{"id":86380,"date":"2024-07-09T08:50:51","date_gmt":"2024-07-09T06:50:51","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=86380"},"modified":"2024-07-09T07:07:02","modified_gmt":"2024-07-09T05:07:02","slug":"coara-non-ci-salvera-dalla-valutazione-autoritaria-della-ricerca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=86380","title":{"rendered":"COARA non ci salver\u00e0 (dalla valutazione autoritaria della ricerca)"},"content":{"rendered":"<p><strong>da ROARS (Alberto Baccini)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-86381 size-full\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/coara_1.png\" alt=\"\" width=\"796\" height=\"546\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/coara_1.png 796w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/coara_1-300x206.png 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/coara_1-768x527.png 768w\" sizes=\"(max-width: 796px) 100vw, 796px\" \/><\/p>\n<div class=\"pf-content\">\n<h4><strong>\u00c8 possibile una valutazione amministrativa \u201cresponsabile\u201d della ricerca a partire dai principi COARA<\/strong><strong>? La risposta \u00e8 no, non \u00e8 possibile. Per giungere a questo risultato far\u00f2 due cose principali. La prima \u00e8 caratterizzare COARA come una forma di \u201ctecnocrazia\u201d, dir\u00f2 che questa forma di tecnocrazia \u00e8 perfettamente coerente con una visione neo-liberale della ricerca. Proporr\u00f2 quindi la visione alternativa di scienza ben ordinata di Philip Kitcher e mostrer\u00f2 che la valutazione amministrativa della ricerca, anche quando corretta sulla base di principi di COARA, \u00e8 in contrasto con i principi della scienza ben ordinata.<\/strong><\/h4>\n<p>Testo rivisto della relazione presentata al convegno dell\u2019Associazione Italiana per la scienza aperta.\u00a0<em><a href=\"https:\/\/aisa.sp.unipi.it\/avanti-piano-quasi-indietro-la-riforma-europea-della-valutazione-della-ricerca-in-italia\/\">Avanti piano quasi indietro: la riforma europea della valutazione della ricerca in Italia<\/a>.\u00a0<\/em>Bologna, 19 aprile 2024.<\/p>\n<p>Link alle slide: https:\/\/zenodo.org\/records\/11088062<\/p>\n<p>Video disponibile\u00a0<a href=\"https:\/\/bbb-proxy.meet.garr.it\/playback\/presentation\/2.3\/b4a83f5f9dbe2803319f69a059380a63ed5ea216-1713515546194\">qui<\/a>\u00a0a partire minuto 1:15:57.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La domanda a cui tento di rispondere con la mia relazione \u00e8 pi\u00f9 o meno questa. \u00c8 possibile una valutazione \u201cresponsabile\u201d della ricerca a partire dai principi COARA (<a href=\"https:\/\/coara.eu\/agreement\/the-agreement-full-text\/\">https:\/\/coara.eu\/agreement\/the-agreement-full-text\/<\/a>)? La risposta, anticipo la conclusione del mio ragionamento, \u00e8 no, non \u00e8 possibile. Per giungere a questo risultato far\u00f2 due cose principali. La prima \u00e8 caratterizzare COARA come una forma di \u201ctecnocrazia\u201d, dir\u00f2 che questa forma di tecnocrazia \u00e8 perfettamente coerente con una visione utilitarista della ricerca. Proporr\u00f2 quindi una visione alternativa: l\u2019idea di scienza ben ordinata di Philip Kitcher e mostrer\u00f2 che la valutazione amministrativa della ricerca, anche quando corretta sulla base di principi di COARA, \u00e8 in contrasto con i principi della scienza ben ordinata.