{"id":86389,"date":"2024-07-09T10:00:31","date_gmt":"2024-07-09T08:00:31","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=86389"},"modified":"2024-07-09T09:32:13","modified_gmt":"2024-07-09T07:32:13","slug":"graphic-journalism-tra-disinformazione-e-fake-news","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=86389","title":{"rendered":"Graphic journalism tra disinformazione e fake news"},"content":{"rendered":"<p><strong>di LE PAROLE E LE COSE (Silvia Gianni)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Mi rendevo conto che c\u2019erano in gioco [\u2026] il nostro modo di pensare, i limiti della nostra immaginazione, la tentazione di rispondere in modo approssimativo alla domanda su quali vie di sviluppo imboccher\u00e0 il mondo. [\u2026] L\u2019umanesimo della nostra scrittura sta appunto nello sforzo di diffondere non una collezione di stereotipi, ma un\u2019immagine veritiera del mondo. \u00c8 uno dei compiti della letteratura, dell\u2019arte e della cultura in genere.<\/em><\/p>\n<p>(R. Kapu\u015bci\u0144ski,\u00a0<em>Autoritratto di un reporter<\/em>)<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Negli ultimi anni lo sviluppo tecnologico e delle modalit\u00e0 di fare informazione hanno generato un effetto di saturazione mediatica: dai telegiornali alle trasmissioni televisive, dalla radio ai giornali, e ancora podcast e pagine Instagram, Facebook, Twitter, blog. Tutti fanno informazione, ma, come sappiamo, non tutte le informazioni sono vere. L\u2019esito della commistione tra eccesso di informazioni e\u00a0<em>fake news<\/em>\u00a0\u00e8 una difficolt\u00e0 ad orientarsi, a conoscere, a comprendere cosa accade, che pu\u00f2 condurre, paradossalmente, alla disinformazione.<\/p>\n<p>In questa situazione, che spazio pu\u00f2 avere il graphic journalism? Un giornalismo artistico, che per giunta non risponde ai ritmi frenetici delle news, ma che richiede tempi di elaborazione pi\u00f9 o meno lunghi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Che il fumetto abbia dei legami con il giornalismo non \u00e8 certo una novit\u00e0, basti pensare all\u2019<em>editorial cartooning\u00a0<\/em>ottocentesco, alle vignette satiriche o ai\u00a0<em>cartoon reports<\/em>\u00a0della prima met\u00e0 del Novecento. Ma con comics journalism si indica qualsiasi prodotto che deriva dall\u2019interazione tra fumetto e giornalismo, o un formato, un genere preciso? Si potrebbe dire che il comics journalism \u00e8 il \u2018cugino a fumetti\u2019 del\u00a0<em>New Journalism<\/em>\u00a0americano. Francesco Fasiolo parla di \u00abforme \u2018ibride\u2019 che uniscono la professionalit\u00e0 del giornalismo a quelle di disegnatori attenti alla realt\u00e0 che li circonda. Il risultato \u00e8 una forma di comunicazione mista, un giornalismo molto narrativo\u00bb.<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=49529#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>\u00a0Il comics journalism \u00e8 dunque un fenomeno eterogeneo, in cui \u00e8 possibile individuare diverse tendenze: giornali e riviste che adottano il linguaggio del fumetto per strips isolate o per intere sezioni, come nelle\u00a0<em>Cartoline da\u2026<\/em>\u00a0de l\u2019\u00abInternazionale\u00bb; intere piattaforme digitali dedicate al giornalismo a fumetti, come \u00abBD reportage\u00bb, \u00abCartoon movement\u00bb, \u00abDrawing the times\u00bb, \u00abThe Nib\u00bb, \u00abThe Comics Journal\u00bb; fumetti e graphic novel che si appropriano del metodo e delle tematiche proprie del giornalismo; e ancora opere che vanno dal diario di viaggio di Guy Delisle, al dossier\u00a0<em>The 9\/11 Report<\/em>\u00a0di Sid Jacobson e Ernie Colon; opere in cui il giornalismo a fumetti si intreccia ad altri media e linguaggi, come alla fotografia in\u00a0<em>Il\u00a0<\/em><em>F<\/em><em>otografo<\/em>\u00a0di Emmanuel Guibert, o nel \u00abpatchwork\u00bb<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=49529#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>\u00a0<em>To\u00a0<\/em><em>Afghanistan and Back<\/em>\u00a0di Ted Rall; lavori che rientrano a pieno o in parte al campo dell\u2019autobiografia o della biografia come\u00a0<em>Valzer con Bashir<\/em>\u00a0di David Polonsky.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il dichiarato impegno dei comics journalists nei confronti della realt\u00e0 e dell\u2019attualit\u00e0 pu\u00f2 essere considerato \u2013 di caso in caso \u2013 come un impegno politico, sociale, ambientale, storico-documentario\u2026 ma \u00e8 innanzitutto di un impegno culturale. Questo perch\u00e9 non si tratta di politici, sociologi, ambientalisti, storici e neanche di giornalisti veri e propri, ma innanzitutto di artisti. Artisti che, consapevoli del proprio ruolo culturale, si assumono una responsabilit\u00e0 davanti ai terremoti storici del nostro secolo, senza improvvisarsi \u2018esperti in materia\u2019, ma svolgendo il loro mestiere: raccontare storie.