{"id":86646,"date":"2024-07-26T10:02:12","date_gmt":"2024-07-26T08:02:12","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=86646"},"modified":"2024-07-25T09:05:50","modified_gmt":"2024-07-25T07:05:50","slug":"su-lecosocialismo-di-karl-marx-di-kohei-saito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=86646","title":{"rendered":"Su &#8220;L&#8217;ecosocialismo di Karl Marx&#8221; di Kohei Saito"},"content":{"rendered":"<p><strong>di LE PAROLE E LE COSE (Francesco Saverio Oliverio)<\/strong><\/p>\n<div class=\"post-thumbnail\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-full size-full wp-post-image\" role=\"button\" src=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/marx-green1.jpg\" alt=\"\" width=\"1446\" height=\"501\" data-attachment-id=\"34961\" data-permalink=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?attachment_id=34961\" data-orig-file=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/marx-green1.jpg\" data-orig-size=\"1446,501\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"marx-green1\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/marx-green1-300x104.jpg\" data-large-file=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/marx-green1-1024x355.jpg\" \/><\/div>\n<div class=\"content-wrap\">\n<div class=\"entry-content\">\n<div class=\"pmb-print-this-page wp-block-button\"><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<pre>Ecologie della trasformazione, rubrica a cura di  \r\n\u00a0 \r\nEmanuele Leonardi e Giulia Arrighetti<\/pre>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>L\u2019ecosocialismo di Karl Marx<\/em>\u00a0di Kohei Saito \u00e8 comparso in lingua italiana per i tipi di Castelvecchi nell\u2019ottobre 2023 [<a href=\"https:\/\/www.castelvecchieditore.com\/prodotto\/lecosocialismo-di-karl-marx\/\">1<\/a>]. La pubblicazione in lingua inglese risale al 2017, l\u2019editore fu la Monthly Review Press [<a href=\"https:\/\/monthlyreview.org\/product\/karl_marxs_ecosocialism\/\">2<\/a>]. Saito \u00e8 filosofo del pensiero economico, professore all\u2019Universit\u00e0 di Tokyo; il suo nome \u00e8 giunto al grande pubblico grazie al boom di vendite del successivo\u00a0<em>Capital in the Antropocene<\/em>\u00a0(Ed. Shueisha, 2020) vincitore dell\u2019Asia Book Award del 2021 nella categoria dei libri con un gran numero di lettori che colgono con acutezza i cambiamenti della societ\u00e0 moderna.<\/p>\n<p>L\u2019autore \u2013 sin dalle pagine introduttive \u2013 si immerge nel dibattito che ha attraversato le opere di Marx, in particolare in merito all\u2019ecologismo. Il rivoluzionario di Treviri \u00e8 stato criticato \u2013 ricorda Saito \u2013 a partire dagli anni Settanta anche dall\u2019emergente movimento ambientalista per il suo \u201cprometeismo\u201d ovvero per il suo elogio al progresso delle forze produttive e anche in campo sociologico non sono mancate voci autorevoli \u2013 come quella di Anthony Giddens \u2013 che hanno condiviso lo stereotipo secondo il quale in Marx lo sviluppo tecnologico avrebbe permesso di manipolare la natura.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Proprio l\u2019emergere delle preoccupazioni per le sorti dell\u2019ecosistema \u2013 poste dal noto rapporto\u00a0<em>Limits to Growth\u00a0<\/em>nel 1972 nei termini di un prossimo raggiungimento dei limiti naturali se la linea di sviluppo fosse continuata inalterata in alcuni settori strategici come l\u2019industrializzazione e la produzione alimentare [<a href=\"https:\/\/www.clubofrome.org\/publication\/the-limits-to-growth\/\">3<\/a>] \u2013 e la nascita dei movimenti ambientalisti hanno posto alla tradizione di pensiero marxista delle sfide importanti,\u00a0<em>in primis<\/em>\u00a0quella di individuare gli elementi teorici con cui aggredire problemi nuovi. Si trattava di recuperare e costruire\u00a0<em>un\u2019immaginazione socialista sull\u2019ecosistema<\/em>.<\/p>\n<p>Il pensiero socialista sull\u2019ambiente si \u00e8 sviluppato \u2013 argomenta Saito \u2013 in due fasi: una prima che desiste dal riscontrare un\u2019ecologia in Marx o che, seppure ne riconosca l\u2019esistenza, ne disconosce la rilevanza per l\u2019oggi poich\u00e9 formatasi in un contesto storico diverso. Sono riconducibili alla prima fase ecosocialista autori come Andr\u00e9 Gorz, Michael L\u00f6wy, James O\u2019Connor o sostenitori pi\u00f9 recenti come Joel Kovel. Questi autori hanno comunque lavorato \u2013 seppur in modi diversi \u2013 per sviluppare una proposta di transizione ecologica anche attraverso il metodo di Marx. Una seconda fase, con autori come John Bellamy Foster e Paul Burkett, che \u00abanalizzano le crisi ambientali come una contraddizione del capitalismo basata sulla \u201cfrattura metabolica\u201d\u00bb (p. 10) con l\u2019obiettivo di avvalorare la robustezza dell\u2019ecologia di Marx. Foster, nel suo contributo al libro\u00a0<em>Marx Revival<\/em>\u00a0(Donzelli, 2019) curato da Marcello Musto, segnala anche una terza fase dell\u2019ecosocialismo legata ai movimenti ambientalisti globali dei primi decenni del nostro secolo [<a href=\"https:\/\/www.donzelli.it\/libro\/9788868439989\">4<\/a>]. Ci sono poi i critici della teoria della frattura metabolica come Jason W. Moore che, dice Saito, lamentano che l\u2019ecologia di Marx pu\u00f2 tuttalpi\u00f9 far emergere che il capitalismo sia deleterio per la natura.