{"id":86040,"date":"2024-06-18T13:56:14","date_gmt":"2024-06-18T11:56:14","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=86040"},"modified":"2024-06-18T13:56:14","modified_gmt":"2024-06-18T11:56:14","slug":"lessico-foucault-ubuesco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=86040","title":{"rendered":"Lessico Foucault. Ubuesco"},"content":{"rendered":"<p><strong>di DOPPIOZERO (Andrea Cavalletti)<\/strong><\/p>\n<p>10 dicembre 1896: \u201cFischi? S\u00ec! Urla furibonde e risate di scherno? S\u00ec. Sedili pronti a volare sul palcoscenico? S\u00ec. \u2026 E allusioni all\u2019eterna imbecillit\u00e0 umana \u2026? S\u00ec. E il simbolo della bassezza di quell\u2019inavvertito istinto che si fa tirannia? S\u00ec. \u2026 P\u00e8re Ubu\u00a0<em>esiste<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Cos\u00ec Mend\u00e8s \u2013 ci ricorda Alastair Brotchie \u2013 recensiva la prima, turbolenta messa in scena della\u00a0<em>pi\u00e8ce<\/em>\u00a0di Jarry. Quasi ottant&#8217;anni dopo, l\u20198 gennaio 1975, nell\u2019aula augusta e affollata del Coll\u00e8ge de France, risuonavano lunghe risate alla lettura di parole a loro tempo gi\u00e0 solennemente scandite fra le mura dei tribunali. E Michel Foucault, che aveva aperto in quel modo il corso\u00a0<em>Les anormaux<\/em>,<em>\u00a0<\/em>poteva<em>\u00a0<\/em>quindi commentare: \u00abNon \u00e8 la prima volta che il funzionamento della verit\u00e0 giudiziaria non soltanto costituisce un problema, ma fa ridere\u00bb. Certo, il fatto che a suscitare ilarit\u00e0 fossero delle relazioni stilate anche dai pi\u00f9 grandi nomi della psichiatria penale, e dotate del potere di decidere sulla libert\u00e0 o la detenzione, o al limite la vita e la morte di un uomo, era decisamente degno d\u2019attenzione. E se Foucault aveva apprestato quel canovaccio, sottoponendo gli ascoltatori a un test dall\u2019esito prevedibile, era perch\u00e9 potessero riflettere sulla parte che avevano appena avuto in quella parodia. Nell\u2019arco del ventennio precedente aveva scelto perci\u00f2 due esempi opposti \u2013 uno, del 1955, relativo a un delitto grave (l\u2019uccisione di una bambina), e uno molto recente, che rientrava invece nella routine dei ricatti a sfondo sessuale \u2013 per trarre la conclusione che \u00abquesti discorsi quotidiani di verit\u00e0 che uccidono e fanno ridere sono al centro della nostra istituzione giudiziaria\u00bb. Iniziando quindi l\u2019analisi di quel tratto essenzialmente grottesco, o \u201cubuesco\u201d, delle perizie, aveva marcato, a scanso di equivoci, la propria distanza da Lacan: \u00abLasciamo che siano altri a porre la domanda sugli effetti di verit\u00e0 che possono essere prodotti, nel discorso, dal soggetto supposto sapere. Io cercher\u00f2 piuttosto di studiare gli effetti di potere prodotti, nella realt\u00e0, da un discorso che \u00e8 a sua volta statutario e squalificato\u00bb.