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ma che valore pu\u00f2 avere, davanti al disordine del mondo, raccontare storie? In un mondo che cambia sempre pi\u00f9 velocemente, sconvolto da guerre, attentati, catastrofi atmosferiche, pandemie e ancora guerre, che invadono le nostre case con i telegiornali, la radio e i social \u2026 a cosa serve raccontare storie? Davanti a questo tsunami mediatico in cui \u00e8 sempre pi\u00f9 difficile orientarsi, che contributo pu\u00f2 dare l\u2019ennesima forma di giornalismo che vuole raccontare una storia?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sono domande interessanti, forse meno problematiche quando sono altri media a fare giornalismo raccontando storie, media pi\u00f9\u00a0<em>smart<\/em>\u00a0e meno oggetto di pregiudizi, si pensi ad esempio a diversi podcast, tra cui quello di Cecilia Sala intitolato emblematicamente\u00a0<em>Stories<\/em>.<\/p>\n<p>Rispetto al fumetto, invece, pu\u00f2 essere utile rispondere a partire da uno dei disegnatori italiani pi\u00f9 impegnati nel panorama contemporaneo, Igort. Quando il 24 febbraio 2022 la Russia ha invaso l\u2019Ucraina, Igort non ha perso tempo e ha preso posizione: il 25 febbraio inaugura la rubrica su Facebook\u00a0<em>Cronache dal telefono<\/em>, in cui riporta giorno per giorno una breve storia, una testimonianza di amici o parenti russi o ucraini. La rubrica verr\u00e0 poi sviluppata e pubblicata nel reportage a fumetti\u00a0<em>Quaderni Ucraini. Diario di un\u2019invasione. Un reportage disegnato<\/em>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote><p>Mi stava a cuore non fare il geopolitologo diciamo, ma raccontare le storie, le storie piccole delle persone, le difficolt\u00e0, le sofferenze, le privazioni sotto la guerra. E questo era la cosa che per me era pi\u00f9 urgente, pi\u00f9 importante. A me non interessano gli scoop, non mi interessano le notizie importanti. A me interessano il piccolo particolare che si vede dietro la scena e che magari \u00e8 rivelatore di una situazione umana particolarmente difficile o sofferente. [\u2026] Dobbiamo, anche in un momento di profonda dezinformatsiya \u2013 come la chiamano in Russia \u2013 cominciare a capire come si leggono le notizie [\u2026], e questo lo puoi fare se sai leggere. Ma sai leggere non vuol dire che sai leggere l\u2019alfabeto, sai leggere vuol dire che sai leggere tra le righe, dietro le quinte.<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=49529#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a><\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dalle parole di Igort \u00e8 possibile dedurre due elementi attraverso cui i comics journalists si inseriscono nel dibattito sull\u2019attualit\u00e0. Il primo \u00e8 una concezione diversa della verit\u00e0, che rimette al centro l\u2019uomo. Per l\u2019autore la verit\u00e0 non riguarda gli scoop, i fatti pi\u00f9 rilevanti; affermare la verit\u00e0 significa raccontare le storie private delle persone. In secondo luogo, per Igort assumersi una responsabilit\u00e0 culturale non significa n\u00e9 fare il politologo n\u00e9 farsi portavoce delle notizie importanti, ma raccontare i particolari della quotidianit\u00e0, quei dettagli umani che vengono oscurati dalla maggior parte degli altri media giornalistici, con la speranza che da qui si possa \u00abimparare a leggere tra le righe\u00bb. Quindi, il tratto di narrativit\u00e0 proprio di queste opere artistiche \u00e8 lo strumento che permette di entrare in un ambito estraneo alla cronaca tradizionale: il privato, l\u2019umano, l\u2019interiorit\u00e0. Lo stesso Igort, in un\u2019intervista con Valerio Stiv\u00e8, sottolinea il proprio tentativo di intromettersi nell\u2019assordante iperproduzione di notizie restituendo voce a chi ne \u00e8 stato privato: \u00abI wanted to be helpful, I wanted to give a voice to those who are invisible, those who don\u2019t have the right the be represented. My purpose is to simply tell people\u2019s stories\u00bb.<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=49529#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a><\/p>\n<p>Per capire il funzionamento della narrativit\u00e0 e come questa si inserisca nell\u2019attuale saturazione e deformazione mediatica occorre considerare lo statuto estetico di queste opere.