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nelle posizioni, Saito \u00e8 vicino all\u2019ecosocialismo della seconda fase; ci\u00f2 che egli critica ad autori come Foster e Burkett \u00e8 che non fanno emergere la sistematicit\u00e0 dell\u2019ecologismo di Marx, ma piuttosto lo relegano a fatto laterale e occasionale del suo pensiero. Per\u00f2 Marx, sostiene Saito, considerava le crisi ambientali come contraddizione fondamentale del modo di produzione capitalistico: l\u2019ecologia era immanente alla sua critica dell\u2019economia politica. La tesi centrale del libro di Saito \u00e8 che \u00abnon \u00e8 possibile comprendere tutta la portata della sua critica dell\u2019economia politica se si ignora la sua dimensione ecologica\u00bb (p. 15). A partire da questa tesi, il lavoro di Saito non \u00e8 \u2013 e non vuole essere \u2013 una primogenitura nel tentativo di rintracciare la fecondit\u00e0 della prospettiva originaria di Marx sulle relazioni fra uomo, societ\u00e0 e ambiente<a name=\"_ftnref1\"><\/a>[1].<\/p>\n<p>Uno dei primi concetti marxiani esplorati da Saito \u00e8 quello relativo alla dissoluzione dell\u2019unit\u00e0 originaria tra umanit\u00e0 e natura, un concetto che Marx sviluppa nei\u00a0<em>Manoscritti economico-filosofici del 1844<\/em>\u00a0per rintracciare la genesi delle relazioni sociali nella modernit\u00e0. L\u2019impostazione metodologica di Saito \u00e8 promettente: egli sostiene che i Manoscritti del 44 non possono essere letti se non nel complesso del lavoro parigino di Marx condensato nei Quaderni di quel periodo. L\u2019opzione di Saito punta a rintracciare una certa coerenza nel lavoro di Marx rifiutando la teoria della rottura epistemologica proposta da Louis Althusser, secondo la quale il Marx scientifico, successivo a\u00a0<em>L\u2019ideologia tedesca<\/em>, avrebbe rimpiazzato il Marx umanista dei Manoscritti del 44. Secondo Saito, \u00e8 proprio nei Manoscritti del 44 che \u00e8 presente il nucleo della critica al capitalismo: se non si recupera il concetto di\u00a0<em>alienazione<\/em>\u00a0non si possono cogliere le opportunit\u00e0 di qualsivoglia progetto di emancipazione, poich\u00e9 non si potrebbe superare l\u2019apparato della propriet\u00e0 privata che ostacola ogni rapporto autentico dell\u2019umanit\u00e0 con la natura: \u00abla propriet\u00e0 privata come dominio dei rapporti reificati di merce e denaro scaturisce dalla perdita dell\u2019unit\u00e0 originaria tra i produttori e le loro condizioni oggettive di produzione\u00bb (p. 53) e ancora: \u00absolo se si comprende l\u2019alienazione nella societ\u00e0 capitalistica come una dissoluzione dell\u2019unit\u00e0 originaria dell\u2019uomo con la terra, diventa evidente che il progetto comunista di Marx mira costantemente a una riabilitazione consapevole dell\u2019unit\u00e0 tra l\u2019uomo e la natura\u00bb (p. 53).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Come noto, il tema della separazione tra uomo e terra \u00e8 stato ripreso dal dibattito marxista sui\u00a0<em>commons<\/em>. Un autore come David Harvey ha sviluppato la teoria dell\u2019accumulazione mediante spossessamento per mostrare come forme di separazione siano continue nel sistema capitalistico e funzionali alla sua stessa sopravvivenza come modo di produzione [<a href=\"https:\/\/socialistregister.com\/index.php\/srv\/article\/view\/5811\">5<\/a>]. La tesi \u00e8 ripresa da Nancy Fraser che, in\u00a0<em>Capitalismo cannibale<\/em>, spiega come l\u2019espropriazione sia un meccanismo permanente ovvero una condizione retrostante dello sfruttamento che, del capitalismo, costituisce la scena principale [<a href=\"https:\/\/www.laterza.it\/scheda-libro\/?isbn=9788858149980\">6<\/a>].<\/p>\n<p>Nonostante Marx riconoscesse la piccola azienda come condizione necessaria dello sviluppo della produzione sociale e della libera individualit\u00e0 del lavoratore, intesa come propriet\u00e0 delle condizioni di lavoro (p. 61), in lui \u2013 argomenta Saito \u2013 non \u00e8 presente alcuna visione idealizzata del modo di produzione basato sulla marca comune \u2013 che parimenti implica la produzione sociale e la propriet\u00e0 delle condizioni di lavoro \u2013 la cui dissoluzione costituisce \u201csolo\u201d il presupposto per l\u2019originaria accumulazione di capitale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per chi guarda alle pratiche prefigurative della vita quotidiana, al materialismo sostenibile o agli interstizi come chance per una giusta transizione ecologica (si vedano, ad esempio, i lavori di Erik Olin Wright sull\u2019erosione del capitalismo [<a href=\"https:\/\/www.versobooks.com\/products\/2143-envisioning-real-utopias\">7<\/a>]), la lettura del Marx proposto da Saito introduce degli argomenti significativi: l\u2019indagine sociale e storica mostra infatti come la realt\u00e0 emerga dalle pratiche sociali (p. 73). Solo trascendendo i limiti di una filosofia astratta si possono comprendere le condizioni materiali sensibili all\u2019umanit\u00e0 e le possibilit\u00e0 del loro superamento.