{"id":86314,"date":"2024-07-05T10:00:13","date_gmt":"2024-07-05T08:00:13","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=86314"},"modified":"2024-07-04T16:28:44","modified_gmt":"2024-07-04T14:28:44","slug":"gaza-e-il-vietnam-di-israele","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=86314","title":{"rendered":"Gaza \u00e8 il Vietnam di Israele"},"content":{"rendered":"<p><strong>di GIUBBE ROSSE NEWS (Enrico Tomaselli)<\/strong><\/p>\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-38894\" src=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/group-1969-1024x597.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"597\" \/><\/figure>\n<p>Se si prova a guardare il conflitto che da otto mesi divampa in Palestina, con uno sguardo che non sia n\u00e9 troppo ravvicinato alle dinamiche quotidiane, n\u00e9 troppo distaccato da queste, se insomma si prova ad osservarlo tenendo insieme il quadro generale e la sua articolazione concreta sul campo, risultano evidenti le similitudini con le guerre coloniali combattute nel secolo scorso, soprattutto da francesi e americani. Innanzitutto, la guerra \u00e8 precisamente una guerra coloniale. Indipendentemente da chi l\u2019abbia riaccesa, quello che si sta combattendo \u00e8 per Israele un conflitto funzionale al mantenimento del proprio dominio coloniale sulla Palestina storica, e per i palestinesi \u00e8 una lotta di liberazione nazionale. Con un elemento aggiuntivo, per\u00f2, che rende ovviamente tutto molto pi\u00f9 complicato \u2013 e molto pi\u00f9 tragico: i colonialisti non hanno un paese di origine a cui tornare. Sotto questo punto di vista, in effetti (e non \u00e8 un caso\u2026), la situazione dello stato ebraico in Palestina ricorda quasi pedissequamente quella del Sud Africa dell\u2019apartheid.<\/p>\n<p>Ma, tornando appunto ad osservare il conflitto sotto il suo aspetto politico-militare, emergono tratti che sembrano la riproduzione esatta di dinamiche gi\u00e0 viste in Indocina ed Algeria prima, in Vietnam poi. In un certo senso, si pu\u00f2 quasi affermare che esista un ineludibile\u00a0<em>iter<\/em>, che accomuna questo tipo di conflitti, e che si dipana attraverso una serie di passaggi \u2013 indipendentemente da quanto questi possano durare, in ciascuna situazione specifica.<br \/>\nUna volta che prende forma un movimento di resistenza organizzato ed armato, la prima fase \u00e8 quella della repressione indiscriminata. Il potere coloniale cerca di annientarlo sinch\u00e9 si trova ad uno stadio embrionale. Questa fase pu\u00f2 essere pi\u00f9 o meno efficace, e quindi pi\u00f9 o meno duratura, ma non risulta mai risolutiva; non c\u2019\u00e8 un solo caso al mondo in cui un movimento anticoloniale si sia arreso, rinunciando alla lotta, per quanto duri possano essere stati i colpi subiti. Ci\u00f2 nonostante, poich\u00e9 il colonialismo \u00e8 anche coazione a ripetere, questa fase si presenta sempre, e sempre uguale a se stessa.<\/p>\n<p>La fase successiva \u00e8 il tentativo di divisione, facendo leva su quella parte di popolazione autoctona che ha accettato il dominio coloniale, ritagliandosi una sua condizione di semi-privilegio. Il fondamento\u00a0<em>ideologico\u00a0<\/em>\u00e8 qui riassumibile nell\u2019idea che tutti hanno un prezzo, quindi basta spargere un po\u2019 di soldi a pioggia per demolire la resistenza. Anche questa fase dura poco.<br \/>\nLa fase della controinsurrezione \u00e8 quella finale, la potenza coloniale realizza di non avere altra scelta che combattere, combattere, combattere. Ed \u00e8 questa fase che, in un certo qual modo, sta vivendo la Palestina.