{"id":86312,"date":"2024-07-05T09:00:54","date_gmt":"2024-07-05T07:00:54","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=86312"},"modified":"2024-07-04T16:24:07","modified_gmt":"2024-07-04T14:24:07","slug":"dante-e-jihad-nuove-incomprensioni-reciproche-occasioni-mancate-in-una-societa-polarizzata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=86312","title":{"rendered":"Dante e Jihad: nuove incomprensioni reciproche. Occasioni mancate in una societ\u00e0 polarizzata"},"content":{"rendered":"<p><strong>di LE PAROLE E LE COSE (Matteo Cazzato)<\/strong><\/p>\n<div class=\"post-thumbnail\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-full size-full wp-post-image\" role=\"button\" src=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/maometto.jpg\" alt=\"\" width=\"1450\" height=\"500\" data-attachment-id=\"49650\" data-permalink=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?attachment_id=49650\" data-orig-file=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/maometto.jpg\" data-orig-size=\"1450,500\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"maometto\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/maometto-300x103.jpg\" data-large-file=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/maometto-1024x353.jpg\" \/><\/div>\n<div class=\"content-wrap\">\n<div class=\"entry-content\">\n<div class=\"pmb-print-this-page wp-block-button\"><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tra fine maggio e inizio giugno le cronache si sono occupate in pi\u00f9 momenti del mondo della scuola per una notizia particolare: il caso di un\u2019istituto secondario di primo grado del trevigiano in cui l\u2019insegnante di lettere, dopo aver chiesto un parere alle famiglie, ha deciso di esonerare gli studenti mussulmani della sua classe dallo studio di Dante e della\u00a0<em>Commedia<\/em>.<\/p>\n<p>Ora, va fatta una premessa: gi\u00e0 nelle scuole secondarie di II grado non si possono presentare certo tutti i canti del poema, ma solo quelli pi\u00f9 famosi e suggestivi, e questo vale ancor pi\u00f9 alle medie, dove all\u2019interno di una selezione antologica pi\u00f9 generale capita di affrontare anche passi di Dante. Fra i papabili da portare in aula, solitamente, non rientra\u00a0<em>Inf<\/em>. XXVIII, canto oggi come in passato al centro dell\u2019attenzione per la presenza di Maometto (l\u00ec in quanto scismatico e non come mussulmano, perch\u00e9 il poeta si rif\u00e0 ad una leggenda medievale secondo cui Maometto era un membro del clero cristiano che, deluso dal papato, aveva fondato una nuova corrente).<\/p>\n<p>Intellettuali, giornalisti e politici di ogni schieramento hanno commentato l\u2019accaduto, esprimendo contrariet\u00e0 per questa forma di autocensura. Come prevedibile, politici e opinionisti di destra (si vedano certi interventi su\u00a0<em>La Verit\u00e0<\/em>) sono quelli che hanno levato subito gli scudi in maniera scomposta, gridando al pericolo degli immigrati, all\u2019invasione mussulmana che cancella la nostra identit\u00e0 etc.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Gi\u00e0 in passato, in questa sede, mi sono occupato di un episodio analogo, che riguardava lo stesso canto dantesco (<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=42520\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Dante, Maometto e Charlie Hebdo: segni di una crisi persistente<\/em><\/a>). Per esser chiari subito, oggi come allora penso che la scelta di rimuovere Dante o sue parti da edizioni e programmi di scuola sia sbagliata, come ogni episodio di\u00a0<em>cancel culture<\/em>. Il punto, per\u00f2, \u00e8 non fermarsi a questa semplice constatazione, soprattutto con reazioni istintive e superficiali, come invece hanno fatto in tanti. E ancor pi\u00f9 bisogna evitare atteggiamenti segnati dalla discutibile ostentazione di orgoglio nazionale (e occidentale), o peggio ancora l\u2019idea