{"id":87044,"date":"2024-09-17T09:00:07","date_gmt":"2024-09-17T07:00:07","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=87044"},"modified":"2024-09-16T14:21:44","modified_gmt":"2024-09-16T12:21:44","slug":"i-piani-di-israele","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=87044","title":{"rendered":"I piani di Israele"},"content":{"rendered":"<p><strong>di GIUBBE ROSSE NEWS (Enrico Tomaselli)<\/strong><\/p>\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-40068\" src=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/001-1024x486.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"486\" \/><\/figure>\n<p>La situazione mediorientale somiglia sempre pi\u00f9 ad una pentola a pressione, che per\u00f2 nessuno ha interesse a far esplodere realmente. Come spesso accade, quando un conflitto deve fare i conti con l\u2019impossibilit\u00e0 di una vittoria sul campo, e con l\u2019incapacit\u00e0 della leadership politica di misurarsi con questa realt\u00e0, il rischio maggiore deriva proprio dalla mancanza di una prospettiva chiara, e quindi dal fatto che la guerra \u2013 lasciata a s\u00e9 stessa \u2013 finisca per prendere vita propria, scivolando verso la catastrofe senza che nessuno lo voglia effettivamente.<br \/>\nPer quanto ritenga che i rischi effettivi di un ricorso alle armi nucleari siano sempre sopravvalutati (il che, in fondo, \u00e8 parte della strategia di deterrenza che le caratterizza), bisogna riconoscere che siamo qui di fronte ad una congiuntura assai particolare. Da un lato, infatti, abbiamo uno stato \u2013 Israele \u2013 impegnato in un conflitto che non \u00e8 in condizione di vincere militarmente, che non pu\u00f2 sostenere a lungo socialmente ed economicamente, e che non pu\u00f2 politicamente permettersi di perdere. Dall\u2019altro, abbiamo il governo pi\u00f9 estremista e fanatico della storia di questo paese, che sia per interessi ed ambizioni personali (Netanyahu) che per delirio messianico (Ben Gvir, Smotrich), \u00e8 disposto a tutto.<\/p>\n<p>Sullo sfondo, aleggia l\u2019ombra della semi-segreta e famigerata\u00a0<em>Direttiva Sansone<\/em>\u00a0[1] \u2013 una sorta di estensione ancor pi\u00f9 delirante dell\u2019ormai ben nota\u00a0<em>Direttiva Annibale<\/em>. In base a questa folle clausola, qualora lo stato ebraico percepisse di trovarsi in una condizione in cui la sua stessa esistenza fosse minacciata, e non vi fosse alcuna realistica possibilit\u00e0 di annullare la minaccia, l\u2019intero arsenale nucleare del paese (stimato in circa 300 testate) verrebbe lanciato contro paesi nemici\u00a0<em>ed amici<\/em>, col preciso intento di scatenare un conflitto nucleare globale \u2013\u00a0<em>muoia Sansone e tutti i filistei<\/em>, appunto \u2013 secondo una logica suprematista e razzista, per cui un mondo senza ebrei (in realt\u00e0 senza sionisti, poich\u00e9 circa solo la met\u00e0 degli ebrei vive in Israele) non merita di esistere.<br \/>\nStiamo ovviamente parlando di una condizione estrema, e presumibilmente ancora abbastanza lontana dalla situazione attuale, ma pur tuttavia presente e \u2013 non solo teoricamente \u2013 possibile.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 apparire paradossale, ma la miglior garanzia che il conflitto non scivoli atrocemente verso l\u2019abisso ancora pi\u00f9 nero, sta nella probabile esplosione delle contraddizioni presenti nella societ\u00e0 israeliana, che il 7 ottobre prima, e la guerra poi, stanno facendo emergere clamorosamente.<br \/>\nLa pi\u00f9 appariscente \u00e8 naturalmente quella che si appalesa nelle manifestazioni di piazza (l\u2019ultima, l\u20198 settembre, sembra che abbia portato in piazza circa 750.000 persone, tra Tel Aviv ed altre citt\u00e0; una cIfra assai considerevole, se si pensa che gli ebrei israeliani sono circa 9 milioni). Rispetto alla quale, per\u00f2, soprattutto in occidente, c\u2019\u00e8 il rischio che si sia determinata una serie di equivoci. Un po\u2019 perch\u00e9 i media fanno una comunicazione poco informativa, un po\u2019 perch\u00e9 chi legge\/ascolta ha un approccio fugace e superficiale, comunque privo delle informazioni di base necessarie per comprendere ci\u00f2 che accade.<\/p>\n<p>Le manifestazioni di piazza, infatti, sono cominciate prima del 7 ottobre, ma l\u2019impressione \u00e8 che non vi sia soluzione di continuit\u00e0 con quelle successive, il che per\u00f2 non \u00e8.