{"id":86246,"date":"2024-07-02T09:11:17","date_gmt":"2024-07-02T07:11:17","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=86246"},"modified":"2024-07-01T10:14:44","modified_gmt":"2024-07-01T08:14:44","slug":"traverso-gaza-davanti-alla-storia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=86246","title":{"rendered":"Traverso, Gaza davanti alla storia"},"content":{"rendered":"<p><strong>di DOPPIOZERO (Marco Revelli)<\/strong><\/p>\n<div class=\"max-w-[838px]\">\n<div class=\"clearfix text-formatted field field--name-body field--type-text-with-summary field--label-hidden field__item\">\n<p>Enzo Traverso \u00e8 uno storico e intellettuale tra i pi\u00f9 autorevoli, con un profilo internazionale di alto rilievo. Ha insegnato in Francia, dove si \u00e8 trasferito dal 1985, a Paris VIII, all\u2019Ecole des hautes \u00e9tudes en Sciences sociales, come\u00a0<em>full professor<\/em>\u00a0all\u2019Universit\u00e9 de Picardie e infine negli Stati Uniti, alla prestigiosa Cornell University. Nella sua ampia bibliografia (una quindicina di testi, in gran parte pubblicati in francese e in inglese, oltre che in italiano) figurano i grandi temi della violenza nel XX secolo (in particolare il fondamentale testo su\u00a0<em>La violenza nazista. Una genealogia<\/em>, del 2002); della cultura ebraica nella diaspora e del suo ruolo nell\u2019autocoscienza della modernit\u00e0; del senso e del significato di Auschwitz e della Shoah nella vicenda intellettuale postbellica. \u00c8 uno dei quattro curatori, insieme a Marina Cattaruzza, Marcello Flores e Simon Levis Sullam, della monumentale\u00a0<em>Storia della Shoah<\/em>\u00a0pubblicata dalla UTET nel 2019. Ha dunque le carte perfettamente in regola per affrontare l\u2019impervio tema cui \u00e8 dedicato questo suo ultimo lacerante testo.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.laterza.it\/scheda-libro\/?isbn=9788858155837\"><em>Gaza davanti alla storia<\/em><\/a>\u00a0non \u00e8 un libro di storia, per il banale fatto che \u2013 l\u2019autore lo dichiara fin dall\u2019incipit \u2013 si occupa di un\u2019attualit\u00e0 tuttora in corso. \u00c8 piuttosto un libro sul presente visto\u00a0<em>alla luce della storia<\/em>. Un\u2019operazione in esplicita controtendenza, e quindi in s\u00e9 coraggiosa, in tempi in cui il vezzo prevalente, e non privo di malizia, \u00e8 la de-storicizzazione sistematica di ci\u00f2 che accade, con una visione puntiforme degli eventi \u2013 siano essi il 24 febbraio per l\u2019Ucraina, il 7 ottobre per Israele, o prima ancora l\u201911 settembre per gli Stati Uniti \u2013, quasi che l\u2019orrore scaturisca dall\u2019istante, da una qualche \u201cperversione morale\u201d, senza nulla alle radici, n\u00e9 sul piano evenemenziale n\u00e9 su quello culturale. E come se i dispositivi argomentativi a vantaggio dei \u201cnostri\u201d e viceversa a condanna degli \u201caltri\u201d fossero innocenti nel loro carattere inedito e non invece riproposizioni di consolidati e gi\u00e0 condannati stereotipi valoriali. Qui invece, al contrario, ogni fatto \u2013 e si tratta soprattutto di fatti violenti, della violenza estrema con cui la guerra identitaria contemporanea si esprime \u2013, e soprattutto ogni \u201cdiscorso\u201d, \u00e8 visto sullo sfondo di ci\u00f2 che si \u00e8 compiuto e pensato \u201cprima\u201d, nel processo temporale lungo il quale i protagonisti in conflitto si sono formati e hanno elaborato (e insieme trasfigurato e\/o snaturato) le proprie rispettive identit\u00e0 e pratiche.