<\/p>\n<p>A quale funzione corrisponde dunque questo duplice carattere? La risposta \u00e8 come al solito semplice e sorprendente: consegnandosi al ridicolo, il discorso scientifico moderno si affianca a quello legale e lo duplica, facendo apparire sulla stessa scena del tribunale una serie di definizioni tipiche (\u201cimmaturit\u00e0 psicologia\u201d, \u201cpersonalit\u00e0 poco strutturata\u201d, ma anche \u201cmanifestazione d\u2019orgoglio pervertito\u201d, \u201calcibiadismo\u201d, \u201cbovarismo\u201d, \u201cdongiovannismo\u201d&#8230;) che sostituiscono all\u2019atto la condotta, o meglio ne costituiscono un doppio \u201ctautologico\u201d, dunque all\u2019infrazione vera e propria un bersaglio psicologico-morale. Il gioco di verit\u00e0 muta cos\u00ec e si rinnova: al problema puramente legale dell\u2019accertamento della responsabilit\u00e0 subentra quello della definizione del carattere, ovvero della pericolosit\u00e0 di un individuo che pu\u00f2 essere pi\u00f9 o meno esposto alla sanzione, pi\u00f9 o meno curabile o riadattabile. L\u2019abbassamento grottesco del sapere medico risponde, in altre parole, a un\u2019esigenza precisa: permette il suo innesto sul sapere giudiziario, quindi uno spostamento preliminare dell\u2019accertamento della verit\u00e0 dal soggetto accusato, colpevole o no, al soggetto pericoloso, delinquente, che sar\u00e0 d\u2019ora in poi l\u2019oggetto di una nuova e specifica tecnologia di potere.<\/p>\n<p>Certo, la lunga indagine sui meccanismi tesi a \u00abdifendere la societ\u00e0\u00bb, che Foucault stava svolgendo almeno dall\u2019inizio degli anni &#8217;70, raggiunge qui uno dei suoi momenti salienti, e si potrebbe anche osservare che l\u2019aspetto grottesco risulti decisivo nel passaggio dal modello puramente disciplinare o normativo a quello regolativo della normalizzazione. Non solo: se il corso del 1976 si concluder\u00e0 con l\u2019analisi della societ\u00e0 nazista quale sintesi del vecchio diritto sovrano di uccidere e della protezione biopolitica, illuminando nello sviluppo parossistico dei totalitarismi un \u00abgioco iscritto effettivamente nel funzionamento di tutti gli Stati\u00bb, gi\u00e0 nel contesto apparentemente estraneo di quella prima lezione del &#8217;75 Foucault evoca la figura dell\u2019omuncolo dalle mani tremanti, che rinchiuso nel suo bunker berlinese impartisce infine due ordini: che tutto ci\u00f2 che resta sopra di lui sia distrutto e dei dolci al cioccolato. Sovranit\u00e0 infame, squalificata, grottesca, e sviluppo totalitario o diffusione capillare (anche attraverso la delazione) del diritto di uccidere non sarebbero dunque, come la protezione della vita e l\u2019esposizione alla morte, che le due facce della stessa medaglia. Attraverso l\u2019analisi delle\u00a0<em>expertises<\/em>\u00a0psichiatriche Foucault restituisce, cio\u00e8, una categoria storico-politica fondamentale, iscritta anch\u2019essa nella meccanica generale degli Stati, poich\u00e9 non concerne esclusivamente il caso limite della sovranit\u00e0 arbitraria, ma la stessa \u00abmacchina amministrativa che, con i suoi effetti di potere inaggirabili, passa attraverso il funzionario mediocre, nullo, imbecille, superficiale, ridicolo, fallito, povero, impotente\u00bb. Ubueschi sono infatti \u00abgli elementi essenziali delle burocrazie occidentali dal XIX secolo in poi\u00bb. Al mondo del sottosuolo appartengono il capo e i funzionari: \u00abil grottesco amministrativo non \u00e8 stato semplicemente quella specie di percezione visionaria dell\u2019amministrazione che hanno potuto avere Balzac, Dostoevskij, Courteline o Kafka\u00bb.<\/p>\n<figure class=\"caption caption-img\" role=\"group\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/ve%CC%81ritable-portrait-de-monsieur-ubu-1896-%C2%A9-alfred-jarry.jpg\" alt=\"j\" width=\"800\" height=\"1333\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"d10f4e66-a24e-4b27-8419-e50788afb1e4\" \/><figcaption>Ve\u0301ritable portrait de Monsieur Ubu, 1896 \u00a9 Alfred Jarry.