<br \/>\nPrima della guerra, le manifestazioni rappresentavano la protesta della parte di popolazione pi\u00f9\u00a0<em>liberal<\/em>, prevalentemente urbana, preoccupata per alcune misure legislative del governo, ritenute pericolose per la democrazia. Quelle che invece hanno avuto luogo successivamente, e che sono focalizzate soprattutto sulla questione della liberazione dei prigionieri israeliani in mano alla Resistenza, sono animate prevalentemente da coloni, poich\u00e9 gran parte di questi prigionieri\u00a0<em>civili\u00a0<\/em>provenivano dagli insediamenti coloniali illegali vicini a Gaza. In questo caso, quindi, si tratta in parte della stessa base elettorale della maggioranza di governo. Il grosso degli elettori dell\u2019estrema destra, infatti, \u00e8 costituito da coloni, soprattutto da quelli insediati nella Cisgiordania [2].<\/p>\n<p>Abbiamo quindi, intanto, due diverse linee di frattura: una, che potremmo definire fisiologica, di natura squisitamente politica (semplificando: destra vs sinistra), ed un\u2019altra, di natura specifica e contingente, che invece \u00e8 trasversale, ed attraversa soprattutto il\u00a0<em>campo\u00a0<\/em>governativo. Quest\u2019ultima \u00e8 particolarmente significativa non solo perch\u00e9, appunto, si spinge sin dentro il governo, ma anche perch\u00e9 quello dei coloni \u00e8 \u2013 di fatto \u2013 un movimento assai importante nella societ\u00e0 israeliana. Non solo, ovviamente, per ragioni storiche (la tradizione dei\u00a0<em>kibbutz<\/em>), quanto soprattutto perch\u00e9 \u00e8 significativamente numeroso (circa 800.000 coloni), e sostanzialmente organizzato come una milizia (tutti i coloni sono armati).<br \/>\nFondamentalmente, i coloni hanno pi\u00f9 di una questione aperta, col governo. C\u2019\u00e8, come si \u00e8 detto, la questione dei prigionieri [3], ma c\u2019\u00e8 anche la questione dei 100.000 coloni che hanno dovuto abbandonare gli insediamenti lungo il confine con il Libano. I quali scalpitano per tornare e, quindi, premono per una guerra aperta con Hezbollah.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-40069 lazyloaded\" src=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/002-1024x682.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"682\" data-src=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/002-1024x682.jpg\" data-srcset=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/002-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/002-300x200.jpg 300w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/002-768x512.jpg 768w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/002.jpg 1280w\" data-sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n<p>Non da ultimo, il governo israeliano si \u00e8 visto costretto ad emanare un provvedimento che va, ancora una volta, contro una parte non irrilevante della propria base elettorale. Per la prima volta nella storia del paese, infatti, gli\u00a0<em>haredim<\/em>, ovvero gli ultra-ortodossi dediti allo studio delle sacre scritture, non saranno pi\u00f9 esonerati dal servizio militare obbligatorio \u2013 cosa che sta gi\u00e0 portando a sua volta a manifestazioni, scontri con la polizia e renitenza alla leva in massa.<br \/>\nTutte queste, peraltro, sono questioni critiche e divisive, che per\u00f2 agiscono prevalentemente all\u2019interno della societ\u00e0 e, almeno per ora, rimangono contenute nell\u2019ambito di una naturale dialettica politica, anche se sempre pi\u00f9 dura.<br \/>\nAssai pi\u00f9 significativa, invece, \u00e8 la frattura che si \u00e8 delineata \u2013 e che tende ad approfondirsi \u2013 tra il governo da un parte, e le forze armate dall\u2019altra.<\/p>\n<p>Come spesso accade, infatti, i militari (e anche gli uomini degli apparati di sicurezza) hanno le idee molto pi\u00f9 chiare dei politici, in ordine a ci\u00f2 che si pu\u00f2 fare e cosa no. E se in un primo momento il clima di vendetta, susseguente al 7 ottobre, ha prevalso \u2013 insieme al desiderio di rivalsa, di\u00a0<em>ripulirsi la faccia<\/em>\u00a0dall\u2019onta della sconfitta di quel giorno \u2013 man mano che il conflitto \u00e8 andato avanti \u00e8 emersa la consapevolezza dei limiti di una strategia politica che imponeva obiettivi irrealizzabili [4]. Ed \u00e8 questa, al momento, la contraddizione insanabile, quella che pu\u00f2 fermare il disastro. Ovviamente non si parla di un\u00a0<em>golpe<\/em>, o anche solo di un\u00a0<em>pronunciamento\u00a0<\/em>militare \u2013 impensabili nella societ\u00e0 israeliana \u2013 quanto piuttosto del fatto che, ad un certo punto, i vertici dell\u2019IDF dovranno dire un \u201cno\u201d chiaro e deciso. Resta solo da capire qual\u2019\u00e8 la soglia oltre la quale non sar\u00e0 pi\u00f9 possibile dire \u201csi\u201d.