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 Alfred Schmidt, in\u00a0<em>Il concetto di natura in Marx<\/em>\u00a0(1962), aveva evidenziato che il materialismo di Marx, pur conservando un doveroso rapporto col materialismo pregresso, \u00e8 inscindibile da una disposizione in direzione della pratica distanziandolo, in tal senso, da Feuerbach. Si tratta di indagare le relazioni sociali concrete per evitare di cadere in un utopismo irrealizzabile o in una prassi senza sbocchi: \u00ab\u00e8 sempre necessario \u2013 scrive Saito \u2013 occuparsi degli uomini e della natura nella loro concreta reciprocit\u00e0\u00bb (p. 77).<\/p>\n<p>Tale reciprocit\u00e0 interagente \u00e8 rappresentata da Marx attraverso il concetto, di origine fisiologica, di metabolismo. Saito argomenta che in Marx il lavoro svolge una funzione di mediazione tra umanit\u00e0 e natura: esso diventa il mezzo attraverso cui realizzare l\u2019unit\u00e0, ma nella societ\u00e0 industriale la sussunzione del lavoro sotto il capitale trasforma il processo interattivo di ricambio organico o metabolismo rompendo l\u2019unit\u00e0 originaria. L\u2019utilizzo di una terminologia mutuata dalle scienze naturali segna \u00abun importante cambiamento concettuale\u00bb (p. 84) rispetto all\u2019approccio filosofico, ovvero l\u2019elaborazione di un metodo materialista di comprensione del metabolismo. Il metabolismo \u00e8 stato spiegato, in ambito chimico, da Justus von Liebig come \u00abun processo incessante di scambio organico\u00bb (p. 88) e fu utilizzato per esaminare l\u2019interazione fra gli esseri viventi per poi assumere, in Marx, un significato pi\u00f9 ampio arrivando a ricomprendere anche le interazioni fra mondi sociali. Il concetto di metabolismo ha animato un dibattito molto nutrito nelle scienze naturali, dal quale indubbiamente Marx ha attinto, tuttavia la sua teoria \u2013 sostiene Saito \u2013 va analizzata in relazione all\u2019economia politica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Saito si confronta in modo critico anche con\u00a0<em>Il concetto di natura in Marx<\/em>\u00a0di Alfred Schmidt, un\u2019opera che ha avuto ampio successo. Essa ha un valore innanzitutto filosofico: ricostruisce le basi della riflessione di Marx ed Engels e va diretta allo studio della dialettica della natura volgendo l\u2019attenzione al processo di lavoro. In questo processo, la natura \u00e8 al contempo soggetto al lavoro e oggetto di esso, non pura realt\u00e0 esterna all\u2019essere umano. La mediazione sociale della natura \u00e8 accompagnata dalla mediazione naturale della societ\u00e0, sostiene Schmidt. Il fine umano pu\u00f2 trovare concretizzazione soltanto attraverso la comprensione e l\u2019influenza dei processi naturali. Resta che in Schmidt il concorso teorico di Marx ed Engels per la sorte della natura come vittima del dominio manipolatorio dell\u2019uomo non \u00e8 ricusata.<\/p>\n<p>Come ricorda anche Saito, Schmidt non aveva superato la critica all\u2019antropocentrismo di Marx poich\u00e9 nel suo pensiero la natura resterebbe vittima della manipolazione tecnologica. Tuttavia Schmidt, nella prefazione all\u2019edizione pi\u00f9 recente del suo libro, aveva operato un progressivo riconoscimento di una teoria ecologica in Marx in quei passaggi dove affronta la questione del limite nel ricambio organico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Esso corrisponde \u2013 come ricorda Bagarolo in\u00a0<em>Marxismo ed ecologia<\/em>\u00a0(Nuove Edizioni Internazionali, 1989) \u2013 all\u2019archetipo del metabolismo della natura, fatto di cicli di materia e di correnti di energia, retroterra dei reciproci rapporti fra le specie e fra esse e l\u2019habitat.<\/p>\n<p>Gli scarti, prima di essere restituiti alla natura, sono il prodotto di una attivit\u00e0 di modifica delle materie prime. Se fino a un certo momento dello sviluppo storico i momenti di prelievo, trasformazione e scarto costituivano l\u2019incessante scambio tra esseri umani e natura, essi subiscono una radicale trasformazione quando rientrano nel processo di valorizzazione del capitale. Questo processo pu\u00f2 darsi solo quando le materie prime sono abbondanti e a basso costo (\u00aba buon mercato\u00bb, direbbe Moore [<a href=\"https:\/\/www.ombrecorte.it\/index.php\/prodotto\/ecologia-mondo-e-crisi-del-capitalismo\/\">8<\/a>]), diversamente \u2013 se la loro disponibilit\u00e0 diminuisse, magari a seguito di una espansione delle forze di produzione \u2013 il rinnovamento della sezione circolante del capitale diventerebbe difficile o impossibile. Crisi naturali potrebbero perturbare il meccanismo metabolico finanche al punto di determinare una crisi economica. \u00c8 per questo che il capitale punta ad accrescere le capacit\u00e0 tecnologiche per