di una guerra culturale contro presunte invasioni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 chi si \u00e8 espresso a difesa della tradizione, chi ha sottolineato la generale frammentazione di programmi scolastici e relative verifiche, di qui questo episodio sarebbe solo un caso\u00a0<em>ad hoc<\/em>. Addirittura, ci sono stati ministri che hanno fatto affermazioni fuori luogo e sgradevoli, chi parlando di demenza dei comportamenti (non si sa se dell\u2019insegnante, delle famiglie o di entrambe le parti) e chi gridando al pericolo di sottomissione all\u2019Islam. Il ministro dell\u2019istruzione, con toni certo pi\u00f9 pacati, ha predisposto un\u2019ispezione nella scuola, scelta pi\u00f9 che altro deleteria per\u00f2, che rischia di esacerbare il problema di fondo, non messo in evidenza: la polarizzazione estrema e nociva del dibattito pubblico nei rapporti con una cultura altra. Davanti a contrasti interculturali l\u2019unica possibilit\u00e0 \u00e8 la comprensione reciproca, e non serve a nulla sventolare la bandiera dell\u2019integrazione forte a cui gli altri dovrebbero sottostare per essere accolti, perch\u00e9 solo se entrambe le sensibilit\u00e0 sono rispettate si pu\u00f2 sperare di risolvere il problema.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Oggi come allora Dante cade al centro di contrapposizioni che in realt\u00e0 stanno altrove, ma che si riflettono sugli oggetti della sfera culturale in cui siamo inseriti. Negli anni passati, i contrasti erano legati agli attentati di matrice islamica in capitali come Parigi e Bruxelles, motivati in pi\u00f9 casi dalle vignette satiriche di\u00a0<em>Charlie Hebdo<\/em>. Oggi si tratta della situazione in Medio Oriente, con le manifestazioni che ne sono scaturite in tutto il mondo. Questo ci fa capire la forza comunicativa della grande poesia, e anche la sua complessit\u00e0: non tanto nel senso della difficile interpretazione, ma per il peso che ha in base al modo in cui viene recepita, con i rischi di fraintendimenti a cui \u00e8 esposta, e che rivelano la fragilit\u00e0 di questo patrimonio in un contesto caotico come quello odierno.<\/p>\n<p>Qualche anno fa intervenni perch\u00e9, in risposta alla drammatica situazione del terrorismo, una traduttrice fiamminga aveva deciso di rimuovere il nome di Maometto dal poema per non offendere i lettori mussulmani. La scelta fatta dalla docente trevigiana \u00e8 equivalente, lo scrupolo muove in entrambi i casi da un principio buono e valido, il problema \u00e8 come lo si \u00e8 applicato, e forse con le famiglie si sarebbe potuto cercare un confronto s\u00ec, ma di tipo diverso. Credo che la rimozione aumenti in realt\u00e0 i rischi di incomprensione, e dunque anche la possibilit\u00e0 che venga percepita un\u2019offesa viva dove in realt\u00e0 non c\u2019\u00e8, in s\u00e9 e soprattutto perch\u00e9 un testo passato rappresenta un\u2019alterit\u00e0 storica, da conoscere autenticamente e non da piegare ai parametri morali che ci contraddistinguono oggi: queste sono valutazioni che possono, e in certi casi devono emergere, ma in un secondo momento, e con altri scopi (non la rimozione), certo non in fase conoscitiva\u00a0. L\u2019idea di un\u2019ispezione ministeriale \u00e8 sbagliata poi perch\u00e9 va a sanzionare una scelta che, per quanto discutibile, \u00e8 stata in grado di cogliere un possibile disagio presente in parte della societ\u00e0. Sarebbe stato pi\u00f9 interessante partire da questa occasione per avviare un tavolo di confronto e dialogo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Cancellare dal nostro passato (testi ed oggetti culturali) ci\u00f2 che non ci piace (anche a ragione in certi casi), o che pu\u00f2 non piacere ad altri, \u00e8 un\u2019operazione dannosa, e non solo perch\u00e9 la memoria \u2013\u00a0 anche quella di aspetti sgradevoli \u2013 \u00e8 fondamentale come monito: se non siamo in grado di confrontarci con l\u2019altro lontano da noi nel tempo, senza manipolarlo e accomodarlo alle nostre esigenze, come potremo essere in grado di interagire con l\u2019altro vicino a noi in modo fruttuoso?