<\/p>\n<p>La questione non \u00e8 affatto semplice, anche perch\u00e9 l\u2019IDF \u2013 oltre ad avere un dovere di lealt\u00e0 verso il proprio governo \u2013 ne \u00e8 in parte complice, avendone inizialmente assecondato il disegno impossibile. Sotto questo punto di vista, la figura di Yoav Gallant, attuale ministro della difesa, \u00e8 estremamente rappresentativa. Gallant, infatti, che \u00e8 anche un generale, quindi un militare di carriera, subito dopo l\u2019avvio dell\u2019operazione\u00a0<em>Al Aqsa Flood\u00a0<\/em>fu tra i pi\u00f9 determinati sostenitori di una campagna violentemente aggressiva su Gaza, vagheggiando quasi esplicitamente lo sterminio dei palestinesi (definiti\u00a0<em>\u201canimali umani\u201d<\/em>). Ed \u00e8 lo stesso Gallant che oggi, e in effetti gi\u00e0 da un po\u2019, si trova costantemente in contrasto con Netanyahu proprio sulle prospettive del conflitto. In questo suo duplice ruolo, di responsabile politico e alto ufficiale, porta sulle spalle l\u2019ideazione, la messa in atto e la gestione di una campagna militare a dir poco fallimentare, il cui unico esito concreto \u00e8 l\u2019avvio di un genocidio \u2013 un regalo, peraltro, proprio ai suoi avversari politici all\u2019interno della compagine governativa.<\/p>\n<p>L\u2019operazione\u00a0<em>Iron Swords<\/em>, infatti, \u00e8 apparsa subito come caratterizzata pi\u00f9 da un desiderio irrazionale di vendetta, che da una pianificazione militare razionale, volta al conseguimento di obiettivi raggiungibili. Nella migliore delle ipotesi, la strategia sottesa all\u2019operazione israeliana si basava su una spaventosa sottovalutazione e misconoscenza del nemico. Del resto, a quasi un anno dall\u2019inizio dei combattimenti, i risultati conseguiti da quello che millantava essere uno degli eserciti migliori al mondo sono, sotto il profilo militare, pressoch\u00e9 nulli.<br \/>\nIn un\u2019area di appena 360 chilometri quadrati (Roma ne conta 1.285\u2026), ed impiegando una quantit\u00e0 di bombe stratosferica (80.000 tonnellate\u2026), l\u2019IDF non \u00e8 stato in grado di infliggere una sconfitta, anche solo parzialmente strategica, alle forze della Resistenza. I combattenti delle varie formazioni palestinesi hanno ripianato le perdite arruolando nuovi militanti; la rete dei tunnel \u00e8 quasi interamente intatta, e soprattutto sconosciuta; la gran parte dei prigionieri del 7 ottobre, a parte quelli scambiati, o sono stati uccisi dalle bombe israeliane o sono ancora in mano alla Resistenza; addirittura, lo scorso mese di agosto \u2013 l\u2019undicesimo \u2013 \u00e8 stato uno dei pi\u00f9 sanguinosi per l\u2019IDF.<\/p>\n<p>Probabilmente l\u2019errore pi\u00f9 grande commesso dagli israeliani \u00e8 stato quello di affrontare il conflitto con una modalit\u00e0\u00a0<em>all\u2019americana<\/em>, come se si trattasse di sconfiggere un esercito (meno potente) e non una serie di formazioni guerrigliere. L\u2019idea di sconfiggere la Resistenza palestinese attraverso una campagna di bombardamenti terroristici (stile Serbia o Libia) era infatti assolutamente insensata. Ma non solo. Scatenando tutto il proprio potenziale militare sin dalla prima fase del conflitto, ad esclusione appunto dell\u2019opzione nucleare, le forze armate israeliane si sono precluse la possibilit\u00e0 di premere in modo graduale sul nemico, esercitando eventualmente una\u00a0<em>escalation\u00a0<\/em>nell\u2019intensit\u00e0 dei combattimenti. Una volta trovatisi di fronte ad un\u00a0<em>impasse<\/em>, \u00e8 diventato necessario trovare qualcosa che \u2013 se non altro attraverso un prolungamento del conflitto [5] \u2013 consentisse di evitare il collasso politico del governo.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-40070 lazyloaded\" src=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/003-1024x571.