{"id":86490,"date":"2024-07-17T09:32:04","date_gmt":"2024-07-17T07:32:04","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=86490"},"modified":"2024-07-16T15:34:40","modified_gmt":"2024-07-16T13:34:40","slug":"il-gas-africano-luci-e-ombre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=86490","title":{"rendered":"Il gas africano: luci e ombre"},"content":{"rendered":"<p><strong>di EASTWEST (Giacomo Roberto Lupi)<\/strong><\/p>\n<p>Molti paesi africani hanno colto al balzo l\u2019aumento di domanda di gas proveniente dall\u2019Europa e i conseguenti investimenti europei per migliorare le infrastrutture africane. La speranza \u00e8 che non si calpesti la popolazione pi\u00f9 povera, cosa che attualmente sta succedendo in troppe zone del continente.<\/p>\n<div class=\"td_block_wrap tdb_single_featured_image tdi_78 tdb-content-horiz-left td-pb-border-top td_block_template_1\" data-td-block-uid=\"tdi_78\">\n<div class=\"tdb-block-inner td-fix-index\">\n<figure><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"entry-thumb webpexpress-processed td-animation-stack-type0-2\" title=\"A Turkana herdboy carries his gun as he follows his goats near the power-generating wind turbines at the Lake Turkana Wind Power project in Loiyangalani district, Marsabit County\" src=\"https:\/\/eastwest.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/Turkana-Kenya-1068x717.jpg\" alt=\"\" width=\"1068\" height=\"717\" \/><figcaption class=\"tdb-caption-text\">Un pastore armato segue il suo gregge di capre presso le pale eoliche del progetto Wind Power del Lago Turkana nel nord del Kenya, nella regione Lolyangalani della contea Marsabit. REUTERS\/Thomas Mukoya<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"vc_row_inner tdi_80  vc_row vc_inner wpb_row td-pb-row\">\n<div class=\"vc_column_inner tdi_82  wpb_column vc_column_container tdc-inner-column td-pb-span4 td-is-sticky\">\n<div class=\"vc_column-inner\">\n<div class=\"wpb_wrapper\" data-sticky-enabled-on=\"W3RydWUsdHJ1ZSx0cnVlLHRydWVd\" data-sticky-offset=\"20\" data-sticky-is-width-auto=\"W2ZhbHNlLGZhbHNlLGZhbHNlLGZhbHNlXQ==\">\n<div class=\"clearfix\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"vc_column_inner tdi_86  wpb_column vc_column_container tdc-inner-column td-pb-span8\">\n<div class=\"vc_column-inner\">\n<div class=\"wpb_wrapper\">\n<div class=\"wpb_wrapper td_block_wrap vc_raw_html tdi_88 \">\n<div class=\"td-fix-index\">\n<div id=\"testo_articolo\">\n<p>Nonostante la notizia non abbia avuto un particolare eco mediatico, il Piano Mattei \u00e8 tornato di stretta attualit\u00e0 visto che, in Italia, l\u201911 gennaio 2024 esso ha avuto il via libera dalla Camera (169 s\u00ec contro 199 no) e il 13 gennaio \u00e8 entrato nella Gazzetta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il Piano, quadriennale, \u00e8 stato pensato come\u00a0<a href=\"https:\/\/eastwest.eu\/it\/perche-laiuto-pubblico-allo-sviluppo-dellafrica-e-necessario\/\">un modello di cooperazione non predatorio<\/a>\u00a0in cui l\u2019Italia e i paesi africani possano crescere e migliorare sul lato energetico. Il piano prevede anche che l\u2019Italia si sganci sempre di pi\u00f9 dal gas russo e che diventi progressivamente un centro di smistamento del gas africano per l\u2019Unione Europea.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Lo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina nel febbraio 2022 ha portato i paesi europei, Italia inclusa, a scoprirsi energeticamente dipendenti dal gas russo e quindi a dover cercare in fretta una soluzione alternativa per far fronte all\u2019aumento dei prezzi. I primi Paesi con cui l\u2019Italia ha cercato un dialogo sono stati Qatar, Algeria e Azerbaijan, con cui gi\u00e0 da anni vigevano accordi per le importazioni di gas liquefatto, ma nonostante le negoziazioni per un aumento degli import, il governo Draghi giustamente ha guardato anche altrove.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il 10 marzo 2022 l\u2019allora presidente del Consiglio aveva intavolato una conversazione telefonica con Denis Sassou Nguesso, presidente della Repubblica del Congo, terra in cui \u00e8 attiva l\u2019ENI, che nel 2020ha prodotto qui 18 milioni di barili di petrolio e condensati e 1,4 miliardi di metri cubi di gas e con cui si sta parlando da tempo di un progetto per gas liquefatto nel blocco Marine XII\/ENI.