{"id":86915,"date":"2024-09-09T09:30:02","date_gmt":"2024-09-09T07:30:02","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=86915"},"modified":"2024-09-07T12:37:41","modified_gmt":"2024-09-07T10:37:41","slug":"la-sinistra-radicale-la-palestina-e-lesempio-vietnam","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=86915","title":{"rendered":"La sinistra radicale, la Palestina e l'&#8221;esempio&#8221; Vietnam"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di L&#8217;ANTIDIPLOMATICO (Leonardo Sinigaglia)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-86916\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/350x200c50-2-300x171.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"171\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/350x200c50-2-300x171.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/350x200c50-2.jpg 350w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>\u201cAbbiamo alzato il rosso il verde il bianco e il nero<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Stretto in pugno la bandiera i colori di Al Fatah<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Abbiamo alzato la bandiera partigiana della rossa Palestina<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Accanto a quella del Vietnam!\u201d<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Cos\u00ec canta il ritornello di una canzone di Umberto Fiora, \u201cRossa Palestina\u201d, che durante le ultime manifestazioni a sostegno della popolazione di Gaza ha conosciuto una nuova ondata di popolarit\u00e0. La canzone venne scritta nel 1973, durante la guerra dello Yom Kippur, e nel suo testo si univano simbolicamente la lotta di liberazione del popolo palestinese e del popolo vietnamita. In quegli anni la \u201cbandiera del Vietnam\u201d era stata infatti \u201calzata\u201d dalla gran parte dei movimenti di contestazione in solidariet\u00e0 alle vittime della guerra d\u2019aggressione condotta dagli Stati Uniti in Indocina, e nelle manifestazioni di piazza non era raro trovare i colori dei Vietcong o quelli della Repubblica Democratica del Vietnam, oltre che riferimenti a Ho Chi Minh.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma se la sinistra radicale fu veloce ad \u201calzare la bandiera del Vietnam\u201d, altrettanto fu rapida nel riporla nel cassetto e dimenticarsene. Degli oceanici cortei colmi di richiami alla lotta dei Vietnamiti contro l\u2019imperialismo gi\u00e0 a pochissimi anni dalla canzone di Fiora non sarebbe rimasto letteralmente nulla. Se era stato facile mostrare solidariet\u00e0 ai bambini colpiti dal Napalm e ai contadini sventrati dai colpi delle mitragliatrici degli elicotteri americani, si sarebbe rivelato impossibile per certi \u201ccompagni\u201d mostrare lo stesso interesse e la stessa solidariet\u00e0 per le istituzioni, il partito e il popolo impegnati in un processo di costruzione politica ed economica volto a ridare una casa a quegli stessi bambini e strappare dalla povert\u00e0 quei contadini. Ironicamente, i motivi di ci\u00f2 sono proprio suggeriti dalla canzone: il Vietnam, cos\u00ec come la Palestina, era da sostenere in quanto \u201cpartigiano\u201d e \u201crosso\u201d, concetti che tradotti non significavano nient\u2019altro che \u201capparentemente destinato alla sconfitta in una lotta impari\u201d e \u201crappresentato in maniera compatibile con la sinistra occidentale\u201d. Dal momento tale che le forze vietnamite costrinsero gli invasori statunitensi alla fuga e schiacciarono il regime fantoccio del Sud, finiti i massacri di bambini e i bombardamenti sui civili, il sostengo al Vietnam perse tutto il romanticismo che appartiene alle cause disperate. Per di pi\u00f9, vinta la guerra, i vietnamiti si trovarono davanti compiti poco interessanti per studenti universitari ed estremistucoli vari, come la costruzione economica e l\u2019edificazione di un potere socialista in tutto il paese, compiti che impongono un confronto serrato e ben poco retorico con la realt\u00e0 materiale fondato su ordine, rigore duro lavoro e pragmatismo, e perci\u00f2 intrinsecamente incompatibili con le sensibilit\u00e0 ribellistica dell\u2019estrema sinistra occidentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Che dire quindi della \u201cbandiera della Palestina\u201d? Seguir\u00e0 questa la sorte di quella del Vietnam? I segnali ci sono tutti. L\u2019innamoramento dell\u2019estrema sinistra occidentale, soprattutto di quella contemporanea, per la causa palestinese \u00e8 frutto degli stessi percorsi mentali che portarono alla temporanea simpatia per i Vietcong: la Palestina \u00e8 vista come