dominare la natura aumentando la sua \u00abinfluenza civilizzatrice\u00bb, come la definisce Marx nei\u00a0<em>Grundrisse<\/em>. Tuttavia, la capacit\u00e0 del capitale di essere elastico e superare le contraddizioni che di volta in volta incontra non \u00e8 infinita: il dominio sul mondo naturale non pu\u00f2 essere sempre raggiunto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I primi due capitoli di\u00a0<em>L\u2019ecosocialismo di Karl Marx<\/em>\u00a0si sviluppano come una sorta di premessa, poich\u00e9 \u00e8 dal capitolo terzo che il lettore comincia a percepire che Saito sta arrivando al cuore della sua argomentazione, quando propone \u00abun\u2019analisi\u00a0<em>sistematica<\/em>\u00a0della teoria del metabolismo di Marx come parte integrante della sua critica dell\u2019economia politica\u00bb (p. 128), a partire dalla teoria del valore. Inoltre, la lettura si preannuncia avvincente e promettente proprio dal capitolo terzo dove l\u2019autore comunica \u00abun\u2019interpretazione giapponese di Marx quasi sconosciuta in Occidente\u00bb (p. 130) e apre, dunque, a prospettive teoretiche, ma anche politiche laddove segnala l\u2019<em>esaurimento delle condizioni di produzione<\/em><a name=\"_ftnref2\"><\/a>[2] come terreno di resistenza contro il capitale.<\/p>\n<p>Se, da un lato, la natura va rispettata perch\u00e9 a essa dobbiamo la nostra esistenza (e tale considerazione \u00e8 presumibile), dall\u2019altro la produzione e la riproduzione dell\u2019umanit\u00e0 \u2013 quale che sia la forma storica dei rapporti sociali \u2013 possono avvenire solo metabolicamente, cio\u00e8 attraverso un ricambio organico con l\u2019ambiente mediato dal lavoro. \u00c8 qui che il marxismo giapponese entra in gioco con il concetto di\u00a0<em>deviazione<\/em>\u00a0proposto da Samez\u014d Kuruma: affinch\u00e9 il valore, come propriet\u00e0 totalmente sociale delle merci, affiori alla percezione, \u00e8 necessario che il valore d\u2019uso di tale o tal altra merce devii in un altro valore d\u2019uso, ovvero in una struttura di valore. Il soggetto moderno, che seguendo la logica del valore interiorizza il potere sociale della merce, subordina le sue funzioni umane alle relazioni sociali reificate naturalizzando gli ideali utilitaristici ai quali finisce per obbedire poich\u00e9 percepiti come una forza universale: \u00e8 l\u2019\u00abillusione dell\u2019<em>homo oeconomicus<\/em>\u00bb di Teinosuke Otani. Un uomo proiettato in una ideologia che separa natura e societ\u00e0 al fine di mistificare l\u2019interiorizzazione delle modificazioni economiche da parte della materia. Dunque il progetto di Marx include \u00abl\u2019analisi del mondo materiale come oggetto centrale di studio. Questa analisi riguarda principalmente la tendenza del modo di produzione capitalistico a minare le condizioni materiali della sostenibilit\u00e0, ossia il modo in cui la produzione [\u2026] organizza una pratica sociale sempre pi\u00f9 ostile alla natura, con una conseguente crisi dello sviluppo umano sostenibile\u00bb (p. 155) determinata dalla distruzione della relazione metabolica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In definitiva, l\u2019ecologia di Marx non \u00e8 moralistica, non vuole essere una filosofia della correzione, un suggerimento di metodo per il rispetto dell\u2019ambiente. Al contrario, sostiene Saito, si tratta di indagare la struttura sociale e il metabolismo mediato dalla logica della valorizzazione del capitale \u2013 che diventa scopo della produzione \u2013 per mostrare la rottura dell\u2019unit\u00e0 ecologica: la natura, cos\u00ec come il lavoro, rileva nel capitalismo solo in quanto depositaria di valore.<\/p>\n<p>Saito sottolinea il parallelismo fra sfruttamento del lavoro e sfruttamento della natura in Marx, poich\u00e9 nel suo ragionamento cos\u00ec come il capitale non si preoccupa della durata della vita della forza lavoro, allo stesso modo non si preoccupa della durata di vita \u2013 dunque della fertilit\u00e0 \u2013 del suolo. Ma il capitale non \u00e8 miope al punto di distruggere immediatamente e completamente le condizioni della produzione: esso sviluppa ed impiega la tecnologia. Tuttavia, non lo fa per perseguire la sostenibilit\u00e0, bens\u00ec per impiegare le materie prime in modo pi\u00f9 redditizio. Ragionando in questi termini, Marx anticipa modalit\u00e0 di produzione contemporanee come quella del\u00a0<em>capitalismo verde<\/em>\u00a0(riduzione, riciclo, riutilizzo) che cercano di compensare la degradazione delle risorse pur senza riuscirci definitivamente a causa della concorrenza economica che impone lo sviluppo estensivo ed intensivo in nuovi ambienti naturali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Fino alle pagine che concludono la prima parte di\u00a0<em>L\u2019ecosocialismo di Karl Marx<\/em>, il lettore non ha per\u00f2 ancora percepito la sistematicit\u00e0 dell\u2019ecologia di Marx che l\u2019autore aveva annunciato sin dalle prime battute; ma \u00e8 nelle ultime righe della prima parte che Saito avanza la sua ipotesi secondo la quale