<\/p>\n<p><strong>COARA come tecnocrazia valutativa. <\/strong>COARA non \u00e8 un documento isolato. Arriva dopo il cosiddetto manifesto di Leiden sulla valutazione della ricerca (Hicks et al., 2015), dopo la difesa dell\u2019uso responsabile delle metriche nella valutazione (Wilsdon et al., 2015), ad oltre dieci anni dalla San Francisco Declaration on Research Assessment nota con l\u2019acronimo DORA . Tutti questi documenti partono da un\u2019idea comune: la definizione corretta delle metriche di valutazione \u00e8 la chiave per migliorare la valutazione. Di quale valutazione parlano questi documenti? Parlano di valutazione amministrativa, cio\u00e8 della valutazione messa in atto da autorit\u00e0 amministrative per fini specifici come la distribuzione delle risorse per la ricerca, il finanziamento di progetti, la concessione di tenure o promozioni ai ricercatori (Pievatolo, 2017).<\/p>\n<p>Una valutazione corretta, secondo COARA, \u00e8 in grado di riconoscere i diversi prodotti, pratiche e attivit\u00e0 che massimizzano la qualit\u00e0 e l\u2019impatto della ricerca. COARA concede che le tecniche corrette debbano essere adattate al livello di granularit\u00e0 della valutazione (individui, gruppi e istituzioni). COARA sostiene, implicitamente, che la definizione di tecniche corrette di valutazione pu\u00f2 essere sviluppata indipendentemente dall\u2019assetto istituzionale nel quale si svolge la valutazione e dal sistema di incentivi associati alla valutazione. Sostengono nella sostanza che le tecniche di valutazione sono separabili dalle politiche della ricerca.<\/p>\n<p>Si tratta di un approccio \u201cinternalista\u201d o \u201ctecnocratico\u201d alla valutazione della ricerca e al suo miglioramento. Spesso quando si parla di valutazione quantitativa della ricerca si fa riferimento alla metafora del termometro. COARA propone di sostituire il termometro bibliometrico\u00a0 con il giudizio informato dei pari. Dove i pari sono individui votati al bene della scienza, in grado, per loro natura, di riconoscerne qualit\u00e0 e impatto in quanto scienziati. Ci sono due ipotesi sottostanti, non esplicitate e che vale la pena chiarire. La prima \u00e8 che la valutazione sia connaturata alla ricerca: tutti facciamo valutazione quando facciamo ricerca.\u00a0 La seconda \u00e8 che la valutazione faccia bene alla ricerca.<\/p>\n<p>COARA da questo punto di vista adotta un approccio consequenzialista o utilitarista alla valutazione. Se si migliorano le tecniche di valutazione, la ricerca migliora. Pi\u00f9 precisamente: la scienza ha degli obiettivi da raggiungere. Questi obiettivi sono definiti dall\u2019autorit\u00e0 politica, da politiche sovranazionali o da esperti, magari dopo aver consultato le parti interessate. Il sistema scientifico \u00e8 concepito essenzialmente come un sistema di produzione di scienza. Il problema principale di questo sistema \u00e8 l\u2019efficienza della produzione. Le istituzioni della scienza desiderabili sono istituzioni efficienti. La distribuzione delle risorse a queste istituzioni dovrebbe avere l\u2019obiettivo di massimizzare i risultati attesi. Le buone istituzioni scientifiche contribuiscono alla ricchezza scientifica delle Nazioni. Se si fissano obiettivi adeguati, se si modifica la progettazione istituzionale, se si fanno sistemi di finanziamento efficiente, si migliora la ricerca. All\u2019interno di questo approccio, lo spazio per i diritti dei ricercatori e dei cittadini \u00e8 ridotto, se non inesistente. D\u2019altra parte, in una logica utilitarista, i diritti sono ostacoli al perseguimento dell\u2019efficienza, o, in modo pi\u00f9 netto, \u201csciocchezze sui trampoli\u201d, per citare Jeremy Bentham. Non \u00e8 un caso che COARA non spenda una sola parola sul tema dell\u2019equit\u00e0 delle procedure per la valutazione, la certificazione e il finanziamento. Il tema \u00e8 solo l\u2019adeguatezza tecnica della valutazione. Ho fatto riferimento al consequenzialismo utilitarista. Avrei potuto dire in modo pi\u00f9 sintetico: COARA adotta implicitamente una logica neoliberale, non si discosta cio\u00e8 da quel modo di pensare l\u2019organizzazione della scienza che si sviluppa a partire dagli anni 1980 e si concretizza nelle ricette del New Public Management.