idea di alleanza europea e la lotta contro l\u2019Unione e l\u2019euro; l\u2019altra, pi\u00f9 generale, relativa allo stesso statuto politico dell\u2019idea: una parola d\u2019ordine immediatamente agibile o una vaga prospettiva da citare ogni tanto, proseguendo intanto nella piccola tattica\u00a0<em>day by day?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quanto alla prima questione bisogna evitare equivoci: un blocco europeo come quello che abbiamo ipotizzato \u00e8 totalmente contrario alla logica geopolitica ed economica che sottost\u00e0 alla attuale Unione europea. Non nasce per rafforzare l\u2019atlantismo, ma per decretarne la fine. Non riduce la politica a serva dell\u2019economia, ma la rimette al posto di comando. Quel blocco non si realizza quindi come\u00a0<em>prosecuzione<\/em>\u00a0dell\u2019esperienza attuale, come suo approfondimento in direzione dei famosi Stati Uniti d\u2019Europa, ma come\u00a0<em>inversione di marcia<\/em>: come rapporto fra stati sovrani fondato su una scelta politica di autonomia strategica<a id=\"_ftnref19\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/06\/15\/il-limite-di-limes-e-il-nostro\/#_ftn19\">[19]<\/a>. L\u2019idea \u00e8 che\u00a0<em>proprio perch\u00e9<\/em>\u00a0abbiamo bisogno di un\u2019alleanza economico-politica orientata alla neutralit\u00e0, al controllo dei capitali e alle politiche espansive,\u00a0<em>proprio per questo<\/em>\u00a0dobbiamo superare le attuali istituzioni comunitarie invece di renderle pi\u00f9 cogenti ed \u201cunitarie\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quanto alla seconda questione, bisogna sempre ricordare che in politica, e soprattutto in politica estera, \u00e8 molto difficile raggiungere direttamente lo scopo prefissato e bisogna passare attraverso infinite mediazioni e svolte tattiche, che spesso comportano anche una ridefinizione dello scopo stesso: scopo che deve essere comunque sempre esplicitato e tenuto a mente, non fosse altro per capire di quanto ci stiamo allontanando da esso. Quindi l\u2019idea dell\u2019alleanza europea pu\u00f2 al momento essere indicata come prospettiva generale, ma\u00a0<em>non per questo pu\u00f2 divenire parola d\u2019ordine immediata<\/em>\u00a0(a meno di un deciso modificarsi della situazione). Deve per\u00f2 essere sempre perseguita, e fin da subito,\u00a0<em>a prescindere dalle forme che essa di volta in volta pu\u00f2 assumere<\/em>, la costruzione di uno spazio cooperativo internazionale, e ci\u00f2 sia nelle relazioni europee sia in quelle con qualunque altro stato disponibile: in assenza di uno spazio stabile, anche reti momentanee possono essere utili. E per quanto riguarda l\u2019Europa in senso stretto, l\u2019idea di questo spazio pu\u00f2 essere costretta a fare alcuni passi avanti anche dentro la cornice della Nato e dell\u2019Unione europea: ad esempio costruendo una coalizione \u00a0<em>anti-escalation<\/em>\u00a0all\u2019interno della prima e forzando con decisioni intergovernative\u00a0<em>ad hoc<\/em>\u00a0i peggiori vincoli economici della seconda. Lo stesso superamento dell\u2019euro pu\u00f2 conoscere diverse forme, alcune anche momentaneamente interne all\u2019Unione<a id=\"_ftnref20\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/06\/15\/il-limite-di-limes-e-il-nostro\/#_ftn20\">[20]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tra la situazione attuale e l\u2019uscita netta da Nato e euro possono esservi insomma\u00a0<em>numerose vie intermedie<\/em>\u00a0che consentono di\u00a0<em>accumulare forze<\/em>\u00a0per una spallata ulteriore, mentre posizioni che si riducono a ripetere senza posa l\u2019obiettivo finale hanno solo l\u2019effetto di\u00a0<em>impedire<\/em>\u00a0quella accumulazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il nostro limite maggiore, finora \u00e8 stato proprio questo: ripetere l\u2019idea di fondo senza mai arrischiarsi ad articolarla, sperando che \u201cprima o poi\u201d una crisi mostri a tutti che abbiamo sempre avuto ragione: ma a quel punto, data la nostra inconsistenza, numerose schiere di camaleonti si impadronirebbero di quell\u2019idea, deturpandola e volgendola a loro favore. \u00a0E, gi\u00e0 da ora, il mero concentrarsi sulla sola\u00a0<em>exit<\/em>\u00a0non ha fatto altro che confondere la nostra retorica con quella (strumentale) della destra: mentre invece ci sarebbe tutto lo spazio per sottrarre a quest\u2019ultima l\u2019arma simbolica della difesa del