<\/p>\n<p>Il comics journalism, nonostante la componente giornalistica, appartiene al dominio della\u00a0<em>non fiction<\/em>. Tale precisazione distingue due diversi obiettivi: se il giornalismo tradizionale risponde a una finalit\u00e0 strettamente informativa, il comics journalism \u00e8 primariamente situato in una dimensione di esteticit\u00e0 ed \u00e8 quindi diretto a un\u2019esperienza di apertura conoscitiva. Raffaello Palumbo Mosca sintetizza la particolare esperienza conoscitiva propria della\u00a0<em>non<\/em>\u00a0<em>fiction<\/em>\u00a0sottolineando come questo tipo di scrittura sia volta a \u00abcambiare la propria e altrui coscienza, cio\u00e8 la coscienza di chi nel mondo vive e opera. [\u2026] Si scrive non tanto per descrivere il mondo, ma [\u2026] per sottoporre a indagine etica la gamma dei significati possibili di accadimenti reali, per costringere chi \u00e8 vivo, a rifletterci e a darsene pena\u00bb.<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=49529#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>\u00a0O ancora, per Alberto Casadei la scrittura \u00abnon pu\u00f2 che essere un pretesto, una conseguenza dell\u2019approccio etico al vivere, una forma di relazione con gli altri ma non una costruzione fittizia e autonoma\u00bb.<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=49529#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La distinzione tra fine informativo e conoscitivo inserisce un dato fondamentale: i fumettisti che criticano esplicitamente le modalit\u00e0 di informazione pi\u00f9 comuni operano all\u2019interno di un campo che non ha come fine l\u2019informazione. Pu\u00f2 sembrare un paradosso, ma la vera domanda \u00e8: si tratta di un alibi, ossia di un modo per introdursi nel dibattito svincolati dal problema della verit\u00e0 informativa, o della particolare condizione di possibilit\u00e0 per cui un medium artistico come il fumetto pu\u00f2 opporsi alla distorsione della verit\u00e0?<\/p>\n<p>Nessuna scusa, il rigore giornalistico permane e il problema della verit\u00e0 \u00e8 sempre al centro del comics journalism: gli artisti promettono al lettore la verit\u00e0, costantemente confermata dall\u2019esibizione delle fonti o tramite congetture personali rese altrettanto esplicite. Ecco un altro elemento essenziale: la forte componente soggettiva. Gli artisti del comics journalism rifiutano il cosiddetto\u00a0<em>objective journalism,\u00a0<\/em>prediligendo l\u2019esplicitazione del proprio coinvolgimento e del proprio punto di vista rispetto alle vicende, narrando in prima persona la vicenda e spesso autoraffigurandosi. Prendiamo ad esempio il grande Joe Sacco, riconosciuto dalla critica come il padre del comics journalism. Maltese trapiantato in America, studia giornalismo, ma all\u2019inizio della sua carriera si rende conto che la versione americana della storia, cosi\u0300 come viene raccontata ai cittadini statunitensi, \u00e8 parziale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote><p>\u201cI grew up thinking all Palestinians were terrorists\u201d [\u2026] \u201cThat wasn\u2019t from studying the issue closely, that was from just absorbing what I read in newspapers. Newspapers were reporting a lot of\u00a0<em>facts<\/em>. [\u2026] You can report objective facts selectively and without context and give someone an impression, as I was given by so-called objective journalism: that Palestinians are pure and simple terrorists. It took self-education. I was never going to come up with another viewpoint by reading the American press. [\u2026] What objectivity has come to mean as far as its journalistic definition is that there are two sides to a story, you just present both sides of the story then let the reader decide. There\u2019s\u00a0<em>never<\/em>\u00a0just two sides. To me, a journalist is someone who you have to put a bit of faith in. If you know what a journalist\u2019s world view is [\u2026] then you understand the filter that you are reading the thing through. You\u2019re reading it through a very individual filter and you can judge better.<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=49529#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a><\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per contrastare la deformazione informativa americana, Sacco racconta della propria esperienza di artista occidentale che, nel 1991, si reca in Medio Oriente per conoscere l\u2019altra faccia del conflitto. Nel rappresentare il punto di vista e le storie dei palestinesi, gran parte della narrazione si sofferma sui dettagli della loro vita quotidiana. Non vengono dunque riportate solo le grandi testimonianze, ma la vita di tutti i giorni.