{"id":86548,"date":"2024-07-19T10:00:04","date_gmt":"2024-07-19T08:00:04","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=86548"},"modified":"2024-07-18T13:44:49","modified_gmt":"2024-07-18T11:44:49","slug":"processi-e-politica-nellitalia-repubblicana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=86548","title":{"rendered":"Processi e politica nell\u2019Italia repubblicana"},"content":{"rendered":"<p><strong>di DOPPIOZERO (Alberto Mittone)<\/strong><\/p>\n<div class=\"max-w-[838px]\">\n<div class=\"clearfix text-formatted field field--name-body field--type-text-with-summary field--label-hidden field__item\">\n<p>Il saggio\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ilsaggiatore.com\/libro\/conflitto-tra-poteri\"><em>Conflitto tra poteri. Magistratura, politica e processi nell\u2019Italia repubblicana<\/em>\u00a0<\/a>(Il Saggiatore, 2024) degli storici M. Flores e M. Franzinelli ha una peculiarit\u00e0: ricostruisce i rapporti tra giustizia e politica dal sorgere della Repubblica ad oggi attraverso la rilettura dei processi penali. I capitoli si snodano in vari periodi riletti attraverso la loro significativit\u00e0 storica con l\u2019affiancamento di una rassegna di processi svoltisi in quegli anni.<strong>\u00a0<\/strong>Ci\u00f2 detto, perch\u00e9 servirsi dei processi? La risposta \u00e8 inequivoca: i processi si sviluppano attraverso l\u2019\u201citer\u201d processuale originato da un fatto ignoto e dalla ricerca di chi lo ha provocato. Non solo: essi sono densi di storicit\u00e0 in quanto rappresentano lo specchio di una fase storica in cui \u00e8 maturato quell\u2019evento e come si innestano i personaggi in quel periodo.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un caso che siano fiorite riviste e numeri unici (ad esempio \u201cEpoca\u201d ed \u201cEuropeo\u201d) che su di essi hanno indugiato e che la cronaca nera venga raccontata con spazi dilatati e da penne illustri (Arpino, Buzzati come ricordato in\u00a0<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/delitti-in-prima-pagina\">\u201cDelitti in prima pagina\u201d, Doppiozero<\/a>). Non \u00e8 un caso che la letteratura se ne sia appassionata, come testimoniano le fluviali pubblicazioni sul rapporto tra \u201cDiritto e letteratura\u201d, in una gara di fantasia con le produzioni cinematografiche.<strong>\u00a0<\/strong>Per non parlare del processo \u201cmediatico\u201d, spettacolo ormai autonomo avente come oggetto le procedure penali in corso che vengono discusse nei salotti televisivi. Si usano prove processuali disponibili, integrandole con indiscrezioni e servizi fuori sede, facendo nascere l\u2019impressione, pi\u00f9 fumosa che reale, di maneggiarle con sicurezza. In sostanza viene trattato un fatto di cronaca nera in luoghi lontani dalle regole del codice, dove il giudice \u00e8 il pubblico e non un magistrato imparziale, dove il dibattito avviene tra ospiti ed esperti in un set, dove spesso filtra la contrapposizione tra il bene e il male e dove \u00e8 protagonista un pubblico che vuole pi\u00f9 giudicare che essere informato.<\/p>\n<p>Diverso dal significato del processo \u00e8 quello delle sentenze: esse rappresentano il momento finale dell\u2019iter, quando cio\u00e8 il giudice spiega in uno scritto le ragioni della sua decisione. Quindi esse manifestano come vengono valutati i reati e le prove in un dato momento storico (con questa ispirazione\u00a0<em>Governatori, Stato cittadino in Tribunale<\/em>, Laterza 1970 e\u00a0<em>Valori socio-culturali nella giurisprudenza<\/em>, Laterza 1970).<strong>\u00a0<\/strong>Ma la magistratura \u00e8 un potere? La Costituzione non la disegna forse come un \u2018ordine\u2019, cio\u00e8 come una struttura della Stato delegata a svolgere una funzione fondamentale, cio\u00e8 rendere giustizia? Ma come e quando \u00e8 diventata un \u2018potere\u2019? Il discorso si dilata perch\u00e9 coinvolge il rapporto non solo con la politica ma con la societ\u00e0 tutta, con le sue richieste, le sue aspettative, il suo coinvolgimento, come peraltro il saggio mette bene in luce con la scansione delle fasi. E quel rapporto tra magistratura-politica-societ\u00e0 \u00e8 sottoposto al pendolo della storia che ne disegna i connotati nel passare del tempo.