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"571\" data-src=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/003-1024x571.jpg\" data-srcset=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/003-1024x571.jpg 1024w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/003-300x167.jpg 300w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/003-768x428.jpg 768w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/003.jpg 1280w\" data-sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n<p>Essendosi quindi bruciati la possibilit\u00e0 di\u00a0<em>escalare\u00a0<\/em>aumentando l\u2019intensit\u00e0 della guerra, ai comandi israeliani non restava altro che farlo aumentando l\u2019estensione della guerra. In questo senso, spostare il\u00a0<em>focus\u00a0<\/em>dell\u2019azione da Gaza alla Cisgiordania, risponde esattamente a questa esigenza, che \u00e8 eminentemente mediatica e politica. Ma, ancora una volta, Israele commette un errore strategico.<br \/>\nInnanzi tutto, perch\u00e9 le formazioni armate della Resistenza della West Bank sono pi\u00f9\u00a0<em>fresche<\/em>, mentre l\u2019IDF \u00e8 logorato da undici mesi di guerra. E la durata del conflitto logora assai pi\u00f9 le forze israeliane che quelle palestinesi. Ma, ancor pi\u00f9 importante, questa scelta \u2013 ripeto, assolutamente politica, non militare \u2013 contraddice un principio fondamentale. L\u2019inasprirsi dei combattimenti in Cisgiordania, infatti, non corrisponde ad un ritiro da Gaza, o quanto meno da una stabilizzazione nella Striscia. Ci\u00f2 che sta facendo l\u2019IDF, pertanto, \u00e8\u00a0<em>disperdere le forze<\/em>\u00a0su pi\u00f9 fronti. Invece di concentrarle nel tentativo di risolverne uno. Sembra quasi, concettualmente, una replica dell\u2019operazione ucraina su Kursk.<\/p>\n<p>Da questo punto di vista, quello che sappiamo sui progetti militari israeliani, sembra inscriversi perfettamente nel solco di questi errori strategici.<br \/>\nFondamentalmente, infatti, il governo Netanyahu ha un disegno su Gaza, ed uno pi\u00f9 ampio, che riguarda i paesi vicini.<br \/>\nPer quanto riguarda la Striscia, l\u2019obiettivo che stanno attualmente perseguendo \u00e8 quello di restringere il cerchio. Tutto il confine tra il territorio palestinese e Israele sar\u00e0 rafforzato, soprattutto allargando una fascia di sicurezza (all\u2019interno del territorio di Gaza), mentre l\u2019IDF stabilir\u00e0 il suo controllo stabile su due assi strategici: il\u00a0<em>corridoio Filadelfia<\/em>, al confine con l\u2019Egitto, ed il\u00a0<em>corridoio Netzarim<\/em>, al nord.<\/p>\n<p>Il primo dei due\u00a0<em>corridoi<\/em>, che comprende il valico di Rafah, \u00e8 una striscia di terra di circa 14 chilometri e larga 100 metri, e va dall\u2019estremit\u00e0 nordoccidentale sul Mediterraneo, a quella sudorientale del valico di Kerem Shalom. Laddove tocca il mare, il villaggio di Al Qarya as Suwaydiya \u00e8 stato raso al suolo ed \u00e8 diventato una base militare israeliana. La decisione di occupare questa fascia di confine in effetti violerebbe gli accordi di Oslo, in base ai quali il controllo spetterebbe all\u2019Egitto \u2013 il quale, peraltro, non vede di buon occhio una presenza militare israeliana ai suoi confini. E, ovviamente, incontra la totale contrariet\u00e0 della Resistenza.<br \/>\nL\u2019intento sarebbe quello di tagliare il cordone ombelicale della Striscia, che si ritroverebbe completamente circondata da territorio sotto controllo israeliano.<\/p>\n<p>Il\u00a0<em>Netzarim<\/em>, invece, si trova a circa due terzi della Striscia, subito a sud di Gaza City, ed \u00e8 un asse che separa longitudinalmente il territorio, e va dal confine di Israele al mare, spezzando la continuit\u00e0 territoriale. Anche questo corridoio dovrebbe diventare, nelle intenzioni, zona militare. Non \u00e8 ancora del tutto chiaro se l\u2019intenzione sia quella di sgomberare completamente l\u2019area a nord \u2013 quindi la citt\u00e0 di Gaza ed i sobborghi \u2013 per annettersi questa parte di territorio (nel qual caso il\u00a0<em>corridoio Netzarim<\/em>\u00a0diventerebbe il confine settentrionale della striscia). In ogni caso, in quest\u2019area verrebbero costruiti degli insediamenti coloniali e, come gi\u00e0 in Cisgiordania, la militarizzazione del territorio e la rete stradale di collegamento tra gli insediamenti diventerebbero uno strumento di frammentazione del territorio.<\/p>\n<p>A proposito di questo piano, \u00e8 utile ricordare che Israele aveva gi\u00e0 assunto il controllo militare della Striscia in passato, cos\u00ec come vi aveva insediato dei coloni. Finch\u00e9, nel 2005,\u00a0 ritir\u00f2 le sue truppe e i novemila coloni che vivevano in 25 insediamenti. E ci\u00f2 fu fatto non certo per improvvisa generosit\u00e0, ma perch\u00e9 l\u2019occupazione si era rivelata controproducente. 