<br \/>\nA sua volta, la fase della controinsurrezione arriva inevitabilmente ad un punto in cui si fa strada l\u2019idea che non basta catturare o uccidere i combattenti anticoloniali, ma bisogna\u00a0<em>\u201cprosciugare l\u2019acqua in cui nuotano\u201d\u00a0<\/em>[1], e che per fare ci\u00f2 bisogna\u00a0<em>conquistare i cuori e le menti<\/em>\u00a0della popolazione. Quando anche questo si rivela insufficiente o inutile, subentra la fase\u00a0<em>burocratica<\/em>: il potere politico continua a chiedere risultati, mentre i militari constatano sul campo l\u2019impossibilit\u00e0 di avere ragione del nemico. A questo punto si rompe il nesso clausewitziano, si determina un corto circuito e l\u2019esercito \u2013 ormai demoralizzato e convinto dell\u2019inutilit\u00e0 della propria azione \u2013 si limita a dare ai politici ci\u00f2 che questi vogliono.<\/p>\n<p>\u00c8 esattamente ci\u00f2 che sta accadendo in Palestina, laddove l\u2019esercito israeliano ormai apertamente dichiara l\u2019impossibilit\u00e0 di avere ragione della Resistenza, scontrandosi con la leadership politica che rifiuta aprioristicamente un tale approccio.<br \/>\nIl generale Halevi, Chief of Staff IDF, che sostiene la necessit\u00e0 di un cessate-il-fuoco e l\u2019impossibilit\u00e0 di annientare Hamas, ricorda in qualche modo la figura del colonnello Mathieu [2], qui intesa come archetipo del militare che, proprio dall\u2019esperienza sul campo, matura la convinzione che una lotta di liberazione non si pu\u00f2 sconfiggere.<br \/>\nUn\u2019altra evidente similitudine \u00e8 riscontrabile nel bodycount. Durante la guerra del Vietnam, quando subentr\u00f2 la fase\u00a0<em>burocratica<\/em>, la strategia sul campo era quella cosiddetta del\u00a0<em>search and destroy<\/em>: le forze statunitensi rastrellavano i villaggi alla ricerca dei\u00a0<em>viet-cong<\/em>, e cercavano di soddisfare le aspettative del Pentagono fornendo risultati significativi. Il che per\u00f2, nella pratica, significava che i\u00a0<em>marines\u00a0<\/em>ammazzavano praticamente chiunque, e li conteggiavano come\u00a0<em>viet<\/em>.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 consentiva di esibire statistiche mirabolanti, da cui sembrava che il nemico fosse sul punto di essere letteralmente sterminato. Il che ovviamente non era. Cos\u00ec, quando l\u2019IDF dichiara di aver ucciso almeno 14.000 combattenti della Resistenza, sta platealmente facendo\u00a0<em>ammuina<\/em>. I dati ufficiali \u2013 che persino l\u2019IDF stesso considera attendibili \u2013 del ministero della sanit\u00e0 di Gaza, infatti, ci dicono che i morti sono pi\u00f9 di 37.000, ma di questi almeno il 60% sono donne e bambini. Ne consegue che i maschi adulti uccisi (tutti, compresi gli anziani, gli invalidi, etc) sono -guarda un po\u2019! \u2013 14.800\u2026 In pratica, ogni palestinese morto \u00e8 automaticamente un\u00a0<em>mujahedeen<\/em>. Del resto, questo collima con l\u2019idea di ministri fanatici come Smotrich e Ben-Gvir, per i quali i palestinesi sono tutti terroristi, indipendentemente dall\u2019et\u00e0 e dal sesso.<br \/>\nSolo che, ovviamente, questo \u00e8 solo un modo per\u00a0<em>dopare\u00a0<\/em>il bilancio dei combattimenti.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-38895 lazyloaded\" src=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/441152555_979581007509506_3489695553436417744_n-1024x683.