paese, mostrando che l\u2019unica vera sovranit\u00e0 nazionale \u00e8 quella che nasce dalle autonome iniziative delle classi subalterne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non \u00e8 peregrino il pensare che una proposta concreta e realistica di nuova collocazione del paese (proposta magari anche diversa da quella qui avanzata, ma comunque rispondente alle stesse esigenze), nonch\u00e9 l\u2019esplicitazione del nesso tra lotta di classe e recupero della sovranit\u00e0, possano non solo offrire una prospettiva di fondo a un nuovo ciclo di lotte popolari, ma anche favorire\u00a0<em>l\u2019avvio<\/em>\u00a0di questo stesso ciclo, vista l\u2019attuale (momentanea?) difficolt\u00e0 delle classi subalterne a percepirsi e mobilitarsi soltanto\u00a0<em>come tali<\/em>, e la possibile propensione a farlo, piuttosto, anche come movimento di cittadini che rivendicano la costruzione di una nuova nazione, democratica e pacifica perch\u00e9 sovrana.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn1\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/06\/15\/il-limite-di-limes-e-il-nostro\/#_ftnref1\">[1]<\/a>\u00a0Il riferimento \u00e8 a Limes n. 2\/24,\u00a0<em>Una certa idea di Italia<\/em>\u00a0e Limes n. 3\/24,\u00a0<em>Mal d\u2019America,\u00a0<\/em>d\u2019ora in poi L2 e L3. Non ho letto finora riflessioni critiche su questi due numeri, ad eccezione della attenta ricostruzione del\u00a0 numero 3 e di quello successivo fatta da Carlo Formenti nel suo blog Per un socialismo del secolo XXI,\u00a0<a href=\"https:\/\/socialismodelsecoloxxi.blogspot.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/socialismodelsecoloxxi.blogspot.com\/<\/a>, ricostruzione alla quale rimando per gli ulteriori approfondimenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn2\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/06\/15\/il-limite-di-limes-e-il-nostro\/#_ftnref2\">[2]<\/a>\u00a0L2, p 31.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn3\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/06\/15\/il-limite-di-limes-e-il-nostro\/#_ftnref3\">[3]<\/a>\u00a0Federico Petroni \u201cPer una relazione speciale con gli Stati Uniti\u201d, L2, p. 243<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn4\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/06\/15\/il-limite-di-limes-e-il-nostro\/#_ftnref4\">[4]<\/a>\u00a0<em>Ibidem<\/em>, p. 235<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn5\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/06\/15\/il-limite-di-limes-e-il-nostro\/#_ftnref5\">[5]<\/a>\u00a0Si vedano in L3, tra gli altri, Scott Smitson, \u201cLe otto patologie dell\u2019America\u201d; \u201cL\u2019impero deve darsi un limite\u201d, conversazione con Michael Kimmage, e \u201cNon possiamo fare la guerra in Europa senza scoprirci in Asia\u201d, conversazione con Elbridge A. Colby: la \u201cconfessione\u201d \u00e8 fatta appunto da quest\u2019ultimo, a p. 161.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn6\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/06\/15\/il-limite-di-limes-e-il-nostro\/#_ftnref6\">[6]<\/a>\u00a0Si veda al proposito la ricostruzione della vicenda di George Kennan, forse il pi\u00f9 eminente rappresentante del realismo strategico statunitense, fatta in \u201cL\u2019impero, non il mondo\u201d, editoriale di L3.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn7\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/06\/15\/il-limite-di-limes-e-il-nostro\/#_ftnref7\">[7]<\/a>\u00a0Sul punto sono assai rilevanti le ricerche riassunte in Bastiaan van Apeldoorn, Nan\u00e0 de Graaff, \u201cCorporate elite Networks and US post-Cold War grand strategy from Clinton to Obama\u201d, in\u00a0<em>European Journal of International<\/em>\u00a0<em>Relations<\/em>, Vol. 20, 2014 e in Bastiaan van Apeldoorn, Ja\u0161a Veselinovi\u010d, Nan\u00e0 de Graaff,\u00a0<em>Trump and the Remaking of American Grand Strategy.\u00a0<\/em><em>The Shift from Open Door Globalism to Economic Nationalism<\/em>, Palgrave Macmillan, London-New York, \u00a02023.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn8\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/06\/15\/il-limite-di-limes-e-il-nostro\/#_ftnref8\">[8]<\/a>\u00a0<em>Op. ult. cit<\/em>., pp 211 e\u00a0<em>passim<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn9\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/06\/15\/il-limite-di-limes-e-il-nostro\/#_ftnref9\">[9]<\/a>\u00a0F. Petroni,\u00a0<em>art. cit<\/em>, p. 243.