{"id":86045,"date":"2024-06-19T11:20:23","date_gmt":"2024-06-19T09:20:23","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=86045"},"modified":"2024-06-18T18:11:24","modified_gmt":"2024-06-18T16:11:24","slug":"la-palestina-in-testa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=86045","title":{"rendered":"La Palestina in testa"},"content":{"rendered":"<p><strong>DA FUORI COLLANA (Di Donato Caporalini)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/fuoricollana.it\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Gaza-senza-aiuti.jpg\" width=\"290\" height=\"163\" \/><\/p>\n<section class=\"elementor-section elementor-inner-section elementor-element elementor-element-4964bdd elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"4964bdd\" data-element_type=\"section\">\n<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n<div class=\"elementor-column elementor-col-50 elementor-inner-column elementor-element elementor-element-076c834\" data-id=\"076c834\" data-element_type=\"column\">\n<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n<div class=\"elementor-element elementor-element-67a6298 elementor-widget elementor-widget-theme-post-excerpt\" data-id=\"67a6298\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"theme-post-excerpt.default\">\n<div class=\"elementor-widget-container\">\n<p style=\"text-align: justify\">La Palestina \u00e8 una Storia che ritorna, un passato che non passa. L\u2019ultimo esempio di colonialismo di insediamento, pulizia etnica e apartheid su vasta scala. Nessuno di noi sar\u00e0 davvero libero finch\u00e9 non faremo davvero i conti con il colonialismo e il razzismo<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/section>\n<div class=\"elementor-element elementor-element-eeea038 elementor-widget elementor-widget-theme-post-content\" data-id=\"eeea038\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"theme-post-content.default\">\n<div class=\"elementor-widget-container\">\n<p style=\"text-align: justify\">C\u2019\u00e8 rabbia. C\u2019\u00e8 dolore. Chi legge Ernesto Galli della Loggia sulla prima del\u00a0<a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/opinioni\/24_maggio_17\/l-ostilita-che-ferisce-l-occidente-a5d6691d-3a17-45da-b3b9-f9452a096xlk.shtml\">Corriere<\/a>\u00a0lo capisce subito che l\u2019uomo ci soffre. Poveretto! Ancora una volta i suoi occhi vedono una masnada di barbari, venuti chiss\u00e0 da dove, deturpare il volto bello della civilt\u00e0 liberale. Gente orribile. Ignoranti. Al cui confronto i contestatori del 68 meritano un sentimento di nostalgico rimpianto: quelli almeno avevano letto Marcuse! E anche se si ispiravano a Lenin, e perfino a Stalin, con loro ci si poteva intendere. Oggi invece\u2026 Eh, che tempi!<br \/>\nMa la colpa \u00e8 di chi le alleva queste capre ignoranti. Che osano rinfacciare a Israele e all\u2019Occidente liberale la giusta punizione che stanno infliggendo ai palestinesi. Che mordono la mano che li cresce. Ingrati. E suicidi. Perch\u00e9 quello che in realt\u00e0 cercano con le manifestazioni e le occupazioni dei campus universitari \u00e8 nientemeno che la distruzione dell\u2019Origine. La rimozione del Padre. La negazione dell\u2019ascendenza su cui si fonda tutto l\u2019Occidente. Altro che protestare per i crimini di guerra e la violazione dei diritti umani! Tutte scuse. Questi sono i nostri Nemici peggiori. I Nemici dei nostri Valori, delle nostre Radici. Quelli che rinnegano la nostra Tradizione, la nostra Storia!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>La Storia del vincitore<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Diciamolo: come sono patetici e noiosi i conservatori. Sempre l\u00ec a fare le vittime. Sempre a lamentarsi della corruzione dei costumi, della mancanza di Autorit\u00e0. Sempre a pronosticare sfracelli. E a costruire Nemici interni, alleati del Nemico esterno di turno. Lo fanno ogni volta che la societ\u00e0 si divide. Ogni volta che sorge un conflitto. Un conflitto vero. Uno di quelli che possono davvero cambiare la realt\u00e0. In meglio o in peggio, certo. Ma cambiarla. Ad esempio, come in questo caso, rimettendo in discussione il doppio standard atlantista. Facendo funzionare non in modo selettivo, come \u00e8 stato finora, il