{"id":86734,"date":"2024-08-02T08:58:41","date_gmt":"2024-08-02T06:58:41","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=86734"},"modified":"2024-08-01T12:01:38","modified_gmt":"2024-08-01T10:01:38","slug":"microchip-moneta-di-scambio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=86734","title":{"rendered":"Microchip, moneta di scambio"},"content":{"rendered":"<p><strong>di DOPPIOZERO (Vanni Codeluppi)<\/strong><\/p>\n<div class=\"max-w-[838px]\">\n<div class=\"clearfix text-formatted field field--name-body field--type-text-with-summary field--label-hidden field__item\">\n<p>Il filosofo tedesco Karl Marx, com\u2019\u00e8 noto, nella sua ponderosa opera in pi\u00f9 volumi\u00a0<em>Il Capitale<\/em>\u00a0ha cercato di mettere a fuoco il fondamentale ruolo svolto dal denaro all\u2019interno dei processi di funzionamento del sistema capitalistico. Se ci fosse un Marx dei tempi nostri, probabilmente si concentrerebbe non sulla funzione occupata nel sistema economico del denaro, ma su quella dei microchip. Questi, infatti, sono degli oggetti molto piccoli sul piano delle dimensioni, ma in grado di svolgere un ruolo di vitale importanza per le nostre economie e, di conseguenza, anche per le nostre culture e le nostre societ\u00e0. Il valore economico, infatti, si genera fondamentalmente grazie ai microchip. Non a caso Cesare Alemanni ha chiamato il microchip \u201cre invisibile\u201d nel suo volume\u00a0<a href=\"https:\/\/luissuniversitypress.it\/pubblicazioni\/il-re-invisibile-storia-economia-e-sconfinato-potere-del-microchip-luiss-university-press\/\"><em>Il re invisibile. Storia, economia e sconfinato potere del microchip<\/em><\/a>, recentemente pubblicato dalla Luiss University Press. Alemanni \u00e8 uno scrittore e giornalista che cerca di seguire il modello del giornalismo \u201camericano\u201d e ha realizzato perci\u00f2 una dettagliata inchiesta sul mondo dei microchip. Aveva fatto la stessa operazione nel 2023 con il libro\u00a0<em>La signora delle merci<\/em>, nel quale aveva esplorato in profondit\u00e0 l\u2019importante ruolo economico e sociale svolto dalla logistica delle merci.<\/p>\n<p>Che cosa presenta dunque il recente volume di Alemanni sul mondo dei microchip? Il suo testo \u00e8 particolarmente ricco d\u2019informazioni su questa vera e propria materia prima fondamentale per la crescita e lo sviluppo del sistema capitalistico contemporaneo. Si pensi, ad esempio, che a partire dai primi anni Duemila le imprese che producono microchip sono in grado di fare uscire ogni anno dalle loro sedi una quantit\u00e0 di pezzi che \u00e8 superiore all\u2019enorme numero di oggetti realizzati dagli esseri umani nel corso della loro intera storia. Ma si pensi soprattutto alla capacit\u00e0 di questi piccoli oggetti d\u2019influenzare le potenti dinamiche relative ai processi di globalizzazione. Come quelle che riguardano la rivalit\u00e0 esistente tra le grandi superpotenze mondiali: gli Stati Uniti e la Cina. Questi due Paesi, infatti, stanno cercando da tempo di acquisire una posizione di predominio nell\u2019ambito della produzione di microchip perch\u00e9 ci\u00f2 consentirebbe loro di ottenere un grande vantaggio rispetto al concorrente diretto. Ci\u00f2 vale sul piano dell\u2019attivit\u00e0 economica, ma anche su quello delle tecnologie militari basate sulle intelligenze artificiali, che stanno profondamente modificando la natura dei conflitti bellici e che hanno un vitale bisogno di semiconduttori sempre pi\u00f9 potenti. Va considerato inoltre che i microchip sono in grado di produrre delle notevoli conseguenze sull\u2019ambiente naturale e quindi influenzano anche da questo punto di vista la situazione di elevata conflittualit\u00e0 esistente tra i principali Paesi. Richiedono infatti per la loro produzione delle notevoli quantit\u00e0 di risorse minerali e di energia fossile.<\/p>\n<p>La principale questione sulla quale Alemanni s\u2019interroga \u00e8 per\u00f2 quella relativa alle prospettive future dell\u2019industria dei microchip e dunque anche del nostro contesto economico e sociale. Perch\u00e9 sinora l\u2019industria dei microchip, che \u00e8 in gran parte collocata nell\u2019isola di Taiwan, non a caso diventata negli ultimi anni una delle principali ragioni alla base degli attriti esistenti tra gli Stati Uniti e la Cina, ha potuto avere dei fortissimi tassi di sviluppo soprattutto grazie alle innovazioni tecnologiche che le hanno consentito di ridurre progressivamente le dimensioni dei suoi prodotti.