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn10\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/06\/15\/il-limite-di-limes-e-il-nostro\/#_ftnref10\">[10]<\/a>\u00a0Ho proposto la categoria di \u201cindipendenza dipendente\u201d, per definire alcune fasi della politica estera italiana fino agli anni \u201980 del secolo scorso, nel sesto capitolo del mio\u00a0<em>I senza patria. La solitudine degli italiani in un mondo di nazioni<\/em>, Meltemi, Milano, 2020.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn11\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/06\/15\/il-limite-di-limes-e-il-nostro\/#_ftnref11\">[11]<\/a>\u00a0Giuseppe de Ruvo, \u201cIl vincolo esterno (non) \u00e8 un destino\u201d, in L2, pp.54-55.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn12\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/06\/15\/il-limite-di-limes-e-il-nostro\/#_ftnref12\">[12]<\/a>\u00a0\u201cIl fin adunque del perfetto cortegiano, del quale insino a qui non s\u2019\u00e8 parlato, estimo io che sia che sia il guadagnarsi per mezzo delle condicioni attribuitegli da questi signori [ossia dai partecipanti alla conversazione sulle caratteristiche del cortigiano, NdA] talmente la benivolenzia e l\u2019animo di quel principe a cui serve che possa dirgli e sempre gli dica la verit\u00e0 di ogni cosa che ad esso convenga sapere, senza timor o periculo di despiacergli; e conoscendo la mente di quello inclinata a far cosa non conveniente, ardisca di contradirgli, e con gentil modo valersi della grazia acquistata con le sue bone qualit\u00e0 per rimoverlo da ogni intenzion viciosa ed indurlo al camin della virt\u00f9; e cos\u00ec [\u2026] sapr\u00e0 in ogni proposito destramente far vedere al suo principe quanto onore ed utile nasca a lui ed alli suoi dalla giustizia, dalla liberalit\u00e0, dalla magnanimit\u00e0, dalla mansuetudine e dall\u2019altre virt\u00f9 che si convengono a bon principe; e, per contrario, quanta infamia e danno proceda dai vicii oppositi a queste\u201d, Baldassar Castiglione,\u00a0<em>Il Libro del Cortegiano<\/em>, Garzanti, Milano, 1990, pp.368-369.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn13\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/06\/15\/il-limite-di-limes-e-il-nostro\/#_ftnref13\">[13]<\/a>\u00a0Questo avviene ad esempio nell\u2019 Editoriale del n. 2 del 2019, \u201cPerch\u00e9 non possiamo non dirci italiani\u201d, in cui gi\u00e0 si parla della \u201crelazione speciale\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn14\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/06\/15\/il-limite-di-limes-e-il-nostro\/#_ftnref14\">[14]<\/a>\u00a0Sul punto si veda, a titolo indicativo, Andrea Capussela,\u00a0<em>Patrioti pericolosi: la destra\u00a0 italiana e l\u2019interesse nazionale<\/em>,\u00a0<a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/01\/25\/patrioti-pericolosi-la-destra-italiana-e-linteresse-nazionale\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/01\/25\/patrioti-pericolosi-la-destra-italiana-e-linteresse-nazionale\/<\/a>. Quanto alla \u00a0trentennale distruzione dell\u2019unit\u00e0 e dell\u2019operativit\u00e0 dello stato italiano (attuata in\u00a0<em>concordia discors<\/em>\u00a0dalla sedicente sinistra e dalla destra, ed oggi da quest\u2019ultima decisamente accelerata) essa fa s\u00ec che il premierato, a parte ogni altra considerazione, sarebbe eventualmente solo un modo per garantire non la governabilit\u00e0, ma la continuazione del governo Meloni anche a dispetto dei suoi stessi alleati. Il problema fondamentale del paese non \u00e8 la stabilit\u00e0 del governo (ammesso e non concesso che la strampalata riforma possa garantirla sul serio), ma la ripubblicizzazione dello stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn15\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/06\/15\/il-limite-di-limes-e-il-nostro\/#_ftnref15\">[15]<\/a>\u00a0Non \u00e8 un caso, quindi, se i famosi \u201cpoteri forti\u201d sovranazionali, soprattutto dopo il recente allontanamento di Salvini e Le Pen dall\u2019AfD, vedono nella destra europea e italiana una forza politica oggi\u00a0<em>pi\u00f9 affidabile<\/em>\u00a0della sinistra perch\u00e9 pi\u00f9 capace, magari anche dando sfogo ad alcuni umori critici, di controllare e disciplinare la popolazione in epoca di guerra: cosa che fa dire a qualcuno che ormai la destra non \u00e8 pi\u00f9 osteggiata