{"id":86819,"date":"2024-09-02T05:50:40","date_gmt":"2024-09-02T03:50:40","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=86819"},"modified":"2024-09-01T21:59:22","modified_gmt":"2024-09-01T19:59:22","slug":"andare-a-mille-o-imparare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=86819","title":{"rendered":"&#8220;Andare a mille&#8221; o imparare?"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p>di <strong>Marco Trombino<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sempre pi\u00f9 spesso si sente dire che gli insegnanti non siano pi\u00f9 adatti alla scuola di oggi. Che sono troppo arretrati, troppo legati ai paradigmi didattici del passato e incapaci di stare al passo coi tempi e con le innovazioni, sia tecnologiche sia metodologiche. E la frase pi\u00f9 di moda, ripetuta da studenti e da operatori nel settore, \u00e8: &#8220;i ragazzi di oggi vanno a mille con internet e i prof sono rimasti indietro&#8221;.<br \/>\nSu questa affermazione ci sono alcune puntualizzazioni che \u00e8 corretto fare. Innanzitutto, cosa significa &#8220;andare a mille con la rete&#8221;? Significa cercare su Wikipedia ogni dubbio che viene in mente? Ottenere sui motori di ricerca la soluzione dei problemi? Scambiarsi i compiti con le reti sociali? Se \u00e8 questo il significato dell&#8217;affermazione, occorre subito puntualizzare un concetto: <strong>le cose vanno sapute<\/strong>. Sembra banale, ma lo studente deve <strong>sapere<\/strong> che Napoleone nacque ad Ajaccio, deve <strong>sapere<\/strong> che un integrale si pu\u00f2 risolvere per parti, deve <strong>sapere<\/strong> che il sodio \u00e8 un metallo alcalino; il ragazzo non si pu\u00f2 rotolare nell&#8217;ignoranza perch\u00e9 tanto c&#8217;\u00e8 la rete e i giovani sono abituati ad andarci &#8220;a mille&#8221;. Ne consegue che le metodologie didattiche e i programmi devono continuare ad essere impostati affinch\u00e9 gli studenti imparino; possono essere modificati, ma lo scopo deve essere lo stesso. Apprendere \u00e8 pi\u00f9 faticoso che digitare su Google, certo, ma \u00e8 quello che da sempre &#8211; almeno dai Sumeri in poi e anche questo <strong>va saputo<\/strong> &#8211; consente lo sviluppo mentale e cognitivo dell&#8217;uomo. Poi, una volta affinato l&#8217;intelletto e l&#8217;apprendimento, il singolo dubbio pu\u00f2 <em>e deve<\/em> essere soddisfatto tramite la rete. Ma questa non pu\u00f2 divenire la scusa affinch\u00e9 la scuola sforni asini ambulanti.<br \/>\nSeconda considerazione. Recentemente qualcuno (un certo Bill Gates) ha affermato che in futuro gli insegnanti saranno sostituiti dall&#8217;intelligenza artificiale. La differenza tra un docente in carne ed ossa e una IA \u00e8 presto detta: un docente impartisce un senso critico allo studente, magari esprimendo opinioni, e nel farlo \u00e8 totalmente al di fuori del controllo di chiunque, soprattutto fuori dal controllo delle multinazionali che sviluppano le IA stesse. L&#8217;affermazione che &#8220;gli insegnanti non sanno stare al passo coi tempi&#8221; \u00e8 la solita scusa pseudomodernista per accentrare l&#8217;insegnamento su macchine e algoritmi perfettamente sotto il controllo delle multinazionali e degli oligarchi che le controllano. I prodromi ci sono gi\u00e0: durante la prima quarantena del Covid le scuole italiane hanno adottato <em>Google Classroom<\/em> come strumento di didattica elettronica; peccato che si tratti del prodotto di una multinazionale straniera che sta incamerando tutti i dati di tutti gli studenti italiani, analizzandoli e sommarizzandoli a suo piacimento. Qui non siamo solo di fronte alla perdita dell&#8217;indipendenza informatica, siamo al completo servilismo dell&#8217;ente pubblico di fronte al privato straniero.<br \/>\nChi propugna la sostituzione della didattica con una macchina lo fa perch\u00e9 vuole evitare che i giovani maturino il senso della critica e della contestazione, che assumano come vere (anche se sono fasulle) le nozioni che multinazionali private gli vogliono inculcare; la denuncia dei professori come &#8220;inadatti ai tempi&#8221; \u00e8 solo un modo per far piazza pulita di voci dissidenti all&#8217;interno della scuola.<br \/>\nPer noi indipendentisti \u00e8 giusto che le tecnologie si debbano evolvere, che i professori si adeguino ad esse e continuino ad impartire didattica e educazione ai giovani, come si \u00e8 sempre fatto. La tecnologia \u00e8 uno strumento, non un fine. E l&#8217;apprendimento non pu\u00f2 essere sostituito da un motore di ricerca.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; di Marco Trombino &nbsp; Sempre pi\u00f9 spesso si sente dire che gli insegnanti non siano pi\u00f9 adatti alla scuola di oggi. Che sono troppo arretrati, troppo legati ai paradigmi didattici del passato e incapaci di stare al passo coi tempi e con le innovazioni, sia tecnologiche sia metodologiche. 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