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"683\" data-src=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/441152555_979581007509506_3489695553436417744_n-1024x683.jpg\" data-srcset=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/441152555_979581007509506_3489695553436417744_n-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/441152555_979581007509506_3489695553436417744_n-300x200.jpg 300w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/441152555_979581007509506_3489695553436417744_n-768x512.jpg 768w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/441152555_979581007509506_3489695553436417744_n-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/441152555_979581007509506_3489695553436417744_n.jpg 1920w\" data-sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n<p>Naturalmente, la consapevolezza che matura all\u2019interno delle forze armate israeliane non solo pu\u00f2 essere espressa limitatamente, ma \u00e8 a sua volta limitata\u00a0<em>in nuce<\/em>\u00a0sia dal fatto che tendono comunque ad autoassolversi, sia dal senso di colpa per la pessima gestione del 7 ottobre.<br \/>\nInteressante, sotto questo punto di vista, un recente articolo del\u00a0<em>New York Times<\/em>\u00a0[3], largamente basato su dichiarazioni\u00a0<em>off record<\/em>\u00a0di ufficiali dell\u2019IDF, in cui si da appunto conto del malessere che serpeggia nell\u2019esercito israeliano.<br \/>\nAd un certo punto, l\u2019articolo riporta la tesi \u2013 peraltro non nuova \u2013 che il contrasto tra IDF e governo verterebbe essenzialmente sulla mancanza di un piano per il dopoguerra, relativamente a chi dovr\u00e0 governare la Striscia. La mancata definizione di ci\u00f2, avrebbe\u00a0<em>\u201csostanzialmente creato un vuoto di potere nell\u2019enclave che ha costretto i militari a tornare indietro e combattere in parti di Gaza che avevano gi\u00e0 liberato dai combattenti di Hamas\u201d<\/em>\u00a0[4].<br \/>\nCi\u00f2 \u00e8 per\u00f2 evidentemente privo di senso, poich\u00e9 innanzitutto un piano per il\u00a0<em>dopo<\/em>, se anche ci fosse, non inciderebbe sull\u2019<em>adesso<\/em>; un tale piano sarebbe comunque inattuabile, nella condizione attuale di continui combattimenti, sempre ammesso che sia possibile attuarne uno contro la volont\u00e0 della Resistenza\u2026<\/p>\n<p>La realt\u00e0 \u00e8 che le formazioni combattenti palestinesi, che certamente hanno subito perdite, sono per\u00f2 ancora in grado di operare su tutto il territorio. Ovvio che la loro tattica sia essenzialmente quella di opporre resistenza quando l\u2019IDF cerca di penetrare in una nuova area [5], di ritirarsi quando la pressione diventa troppo forte, per poi tornare a colpire le truppe di presidio, e soprattutto a riprendere il pieno controllo del territorio quando l\u2019IDF si ritira.<br \/>\nFondamentalmente, l\u2019esercito israeliano non ha abbastanza uomini (e mezzi) per una occupazione stabile dell\u2019intera Striscia, e se pure li avesse il livello di perdite si farebbe velocemente insostenibile, poich\u00e9 i combattenti hanno facile gioco nel tendere agguati ed imboscate. In fondo,\u00a0<em>\u201csi tratta del conflitto pi\u00f9 intenso che Israele abbia combattuto negli ultimi quattro decenni, e il pi\u00f9 lungo che abbia mai combattuto a Gaza\u201d<\/em>\u00a0[6].<br \/>\nSecondo le cifre ufficiali, l\u2019esercito israeliano avrebbe avuto 300 morti e circa 4.000 feriti, a Gaza. Ma, a parte l\u2019ovvia censura che qualsiasi esercito applica in questi casi, c\u2019\u00e8 anche qualcosa di intrinseco che non torna. Il rapporto standard tra feriti e caduti, in condizioni di combattimento, \u00e8 mediamente di 3\/4 a 1, quindi se i morti fossero davvero 300 i feriti dovrebbero essere intorno ai 1.500. Viceversa, se i feriti sono 4.000, i morti dovrebbero essere un migliaio. Oltretutto, gli scontri veri e propri tra esercito e combattenti della Resistenza sono abbastanza pochi, nella maggior parte dei casi si tratta \u2013 come si \u00e8 detto \u2013 di agguati ed imboscate, quando i militari si muovono da un punto all\u2019altro, o quando sostano da qualche parte. Il che significa che, semplicemente, sono pi\u00f9 esposti.