<\/figcaption><\/figure>\n<p>Nell\u2019uno o nell\u2019altro caso, o nella loro congiunzione, negli effetti collaboranti del lavorio burocratico e del delirio sovrano, l\u2019indegnit\u00e0 non solo non impedisce al potere di esercitarsi, n\u00e9 limita i suoi effetti, come poteva accadere nei rituali ridicolizzanti delle societ\u00e0 arcaiche. Rispetto a questi \u2013 e Foucault segna ora la propria distanza da Pierre Clastres \u2013 le liturgie ubuesche delle nostre societ\u00e0 hanno anzi una funzione esattamente opposta: si tratta ora di \u00abmanifestare in maniera eclatante l\u2019inaggirabilit\u00e0, l\u2019inevitabilit\u00e0 del potere, che pu\u00f2 precisamente funzionare in tutto il suo rigore e al culmine della sua razionalit\u00e0 violenta anche quando \u00e8 nelle mani di qualcuno che si trova effettivamente squalificato\u00bb.<\/p>\n<p>La logica \u00e8 chiara, come l&#8217;importanza e l&#8217;ampiezza del tema, e si comprende che Foucault abbia deciso di non affrontarlo direttamente (\u00abJe n&#8217;ai la force, ni le courage, ni le temps&#8230;\u00bb) per concentrarsi invece sul volto ridicolo della psichiatria penale. Ma cosa fare con questo problema \u00abdell\u2019enorme funzionamento del sovrano infame\u00bb che egli ci ha in qualche modo lasciato in eredit\u00e0? Problema tanto antico \u2013 \u00abda Nerone a Eliogabalo\u00bb in poi \u2013 quanto scottante, certo, e a sua volta\u00a0<em>incontournable.\u00a0<\/em>Problema del rapporto con un esercizio di potere che tanto pi\u00f9 forte si dimostra, tanto pi\u00f9 appare grottesco; e che d\u2019altra parte pi\u00f9 sapr\u00e0 rendersi risibile \u2013 gli esempi si affollano alla mente \u2013 e pi\u00f9 diventer\u00e0 invincibile. Abbiamo letto tutti Thomas Mann e ricordiamo la figura grottesca di Cipolla-Mussolini&#8230; Pi\u00f9 da vicino, abbiamo tutti visto i nostri modesti Ubu e, assistendo alle stragi perpetrate da governanti infami nella pi\u00f9 abietta abitudine all\u2019impotenza, non possiamo pronunciare una frase che \u2013 proprio come questa \u2013 non sottintenda il suo\u00a0<em>Merdre<\/em>!<\/p>\n<p>Problema, dunque, della potenzialit\u00e0 maligna di capi dalla miseria tanto evidente quanto ambigua e traditrice e problema prima ancora nostro, esattamente foucaultiano della soggettivazione-assoggettamento, del soggetto di questo potere infame, delle auspicabili resistenze, e, infine, o prima di tutto, problema della costituzione di s\u00e9 dello stesso soggetto che se lo pone e lo indaga. Problema amplissimo, potremmo aggiungere ancora, in cui dispositivi di potere e di sapere si incrociano in nuove combinazioni, ovvero in cui si produce la coppia efficiente potere-sapere. E insieme problema del modo in cui anche gli individui (chi \u00e8 irriso, chi irride) si agganciano l\u2019uno all\u2019altro, subendo e insieme affermando questo potere, come se la macchiettistica inettitudine restasse non solo indifferente alla forza corrosiva dello scherno, ma la ripiegasse su se stessa. Problema, cio\u00e8, del tratto suggestivo della soggettivazione: chi scherza su chi (intenzionalmente o no) si espone al ridicolo e cede al suo gioco, non limita ma aumenta il suo potere, poich\u00e9 sminuire, ridimensionare, significa credere all\u2019insuperabilit\u00e0 di ci\u00f2 