diritto internazionale. Che in definitiva significa difendere il diritto. Che senn\u00f2 altro non \u00e8 che la maschera sul volto del pi\u00f9 forte. Perch\u00e9 ha ragione\u00a0<a href=\"https:\/\/ilmanifesto.it\/netanyahu-e-sinwar-uguali-di-fronte-alla-legge-non-e-che-un-inizio\">Luca Baccelli<\/a>, il diritto pu\u00f2 dare voce ai deboli, ma pu\u00f2 farlo se c\u2019\u00e8 \u201cpressione dal basso\u201d. E non \u00e8 un caso che le \u201cordinanze\u201d della Corte Internazionale di Giustizia e la richiesta di mandati di arresto del Procuratore di quella penale siano venuti dopo mesi di mobilitazione mondiale, \u201cdai campus delle universit\u00e0 di \u00e9lite alle masse di quella parte del pianeta che si rende sempre pi\u00f9 conto di essere maggioritaria, nonostante \u201cnoi\u201d continuiamo a rappresentarci al centro del mondo\u201d. Perch\u00e9 il diritto \u00e8 un campo di conflitto ed \u00e8 espressione dei conflitti. E ogni conquista giuridica, cio\u00e8 ogni passo verso l\u2019uguaglianza, avviene sempre durante stagioni di lotte. I conservatori questo lo sanno. Sanno che per conservare i rapporti di potere all\u2019interno della societ\u00e0 e nei rapporti internazionali bisogna spegnere i conflitti. Criminalizzare i soggetti. Costruire Nemici. Sempre riproponendo, forse inconsapevolmente, la risposta arcaica e tribale di Polemarco a Socrate nel primo libro della\u00a0<em>Politeia<\/em>: \u201cla giustizia \u00e8 fare bene agli amici e fare male ai nemici\u201d. Quando agiscono cos\u00ec lo fanno con sincerit\u00e0. Convinti delle loro ragioni. Intolleranti alle ragioni degli altri. Certi che sia in gioco la sopravvivenza della civilt\u00e0. E ogni volta la posta in gioco \u00e8 pi\u00f9 alta. Il nemico sempre pi\u00f9 spaventoso. Queste certezze trovano il loro fondamento nella Storia, intesa come inveramento della superiore civilt\u00e0 occidentale e liberale. Sempre vincente e quindi sempre superiore. Una filosofia della storia che si fa teologia della storia, come dal suo punto di vista giustamente reclama della Loggia. Una teologia della storia che piega a s\u00e9 gli avvenimenti. Alcuni li cancella. Altri li falsifica. Quello che ne risulta, ci ricorda Walter Benjamin, \u00e8 sempre la storia del vincitore. Della quale si appropriano, a loro vantaggio, in padroni di ogni tempo, mentre trascinano nel loro corteo trionfale la preda: il dominato. \u00a0Comunque e sempre si propone come Storia Universale, proprio in quanto storia di quella parte dell\u2019umanit\u00e0 che \u00e8 la sola davvero umana. Un paradosso? Un ossimoro? Cosa importa? La teologia sopporta ben altre contraddizioni, si sa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Ma qualcosa sta cambiando<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per fortuna l\u2019Occidente (un termine che dovremmo trattare con maggiore cautela perch\u00e9 rischia di cancellare le differenze, le articolazioni e le contraddizioni che ci sono al suo interno) \u00e8 anche altro. Come ci ha insegnato Domenico Losurdo, dobbiamo sforzarci di leggere dentro la contraddizione istitutiva del pensiero politico della modernit\u00e0. Per vederne, certo, la spinta emancipatrice e civilizzatrice. Ma anche il lato oscuro. L\u2019oppressione e la persecuzione delle classi lavoratrici. Il colonialismo e lo schiavismo. La discriminazione di genere e lo sfruttamento della natura. Il razzismo. E tutto sempre in nome del Progresso. Della Civilt\u00e0. Dell\u2019Umanit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per\u00f2 chi vive in questa parte del mondo, comunque la pensi, oggi sa che questa narrazione non regge pi\u00f9. Sa che la gran parte del mondo non accetta pi\u00f9 la pretesa di perpetuare, in nome di una supposta superiorit\u00e0 morale, l\u2019eccezionalismo occidentale e i suoi privilegi. E utilizza gli stessi concetti politici e giuridici che l\u2019Occidente ha inventato per metterlo sotto accusa. Allo stesso modo impiega le istituzioni internazionali (l\u2019ONU, i tribunali internazionali) create nel dopoguerra a difesa del diritto e della pace. E l\u2019Occidente invece le rinnega.