19 anni dopo, con la Resistenza molto pi\u00f9 forte, pensare che le cose vadano diversamente \u00e8 quantomeno ingenuo. Tra l\u2019altro, le truppe israeliane dispiegate lungo il\u00a0<em>Netzarim\u00a0<\/em>sono gi\u00e0 adesso colpite praticamente ogni giorno dai combattenti palestinesi. Ma, nella migliore delle ipotesi, la realizzazione di questo piano comporterebbe un significativo aumento dello schieramento militare permanente; non pi\u00f9 solo a difesa del perimetro della Striscia, ma di due importanti assi all\u2019interno del territorio ostile, e degli insediamenti coloniali.<br \/>\nIn buona sostanza, il piano israeliano per Gaza sembra rispecchiare pi\u00f9 le ambizioni politiche del governo (e la bramosia di territorio dei coloni), che non un sano realismo militare.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-40071 lazyloaded\" src=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/004-1024x503.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"503\" data-src=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/004-1024x503.jpg\" data-srcset=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/004-1024x503.jpg 1024w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/004-300x147.jpg 300w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/004-768x377.jpg 768w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/004-1536x754.jpg 1536w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/004.jpg 1858w\" data-sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n<p>Per quanto riguarda il nuovo teatro di guerra aperto dall\u2019IDF \u2013 o meglio, nel quale ha deciso di alzare il livello di scontro \u2013 a parte quanto gi\u00e0 detto c\u2019\u00e8 da rilevare che l\u2019idea (sarebbe meglio dire l\u2019illusione) sembra essere quella di ripetere il modello Gaza [6], resa per\u00f2 estremamente pi\u00f9 complicata proprio dal fatto che la politica coloniale degli ultimi cinquant\u2019anni e passa si \u00e8 fondata sulla\u00a0<em>leopardizzazione\u00a0<\/em>del territorio palestinese, frammentandolo in innumerevoli porzioni di territorio divise da insediamenti e reti stradali\u00a0<em>off-limits<\/em>.<br \/>\nAnche se le ambizioni, nemmeno nascoste, sono quelle di annettere questi territori allo stato ebraico, ci\u00f2 richiederebbe preventivamente la capacit\u00e0 di sgominare la Resistenza armata, cosa che allo stato attuale appare improbabile. Il controllo del territorio, da parte delle Brigate della Resistenza, appare cos\u00ec fermo ed evidente da testimoniare inequivocabilmente come l\u2019IDF si trovi a fronteggiare una guerra di popolo.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda, infine, il fronte libanese, la situazione non sembra affatto pi\u00f9 favorevole. Gli scambi di fuoco con l\u2019esercito di Hezbollah vanno avanti, a fasi alterne, da quasi un anno, con perdite da entrambe le parti. Ma, quel che pi\u00f9 conta, mentre l\u2019IDF preferiva dedicarsi soprattutto agli omicidi mirati ed ai bombardamenti dei villaggi libanesi, i combattenti di Nasrallah si sono concentrati sulla distruzione sistematica della rete di difesa israeliana lungo il confine: impianti di sorveglianza, sistemi di difesa aerea e anti-missile, caserme. Forte del proprio senso di superiorit\u00e0, infatti, l\u2019esercito israeliano ha costruito questa rete ponendola prevalentemente sulle alture dominanti, mentre invece Hezbollah ha predisposto la propria in tunnel e caverne nelle montagne.<br \/>\nDel resto, a restituire il quadro esatto della situazione c\u2019\u00e8 un dato inequivocabile: mentre gli israeliani parlano da mesi della volont\u00e0 di ricacciare Hezbollah al di l\u00e0 del fiume Litani (cio\u00e8 10\/20 km pi\u00f9 indietro della linea di confine), sono stati i libanesi a costringere Israele ad evacuare la sua popolazione dalle aree confinanti.<\/p>\n<p>Ovviamente, il sogno dell\u2019intera leadership israeliana sarebbe quello di trovare il modo per liberarsi di questa spina nel fianco, ma \u2013 soprattutto dopo la batosta subita nel 2006, quando la Resistenza Islamica libanese era assai pi\u00f9 debole \u2013 sa bene che si tratta di un\u2019impresa quasi proibitiva. Per questo, idealmente, cercano di trascinare gli Stati Uniti in un conflitto di questo genere, che dovrebbe eliminare l\u2019intero Asse della Resistenza, Iran compreso.