<\/p>\n<p>A conti fatti, ed anche basandosi su alcuni dati emersi sulla stampa israeliana, non \u00e8 irragionevole pensare che il conteggio dei feriti e degli inabili sia di almeno 10.000, e quello dei morti tra mille e duemila.<br \/>\nSecondo alcuni ufficiali sentiti dal NYT, un cessate-il-fuoco ed almeno un parziale ritiro da Gaza, rappresentano una mossa\u00a0<em>\u201cnecessaria per aiutare l\u2019esercito a riprendersi\u201d<\/em>; i militari\u00a0<em>\u201channo meno munizioni, meno pezzi di ricambio, meno energia\u201d<\/em>,\u00a0<em>\u201cfunzionari e ufficiali hanno confermato che l\u2019esercito era a corto di proiettili. Secondo molti funzionari, l\u2019esercito non dispone nemmeno di pezzi di ricambio per i suoi carri armati, i bulldozer militari e i veicoli blindati\u201d<\/em>, e addirittura\u00a0<em>\u201calcuni carri armati a Gaza non sono caricati con la piena capacit\u00e0 dei proiettili che solitamente trasportano, poich\u00e9 l\u2019esercito cerca di conservare le sue scorte nel caso in cui scoppi una guerra pi\u00f9 grande\u201d<\/em>\u00a0[7].<\/p>\n<p>Anche se \u00e8 vero che l\u2019intensit\u00e0 dei combattimenti, rispetto alla prima fase dell\u2019invasione, \u00e8 diminuita, per altri versi si pu\u00f2 dire che siano diventati pi\u00f9 mortali. Anche solo limitandosi agli episodi pi\u00f9 clamorosi, che la censura militare non riesce a bloccare del tutto, \u00e8 innegabile che negli ultimi due mesi almeno ci siano stati numerosi episodi in cui l\u2019IDF ha dovuto registrare perdite significative.<br \/>\nE ovviamente la situazione non pu\u00f2 che peggiorare, vista il crescente logoramento, psicologico e concreto, che l\u2019esercito sta affrontando. Di questo sono consapevoli i vertici militari, che sembrano avere una visione complessiva del quadro generale assai pi\u00f9 chiara e completa di quella del governo. E quando i comandi delle forze armate raggiungono la consapevolezza che la vittoria \u00e8 impossibile, la guerra \u00e8 gi\u00e0 persa.<\/p>\n<p>Il dramma della situazione \u00e8 che, come si diceva, i colonialisti sionisti non hanno una madrepatria verso cui ritirarsi. Per la gran parte di loro, almeno, non c\u2019\u00e8 altra scelta che restare o affrontare una nuova diaspora. Quindi resteranno, e quanto pi\u00f9 avvertiranno che le fondamenta del loro stato vengono scosse, tanto pi\u00f9 diventeranno feroci. La guerra ha acutizzato tutte le contraddizioni preesistenti, e ne ha prodotte di nuove, al punto che oggi lo stato ebraico \u00e8 attraversato da numerose fratture (governo vs militari, governo vs Shin Bet [8], governo vs\u00a0<em>haredim\u00a0<\/em>[9]\u2026) che lo scuotono dalle fondamenta.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-38896 lazyloaded\" src=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/photo_2023-12-27_13-57-59-1024x576.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"576\" data-src=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/photo_2023-12-27_13-57-59-1024x576.jpg\" data-srcset=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/photo_2023-12-27_13-57-59-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/photo_2023-12-27_13-57-59-300x169.jpg 300w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/photo_2023-12-27_13-57-59-768x432.jpg 768w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/photo_2023-12-27_13-57-59.jpg 1200w\" data-sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n<p>A sua volta il governo, comunque votato dalla maggioranza dei cittadini, non pu\u00f2 recedere, non ha un terreno (politico) su cui ritirarsi. Il fanatismo messianico della sua ala pi\u00f9 radicale, e l\u2019interesse personale di Netanyahu (che teme lo attenda il carcere), creano un\u00a0<em>mix\u00a0<\/em>pericoloso, che paralizza l\u2019azione politica, e costringe ad insistere sulla strada di un conflitto permanente \u2013 che per\u00f2 la societ\u00e0 israeliana non pu\u00f2 reggere.