<\/p>\n<p>Attenzione, la narrativit\u00e0 e il coinvolgimento soggettivo dell\u2019autore non riducono la validit\u00e0 fattuale di queste opere e l\u2019incisione che possono avere nella realt\u00e0 e nel dibattito. Si pensi ad esempio a\u00a0<em>Pyongyang<\/em>, il reportage sulla Corea del Nord di Guy Delisle.\u00a0<em>Pyongyang<\/em>\u00a0racconta del soggiorno di due mesi del fumettista canadese nella capitale, dove si reca per lavoro nel 2001: con il sottile sarcasmo che lo contraddistingue, Delisle svela alcuni dettagli della vita nordcoreana, tanto disturbanti da essere paragonati al mondo orwelliano di\u00a0<em>1984<\/em>. Il fumetto viene pubblicato nel 2003 da L\u2019Association, ma non senza esitazioni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote><p>Nel 2001, pochi mesi dopo il mio ritorno dalla Corea del Nord, stavo inviando le prime pagine del mio libro agli amministratori dello studio di animazione che mi avevano mandato l\u00e0. Ho pensato che si sarebbero divertiti a leggere come era la vita a Pyongyang, dove era stata prodotta la loro serie tv. La reazione \u00e8 stata fredda: mi dissero che non mi era permesso parlare del mio soggiorno laggi\u00f9 e che la mia clausola contrattuale prevedeva una nota di riservatezza che mi impediva di pubblicare un libro sull\u2019argomento. Mi consultai con il mio editore dell\u2019epoca, L\u2019Association, che ha pubblicato le mie prime storie. A Jean-Christophe Menu, il direttore di questa piccola casa editrice, piacquero molto l\u2019idea e le prime pagine del libro. Cercammo la clausola di riservatezza e non la trovammo. Infine mi disse: sarebbe un peccato se si finisse in tribunale, ma questo \u00e8 un libro che dobbiamo fare.<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=49529#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a><\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019impatto del reportage di Delisle emerge in occasione dell\u2019adattamento cinematografico del fumetto. Il film sarebbe uscito per la Fox, diretto da Gore Verbinski e avrebbe visto come protagonista Steve Carell. Tuttavia, nel giugno 2014 il governo nordcoreano rivolge importanti minacce alla Sony, in vista della distribuzione del film\u00a0<em>The Interview<\/em>, un\u2019ironica storia su un complotto della Cia per assassinare il leader nordcoreano Kim Jong-un; seguono attacchi hacker provenienti dalla Nord Corea e minacce terroristiche ad alcuni cinema statunitensi, finch\u00e9 Sony ritira\u00a0<em>The Interview<\/em>. Alla luce di questi fatti Fox decide di non distribuire il film tratto da\u00a0<em>Pyongyang<\/em>, giudicando i contenuti del reportage di Delisle troppo espliciti e quindi pericolosi per esporre la casa cinematografica e l\u2019intera stabilit\u00e0 del paese a simili rischi.<\/p>\n<p>In questo quadro, \u00e8 interessante individuare una certa tendenza ad opporsi programmaticamente alla disinformazione e alla misinterpretazione mediatica servendosi degli strumenti del\u00a0<em>visual storytelling<\/em>.<\/p>\n<p>Si consideri ad esempio la cooperazione tra codice verbale e codice visuale: il fumetto \u00e8 capace di amplificare il grado di testimonialit\u00e0, restituendo la verit\u00e0 dei fatti nella loro dimensione visuale. Anche altri media informativi ricorrono al supporto visivo, ma ci sono due differenze. La prima \u00e8 che il disegno, al contrario della fotografia o dei video, \u00e8 in grado di rappresentare ogni punto di vista, di cogliere qualsiasi istante di un evento, grazie alla possibilit\u00e0 di rielaborare artisticamente una fonte o un fatto di cui si \u00e8 testimone offrendo un\u2019immagine meglio rappresentativa e comunicativa di tale evento. La seconda, sta nel potenziale creativo del disegno: Hillary Chute sottolinea che i fumetti, per la loro componente di\u00a0<em>hand drawing<\/em>, rifiutano intrinsecamente l\u2019idea di una trasparenza nei confronti della realt\u00e0. Ci\u00f2 non significa infierire sulla verit\u00e0, ma assumere che lo stile di ogni artista \u00e8 il primo e inevitabile filtro soggettivo che ogni lettore incontra. Ad esempio, lo stile di Joe Sacco si caratterizza per l\u2019ossessione per il dettaglio e per l\u2019accumulo di informazioni: \u00e8 la modalit\u00e0 adottata dall\u2019autore per restituire il contenuto dell\u2019opera. Infatti, l\u2019estrema densit\u00e0 di dettagli mira a ridare concretezza, fisicit\u00e0 agli individui palestinesi, sottraendoli all\u2019oblio cui sono destinati dai media statunitensi.