\u00a0 A questo gioco il resto del mondo non ci sta pi\u00f9! Basta guardare alla cartina che rappresenta i 143 paesi che hanno gi\u00e0 riconosciuto lo Stato palestinese per rendersi conto dell\u2019isolamento dell\u2019Occidente. E, come dimostrano Norvegia, Irlanda e Spagna, della difficolt\u00e0 anche al suo interno di reggere il doppio standard. Perch\u00e9 stupirsi, se non per mala fede, che in questa parte del mondo ci sia chi la pensi allo stesso modo? E non in nome della fascinazione per le dittature. Ma proprio in nome di quei valori e di quei principi tanto sbandierati quanto traditi?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Che ci importa della Palestina?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Potremmo per\u00f2 anche domandarci: ma in tutto ci\u00f2 \u00e8 davvero cos\u00ec importante la Palestina? Nell\u2019economia della competizione globale aperta dalla fine della \u201cgrande divergenza\u201d e dalla conseguente crescente contrapposizione tra potenze in declino e potenze in ascesa, cosa pesa il destino di un fazzoletto di terra conteso da due minuscoli popoli ? Una causa, siamo realisti, gi\u00e0 in gran parte decisa dai rapporti di forza militari assolutamente squilibrati. Come squilibrati sono i pesi economici delle due parti. Per non parlare di quelli politici. Le \u00e9lite dei paesi arabi (diverso il discorso per le masse) infatti sono ormai da tempo alleate fedeli di Israele, come ha dimostrato da ultimo il loro comportamento in occasione della reazione iraniana all\u2019attacco al Consolato in Siria. Gli stessi accordi di Abramo avevano come obiettivo la definitiva liquidazione della \u201cquestione palestinese\u201d. Se si escludono le organizzazioni umanitarie, del destino del popolo palestinese non si \u00e8 occupato pi\u00f9 nessuno per anni. Nell\u2019assurda illusione che questa rimozione avrebbe cancellato il problema e garantito con ci\u00f2 la sicurezza degli stessi israeliani, salvo qualche vittima ogni tanto. In fondo \u00e8 quello che aveva promesso Netanyahu quando aveva puntato al rafforzamento di Hamas per fomentare la spaccatura tra Gaza in mano ad Hamas e l\u2019Autorit\u00e0 nazionale palestinese in Cisgiordania. Ci\u00f2 avrebbe garantito la paralisi diplomatica ed eliminato il rischio rappresentato dai negoziati per la spartizione dei territori in due Stati. La guerra e la colonizzazione non sarebbero finite mai, ma con perdite accettabili da parte israeliana. E la loro prosecuzione avrebbe garantito la copertura alla segregazione palestinese a Gaza e nei territori occupati della Cisgiordania. Insomma, una pratica in procinto di essere archiviata. E anche ora che la situazione in Palestina \u00e8 tornata drammaticamente al centro dell\u2019attenzione dopo il 7 ottobre e quello che ne \u00e8 seguito, i pericoli maggiori per gli equilibri mondiali e per la pace probabilmente vengono dal quasi sconosciuto territorio di Krasnodar o dal villaggio altrettanto periferico di Gorkovskoye, dove sono state colpite da droni\u00a0 di \u201coscura\u201d provenienza le stazioni radar di allerta strategico del sistema di risposta nucleare russo. Un attacco che da solo integrerebbe le condizioni per il ricorso all\u2019uso delle armi nucleari previste dal documento \u201cFondamenti della politica statale della RFR nel campo della deterrenza nucleare\u201d. E che dire della guerra tariffaria che Biden sta intensificando contro le auto elettriche e i semiconduttori cinesi? \u00a0Dunque perch\u00e9 agitarsi tanto per la Palestina?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201dLa Palestina in testa\u201d. Cos\u00ec il Manifesto titolava la sua cronaca del 25 aprile a Milano. Gi\u00e0, ma perch\u00e9 celebrare il 25 aprile con \u201cla Palestina in testa\u201d? Perch\u00e9 questa mobilitazione in Italia e nel mondo per la Palestina? Che cosa c\u2019\u00e8 davvero dietro e dentro questo fenomeno? Non ha anch\u2019esso il dovere di fare i conti con se stesso? Con le sue ragioni, certo, ma anche con i suoi limiti e le sue contraddizioni. E i suoi pericoli. Facendo modestamente la mia parte all\u2019interno di questa mobilitazione \u00a0ritengo che siano domande non ingiustificate e che sia anzi doveroso affrontarle onestamente. A una condizione, per\u00f2: non oscurare ci\u00f2 per cui ci si sta battendo; non lasciare sullo sfondo la tremenda realt\u00e0 che stanno vivendo, da