<\/p>\n<p>Grazie a questo approccio \u2013 come ha scritto Iain Chambers in una densa recensione sul Manifesto \u2013 Enzo Traverso \u201cha il coraggio di fare delle connessioni che in questi giorni e settimane sono invariabilmente bloccate, rifiutate e censurate per difendere l\u2019indifendibile\u201d. Come ad esempio \u201cl\u2019intreccio tra la modernit\u00e0 occidentale e la Shoah\u201d nel cuore di tenebra del secolo scorso, da una parte, e \u201cl\u2019attuale spostamento della responsabilit\u00e0 europea per la Shoah sul mondo arabo, attraverso il sostegno incondizionato allo stato di Israele e l\u2019imposizione ai palestinesi del peso di portare la colpa occidentale\u201d dall\u2019altra (si pensi all\u2019atteggiamento della Germania). Un ordine del discorso, questo, che mostra quanto il punto di vista di Traverso \u2013 come dichiara lui stesso nell\u2019Introduzione \u2013 si situi \u201cfuori dal coro\u201d, nel senso che \u201cnon coincide con gli assiomi di quella piccola parte del mondo che chiamiamo Occidente, la quale pretende di detenere il monopolio, oltre che del potere, della morale\u201d. Non coincide con l\u2019assioma che vede i palestinesi nella parte dei carnefici e gli israeliani in quella delle vittime; che esclude la qualifica di genocidio nell\u2019operato di Tsahal nella Striscia; che definisce Israele come uno Stato limpidamente democratico e Hamas come un\u2019entit\u00e0 esclusivamente terroristica; che identifica antisionismo e antisemitismo; che condanna come inequivocabilmente stragista lo slogan\u00a0<em>From the river to the Sea<\/em>\u2026 Come si vede ce n\u2019\u00e8 abbastanza per condannare al rogo, per eresia, l\u2019intero pamphlet, nel clima uniformato del nostro sistema mediatico, se non fosse che ognuna di queste affermazioni \u2013 su cui ovviamente si pu\u00f2 dissentire \u2013 non \u00e8 proposta apoditticamente, ma fondata, sia pur sinteticamente, su elaborazioni e riflessioni scientificamente accreditate, e filiere di studi ben radicate.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/9788858155837.jpg\" alt=\"j\" width=\"800\" height=\"1200\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"3616b471-e142-41a3-aa32-e65300b94b64\" \/><\/p>\n<p>Prendiamo, ad esempio, la prima delle connessioni di cui parla Chambers, ovvero l\u2019assonanza, stabilita da Traverso nel primo capitolo, tra i tentativi di rovesciare oggi il rapporto di colpa per la carneficina in corso nella Striscia a favore di un\u2019Israele legittimata dal diritto-dovere all\u2019autodifesa, e le retoriche che nel secondo dopoguerra nella Germania vinta tentarono di ribaltare la\u00a0<em>Schuldfrage<\/em>\u00a0\u2013 la questione della colpa \u2013 presentando l\u2019operato tedesco come reazione (comprensibile) a una sofferenza e a una sfida prevalente. Una sorta di vittimizzazione del carnefice. Lo so che il paragone far\u00e0 trasalire d\u2019indignazione pi\u00f9 di un lettore. Come assimilare i fautori postumi dell\u2019assoluzione del nazismo ai sostenitori della legittima difesa da parte degli eredi delle vittime di allora di fronte a una nuova mortale minaccia? Traverso qui si riferisce al tentativo fatto da Heidegger nel 1948 di utilizzare le enormi sofferenze subite dalla popolazione tedesca durante e dopo la guerra mondiale per presentare la Germania come vittima. Operazione che Herbert Marcuse stigmatizz\u00f2 duramente scrivendo al collega filosofo che cos\u00ec si poneva \u201cfuori dal Logos\u201d. E che fall\u00ec nella stessa Germania perch\u00e9 \u201ci tedeschi sapevano che, quando il fuoco divorava le loro citt\u00e0 e nuvole di fumo si alzavano in cielo dalle macerie, la Wehrmacht, la polizia e le SS stavano commettendo crimini ben pi\u00f9 gravi di quelli che loro stessi avevano subito\u201d. Ma che tuttavia sarebbe stata riproposta, in forma meno brutale, una trentina di anni pi\u00f9 tardi, da un grande storico tedesco, Ernst Nolte, all\u2019 origine dell\u2019<em>Historikerstreit<\/em>\u00a0\u2013 il grande dibattito sul passato hitleriano \u2013, in cui i crimini nazisti erano descritti come \u201creattivi\u201d, \u201cbiasimevoli certo, ma nati nella lotta contro una minaccia molto reale incarnata dal bolscevismo, il \u2018<em>prius<\/em>\u00a0logico e fattuale\u2019 dei totalitarismi del XX secolo e della guerra sul fronte orientale\u201d.