Marx avrebbe studiato le scienze naturali proprio per analizzare le contraddizioni del mondo materiale in seguito ai suoi mutamenti da parte del capitalismo. Saito partecipa anche ai lavori della nuova Marx-Engels-Gesamtausgabe (MEGA<sup>2<\/sup>), l\u2019edizione critica delle opere complete di Marx ed Engels, ed in particolare, per mostrare la sistematicit\u00e0 dell\u2019ecologia nel progetto di Marx, attinge agli appunti e ai quaderni del rivoluzionario di Treviri. Com\u2019\u00e8 noto, Marx non riusc\u00ec a completare il terzo libro del\u00a0<em>Capitale<\/em>\u00a0che, insieme al secondo, furono curati postumi da Engels, per questo motivo la teoria della rendita fondiaria (che, secondo Saito, costituisce il terreno nel quale alligna l\u2019ecologia di Marx) deve essere studiata sui quaderni di appunti. \u00c8 mediante un metodo di studio complessivo dell\u2019opera di Marx \u2013 e dunque anche dei quaderni \u2013 che, scrive Saito, si pu\u00f2 \u00abindividuare nell\u2019insostenibilit\u00e0 ambientale del modo di produzione capitalistico\u00a0<em>la<\/em>\u00a0contraddizione del capitalismo e sostenere con forza la necessit\u00e0 di una produzione sostenibile nella societ\u00e0 a venire\u00bb (p. 183).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ancora una volta, il riferimento di Marx \u00e8 Liebig e la sua opera sulla chimica organica applicata all\u2019agricoltura. Se, prima dello studio della scienza di Liebig, Marx confidava in un miglioramento della produttivit\u00e0 agricola grazie alle tecnologie moderne, dopo abbracci\u00f2 una nuova prospettiva affrontando il tema della scarsit\u00e0 e dei limiti. Era stato Liebig a capire che \u00abla capacit\u00e0 produttiva di un terreno non \u00e8 proporzionale alla quantit\u00e0 di nutrienti rilevata dall\u2019analisi chimica\u00bb (p. 204) e che quindi non fosse possibile un aumento indefinito della produttivit\u00e0 agricola perch\u00e9 \u2013 nonostante l\u2019impiego di lavoro e tecnologia \u2013 a un certo punto la fertilit\u00e0 si esaurisce. Marx riteneva, con Liebig, che la produzione non potesse trascendere i limiti naturali. Pertanto, nonostante nella prospettiva di superamento del capitalismo di Marx fossero fondamentali i progressi delle scienze naturali e della tecnologia, il loro impiego doveva essere fondamentalmente diverso e indirizzato a un ricambio organico sostenibile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Saito, riportando le annotazioni di Marx, d\u00e0 al lettore anche l\u2019opportunit\u00e0 di conoscere gli autori che il rivoluzionario aveva studiato: non solo il chimico tedesco Liebig, ma anche l\u2019agronomo scozzese James Anderson, il chimico e geologo scozzese James F.W. Johnston, John Morton, l\u2019economista politico e consigliere statunitense Henry C. Carey, lo storico scozzese Archibald Alison che rispose a Malthus sul problema della popolazione, il francese L\u00e9once de Lavergne professore di economia rurale, l\u2019agronomo tedesco esperto di allevamento Hermann Settegast, l\u2019agronomo tedesco Wilhelm Hamm, il botanico tedesco Carl Nikolaus Fraas, il filosofo tedesco Eugen D\u00fchring e Wilhelm Roscher.<\/p>\n<p>Quest\u2019ultimo autore, un economista tedesco, aveva contestualizzato l\u2019ipotesi di una agricoltura sostenibile come \u00abl\u2019equilibrio fra le operazioni che esauriscono la forza della terra e le operazioni che la ripristinano\u00bb (p. 213). Ma, avvertiva Roscher, l\u2019intensificazione di queste operazioni di ripristino (fertilizzazione, aratura\u2026) aumentano \u2013 sotto il profilo delle scienze agronomiche \u2013 la velocit\u00e0 di esaurimento del suolo. Se Roscher confidava nella dinamica del prezzo come fonte di bilanciamento dell\u2019esaurimento della terra, Marx \u2013 in aperto contrasto \u2013 nei\u00a0<em>Manoscritti economici del 1861-1863<\/em>\u00a0arrivava a concludere: \u00abla terra per essere realmente sfruttata in accordo con la natura, richiede altri rapporti sociali\u00bb (p. 219).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019economia politica di Marx acquisisce, man mano, una connotazione ecologica: la questione dei limiti naturali \u00e8 affrontata in relazione alle contraddizioni del capitalismo la cui logica, basata sulla propriet\u00e0 privata e mossa dalla massimizzazione del profitto, non si preoccupa della distruzione dell\u2019ambiente. Saito sfata, cos\u00ec, il presunto auspicio prometeico di Marx che anche alcuni teorici sociali dell\u2019ambiente, come Ted Benton, avevano ipostatizzato. Un valore eminente del lavoro di Saito \u00e8 l\u2019analisi del percorso intellettuale che porta all\u2019ecologismo di Marx poich\u00e9 si concentra sul Marx scienziato del\u00a0<em>Capitale<\/em>\u00a0e della critica dell\u2019economia politica \u2013 piuttosto che solo sugli scritti filosofici del giovane Marx \u2013 mostrando il rilievo ecologico della sua intera architettura teorica.