che funziona malgrado (o anche attraverso) la sua stessa riduzione ai minimi termini. Problema dell\u2019infamia come rovesciamento efficiente della gloria, o della pi\u00f9 rovinosa perdita dell\u2019aura come effetto a sua volta e paradossalmente auratico; inganno di chi capisce che il serpente non \u00e8 che un bastone nodoso quando era proprio il primo a farsi per lui legno volgare. Ricordiamo ancora la sagoma deforme e il \u00abviso affilato e sciupato\u00bb di Cipolla, o dai vecchi filmati il cranio del duce nuotatore spuntare dall&#8217;acqua \u00abnei primi rigori invernali\u00bb come il torso di Starace dal cerchio di fuoco: Foucault ci spiega che la chiave della suggestione non \u00e8 nello sguardo che ammalia, ma nell\u2019aspetto dimesso o nel gesto ridicolo; ci insegna che non solo vi \u00e8 un aspetto suggestivo della soggettivazione, ma l\u2019esercizio degli apparati suggestivi \u2013 esasperato nei totalitarismi perch\u00e9 iscritto nel funzionamento di tutti gli Stati \u2013 \u00e8 una modalit\u00e0 della soggettivazione fondata sulla reazione al ridicolo, sul grottesco come marchio di un potere insuperabile. E se l\u2019automatismo (lo scatto, il salto, il gesto \u201catletico\u201d, il braccio teso del dottor Stranamore) che fa somigliare la persona a una cosa viene corretto dal riso, come insegnava Bergson, la correzione, potremmo chiosare, \u00e8 appunto \u201csociale\u201d, normalizza, riporta tutto al meccanismo vigente&#8230; e pu\u00f2 essere a sua volta meccanica.<\/p>\n<p>Allora smettere di ridere? Rassegnarsi? Restare composti di fronte alla bassezza e alla imbecillit\u00e0 feroce? Siamo gi\u00e0 sempre in troppi a farlo, si sa, e proprio questa seriet\u00e0 da parata \u00e8 oggetto dei lazzi, pi\u00f9 o meno mormorati, dei refrattari. Ma, soprattutto, si ricorder\u00e0 a proposito una pagina di Gilles Deleuze: Foucault, il\u00a0<em>nuoveau cartographe,<\/em>\u00a0rideva dei meccanismi diabolici, dei discorsi cinici, degli orrori minuziosamente elaborati, poich\u00e9 di fronte alla \u00abdivina commedia delle punizioni\u00bb, a invenzioni tanto perverse, \u00e8 un \u00abdiritto elementare essere affascinati fino al riso folle\u00bb. Perci\u00f2\u00a0<em>Sorvegliare e punire<\/em>\u00a0\u00e8 \u00abpieno di gioia, di un giubilo che si confonde con lo splendore dello stile e la politica del contenuto\u00bb e questa, spiegava ancora Deleuze, non \u00e8 una felicit\u00e0 ambivalente di chi \u00e8 soddisfatto di odiare, ma \u00abla gioia che vuole distruggere ci\u00f2 che mutila la vita\u00bb.<\/p>\n<p>L\u2019introduzione della categoria del grottesco al centro della storia dei poteri si traduce quindi nella posizione del problema non aggirabile del saper ridere, o non ridere. Problema essenzialmente politico dell\u2019umorismo, che pu\u00f2 essere\u00a0<em>noir\u00a0<\/em>o,<em>\u00a0<\/em>come anche disse Breton,\u00a0<em>humour objectif<\/em>. \u00c8 il problema di Foucault? Ed \u00e8 lo studio dei meccanismi di potere o la scrittura del saggio, che egli ha interpretato come\u00a0<em>askesis\u00a0<\/em>o esercizio di s\u00e9, a dischiuderne la soluzione? In ogni caso, \u00e8 il problema che Foucault ci ha consegnato, ed era il problema di\u00a0<em>Ubu<\/em>, o meglio di Jarry. Per risolverlo, ricorda ancora Brotchie, questi mise a punto in vista della\u00a0<em>premi\u00e8re<\/em>\u00a0un piano meticoloso: \u00abAvendo deciso