<\/p>\n<p>\u00c8 su questo terreno che si gioca la sfida culturale che l\u2019Europa tutta ha davanti a s\u00e9 in questa difficile fase storica, in cui gretti nazionalismi tornano a prendere sempre pi\u00f9 piede.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il dibattito polarizzato spinger\u00e0 sempre verso atteggiamenti inadeguati, in campo politico e culturale, tanto a destra quanto a sinistra. Da una parte si assister\u00e0 al rifiuto in nome di una tradizione da preservare, possibilmente pura, e dall\u2019altra ci saranno tutti gli atteggiamenti che vanno sotto il nome di\u00a0<em>cancel culture<\/em>. Lo studio di Dante non serve a darci insegnamenti morali concreti, da mettere in pratica nel mondo d\u2019oggi (semmai vi possiamo trovare valori umani universali, ma non \u00e8 questo il punto). E certo non serve per imparare a condannare Maometto o altre figure. L\u2019obbiettivo deve essere guidare attraverso un incontro culturale, inteso come comprensione della diversit\u00e0: diversit\u00e0 che, beninteso, pu\u00f2 anche non piacerci in certi casi, possiamo non condividere in tutto o in parte, ma dobbiamo cercare di capire per come \u00e8, perch\u00e9 solo cos\u00ec possiamo poi sviluppare, a partire da quella solida base di conoscenza, ulteriori riflessioni \u00a0e discussioni. Gli studi umanistici rappresentano per la societ\u00e0 d\u2019oggi una grande occasione in questo senso, una vera e propria palestra per riuscire ad apprendere il giusto atteggiamento filologico nell\u2019incontro con gli altri e la loro specificit\u00e0, senza alcuna manipolazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questa ambizione richiede uno sforzo che riguarda tutti noi, occidentali e mussulmani, se vogliamo esprimerci cos\u00ec, per farci capire e non per convinzione. Il rischio di incomprensione sta da entrambe\u00a0 le parti: se alcuni possono fraintendere Dante e averne percezioni negative altri, pur sostenendo diritti importanti, rischiano di reagire in modo rigido davanti ad altri aspetti culturali, e cos\u00ec inficiano lo scambio. Mi sembra emblematico un altro episodio di fine maggio. L\u2019universit\u00e0 di Torino \u00e8 stata occupata, come tante altre, per chiedere la fine del massacro a Gaza e l\u2019interruzione di quei rapporti con atenei israeliani che prevedono collaborazioni con possibili applicazioni belliche. In quei giorni gli studenti mussulmani attivi nella mobilitazione hanno voluto fare un momento di preghiera, finito poi al centro del dibattito pubblico, con lamentele su diversi aspetti: la guida religiosa avrebbe fatto un comizio politico; maschi e femmine erano divisi; \u00e8 stata usata la parola\u00a0<em>jih\u00e2d<\/em>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In una piena convinzione laica, luoghi come la scuola e l\u2019universit\u00e0 non devono certo impedire agli studenti di avere momenti di raccoglimento spirituale, anche durante la giornata fra le aule, ma non dovrebbero comunque ospitare in modo istituzionale guide, simboli e rituali religiosi, proprio per garantire ad ogni singolo la sua libert\u00e0 di credo senza manifestazioni privilegiate. Anche nel caso torinese, stando a questa regola generale, l\u2019ambiente universitario non era il pi\u00f9 adatto ad ospitare la preghiera mussulmana, ma forse dovremmo riconoscere un\u2019attenuante nel fatto che non era l\u2019istituzione accademica (lo stato) a infrangere il principio di laicit\u00e0, bens\u00ec un gruppo di singoli che in una manifestazione civile per il cessate il fuoco a favore dei palestinesi si \u00e8 anche voluta raccogliere in un momento di preghiera. Era un\u2019esigenza legittima e spiritualmente comprensibile, anche se il luogo poteva in effetti apparire non del tutto appropriato, per i valori che deve rappresentare e il dialogo che deve favorire. Ma in una situazione di tensione le sviste sono all\u2019ordine del giorno, soprattutto per una comunit\u00e0 che partecipa in modo vivo al dolore presente. Bisognerebbe allora cercare di fare il possibile per sciogliere questa tensione, e non alimentarla con reazioni rigide.