{"id":86644,"date":"2024-07-26T08:55:30","date_gmt":"2024-07-26T06:55:30","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=86644"},"modified":"2024-07-25T08:57:46","modified_gmt":"2024-07-25T06:57:46","slug":"scampia-un-bilancio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=86644","title":{"rendered":"Scampia, un bilancio"},"content":{"rendered":"<p><strong>di GLI ASINI (Emma Ferulano)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-large size-large wp-post-image\" src=\"https:\/\/gliasinirivista.org\/wp-content\/uploads\/tre-doni_asini_2020-2-1024x766.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"766\" \/><\/p>\n<div class=\"featured_caption\">illustrazione di Juan Bernabeu<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"postshare\">\n<div class=\"a2a_kit a2a_kit_size_24 addtoany_list\" data-a2a-url=\"https:\/\/gliasinirivista.org\/scampia-un-bilancio\/\" data-a2a-title=\"Scampia, un bilancio\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"entry_content\">\n<div class=\"the_content\">\n<div class=\"hentry\">\n<p><em>Ripubblichiamo leggibile per tutti un articolo uscito su gli Asini nel 2020.<\/em><\/p>\n<p>Gli alberi di canfora che costeggiano la villa comunale di Scampia sono solo una delle molteplici variet\u00e0 botaniche che costellano e convivono nel vasto territorio dell\u2019area nord di Napoli. Il leccio, il platano, il bagolare, l\u2019albero del rosario, il tiglio, la sofora, il ligustro, il pino, il cedro, il prunus nigra, la paulonia, la farnia, il pioppo bianco, il ginko biloba sia maschio che femmina \u2013 una rarit\u00e0 \u2013, l\u2019albero di Giuda, il corbezzolo, il melograno, alcuni tipi di palme e di aceri, e molti altri ancora, fra quelli preesistenti e quelli piantati nel corso degli anni dall\u2019attivit\u00e0 di abitanti e associazioni, costituiscono un prezioso patrimonio verde tanto importante quanto sconosciuto, uno tra i pi\u00f9 felici dei tanti primati del quartiere.<\/p>\n<p>Per quasi tutti Scampia \u00e8 il quartiere delle vele o il quartiere di Gomorra, e le due cose sono automaticamente associate nell\u2019immaginario comune, sebbene \u201cil supermercato della droga pi\u00f9 esteso d\u2019Europa\u201d \u2013 una espressione molto amata e abusata negli ultimi quindici anni \u2013 coinvolgesse anche tutti gli altri rioni popolari. I sette edifici progettati con la legge 167 tra il 1962 e il 1975 sono stati fino a oggi un catalizzatore di attenzione e titoloni, a partire dalla loro costruzione in una zona molto isolata, in campagna, all\u2019epoca in cui per soddisfare il bisogno di case venivano pianificate le periferie napoletane e il Comune acquisiva nuove aree per l\u2019edilizia popolare.<\/p>\n<p>A partire dall\u2019occupazione nel post-terremoto, la storia delle vele \u00e8 entrata a buon diritto in una narrazione che ha valorizzato soprattutto i suoi lati pi\u00f9 oscuri. D\u2019altra parte anche i testimoni privilegiati del quartiere \u2013 quelli che da decenni si occupano di trasformarlo attraverso pratiche virtuose e che si preoccupano attivamente di divulgare una contro-narrazione soprattutto positiva \u2013 utilizzano la parola \u201cguerra\u201d per raccontare il processo di urbanizzazione e insediamento di una fascia di popolazione povera, ghettizzata e isolata, una guerra di tutti contro tutti, contro le istituzioni, contro i nuovi arrivati, guerra persino tra le bande di ragazzini delle quattordici scale per ciascuna vela.