che gli serviva avere tra il pubblico qualcuno che non facesse parte della sua cerchia di amici, incaric\u00f2 i\u00a0<em>patrons\u00a0<\/em>del locale di formare una contro-<em>claque<\/em>\u00a0\u2026 Jarry disse loro: \u201clo scandalo dev\u2019essere pi\u00f9 grande di quello di\u00a0<em>Fedra<\/em>\u00a0o di\u00a0<em>Hernani<\/em>. Lo spettacolo non deve arrivare alla fine, il teatro deve esplodere\u201d. Se la\u00a0<em>pi\u00e8ce<\/em>\u00a0fosse stata accolta bene, questa contro-<em>claque<\/em>\u00a0avrebbe dovuto dare libero sfogo alle proteste e dare segni di estatica ammirazione qualora il pubblico avesse fischiato. Avrebbe provocato risse con i vicini e lanciato proiettili dalla galleria sulla gente seduta in poltrona\u00bb.<\/p>\n<p>Dalla battaglia che in effetti si scaten\u00f2 possiamo ancora trarre una lezione: far scoppiare il teatro in questo modo non significa, infatti, che distruggere gioiosamente ci\u00f2 che mutila la vita.<\/p>\n<p>Certo, quando l\u2019esibizione degli Ubu \u00e8 come oggi cos\u00ec abituale, pervasiva, contagiosa, suscita ben poca ilarit\u00e0. Proprio per questo, per\u00f2, dev\u2019essere restituita al riso, ma accompagnata da un contro-riso capace di riconoscere nel primo una resa prossima, malgrado tutto, alla silente e pi\u00f9 ordinaria accettazione. Anche la truce seriet\u00e0 del fascismo pu\u00f2 innescare infatti, e come si sa, una reazione peculiare, e a sua volta automatica (che sar\u00e0 quindi oggetto di correzione). Ma proprio questa prima risposta (certo, simile a quella immediata degli uditori del Coll\u00e8ge de France) pu\u00f2 trasformarsi in riso finalmente e davvero lieto; ovvero: in oggetto di interrogazione (perch\u00e9 ridiamo? perch\u00e9 \u2013 chiede Foucault \u2013 il potere fa ridere?) e di indagine. Proprio\u00a0<em>quel<\/em>\u00a0riso pu\u00f2 essere nello stesso tempo un contro-riso, non perch\u00e9 resta in fondo inquieto e serioso, ma perch\u00e9 coincide con l\u2019analisi del meccanismo che lo provoca. Alla nostra soggettivazione grottesca risponde solo l\u2019esercizio gioioso e distruttivo, il saggio, la gioia trasmessa da una pagina di\u00a0<em>Sorvegliare e punire<\/em>, cio\u00e8 la scrittura o l\u2019insegnamento come \u00abprova modificatrice di s\u00e9 nel gioco della verit\u00e0\u00bb. S\u00ec, p\u00e8re<em>\u00a0<\/em>Ubu\u00a0<em>esiste<\/em>, e da lungo tempo, da ben prima di quel dicembre 1896, e conosce mille metamorfosi e si aggira ovunque; soltanto, non era in cattedra l\u20198 gennaio 1975, in quella distruzione in cui non volarono poltrone.<\/p>\n<p>In copertina, illustrazione di<em>\u00a0<\/em>Silvia Polidori.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/lessico-foucault-ubuesco\">https:\/\/www.doppiozero.com\/lessico-foucault-ubuesco<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DOPPIOZERO (Andrea Cavalletti) 10 dicembre 1896: \u201cFischi? S\u00ec! Urla furibonde e risate di scherno? S\u00ec. Sedili pronti a volare sul palcoscenico? S\u00ec. \u2026 E allusioni all\u2019eterna imbecillit\u00e0 umana \u2026? S\u00ec. E il simbolo della bassezza di quell\u2019inavvertito istinto che si fa tirannia? S\u00ec. \u2026 P\u00e8re Ubu\u00a0esiste\u201d. Cos\u00ec Mend\u00e8s \u2013 ci ricorda Alastair Brotchie \u2013 recensiva la prima, turbolenta messa in scena della\u00a0pi\u00e8ce\u00a0di Jarry. 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