<\/p>\n<p>Ora, si chiede l\u2019autore, non \u00e8 forse Hamas, l\u2019autore del massacro del 7 ottobre, il\u00a0<em>prius<\/em>\u00a0logico di tutto ci\u00f2 che \u00e8 seguito, sui corpi dei palestinesi di Gaza? Non \u00e8 il richiamo alla sua \u201cpresenza\u201d, il fattore utilizzato retoricamente dai difensori dell\u2019operato di Israele nella Striscia per invocarne l\u2019assoluzione? E presentare appunto quella carneficina che dura ormai da otto mesi come la difesa legittima di un aggredito contro l\u2019aggressore? Tanto pi\u00f9 che gli ambienti conservatori tedeschi che negli anni \u201980 fecero proprie le posizioni di Nolte sono gli stessi che oggi mandano assolto Netanyhau e il suo governo stragista con argomentazioni sostanzialmente simili. Certo, per quelli come me, e in buona misura tutta la mia generazione, che ha posto i fondamenti della propria morale storica e politica sull\u2019orrore assoluto di quella persecuzione, un simile accostamento appare come un pensiero quasi impensabile. Presuppone il superamento di una linea rossa che si credeva invalicabile. E tuttavia il carattere tragico del tempo che viviamo sta nel fatto che quella linea, inviolabile nel pensiero, viene quotidianamente offuscata nei fatti. E ben vengano scritti come questo, che ci impongono di confrontarsi con ci\u00f2.<\/p>\n<p>Analogo ragionamento pu\u00f2 essere fatto a proposito dell\u2019\u201cOrientalismo\u201d, che costituisce il tema del secondo capitolo. L\u2019Orientalismo, come l\u2019ha definito Edward Said in un noto saggio del 1978, \u00e8 il modo in cui l\u2019Occidente ha rappresentato se stesso come superiore moralmente rispetto a un Oriente relegato nella dimensione dell\u2019arretratezza e della barbarie. Esso ha costituito la base antropologico-culturale in forza della quale sono state giustificate in termini di civilt\u00e0 le violenze e i massacri con cui si sono costituiti i rapporti di dominio coloniale, e si sono definite le gerarchie razziali, incarnando l\u2019incapacit\u00e0 dell\u2019Occidente \u201cdi definire s\u00e9 stesso se non in opposizione all\u2019alterit\u00e0 radicale di un\u2019umanit\u00e0 coloniale, non bianca e gerarchicamente inferiore\u201d. Ora, il luogo comune che \u201cdescrive Israele come un\u2019isola democratica in mezzo all\u2019oceano oscurantista del mondo arabo e Hamas come un esercito di belve assetate di sangue\u201d, suggerisce Traverso, ne \u00e8 una inquietante riproposizione. Tanto pi\u00f9 inquietante in quanto proviene da quella stessa cultura ebraica che, un secolo fa, ne era stata ferocemente colpita.<\/p>\n<p>Si tratta di una materia che lui ben conosce, questa della discriminazione degli ebrei nell\u2019Europa dei nascenti colonialismi e nazionalismi, per averla studiata nei suoi testi su\u00a0<em>Gli ebrei e la Germania<\/em>\u00a0o sul cosmopolitismo ebraico, quando la \u201clinea del colore\u201d, quella che all\u2019interno dell\u2019Orientalismo dominante segnava il confine tra uomini e no in base alla pelle bianca, ne poneva gli ebrei al di fuori, tra gli\u00a0<em>Untermenschen,<\/em>\u00a0i sotto-uomini. E faceva, per contrappunto, della loro\u00a0<em>intellighentzjia<\/em>\u00a0un fattore di progresso straordinario (\u201cEsclusi dal potere, gli ebrei incarnavano la coscienza critica dell\u2019Europa. Il loro pensiero, faceva da \u2018contrappunto\u2019 al discorso dominante\u201d). \u201cOspiti