<\/p>\n<p>Il percorso che porta Marx verso questa posizione ecologica \u00e8 costellato da avanzamenti e rotture che riflettono i suoi studi e anche le cesure che hanno attraversato il pensiero di altri autori, in particolare di Liebig. Infatti, il chimico tedesco confidava nella fertilizzazione chimica come tecnologia in grado di apportare alla terra i giusti nutrimenti. Tuttavia, la sua visione ottimistica mut\u00f2 radicalmente quando si accorse che, nonostante l\u2019impiego dei prodotti della chimica, l\u2019agricoltura moderna \u2013 pur di massimizzare la rendita fondiaria e il profitto \u2013 sottraeva al suolo tutte le sue sostanze. In ultima istanza, per Liebig, i rapporti sociali storici annientano le potenzialit\u00e0 della stessa chimica applicata all\u2019agricoltura. \u00c8 la logica di sfruttamento del capitale che, cos\u00ec come non compensa l\u2019esaurimento della forza lavoro compromettendo e accorciando la vita degli operai, non si preoccupa di bilanciare la fertilit\u00e0 della terra che appare come gratuita: \u00abil capitale ignora i limiti del mondo naturale e in tal modo compromette le condizioni materiali di una produzione sostenibile\u00bb (p. 263). Un mondo naturale che Marx considera come insieme multi-specie perch\u00e9 si preoccupa, nei suoi quaderni, anche del benessere animale: gli allevamenti sono \u00abprigioni\u00bb e la crescita animale \u00e8 \u00abanormale\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Oltre i quaderni disponibili e le sezioni del\u00a0<em>Capitale<\/em>, come quella dedicata alla rendita fondiaria, nelle quali Marx spiega le tensioni tra la logica del capitalismo e la natura, per una indagine compiuta degli estratti scritti dopo il 1868 bisogna aspettare, scrive Saito, la pubblicazione integrale della quarta sezione della MEGA<sup>2<\/sup>, in particolare il volume IV\/18. Nei quaderni del 1868 si trova un successivo sviluppo della\u00a0<em>teoria del ricambio organico<\/em>. In essi Marx testimonia lo studio della botanica, della geologia e, in particolare, della fisica agraria di Fraas e della sua teoria delle influenze climatiche. Marx era particolarmente interessato allo sviluppo delle conoscenze nel campo delle scienze naturali, tant\u2019\u00e8 che in una lettera a Engels del 3 gennaio 1868 gli chiese di rivolgersi al comune amico e compagno Carl Schorlemmer \u2013 il \u201cchimico rosso\u201d [<a href=\"https:\/\/monthlyreview.org\/2017\/03\/01\/marx-and-engels-and-the-red-chemist\/\">9<\/a>]\u2013 per essere delucidati in merito allo stato della discussione sui concimi e sulla teoria alluvionale di Fraas. Sar\u00e0 proprio l\u2019influenza delle opere di Fraas e della sua fisica agraria a far \u00abemergere [\u2026] un nuovo orizzonte nella teoria marxiana del metabolismo\u00bb (p. 304).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La fisica agraria integra la chimica agraria: se quest\u2019ultima \u2013 con Liebig \u2013 aveva sottovalutato l\u2019incidenza dei fattori climatici sulle coltivazioni puntando sulla compensazione tramite fertilizzanti chimici, la prima \u2013 con Fraas \u2013 tiene conto dell\u2019impatto delle condizioni metereologiche sullo sviluppo agricolo. Secondo Fraas, una specie vegetale che richiede una data tipologia di terreno pu\u00f2 crescere anche in suoli con qualit\u00e0 diverse se le condizioni climatiche sono favorevoli. Dunque, i fertilizzanti chimici agirebbero come succedanei del clima. Ci\u00f2 che Fraas contesta a Liebig non \u00e8 la necessit\u00e0 di reintegrare le sostanze minerali nel terreno per garantire la crescita delle piante, quanto che tale reintegro debba avvenire solo attraverso l\u2019impiego dei concimi chimici. Scrive Saito: \u00abci\u00f2 che manca, nelle esagerate argomentazioni di Liebig, \u00e8 una ricerca approfondita sull\u2019eterno potere compensativo della natura stessa, che, se utilizzato a dovere, \u00e8 in grado di conseguire il totale ripristino delle sostanze nutritive nel terreno\u00bb (p. 313). Le alluvioni artificiali \u2013 ovvero canali che regolino il corso delle acque verso i campi e, quindi, l\u2019apporto di principi fertilizzanti \u2013 sono la soluzione che Fraas individua per far fronte alla necessit\u00e0 di accrescere la produttivit\u00e0 agricola e tutelare la fertilit\u00e0 dei suoli ricorrendo alla forza duratura e gratuita della natura.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A sostegno della sua teoria alluvionale, Fraas porta l\u2019argomento storico segnalando come aree un tempo fertili come la Persia, la Mesopotamia o l\u2019Egitto si siano desertificate a causa dei cambiamenti climatici intervenuti nel tempo. Si tratta di cambiamenti lenti, ma determinanti. Fenomeni come l\u2019aumento della temperatura o la siccit\u00e0 dell\u2019aria \u2013 compromettendo le basi materiali per l\u2019agricoltura \u2013 portano, tra l\u2019altro, le civilt\u00e0 al collasso. Al tempo di Marx e di Fraas l\u2019accento sulla incisivit\u00e0 dell\u2019azione umana sui processi geologici non aveva la stessa portata che ha oggi ed era trascurato il loro impatto sul clima. In questo senso potremmo considerare Fraas un anticipatore di questioni affiorate, con maggior