<\/p>\n<p><em>L\u2019avvio della Repubblica: una transizione difficile con rotture e continuit\u00e0\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Il momento iniziale della Repubblica \u00e8 caratterizzato dal difficile rapporto con il passato, che presenta una scivolosa continuit\u00e0 che si salda con una stentata rottura. I sistemi, quello politico e giudiziario, sembrano vivere in simbiosi, ma la prima significativa frattura innovativa ha luogo con la Costituzione che prevede il Consiglio Superiore della Magistratura, l\u2019autogoverno e le garanzie di indipendenza di tutti i magistrati a differenza del passato, compresi quelli del pubblico ministero. Dal 1945 al 1948 nel contempo non ha successo la normativa sull\u2019epurazione e si assiste all\u2019applicazione estensiva dell\u2019amnistia Togliatti del 1946, analogamente a quanto avvenne in Germania per il ruolo nel dopoguerra riservato alle ex spie che entrarono in posizioni di rilievo (di recente Falanga,\u00a0<em>Gli uomini di Himmler<\/em>, Carocci 2024).<\/p>\n<p>Negli anni successivi dilaga il fenomeno dei magistrati, ma anche di intellettuali e politici, distintisi durante il regime spesso attivamente anche nella vicenda razziale del 1938, che ingrossano il gruppo misto degli \u201cinsospettabili\u201d nei ranghi parlamentari, istituzionali, giornalistici, spesso paladini delle virt\u00f9 in un\u2019Italia frettolosa e che aspira a dimenticare. Classica, e mai sufficientemente ricordata, \u00e8 la carriera di Gaetano Azzariti, giurista, magistrato, al vertice della piramide ministeriale fascista, sottoscrittore del \u201cManifesto della razza\u2019, presidente del \u201cTribunale della razza\u201d. Cambiato il vento, viene chiamato nel 1946 come capo di gabinetto dal guardasigilli Togliatti e nominato nel 1955 giudice costituzionale dal presidente Gronchi. Come se non bastasse, diviene presidente della Corte nel 1957 e un suo busto attualmente troneggia nei corridoi del palazzo.<\/p>\n<p><em>I processi trattati nel saggio relativi a questo periodo:\u00a0<\/em>il processo al maresciallo Graziani; delitto Rosselli: dalla pena di morte alle assoluzioni generalizzate; i processi per l&#8217;eccidio di Portella della Ginestra; l&#8217;omicidio di Bracci e il biondino di Primavalle; cronaca nera e dossieraggi politici: il caso Montesi; Renzi-Aristarco: l&#8217;Armata Sagap\u00f2<em>.\u00a0<\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/9788829023806.jpg\" alt=\"k\" width=\"800\" height=\"1174\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"a76c36b1-09d4-4ef0-8751-324f10e69d02\" \/><\/p>\n<p><em>Verso la democrazia.<\/em><\/p>\n<p>Nei primi anni \u201850 la magistratura \u00e8 ancora in larga parte irrigidita nel passato, resistente alla Costituzione soprattutto negli organi superiori. Si intravedono per\u00f2 fermenti grazie anche a decisioni e a contributi letterari di magistrati che descrivono un modello non tradizionale di giudice. Esemplari sono i romanzi di Giuseppe Guido Lo Schiavo (Piccola Pretura\u00a0del 1949) da cui Pietro Germi trasse nel 1949 il film\u00a0In nome della legge, e di Dante Troisi (Diario di un giudice\u00a0del 1955) citato nel saggio. Con il decennio degli anni \u201860 il passato si allontana e anche per il potere giudiziario inizia il disgelo, soprattutto nel periodo tra il 1956 e il 1958 con l\u2019entrata in funzione della Corte Costituzionale e del Consiglio Superiore della Magistratura.<\/p>\n<p><em>I processi relativi a questo periodo trattati nel saggio<\/em>:<em>\u00a0<\/em>l&#8217;apparato paramilitare comunista: il processo Acerbi; il processo Guareschi-Degasperi, Sicilia 1956: lo sciopero alla rovescia di Danilo Dolci; processo al vescovo di Prato; il\u00a0<em>Vicario<\/em>\u00a0ovvero i silenzi di Pio XII; il processo Fenaroli\u2013Ghiani<em>.