decenni, le popolazioni civili a Gaza e in Cisgiordania. Come ha dichiarato un\u2019attivista ebrea dell\u2019Ong israeliana\u00a0<em>Physicians for human rigths<\/em>\u00a0rispondendo a una domanda sulla criminalizzazione che il suo lavoro subisce in patria (la tutela dei prigionieri politici nelle carceri di Tel Aviv): \u201cnon siamo noi il centro della storia\u201d. Il centro della storia \u00e8 ci\u00f2 che stanno subendo i palestinesi. Il centro della storia \u00e8 quell\u2019ingiustizia che dura da decenni. Un\u2019ingiustizia che come una ferita purulenta produce, seppure in misura diversa, sofferenza e dolore per entrambi i popoli che vi sono coinvolti. E che ora sta disseminando odio, intolleranza e violenza anche nelle nostre societ\u00e0. E allora partiamo dalla Storia. Lasciamo da parte per un momento lo sgomento e la piet\u00e0 per le vittime. Per tutte le vittime, certo. Perch\u00e9 ogni vita \u00e8 importante e ogni sofferenza chiede giustizia. Anche quelle del 7 ottobre, certo. Ma il 7 ottobre \u00e8 un giorno. Non un giorno come gli altri, certo. Ma pur sempre un giorno. Uno di una serie fin troppo lunga. Un giorno che non spiega tutto. Che anzi ha bisogno di essere spiegato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Di cosa parliamo?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ilan Papp\u00e9, lo storico israeliano che ha dedicato numerosi libri a ricostruire la storia dell\u2019occupazione della Palestina, ama iniziare le sue opere con il racconto di ci\u00f2 che sono diventati nel tempo i luoghi teatro di momenti cruciali in quella vicenda. Cos\u00ec in\u00a0<em>La pulizia etnica della Palestina\u00a0\u00a0<\/em>(edizione italiana del 2008), Papp\u00e9 ci introduce nella\u00a0<em>Casa rossa,\u00a0<\/em>\u00a0un tipico edificio della Tel Aviv degli anni Venti, originariamente destinato a ospitare il locale consiglio dei lavoratori. Successivamente, alla fine del 1947, la\u00a0<em>Casa rossa\u00a0<\/em>\u00a0divenne il quartier generale dell\u2019Hagan\u00e0 e il 10 marzo del 1948 ospit\u00f2 la riunione che pianific\u00f2 la pulizia etnica della Palestina. La sera stessa di quel 10 marzo dalla casa rossa \u00a0vennero trasmessi alle unit\u00e0 sul campo gli ordini di effettuare i preparativi per la sistematica espulsione dei palestinesi. Gli ordini erano accompagnati da una minuziosa descrizione dei metodi da usare. A ciascuna unit\u00e0 venne dato un elenco di villaggi e quartieri urbani obiettivi del progetto generale di pulizia etnica. Denominato in codice \u201cPiano\u201d\u00a0 (<em>Dalet<\/em>\u00a0in ebraico). Ci vollero sei mesi per completare l\u2019operazione. Quando fu compiuta 800000 persone, pi\u00f9 della met\u00e0 della popolazione palestinese originaria, era stata sradicata. L\u2019opera di Papp\u00e9 e di altri storici israeliani e palestinesi \u201crevisionisti\u201d confuta sia la narrazione ufficiale, prevalente fino alla fine degli anni Settanta, che parla di \u201ctrasferimento volontario\u201d, sia quella di altri storici come Berry Morris che, basandosi esclusivamente sugli archivi militari israeliani, fa cominciare le espulsioni forzate solo dopo il 15 maggio, data in cui ha inizio l\u2019attacco delle milizie arabe al neo proclamato Stato israeliano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Anche ne\u00a0<em>La prigione a cielo aperto pi\u00f9 grande del mondo<\/em>\u00a0(edizione italiana 2022) Papp\u00e9 inizia da un luogo simbolo:\u00a0<em>Givat Ram<\/em>, letteralmente la \u2018collina di Ram\u2019. Anche Givat Ram, ci informa Papp\u00e9,\u00a0 ha subito molte trasformazioni: un tempo qui sorgeva Sheikh al-Badr, un villaggio rurale palestinese. Ora ospita diversi ministeri governativi, la Knesset, parte dell\u2019Universit\u00e0 ebraica e la Banca d\u2019Israele. Nell\u2019estate del 1963 il campus universitario ospit\u00f2 un corso di formazione finalizzato a preparare le forze armate al controllo della Cisgiordania\u00a0 in quanto zona miliare occupata. Naturalmente quest\u2019ultima non era ancora territorio occupato. Ma gi\u00e0 quattro anni prima, cio\u00e8 nel momento in cui la crescente instabilit\u00e0 del regno hashemita di Giordania creava le condizioni favorevoli per\u00a0 l\u2019occupazione della Cisgiordania da parte