{"id":86191,"date":"2024-06-30T05:36:04","date_gmt":"2024-06-30T03:36:04","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=86191"},"modified":"2024-06-27T21:39:49","modified_gmt":"2024-06-27T19:39:49","slug":"perche-la-bce-affama-leuropa-considerazioni-sul-rapporto-tra-tensioni-geopolitiche-e-conduzione-della-politica-monetaria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=86191","title":{"rendered":"Perch\u00e9 la BCE affama l\u2019Europa? Considerazioni sul rapporto tra tensioni geopolitiche e conduzione della politica monetaria"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p>di <strong>Salvatore D&#8217;Acunto<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000; font-family: tahoma, arial, helvetica, sans-serif; font-size: 12pt;\"><span lang=\"it-IT\">Qualche settimana fa, dopo aver annunciato un taglio del tasso ufficiale di sconto dello 0.25%, la presidente della BCE Madame Lagarde si \u00e8 affrettata a raffreddare i facili entusiasmi, chiarendo che \u00abla battaglia contro l\u2019inflazione non \u00e8 ancora vinta\u00bb, e lasciando quindi intendere che l\u2019estate trascorrer\u00e0 senza ulteriori alleggerimenti del costo del rifinanziamento del sistema bancario. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000; font-family: tahoma, arial, helvetica, sans-serif; font-size: 12pt;\"><span lang=\"it-IT\">Si tratta di un atteggiamento apparentemente autolesionista, e quindi non facile da spiegare. Dopo la fiammata dei prezzi legata all\u2019interruzione delle forniture energetiche dalla Russia nelle prime fasi del conflitto russo-ucraino, la successiva riconversione delle fonti di energia da parte dei Paesi membri dell\u2019Eurozona ha infatti rapidamente riportato il tasso d\u2019inflazione su livelli tutto sommato tranquillizzanti. I dati Eurostat relativi all\u2019andamento dei prezzi al consumo nel mese di Maggio hanno fatto registrare un aumento su base annua del 2.6%, valore ormai molto vicino a quel 2% che rappresenta l\u2019obiettivo di inflazione della BCE. Insieme ai buoni risultati sul fronte dell\u2019inflazione, purtroppo gli ultimi mesi hanno tuttavia portato cattive notizie relativamente all\u2019andamento dell\u2019economia reale. Nei Paesi guida dell\u2019Unione europea il Pil \u00e8 sostanzialmente fermo: nel 2024 la Germania crescer\u00e0 a un ritmo dello 0.3%, la Francia dello 0.9%, l\u2019Italia dello 0.7%. Privati del traino delle economie dimensionalmente pi\u00f9 importanti, i Paesi pi\u00f9 piccoli dell\u2019Unione annaspano a loro volta, tant\u2019\u00e8 che la stima del tasso di crescita continentale per il 2024 si attesta su un modesto 0.8%.Sembrerebbe quindi che ci siano tutte le ragioni per una politica monetaria un tantino pi\u00f9 coraggiosa, e inoltre che un indirizzo maggiormente espansivo non comporti controindicazioni di significativa rilevanza. E allora perch\u00e9 tanta timidezza, Madame Lagarde? <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000; font-family: tahoma, arial, helvetica, sans-serif; font-size: 12pt;\"><span lang=\"it-IT\">In questo momento storico \u00e8 difficile interpretare il comportamento delle autorit\u00e0 di politica monetaria se non lo si contestualizza all\u2019interno della trama delle tensioni geopolitiche in corso. Come \u00e8 noto, i Paesi aderenti al blocco NATO sono pesantemente impegnati da due anni nel sostegno dello sforzo bellico dell\u2019Ucraina con un articolato <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>mix <\/i><\/span><span lang=\"it-IT\">di forniture belliche, supervisione strategica e sanzioni economiche nei confronti del Paese aggressore. Tra le molte misure adottate nel tentativo di indebolirne il potenziale bellico, la disconnessione dell\u2019economia russa dal sistema di pagamento SWIFT ha colpito fortemente l\u2019attenzione degli studiosi di questioni monetarie, che hanno sin da subito paventato il rischio di potenziali effetti destabilizzanti sul sistema dei pagamenti internazionali. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000; font-family: tahoma, arial, helvetica, sans-serif; font-size: 12pt;\"><span lang=\"it-IT\">A monte di tali preoccupazioni c\u2019era un ragionamento molto semplice. I commerci internazionali vengono regolati in dollari, una moneta priva di ancoraggio ad un bene reale ormai da pi\u00f9 di cinquanta anni. Una moneta priva di ancoraggio reale \u00e8, in sostanza, una mera promessa di \u201ccomando\u201d su merci future, e ovviamente le promesse hanno valore soltanto se vengono considerate credibili da coloro a cui vengono offerte in pagamento di merci. E disconnettere dal circuito dei pagamenti internazionali un Paese con significativi saldi attivi in dollari significa, in sostanza, affermare che quelle promesse valgono soltanto fino a che chi le ha fatte ha voglia di rispettarle. Quindi niente di pi\u00f9 normale che lo spregiudicato utilizzo della moneta come \u201carma\u201d al servizio degli interessi geopolitici del Paese emittente finisse per stimolare &#8211; tra le pi\u00f9 importanti potenze regionali &#8211; preoccupate riflessioni sui rischi del dipendere troppo dal biglietto verde. E quindi non \u00e8 certo un caso che, a partire dall\u2019Aprile 2022, la Banca centrale della Repubblica Popolare Cinese abbia iniziato un lento ma inesorabile processo di \u201cdiversificazione\u201d del proprio portafoglio riserve. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000; font-family: tahoma, arial, helvetica, sans-serif; font-size: 12pt;\"><span lang=\"it-IT\">Ovviamente, la constatazione del carattere un po&#8217; volubile del Paese emittente la principale valuta di riserva internazionale non implica che tutti reagiscano allo shock del congelamento delle riserve russe allo stesso modo. La Cina dispone di strumenti di regolamentazione che le consentono un controllo penetrante del mercato dei cambi, e quindi \u00e8 in grado di assoggettare la composizione del proprio portafoglio riserve ad obiettivi di carattere geopolitico. Altrove gli operatori economici rispondono invece soltanto agli stimoli di mercato, e quindi niente impedisce loro di continuare ad accettare i verdoni come contropartita nelle transazioni commerciali, a condizione che l\u2019aumento del rischio di sentirsi dire un giorno <\/span><span lang=\"fr-FR\">\u00ab<\/span><span lang=\"it-IT\">con questi non ci puoi comprare pi\u00f9 niente perch\u00e9 cos<\/span>\u00ec <span lang=\"it-IT\">ci gira\u00bb venga compensato da un aumento dei relativi tassi di rendimento. In altre parole, la <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>Federal Reserve Bank <\/i><\/span><span lang=\"it-IT\">non perde il suo potere sulla dimensione della massa monetaria disponibile per gli scambi nell\u2019economia globale solo perch\u00e9 il governo degli Stati Uniti mostra una certa disinvoltura nel rinnegare le sue promesse.<\/span><span lang=\"it-IT\"><i> Per\u00f2 l\u2019esercizio di quel potere diventa pi\u00f9 costoso: <\/i><\/span><span lang=\"it-IT\">la banca centrale americana deve cio\u00e8 pagare pi\u00f9 caro il \u201crientro\u201d dei dollari emessi, ed \u00e8 quindi costretta ad intensificare la competizione con le aree valutarie concorrenti.