{"id":86585,"date":"2024-07-23T10:00:53","date_gmt":"2024-07-23T08:00:53","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=86585"},"modified":"2024-07-23T09:38:32","modified_gmt":"2024-07-23T07:38:32","slug":"francia-i-punti-di-crisi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=86585","title":{"rendered":"Francia: i punti di crisi"},"content":{"rendered":"<p><strong>di DOPPIOZERO (David Bidussa)<\/strong><\/p>\n<div class=\"max-w-[838px]\">\n<div class=\"clearfix text-formatted field field--name-body field--type-text-with-summary field--label-hidden field__item\">\n<p>Il richiamo del \u201crespiro di sollievo\u201d \u00e8 stata una forte tentazione in questi giorni nello schieramento di sinistra (l\u2019indicatore pi\u00f9 evidente sono state le scene di festa nelle piazze di Francia nella serata di domenica 7 luglio, quando si definiva la proporzione e i numeri degli eletti).<\/p>\n<p>Il voto francese ci ha fatto riconoscere la Francia che amiamo, \u00e8 stato detto. Un segnale positivo da mettere insieme al risultato del voto britannico. Capisco la reazione, ma l\u2019analisi non mi convince. Il quadro mi sembra invece molto pi\u00f9 complicato e soprattutto non contrassegnato da un gioco a somma zero: una parte vince\/l\u2019altra perde.<\/p>\n<p>Potremmo chiederci per esempio: quel voto modifica la sostanza di un indirizzo che assume le sfide del clima come un tema su cui costruire un\u2019agenda politica pubblica? Improbabile, perch\u00e9 ne esce rafforzato il quadro di scetticismo che ha sostenuto le politiche governative francesi in merito al \u201cGreen Deal\u201d negli ultimi anni, che non pu\u00f2 essere \u2013 come \u00e8 stato sottolineato da Giorgio Brizio nel suo\u00a0<a href=\"https:\/\/www.bollatiboringhieri.it\/libri\/giorgio-brizio-per-molti-anni-da-domani-9788833943749\/\"><em>Per molti anni da domani<\/em>\u00a0(Bollati Boringhieri)<\/a>\u00a0\u2013 solo un programma di restrizioni, ma deve assumere quella sfida legata alle questioni di democrazia connesse con le questioni di genere, con i flussi migratori e gli spostamenti da aree a rischio nel sud del mondo. Un\u2019agenda che allude non solo a un programma di governo, ma alle sfide che l\u2019Europa complessivamente ha di fronte e che se ci limitiamo a considerare le linee di tendenza uscite dalle elezioni europee di inizio giugno, sembrano andare in direzione ostinatamente contraria ai dati elettorali francesi. E in ogni caso quell\u2019agenda non \u00e8 condivisa dal fronte vasto antilepenista che ha dato prova di esistere, alla sfida del 7 luglio.<\/p>\n<p>Dunque, forse serve fermarsi un attimo e cogliere sia quel dato che indica un elemento di positivit\u00e0, ovvero il comportamento elettorale al secondo turno, sia, soprattutto, i molti punti critici che emergono da quel risultato complessivo.<\/p>\n<p>Il quadro che esce dalle elezioni politiche francesi di domenica 7 luglio, all\u2019indomani del secondo turno ha un dato su cui sarebbe stato difficile credere fino a sabato sera 6 luglio: coloro che si sono ritirati tra esponenti di \u201cNouveau Front Populaire\u201d e di \u201cEnsemble\u201d per non incorrere nella eventualit\u00e0 che la possibilit\u00e0 di scegliere tra tre candidati si risolvesse nel dare un vantaggio al candidato del \u201cRassemblement National\u201d. Lo scetticismo di un voto per un mondo lontano percepito come avverso, ma non alternativo, dunque, domenica 7 luglio ha fatto un passo indietro e questo d\u00e0 un valore politico pubblico altissimo a una sfida che rischiava di trasformare tutto in un confronto, perdendo di vista quello che era e che rimane il nemico alternativo, ovvero l\u2019\u00abaltra Francia\u00bb.<\/p>\n<p>Dato rilevante, certamente molto importante, ma che da solo non elimina n\u00e9 riduce le questioni \u2013 qui ne affronto sommariamente tre: una di sistema; una di schieramento; una di cultura \u2013 che, invece, indicano e individuano una crisi politica profonda, foriera di gravi conseguenze proprio se accantonata o taciuta in nome del \u00abmancato pericolo\u00bb.