<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/www.roars.it\/coara-non-ci-salvera-dalla-valutazione-autoritaria-della-ricerca\/kitcher\/\" rel=\"attachment wp-att-82522\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-82522 td-animation-stack-type0-2 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.roars.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/kitcher.jpg\" alt=\"\" width=\"292\" height=\"443\" \/><\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<p><strong>LA SCIENZA BEN ORDINATA DI KITCHER. <\/strong>Propongo di provare a inquadrare diversamente COARA e la valutazione della ricerca, prendendo sul serio l\u2019idea di scienza in una societ\u00e0 democratica di Philip Kitcher (Kitcher, 2011), un filosofo della scienza che nel 2011 estende al sistema scientifico la teoria della giustizia di John Rawls. Cos\u00ec come Rawls delinea le caratteristiche di una societ\u00e0 democratica ben ordinata, Kitcher definisce un sistema ideale di scienza, che lui chiama scienza ben ordinata, compatibile con gli istituti di una societ\u00e0 democratica rawlsiana. Questo sistema di scienza ben ordinata \u00e8 un\u2019ideale che serve come punto di riferimento per misurare la distanza tra la scienza reale e il mondo ideale in cui la scienza funziona come dovrebbe funzionare.<\/p>\n<p>Kitcher definisce la scienza come un sistema pubblico di conoscenze. I ricercatori vi contribuiscono con nuove scoperte. Il sistema pubblico della conoscenza \u00e8 organizzato in quattro processi sequenziali: investigazione, sottoposizione, certificazione e trasmissione della conoscenza. Le fasi di sottoposizione e certificazione non vanno confusi rispettivamente con le procedure di sottoposizione di un articolo a una rivista per la pubblicazione e la sua accettazione a seguito della procedura di revisione dei pari. Per Kitcher sottoposizione e certificazione si riferiscono alla discussione pubblica cui sono sottoposti i risultati della scienza: una ricercatrice o un ricercatore produce un\u2019idea nuova e la sottopone alla discussione pubblica nella comunit\u00e0 scientifica; il risultato della discussione pu\u00f2 essere la certificazione di quell\u2019idea, nel senso che la comunit\u00e0 scientifica la ritiene provvisoriamente valida. O, al contrario, pu\u00f2 essere la confutazione dell\u2019idea che viene certificata come provvisoriamente non valida.<\/p>\n<p>Kitcher ha l\u2019obiettivo di rendere compatibile questo ideale di funzionamento con le istituzioni di una societ\u00e0 democratica. Il primo problema che si pone \u00e8 definire quali sono i tipi di indagine scientifica \u201crilevanti\u201d che dovrebbero essere perseguiti in una societ\u00e0 democratica. La definizione di quali siano i temi rilevanti di ricerca richiede un giudizio di valore.