indesiderati\u201d dell\u2019Occidente, ne costituivano la risorsa culturale pi\u00f9 dinamica. Oggi che invece sono passati dalla parte giusta della \u201clinea del colore\u201d, e sono diventati del tutto \u201cbianchi\u201d, perfettamente a loro agio nella grande famiglia dell\u2019eccellenza occidentale grazie alla potenza del proprio Stato e alla fedelt\u00e0 alle alleanze giuste, le loro dirigenze politiche (uomini, non dimentichiamolo, come Itamar Ben Gvir, Bezalel Smotrich, Israel Katz\u2026) possono replicare nei confronti dei loro pi\u00f9 immediati vicini arabi le stesse argomentazioni che un secolo fa li avevano condannati e segregati, senza tracce di disagio. E pu\u00f2 apparire come evoluzione naturale anzich\u00e9 come sconvolgente paradosso, \u201cla singolare alleanza tra i suprematisti ebrei di Israele e i suprematisti bianchi degli Stati Uniti, che sono tra i pi\u00f9 entusiasti difensori delle colonie in Cisgiordania, cos\u00ec come l\u2019abbraccio tra i falchi della destra filoisraeliana e i leader del Rassemblement National di Marine Le Pen nel parlamento francese\u201d. In fondo \u2013 ci ricorda Traverso \u2013 gli\u00a0<em>\u00dcbermenschen\u00a0<\/em>di Tsahal manovrano con perizia da razza superiore i sofisticati strumenti dell\u2019Intelligenza artificiale per pianificare la distruzione sistematica di Gaza, strade, ospedali, case, chiese, biblioteche, universit\u00e0, musei, cimiteri\u2026, per non parlare della caccia mirata agli abitanti, braccati da un capo all\u2019altro della striscia. Operano \u201cscientificamente\u201d, la barbarie appartiene agli altri. Perch\u00e9 mai non dovrebbero essere considerati degni di entrare nella schiera eletta dei dominatori dai suprematisti di ultima generazione di tutto il mondo?<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/s-l1200.jpg\" alt=\"j\" width=\"737\" height=\"1200\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"1917acf1-ab78-428a-86f0-4840db9d632b\" \/><\/p>\n<p>Si pu\u00f2 definire tutto ci\u00f2 \u201cgenocidio\u201d? Una parola, inutile ripeterselo, di per s\u00e9 mortale, perch\u00e9 se accettata per definire ci\u00f2 che Israele fa nella Striscia, potrebbe prestarsi alla blasfema assimilazione dell\u2019operato delle vittime di ieri a quello dei loro carnefici. Minaccerebbe la caduta della qualifica di vittime per antonomasia degli ebrei, consumata per loro stessa mano. Traverso conosce bene il problema. \u00c8 stato sua materia di studio quando ha lavorato sul tema caldo\u00a0<em>Comparare la Shoah<\/em>\u00a0e sulle \u201cQuestioni etiche, storiografiche, educative della deportazione e dello sterminio\u201d<em>\u00a0<\/em>per\u00a0<em>Insegnare Auschwitz.\u00a0<\/em>Qui, citando lo storico Omer Bartow, ci avverte che la Convenzione delle Nazioni Unite \u201cha posto l\u2019asticella molto in alto\u201d nella definizione del concetto, suscitando cos\u00ec la propensione a \u201cidentificare il genocidio come un evento di portata, chiarezza ideologica ed efficienza burocratica analoghe\u201d allo sterminio degli ebrei, creando una sorta di \u201cdivario\u201d tra l\u2019immaginario popolare che ne presuppone l\u2019identificazione totale con la Shoah e il significato legale del termine che in realt\u00e0 \u00e8 a maglie assai pi\u00f9 ampie. Si giustifica cos\u00ec il monito della Corte internazionale di Giustizia sul rischio che sia in corso un genocidio nella striscia di Gaza, e si spiega anche perch\u00e9 alcuni studiosi d\u2019indubbia autorit\u00e0 in materia, come il professore di\u00a0<em>Genocide and Holocaust Studies<\/em>\u00a0Raz Segal (confortato dal parere di Dirk Moses, entrambi non certo sospettabili di sentimenti \u201cantisemiti\u201d), abbia potuto dichiarare che Gaza costituisce un \u201c<em>textbook