<\/em><\/p>\n<p><em>1965-1975: rotture e contrasti, depistaggi e voglia di verit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p>Si sviluppa l\u2019associazionismo giudiziario, l\u2019Associazione nazionale magistrati tenta di resistere su alcuni profili tradizionali come il principio gerarchico e la funzione della Cassazione quale organo di indirizzo. Nel 1964 si costituisce la corrente di Magistratura democratica che si distingue soprattutto come avanguardia garantista, mantenendo successivamente un elevato tasso di politicizzazione. In quegli anni si chiude una fase di discriminazione con l\u2019ingresso delle donne in magistratura e nel 1965 vengono nominate le prime otto magistrate<strong>.<\/strong>\u00a0Negli anni \u201870 la magistratura entra in un periodo cruciale: diviene militante, interventista, attiva, ipercinetica affrontando uno dei periodi sociali e politici pi\u00f9 bui. Si sovrappongono le lotte sociali, la contestazione studentesca del \u201868, la tragica deriva del terrorismo, mentre si radicano i movimenti protagonisti dell\u2019epoca seguente. Si staglia il tragico attentato di piazza Fontana con il corollario di depistaggi, in un clima di scontro anche istituzionale nel quale emerge la volont\u00e0 politica di privilegiare una pista anarchica in realt\u00e0 inconsistente, con interferenze dei servizi a vario livello. Gli anni \u201870 sono anche quelli in cui la magistratura, con i pretori, tenta di calare il principio di uguaglianza nelle disposizioni normative, interpretandole come si usava dire in termini \u201ccostituzionalmente orientati\u201d. Nel contempo emergono fatti di corruzione con coinvolgimenti autorevoli e istituzionali come nello \u2018scandalo dei petroli\u2019. Gli anni sono anche attraversati da episodi tragici di natura istituzionale (si pensi a Sindona e all\u2019omicidio Ambrosoli) e dal terrorismo, vicende che hanno posto in pericolo la stabilit\u00e0 dello Stato, con la magistratura che unita ad altre energie ha contribuito a mantenerne la sussistenza pur con un contributo doloroso di sangue. Sono di quegli anni gli omicidi dei magistrati Occorsio del 1976, Alessandrini del 1979, Galli del 1980.<\/p>\n<p>Esemplare, in questo senso, \u00e8 il processo conclusosi a Torino nel 1978 nei confronti delle \u201cBrigate rosse\u201d. Il suo svolgimento fu segnato dall\u2019intransigente rispetto delle regole processuali nonostante le continue azioni sanguinarie rivendicate dagli imputati (una tra tutte l\u2019omicidio del magistrato Coco a Genova nel 1976). Il saggio (p. 435) accenna a una pagina di cui si rese protagonista Leonardo Sciascia. Nel 1977 il Presidente dell\u2019Ordine degli Avvocati Fulvio Croce, chiamato ad assumere la difesa di ufficio dei brigatisti, cinque giorni prima dell\u2019inizio del processo viene ucciso a colpi di pistola. A questo punto molti giurati sorteggiati si sottraggono all\u2019incarico presentando certificati medici funzionali soltanto a eludere la designazione. Sulla paura di fronte a ripetuti fatti di sangue inizia cos\u00ec un dibattito crudo ed aspro. A fronte di Eugenio Montale che riconosce di aver potuto subire la paura (\u201c<em>Non si pu\u00f2 chiedere a nessuno di essere un eroe. Una paura giustificata dal dato attuale delle cose, non metafisica n\u00e9 esistenziale\u201d,\u00a0<\/em>\u201cLa sconfitta dello Stato viene da lontano\u201d, Corriere della Sera 3.5.1977), interviene Alessandro Galante Garrone secondo cui era inaccettabile quanto proveniva da un senatore a vita e ricorda un giovane che spieg\u00f2 di aver accettato l\u2019incarico di giurato perch\u00e9: \u201c<em>Lo Stato siamo noi\u201d.<\/em>\u00a0(\u201cIl coraggio d\u2019essere giusti\u201d, La Stampa 8.5.1977), seguito da Italo Calvino (<em>\u201cI cittadini democratici che non si arrendono proprio quando l\u2019istituzione si dimostra fragile\u2026. Ci sono momenti in cui\u2026 accettano i rischi anche molte persone che, per loro gusto, non amano il pericolo\u201d<\/em>,\u201cAl di l\u00e0 della paura\u201d, Corriere della Sera, 11.5.1977).