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-pullquote\">\n<blockquote><p>Per quasi tutti Scampia \u00e8 il quartiere delle vele o il quartiere di Gomorra, e le due cose sono automaticamente associate nell\u2019immaginario comune, sebbene \u201cil supermercato della droga pi\u00f9 esteso d\u2019Europa\u201d<\/p><\/blockquote>\n<\/figure>\n<p>La demolizione della vela verde, una delle quattro rimaste, \u00e8 iniziata il 20 febbraio a ridosso del carnevale sociale di Scampia ed \u00e8 tuttora in corso. \u00c8 stato l\u2019ultimo grande evento seguito dai media nazionali e internazionali, che si sono precipitati ad assistere anche solo per un giorno. Arriva al culmine di un lunghissimo, duro, disperato, processo che ha come protagonisti prima di tutto gli abitanti, che con una decennale lotta con le istituzioni hanno ottenuto l\u2019abbattimento di tutte le vele tranne una, il trasferimento degli abitanti, la conversione delle aree: tutto all\u2019interno di un piano di rigenerazione urbana chiamato \u201cRe-start Scampia\u201d e presentato come un progetto di \u201cprogettazione partecipata\u201d con gli abitanti, il comune di Napoli, le facolt\u00e0 di Architettura e Ingegneria della Federico II, che ha destinato un cospicuo finanziamento per trasformare Scampia \u201cda margine urbano a nuovo centro dell\u2019area metropolitana\u201d.<\/p>\n<p>Di fatto l\u2019imponente processo di riqualificazione \u00e8 iniziato da tempo. Una parte, attivata dalla Regione con Eav (Ente autonomo Volturno per i trasporti) riguarda la linea 1 della metro che termina a Piscinola\/Scampia, re-inaugurata un anno fa con il rifacimento del piazzale che esibisce i due imponenti murales di Jorit sulle palazzine nuove \u2013 Angela Davis e Pier Paolo Pasolini \u2013, e l\u2019ingresso centrale, trasformato in una galleria che si \u00e8 impreziosita di opere d\u2019arte e installazioni visive e sonore affidate agli artisti di prestigiose fondazioni come il Plart. La metro d\u2019arte, con la A maiuscola, arriva trionfalmente anche a Scampia e accoglie tutti i giorni passeggeri e i sempre pi\u00f9 numerosi visitatori. Nella parte superiore, verso i treni, gi\u00e0 da anni sono esposti pezzi delle opere muraliste di Felice Pignataro, artista del popolo si sarebbe detto in un\u2019altra epoca e in altri mondi, che dalle strade grigie della lontana periferia degli anni Ottanta aveva iniziato la rivolta culturale.<\/p>\n<p>Sono apparentemente lontani i tempi in cui gli abitanti del Vomero, sostenuti dai principali quotidiani locali, si lamentavano del fatto che la metropolitana superasse la zona collinare per addentrarsi in un territorio di confine, popolato da barbari che avrebbero potuto invadere la tranquillit\u00e0 delle vie dello shopping pedonale.<\/p>\n<p>Oggi Scampia \u00e8 un punto di snodo nevralgico tra la citt\u00e0, la sua area metropolitana e la provincia nord perch\u00e9 da l\u00ec parte la Linea Arcobaleno, la MetroCampania NordEst che collega Napoli ad Aversa, passando per Giugliano. Migliaia di persone possono muoversi riponendo maggiore fiducia nel trasporto pubblico e senza spaventarsi se devono fare il cambio, appunto, a Scampia. Poco importa se poi la scala mobile \u00e8 quasi sempre ferma, la gestione della metro \u00e8 talmente precaria che \u00e8 quasi impossibile prendere un appuntamento e rispettarlo, i treni passano ogni 15 minuti, ci sono episodi di gravi incidenti sui binari, si susseguono chiusure immotivate e mai annunciate, l\u2019aria condizionata viene spenta da settembre perch\u00e9 \u00e8 iniziato l\u2019autunno. Poco importa se il trasporto interno a un quartiere con 60mila abitanti \u00e8 praticamente inesistente, manca una circolare interna e quindi nella piccola rotonda si crea un traffico di auto private che scaricano e caricano al volo i passeggeri. La \u201cpolifonica\u201d stazione di Scampia \u00e8 comunque finita sulle maggiori riviste di arte contemporanea e questo ci riempie di orgoglio.