<br \/>\nDa qui la necessit\u00e0 di alimentare la guerra, e di rilanciarla per nasconderne il fallimento. Per questo, contro ogni logica militare, tutto sembra spingere verso l\u2019allargamento del conflitto ad una dimensione (quantomeno) regionale [10].<br \/>\nAndare allo scontro con Hezbollah \u2013 quindi con l\u2019intero Asse della Resistenza, e con l\u2019Iran probabilmente \u2013 diventa al tempo stesso una via di fuga ed una catarsi.<\/p>\n<p>Nonostante il massacro genocida della popolazione palestinese di Gaza, anzi proprio perch\u00e9 questo c\u2019\u00e8 e rappresenta l\u2019essenza dell\u2019azione militare israeliana, la verit\u00e0 indicibile \u00e8 che la guerra contro la Resistenza palestinese \u00e8 perduta; e perdere questa guerra significa perdere la capacit\u00e0 di deterrenza, significa la sconfitta del progetto politico sionista. In effetti, \u00e8 l\u2019anticamera di uno sconvolgimento geopolitico straordinario, che distrugger\u00e0 i secolari equilibri del dominio colonialista europeo-occidentale sull\u2019intero Medio Oriente.<br \/>\nPer cercare di eludere questa terribile verit\u00e0, il regime israeliano \u00e8 disposto a rischiare lo schianto in una nuova guerra, pi\u00f9 grande e pi\u00f9 devastante, da cui comunque non potr\u00e0 uscire vittorioso. Come scrive l\u2019analista francese Thierry Meyssan,\u00a0<em>\u201cnon c\u2019\u00e8 dubbio che se Hezbollah dovesse affrontare Israele da solo, senza l\u2019intervento degli Stati Uniti, distruggerebbe le Forze di difesa israeliane (FDI) in pochi giorni. Non sappiamo cosa accadrebbe se il Pentagono andasse in aiuto del suo storico alleato\u201d<\/em>\u00a0[11].<\/p>\n<p>Una guerra libanese, quindi, forse servirebbe a nascondere per un po\u2019 la sconfitta in quella gazawi, ma a prezzo di un disastro di ben altre dimensioni. Perch\u00e9 una cosa \u00e8 certa,\u00a0<em>\u201cl\u2019equilibrio delle forze \u00e8 mutato. Non \u00e8 pi\u00f9 reversibile, n\u00e9 a breve n\u00e9 a medio termine. Da questo punto di vista \u00e8 stupefacente vedere la NATO comportarsi come fosse ancora padrona del mondo. Questa ostinazione render\u00e0 la sua caduta ancora pi\u00f9 dolorosa\u201d<\/em>\u00a0[12]. Basta sostituire Israele a NATO, e l\u2019assioma mantiene tutta la sua validit\u00e0.<br \/>\nSecondo Meyssan, per gli Stati Uniti \u2013 che rischiano di restare strategicamente travolti dalla\u00a0<em>follia messianica<\/em>\u00a0dell\u2019alleato \u2013 l\u2019unica soluzione razionale sarebbe indurre un colpo di stato a Tel Aviv. A suo avviso, ci sono gi\u00e0 almeno un migliaio di ufficiali in latente rivolta [13] su cui si potrebbe fare leva. Ma per quanto l\u2019esercito goda di grande autorevolezza nella societ\u00e0 israeliana, un\u00a0<em>golpe\u00a0<\/em>sarebbe difficile da digerire.<\/p>\n<p>E in ogni caso questo potrebbe eventualmente cambiare l\u2019indirizzo a breve termine, ma nulla potrebbe rispetto ai termini di fondo della questione.\u00a0 Raggiungere un cessate-il-fuoco, ottenere uno scambio di prigionieri, potrebbe servire a guadagnare tempo, ma darebbe un risalto ancora maggiore alla vittoria della Resistenza, lasciando inalterato il quadro generale. Entrambe questi passaggi, infatti, sarebbero possibili soltanto in un contesto pi\u00f9 ampio, che preveda una mediazione internazionale e garanzie di sicurezza (ricostruzione, ripristino delle condizioni alimentari ed igienico-sanitarie basilari\u2026) assicurate anche da una forza di interposizione. Tutte cose che rappresenterebbero ulteriori cunei piantati nel fianco del gi\u00e0 traballante progetto sionista. E che oltretutto farebbero da ulteriore detonatore alle altre aree di crisi\u00a0<em>interne\u00a0<\/em>allo stato ebraico, Golan siriano ed area delle fattorie Sheeba libanesi occupate, ma sopra ogni cosa la Cisgiordania [14].