<br \/>\nMa, nonostante tutto ci\u00f2 che si possa pensare, gli USA non sono affatto disposti a superare una certa soglia, nel sostegno ad Israele, e ci\u00f2 perch\u00e9 \u2013 nonostante la potenza della lobby ebraica statunitense \u2013 devono comunque far prevalere i propri interessi strategici, qualora questi divergano da quelli di Tel Aviv.<br \/>\nIn particolare, \u00e8 abbastanza evidente che al Pentagono, diversamente che nell\u2019IDF, hanno ben presente la necessit\u00e0 della concentrazione delle forze [7], ed \u00e8 pertanto assai difficile che si facciano\u00a0<em>distrarre\u00a0<\/em>da qualcosa di cos\u00ec impegnativo.<\/p>\n<p>Del resto, non mancano le indicazioni evidenti in tal senso. Solo negli ultimi giorni, i\u00a0<em>messaggi\u00a0<\/em>si sono moltiplicati [8]; da ultimo, Kamala Harris, nel suo dibattito tv con Trump (nel quale semmai la gara era a chi fosse pi\u00f9 filo-israeliano) ha detto chiaramente\u00a0<em>\u201cdar\u00f2 a Israele la sicurezza e gli strumenti di cui ha bisogno per difendersi dall\u2019Iran\u201d<\/em>. Cio\u00e8 vi aiuteremo a difendervi (che \u00e8 significativamente qualcosina meno di\u00a0<em>\u201cvi difenderemo\u201d<\/em>\u2026). Peraltro, come era prevedibile, questo impegno difensivo statunitense \u00e8 gi\u00e0 in fase di ridimensionamento: secondo la radio israeliana, due portaerei americane in Medio Oriente hanno ricevuto l\u2019ordine di lasciare la regione [9].<br \/>\nMa soprattutto, fatto tanto evidente quanto sottovalutato, c\u2019\u00e8 un elemento storico, che testimonia come il rapporto tra Washington e Tel Aviv, per quanto saldissimo, sia allo stesso tempo assai ambiguo e conflittuale, quasi da\u00a0<em>parenti serpenti<\/em>. Non \u00e8 forse singolare che gli Stati Uniti, che hanno circa 800 basi militari sparse in ogni angolo del mondo, non ne abbiano neanche una in Israele?<\/p>\n<p>\u00c8 comunque evidente che a Tel Aviv, USA o meno, pensino a come affrontare il problema. Secondo quanto pubblicato sul sito di Al-Akhbar, un quotidiano libanese [10], sarebbe appunto trapelato un piano israeliano per un\u2019invasione del Libano, alla quale l\u2019IDF si starebbe addestrando. Alcuni inviati occidentali, citati dal giornale libanese, avrebbero detto che, vista la situazione,\u00a0<em>\u201cIsraele si trover\u00e0 costretto a realizzare una grande operazione militare per raggiungere questi obiettivi, qualcosa i cui indicatori stanno crescendo giorno dopo giorno, e nessuno al mondo pu\u00f2 impedire a Israele di intraprendere questa guerra\u201d<\/em>\u00a0[11].<br \/>\nIl disegno strategico sarebbe quello di isolare Hezbollah dall\u2019Iran, tagliando le sue linee di rifornimento, cos\u00ec da poterne avere ragione; il piano operativo per conseguire questo obiettivo prevederebbe un\u2019operazione di terra per invadere il Libano meridionale e la Siria sud-occidentale,\u00a0<em>\u201cavanzando verso est verso il cuore del Libano per tagliare la rotta tra la Bekaa e il sud\u201d<\/em>\u00a0[12]. Nel piano sarebbe previsto di attaccare anche le forze armate siriane, e di fare ricorso \u2013 a tal fine \u2013 anche alle forze di opposizione siriana. Insomma, le SDF (curdi, islamisti, Al Qaeda\u2026).<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-40072 lazyloaded\" src=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/005-1024x633.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"633\" data-src=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/005-1024x633.jpg\" data-srcset=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/005-1024x633.jpg 1024w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/005-300x185.jpg 300w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/005-768x474.jpg 768w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/005.jpg 1180w\" data-sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n<p>Si tratta, con ogni evidenza (e qualora sia sostanzialmente reale) di una mossa a dir poco avventata. Anche ammesso che gli Stati Uniti siano disposti a dare luce verde (mettendo ad altissimo rischio gli uomini dell\u2019U.S. Army in Siria), ed a garantire una difesa aerea-missilistica, \u00e8 chiaro che a mettere\u00a0<em>root on the ground<\/em>\u00a0dovrebbe essere l\u2019IDF.