drammaticit\u00e0, nel nostro tempo. Marx ne aveva colto l\u2019importanza, come mostra Saito nel riportare i suoi appunti e le sue annotazioni. In particolare, le annotazioni poste da Marx a margine della sua copia di uno dei testi di Fraas mostrano l\u2019interesse del rivoluzionario di Treviri per il tema della deforestazione che \u00e8, secondo Fraas, la causa ultima della diminuzione della produttivit\u00e0 agricola poich\u00e9 sospinge il cambiamento climatico. Per Marx, scrive Saito, la deforestazione accelera la perturbazione del metabolismo tra uomo e natura. Marx, a differenza di Fraas, la cui tendenza socialista \u00e8 \u00abinconsapevole\u00bb, \u00e8 convinto che l\u2019umanit\u00e0 (e, evidentemente, la classe operaia che Saito sembra trascurare) non avr\u00e0 altre chance se non quella di costruire un rapporto pi\u00f9 sostenibile con la natura in una societ\u00e0 liberata dai rapporti sociali capitalistici. Quella stessa societ\u00e0 che nell\u2019impostazione del Manifesto del 1848 \u2013 nonostante l\u2019addomesticamento della natura e la deforestazione \u2013 sembrava nascesse solo dopo il pieno sviluppo delle forze produttive sotto il capitalismo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019agricoltura sostenibile del nostro tempo non pu\u00f2 che trarre utili giovamenti da quel dibattito ottocentesco. Lo sviluppo dell\u2019agroecologia \u2013 come scienza che studia l\u2019applicazione dell\u2019ecologia alla gestione dei sistemi agrari e come pratica che punta sulle interazioni biologiche, le sinergie e riduzione degli apporti esterni per la produzione di cibo \u2013 testimonia l\u2019attenzione verso i processi di reintegro con la natura in un nuovo paradigma di sviluppo rurale attento alla rigenerazione [<a href=\"https:\/\/www.mdpi.com\/2071-1050\/15\/7\/5990\">10<\/a>]. L\u2019ecologia di Marx, che Saito ripercorre, \u00e8 interessante anche sotto l\u2019aspetto epistemologico della ricerca, poich\u00e9 si sviluppa nel tempo e nell\u2019evoluzione del suo pensiero che nel 1868, a vent\u2019anni dal\u00a0<em>Manifesto<\/em>, abbraccia prospettive pi\u00f9 ampie. In Marx, l\u2019interesse per il dibattito interno alle scienze naturali (in particolare chimica agraria\u00a0<em>vs<\/em>\u00a0fisica agraria) non era determinato da un puro spirito di conoscenza, ma serviva allo scopo di un progetto comunista, progetto che non poteva non essere anche ecologico e svilupparsi affrontando non solo il problema dell\u2019esaurimento della fertilit\u00e0 del suolo, ma anche quello della deforestazione e del cambiamento climatico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sono dell\u2019opinione che Saito abbia raggiunto uno soltanto dei due scopi che presenta all\u2019inizio del suo libro: ha mostrato \u2013 con ricerca approfondita nei quaderni e negli appunti di Marx \u2013 una certa sistematicit\u00e0 dell\u2019ecologia di Marx. A chi legge appare chiaro che nel pensiero di Marx e nella sua traiettoria intellettuale vi sia anche un aspetto ecologico che si sviluppa nel tempo ma che \u00e8 sempre presente. Con riguardo al secondo obiettivo \u2013 decisamente pi\u00f9 ambizioso sotto il profilo teorico \u2013 concernete la qualificazione della tensione capitale\/natura come\u00a0<em>la<\/em>\u00a0contraddizione fondamentale del capitalismo, Saito non fa centro. A essa vengono dedicate, in definitiva, poche righe sostenendo che l\u2019autovalorizzazione infinita del capitale contraddice con i limiti materiali della natura: questa sarebbe la contraddizione centrale del capitalismo nell\u2019analisi di Marx. Come ha notato Carlo Formenti [<a href=\"https:\/\/socialismodelsecoloxxi.blogspot.com\/2024\/03\/il-marx-verde-di-kohei-saito-mi-sono.html\">11<\/a>], l\u2019evoluzione ecologica del pensiero di Marx non mostra che la contraddizione capitale\/natura (pur fortemente presente) abbia sostituito la contraddizione fra capitale e lavoro. Ma c\u2019\u00e8 di pi\u00f9. L\u2019argomento secondo il quale la contraddizione fra capitale e natura avrebbe spiazzato la contraddizione fra capitale e lavoro rischia di accodarsi, se non correttamente interpretato, a convinzioni\u00a0<em>mainstream<\/em>\u00a0che si dispiegano sotto l\u2019influenza delle ideologie dominanti che confidano ancora nel mercato come strumento risolutivo dei problemi ambientali. Rischiano cio\u00e8 di subordinarsi a quella che Emanuele Leonardi e Paola Imperatore, in\u00a0<em>L\u2019era della giustizia climatica\u00a0<\/em>[<a href=\"https:\/\/www.orthotes.com\/giustizia-climatica\/\">12<\/a>], hanno definito \u00abtransizione ecologica\u00a0<em>dall\u2019alto<\/em>\u00bb. Dal punto di vista del materialismo storico, la storia \u00e8 la dialettica multiforme delle relazioni tra umani e tra umani e natura. Se si assumesse come contraddizione fondamentale quella tra capitale e natura, si arriverebbe ad affermarne la centralit\u00e0 rispetto alla contraddizione capitale\/lavoro rischiando di ritrovarsi in una sorta di ecologismo della specie umana (o \u00abcoscienza di specie\u00bb come scrisse Enzo Tiezzi in\u00a0<em>Tempi storici, tempi biologici\u00a0<\/em>[<a href=\"https:\/\/www.donzelli.it\/libro\/9788879899703\">13<\/a>]), con presunta universale validit\u00e0, approvato tanto dall\u2019amministratore delegato di una multinazionale quanto dal lavoratore della terra, tanto dal proprietario della grande azienda produttrice di rifiuti tossici quanto dall\u2019abitante prossimo alla discarica che si impegnerebbero in nuovi comportamenti condivisi virtuosi e sostenibili.