<\/p>\n<p>Chi ha l\u2019autorit\u00e0 di decidere quali siano i problemi rilevanti di cui la scienza si dovrebbe occupare? Nella scienza ben ordinata i problemi rilevanti sono definiti attraverso una discussione ideale che comprenda tutti i punti di vista umani. L\u2019introduzione dell\u2019idea di una discussione ideale permette a Kitcher di introdurre i due pericoli emergenti nella definizione di quali siano i temi rilevanti da indagare. Secondo Kitcher nella scienza ben ordinata di una societ\u00e0 democratica nessuno deve avere l\u2019autorit\u00e0 di decidere quali sono i problemi rilevanti. I problemi rilevanti sono individuati nella discussione pubblica. Tale discussione non pu\u00f2 essere conclusa con una semplice procedura di voto a maggioranza, perch\u00e9 questo potrebbe determinare l\u2019emergere della \u201ctirannia dell\u2019ignoranza\u201d. \u00a0Il secondo pericolo \u00e8 la \u201ctirannia della competenza\u201d che si verifica se si attribuisce ai ricercatori il diritto non solo di fare ricerca, ma anche di scegliere quali siano i temi rilevanti da indagare.<\/p>\n<p>La scienza ben ordinata si preoccupa di evitare queste due tirannie. La scienza reale \u00e8 molto diversa e distante dalla scienza ben ordinata, perch\u00e9, come scrive Kitcher, la scienza reale \u00e8 infettata \u201cda interessi particolari presupposti ideologici e diseguaglianze di potere\u201d. Non discuto queste considerazioni di Kitcher che mi porterebbero lontano dal focus di questo intervento.<\/p>\n<p>Mi interessa invece discutere l\u2019idea di certificazione perch\u00e9 ha a che fare con la valutazione. Nella scienza ben ordinata di Kitcher, la certificazione \u00e8 la fase in cui le nuove scoperte vengono accettate o rifiutate provvisoriamente come parte del corpus della conoscenza pubblica. Secondo Kitcher \u201cla certificazione \u00e8 ben ordinata solo nel caso in cui una deliberazione ideale sostenga livelli di prossimit\u00e0 alla verit\u00e0 e di probabilit\u00e0 di generare verit\u00e0\u201d. La certificazione richiede una discussione pubblica in cui i ricercatori ed i cittadini possano riconoscere i metodi e le procedure che portano all\u2019accettazione o al rifiuto della scoperta e possano accettarne gli esiti.<\/p>\n<p>La certificazione \u00e8 essa stessa sottoposta ai due pericoli della tirannia dell\u2019ignoranza e della competenza. La prima consiste nell\u2019inserimento della \u201cdemocrazia volgare\u201d, per esempio il voto a maggioranza, nel contesto della certificazione. La seconda nel prevalere all\u2019interno di sotto-comunit\u00e0 scientifiche di agende ideologiche o pregiudizi pervasivi che spingano i membri a favorire particolari ipotesi, sopravvalutare certi tipi di prove o a fabbricare prove.<\/p>\n<p><strong>LA VALUTAZIONE AMMINISTRATIVA DELLA RICERCA E LA SCIENZA BEN ORDINATA. <\/strong>Nel sistema di scienza ben ordinata di Kitcher, quale \u00e8 il ruolo o dove si posiziona la valutazione amministrativa della ricerca di individui, progetti e istituzioni? Detto in modo pi\u00f9 esplicito, la domanda cui vorrei rispondere \u00e8 quale sia il ruolo o il posizionamento in una logica alla Kitcher degli esercizi di valutazione massiva come la VQR italiana, il REF britannico, l\u2019ERA australiana; della valutazione massiva condotta a livello individuale come nel caso dell\u2019ASN in Italia, o delle procedure di valutazione dei progetti di ricerca. I risultati di queste varie forme di valutazione amministrativa sono utilizzati per decisioni relative al reclutamento, alle promozioni ed ai premi per singoli ricercatrici e ricercatori, per la ripartizione del finanziamento della ricerca nei sistemi cosiddetti PBRF (performace based research funding), e per il finanziamento di progetti.