<br \/>\nDa un certo punto di vista, l\u2019idea di penetrare dapprima in Siria, per poi colpire il sud del Libano da est, pu\u00f2 apparentemente avere un senso, visto che la situazione \u00e8 abbastanza precaria per Damasco, e le sue forze armate non godono di buonissima salute. Ma va tenuto comunque conto che nella Bekaa sono presenti unit\u00e0 militari di Hezbollah, probabilmente anche unit\u00e0 delle milizie irachene, e certamente l\u2019IRGC iraniano. Per non parlare delle forze russe, che recentemente hanno posto dei punti di osservazione sul Golan.<\/p>\n<p>Un attacco sul sud del Libano, passando per la Siria, non sarebbe affatto una passeggiata, nemmeno per un esercito in piena forma, e con uomini freschi e riposati. Mentre l\u2019IDF \u00e8 duramente provato da quasi un anno di guerra (il leader dell\u2019opposizione israeliana, Yair Lapid, afferma che l\u2019IDF ha perso 12 battaglioni da ottobre [13]), deve comunque disperdere le sue forze tra Gaza, la Cisgiordania ed il confine libanese, e affrontare poi formazioni militari esperte e motivate, ben riposate e che operano sul proprio territorio. E tutto questo, richiederebbe oltretutto una quantit\u00e0 considerevole di uomini e mezzi [14], perch\u00e8 ovviamente una manovra che cerchi di prendere sul fianco est lo schieramento di Hezbollah, e di tagliare le sue linee di rifornimento con l\u2019Iran, non pu\u00f2 prescindere dal fatto che, a sua volta, presterebbe il fianco ad una controffensiva, e dovrebbe mantenere il controllo del territorio siriano per evitare il flusso degli aiuti.<br \/>\nE tutto questo, senza tener conto di quel che farebbe l\u2019Asse della Resistenza.<\/p>\n<p>Difficile immaginare che Hezbollah non riverserebbe una pioggia di missili sui siti militari e sulle retrovie israeliane. Difficile pensare che gli yemeniti di Ansarullah non farebbero altrettanto. Che i centomila e passa uomini delle milizie di Baghdad restino a guardare. Che l\u2019Iran lasci minacciare direttamente i suoi pi\u00f9 stretti alleati senza intervenire. E, non da ultimo, che la Russia possa restare a guardare.<br \/>\nInsomma, se un invasione del Libano attuata attaccando direttamente da Israele sarebbe un azzardo, una operazione di cos\u00ec ampia portata, nelle condizioni date, sembra pi\u00f9 una follia, o un sogno bagnato.<br \/>\nE qui torniamo alla questione centrale. Come si risolver\u00e0, lo scontro tra vertici militari e vertici politici israeliani? Quando e come (e soprattutto se) esploder\u00e0?<\/p>\n<p>Tanto per cominciare, bisogna tenere presente che i generali israeliani sono sionisti, e quindi la sopravvivenza di Israele \u00e8 per loro pi\u00f9 importante dei dissidi col governo. Dal loro punto di vista, quindi, la questione non \u00e8 se le indicazioni governative sono possibili e\/o giuste, o meno; la questione \u00e8 quali sono le alternative. Se, cio\u00e8, un eventuale rifiuto di mettere in atto una decisione assunta dal governo sia pi\u00f9 o meno pericoloso, per Israele, del metterla comunque in atto. In concreto \u2013 ad esempio \u2013 se sia pi\u00f9 destabilizzante attaccare il Libano e la Siria, con tutto quel che ne consegue, e col rischio concreto di subire una dura sconfitta, oppure provocare una crisi istituzionale che spacchi il paese in modo profondo. E questo, ovviamente, \u00e8 qualcosa a cui non \u00e8 facile rispondere, perch\u00e9 molto dipende dalle circostanze complessive del momento in cui la scelta si dovesse porre.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator alignfull has-alpha-channel-opacity\" \/>\n<p>1 \u2013 La\u00a0<em>Direttiva Sansone<\/em>\u00a0\u00e8 stata rivelata per la prima volta dal famoso giornalista Seymour Hersh nel suo libro del 1991\u00a0<em>\u201cThe Samson Option: Israel\u2019s Nuclear Arsenal and American Foreign Policy\u201d<\/em>. Cfr.\u00a0<a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/The_Samson_Option:_Israel%27s_Nuclear_Arsenal_and_American_Foreign_Policy\"><em>Wikipedia<\/em><\/a><br \/>\n2- Una ragione, non la pi\u00f9 importante ma nemmeno l\u2019ultima, per cui l\u2019IDF ha inasprito gli interventi nella West Bank, \u00e8 proprio quella di\u00a0<em>tenere buoni<\/em>\u00a0gli elettori di Smotrich e Ben Gvir, mostrando di assecondarne le mire espansionistiche.<br \/>\n3 \u2013 In questo caso, siamo in presenza di una ulteriore contraddizione, stavolta interna al movimento dei\u00a0<em>settler<\/em>; se, infatti, da un lato reclamano una trattativa con la Resistenza per uno scambio di prigionieri, anche a costo di una tregua, dall\u2019altra sono per la completa espulsione\/eliminazione dei palestinesi, e per l\u2019annessione dei loro territori allo stato di Israele.