case of genocide<\/em>\u201d (\u201cun caso da manuale di genocidio\u201d). Se infatti, come recita la norma, si deve affermare che il genocidio si configura quando vengono commessi atti<em>\u00a0<\/em>\u201ccon l\u2019intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, come tale (atti quali \u201cl\u2019uccisione di membri del gruppo; lesioni gravi all\u2019integrit\u00e0 fisica o mentale di membri del gruppo; sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica, totale o parziale; misure miranti a impedire nascite all\u2019interno del gruppo\u201d), \u00e8 difficile negare che l\u2019uccisione indiscriminata di decine di migliaia di civili, tra cui in prevalenza donne e bambini, la distruzione di ospedali, fonti idriche ed energetiche, infrastrutture essenziali come fognature e depuratori, non ultimo l\u2019impedimento\u00a0<em>manu militari<\/em>\u00a0all\u2019afflusso di alimenti, medicine, generi di assoluta necessit\u00e0, si avvicinino molto alla fattispecie in questione. Molti di noi, io tra questi, si sono finora avvicinati all\u2019uso di questo termine con molta reticenza, in qualche modo con pudore, pi\u00f9 che altro per la consapevolezza di quanto dolore possa procurare nelle vittime della deportazione o nei loro famigliari se riferito allo \u201cStato degli ebrei\u201d, quasi uno svalutare l\u2019assolutezza della loro sofferenza. Ma resta il fatto che non c\u2019\u00e8 parola che possa resistere a lungo al peso dei fatti che essa \u201cnomina\u201d. Non c\u2019\u00e8 significante che possa sottrarsi a lungo alle pretese del proprio significato. E il testo di Traverso ci richiama a questa impietosa realt\u00e0.<\/p>\n<p><em>Gaza davanti alla storia\u00a0<\/em>affronta poi un gran numero di altri temi, ognuno dei quali meriterebbe uno spazio incompatibile con quello di una semplice recensione: la questione delle fake news per esempio, costruite e diffuse per rendere ancor pi\u00f9 atroce la gi\u00e0 orrenda realt\u00e0 del 7 ottobre; la trasformazione antropologica dei soldati israeliani, nati e cresciuti nella logica di guerra contro un nemico assoluto; la\u00a0<em>vexata quaestio\u00a0<\/em>delle memorie incrociate, ovvero dell\u2019uso virtuoso o vizioso della memoria gi\u00e0 affrontato da Primo Levi quando mise in guardia contro il rischio di credere che la Shoah procuri a Israele \u201cuno status di innocenza ontologica\u201d, ecc. Ci sar\u00e0 il modo e l\u2019opportunit\u00e0 di ritornarvi se, come \u00e8 auspicabile, il dibattito (anzich\u00e9 l\u2019anatema) su questo libro sar\u00e0 scelto come occasione per una riflessione per quanto possibile serena sul nostro stato di civilt\u00e0. Qui per\u00f2 vorrei ancora soffermarmi, sia pur brevemente, su un aspetto del libro che mi ha ispirato un sostanziale dubbio e una nota di dissenso. Ed \u00e8 la parte in cui si affronta il tema della violenza. Della violenza degli oppressi, per dirla con Sartre. Diciamolo pure senza fronzoli: dei metodi di lotta di Hamas come espressione della resistenza palestinese.<\/p>\n<p>Intendiamoci. Traverso non \u00e8 affatto indulgente nei confronti del 7 ottobre. Non ne nega n\u00e9 attenua l\u2019orrore e la necessaria condanna. Esso \u2013 scrive \u2013 \u201c<em>\u00e8 un crimine che nulla pu\u00f2 giustificare e che deve essere condannato<\/em>\u201d. E poco prima aveva precisato: \u201cL\u2019attacco del 7 ottobre fu atroce. Pianificato con cura, fu ben pi\u00f9 letale del massacro di Der Yassin o di altri simili commessi dall\u2019Irgun nel 1948. Il suo scopo era quello di diffondere il terrore e non \u00e8 giustificabile\u201d. Ma \u2013 aggiunge \u2013 \u201cdeve essere analizzato e non solo condannato\u201d. E costruisce questa analisi a partire dalla constatazione che \u201cquesti mezzi