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Paul Burkett \u2013 che in un articolo aveva pur accolto positivamente\u00a0<em>Karl Marx\u2019s Ecosocialism\u00a0<\/em>[<a href=\"https:\/\/climateandcapitalism.com\/2018\/01\/08\/on-kohei-saitos-karl-marxs-ecosocialism\/\">14<\/a>] \u2013 in seguito, scrivendo a Foster, ha rimproverato il Saito di\u00a0<em>Marx in the Anthropocene<\/em>\u00a0(Cambridge University Press, 2023) perch\u00e9 sembrava volersi differenziare \u2013 sforzandosi di recuperare \u00abla vecchia leggenda di Engels contro Marx\u00bb [<a href=\"https:\/\/monthlyreview.org\/2024\/03\/01\/mr-075-10-2024-03_0\/\">15<\/a>] \u2013 per incrementare la propria notoriet\u00e0. Forse anche in\u00a0<em>L\u2019ecosocialismo di Karl Marx<\/em>\u00a0l\u2019autore \u2013 sforzandosi di mostrare, in Marx, la centralit\u00e0 della contraddizione capitale\/natura rispetto alla contraddizione capitale\/lavoro \u2013 opera un tentativo di differenziazione non congeniale all\u2019apprezzabile sforzo complessivo della sua ricca ricerca.<\/p>\n<p>Saito non parla della soggettivit\u00e0 che trainerebbe la transizione ecologica. Il suo obiettivo \u00e8 squisitamente teorico: mostrare la sistematicit\u00e0 dell\u2019ecologia di Marx. Non si pu\u00f2 certo criticare negativamente un autore per ci\u00f2 che non dice. Tuttavia, la lettura di\u00a0<em>L\u2019ecosocialismo di Karl Marx<\/em>\u00a0stimola dei quesiti: su quale soggetto si dovrebbe confidare o contare per giungere alla sostenibilit\u00e0? Chi trainerebbe la transizione ecologica? Sono quesiti ai quali non si pu\u00f2 ovviamente dare risposta nello spazio di questa riflessione, ma che servono per aprire nuove piste di ricerca e riflessione teorica per chiunque fosse interessato al tema \u2013 e all\u2019obiettivo \u2013 della giusta transizione verso la sostenibilit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Come \u00e8 stato segnalato, in seguito alla pubblicazione dei lavori di Saito, \u00able vendite del\u00a0<em>Capitale<\/em>\u00a0di Marx in Giappone hanno registrato un forte incremento\u00bb [<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=46483\">16<\/a>]. A Saito va l\u2019indubbio merito d\u2019esser riuscito a portare all\u2019attenzione di un pubblico ampio il tema dell\u2019ecologia in una prospettiva di trasformazione sociale, e di aver contribuito alla diffusione di una corrente di pensiero che non vuole mettere Marx in soffitta, ma che, al contrario, vuole riscoprire la fecondit\u00e0 delle sue idee in relazione a problemi che ci riguardano da vicino nell\u2019epoca attuale a partire dal riscaldamento globale: si pensi che, nei giorni in cui scriviamo, l\u2019India \u00e8 attraversata da una lunga ondata di caldo (oltre tre settimane) con temperature a Nuova Delhi che oscillano tra i 45\u00b0C e i 49\u00b0C [<a href=\"https:\/\/www.repubblica.it\/green-and-blue\/2024\/06\/10\/news\/india_ondata_caldo_clima-423205304\/\">17<\/a>] e il 29 maggio \u00e8 stata registrata una temperatura di 52,3\u00b0C (anche se le autorit\u00e0 hanno affermato che era viziata da un sensore difettoso) [<a href=\"https:\/\/thewire.in\/environment\/delhi-mungeshpur-52-celsius-outlier-imd\">18<\/a>].<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><a name=\"_ftn1\"><\/a>[1] Alcuni tentativi in tal senso sono stati compiuti, ad esempio, da Paul Burkett in\u00a0<em>Marx and Nature: A Red and Green Perspective<\/em>(Haymarket Books, 2014), John Bellamy Foster in\u00a0<em>Marx\u2019s Ecology: Materialism and Nature<\/em>\u00a0(Montly Review Press, 2000) e, in Italia, da Tiziano Bagarolo in\u00a0<em>Marxismo ed ecologia\u00a0<\/em>(Nuove Edizioni Internazionali, 1989).<\/p>\n<p><a name=\"_ftn2\"><\/a>[2] La ritrovata importanza del concetto di \u201ccondizioni di produzione\u201d si deve a James O\u2019Connor. Si veda, in italiano, https:\/\/altronovecento.fondazionemicheletti.eu\/prefazione-a-leco-marxismo-di-james-oconnor\/.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=49725\">https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=49725<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LE PAROLE E LE COSE (Francesco Saverio Oliverio) &nbsp; Ecologie della trasformazione, rubrica a cura di \u00a0 Emanuele Leonardi e Giulia Arrighetti &nbsp; L\u2019ecosocialismo di Karl Marx\u00a0di Kohei Saito \u00e8 comparso in lingua italiana per i tipi di Castelvecchi nell\u2019ottobre 2023 [1]. La pubblicazione in lingua inglese risale al 2017, l\u2019editore fu la Monthly Review Press [2]. 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