<\/p>\n<p>Il vento della riqualificazione soffia anche in direzione del pachidermico cantiere della futura universit\u00e0, legata alla facolt\u00e0 di Medicina, un cilindrone ancora vuoto che abbiamo visto lentamente comporsi e con molte promesse di inaugurazione sempre rimandate.<\/p>\n<p>Il tempo della macchina burocratica e degli interventi istituzionali, si sa, non \u00e8 il tempo della vita umana. Per demolire le prime tre vele ci sono voluti 6 anni. Per iniziare a demolire la quarta, 23.<\/p>\n<p>Nel frattempo, molta vita e sofferenza \u00e8 passata sotto i ponti e oggi, tra lo sguardo trionfante di chi ritiene di essere autore e fautore della rinascita, chi festeggia per aver vinto la lunga battaglia, e chi racconta il tutto con occhio sensazionalistico \u2013 magari supportato dalle riprese spettacolari di un drone \u2013 si avverte una certa preoccupazione per il futuro, pi\u00f9 che per il presente.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-pullquote\">\n<blockquote><p>Il vento della riqualificazione soffia anche in direzione del pachidermico cantiere della futura universit\u00e0, legata alla facolt\u00e0 di Medicina<\/p><\/blockquote>\n<\/figure>\n<p>Prima di tutto, la tempistica delle demolizioni. Si abita ancora nelle restanti vele, nelle stesse condizioni di sempre che continuano ad attirare l\u2019attenzione morbosa di chi a Scampia cerca il brivido del degrado e un lugubre scorcio per una foto ricordo. Che fine faranno quegli abitanti? Come funzioneranno le assegnazioni? A chi s\u00ec e a chi no? Come garantire e monitorare che la gestione dei cantieri sia \u201ctrasparente\u201d? Cosa accadr\u00e0 negli spazi vuoti? Stanno arrivando fondi, gli amministratori e i principali enti pubblici locali sono presenti pi\u00f9 che mai, ci sono aziende interessate a fare investimenti nelle aree presto disponibili, ci saranno pi\u00f9 negozi, pi\u00f9 aree commerciali, e quindi meno lavoro nero, meno sfruttamento, meno criminalit\u00e0 e pi\u00f9 dignit\u00e0?<\/p>\n<p>Dopo la forte repressione da parte delle forze dell\u2019ordine, gli arresti e lo smantellamento delle principali piazze di spaccio, c\u2019\u00e8 stata una ramificazione e differenziazione del commercio che non \u00e8 mai stato del tutto interrotto, cambiando forma e modalit\u00e0. La questione del lavoro e della formazione, tra le questioni forse pi\u00f9 urgenti che si inseriscono naturalmente in una problematica ben pi\u00f9 ampia che abbraccia l\u2019intero Sud Italia, non \u00e8 mai stata seriamente affrontata, le istituzioni preposte non sono riuscite a introdurre valide e solide alternative alle economie illecite, lasciando le famiglie nella depressione, nel panico, alla ricerca di soluzioni all\u2019estero o di riorganizzazioni interne. Emigrazione e sfruttamento sono praticamente le due uniche prospettive per i giovani pi\u00f9 esposti e con meno sostegno alle spalle che non vogliono rischiare la galera o la vita. Senza interventi strutturali e misure adeguate \u2013 che pure ci sarebbero, un esempio per tutti il fondo europeo e ministeriale Garanzia Giovani, un piccolo ma significativo spiraglio che la Regione Campania tiene in ostaggio con una gestione inadeguata per motivi del tutto oscuri \u2013 se questo vuoto perdura \u00e8 legittimo pronosticare un ritorno al passato e una espansione delle economie illecite.