l\u2019eterno oppresso, il popolo senza speranza per definizione, il bambino che lancia le pietre al carro armato, la madre che piange i figli uccisi dalle bombe sioniste, e la lotta per la sua liberazione viene completamente falsificata ignorando le sue caratteristiche politiche e soprattutto le sue finalit\u00e0, ossia la costruzione di uno Stato nazionale capace di costruire un futuro prospero per gli abitanti del paese. Nella mente dei \u201cdisobbedienti\u201d la Palestina non pu\u00f2 vincere, anzi, non deve vincere, perch\u00e9 altrimenti non sarebbe pi\u00f9 possibile battersi il petto e piangere pubblicamente per l\u2019oppresso, non sarebbe pi\u00f9 possibile compatire le vittime e sentirsi moralmente superiori mandando la propria \u201csolidariet\u00e0 internazionalista\u201d a milioni di persone costrette a subire fame e violenza. I palestinesi devono continuare ad essere sconfitti e oppressi, perch\u00e9 se dovessero mai vincere ecco che la loro causa non sarebbe pi\u00f9 \u201cpura\u201d, ma anzi corrotta dalle nefasta necessit\u00e0 di confrontarsi con la realt\u00e0 materiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E\u2019 ragionevole pensare che quando sar\u00e0 costruito uno Stato palestinese internazionalmente riconosciuto e Israele sar\u00e0 uscito dal conflitto attuale se non totalmente sconfitto almeno in via di decomposizione, la bandiera palestinese, ormai diventata quella di un qualsiasi \u201cStato nazionale\u201d, sar\u00e0 gettata nel dimenticatoio, dove andr\u00e0 a fare compagnia a quella del Vietnam.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Due tra le principali caratteristiche dell\u2019estrema sinistra, il feticcio della purezza e quello per la sconfitta, cospirano perch\u00e9 questo accada. Pi\u00f9 che parlare del \u201cse\u201d, \u00e8 bene pensare al \u201cquando\u201d. E questo \u201cquando\u201d potrebbe essere molto, molto presto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Innanzitutto, nonostante il brutale assedio e l\u2019assassinio di decine di migliaia di persone, i sionisti sono pi\u00f9 lontani che mai dall\u2019ottenere un qualsiasi tipo di vittoria. Gli ostaggi catturati non sono stati rilasciati, e numerosi sono persino stati uccisi dalle bombe israeliane, uno tra i tanti segni che dimostrano l\u2019ormai chiaro disinteresse di Netanyahu verso la loro sorte. Le capacit\u00e0 militari di Hamas non sono state intaccate, e la presenza militare diretta sionista a Gaza, oltre ad essere stata fortemente ridimensionata, vive letteralmente assediata dalle forze della resistenza, che ogni giorno distruggono veicoli blindati ed eliminano pattuglie. Sul fronte Nord la situazione \u00e8 forse ancora pi\u00f9 preoccupati, con una zona lunga decine di chilometri evacuata dai coloni e giornalmente colpita da Hezbollah, che cos\u00ec facendo immobilizza gran parte delle risorse militari di Tel Aviv, alimentando, e non poco, il conflitto sociale interno all\u2019occupazione. Sul fronte Sud la situazione \u00e8 molto simile, con la marina militare statunitense che si \u00e8 dimostrata totalmente incapace di porre fine all\u2019embargo posto in essere dallo Yemen che rende il Mar Rosso intransitabile per le navi collegate a Israele. Nell\u2019Est la Cisgiordania \u00e8 sul punto di esplodere, con pesanti scontri costati numerose vittime alle forze d\u2019occupazione che rivaleggiano per intensit\u00e0 con quelli di Gaza. Inoltre, su tutto lo scenario pende la spada di Damocle della risposta iraniana all\u2019assassinio di Ismail Hanyeh.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se la vittoria sionista non appare vicina, il cammino verso la costruzione di uno Stato palestinese sembra essere a buon punto, reso possibile dalla globale trasformazione in senso multipolare del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il 22 luglio scorso quattordici organizzazioni palestinesi, tra cui Hamas e al-Fatah, si sono incontrate a Beijing stabilendo una cornice unitaria di lotta per la costruzione di uno Stato palestinese indipendente, superando le divisioni che a lungo hanno indebolito le forze della resistenza. La Dichiarazione di Beijing l\u00ec sottoscritta testimonia la volont\u00e0 di procedere uniti verso questo obiettivo, confermata nei fatti dall\u2019improvvisa crescita del numero e dell\u2019intensit\u00e0 delle operazioni della resistenza nella Cisgiordania, area controllata da al-Fatah e che hanno visto il protagonismo dell\u2019ala militare di questo partito, le Brigate Martiri di al-Aqsa. Il fatto che ci\u00f2 sia frutto di una convergenza politica nata dallo sforzo