\u00a0 Interviene controcorrente Leonardo Sciascia:\u00a0<em>\u201cNon vorrei entrare in una giuria\u00a0\u2013 e specialmente quella chiamata a giudicare i delitti contro lo Stato. Cos\u00ec come non capisco che cosa polizia e magistratura difendano\u2026 ancor meno capirei che io, proprio io, fossi chiamato a fare da cariatide a questo crollo o disfacimento di cui mi sento responsabile. Salvare la democrazia, difendere la libert\u00e0, non cedere, non arrendersi\u00a0\u2026 sono soltanto parole. C\u2019\u00e8 una classe di potere che non muta e che non muter\u00e0 se non suicidandosi. Non voglio per nulla distoglierla da questo proposito o contribuire a riconfermarla<\/em>\u201d. (\u201cNon voglio aiutarli in alcun modo\u201d, \u201cCorriere della sera\u201d, 12.5.1977).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/7106mfeN8NL._AC_UF1000%2C1000_QL80_.jpg\" alt=\"j\" width=\"645\" height=\"1000\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"ee51d3f9-acf5-4536-97e8-eeb8248f1419\" \/><\/p>\n<p>Quindi, secondo lo scrittore, quei cittadini impauriti rappresentano la sconfitta dello Stato perch\u00e9 esso non li protegge, opinione condensata nella frase forse sua mai smentita:\u00a0<em>\u201cN\u00e9 con lo Stato n\u00e9 con le Brigate Rosse\u201d.\u00a0<\/em>Non si tira indietro Giorgio Amendola che intima il silenzio agli intellettuali afflitti dall&#8217;ipertrofia del dubbio, in realt\u00e0 sabotatori di una lotta che non ammette disobbedienza. (<em>\u201cLe dichiarazioni di Sciascia e Montale non mi hanno sorpreso in quanto il coraggio civico non \u00e8 mai stata una qualit\u00e0 di larghe sfere della cultura italiana\u201d,\u00a0<\/em>\u201cIntervista con Giorgio Amendola\u201d, L\u2019Espresso, 5.6.1977). (Su questo dibattito Borgna,\u00a0<em>Un paese migliore<\/em>, Laterza 2006, e\u00a0<em>Atti Convegno \u201cStorico per passione civile\u201d<\/em>, Edizioni dell\u2019Orso, 2009). Nel 1979, uscito dal PCI, Sciascia aderisce al Partito Radicale e gi\u00e0 in quell\u2019anno presenta l\u2019introduzione di\u00a0<em>Diario di una giurata popolare al processo delle Brigate Rosse<\/em>\u00a0di Adelaide Aglietta, dirigente radicale che pur minacciata aveva accettato l\u2019incarico di giurato (p. 441). La posizione di Sciascia \u00e8 quasi irriconoscibile rispetto alla precedente:\u00a0<em>&#8220;Nelle prime pagine di questo diario Adelaide Aglietta ricorda quel mio breve articolo in cui esprimevo<\/em>\u00a0<em>un&#8217;opinione sull&#8217;essere giurato nel processo a Torino contro le Brigate Rosse. Opinione che continuo a sostenere come abbastanza sensata e per nulla eversiva se affermavo che, per rispetto e dovere verso me stesso avrei accettato di fare il giurato in un processo di quel tipo: e anzi forzando la mia innata e assoluta ripugnanza a giudicare i miei simili\u2026 Di un dovere verso una astrazione e astratto io facevo un dovere concreto e inamovibile; e con gli stessi effetti\u201d.\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Di quella emblematica vicenda si ricorda ancora che 134 cittadini evitarono l\u2019incarico di giurato e solo grazie ad alcuni, come la citata Aglietta, si form\u00f2 la giuria che condann\u00f2 il 23 giugno 1978 ventinove brigatisti a pene tra i dieci e i quindici anni di carcere. Consentirono la celebrazione del processo anche 20 avvocati torinesi che, sorteggiati, avevano accettato di essere difensori di ufficio a differenza di altri 210 dichiaratisi indisponibili o indisposti. Durante lo svolgimento delle udienze, a rendere ancor pi\u00f9 pesante il clima, il 9 maggio viene ucciso Aldo Moro.<\/p>\n<p><em>I processi trattati nel saggio relativi a questo periodo<\/em>:\u00a0il disastro del Vajont; il reato di plagio: Aldo Braibanti; l\u2019obbedienza rimane una virt\u00f9: la condanna di Don Milani; il rifiuto del matrimonio riparatore: Franca Viola; il reato di educazione sessuale: il processo alla \u201cZanzara\u201d; la repressione giudiziaria dell\u2019autunno caldo<em>.<\/em><\/p>\n<p><em>1975-78-79: la magistratura diviene protagonista \u2013 La P2.