{"id":86767,"date":"2024-08-08T20:56:19","date_gmt":"2024-08-08T18:56:19","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=86767"},"modified":"2024-08-12T21:42:41","modified_gmt":"2024-08-12T19:42:41","slug":"no-al-ghetto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=86767","title":{"rendered":"No al ghetto"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>Marco Trombino<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I disordini etnici che stanno interessando la Gran Bretagna a partire dal 3 agosto affondano le radici in un grave difetto culturale dell&#8217;ideologia occidentalista. In generale, i paesi dell&#8217;Europa dell&#8217;ovest (ci limitiamo quest&#8217;area geografica per brevit\u00e0) hanno affrontato l&#8217;accoglienza degli enormi flussi migratori tra la seconda met\u00e0 del XX secolo e i giorni nostri reagendo sulla base di due modelli fondamentali: la &#8220;societ\u00e0 multiculturale&#8221; e la &#8220;societ\u00e0 dell&#8217;assimilazione&#8221; <sup>(1)<\/sup>. Il primo \u00e8 tipico della Gran Bretagna e altri importanti paesi nordeuropei, il secondo della Francia.<br \/>\nIl primo modello ha il grave difetto di essere basato su un&#8217;etichetta inesistente. &#8220;Multiculturale&#8221; di per s\u00e9 non vuol dire niente: si intendono diverse lingue, diverse religioni, diverse gastronomie, diverse architetture urbanistiche? La celebre &#8220;cucina cinese&#8221; in realt\u00e0 \u00e8 basata su 4 tradizioni gastronomiche completamente diverse tra loro; possiamo quindi dire che la Cina sia &#8220;multiculturale&#8221;? L&#8217;errore scaturisce da una definizione della parola &#8220;cultura&#8221; che viene data troppo per scontata. In realt\u00e0, quasi qualsiasi nazionalit\u00e0 del mondo \u00e8 &#8220;multiculturale&#8221; ad eccezione di nazioni ridotte in numero di cittadini e ristrette per territorio.<br \/>\nIl punto \u00e8 che, quando in uno Stato, fra abitanti che condividono la stessa cittadinanza, si percepiscono diverse identit\u00e0 nazionali siamo in presenza di una societ\u00e0 <strong>plurinazionale<\/strong>, che \u00e8 cosa ben diversa dal multiculturale. Ed \u00e8 qui che casca l&#8217;asino. E, sia ben chiaro, non \u00e8 sinonimo di &#8220;multietnico&#8221;, perch\u00e9 una comunit\u00e0 pu\u00f2 essere formata da persone con tanti colori della pelle ma un unica identit\u00e0 nazionale, cos\u00ec come \u00e8 vero l&#8217;esatto contrario &#8211; un gruppo etnico ma nazionalit\u00e0 distinte. Facciamo esempi per capire. Cuba \u00e8 una societ\u00e0 assolutamente multietnica (bianchi, mulatti, creolo-meticci, neri) ma quasi tutti gli abitanti percepiscono l&#8217;unica identit\u00e0 nazionale &#8220;cubana&#8221; di cui vanno di solito molto orgogliosi. La Bosnia-Erzegovina \u00e8 una societ\u00e0 <em>monoetnica<\/em> (tutti slavi) ma in cui si distinguono le tre nazionalit\u00e0 serba, bosgnacca e croata, ed \u00e8 ben noto che questa divisione sia stata la base ideale delle guerre jugoslave 1992-1995.<br \/>\nIl caso della societ\u00e0 britannica \u00e8 quindi quello di un paese plurinazionale, in cui &#8211; accanto alle tradizionali identit\u00e0 secolari: inglese, scozzese, irlandese, gallese &#8211; si sono venute a sovrapporre popolazioni, tramite i recenti flussi migratori citati, che percepiscono l&#8217;appartenenza ad altre nazionalit\u00e0 ancora, spesso legate a paesi del Commonwealth. Se \u00e8 vero che il passaggio dalla societ\u00e0 plurinazionale alla guerra civile non \u00e8 automatico, nella societ\u00e0 mononazionali questi conflitti sono impossibili, a meno che intervengano fattori politico-ideologici come quelli del XX secolo i quali comunque non dividono la societ\u00e0 per faglie etnico-nazionaliste (il caso della rivoluzione cubana fa accademia). La societ\u00e0 plurinazionale invece ha in s\u00e9 i germi di potenziali conflitti che possono diventare drammatici in situazioni di crisi economiche