di Israele, ci si preparava per governare per mezzo di un\u2019infrastruttura giudiziaria e amministrativa la vita di oltre un milione di palestinesi. L\u2019occupazione della Cisgiordania era, per la verit\u00e0, un obiettivo almeno dal 1956. Si cercava da tempo il momento opportuno per realizzarlo. L\u2019occasione venne nel 1967. Prima ancora che la guerra avesse inizio erano gi\u00e0 stati nominati\u00a0 i governatori e i giudici militari che avrebbero\u00a0 amministrato i territori occupati. \u00c8 rilevante, in questo quadro, sottolineare un aspetto: il regime che fu adottato per i territori occupati altro non fu che un\u2019estensione di quello che era stato in vigore dal 1948 al 1966 per il \u00a0gruppo di palestinesi che vivevano all\u2019interno di Israele. \u201cLa base per la vecchia e la nuova imposizione era la stessa: i regolamenti di emergenza mandatari emessi dagli inglesi\u201d. Tra le norme ivi contenute \u00e8 importante ricordarne tre: la direttiva n. 109, che consentiva al governatore di espellere la popolazione, la n. 110 che gli accordava il diritto di convocare qualunque cittadino in una stazione di polizia\u00a0 qualora egli lo ritenesse opportuno, e la n. 111 che autorizzava l\u2019arresto amministrativo, a tempo indeterminato, senza motivazioni e senza processo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In genere pensiamo di conoscere bene questa vicenda. Ma in realt\u00e0 ne sappiamo qualcosa solo superficialmente. Le sue basi fondamentali sono condensate nelle parole con cui\u00a0 Moshe Dayan\u00a0 sintetizz\u00f2 le decisioni del governo israeliano all\u2019indomani della vittoria nella guerra dei sei giorni: \u201cIl Giordano \u00e8 il confine, 1250000 individui in Cisgiordania non diventeranno cittadini israeliani e \u2018<em>yeruhalajim hashlemai\u201d<\/em>\u00a0(Gerusalemme unificata).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In quel momento \u00a0ha avuto inizio il processo di colonizzazione dei territori occupati e di segregazione dei loro abitanti arabi. Noi ne conosciamo i dati che ne riassumono l\u2019esito fino ad ora: 200 insediamenti e 116 avamposti (questi ultimi illegali anche per la legge israeliana, ma in via di legalizzazione) in Cisgiordania. Per un totale di 750 mila coloni insediati nei territori palestinesi occupati nel 1967. Dati che dicono molto, ma non possono farci capire fino in fondo che cosa significhino in concreto sulla vita delle persone. Un\u2019idea un po\u2019 pi\u00f9 precisa possiamo farcela leggendo i rapporti di B\u2019Tselem, Human Reights Watch e Amnesty International, tutti concordi nel giudicare quello israeliano come \u00a0un regime di apartheid nei confronti dei palestinesi: un sistema istituzionalizzato allo scopo di \u201cesercitare una forma di\u00a0 dominazione e oppressione di un gruppo razziale sull\u2019altro\u201d. Secondo i rapporti delle tre ONG le autorit\u00e0 israeliane hanno introdotto leggi, politiche e prassi per negare deliberatamente i diritti e le libert\u00e0 basilari ai palestinesi, anche attraverso drastiche limitazioni al movimento nei territori, minori investimenti a favore delle comunit\u00e0 palestinesi residenti in Israele e il diniego del diritto al ritorno dei rifugiati. I rapporti documentano inoltre i trasferimenti forzati, la detenzione amministrativa, la tortura e le uccisioni illegali sia in Israele che nei Territori palestinesi occupati. Tutto in violazione della Convenzione sull\u2019apartheid e dello Statuto di Roma del Tribunale penale internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>La condizione umana laggi\u00f9<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Prendiamo in esame uno dei diritti negati ai palestinesi: il movimento all\u2019interno dei territori. E per capire che cosa sia prendiamo una storia. Quella che ci racconta\u00a0<em>The Present<\/em>, ad esempio, \u00a0un film del regista anglo-palestinese Farah Nabulsi. \u00c8 la giornata di un giovane padre di famiglia che deve affrontare le lunghe code ai posti di blocco israeliani per recarsi al lavoro.Un racconto semplice e commovente dell\u2019umiliazione e della sopraffazione quotidiana che i palestinesi vivono sulla loro terra. Il film vuole \u00a0mostrare la condizione umana nei