<\/em><\/p>\n<p>Negli anni \u201880 inizia la legittimazione esterna della magistratura con processi di vasta eco sociale e mediatica, anche attraverso la tv con spettacoli che esaltano il suo intervento (<em>Processo in pretura<\/em>,\u00a0<em>Telefono giallo<\/em>), mentre il sistema politico si ritrae progressivamente. Nel 1981 i giudici istruttori di Milano sequestrano le liste degli aderenti alla P2 con risultati imbarazzanti tra politici, giornalisti e anche magistrati. In questo periodo vengono affrontati anche temi spinosi, come la candidatura sconfitta di Falcone a capo dell\u2019Ufficio Istruzione palermitano, come le valutazioni di professionalit\u00e0, come il trasferimento d\u2019ufficio e la responsabilit\u00e0 civile dei magistrati che d\u00e0 luogo, sulla scia del \u201ccaso Tortora\u201d, a un\u00a0<em>referendum<\/em>\u00a0e a successive modifiche legislative. Nel 1989, dopo un\u2019incubazione lunga e travagliata, entra in vigore il nuovo codice di procedura penale che subentra a quello fascista del 1930.<\/p>\n<p><em>I processi trattati nel saggio relativi a questo periodo<\/em>: le schedature Fiat; il primo processo alle Brigate Rosse; il processo di piazza Fontana; Enzo Tortora: dalla tv al carcere; diffamazione di Stato, la condanna di Camilla Cederna; i processi infiniti del caso Moro.<\/p>\n<p><em>1985-1995: lo scontro tra giustizia e politica.<\/em><\/p>\n<p>In questo decennio si manifestano fatti corruttivi che anticipano, nei temi e nell\u2019intervento della magistratura, la stagione di\u00a0<em>Mani pulite<\/em>\u00a0con processi svoltisi a Torino, Savona, Firenze, Catania. Analoga attenzione viene rivolta alle questioni di mafia in Sicilia con stragi di uomini delle istituzioni, ma anche con la consapevolezza della gravit\u00e0 del problema e della necessit\u00e0 di affrontarlo con mezzi e uomini diversi. Recidendo i rapporti che avevano impedito un efficace contrasto del fenomeno vengono studiate strategie che, pur con difficolt\u00e0, porteranno alla Direzione nazionale antimafia.\u00a0Nel decennio degli anni \u201890 la legittimazione della magistratura come potere \u00e8 compiuta divenendo protagonista anche per le continue scie di sangue come quelle di Falcone e Borsellino. I due sistemi, quello giudiziario e quello politico, sono alla resa dei conti: i giudici entrano a gamba tesa nella storia di quei rapporti e la vicenda di Mani pulite in questo senso \u00e8 epocale.<\/p>\n<p><em>I processi trattati nel saggio relativi a questo periodo<\/em>: il maxiprocesso palermitano alla mafia; l\u2019omicidio Calabresi e l\u2019ombra lunga di Lotta Continua; il ciclone in un bicchier d\u2019acqua: Mani pulite; Licio Gelli e la P2: tanto rumore per nulla; le Fosse Ardeatine e il capitano Priepke; le frequentazioni mafiose di Giulio Andreotti.<\/p>\n<p><em>Stato, giustizia politica, conflitto senza soluzione.<\/em><\/p>\n<p>Con gli anni \u201890 si assiste alla discesa in politica di Berlusconi, con impostazioni relative alla giustizia differenti dal passato. Il programma del suo primo governo \u00e8 moderato e di apertura verso l\u2019Associazione nazionale magistrati, ma per breve tempo a causa delle indagini a personaggi vicini a lui dal fratello Paolo all\u2019amico Dell\u2019Utri, fino a toccare lo stesso Berlusconi. Che nasca e cresca la tensione via via incandescente tra i due poteri \u00e8 storia nota, ed \u00e8 palpabile in un clima in cui la resa dei conti \u00e8 in atto. Con i successivi governi la componente progressista della magistratura si impegna sempre pi\u00f9 ad esplorare un\u2019affermazione per via giudiziaria. S\u2019inaspriscono i contrasti tra la maggioranza governativa e la magistratura, continuano i processi contro Berlusconi e come risposta vengono approvate norme\u00a0<em>ad personam\u00a0<\/em>o utili alla persona, come la riforma del delitto di falso in bilancio e il ritocco alla prescrizione dei reati.\u00a0 Ma proprio in questi anni gradualmente la magistratura associata perde identit\u00e0, forse per una collocazione troppo veloce nel sistema politico. Essa da conservatrice \u00e8 divenuta il suo opposto, da muto sostegno del passato ha assunto il ruolo di attivista sovvertitrice, si \u00e8 proposta come controllo del sistema politico ed amministrativo, ha ingigantito la propria dimensione di potere. La classe politica sente di doverla contattare sulle riforme, anche per il timore di sue reazioni dure come lo sciopero spesso minacciato.