<\/p>\n<p>Un colpo di stato a Tel Aviv, pertanto, se pure fosse realizzabile, non potrebbe risolvere le contraddizioni ed i problemi strutturali dello stato ebraico e del suo progetto coloniale, ma sicuramente aggiungerebbe nuovo veleno nel corpo malato della sua societ\u00e0. Semplicemente non c\u2019\u00e8 una via d\u2019uscita che salvi il sionismo da se stesso, cos\u00ec come non c\u2019\u00e8 una via d\u2019uscita che salvi Israele dal suo Vietnam. La sua unica salvezza sarebbe cominciare a capire che la sola prospettiva praticabile \u00e8 quella sudafricana, ovvero la fine dell\u2019<em>apartheid<\/em>\u00a0e la costruzione di uno stato laico e democratico di Palestina. Ma la societ\u00e0 israeliana \u2013 e forse l\u2019intero occidente \u2013 non \u00e8 ancora pronta per questo, ed affinch\u00e9 lo diventi sar\u00e0 necessario lo shock di una dura sconfitta militare. Ci\u00f2 a cui, paradossalmente, stanno lavorando proprio i sionisti pi\u00f9 oltranzisti.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator alignfull has-alpha-channel-opacity\" \/>\n<p>1 \u2013 Il concetto deriva da una famosa citazione di Mao Zedong (<em>\u201cIl popolo \u00e8 come l\u2019acqua e l\u2019esercito come il pesce\u201d<\/em>), tratta da\u00a0<em>\u201cAspetti della lotta cinese contro il Giappone\u201d<\/em>. L\u2019esercito cui si riferisce Mao \u00e8 quello guerrigliero. Furono soprattutto gli ufficiali francesi, durante le guerre di liberazione indocinese ed algerina, a studiare i testi rivoluzionari e ad elaborare, conseguentemente, teorie controrivoluzionarie.<br \/>\n2 \u2013 Ne\u00a0<em>\u201cLa battaglia di Algeri\u201d<\/em>, di Gillo Pontecorvo, Mathieu \u00e8 il comandante dei paracadutisti francesi che cerca di contrastare i combattenti del FLN, pur consapevole che alla fine saranno comunque loro a vincere.<br \/>\n3 \u2013\u00a0<em>\u201cIsraeli Generals, Low on Munitions, Want a Truce in Gaza\u201d<\/em>, Ronen Bergman, Patrick Kingsley and Natan Odenheimer,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.nytimes.com\/2024\/07\/02\/world\/middleeast\/israel-military-gaza-cease-fire.html\"><em>New York Times<\/em><em><br \/>\n<\/em><\/a>4 \u2013 Ibidem<br \/>\n5 \u2013 Anche se \u00e8 poco sottolineato, tanto che si finisce col presumere che la realt\u00e0 sia opposta, in effetti l\u2019esercito israeliano ha limitato la sua penetrazione nella Striscia ad alcune aree specifiche, effettuando poi incursioni in altre zone limitrofe. Ma ci sono aree in cui le truppe di terra non hanno mai messo piede, e sostanzialmente (dopo otto mesi di guerra) l\u2019IDF ha il controllo di alcune aree abbastanza limitate: il cosiddetto\u00a0<em>corridoio Philadelphia<\/em>, lungo il confine con l\u2019Egitto, il\u00a0<em>corridoio Netzarim<\/em>, cio\u00e8 l\u2019asse che taglia orizzontalmente la striscia, ed alcune zone di Rafah e di Gaza City. Gran parte del territorio vede invece una presenza temporanea ed occasionale dell\u2019esercito, quando viene rilevata un\u2019attivit\u00e0 pi\u00f9 intensa della Resistenza.