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000; font-family: tahoma, arial, helvetica, sans-serif; font-size: 12pt;\"><span lang=\"it-IT\">Questa premessa dovrebbe forse rendere pi\u00f9 chiaro il contesto dentro cui Madame Lagarde compie il \u201crito\u201d dell\u2019estrazione dei numeri magici dal bussolotto e le reali ragioni che ne guidano la mano. Il suo sguardo non \u00e8 rivolto n\u00e9 all\u2019inflazione, n\u00e9 al tasso di crescita del Pil dell\u2019Eurozona: il suo problema pi\u00f9 grande \u00e8 come resistere alla competizione degli Stati Uniti per \u201ccatturare\u201d dalla massa di liquidit\u00e0 in giro per il mondo una quantit\u00e0 sufficiente ad alimentare il funzionamento dell\u2019economia del continente.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000; font-family: tahoma, arial, helvetica, sans-serif; font-size: 12pt;\"> <span lang=\"it-IT\">Anche perch\u00e9, gli alti tassi d\u2019interesse negli U.S. non sono l\u2019unico motivo che spinge i grandi detentori di fondi a dislocarli<\/span> <span lang=\"it-IT\">lontano dall\u2019Europa. Ai nostri confini orientali si sta giocando una delicata partita militare, che rischia ogni giorno di <\/span><span lang=\"ar-SA\">\u201c<\/span>tracimare\u201d <span lang=\"it-IT\">e di investire i Paesi confinanti con l<\/span>\u2019<span lang=\"it-IT\">Ucraina. In questo momento, essere proprietari di quote del capitale (o di titoli di debito) di imprese localizzate in Polonia, Ungheria, Slovacchia, Romania e Moldavia \u00e8 un affare pericoloso: basta un lancio di un missile riuscito male e quei soldi finiscono in fumo in un amen. Pertanto, per convincere i proprietari di fondi a non abbandonare<\/span> <span lang=\"it-IT\">l\u2019<\/span>Europa<span lang=\"it-IT\"> \u00e8 necessario compensare l\u2019elevato rischio che corrono facendo appello al loro desiderio di guadagno. Il 4,25% in vigore dal 12 Giugno \u00e8 quindi, allo stato, la politica monetaria pi\u00f9 espansiva che ci possiamo permettere: ogni decimo di punto in meno ci allontanerebbe troppo dai tassi della <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>Federal Reserve, <\/i><\/span><span lang=\"it-IT\">rischiando<\/span><i> <\/i><span lang=\"it-IT\">di innescare un\u2019emorragia di liquidit\u00e0.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000; font-family: tahoma, arial, helvetica, sans-serif; font-size: 12pt;\"><span lang=\"it-IT\">Insomma, la politica monetaria di Madame Lagarde sembra stretta in una soffocante tenaglia: da un lato la debolezza del dollaro innescata dalle sanzioni economiche alla Russia, dall\u2019altro i rischi dell\u2019investire capitali in Europa legati al conflitto in corso ai nostri confini orientali. Non sembrano, allo stato attuale, esservi vie di uscita praticabili, e se vi sono non hanno a che fare con il piano della mera \u201ctecnica\u201d di governo dell\u2019economia. I tassi d\u2019interesse sono destinati a rimanere alti ancora a lungo, scoraggiando ulteriormente il dinamismo imprenditoriale e probabilmente incidendo pesantemente sui livelli occupazionali e\/o sul livello dei salari reali. L\u2019Europa rischia quindi di continuare a pagare cara la propria incapacit\u00e0 di giocare, nella partita russo-ucraina, un ruolo coerente con i propri interessi economici e autonomo rispetto al suo potente alleato d\u2019oltreoceano.<\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; di Salvatore D&#8217;Acunto &nbsp; Qualche settimana fa, dopo aver annunciato un taglio del tasso ufficiale di sconto dello 0.25%, la presidente della BCE Madame Lagarde si \u00e8 affrettata a raffreddare i facili entusiasmi, chiarendo che \u00abla battaglia contro l\u2019inflazione non \u00e8 ancora vinta\u00bb, e lasciando quindi intendere che l\u2019estate trascorrer\u00e0 senza ulteriori alleggerimenti del costo del rifinanziamento del sistema bancario. Si tratta di un atteggiamento apparentemente autolesionista, e quindi non facile da spiegare. 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