<\/p>\n<p>Nonostante la grande quantit\u00e0 di scuole, attivit\u00e0, attivismi, discorsi, percorsi, processi di comunit\u00e0, cura e valorizzazione dello spazio pubblico, nonostante Scampia sia davvero un\u2019avanguardia, simbolo e centro propulsore di una pratica politica, pedagogica, culturale che da tutto il mondo vengono a osservare e studiare, non sembrano ancora esserci alternative valide, forti e radicate, da opporre a un modello di sviluppo che promette, sostanzialmente, maggiore possibilit\u00e0 di consumi e la produzione di beni da vendere con il marchio Scampia. Si riuscir\u00e0 a non cadere in una logica di mercato di sola sopraffazione, competizione e alla fine sfruttamento in un senso o in un altro?<\/p>\n<p>Quei pezzi di comunit\u00e0 che da tempo ragionano insieme e intervengono sullo spazio pubblico provando a uscire da un immaginario conformista e maggioritario rischiano di non avere molta voce in capitolo in questa fase storica in cui i \u201cgrandi\u201d sono ritornati a occuparsi del territorio.<\/p>\n<p>\u00c8 anche una questione di punti di vista. Per alcuni di noi, le vele, i campi rom, il lotto p, il lotto g, le torri, l\u2019Oasi, il Bak\u00f9, il Monterosa, le Cappe, sono stati i luoghi delle relazioni, dei murales partecipati, dell\u2019accoglienza, del passaggio memorabile dei 38 carnevali del Gridas, dell\u2019arte al servizio delle persone, come strumento rivoluzionario, della possibilit\u00e0 di incontrarsi e di far nascere un nuovo linguaggio comune. Sono stati i luoghi di apprendimento permanente prima di tutto per noi e poi di noi in relazione ai bambini, i giovani, le famiglie, lo spazio e il tempo della politica e della passione. Il carnevale del Gridas per primo ci ha uniti con la sua potenza simbolica e di sovvertimento concreto \u2013 unico giorno dell\u2019anno in cui una delle piazze di spaccio pi\u00f9 importanti, al passaggio del corteo, fermava le sue attivit\u00e0 \u2013 che non dura solo per un giorno o un mese di laboratori, ma resta ben impresso nell\u2019immaginario e nel cuore, ha messo in moto riflessioni che si sono diramate in una infinit\u00e0 di pratiche e ha valicato frontiere e lingue.<\/p>\n<p>La fatica consiste, tuttora e ancora, nel creare possibilit\u00e0 di incontro, relazione, dialogo, gioco in un posto in cui il peso della presenza\/assenza dello Stato, il facile attecchimento della camorra e di un consolidato sistema di economia illecita, e l\u2019assetto urbanistico hanno gravato per decenni, su tre generazioni di abitanti.<\/p>\n<p>L\u2019intervento in rete sullo spazio pubblico da quando \u00e8 iniziato non si \u00e8 mai fermato, ed \u00e8 cominciato molto prima che si entrasse in una logica terzosettoriale di progetti e finanziamenti, pubblici o privati, sostenuti dalla forza dei simboli, delle idee e soprattutto delle pratiche, che per anni ci hanno convinto del fatto che le cose prima si fanno e poi si capisce come si devono finanziare e sostenere. L\u2019assenza di una piazza d\u2019incontro ha fatto sorgere decine di luoghi di socialit\u00e0, educazione, gioco e convivialit\u00e0. Dove c\u2019erano cumuli di immondizia e piccole o grandi discariche abusive sono nati giardini e aiuole che oggi vengono visitati dalle scolaresche e da gruppi di scout provenienti da tutta l\u2019Italia; spazi chiusi e abbandonati sono stati aperti, rivitalizzati e restituiti alla comunit\u00e0. Le scuole, di ogni ordine e grado, alcune facolt\u00e0 universitarie, escono dall\u2019ambito del nozionismo ed entrano in contatto con varie componenti della cittadinanza attiva e associazioni; gli abitanti delle palazzine prendono ispirazione dai luoghi recuperati, iniziano a badare che la comune rampa per invalidi sia accessibile, i giardini vengono curati e rispettati senza bisogno di recintarli, strade che prima non erano percorribili adesso sono state liberate perch\u00e9 si \u00e8 capito che lo spazio pubblico \u00e8 di qualcuno, \u00e8 di tutti. \u00c8 l\u2019esatto opposto di quanto era accaduto fino a poco tempo fa e di quanto accade ancora in molte zone della citt\u00e0 in cui non si \u00e8 potuto sviluppare un senso civico e anche di appartenenza e di comunit\u00e0, dove ancora vige il principio per cui, a parte la pulizia di casa mia, il resto non mi riguarda. Un sentimento indotto anche dalla reclusione, dalle recinzioni e in fondo da una scarsa fiducia nei confronti del cittadino, che viene estromesso dalla fruizione del bene comune.