<\/p>\n<p>Igort, al contrario, in\u00a0<em>Quaderni Ucraini. Diario di un\u2019invasione<\/em>\u00a0non ricerca la verit\u00e0 attraverso l\u2019alto grado di precisione, ma con uno stile evocativo \u00abcapace di comunicare ci\u00f2 che gli altri media hanno difficolt\u00e0 a veicolare: gli stati d\u2019animo, le atmosfere, le impressioni\u00bb<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=49529#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>\u00a0e che si realizza soprattutto attraverso l\u2019uso dei colori. Ovviamente lo stile evocativo riflette l\u2019interpretazione dell\u2019autore. L\u2019obiettivo di Igort \u00e8 restituire corporeit\u00e0 e dignit\u00e0 a persone vere, mostrando al lettore la loro vita schiacciata dalla guerra. Lo stile evocativo risponde al fine dell\u2019opera: contrastare sia l\u2019oscuramento mediatico russo che contribuisce alla cancellazione dell\u2019uomo sia una certa tendenza narrativa del sistema mediatico occidentale, che pretende di restituire la verit\u00e0 attraverso cronache romanzesche, \u00abnarrazioni eroiche e altisonanti\u00bb.<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=49529#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>\u00a0Al contrario di queste modalit\u00e0 di riportare (o non riportare) la guerra, Igort vuole guardare alle cose degli uomini, \u00abdare voce e [\u2026] dare una piccola luce a storie che altrimenti rimarrebbero invisibili. Sepolte nel fragore delle bombe\u00bb,<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=49529#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a>\u00a0per raccontare senza sconti la verit\u00e0 su una guerra misera, in cui non c\u2019\u00e8 niente di epico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Una seconda strategia riguarda l\u2019uso della focalizzazione. Nel fumetto la focalizzazione \u00e8 sempre almeno duplice: da un lato si considera la focalizzazione interna alle vignette; dall\u2019altro, l\u2019inquadratura pi\u00f9 ampia connaturata alla vignetta. Dal momento che la focalizzazione riguarda la percezione visiva, emotiva e cognitiva di un soggetto, \u00e8 chiaro che la duplicit\u00e0 insita nel sistema di focalizzazione del fumetto raddoppia anche il filtro soggettivo. Nel comics journalism si pu\u00f2 assistere a un\u2019ulteriore rifrazione del punto di vista: la coincidenza tra autore, narratore e personaggio comporta un triplice punto di vista autoriale (relativo a tre diversi piani diegetici), cos\u00ec come la focalizzazione dei testimoni pu\u00f2 rimandare sia all\u2019esperienza presente, sia al passato. In alcuni casi, gli autori esasperano questa moltiplicazione dei punti di vista proprio per contrastare l\u2019<em>objective journalism<\/em>, che si elegge portavoce della sola e unica giusta visione dei fatti. Diversamente questi artisti restituiscono un punto di vista soggettivo e sfaccettato, e per questo pi\u00f9 veritiero.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Un\u2019altra strategia che garantisce narrativit\u00e0 al comics journalism riguarda l\u2019uso della voce. Nel fumetto la funzione narrativa della voce assume una caratterizzazione particolare. Prendendo in considerazione il layout e la materialit\u00e0 della pagina, lo spazio delle tavole \u00e8 solitamente ripartito in diversi livelli diegetici: ad esempio, quello delle didascalie \u00e8 diverso da quello delle vignette. La possibilit\u00e0 di raffigurare contemporaneamente piani diegetici diversi \u2013 e quindi relativi a dimensioni spazio-temporali differenti \u2013 rende possibile la rappresentazione di voci diverse che, nello spazio della pagina, si sovrappongono e si stratificano. Ad esempio, in\u00a0<em>Guant\u00e1namo Voices<\/em>\u00a0Sarah Mirk realizza una struttura narrativa che esaspera la proliferazione delle voci dei testimoni. Nell\u2019opera l\u2019autrice non si limita a criticare l\u2019oscuramento della verit\u00e0 sulla prigione da parte del governo degli Stati Uniti, ma vuole far emergere la pi\u00f9 subdola e insidiosa forma di violenza che circonda e pervade Guant\u00e1namo: il silenzio. Per questa ragione racconta delle storie che vogliono essere innanzitutto un antidoto all\u2019oblio della memoria. La denuncia alla violenza del silenzio si realizza innanzitutto nella forma: la proliferazione di voci diventa quindi la principale arma contro il silenzio assordante di Guant\u00e1namo, come evidente fin dal titolo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ci sono anche casi in cui la distorsione della verit\u00e0 \u00e8 il tema centrale della storia. Si pensi a Zerocalcare, il fumettista ormai noto a tutti gli italiani. L\u2019artista romano, nonostante il successo mediatico mai raggiunto prima da un fumettista in Italia, si distingue per un esplicito impegno sociale, che trova radici nella sottocultura punk straight edge e nei centri sociali. Nei suoi pi\u00f9 conosciuti reportage a fumetti,\u00a0<em>Kobane Calling\u00a0<\/em>e\u00a0<em>No Sleep Till Shengal<\/em>, la critica ai media mainstream \u00e8 centrale: \u00abNon voglio negare le complessit\u00e0 che sicuramente ci stanno. \u2013 senn\u00f2 facevo il giornalista, ah-ah-ah (BA-DUM-CHH \u2013 suono della batteria dopo la battutona) -. Quindi racconto le mie impressioni\u00bb.