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/9788833943749_92_0_0_75.jpg\" alt=\"j\" width=\"800\" height=\"1357\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"3381506e-8a9a-428f-b8cd-26c3eb1e27a1\" \/><\/p>\n<p><strong><em>Crisi di sistema<\/em><\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 la Quinta Repubblica ad uscire stravolta, se non compromessa, certamente da ripensare profondamente. Da due punti di vista: intorno al sistema del bipolarismo e intorno agli effetti del voto. Le due questioni sono tra di loro connesse. La Quinta Repubblica nasce come risposta alla crisi della Quarta (1946-1958) un sistema fondato sulla democrazia dei partiti politici, un sistema elettorale che si fondava sulla multi partiticit\u00e0 e soprattutto sui sistemi di coalizioni in base alle possibilit\u00e0 duali del centro di costruire maggioranze. L\u2019idea della Quinta Repubblica era essenzialmente quella non solo di esprimere una governabilit\u00e0 estraibile direttamente dal dato uscito dalle urne, ma anche di dare struttura al partito politico come luogo di formazione di una classe dirigente (la Quinta Repubblica nasce da una crisi che travolge i partiti politici usciti dal secondo dopoguerra).<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il primo dato su cui misurare la crisi francese: l\u2019offerta politica che si \u00e8 prodotta in queste settimane tendeva a premiare le ali estreme pi\u00f9 che la possibilit\u00e0 di coalizione. Consolidava e confermava uno spezzettamento delle grandi famiglie politiche a vantaggio di strutture politiche estreme.<\/p>\n<p><strong><em>Crisi di schieramento<\/em><\/strong><\/p>\n<p>La nascita del Nouveau Front Populaire non ha definito un programma concordato, una piattaforma di parole d\u2019ordine e di obiettivi minimi. Ricordo che se le esperienze del passato a cui si dice di ispirarsi hanno un fondamento, lo hanno non solo per la storia che rappresentano, ma anche per la parabola che descrivono.<\/p>\n<p>Quando nella primavera del 1934 inizia a prendere corpo l\u2019idea di superare la conflittualit\u00e0 tra comunisti e socialisti fino ad arrivare alla firma del patto d\u2019unit\u00e0 d\u2019azione (27 luglio 1934) e poi a decretare una piattaforma unitaria dei sindacati (CGT a maggioranza socialista e CGTU a ispirazione comunista) all\u2019inizio del 1936, \u00e8 questa possibilit\u00e0 che porta alla vittoria elettorale del cartello del Fronte popolare (il nome della lista era \u201cRassemblement populaire\u201d) alle elezioni (26 aprile-3 maggio 1936). Quel cartello si sostiene su un programma al centro del quale stanno essenzialmente tre punti che tornano a fare rima nella Francia odierna. Nello specifico: il rifiuto del pericolo di guerra; le politiche sociali di welfare in contrasto rispetto alle linee di intervento segnate dai governi di centro destra che hanno governato la Francia tra 1932 e 1935; le politiche di assorbimento e di regolarizzazione di un flusso migratorio che \u00e8 sia sociale che politico e che vede la Francia investita di una funzione di baluardo della democrazia all\u2019indomani dell\u2019espansione dei fascismi oltrech\u00e9 in Germania, in Austria, Portogallo (senza contare quelli tradizionali dall\u2019Italia, in aumento dal 1926).<\/p>\n<p>Ma avere un programma \u00e8 un presupposto. Non \u00e8 di per s\u00e9 una garanzia. Quel programma incontra forti ostacoli, tant\u2019\u00e8 che il governo cade nel maggio 1937 e il fronte popolare si dissolve nell\u2019autunno 1938 (all\u2019indomani del Patto di Monaco, ovvero quando i territori dei Sudeti abitati da tedeschi, vengono ceduti da Francia e Gran Bretagna alla Germania nazista con la regia del tavolo del fascismo italiano).<\/p>\n<p>Questo per dire che avere un programma, per quanto sia una condizione necessaria non costituisce di per s\u00e9 una condizione sufficiente. Che dire allora del fatto che a oggi il Nouveau Front Populaire \u00e8 un nome, ma non \u00e8 un programma? Ovvero evoca un passato ma non delinea un futuro. Pi\u00f9 precisamente: non fa i conti con l\u2019epilogo di quel passato?