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Diversi paesi africani hanno colto al balzo l\u2019aumento di domanda proveniente dal vecchio continente. Nell\u2019ultimo anno, tuttavia, nonostante il continente africano disponesse di una notevole quantit\u00e0 di gas non \u00e8 stato comunque capace di coprire quei quasi 180 miliardi di metri cubi che Mosca forniva all\u2019Europa prima dello scoppio della guerra. I limiti per tale carenza sono dovuti alla mancanza delle adeguate infrastrutture, con condotti e tubature non in grado di trasportare interamente o parzialmente il prodotto estratto. Ed \u00e8 qui che l\u2019Europa ha deciso di fornire il proprio aiuto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u201cL\u2019Africa \u00e8 un grandissimo mercato potenziale che ha energia che per\u00f2 non riesce a sfruttare\u201d<\/em>\u00a0&#8211; \u00a0Claudio Descalzi, Amministratore delegato di ENI.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I governi di diversi paesi africani hanno sfruttato questa opportunit\u00e0 per investire pi\u00f9 intensamente nel settore energetico e di conseguenza sono stati avviati e potenziati progetti di grossa portata, sia in termini ingegneristici che di spesa economica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questo rientra in un piano continentale volto a volersi industrializzare maggiormente. Programmi come il Kenya Vision 2030, Tanzania Vision 2025 e Agenda 2063 dell\u2019Unione Africana mirano a rendere l\u2019Africa un continente pi\u00f9 industrializzato, a reddito medio e che offra un\u2019elevata qualit\u00e0 della vita a tutti i propri cittadini in un ambiente pulito e sicuro. Il tutto trasformandosi in hub sempre pi\u00f9 importanti per le economie straniere nel settore energetico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Gli investimenti africani hanno tutt\u2019oggi un ampio spettro di crescita: un\u2019analisi di Rystad Energy, una delle aziende pi\u00f9 affidabili nella consulenza energetica, ipotizza che entro il 2030 la produzione di gas dell\u2019Africa Subsahariana tender\u00e0 a raddoppiare rispetto al 2021. Una delle opere pi\u00f9 discusse nell\u2019ultimo anno \u00e8 stato il gasdotto Trans-Sahariano, noto anche come NIGAL. Il condotto trans-sahariano \u00e8 un gasdotto pensato per la prima volta negli anni Settanta ma diventato un progetto concreto soltanto nel 2009. A pieno regime potrebbe trasportare oltre 30 miliardi di metri cubi di gas per un percorso di oltre quattromila chilometri. Il condotto nasce dai pozzi di Warry, in Nigeria, per risalire attraverso Niger e l\u2019Algeria e quindi ramificarsi presso Hassi R\u2019Mel, nel cuore del deserto del Sahara. Da l\u00ec due grosse diramazioni vanno una in direzione Marocco, per attraversare il Mediterraneo e quindi giungere in Spagna e l\u2019altra in direzione Libia, per poi arrivare in Italia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Un altro paese attraversato dai gasdotti \u00e8 il Marocco, che si \u00e8 posto l\u2019ambizioso obiettivo di arrivare all\u201980% di rinnovabili entro il 2050. Il Paese \u00e8 un po\u2019 indietro sulla tabella di marcia, ma anche l\u2019attuale primo ministro\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Aziz_Akhennouch\">Aziz Akhennouch<\/a>\u00a0si sta mostrando determinato ad andare avanti, tanto che all\u2019inizio del febbraio 2022 l\u2019Unione Europea ha siglato con il Paese Nord Africano un accordo da 1,6 milioni di euro per supportare la transizione energetica e digitale del Paese all\u2019interno del piano europeo\u00a0Global Gateway, per il supporto di progetti d\u2019aiuto e cooperazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tornando all\u2019origine, che il gasdotto parta dalla Nigeria non \u00e8 un caso: il presidente dell\u2019epoca Muhammadu Buhari aveva approvato il progetto, probabilmente realizzando che la Nigeria \u00e8 tra i primi dieci stati al mondo per quantit\u00e0 di riserve, stimate in oltre 5.000 miliardi di metri cubi. Il gasdotto va quindi a infoltire una serie di infrastrutture locali, come la Ajaokuta &#8211; Kaduna &#8211; Kano (AKK) Pipeline Project.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La maggiore incognita che si cela dietro queste infrastrutture, piuttosto che tecnica o finanziaria, sta per\u00f2 nell\u2019aspetto legato all\u2019ambiente e ai diritti umani, dal momento che queste infrastrutture hanno un impatto estremamente negativo sulle popolazioni locali, specialmente quelle pi\u00f9 povere. Il recente potenziamento di oleodotti e gasdotti, a un anno di distanza, si pu\u00f2 dire fallimentare da un punto di vista dell\u2019attenzione ad ambiente e diritti umani, che sono i due cardini principali a cui ruota attorno tutto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Queste opere ingegneristiche, oltre a rischiare gravi incidenti, possono causare severi danni all\u2019ambiente in termini di inquinamento delle falde acquifere e disboscamento. A livello umano, sono state diverse le denunce riportate