<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=49529#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a>\u00a0Rech arriva infatti a decostruire l\u2019immagine del giornalista reporter impegnato in un viaggio pericoloso ed eroico per amore del vero, presentando invece il personaggio apparentemente ingenuo ormai amato dai suoi lettori. Un autore che non si improvvisa tuttologo, ma che, come scrive lui stesso in\u00a0<em>Kobane Calling<\/em>, \u00e8 mosso dal proprio cuore, da un amore per la libert\u00e0 e l\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Oltre alle grandi opere, ci sono moltissime tavole pubblicate singolarmente o a puntate su blog o riviste. Tra le pi\u00f9 recenti segnalo\u00a0<em>A proposito di Lucca e di tutto il resto<\/em>, pubblicato il tre novembre 2023 su l\u2019\u00abInternazionale\u00bb.\u00a0<em>A proposito di Lucca<\/em>\u00a0\u00e8 una sequenza di tavole realizzata per fare chiarezza rispetto a un disordine mediatico che lo riguarda, \u00abal centomillesimo articolo pieno di menzogne che mi mette in mezzo personalmente, io o faccio un fumetto o vado in cronaca\u00bb.<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=49529#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a>\u00a0Lo scorso novembre Michele Rech decide di non partecipare al Lucca Comics, tra i pi\u00f9 importanti eventi al mondo nel campo del fumetto, a causa del patrocinio dell\u2019ambasciata israeliana, annunciando la sua decisione e le ragioni sui social. La conseguenza \u00e8 stata un\u2019esplosione di pesanti accuse nei confronti dell\u2019artista. Nelle tavole Zero riporta i post di Matteo Salvini, Maurizio Gasparri, Maurizio Crippa e molti altri che gli rivolgono accuse di violenza, antisemitismo, ancora pi\u00f9 aggressive in seguito alla decisione degli artisti israeliani Asaf e Tomer Hanuka di dare\u00a0<em>forfait<\/em>, fino all\u2019articolo di Francesco Merlo su \u00abRepubblica\u00bb: \u00abZerocalcare neppure si rende conto di assomigliare ad Hamas\u00bb.<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=49529#_ftn14\" name=\"_ftnref14\">[14]<\/a>\u00a0Questo caso \u00e8 interessante perch\u00e9 la distorsione mediatica \u00e8 esattamente l\u2019oggetto della discussione della breve storia personale dell\u2019autore: Zerocalcare, artista da sempre profondamente implicato nella lotta politica, non rinuncia ad assumere una propria posizione arrivando a rinunciare al Lucca Comics, un gesto sicuramente forte, ma che \u00e8 subito stato preso, ribaltato, manipolato, \u00abbuttato strumentalmente nel tritacarne dell\u2019antisemitismo\u00bb.<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=49529#_ftn15\" name=\"_ftnref15\">[15]<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Un secondo caso, ancora pi\u00f9 recente, sono gli episodi di\u00a0<em>Questa notte non sar\u00e0 breve<\/em>, pubblicati tra l\u201911 gennaio e il 3 giugno 2024, sempre su \u00abInternazionale\u00bb. Si tratta di una serie di tavole che raccontano la storia di Ilaria Salis, dall\u2019arresto al processo a Budapest, seguito da Michele Rech in persona. Anche in questo caso, la vicenda della Salis \u00e8 narrata a partire dall\u2019esperienza dell\u2019artista. La spiccata ironia e l\u2019immaginario pop che costituiscono la cifra dello stile di Rech si fanno strumenti per rendere pi\u00f9 accessibile la storia a un pubblico eterogeneo e in parte disinformato: ad esempio, i personaggi immaginari sono elementi famigliari al lettore in un contesto estraneo, che quindi favoriscono un avvicinamento. Attraverso il continuo dialogo con diverse proiezioni di s\u00e9, Zerocalcare rappresenta possibili obiezioni alle sue stesse affermazioni, in modo non solo da poter argomentare le proprie posizioni, ma anche da introdurre e spiegare dettagli essenziali per comprendere la complessit\u00e0 del caso Salis. Zerocalcare riesce a sintetizzare in maniera chiara e coinvolgente i fatti e le ragioni che hanno portato all\u2019arresto della Salis, nonch\u00e9 le conseguenze. Un tema centrale \u00e8 la responsabilit\u00e0, non solo delle azioni di Ilaria, ma la responsabilit\u00e0 a cui ciascuno \u00e8 chiamato davanti alla realt\u00e0 e alla Storia, un forte ed esplicito richiamo che