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 poi della scelta di fondo fatta dai ragazzi, pu\u00f2 essere interessante riflettere sui vari punti concreti diventati oggetto di critica formale. Nei periodi in cui l\u2019attualit\u00e0 presenta situazioni drammatiche, i sacerdoti non vi fanno riferimento, anche per chiedere di pregare per la pace? Anche in quei casi dovremmo parlare di comizi politici? Pu\u00f2 darsi ma allora, se non rimproveriamo agli officianti cristiani tale scelta, proprio per l\u2019imparzialit\u00e0 laica dobbiamo riconoscere lo stesso diritto anche a rabbini e imam. A Torino, manifestando contro la guerra in Medio Oriente, si \u00e8 fatto riferimento a Gaza, al dolore dei palestinesi, e gli studenti hanno pregato affinch\u00e9 quel popolo riesca a resistere alle violenze in atto.<\/p>\n<p>All\u2019interno dello spazio usato in universit\u00e0 era presente poi una mezza parete divisoria. La liturgia islamica prevede la separazione fra uomini e donne durante la preghiera, e dato che lo spazio lo consentiva gli studenti hanno seguito le forme tipiche del loro rituale. Questo punto crea maggiori difficolt\u00e0: la religione cristiana ha subito un\u2019evoluzione e ha superato questo tipo di pratiche ma, prima di avanzare critiche all\u2019Islam, dobbiamo ricordare che la stessa divisione era presente nelle chiese fino a meno di un secolo fa (e la societ\u00e0 occidentale \u00e8 ben lontana dalla parit\u00e0 di genere). Questa abitudine pu\u00f2 non piacere, io stesso non la condivido, e di certo non \u00e8 adatta ai luoghi dell\u2019istruzione. Ma una volta ribadita questa presa di posizione laica, legata soprattutto all\u2019ambiente in cui si trovavano gli studenti, dobbiamo anche dare ad ogni singola cultura i suoi tempi e modi specifici di cambiamento, senza imporci con idee di superiorit\u00e0. Dobbiamo piuttosto cercare di capire, chiedere informazioni su cui poi confrontarci. Nello spazio mediatico per\u00f2 il singolo episodio \u00e8 diventato un appiglio per criticare le forme in s\u00e9 della religione altrui. E infine,\u00a0<em>jih\u00e2d<\/em>: parola estremamente complessa, la cui storia \u00e8 stata deviata e segnata dal fondamentalismo, che ne ha fatto un suo segno distintivo. Dobbiamo dunque trattarla con estrema cautela, ma \u00e8 anche vero che come tutte le lingue pure l\u2019arabo ha una sua storia, e le parole presentano una stratificazione di significati, alcuni precedenti alle manipolazioni imposte dalla violenza di vari regimi. Insistere in occidente sulla sola traduzione \u00abguerra santa\u00bb \u2013 senza contemplare l\u2019ipotesi di riscoprire i significati passati del termine \u2013 \u00e8 una scelta che serve solo a fomentare atteggiamenti scorretti, facendo il gioco di quei terroristi\u00a0 che deformano la religione per scopi ignobili. Da quanto ho potuto ricostruire, partendo in particolare da edizioni critiche del Corano, il termine arabo ha come significato base originale \u00absforzo\u00bb teso verso Dio. Il piccolo\u00a0<em>jih\u00e2d\u00a0<\/em>poteva essere una guerra, in senso difensivo (il\u00a0<em>Corano<\/em>\u00a0specifica alla 2\u00b0\u00a0<em>Sura<\/em>\u00a0che Dio acconsente solo alla guerra di difesa, non ama gli aggressori). Ma il grande\u00a0<em>jih\u00e2d<\/em>, pi\u00f9 importante, consiste nello sforzo interiore continuo del fedele per migliorarsi, sotto vari punti di vista, per avvicinarsi alla misericordia di Dio. Naturalmente la parola ha il significato