dal\u00a0<em>mainstream<\/em>: ma\u00a0<em>\u00e8<\/em>\u00a0il\u00a0<em>mainstream:\u00a0<\/em><a href=\"https:\/\/www.italiaoggi.it\/news\/castellani-luiss-le-destre-sdoganate-dalla-finanza-202405231736414070\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.italiaoggi.it\/news\/castellani-luiss-le-destre-sdoganate-dalla-finanza-202405231736414070<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn16\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/06\/15\/il-limite-di-limes-e-il-nostro\/#_ftnref16\">[16]<\/a>\u00a0Carlo Maria Santoro,\u00a0<em>La politica estera di una media potenza. L\u2019Italia dall\u2019Unit\u00e0 ad oggi,<\/em>\u00a0Il Mulino, Bologna, 1991, p. 47 e ss..<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn17\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/06\/15\/il-limite-di-limes-e-il-nostro\/#_ftnref17\">[17]<\/a>\u00a0Si vedano, tra gli altri, Alan Milward,\u00a0<em>The European Rescue of the Nation-State<\/em>, Routledge, London, 2000 e Sante Cruciani,\u00a0<em>L\u2019Europa delle sinistre. La nascita del mercato comune europeo attraverso i casi francese e italiano (1955-1957)<\/em>, Carocci, Roma, 2007.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn18\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/06\/15\/il-limite-di-limes-e-il-nostro\/#_ftnref18\">[18]<\/a>\u00a0Raffaele Sciortino, \u201cL\u2019Europa morir\u00e0 americana?\u201d, in\u00a0<em>Su la testa. Materiali per la rifondazione comunista,\u00a0<\/em>n. 21-22, giugno 2024; Pino Arlacchi, \u201cLa guerra e l\u2019Europa suicidata dagli Usa\u201d,\u00a0<em>Il Fatto Quotidiano<\/em>\u00a04\/5\/2024.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn19\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/06\/15\/il-limite-di-limes-e-il-nostro\/#_ftnref19\">[19]<\/a>\u00a0Questa ipotesi converge in buona parte con quella elaborata da Sahra Wagenknecht in\u00a0<em>Contro la sinistra neoliberale,\u00a0<\/em>Fazi, Roma, 2022, pp. 314-321.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn20\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/06\/15\/il-limite-di-limes-e-il-nostro\/#_ftnref20\">[20]<\/a>\u00a0Si vedano, ad esempio, Joseph E. Stiglitz,\u00a0<em>L\u2019Euro. Come una moneta comune minaccia il futuro dell\u2019Europa<\/em>, Einaudi, Torino, 2017, ed Ernesto Screpanti,\u00a0<em>Per un New Deal europeo<\/em>, https:\/\/www.sinistrainrete.info\/europa\/27514-ernesto-screpanti-per-un-new-deal-europeo.html<\/p>\n<div class=\"addtoany_share_save_container addtoany_content addtoany_content_bottom\">\n<div class=\"a2a_kit a2a_kit_size_26 addtoany_list\" data-a2a-url=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/06\/15\/il-limite-di-limes-e-il-nostro\/\" data-a2a-title=\"Il limite di Limes, e il nostro\"><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/06\/15\/il-limite-di-limes-e-il-nostro\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/06\/15\/il-limite-di-limes-e-il-nostro\/<\/a><\/strong><\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DA LA FIONDA (Di Mimmo Porcaro) Recentemente\u00a0Limes, una delle pochissime entit\u00e0 culturali italiane capaci di porsi all\u2019altezza dei problemi attuali, ha formulato una chiara proposta di politica estera per il nostro paese, proposta che merita di essere discussa perch\u00e9, pur proseguendo un ragionamento avviato da molto tempo, rappresenta un importante salto di qualit\u00e0[1]. Mossa dall\u2019esplicito, lodevole intento di far s\u00ec che l\u2019Italia eviti di trasformarsi in mero oggetto delle dinamiche internazionali e ne divenga invece&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":111,"featured_media":58069,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/La_Fionda.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-mnG","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/86036"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/111"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=86036"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/86036\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":86037,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/86036\/revisions\/86037"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/58069"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=86036"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=86036"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=86036"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}