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/LUISS_FC_Alemanni_OKMC_152x210mm_d13mm.jpg\" alt=\"j\" width=\"800\" height=\"1092\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"26f6108c-db90-4c24-b011-c68a258badef\" \/><\/p>\n<p>Il processo di miniaturizzazione dei chip, infatti, ha consentito al mondo intero di migliorare costantemente le capacit\u00e0 di elaborazione dei dati mediante i sempre pi\u00f9 indispensabili strumenti informatici. Tale processo \u00e8 stato per lungo tempo regolato da quella che \u00e8 stata chiamata \u201clegge di Moore\u201d, cio\u00e8 la legge ipotizzata negli anni Sessanta da Gordon Moore, a capo del settore di ricerca e sviluppo della\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Fairchild_Semiconductor\">Fairchild Semiconductor<\/a>\u00a0e fondatore della Intel. Una legge successivamente confermata e modificata sino ad assumere la sua forma definitiva: il numero di transistor che \u00e8 possibile inserire in ogni singolo microprocessore tende a raddoppiare ogni 18 mesi.<\/p>\n<p>Alemanni per\u00f2 ha evidenziato che in futuro il processo di miniaturizzazione dei chip potrebbe andare incontro a diversi ostacoli. Non a caso gi\u00e0 oggi, secondo alcuni autori, la \u201clegge di Moore\u201d \u00e8 soggetta a \u201crendimenti decrescenti\u201d sul piano economico e non pu\u00f2 pi\u00f9 essere facilmente riscontrata nel settore industriale dei microchip. D\u2019altronde, \u00e8 impressionante pensare che su un singolo wafer di silicio le aziende riescono a collocare pi\u00f9 di 100 miliardi di transistor (per la precisione, l\u2019Apple M-2 Ultra ne contiene 130 miliardi), mentre il primo esemplare di questo tipo, creato nel 1958 dall\u2019ingegnere elettronico statunitense Jack Kilby presso la Texas Instruments, era composto soltanto da un transistor, un condensatore e tre resistori. Dunque, \u00e8 difficile pensare che oggi sia possibile incrementare ulteriormente il processo di miniaturizzazione dei chip. Anche perch\u00e9 tale processo potrebbe incontrare un ostacolo insormontabile nella natura che caratterizza l\u2019atomo. A meno infatti della comparsa d\u2019innovazioni tecnologiche radicali, oggi sappiamo che al di sotto della dimensione dell\u2019atomo le leggi fisiche che regolano il funzionamento degli elettroni e dunque anche dei microchip smettono di funzionare e si entra nel campo dell\u2019indeterminazione quantistica. Non c\u2019\u00e8 dunque nessuna certezza che il processo di miniaturizzazione dei microchip possa ulteriormente proseguire. Il nostro sistema economico e anche quello sociale ne hanno per\u00f2 un bisogno assolutamente vitale. \u00c8 perci\u00f2 auspicabile che la ricerca scientifica e tecnologica possa essere comunque in grado di superare o comunque ridurre questi problemi. Possa cio\u00e8 creare dei nuovi sistemi di elaborazione dei dati che abbiano la capacit\u00e0 di essere indipendenti dai limiti relativi agli attuali transistor, chip e processori.<\/p>\n<p>Nel frattempo, i microchip attuali continuano ad operare come risorsa indispensabile per le societ\u00e0 contemporanee. Ma continuano anche a produrre dei significativi effetti su tali societ\u00e0, soprattutto dal punto di vista culturale. Si pensi, ad esempio, che \u00e8 proprio grazie a tali microchip che \u00e8 stato possibile costruire quelle \u201cpiattaforme digitali\u201d nelle quali le persone passano una quantit\u00e0 crescente del loro tempo di vita. Se oggi infatti si parla sempre pi\u00f9 frequentemente di \u201csociet\u00e0 delle piattaforme\u201d, \u00e8 perch\u00e9 sono stati realizzati degli spazi digitali che mettono in connessione le persone tra loro e con le imprese e producono valore economico attraverso la raccolta delle informazioni sulle attivit\u00e0 svolte dagli utenti, ma concorrono inevitabilmente a \u201cnormare\u201d tali attivit\u00e0, cio\u00e8 a stabilire delle regole che influenzano le ritualit\u00e0 quotidiane e le culture individuali e collettive. E tutto ci\u00f2 \u00e8 stato reso possibile dai microchip e dalla loro progressiva \u201cminiaturizzazione\u201d. Il libro di Alemanni non sviluppa un\u2019analisi approfondita di queste questioni, che per\u00f2 sono complesse e rilevanti sul piano sociale e probabilmente richiederebbero un altro volume.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"text-azzurro text-xl py-3\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/styles\/r_articolo_mobile_w500\/public\/Il-re-invisibile.jpg.webp?itok=f0buHErn\" alt=\"j\" \/><\/div>\n<div><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/microchip-moneta-di-scambio\">https:\/\/www.doppiozero.com\/microchip-moneta-di-scambio<\/a><\/strong><\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DOPPIOZERO (Vanni Codeluppi) Il filosofo tedesco Karl Marx, com\u2019\u00e8 noto, nella sua ponderosa opera in pi\u00f9 volumi\u00a0Il Capitale\u00a0ha cercato di mettere a fuoco il fondamentale ruolo svolto dal denaro all\u2019interno dei processi di funzionamento del sistema capitalistico. 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