crudele che tutti percepiamo in modo immediato, perch\u00e9 qualcuno gliel\u2019ha attribuito. Ma cos\u00ec come dobbiamo chiedere ai ragazzi mussulmani a scuola di andare oltre la prima impressione sul testo di Dante, porsi domande e capire la realt\u00e0 storica, allo stesso modo noi dobbiamo ricordare il significato non alterato del termine\u00a0<em>jih\u00e2d<\/em>, che resta una possibilit\u00e0 d\u2019uso, e che potrebbe essere ci\u00f2 a cui fanno riferimento certe persone nel servirsi del vocabolo. Per il Maometto di Dante cos\u00ec come per il termine arabo occorre fermarsi, porre il dubbio, interrogare e decostruire il caso specifico: non difendere a priori certo, ma nemmeno attaccare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Se continuiamo ad attribuire le cause di incomprensione solo all\u2019altro, se pretendiamo che si adegui in tutto senza fare noi un passo analogo, il problema persister\u00e0. Naturalmente ci sono aspetti problematici nei versetti coranici rispetto alla sensibilit\u00e0 attuale \u2013 occidentale e non \u2013 ma lo stesso accade se si legge per esteso la\u00a0<em>Bibbia\u00a0<\/em>(ebraica e cristiana), anche se l\u2019opinione pubblica non si sofferma su questo aspetto: entrambi sono testi sacri per diverse religioni, ma anche testi culturali, calati in un momento storico, e da valutare tenendo conto di questo aspetto.<\/p>\n<p>Operare secondo una logica oppositiva di torto e ragione netti, senza analizzare e affrontare effettivamente i punti di possibile contrasto, pu\u00f2 solo aggravare la polarizzazione, e ci\u00f2 finisce col proiettare le storture del contesto geopolitico su arte e cultura, offuscando il senso della letteratura.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Oggi, forse ancora pi\u00f9 che in passato, le tensioni sono altissime per la tragedia in corso a Gaza. Le azioni spaventose di Hamas sono una terribile evidenza che tutti abbiamo presente. Ma non si possono negare la sofferenza dei palestinesi (crimine di guerra, pulizia etnica o genocidio) e le istanze che la popolazione mussulmana in vari paesi del mondo cerca di far sentire, affiancata da persone di altre fedi,\u00a0<em>in primis\u00a0<\/em>tanti ebrei. L\u2019Occidente delle piazze, dei giovani, reagisce con sdegno, seguito in questo dalla Corte di Giustizia Internazionale, dall\u2019Assemblea Generale dell\u2019ONU e da Guterres (ma non dal Consiglio di Sicurezza). Per\u00f2, salvo rare eccezioni, come ad esempio la Spagna socialista di Sanchez, la classe politica e mediatica di molti paesi purtroppo ha preso in questi mesi posizione in modo inadatto, non ha saputo dare risposte culturali, emotive e morali, cos\u00ec come non \u00e8 riuscita a condannare apertamente i crimini del governo di Netanyahu, facendo passare, in modo insensato, ogni osservazione al riguardo come una forma di antisemitismo, e di conseguenza scaricando tutta la colpa sui palestinesi come se fossero una realt\u00e0 indistinta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In questo clima si colloca e va letto anche quanto accaduto nella ridotta realt\u00e0 della scuola, perch\u00e9 l\u2019episodio rivela le percezioni che persone di fede mussulmana possono avere partendo da determinati oggetti culturali nel contesto sociale attuale, in cui non ricevono dalla politica e dall\u2019informazione le risposte che invece servirebbero. Tutto ci\u00f2 ha ricadute anche sulla vita scolastica, sulla pratica concreta delle lezioni, sugli argomenti del programma di studi, coi riferimenti e gli oggetti culturali che si evocano. Io, nella mia esperienza di docente a scuola, non ho sperimentato questo su Dante, ma ho visto la situazione attuale riflettersi nelle dinamiche di una delle mie classi con studenti di fede mussulmana, durante le ore di educazione civica e storia: i ragazzi sono turbati dalle notizie, e non sono compresi dai compagni finch\u00e9 non si cerca di favorire un dialogo per superare alcuni stereotipi. E allora diventa chiaro come il malessere trovi terreno fertile se scambio e dialogo, a partire dalla formazione, si riducono invece di ampliarsi. Cos\u00ec \u00e8 stato ad esempio dopo l\u2019episodio torinese, perch\u00e9 chi aveva guidato la preghiera, invitato in alcuni salotti televisivi, non ha avuto l\u2019effettiva possibilit\u00e0 di dare spiegazioni o ricevere domande autentiche sui vari punti, dato che critiche monodirezionali e stereotipi hanno preso il sopravvento.