\u00a0 Il problema permane tuttora ad esempio con la riforma del reato di abuso di ufficio, o con il progetto politico di modifica dell\u2019ordinamento giudiziario, come la separazione della carriera di giudice da quella di pubblico ministero per cos\u00ec distinguere il giudicante e l\u2019accusatore.<\/p>\n<p><em>I processi trattati nel saggio relativi a questo periodo<\/em>:<em>\u00a0<\/em>Cesare Previti e la corruzione giudiziaria; macelleria messicana alla scuola Diaz, nel G8 di Genova; Extraordinary renditions: il sequestro Abu Omar; bunga bunga a giudizio: Ruby, nipote di Mubarak; il Plan C\u00f3ndor alla sbarra; nelle mani della legge: Stefano Cucchi<em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Il saggio si sviluppa con riflessioni ed interrogativi che permeano la ricostruzione storica, guidata con mano esperta dagli autori n\u00e9 avrebbe potuto essere altrimenti.<strong>\u00a0<\/strong>La scelta dei processi, come ogni scelta, pu\u00f2 essere discussa.<strong>\u00a0<\/strong>Qualche vicenda giudiziaria forse \u00e8 assente, mentre qualche altra \u00e8 collegata non tanto al rapporto tra poteri ma al sentire della societ\u00e0 dell\u2019epoca.<strong>\u00a0<\/strong>Come ad esempio a proposito del processo al Vescovo di Prato, del delitto Montesi, oppure il disastro del Vajont con la politica lontana, ma con condotte colpose vicine all\u2019evento. Oppure il processo all\u2019autore dello scritto\u00a0<em>Il Vicario<\/em>\u00a0per la violenta critica all\u2019operato di Pio XII e a lui solo. Oppure il celebre processo a Fenaroli, accusato e condannato per aver fatto uccidere da un sicario la moglie, in cui domina la curiosit\u00e0 popolare ma \u00e8 assente la politica.\u00a0 E ancora si potrebbe discutere sui commenti degli autori sulla vicenda del sequestro Abu Omar o sulla diffamazione attribuita a Camilla Cederna. Ma questa potrebbe essere un\u2019altra storia.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"py-6\">\n<div class=\"field field--name-field-immagini-media field--type-entity-reference field--label-hidden field__items\">\n<div class=\"field__item\">\n<article class=\"media media--type-image media--view-mode-articolo\">\n<div class=\"field field--name-field-media-image field--type-image field--label-hidden field__item\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/styles\/r_articolo_mobile_w500\/public\/9788842834182_92_1000_0_75_1.jpg.webp?itok=weHr-JWc\" alt=\"j\" \/><\/div>\n<div><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/processi-e-politica-nellitalia-repubblicana\">https:\/\/www.doppiozero.com\/processi-e-politica-nellitalia-repubblicana<\/a><\/strong><\/div>\n<\/article>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DOPPIOZERO (Alberto Mittone) Il saggio\u00a0Conflitto tra poteri. Magistratura, politica e processi nell\u2019Italia repubblicana\u00a0(Il Saggiatore, 2024) degli storici M. Flores e M. Franzinelli ha una peculiarit\u00e0: ricostruisce i rapporti tra giustizia e politica dal sorgere della Repubblica ad oggi attraverso la rilettura dei processi penali. I capitoli si snodano in vari periodi riletti attraverso la loro significativit\u00e0 storica con l\u2019affiancamento di una rassegna di processi svoltisi in quegli anni.\u00a0Ci\u00f2 detto, perch\u00e9 servirsi dei processi? La&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":109,"featured_media":72522,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/DoppioZero.webp","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-mvW","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/86548"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/109"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=86548"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/86548\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":86549,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/86548\/revisions\/86549"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/72522"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=86548"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=86548"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=86548"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}