dalle agenzie umanitarie che sostengano come vi siano casi di espropriazione forzata o semi-forzata attraverso dubbie procedure legali, delle terre su cui vengono realizzate queste grandi opere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tra questi c\u2019\u00e8 il Nigal, esattamente come il\u00a0<em>Lamu Port-South Sudan-Ethiopia-Transport Corridor<\/em>\u00a0<em>Project<\/em>\u00a0(LAPSSET), il Progetto Energia Eolica Lago Turkana, il progetto geotermico KenGen a Naivasha e le dighe Gibe in Etiopia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per molte persone queste terre sono la casa: l\u2019impossibilit\u00e0 di coltivare la terra o nutrire il bestiame, in zone agricole, obbliga queste persone a migrare, cos\u00ec come la mancanza di acqua potabile. In Africa mezzo miliardo di persone non ha accesso all\u2019acqua potabile o ad acqua corrente nella propria abitazione e studi universitari stanno dimostrando come miniere e gasdotti aumentino il tempo necessario per recarsi alla falda acquifera pi\u00f9 vicina.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Secondo lo\u00a0<em>United Nations University Institute for Water, Environment and Health<\/em>, diciannove nazioni sono a rischio di carenza idrica mentre soltanto venticinque Paesi stanno attuando politiche e piani per l\u2019approvvigionamento e la distribuzione che possono avere uno sviluppo concreto in futuro. A livello di disponibilit\u00e0 idrica pro-capite, la situazione peggiore \u00e8 nella zona occidentale del continente, in quella meridionale e nell\u2019area del Corno. L\u2019acqua potabile, ovviamente, \u00e8 fondamentale per la pulizia del corpo e di conseguenza per prevenire malattie.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le numerose guerre e atti violenti non portano gli investitori stranieri a vedere i requisiti minimi di sicurezza, e spesso le proteste sfociano in atti di violenza e sabotaggio contro le compagnie straniere. Uno dei gruppi che \u00e8 passato alla ribalta della cronaca di recente \u00e8 stato il\u00a0<em>Movement for the<\/em>\u00a0<em>Emancipation of the Niger Delta<\/em>\u00a0(MEND), un\u2019organizzazione armata che rivendica molti degli attacchi alle compagnie petrolifere che operano nella zona.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Diverse sono le agenzie umanitarie, Amnesty International su tutte, ad aver lanciato l\u2019allarme. Non solo guerre, spesso le persone sfrattate restano ai margini della societ\u00e0 fino al momento in cui devono spostarsi altrove. A volte il viaggio \u00e8 impervio, considerando che le zone dei gasdotti sono sempre terra di banditi e predoni. I campi profughi, crogioli di etnie e religioni differenti, sono terra di stupri e violenze di genere. Infine, sono stati riportati casi di stime discutibili sulla valutazione degli impatti ambientali delle costruzioni, come per esempio il World Heritage Site di Lamu o il Lake Turkana Wind Power in Kenya, costruito col supporto della Banca Mondiale. Relativamente a quest\u2019ultimo, \u00e8 finito di recente in un rapporto investigativo del World Bank Inspection Panel, che ha visitato l\u2019area per verificare le lamentele presentate dalla comunit\u00e0 masai.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Amnesty ha lanciato una campagna contro la repressione dei diritti umani in Algeria, uno dei principali partner dell\u2019Italia. L\u2019ondata di repressione in corso nel Paese, nonostante abbia attirato l\u2019attenzione di diversi organismi internazionali, non sembra preoccupare il governo o ENI, n\u00e9 scuotere l\u2019opinione pubblica italiana.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Amnesty International ha chiesto un\u2019indagine indipendente sulla morte di Hakim Debbazi, arrestato per dei post sui social e morto in un carcere algerino nell\u2019estate 2022, e ha stilato un lungo elenco dei punti di rottura della libert\u00e0 e della democrazia in Algeria.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ben vengano quindi il Piano Mattei e gli investimenti europei per migliorare l\u2019Africa, nella speranza che non ci si dimentichi degli ultimi, cosa che attualmente sta succedendo in troppe zone del continente.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/eastwest.eu\/it\/il-gas-africano-luci-e-ombre\/\">https:\/\/eastwest.eu\/it\/il-gas-africano-luci-e-ombre\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di EASTWEST (Giacomo Roberto Lupi) Molti paesi africani hanno colto al balzo l\u2019aumento di domanda di gas proveniente dall\u2019Europa e i conseguenti investimenti europei per migliorare le infrastrutture africane. 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