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019unico modo per superare la crisi delle incomprensioni \u00e8 conoscere, porre domande e anche avanzare dubbi, chiedere e ascoltare, per riflettere poi insieme. Cos\u00ec per il\u00a0<em>Corano<\/em>\u00a0come per Dante, e in particolare per il canto dove si trova Maometto. La scelta della traduttrice fiamminga tre anni fa non poteva essere condivisa, ma fermarsi a riflettere sui motivi che l\u2019avevano animata poteva essere in realt\u00e0 un\u2019occasione per far partire il confronto. Il caso della scuola trevigiana oggi ci offriva una seconda occasione, anche se sembra che sia stata sprecata. Non ci pu\u00f2 essere un\u2019accettazione passiva della rimozione del grande poeta dalle aule scolastiche, anche fosse solo per certi alunni, perch\u00e9 vorrebbe dire far perdere un patrimonio culturale importantissimo. Non dobbiamo attaccare per\u00f2 in modo miope docente e famiglie, perch\u00e9 l\u2019episodio doveva diventare l\u2019innesco per un vero dibattito: spiegare effettivamente il valore del testo di Dante e delle scelte l\u00ec fatte, in un dato momento storico, e certo non come insegnamenti di comportamento per l\u2019oggi; ascoltare e capire le sensazioni che persone con un diverso\u00a0<em>background<\/em>\u00a0culturale e religioso possono provare davanti a quei versi, quando non viene offerta una contestualizzazione in grado di allontanare il rischio di una ricezione calata in modo erroneo solo sul nostro presente. Alcuni avrebbero potuto comprendere il disagio di certe persone, e spiegarsi per far capire che non c\u2019era motivo di leggere la poesia attraverso quel filtro, e allora i presunti offesi avrebbero sciolto i dubbi e rimosso il disagio (non la cultura). A questo dovrebbe servire l\u2019istruzione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il dialogo avrebbe potuto portare a riflettere anche su una modifica dei programmi in realt\u00e0, ma in vista di un arricchimento, nel solco tracciato da una lungimirante studiosa come Maria Corti (sulla scorta degli stimoli dei pionieristici studi di inizio \u2019900 dello storico spagnolo Miguel As\u00edn y Palacios): i legami di Dante con la cultura islamica, aspetto alle volte (anche se non abbastanza) illustrato nelle universit\u00e0, ma che potrebbe trovar posto anche nelle spiegazioni scolastiche. Il XXVIII canto dell\u2019<em>Inferno<\/em>, allora, potrebbe diventare effettivamente uno fra i pi\u00f9 letti, e non per le polemiche, ma per il suo alto valore letterario, storico e formativo, anche in senso interculturale, accostandogli la lettura di quei testi del mondo mussulmano che Dante stesso conosceva in traduzione latina e di cui si era servito, in quell\u2019episodio e altrove (il\u00a0<em>Corano<\/em>\u00a0e poi il\u00a0<em>Libro della Scala<\/em>). In questo modo potremmo contestualizzare Dante nel modo migliore per tutti \u2013 cristiani mussulmani e atei \u2013, avvicinare i giovani, le famiglie, la cittadinanza intera, ad un patrimonio culturale interessante, ricchissimo, purtroppo poco conosciuto, spesso maltrattato dai nostri politici, allontanato come qualcosa di estraneo, e invece, evidentemente, connesso profondamente a quelle che alcuni vogliono fissare come le nostre uniche radici.