<\/p>\n<p>La sollecitazione che\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lemonde.fr\/idees\/article\/2024\/07\/13\/thomas-piketty-il-est-temps-que-la-gauche-se-remette-a-decrire-le-systeme-economique-alternatif-auquel-elle-aspire_6249321_3232.html\">Thomas Piketty<\/a>, rivolgendosi al campo largo della sinistra e dei democratici, ha esposto su \u201cLe Monde\u201d sabato 13 luglio, \u00e8 stata a formulare un programma economico rinnovato che parli al paese: abrogazione della legge sul pensionamento e l\u2019aumento dello SMIC (<em>salaire minimum interprofessionnel de croissance<\/em>,\u00a0ovvero salario minimo orario lordo), insieme alle proposte sul sistema educativo e scolastico, la sanit\u00e0, i servizi pubblici e le case. Sono temi che evocano il piano economico del programma del Fronte popolare di 90 anni fa. Concretamente, si tratta di un aumento della spesa pubblica fino al 2025 di 100 miliardi di euro e di 150 fino al 2027 (quando ci saranno le elezioni per l\u2019Eliseo). Tutto questo in un paese attualmente al 110% di deficit sul Pil (ricordo che nel 1936 il deficit era pari al 20%).<\/p>\n<p>L\u2019invito di Piketty \u00e8 esplicito: smettere di fare i giochi di rimessa sulle nomine, concentrandosi sulle sfide. Il che conferma il vuoto a sinistra: occorre un progetto, concreto. Questo progetto non c\u2019\u00e8.<\/p>\n<p><strong><em>Crisi di cultura<\/em><\/strong><\/p>\n<p>La sfida della Francia di oggi (comunque non solo sua, ma di tutte le realt\u00e0 politiche europee) \u00e8 quella di una della convergenza tra la conferma del carattere laico dello Stato secondo la legge della laicit\u00e0 varata nel 1905 che implica una rigida separazione tra sfera pubblica e sfera privata, tra sfera del principio educativo e cultura e appartenenze fortemente connotate da pratiche di osservanza religiosa che attraversano la societ\u00e0 francese.<\/p>\n<p>Un tema e un problema che nel quadro francese sono aperti dagli anni \u201980 non solo per le migrazioni interne, ma anche rispetto alle inquietudini interne e ai malesseri che passano in settori non marginali presenti all\u2019interno del mondo cattolico francese. A quel fascino non \u00e8 estranea la presenza di un richiamo anticonciliare che ha i suoi fondamenti nella versione nazionalistica della Francia di Vichy e nel supporto da una parte consistente del mondo cattolico francese, non solo della \u201cprovincia\u201d ma anche nei centri urbani. Una realt\u00e0 che si spacca all\u2019indomani della Seconda guerra mondiale tra una componente che poi dar\u00e0 un contributo non indifferente alla riflessione del Concilio vaticano II e una parte che invece rimane attratta dal tradizionalismo e che diventa profondamente anticonciliare.<\/p>\n<p>Al fondo di quella spaccatura sta una dimensione mai definitivamente risolta non solo nel mondo cattolico francese \u2013 che ricordo non \u00e8 una minoranza tra le tante \u2013 tra Francia vocata all\u2019accoglienza in nome dei grandi principi dell\u2019\u201889 e Francia che sente la necessit\u00e0 di ritrovare una propria identit\u00e0. In questa spaccatura sta uno dei criteri che spiegano non solo la nascita del Front National di Jean Marie Le Pen nel 1972, ma anche la riscrittura di una parte dell\u2019identit\u00e0 del movimento nel tempo di Marine Le Pen.<\/p>\n<p>Per concludere, sabato 13 luglio, nel suo discorso all\u2019esercito per il 14 luglio,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=7fSSLdhdXNI\">Emmanuel Macron<\/a>\u00a0ha riaffermato il senso dell\u2019esercito come fondamento della libert\u00e0. Dunque: coesione nazionale, richiamo alla disciplina, esercito come forza morale della nazione. Si \u00e8 pi\u00f9 volte riferito alla crisi ucraina, e sullo sfondo stava anche l\u2019eco del prossimo anniversario della liberazione di Parigi dall\u2019occupante tedesco (19-25 agosto 1944).<\/p>\n<p>A chi parla questo messaggio? L\u2019eco a sinistra \u00e8 stato muto. A destra, altrettanto. La crisi continua.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"text-azzurro text-xl py-3\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/styles\/r_articolo_mobile_w500\/public\/1200x675_cmsv2_46d0f60f-621d-513c-ae16-a9110b4c1e94-8562476.webp?itok=7Z0b_t5P\" alt=\"k\" \/><\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DOPPIOZERO (David Bidussa) Il richiamo del \u201crespiro di sollievo\u201d \u00e8 stata una forte tentazione in questi giorni nello schieramento di sinistra (l\u2019indicatore pi\u00f9 evidente sono state le scene di festa nelle piazze di Francia nella serata di domenica 7 luglio, quando si definiva la proporzione e i numeri degli eletti). Il voto francese ci ha fatto riconoscere la Francia che amiamo, \u00e8 stato detto. 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