diplomatico della Repubblica Popolare Cinese non deve sorprendere, in quanto proprio paesi come la Cina e la Russia hanno mostrato sin da subito un altissimo grado di solidariet\u00e0 (concreta) con la resistenza palestinese, sostenendone le ragioni in sede ONU e impedendo l\u2019isolamento internazionale ospitando di frequente delegazioni delle forze che la compongono, come testimonia il caso dei diversi viaggi compiuti dai rappresentanti di Hamas nella Federazione Russa. La notizia degli ultimi giorni sulla volont\u00e0 della Palestina, rappresentata dall\u2019Autorit\u00e0 Nazionale Palestinese, di unirsi ai BRICS, non \u00e8 che l\u2019ovvio risultato di un naturale processo d\u2019avvicinamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La resistenza palestinese, confrontandosi quotidianamente con la realt\u00e0 materiale, riesce perfettamente a capire quali sono gli schieramenti che oggi si fronteggiano nel mondo. Non vede \u201copposti imperialismi\u201d, non ha la vista annebbiata da fantasiose teorie dal sapore anarcoide n\u00e9 tantomeno \u00e8 mossa dalla necessit\u00e0 di compiacere sensibilit\u00e0 liberali imbevute di ideologia borghese, \u201cqueer\u201d e disobbediente. La resistenza palestinese comprende che la propria lotta \u00e8 inseparabile da quella in atto globalmente per la distruzione dell\u2019egemonia statunitense e la costruzione di una comunit\u00e0 umana dal futuro condiviso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sono stati gli enormi passi avanti compiuti da questa lotta ad aver aperto gli spazi d\u2019azione che hanno reso possibile il 7 Ottobre e hanno impedito una risposta decisiva da parte delle forze occidentali. E\u2019 il nascente ordine multipolare che permette oggi al progetto di edificazione di uno Stato nazionale palestinese di uscire dalla mera rivendicazione per diventare realt\u00e0. E sar\u00e0 proprio il mondo multipolare a consentire a quest Stato di spazzare via le macerie della guerra e di costruire una vita degna di essere vissuta per i milioni di palestinesi, di ogni religione, che abitano quella regione. Ma questo non sar\u00e0 un \u201ctradimento\u201d, una \u201cmacchia\u201d destinata a corrompere la purezza, come sostiene la sinistra disobbediente, ma la naturale continuazione della lotta di liberazione iniziata nel 1948, anzi, sar\u00e0 la sua elevazione a uno stadio pi\u00f9 alto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come giustamente venne notato da Samir Amin, la questione dello sviluppo \u00e8 intrinsecamente critica rispetto all\u2019ordinamento capitalista perch\u00e9 contesta la polarizzazione internazionale fondamento dell\u2019imperialismo. La lotta contro la povert\u00e0 e per l\u2019edificazione economica e politica \u00e8 uno stadio successivo, pi\u00f9 avanzato, della lotta di liberazione. A tutti gli effetti \u00e8 un\u2019intensificazione della lotta di classe che gi\u00e0 sta venendo condotta in Palestina, dove le forze dell\u2019imperialismo si scontrano contro quelle dell\u2019anti-imperialismo. Senza i BRICS, senza la poderosa forza economica cinese, senza l\u2019impegno della Federazione Russa e senza l\u2019appoggio iraniano, questo sviluppo non potrebbe nemmeno essere ipotizzato, tanto meno messo all\u2019ordine del giorno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019estrema sinistra sogna una Palestina \u201cqueer\u201d, \u201crossa\u201d (a modo loro) ed eternamente sconfitta. La realt\u00e0 mostra una Palestina parte della costruzione di un mondo multipolare, una Palestina vittoriosa destinata alla prosperit\u00e0. E\u2019 naturale che la sua bandiera sar\u00e0 abbandonata da molti, dagli opportunisti wahabiti ai disobbedienti occidentali, ma queste defezioni non conteranno nulla davanti a ci\u00f2 che la Palestina sta conquistando.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-la_sinistra_radicale_la_palestina_e_lesempio_vietnam\/52492_56501\/\">https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-la_sinistra_radicale_la_palestina_e_lesempio_vietnam\/52492_56501\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;ANTIDIPLOMATICO (Leonardo Sinigaglia) \u201cAbbiamo alzato il rosso il verde il bianco e il nero Stretto in pugno la bandiera i colori di Al Fatah Abbiamo alzato la bandiera partigiana della rossa Palestina Accanto a quella del Vietnam!\u201d Cos\u00ec canta il ritornello di una canzone di Umberto Fiora, \u201cRossa Palestina\u201d, che durante le ultime manifestazioni a sostegno della popolazione di Gaza ha conosciuto una nuova ondata di popolarit\u00e0. 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