territori occupati. I piccoli bisogni di tutti i giorni (andare al lavoro, tornare a casa, acquistare un regalo, fare la pip\u00ec) e la logica impersonale e spietata della burocrazia della sorveglianza e della segregazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201c<em>Qual \u00e8 il tuo problema? Un passo dietro la linea, prego. Non lo decido io. Di chi \u00e8 il matrimonio? Lei ha quasi 40 di febbre. Sono qui da un\u2019ora. Prometto che non lo faccio. Alza la voce non ti sento. Sollevala. Anche la canottiera, testa di cazzo. Da quant\u2019\u00e8 che lavori l\u00e0? Resta dietro la linea. Non senza un permesso. Le mie lezioni cominciano alle nove. Indietro, per favore, indietro. Togliti il velo. La porta a sinistra. Il prossimo<\/em>\u201d. Quella che precede \u00e8 una parte della registrazione delle conversazioni fatta da una giovane soldatessa israeliana dell\u2019unit\u00e0 di hackeraggio 8200 nel Checkpoint 300. Quelle frasi \u201crubate\u201d sono state in seguito usate dal ragazzo della soldatessa per comporre una canzone di protesta:\u00a0<em>Lift Your Fucking Shirt Assohle<\/em>,\u00a0<em>Solleva quella cazzo di camicia, stronzo<\/em>. La storia viene narrata da Colum McCann in\u00a0<em>Apeirogon<\/em>. Domande e risposte. Insulti. \u00a0Invocazioni. Ordini. La vita di tutti i giorni per chi si deve spostare per un qualsiasi motivo da una parte all\u2019altra della Cisgordania frammentata nelle tre zone definite dagli accordi di Oslo. Un reticolato di checkpoint militari, posti di blocco, barriere e altre strutture.\u00a0<em>\u00a0<\/em><em>Mentre i palestinesi vengono bloccati per ore ai checkpoint o in attesa che sia rilasciato l\u2019ennesimo permesso per circolare, i cittadini e i coloni israeliani possono muoversi come desiderano.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E poi c\u2019\u00e8 Gaza.\u00a0 O meglio, c\u2019era Gaza. Un territorio pi\u00f9 piccolo del Comune di Matera, nel quale sono rinchiusi oltre due milioni di individui, sottoposti gi\u00e0 prima del 7 ottobre a un blocco crudele. Oggi, lo sappiamo, Gaza \u00e8 un immenso cimitero. Dove alle distruzioni provocate dai bombardamenti si stanno aggiungendo le demolizioni sistematiche delle abitazioni e l\u2019occupazione dei territori (in particolare nel Nord di Gaza e in corrispondenza del cosiddetto \u201ccorridoio di Netzarim\u201d). Al di fuori dei confini di Israele e quindi ancora una volta in flagrante violazione del diritto internazionale. Quale ne \u00e8 lo scopo? \u00c8 chiaro che si vuole trasformare la Striscia in un luogo invivibile. Obbligare la popolazione ad andarsene. Finire il lavoro del 1948.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Apartheid<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 evidente che le ragioni di sicurezza che vengono addotte per giustificare tutto ci\u00f2 non reggono. Amnesty International ha accertato infatti che \u201c<em>sebbene alcune delle politiche israeliane possano essere state elaborate per conseguire obiettivi di sicurezza legittimi, esse sono state attuate in un modo enormemente sproporzionato e discriminatorio e non in regola col diritto internazionale. Altre politiche non mostrano alcuna ragionevole base in termini di sicurezza e derivano chiaramente dall\u2019intenzione di opprimere e dominare<\/em>\u201d. Tutto questo ha per\u00f2 una logica. Non dipende dalla crudelt\u00e0 fine a se stessa. Ma da una stringente necessit\u00e0, espressione del progetto di insediamento coloniale. Fin dalla sua costituzione \u00a0Israele ha perseguito infatti l\u2019obiettivo di istituire e mantenere una netta maggioranza demografica ebrea<strong>.<\/strong>\u00a0A partire dal 1967 Israele ha esteso tali politiche alla Cisgiordania e alla Striscia di Gaza, cercando nel contempo di incorporare la maggior parte di territorio senza popolazione araba. Pi\u00f9 terra con meno popolazione palestinese: questa \u00e8 l\u2019equazione che i dirigenti di Israele devono da sempre risolvere. E che rende necessaria la pulizia etnica. Il problema demografico \u00e8 infatti il vero incubo per la classe dirigente israeliana fin da quando Ben Gurion ha indicato in una maggioranza ebraica del solo 60 per cento un pericolo mortale per lo Stato ebraico. Nel dicembre del 2003 Netanyahu ha ribadito che una presenza araba del 40 per cento significa la fine dello stato ebraico. E ha poi aggiunto: \u201cma anche il 20 per cento rappresenta un problema. Se il rapporto con questo 20 per cento diventa problematico, lo Stato \u00e8 autorizzato a usare misure estreme.