di nuovo rimanda alla necessit\u00e0 di una riflessione, di una presa di coscienza. La narrazione a puntate su Ilaria Salis vede un numero specificamente dedicato alla mistificazione mediatica, intitolato\u00a0<em>Chi inquina il dibattito<\/em>, in cui Calcare racconta con diversi esempi come i media hanno restituito la vicenda della Salis, quali sono le omissioni rilevanti, quali le menzogne. Questa rubrica settimanale \u00e8 stata ripresa da diverse testate italiane, a confermare l\u2019incisione, l\u2019eco del lavoro dell\u2019artista di Rebibbia<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro, dunque, che per tutti questi autori assumersi una responsabilit\u00e0 culturale non significa affermare una verit\u00e0, ma rieducare a una riflessione che ponga al centro la persona, riaprire un dialogo che favorisca un giudizio critico. Si tratta di un metodo, che per questi artisti resta sempre centrale: basti guardare alle recenti pubblicazioni del nume tutelare del comics journalism, Joe Sacco. Dopo aver pubblicato\u00a0<em>Palestina<\/em>\u00a0e\u00a0<em>Gaza 1956. Note ai margini della storia<\/em>, Sacco avverte come imperativo morale dovere assumere una posizione rispetto al conflitto tra Israele e Hamas. Il 26 gennaio scorso Gary Groth (editore di\u00a0<em>Palestina<\/em>) scrive sul \u00abThe Comics Journal\u00bb:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote><p>We both understood that in this context we inhabit a privileged world of heightened cultural responsibility\u2014he as an artist, me as a publisher\u2014that compelled us to do something, but we also felt a sense of futility and frustration. How should we best exercise this cultural responsibility? On December 26, I wrote Joe, \u201cI decided that I cannot in good conscience watch what\u2019s unfolding in Gaza without public comment.\u201d A few days later, in an email to me, he wrote, \u201cWhen I think of what can be done, your strength lies mainly in your position as a publisher and what you publish. And mine as a cartoonist and what I draw. I\u2019ve been going back and forth a lot about what, if anything, I can contribute.\u201d The result of this conversation led us to take two courses of action: a statement from the publishers of Fantagraphics, released publicly yesterday and reproduced below, and this column, \u201cThe War on Gaza,\u201d a series of graphic commentary and reflections by Joe Sacco that he will draw as often as time permits. It is surely not enough, but it\u2019s what we can contribute.<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=49529#_ftn16\" name=\"_ftnref16\">[16]<\/a><\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nelle tavole di\u00a0<em>The War on Gaza<\/em>, pubblicate periodicamente, Sacco condivide le proprie riflessioni rispetto alla guerra tra Isreale e Hamas. Non si tratta di articoli giornalistici n\u00e9 di analisi geopolitiche, ma di un atto di responsabilit\u00e0 culturale: rispondendo all\u2019appello di un amico a Gaza, \u00abPls raise the voice up\u00bb, restituisce la propria visione personale rispetto alla guerra, non esente da opinioni e critiche politiche, ma a partire dalle voci dei testimoni diretti.<\/p>\n<p><em>Palestina<\/em>\u00a0e\u00a0<em>The War on Gaza<\/em>\u00a0sono sicuramente opere molto diverse tra loro e che nascono da contesti e esigenze differenti, ma ci\u00f2 che non cambia \u00e8 un certo metodo, una certa postura davanti alla realt\u00e0 tesa a\u00a0<em>conoscere<\/em>\u00a0la verit\u00e0 rimettendo al centro l\u2019uomo. \u00c8 questo metodo che struttura e guida la responsabilit\u00e0 culturale di questi artisti. Riprendendo nuovamente Igort: \u00abLa cultura ci salver\u00e0, la cultura \u00e8 il vivaio nel quale le idee possono confortarsi, prosperare e far crescere una riflessione. Io credo che noi abbiamo bisogno di esercitare una riflessione, l\u2019uso dell\u2019intelligenza e dell\u2019analisi per capire esattamente\u00bb.<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=49529#_ftn17\" name=\"_ftnref17\">[17]<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=49529#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>\u00a0F. Fasiolo,\u00a0<em>Italia da fumetto: il graphic journalism e la narrativa disegnata che raccontano la realt\u00e0 italiana di ieri e di oggi<\/em>\u00a0[2012], Tenu\u00e9, Latina 2013, pp. 4 e 13.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=49529#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0Ivi, p. 48.