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-pullquote\">\n<blockquote><p>L\u2019intervento in rete sullo spazio pubblico da quando \u00e8 iniziato non si \u00e8 mai fermato, ed \u00e8 cominciato molto prima che si entrasse in una logica terzosettoriale di progetti e finanziamenti<\/p><\/blockquote>\n<\/figure>\n<p>Sono fiorite associazioni, spazi di incontro per le donne, attivit\u00e0 culturali e sportive, inclusa la prima squadra di calcio femminile, doposcuola, ludoteche, momenti di dibattito culturale e politico; con pi\u00f9 fatica si affronta il tema dell\u2019orientamento al lavoro con alcuni centri di formazione e con ancor pi\u00f9 fatica si provano a mantenere spazi in cui si creano lavoro e possibilit\u00e0 di reinserimento anche di giovani con misure detentive o nell\u2019area del penale \u2013 la collocazione periferica in questo caso gioca un ruolo determinante: in periferia non si va a passare il proprio tempo libero. Il tema del finanziamento \u2013 pubblico e privato \u2013 e della sostenibilit\u00e0 resta un nodo che non si riesce ancora ad affrontare collettivamente, la maggior parte delle realt\u00e0 che non sono pi\u00f9 solo autofinanziate agiscono isolatamente dal punto di vista della ricerca di fondi e probabilmente questo rappresenta, in fin dei conti, una debolezza.<\/p>\n<p>Tuttavia, la continuit\u00e0, l\u2019ostinazione e una buona dose di immaginazione nel ribaltare le prospettive e nell\u2019affermare bellezza, giustizia e dignit\u00e0, unite a una capacit\u00e0 di resistenza \u2013 talvolta proprio fisica \u2013 hanno portato al consolidamento di appuntamenti e luoghi che sono diventati un riferimento locale e internazionale e hanno reso Scampia un quartiere con una migliore qualit\u00e0 della vita, sebbene la povert\u00e0 sia molto diffusa. La gente rifiuta di continuare a specchiarsi in quella immagine di tanto tempo fa che viene ormai imposta dall\u2019esigenza di fare notizia o che alimenta tristi tour \u201ccinematografici\u201d \u2013 esiste da un anno proprio il Gomorra tour, tanto per essere chiari.<\/p>\n<p>La strada che porta verso il riconoscimento e l\u2019affermazione di una normalit\u00e0 contro la straordinariet\u00e0, che nel bene e nel male ha marchiato il quartiere, non \u00e8 priva di ostacoli e paradossi.<\/p>\n<p>\u00c8 paradossale ad esempio la situazione della villa comunale di Scampia, uno dei parchi pubblici urbani pi\u00f9 grandi del Sud Italia \u2013 talmente spaesante per chi viene la prima volta e si aspetta ancora di trovare immondizia, tossici e sparatorie, che una delle esclamazioni pi\u00f9 frequenti \u00e8 \u201csembra il Central Park!\u201d \u2013, che ha un solo varco d\u2019accesso, poich\u00e9 gli altri sono chiusi da sempre o sono stati aperti solo per poco, non ha fonti di acqua, \u00e8 chiuso il sabato perch\u00e9 i custodi del lato della municipalit\u00e0, unico accesso attualmente disponibile, non lavorano, e ha un\u2019ampia area inagibile dove i ragazzi scavalcano sfiorando alcuni pericoli. Quell\u2019area, in particolare, a cui si dovrebbe accedere dalla cosiddetta piazza dei Grandi Eventi, oggi piazza Ciro Esposito, era stata oggetto molti anni fa di un grosso investimento da parte del comune e da parte di una fondazione privata, che sarebbe dovuto servire, in co-progettazione con il territorio, a riaprirla e restituirle agibilit\u00e0. Le attivit\u00e0 di co-progettazione e partecipazione sono durate il giro di una stagione, il tempo di fare un enorme murales con una moltitudine di bambini e giovani rom e napoletani, \u201cla citt\u00e0 \u00e8 di tutti\u2026 e tutta la terra lo \u00e8!