incongrui e riprovevoli sono stati utilizzati in una lotta legittima contro un\u2019occupazione illegale, disumana e inaccettabile\u201d. Sforzandosi di guardare gli eventi per una volta non con gli occhi di noi occidentali, americani o europei che siamo, ma con quelli dei palestinesi. E utilizzando l\u2019ampio strumentario argomentativo della letteratura simpatetica con le lotte di liberazione anticoloniali (\u201cL\u2019uomo colonizzato si libera nella e attraverso la violenza\u201d \u2013 Franz Fanon). In quest\u2019ottica inscrive l\u2019azione di Hamas nella categoria e nel pi\u00f9 ampio repertorio delle azioni di un classico \u201cmovimento di liberazione nazionale\u201d, in quanto espressione, anche se non unica, della Resistenza palestinese. Ne definisce la pratica terroristica (non certo negata) come \u201crisvolto dialettico del terrorismo dello stato israeliano\u201d la cui legittimazione non \u00e8 equiparabile: \u201cIl crimine del primo sta nell\u2019uso di mezzi illeciti; quello del secondo sta nel suo stesso scopo, da cui deriva\u201d. Ed \u00e8 qui che, per quanto mi riguarda, sorge un\u2019obiezione.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/f6486f34587fb4ac9ef3dcc5db6f7a4c-U37656764165HyE-1440x752%40IlSole24Ore-Web.jpeg\" alt=\"j\" width=\"800\" height=\"419\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"f97bca06-edac-4e5b-9ce5-f0252d870b6c\" \/><\/p>\n<p>Non credo che il 7 di ottobre possa essere assimilato ai tanti precedenti atti, anch\u2019essi indubbiamente terroristici, compiuti dai tradizionali movimenti di liberazione nazionale Gli attentati nei bar di Algeri da parte del FLN, quelli nei bordelli di Saigon per opera dei Vietcong, le stesse azioni dei nostri Gap nelle citt\u00e0 occupate\u2026 Qui c\u2019\u00e8 qualcosa di pi\u00f9 terribile, non solo nelle modalit\u00e0 del massacro, ma nei suoi obiettivi. Credo infatti che nei piani di chi ha programmato per mesi e mesi, e organizzato quella vera e propria \u201cazione di guerra\u201d non ci fosse solo l\u2019obiettivo di terrorizzare il nemico, di colpirlo oltre che nella sua componente militare pure tra i civili, ma che fosse anche messa in conto, e consapevolmente ricercata, la rappresaglia indiscriminata di Israele contro la stessa gente di Gaza. Che i capi di Hamas cercassero quel martirio di massa, come strumento di propaganda e di proselitismo. Obiettivo pienamente raggiunto data l\u2019ottusit\u00e0 criminale con cui il governo di Netanyhau si \u00e8 gettato nella trappola e ha firmato la propria condanna globale. Questo colloca tuttavia Hamas in un comparto diverso dai tradizionali movimenti di resistenza. La sua vocazione martiriologica, questa ricerca accanita del sacrificio della propria stessa popolazione per il trionfo della causa, rinvia a radici altre, pi\u00f9 torbide, affondate nella sfera inquinata di una sacralit\u00e0 perversa, che rende difficile l\u2019applicazione dei tradizionali clich\u00e9.<\/p>\n<p>Detto questo, appare invece molto convincente la denuncia che Traverso fa delle conseguenze regressive di tutto quanto accade, e soprattutto del dispositivo narrativo e argomentativo messo in campo dal sistema mediatico e politico occidentale per neutralizzare o quantomeno contenere l\u2019ondata di indignazione nell\u2019opinione pubblica. In particolare della dissennata equiparazione tra antisionismo e antisemitismo, e pi\u00f9 in generale della ricodificazione di ogni critica all\u2019operato del governo di Israele come forma pi\u00f9 o meno velata di antisemitismo. \u00c8 in forza di questa operazione che siamo costretti quotidianamente a essere spettatori dell\u2019apparente aberrazione per cui gli antisemiti di ieri si attribuiscono oggi il ruolo di giudici addetti ad assegnare