<\/p>\n<p>Per rispondere alla domanda si pu\u00f2 partire dalla constatazione che in queste procedure i valutatori sono accademici con autorit\u00e0 amministrativa: chi \u00e8 sottoposto a valutazione amministrativa non pu\u00f2 discutere pubblicamente gli esiti del giudizio con i valutatori. Per contestare il giudizio ricevuto si deve agire per via amministrativa o giurisdizionale. In Italia, per esempio, per contestare l\u2019esito della valutazione di ANVUR nella VQR ci si deve rivolgere al TAR. Da questo punto di vista i valutatori nelle procedure amministrative agiscono come funzionari che svolgono la funzione di \u201cguardiani della scienza\u201d (<em>gatekeepers<\/em>) per i responsabili della politica.<\/p>\n<p>Data questa caratterizzazione, si pu\u00f2 sostenere che la valutazione amministrativa non produce una certificazione ordinata alla Kitcher. Per due motivi. I prodotti della ricerca oggetto della valutazione amministrativa fanno parte del corpo della conoscenza pubblica (provvisoriamente) accettata e sono quindi gi\u00e0 (provvisoriamente) certificati: la discussione su di essi c\u2019\u00e8 stata ed \u00e8 in corso poich\u00e9 si tratta di pubblicazioni che, come tali, sono sottoposte al giudizio dei pari e del pubblico dei lettori. Il secondo motivo risiede in una ragione procedurale: l\u2019esito della valutazione dei singoli prodotti della ricerca non solo non \u00e8 discutibile, ma non \u00e8 neanche di norma resa pubblica. Il che esclude formalmente che si tratti di una certificazione.<\/p>\n<p>La valutazione amministrativa pu\u00f2 essere caratterizzata come un\u2019attivit\u00e0 amministrativa post-certificazione carica di valore, dove l\u2019espressione \u201ccarica di valore\u201d indica che ciascun prodotto di ricerca \u00e8 valutato in base ai criteri che sono definiti nel processo amministrativo direttamente dal \u201cgoverno\u201d o da accademici dotati di potere amministrativo. Il fatto che questi criteri imitino quelli utilizzati nelle procedure di revisione dei pari, e che siano applicati da accademici, non attribuisce alla valutazione un carattere di certificazione alla Kitcher. C\u2019\u00e8 di pi\u00f9: l\u2019autorit\u00e0 dei valutatori deriva in ultima istanza da un atto governativo e non dalla partecipazione alla conversazione pubblica alla base della certificazione.<\/p>\n<p>La valutazione amministrativa \u00e8 ovviamente soggetta sia alla tirannia dell\u2019ignoranza che della competenza. Per capire il punto propongo un esperimento mentale. Proviamo ad immaginare l\u2019autorit\u00e0 amministrativa o di governo che decida di attribuire il potere di valutare i prodotti della ricerca a individui scelti a caso tra i cittadini, e che questi definiscano i giudizi sui prodotti della ricerca con votazioni a maggioranza. Saremmo di fronte ad una manifestazione di tirannia dell\u2019ignoranza. Immaginiamo adesso che l\u2019autorit\u00e0 governativa scelga i valutatori tra gli accademici e che questi attribuiscano i loro giudizi sui prodotti della ricerca con procedure pi\u00f9 o meno complesse (media della valutazioni, voto a maggioranza o altro).\u00a0 In questo caso, parafrasando Kitcher, non \u00e8 difficile pensare all\u2019emergenza della tirannia della competenza: una particolare agenda ideologica, un pregiudizio pervasivo, spingono i membri di una sottocomunit\u00e0 scientifica cui \u00e8 attribuita l\u2019autorit\u00e0 di valutare a sopravvalutare qualit\u00e0 e impatto di certi prodotti e a sottovalutarne altri anche fabbricando l\u2019evidenza necessaria. Ho passato gli ultimi dieci anni a documentare come questo sia accaduto in Italia con gli esercizi VQR.<\/p>\n<p>Ne segue che la valutazione amministrativa della ricerca \u00e8 da considerare in contrasto con i principi della scienza ben ordinata in una societ\u00e0 democratica perch\u00e9 crea definizioni autoritarie di qualit\u00e0 e impatto, e perch\u00e9 attribuisce arbitrariamente a specifici ricercatori il potere di giudicare in modo autoritario la ricerca sulla base di quelle definizioni.