\u201d, un orto didattico ormai alle ortiche, uno spettacolo estivo, un concerto, e poi si \u00e8 ripristinata la chiusura. Ci interroghiamo ancora oggi sulla destinazione finale di quei fondi.<\/p>\n<p>Per restare nella piazza, sotto il colonnato incontriamo il presidio del centro territoriale Mammut, luogo di riferimento internazionale per le pratiche di pedagogia attiva e partecipata e la ricerca pedagogica, che soffre oggi la mancanza di continuit\u00e0 di fondi e non riesce a garantire l\u2019apertura e la presenza fissa e costante se non contando sulla volontariet\u00e0, la tenacia e di nuovo la resistenza dei suoi fondatori, degli educatori e operatori; proprio in questi giorni, il colonnato ha preso vita con un murales diffuso che ha visto la partecipazione di molti artisti e giovani e che ha immediatamente attirato gruppetti di mamme con i bambini che, in tempi di reclusione causa Coronavirus, hanno bisogno di uno spazio in cui giocare. La piazza, che sarebbe un naturale luogo di incontro, priva di giochi, priva di controllo per i motorini, e priva della regolare presenza del Mammut, torna a essere \u201cterra di nessuno\u201d. Recentemente ho portato alcune ricercatrici svizzere alla scoperta delle bellezze del quartiere e abbiamo concordato su una cosa ovvia: in qualunque altra parte del mondo, da Roma in su, posti come questo sarebbero semplicemente un servizio per la citt\u00e0 e non sarebbero messi continuamente in discussione.<\/p>\n<p>In discussione viene messo il Gridas nel rione Monterosa, che da dieci anni affronta un processo per occupazione abusiva di uno spazio che non solo nessun altro avrebbe usato all\u2019epoca dell\u2019occupazione \u2013subito dopo il terremoto, il centro fu occupato per fare il doposcuola ai bambini baraccati che a scuola non andavano proprio \u2013 ma che poi \u00e8 diventato l\u2019origine di un movimento culturale che perdura ancora oggi. Anche i carnevali sociali dei quartieri del centro di Napoli sono tutti figli del Gridas.<\/p>\n<p>Chiuso da circa tre anni resta l\u2019Auditorium di Scampia, intitolato a Fabrizio De Andr\u00e9, all\u2019interno del polifunzionale, che mai in effetti ha funzionato tanto bene, in ostaggio della inadeguata gestione della municipalit\u00e0 e della deresponsabilizzazione del comune di Napoli, probabilmente per mancanza di fondi, sicuramente per una scarsa visione che fatica a comprendere l\u2019importanza, culturale e sociale, di avere un teatro in periferia magari capace di muovere anche un po\u2019 di economia. L\u2019Auditorium \u00e8 stato aperto quindici anni fa con il primo spettacolo di teatro e pedagogia, Arrevuoto, progetto che continua ancora e quest\u2019anno \u00e8 un pieno adolescente come le centinaia che coinvolge in tutta la citt\u00e0 e che porta in scena al Teatro Stabile di Napoli. Le prove del gruppo di \u201cchi rom e\u2026 chi no\u201d si fanno nel centro interculturale e gastronomico Chik\u00f9, che sta sopra l\u2019Auditorium: quaranta persone, tra giovani e guide teatrali e pedagogiche, si stringono tra tavoli e sedie sospirando per il teatro vuoto che intravedono sotto la vetrata.