o attriti politici. Quanto \u00e8 avvenuto in Gran Bretagna in questi ultimi giorni nasce proprio da questa configurazione: se le popolazioni immigrate fossero assimilate nella nazionalit\u00e0 inglese, a nessuno verrebbe in mente di aggredire concittadini sulla base dell&#8217;origine. Siccome invece vivono in compartimenti stagni con rapporti quasi esclusivamente economico-commerciali con le altre, nasce il concetto del &#8220;diverso che vive vicino a me&#8221;, che ha la brutta conseguenza psicologica di far sentire l&#8217;appartenente all&#8217;altra comunit\u00e0 come un potenziale avversario.<br \/>\nL&#8217;altro modello menzionato all&#8217;inizio \u00e8 quello assimilazionista. In questo caso i migranti, perlomeno quelli di seconda e terza generazione, vengono portati all&#8217;interno dell&#8217;identit\u00e0 nazionale prevalente e col tempo finiscono per non essere pi\u00f9 distinguibili dal resto della popolazione. Un esempio significativo \u00e8 dato da molti paesi latinoamericani, dove i migranti di &#8220;seconda ondata&#8221; si sono perfettamente assimilati alla popolazione ospitante, al punto che i conflitti sociali &#8211; se ci sono &#8211; risultano del tutto trasversali rispetto all&#8217;origine etnica; per esemplificare, i &#8220;Tupamaros&#8221; del secolo scorso avevano indifferentemente cognomi spagnoli, italiani e tedeschi, proprio come i poliziotti che li arrestavano. Si potr\u00e0 contestare che tale modello in Europa abbia fallito e il caso della Francia, dove nelle celebri &#8220;banlieue&#8221; nasce e cresce una generazione di giovani che si sentono diversi dal resto della comunit\u00e0 nazionale, nonostante una forte spinta assimilativa da parte delle istituzioni e delle scuole; ma in questo caso l&#8217;errore \u00e8 stata la concentrazione demografica dei migranti in sobborghi squallidi e degradati, dove la conseguenza psicologica \u00e8 quella di sentirsi separati dal resto del mondo, il che ha indotto alcuni giovani alle scelte sbagliate di gettarsi nelle braccia della criminalit\u00e0 spicciola o del terrorismo di matrice religiosa.<br \/>\nLe scene provenienti dalla Gran Bretagna in cui abbiamo visto, negli ultimi giorni, posti di blocco organizzati da estremisti che selezionavano i passanti sulla base del colore della pelle \u00e8 di quanto pi\u00f9 vergognoso ci abbia mostrato il XXI secolo. Per evitare che immagini del genere non debbano mai verificarsi in Italia, in quanto palese violazione dell&#8217;art. 3 della nostra Costituzione, occorre mettere in atto quelle politiche assimilative che hanno a lungo andare impedito le violenze interetniche, come nel caso latinoamericano descritto, evitando tassativamente di creare quei quartieri-ghetto che rappresentano vere e proprie fabbriche dell&#8217;odio. Affinch\u00e9 l&#8217;assimilazione si realizzi \u00e8 obbligatorio impostare politiche di tutela salariale e sociale, impossibili all&#8217;interno di un sistema economico neoliberista. E&#8217; da quest&#8217;ultimo che dobbiamo uscire al pi\u00f9 presto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 8pt;\"><sup>(1)<\/sup> Piero Angela, &#8220;Perch\u00e9 dobbiamo fare pi\u00f9 figli&#8221;, Mondadori ed., 2007, cap. VIII &#8220;La nuova ondata&#8221;<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Marco Trombino &nbsp; I disordini etnici che stanno interessando la Gran Bretagna a partire dal 3 agosto affondano le radici in un grave difetto culturale dell&#8217;ideologia occidentalista. In generale, i paesi dell&#8217;Europa dell&#8217;ovest (ci limitiamo quest&#8217;area geografica per brevit\u00e0) hanno affrontato l&#8217;accoglienza degli enormi flussi migratori tra la seconda met\u00e0 del XX secolo e i giorni nostri reagendo sulla base di due modelli fondamentali: la &#8220;societ\u00e0 multiculturale&#8221; e la &#8220;societ\u00e0 dell&#8217;assimilazione&#8221; (1). 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