<\/p>\n<p>La valutazione amministrativa ha effetti rilevanti sul funzionamento della ricerca. Le definizioni autoritarie di qualit\u00e0 e impatto entrano in modo pi\u00f9 o meno diretto nel disegno delle politiche della ricerca e degli incentivi per gli scienziati, attraverso i sistemi PBRF, attraverso le politiche di assunzione, promozione e carriera, sotto forma di premi monetari. In questo modo contribuiscono a definire le preferenze di scienziate e scienziati su quali problemi investigare, quali metodi utilizzare, attraverso quali canali diffondere i risultati della ricerca. Se si pensa agli scienziati come individui razionali, essi produrranno output di ricerca e metteranno in atto \u201cpratiche e attivit\u00e0 che massimizzano la qualit\u00e0 e l\u2019impatto della ricerca\u201d, proprio come auspicato da COARA. E quali sono la qualit\u00e0 e l\u2019impatto della ricerca? Quelli definiti dai valutatori tirannici. Non \u00e8 irragionevole pensare che questo abbia ricadute anche sui criteri che la comunit\u00e0 scientifica adotta per l\u2019attivit\u00e0 di certificazione della conoscenza provvisoriamente valida: le definizioni autoritarie di qualit\u00e0 e impatto possono per questa via sostituirsi ai criteri di valutazione costruiti dalle comunit\u00e0 scientifiche. In questo senso la valutazione amministrativa contribuisce ad allontanare la scienza reale dall\u2019ideale di scienza ben ordinata.<\/p>\n<p><strong>Conclusioni.<\/strong>\u00a0La valutazione amministrativa non \u00e8 una componente della scienza ben ordinata, non \u00e8 una certificazione, ma un\u2019attivit\u00e0 che attribuisce valore ai prodotti della ricerca sulla base di criteri decisi dall\u2019autorit\u00e0 amministrativa e applicati da scienziati che sono trasformati in funzionari. Per il semplice fatto di essere realizzata, la valutazione amministrativa allontana la scienza dall\u2019ideale di scienza ben ordinata in una societ\u00e0 democratica. COARA, il manifesto di Leiden e DORA si concentrano sulla tecnologia di valutazione, ma non individuano il carattere autoritario della valutazione amministrativa. Da questo punto di vista si configurano come forme di \u201ctecnocrazia\u201d, per cui l\u2019adozione della tecnologia corretta di valutazione permette di correggere le distorsioni della valutazione amministrativa. Come ho argomentato, la valutazione amministrativa \u00e8 soggetta alla tirannia dell\u2019ignoranza e alla tirannia della competenza: il cambiamento di tecnologia auspicato da COARA e manifesto di Leiden sono del tutto ininfluenti perch\u00e9 non permettono di evitare la tirannia della valutazione amministrativa. Addirittura, io direi che COARA e Leiden sono dannosi, perch\u00e9 non modificano la natura istituzionalmente autoritaria della valutazione, ma contribuiscono a nascondere, dietro lo schermo dell\u2019adozione della revisione dei pari, la natura autoritaria della valutazione.<\/p>\n<p>La ovvia obiezione al ragionamento svolto finora \u00e8 che l\u2019organizzazione delle istituzioni della scienza contemporanea richiede di fare valutazione amministrativa: la conversazione ideale di Kitcher \u00e8 una impraticabile idealizzazione. La sostituzione della tecnologia proposta da COARA e Leiden \u00e8 un miglioramento rispetto alla situazione attuale.