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=49529#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a>\u00a0<em>Igort a Lucca Comics &amp; Games 2022: Quaderni Ucraini<\/em>, \u00abLo Spazio Bianco\u00bb, (<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=7-JAMdaWcPE\">https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=7-JAMdaWcPE<\/a>).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=49529#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a>\u00a0V. Stiv\u00e9,\u00a0<em>\u201cMy Purpose Is simply to Tell People\u2019s Stories\u201d: a Visit with Igort, and a Look at his New Ukrainian Notebook<\/em>,\u00a0<strong>\u00ab<\/strong>The Comic Journal<strong>\u00bb<\/strong>, 2022 (<a href=\"https:\/\/www.tcj.com\/my-purpose-is-simply-to-tell-peoples-stories-a-visit-with-igort-and-a-look-at-his-new-ukrainian-notebook\/\">https:\/\/www.tcj.com\/my-purpose-is-simply-to-tell-peoples-stories-a-visit-with-igort-and-a-look-at-his-new-ukrainian-notebook\/<\/a>).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=49529#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a>\u00a0R. P. Mosca,\u00a0<em>La non fiction<\/em>, in R. Castellana (a cura di),\u00a0<em>Fiction e non fiction. Storia, teorie e forme<\/em>, Carocci, Roma 2021, p. 142.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=49529#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a>\u00a0A. Casadei,\u00a0<em>Stile e tradizione nel romanzo italiano contemporaneo<\/em>, in\u00a0<em>Mosca La non fiction<\/em>\u00a0cit., p. 142.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=49529#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a>\u00a0A. Burrows,\u00a0<em>The Myth Of Objective Journalism \u2013 Joe Sacco Interviewed<\/em>, \u00abThe Quietus\u00bb, 2012, (<a href=\"https:\/\/thequietus.com\/articles\/10916-joe-sacco-journalism-interview\">https:\/\/thequietus.com\/articles\/10916-joe-sacco-journalism-interview<\/a>).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=49529#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a>\u00a0<em>La reazione di Guy Delisle alla cancellazione del film tratto da Pyongyang<\/em>, Fumettologica, 2014 (<a href=\"https:\/\/fumettologica.it\/2014\/12\/guy-delisle-cancellazione-film-pyongyang\/\">https:\/\/fumettologica.it\/2014\/12\/guy-delisle-cancellazione-film-pyongyang\/<\/a>).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=49529#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a>\u00a0V. Monti,\u00a0<em>I \u201cQuaderni Ucraini\u201d di Igort. Analisi linguistica di un reportage a fumetti<\/em>, \u00abItaliano LinguaDue\u00bb, Milano 2013, pp. 156 e 257.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=49529#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a>\u00a0Igort,\u00a0<em>Quaderni Ucraini. Diario di un\u2019invasione. Un reportage disegnato<\/em>, Oblomov, Bologna 2022, p. 167.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=49529#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a>\u00a0Ivi, p. 168.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=49529#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a>\u00a0Zerocalcare,\u00a0<em>Kobane Calling. Oggi<\/em>, Bao Publishing, Milano 2022, p. 88.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=49529#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a>\u00a0Zerocalcare,\u00a0<em>A proposito di Lucca e di tutto il resto<\/em>, \u00abInternazionale\u00bb, 2023 (https:\/\/www.internazionale.it\/reportage\/zerocalcare\/2023\/11\/03\/zerocalcare-lucca-comics-fumetto).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=49529#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a>\u00a0F. Merlo,\u00a0<em>Zerocalcare &amp; Co, i disertori di Lucca Comics<\/em>, \u00abLa Repubblica\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=49529#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a>\u00a0Zerocalcare,\u00a0<em>A proposito di Lucca e di tutto il resto<\/em>, cit.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=49529#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a>\u00a0J. Sacco,\u00a0<em>The War on Gaza \u2013 1.26.24<\/em>, \u00abThe Comics Journal\u00bb, 2024.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=49529#_ftnref17\" name=\"_ftn17\">[17]<\/a>\u00a0<em>Igort a Lucca Comics &amp; Games 2022\u00a0<\/em>cit.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=49529\">https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=49529<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LE PAROLE E LE COSE (Silvia Gianni) &nbsp; Mi rendevo conto che c\u2019erano in gioco [\u2026] il nostro modo di pensare, i limiti della nostra immaginazione, la tentazione di rispondere in modo approssimativo alla domanda su quali vie di sviluppo imboccher\u00e0 il mondo. 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