<br \/>\n6 \u2013\u00a0<em>\u201cIsraeli Generals, Low on Munitions, Want a Truce in Gaza\u201d<\/em>, Ibidem<br \/>\n7 \u2013 Ibidem<br \/>\n8 \u2013 Il Ministro della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben-Gvir, ha attaccato duramente lo Shin Bet \u2013 il servizio di sicurezza interno \u2013 sulla questione dei prigionieri palestinesi (le condizioni della loro detenzione, il rilascio di alcuni di loro). Mentre lo Shin Bet ha manifestato preoccupazione per grave deterioramento delle condizioni nelle carceri israeliane (peraltro gi\u00e0 ordinariamente molto dure) temendo che possano creare ulteriori problemi internazionali ed innescare rivolte, il ministro lo ha accusato di diffondere notizie false, nonch\u00e9 di essere troppo\u00a0<em>morbido\u00a0<\/em>verso i palestinesi, che a suo avviso dovrebbero essere tutti giustiziati.<br \/>\n9 \u2013 Gli\u00a0<em>Haredim\u00a0<\/em>sono gli ebrei ultraortodossi, la cui vita \u00e8 consacrata a seguire rigorosamente i precetti della Torah, e che in virt\u00f9 di questa loro\u00a0<em>eccezionalit\u00e0\u00a0<\/em>erano stati sinora esclusi dall\u2019obbligo di servire nell\u2019esercito. Una legge recentemente approvata, per\u00f2, li ha privati di questo privilegio, pertanto gli studenti delle\u00a0<em>Yeshiva\u00a0<\/em>\u2013 le scuole religiose ebraiche \u2013 dovrebbero presentarsi ai centri di arruolamento. Ma gli\u00a0<em>haredim<\/em>, che costituiscono il 13\/14% della popolazione, si rifiutano e manifestano continuamente, spesso scontrandosi duramente con la polizia.<br \/>\n10 \u2013 Sul tema, cfr.\u00a0<em>\u201cLa guerra inevitabile\u201d<\/em>, Enrico Tomaselli,\u00a0<a href=\"https:\/\/giubberossenews.it\/2024\/06\/19\/la-guerra-inevitabile\/\"><em>Giubbe Rosse News<\/em><em><br \/>\n<\/em><\/a>11 \u2013\u00a0<em>\u201cIsra\u00ebl provoquera-t-il un cataclysme?\u201d<\/em>, Thierry Meyssan,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.voltairenet.org\/article221085.html\"><em>Voltairenet.org<\/em><\/a><\/p>\n<p>12 \u2013 Ibidem<br \/>\n13 \u2013\u00a0<em>\u201cState Dept. expert on Israeli-Palestinian affairs resigns amid Gaza crisis\u201d<\/em>, John Hudson,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.washingtonpost.com\/national-security\/2024\/06\/21\/andrew-miller-resigns-state-department-israel-gaza\/\"><em>The Washington Post<\/em><em><br \/>\n<\/em><\/a>14 \u2013 Anche se, comprensibilmente, il\u00a0<em>focus\u00a0<\/em>dell\u2019attenzione mondiale \u00e8 sulla Striscia di Gaza, in realt\u00e0 il cuore del disegno coloniale sionista \u00e8 nella West Bank. \u00c8 qui che si trovano decine e decine di insediamenti coloniali, che in aperta violazione del diritto internazionale continuano anche adesso ad espandersi (l\u2019altro ministro di ultra-destra, Bezalel Smotrich, \u00e8 attualmente promotore di una nuova ondata di insediamenti). \u00c8 qui che l\u2019esercito israeliano conduce\u00a0<em>raid\u00a0<\/em>quotidiani contro le citt\u00e0 palestinesi; \u00e8 qui che per le strade di Nablus, di Tulkarem, di Ramallah, di jenin, si \u00e8 rapidamente passati dai\u00a0<em>riot\u00a0<\/em>contro l\u2019IDF alle azioni di guerriglia armata. \u00c8 qui, in fin dei conti, il vero baricentro (anche elettorale) della politica israeliana.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/giubberossenews.it\/2024\/07\/03\/gaza-e-il-vietnam-di-israele\/\">https:\/\/giubberossenews.it\/2024\/07\/03\/gaza-e-il-vietnam-di-israele\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GIUBBE ROSSE NEWS (Enrico Tomaselli) Se si prova a guardare il conflitto che da otto mesi divampa in Palestina, con uno sguardo che non sia n\u00e9 troppo ravvicinato alle dinamiche quotidiane, n\u00e9 troppo distaccato da queste, se insomma si prova ad osservarlo tenendo insieme il quadro generale e la sua articolazione concreta sul campo, risultano evidenti le similitudini con le guerre coloniali combattute nel secolo scorso, soprattutto da francesi e americani. 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