\u201d Si spiega cos\u00ec la legge approvata nel luglio del 2003 che proibisce ai palestinesi (termine con cui in ebraico si definiscono gli abitanti della Cisgiordania) che sposano cittadini israeliani di ottenere la cittadinanza, la residenza permanente o anche la residenza temporanea. Legalizzando in questo modo la deportazione di coloro i quali diventano una minaccia demografica. E si spiega anche cos\u00ec la\u00a0<em>hitkansut<\/em>, la politica che tende ad annettere ampie zone della Cisgiordania, lasciando nel contempo le aree palestinesi pi\u00f9 popolose fuori dal diretto controllo israeliano. Ma anche la\u00a0<em>hitkansut<\/em>\u00a0si \u00e8 rivelata problematica, dato che l\u2019alto tasso di natalit\u00e0 dei palestinesi rispetto agli ebrei rischia di compromettere \u201cl\u2019equilibrio demografico\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Inoltre, un progetto di colonizzazione che si sviluppa per un periodo cos\u00ec lungo comporta necessariamente un processo di razzializzazione e\/o etnicizzazione radicale della popolazione indigena da segregare e da espellere. Ma comporta necessariamente un processo analogo e inverso di razzializzazione e\/o etnicizzazione\u00a0 dei colonizzatori. I due processi sono complementari e si sostengono reciprocamente. Uno dei sintomi degli effetti che il progetto di colonizzazione della Palestina ha determinato sulle identit\u00e0 dei due gruppi \u00e8 infatti rappresentato dalla radicalizzazione religiosa e dalla progressiva de-laicizzazione delle due societ\u00e0. Con la conseguente accentuazione dell\u2019ostilit\u00e0 e delle posizioni intransigenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma resta la domanda: perch\u00e9 la Palestina in testa? Certo c\u2019\u00e8 la commozione e la piet\u00e0 per ci\u00f2 a cui stiamo assistendo. La prima ragione che mi ha spinto, assieme a tanti altri, a cercare di fare qualcosa \u00e8 stato proprio il senso di disagio e di vergogna che ho provato nell\u2019assistere passivamente allo scempio che avevo di fronte. Ma Gaza non \u00e8 l\u2019unica ingiustizia che si sta perpetrando nel mondo. Quello palestinese non \u00e8 l\u2019unico popolo che soffre e muore. E allora perch\u00e9? Azzardo una risposta che mi sembra coerente con il tentativo di fare il \u201ccontropelo\u201d alla storia del vincitore. La Palestina \u00e8 apparsa, per ci\u00f2 che le accade oggi e per la sua tragedia pluridecennale, l\u2019emblema di ogni altra oppressione. Un caso che condensa in s\u00e9 una Storia che ritorna, un passato che non passa. Perch\u00e9 \u00e8 l\u2019ultimo esempio di una lunga serie di forme di colonialismo di insediamento, pulizia etnica e apartheid su vasta scala. Perch\u00e9 sono profondamente vere le parole di Nelson Mandela: \u201cLa nostra libert\u00e0 \u00e8 incompleta senza quella dei palestinesi\u201d. Parole che riecheggiano, forse consapevolmente, quelle di Marx: \u201cla classe operaia britannica non sar\u00e0 realmente libera fino a quando le popolazioni delle colonie non saranno libere\u201d. E nessuno di noi sar\u00e0 davvero libero finch\u00e9 non faremo davvero i conti con il colonialismo e il razzismo. I Padri che dovremmo davvero rinnegare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Eppure avere ragione non basta. Bisogna essere efficaci. E umili. La disumanizzazione del nemico \u00e8 una trappola. Secondo Ilan Papp\u00e9 la maggioranza dei palestinesi ha rifiutato, nonostante tutto, di lasciarsi disumanizzare. In Israele e nelle comunit\u00e0 ebraiche sparse nel mondo ci sono tante persone che coraggiosamente vogliono costruire una convivenza. Sono queste, secondo lo storico israeliano le risorse per una pace vera. Ma \u00e8 ancora cos\u00ec dopo il 7 ottobre e tutto l\u2019altro orrore che ne \u00e8 seguito? \u00a0\u00c8 sufficiente fare appello alla ragionevolezza? La denuncia dei crimini, la cui fondatezza \u00e8 riconosciuta anche dai provvedimenti della Corte di Giustizia e della