l\u2019infamante qualifica di antisemitismo a chi da sempre si era battuto contro il loro razzismo. Spettacolo particolarmente sconvolgente qui da noi, dove i post-fascisti di Meloni \u2013 gli \u201ceredi delle leggi razziali del 1938 oggi al governo\u201d, quelli che celebrano come padre fondatore quel Giorgio Almirante che come capo-redattore di \u201cLa difesa della razza\u201d predicava il \u201crazzismo del sangue\u201d \u2013, dispensando patenti di antisemitismo a chi si azzarda a criticare Israele \u201cpossono affermare la loro appartenenza al campo occidentale, stigmatizzare la sinistra e condurre politiche xenofobe contro i migranti\u201d.<\/p>\n<p>Come dar torto a Traverso quando constata che \u201ccombattere l\u2019antisemitismo diventer\u00e0 sempre pi\u00f9 difficile dopo averne sfigurato e distorto la natura cos\u00ec sfacciatamente.\u201d Se \u201cin\u00a0<em>nome\u00a0<\/em>della lotta all\u2019antisemitismo \u00e8 possibile condurre una guerra genocida, molte persone oneste inizieranno a pensare che sarebbe meglio abbandonare una causa cos\u00ec dubbia. Nessuno potr\u00e0 evocare l\u2019Olocausto senza suscitare sospetti e incredulit\u00e0; molti arriveranno a credere che si tratti di un mito inventato per difendere gli interessi di Israele e dei suoi alleati\u201d. E sarebbe una perdita secca per tutti noi, che nel lunghissimo dopoguerra seguito al \u201945 abbiamo coltivato la memoria della Shoah come<em>\u00a0<\/em>\u201creligione civile\u201d. \u201cLa sacralizzazione rituale dei diritti umani attraverso il ricordo delle vittime\u201d, come scrive Traverso, perderebbe \u201ctutte le sue virt\u00f9 pedagogiche. I nostri orientamenti morali, epistemologici e politici sarebbero irrimediabilmente annebbiati\u201d.<\/p>\n<p>Ci aiutano, e contribuiscono a salvare la grandezza della cultura ebraica nel mondo, i tanti ebrei che, minoranza in Israele ma presenti e attivi nel contesto internazionale, a cominciare dagli Stati Uniti, manifestano apertamente il proprio dissenso per l\u2019operato del governo israeliano, unendo al cordoglio per il massacro del 7 ottobre la deprecazione per la carneficina di questi mesi nella Striscia. Sono gli eredi di quella straordinaria cultura diasporica \u2013 cosmopolitica, umanistica, illuministicamente razionalista \u2013 che tanto ha contribuito a dare all\u2019Occidente un\u2019autocoscienza critica e un\u2019anima progressista (e a cui Traverso ha dedicato molti suoi studi: si pensi al suo\u00a0<em>Cosmopoli. Figure dell\u2019esilio ebraico-tedesco<\/em>). Sono un antidoto importante contro l\u2019ondata di antisemitismo che prendendo origine dalle residue radici della destra radicale globale, e virulentizzandole con le sostanze tossiche della guerra, rischia di contaminare con gli spettri del passato il nostro gi\u00e0 precario presente.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"text-azzurro text-xl py-3\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/styles\/r_articolo_mobile_w500\/public\/000_33XW9FD-scaled.jpg.webp?itok=Ev8Oqn4_\" alt=\"j\" \/><\/div>\n<div><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/traverso-gaza-davanti-alla-storia\">https:\/\/www.doppiozero.com\/traverso-gaza-davanti-alla-storia<\/a><\/strong><\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DOPPIOZERO (Marco Revelli) Enzo Traverso \u00e8 uno storico e intellettuale tra i pi\u00f9 autorevoli, con un profilo internazionale di alto rilievo. Ha insegnato in Francia, dove si \u00e8 trasferito dal 1985, a Paris VIII, all\u2019Ecole des hautes \u00e9tudes en Sciences sociales, come\u00a0full professor\u00a0all\u2019Universit\u00e9 de Picardie e infine negli Stati Uniti, alla prestigiosa Cornell University. 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