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Postilla sulla laicit\u00e0<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In Italia c\u2019\u00e8 ancora tanto da imparare al riguardo, come dimostra l\u2019annosa questione del crocifisso nelle aule scolastiche, nell\u2019incuranza generale che fra i ragazzi possono esserci atei o credenti di altre religioni, che non si sentono rappresentati da questa imposizione. E ancora, in varie cerimonie pubbliche ufficiali continuano ad essere presenti dei momenti officiati da preti, e non ci fermiamo a considerare che\u00a0 questa scelta \u00e8 sbagliata, soprattutto perch\u00e9 non vengono loro affiancati rabbini, imam e altri, e viene cos\u00ec meno l\u2019equidistanza che lo stato laico deve mostrare per ogni fede. E alcuni nostri politici si permettono di evocare la laicit\u00e0 \u2013 per\u00f2 fraintesa parziale e interessata \u2013 solo davanti ad altre fedi, perch\u00e9 quando si tratta di questo simbolo affisso davanti ad ogni giovane cittadino, si ignora tranquillamente l\u2019art. 8 della Costituzione. Ma anche in Francia negli ultimi anni i sociologi hanno riscontrato un\u2019appropriazione dis-funzionale della laicit\u00e0 da parte dei politici di destra. E proprio questa situazione dovrebbe portare a ritornare su questo valore imprescindibile, per farlo crescere ulteriormente (nulla pu\u00f2 essere acquisizione in s\u00e9 compiuta e definitiva, anche i valori giusti evolvono, si approfondiscono e maturano).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Davanti a questa situazione mi chiedo, da agnostico, se il passo in avanti per la laicit\u00e0 non possa essere in chiave interculturale, dunque andando oltre la mera coesistenza. La laicit\u00e0 dello stato potrebbe garantire lo spazio per le diverse fedi, nel rispetto reciproco, e soprattutto nella possibilit\u00e0 di interagire: solo cos\u00ec si superano le incomprensioni. Ma come si pu\u00f2 interagire quando si pensa debba sussistere una sorta di confinamento, una mutua esclusione dallo spazio pubblico (distinto dalla sfera pubblica)? Non \u00e8 possibile riempire le pareti di una classe con infiniti simboli religiosi, per rappresentare tutti, questo \u00e8 vero. Ma laicit\u00e0 come equidistanza dello stato potrebbe, in altri casi, non limitare pi\u00f9 la religione (che \u00e8 anche fatto culturale) ai luoghi privati, per andare invece verso la piena compresenza da cui pu\u00f2 nascere lo scambio (strada che tra l\u2019altro gli stessi costituenti forse volevano indicarci nell\u2019art. 19, parlando di libert\u00e0 di fede, da esercitare nel privato e nel pubblico). Se la coesistenza non si declina nell\u2019interazione viene meno la possibilit\u00e0 di confronto e di conseguenza aumentano le incomprensioni. Una laicit\u00e0 radicale, come esclusione di ogni credo dai luoghi condivisi, oltre a non essere effettiva \u2013 alla fine qualche fede viene sempre favorita \u2013 rischia di indurre percezioni che col tempo si possono rivelare deleterie.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>(In queste mie sparse riflessioni ho in mente alcuni interventi nell\u2019ambiente del Centro Interdisciplinare Scienze per la Pace di Pisa, con la rivista \u00abScienzaePace\u00bb, e poi alcune analisi e proposte del sociologo Jean Baub\u00e9rot).<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=49647\">https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=49647<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LE PAROLE E LE COSE (Matteo Cazzato) &nbsp; Tra fine maggio e inizio giugno le cronache si sono occupate in pi\u00f9 momenti del mondo della scuola per una notizia particolare: il caso di un\u2019istituto secondario di primo grado del trevigiano in cui l\u2019insegnante di lettere, dopo aver chiesto un parere alle famiglie, ha deciso di esonerare gli studenti mussulmani della sua classe dallo studio di Dante e della\u00a0Commedia. 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