<\/p>\n<p>L\u2019indicazione di politica della ricerca che traggo da questo ragionamento \u00e8 diversa. Essa consiste nella necessit\u00e0 di limitare al minimo indispensabile la valutazione amministrativa, in sintesi alle sole procedure strettamente necessarie al funzionamento di base della scienza cio\u00e8 alla fase di reclutamento dei ricercatori e al finanziamento della ricerca su progetti. Questo significa eliminare i meccanismi di finanziamento di base delle istituzioni basati sulla performance, le procedure massive di valutazione individuale (come la ASN italiana) ed aggregate (come VQR, REF etc.), eliminre le incentivazioni dirette in denaro per pubblicazioni e citazioni. In questo modo si ridurrebbero in modo considerevole i rischi di tirannia associati alla valutazione amministrativa e le distorsioni nei comportamenti indotte dai meccanismi di valutazione amministrativa.<\/p>\n<p>Quando si usa la valutazione amministrativa per il reclutamento e il finanziamento di progetti \u00e8 necessario rivolgere l\u2019attenzione non tanto alla tecnologia, che \u00e8 la sola dimensione considerata da COARA, quanto alle procedure amministrative adottate. Con una formula, \u00e8 necessario adottare procedure che rispettino l\u2019equit\u00e0 (procedural fairness). Nella selezione degli esperti \u00e8 necessario considerare non solo le dimensioni facilmente osservabili come il genere o l\u2019affiliazione dei membri dei panel, ma anche tenere conto della pluralit\u00e0 di approcci alla ricerca esistenti in un dato campo. Da questo punto di vista, le procedure adottate nella VQR italiana sono, per esempio, inaccettabili.<\/p>\n<p>Nel caso della distribuzione delle risorse per progetti di ricerca, \u00e8 auspicabile il disegno di procedure che riducano al massimo il potere degli esperti. Si potrebbe per esempio adottare la procedura in due stadi proposta qualche anno fa da Donald Gillies (Gillies, 2008): gli esperti selezionano un insieme di progetti finanziabili; i progetti finanziati sono estratti a caso da quell\u2019insieme. Questo limita la possibilit\u00e0 che la procedura cada nella tirannia della competenza.<\/p>\n<p><strong>Riferimenti bibliografici<\/strong><\/p>\n<p>Gillies, D. (2008).\u00a0<em>How Should Research be Organized<\/em>. College Publication.<\/p>\n<p>Hicks, D., Wouters, P., Waltman, L., de Rijcke, S., &amp; Rafols, I. (2015). Bibliometrics: The Leiden Manifesto for research metrics.\u00a0<em>Nature<\/em>,<em>\u00a0520<\/em>(7548), 429-431.\u00a0<a href=\"https:\/\/doi.org\/10.1038\/520429a\">https:\/\/doi.org\/10.1038\/520429a<\/a><\/p>\n<p>Kitcher, P. (2011).\u00a0<em>Science in a Democratic Society<\/em>. Prometheus books.<\/p>\n<p>Pievatolo, M. C. (2017). La bilancia e la spada: scienza di stato e valutazione della ricerca.\u00a0<em>Bollettino telematico di filosofia politica<\/em>.\u00a0<a href=\"https:\/\/doi.org\/https:\/doi.org\/10.5281\/zenodo.570042\">https:\/\/doi.org\/https:\/\/doi.org\/10.5281\/zenodo.570042<\/a><\/p>\n<p>Wilsdon, J., Allen, L., Belfiore, E., Campbell, P., Curry, S., Hill, S., Jones, R., Kain, R., Kerridge, S., Thelwall, M., Tinkler, J., Viney, I., Wouters, P., Hill, J., &amp; Johnson, B. (2015).\u00a0<em>The Metric Tide: Report of the Independent Review of the Role of Metrics in Research Assessment and Management.<\/em><\/p>\n<p><strong>FONTE:<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da ROARS (Alberto Baccini) \u00c8 possibile una valutazione amministrativa \u201cresponsabile\u201d della ricerca a partire dai principi COARA? La risposta \u00e8 no, non \u00e8 possibile. Per giungere a questo risultato far\u00f2 due cose principali. La prima \u00e8 caratterizzare COARA come una forma di \u201ctecnocrazia\u201d, dir\u00f2 che questa forma di tecnocrazia \u00e8 perfettamente coerente con una visione neo-liberale della ricerca. 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