Corte penale, pu\u00f2 cambiare concretamente la situazione sul campo? Non vi \u00e8 il rischio che tutto ci\u00f2 alimenti forme di antisemitismo? O di semplificazioni manichee? Domande legittime, che l\u2019urgenza di agire per far cessare i massacri non possono cancellare. Soprattutto quella riguardante l\u2019antisemitismo. Se \u00e8 vero infatti che c\u2019\u00e8 un uso strumentale dell\u2019accusa di antisemitismo che serve solo a denigrare e criminalizzare le critiche alla condotta dello Stato israeliano, \u00e8 vero anche per\u00f2 che l\u2019antisemitismo \u00e8 un fenomeno reale, che in questa situazione pu\u00f2 trovare nuovo spazio. Il che richiede un atteggiamento intransigente da parte di coloro che sono impegnati nel movimento a favore della Palestina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Sconfiggere la disperazione. Come?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In una delle occasioni di mobilitazione a cui ho partecipato ho avuto una discussione con un signore palestinese che vive e lavora da anni in Italia. Mi ha colpito in particolare la sua risposta alle mie critiche ad Hamas, che io accusavo non solo di aver commesso crimini di guerra ma anche di aver esposto i palestinesi a una ritorsione spaventosa: \u201csiamo pronti a morire\u201d, mi ha detto. \u201cSe dobbiamo dare un milione, due milioni, tre milioni di martiri, siamo pronti a farlo\u201d. Non \u00e8 un fanatico. \u00c8 un uomo colto e gentile. Ma \u00e8 anche un uomo disperato. Una disperazione prodotta artificialmente con tutte le pratiche che ho cercato confusamente di descrivere. Con l\u2019intento di domare la resistenza dei palestinesi, di indurli a cedere, ad andarsene finalmente. In Egitto, in Giordania, ovunque, purch\u00e9 fuori da Israele \u201cdal Giordano al mare\u201d. Quello che c\u2019\u00e8 gi\u00e0 nei fatti. Contro ogni diritto. Pi\u00f9 forte di ogni ragione. Di ogni supplica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma la forza di Israele testardamente vuole ignorare che la disperazione indotta non produce solo sottomissione e rinuncia. Produce anche rivolta cieca. Autodistruzione. Suicidio. \u00c8 uno stato d\u2019animo che noi non possiamo capire. Perch\u00e9 non viviamo quella condizione. Ma non abbiamo il diritto di disprezzare. Se possibile, ci\u00f2 aumenta la nostra responsabilit\u00e0. Perch\u00e9 disponiamo del privilegio di poterci sottrarre al gorgo che sta inghiottendo la Palestina. Perch\u00e9 abbiamo il dovere di aiutare a ricostruire, oltre il giusto sdegno e la sacrosanta denuncia, un\u2019agenda politica che consenta di sconfiggere la disperazione.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/fuoricollana.it\/la-palestina-in-testa\/\">https:\/\/fuoricollana.it\/la-palestina-in-testa\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DA FUORI COLLANA (Di Donato Caporalini) La Palestina \u00e8 una Storia che ritorna, un passato che non passa. L\u2019ultimo esempio di colonialismo di insediamento, pulizia etnica e apartheid su vasta scala. Nessuno di noi sar\u00e0 davvero libero finch\u00e9 non faremo davvero i conti con il colonialismo e il razzismo C\u2019\u00e8 rabbia. C\u2019\u00e8 dolore. Chi legge Ernesto Galli della Loggia sulla prima del\u00a0Corriere\u00a0lo capisce subito che l\u2019uomo ci soffre. Poveretto! Ancora una volta i suoi occhi&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":111,"featured_media":84619,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/Logo_FuoriCollana-1024x457-1-e1711363575756.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-mnP","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/86045"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/111"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=86045"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/86045\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":86046,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/86045\/revisions\/86046"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/84619"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=86045"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=86045"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=86045"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}