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-pullquote\">\n<blockquote><p>Chiuso da circa tre anni resta l\u2019Auditorium di Scampia, intitolato a Fabrizio De Andr\u00e9, all\u2019interno del polifunzionale, che mai in effetti ha funzionato tanto bene, in ostaggio della inadeguata gestione della municipalit\u00e0 e della deresponsabilizzazione del comune di Napoli<\/p><\/blockquote>\n<\/figure>\n<p>Nel piccolo parziale bilancio in cui mi sono avventurata, vorrei ancora sottolineare la definitiva, sebbene non esplicita, rinuncia da parte delle istituzioni ad affrontare la questione abitativa delle comunit\u00e0 rom di Scampia, una presenza storica che \u00e8 arrivata in parallelo con la comunit\u00e0 napoletana all\u2019epoca dei primi insediamenti in questo quartiere trasversale e non omogeneo, in cui convivono accanto alle vele e ai rioni popolari, i parchi privati, le cooperative, una piccola borghesia e professionisti. Il campo non autorizzato di Cupa Perillo, dopo l\u2019incendio del 2017, si \u00e8 piano piano svuotato in attesa di una bonifica promessa e mai effettuata e di eventuali proposte alternative. Attualmente ci vivono non pi\u00f9 di 400 persone, abitanti del quartiere a pieno titolo \u2013 ragazzi a scuola, nei vari laboratori diffusi sul quartiere, donne in particolare coinvolte in progetti lavorativi \u2013 sebbene ancora pochi siano cittadini italiani da un punto di vista giuridico, i quali non si aspettano pi\u00f9 alcuna interlocuzione valida con gli amministratori pubblici, e che finch\u00e9 possono restano dove sono. Chi \u00e8 gi\u00e0 andato via lo ha fatto con le proprie forze e ha dovuto accettare silenziosamente un vero e proprio sradicamento, vivendo a Scampia da tre generazioni.<\/p>\n<p>Il tema del carnevale di quest\u2019anno \u00e8 stato \u201cLA RISCOSSA DEI PAPPICI ovverossia TUTTI INSIEME CH\u00c9 NON C\u2019\u00c8 PI\u00d9 TEMPO\u201d. Ispirato da Felice Pignataro: \u201cC\u2019\u00e8 una grande noce da rosicchiare: \u00e8 il sistema, cio\u00e8 il modo di comandare, l\u2019organizzazione del potere. Da molti anni il potere ce l\u2019hanno i ricchi, i padroni. Ma da un po\u2019 di tempo ci sono molti pappici che rosicano questa noce. Non tutti sentono rosicare questi pappici, ma essi ci sono e sono sempre al lavoro. Ogni volta che si lotta contro un\u2019ingiustizia si scava un altro poco dentro questa noce\u201d.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/gliasinirivista.org\/scampia-un-bilancio\/\">https:\/\/gliasinirivista.org\/scampia-un-bilancio\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GLI ASINI (Emma Ferulano) illustrazione di Juan Bernabeu &nbsp; Ripubblichiamo leggibile per tutti un articolo uscito su gli Asini nel 2020. Gli alberi di canfora che costeggiano la villa comunale di Scampia sono solo una delle molteplici variet\u00e0 botaniche che costellano e convivono nel vasto territorio dell\u2019area nord di Napoli. Il leccio, il platano, il bagolare, l\u2019albero del rosario, il tiglio, la sofora, il ligustro, il pino, il cedro, il prunus nigra, la paulonia,&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":109,"featured_media":72676,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/io-imparo-da-solo-sulla-rivista-gli-asini-445.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-mxu","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/86644"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/109"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=86644"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/86644\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":86645,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/86644\/revisions\/86645"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/72676"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=86644"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=86644"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=86644"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}