<br \/>\n4 \u2013 Secondo uno studio del\u00a0<em>think tank<\/em>\u00a0israeliano\u00a0<em>BeSa Center for Strategic Studies<\/em>, all\u2019indomani del 7 ottobre i vertici politico-militari hanno adottato un concetto di sicurezza massimalista, che ha sostituito l\u2019idea della totale sconfitta del nemico a quella di deterrenza, mettendo per\u00f2 a nudo la totale dipendenza israeliana dalle armi americane, e l\u2019incapacit\u00e0 di garantire la sicurezza su pi\u00f9 fronti. Cfr.\u00a0<em>\u201cThe Long War Phenomenon: Is a New Security Concept Required After October 7?\u201d<\/em>, Col. (res.) Gur Laish,\u00a0<a href=\"https:\/\/besacenter.org\/the-long-war-phenomenon-is-a-new-security-concept-required-after-october-7\/\"><em>Besacenter.org<\/em><\/a><br \/>\n5 \u2013 Anche in questo caso, come si \u00e8 gi\u00e0 visto in Ucraina \u2013 ma in effetti gi\u00e0 in Afghanistan \u2013 quando un esercito occidentale si trova in una situazione in cui \u00e8 impossibile prevalere, si passa ad una\u00a0<em>strategia\u00a0<\/em>di rinvio: prolungare la guerra non per arrivare alla vittoria, ma per ritardare la sconfitta.<br \/>\n6 \u2013 Netanyahu:\u00a0<em>\u201cCostruiremo una recinzione sul nostro confine orientale (con la Giordania) e faremo in modo che non ci siano infiltrazioni\u201d.\u00a0<\/em>Israel Katz (Ministro degli Esteri): Israele\u00a0<em>\u201cdeve affrontare la minaccia esattamente come si affronta l\u2019infrastruttura terroristica a Gaza, compresa l\u2019evacuazione temporanea dei civili palestinesi e ogni altra misura necessaria\u201d<\/em>.<br \/>\n7 \u2013 Nell\u2019ambito di un pi\u00f9 generale riorientamento delle strategie USA, che puntano a focalizzarsi sulla Cina e quindi sul quadrante Indo-Pacifico, \u00e8 evidente che il Dipartimento della Difesa sta pianificando (anche per ragioni economiche) una modifica significativa della presenza globale delle forze armate statunitensi, che va ben al di l\u00e0 dal gi\u00e0 delineato sganciamento dal conflitto ucraino. Nei prossimi anni, assisteremo certamente ad una ridefinizione della proiezione strategica globale americana, attualmente caratterizzata da un\u2019ampia dispersione, che passer\u00e0 anche attraverso una riduzione-ottimizzazione delle rete di basi militari. Il ritiro concordato con il governo iracheno, ad esempio, da concludere entro il 2026, ed al quale far\u00e0 molto probabilmente seguito quello dalla Siria (paesi nei quali la presenza USA \u00e8 sotto costante attacco), comporter\u00e0 un ridislocamento delle truppe nell\u2019area, concentrandosi nei paesi pi\u00f9\u00a0<em>sicuri\u00a0<\/em>e\/o pi\u00f9 rilevanti strategicamente (EAU, Qatar, Gibuti). \u00c8 probabile che un fenomeno dello stesso tipo si vedr\u00e0 in Europa ed in Turchia.<br \/>\n8 \u2013 Haaretz, riportando dichiarazioni di un funzionario occidentale, ha scritto che\u00a0<em>\u201cl\u2019amministrazione statunitense ha messo in guardia Israele dal lanciare un\u2019escalation su larga scala o una guerra totale con il Libano\u201d<\/em>. In una dichiarazione rilasciata dal Pentagono, si dice:\u00a0<em>\u201cstiamo monitorando attentamente la situazione in Medio Oriente e siamo pronti a sostenere Israele, garantendo nel contempo la protezione delle forze e delle risorse statunitensi nella regione\u201d<\/em>. Ancora una volta,\u00a0<em>sostenere\u00a0<\/em>Israele, ma dobbiamo garantire i nostri interessi nella regione.<br \/>\n9 \u2013 Notizie ufficiali del Pentagono confermano l\u2019ordine di rientro per la\u00a0<em>USS Theodore Roosevelt<\/em>\u00a0(e la sua squadra). Fonti ufficiose confermano anche che l\u2019amministrazione americana sta cercando di trattare con Ansarullah, in modo da poter ritirare le sue navi dal mar Rosso, visto il fallimento della missione\u00a0<em>Prosperity Guardian<\/em>.<br \/>\n10 \u2013\u00a0<em>\u201cFughe di notizie sulla presunta guerra israeliana: un attacco di terra in e dalla Siria\u2026 e la separazione della Bekaa dal sud\u201d<\/em>, Ibrahim Al-Amin,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.al-akhbar.com\/Politics\/386790\/%D8%AA%D8%B3%D8%B1%D9%8A%D8%A8%D8%A7%D8%AA-%D8%B9%D9%86-%D8%A7%D9%84%D8%AD%D8%B1%D8%A8-%D8%A7%D9%84%D8%A5%D8%B3%D8%B1%D8%A7%D8%A6%D9%8A%D9%84%D9%8A%D8%A9-%D8%A7%D9%84%D9%85-%D9%81%D8%AA%D8%B1%D8%B6%D8%A9-%D9%87%D8%AC%D9%88%D9%85-%D8%A8%D8%B1-%D9%8A-%D9%81%D9%8A-%D8%B3%D9%88%D8%B1%D9%8A%D8%A7-%D9%88%D9%85%D9%86%D9%87%D8%A7-%D9%88%D9%81%D8%B5%D9%84-%D8%A7%D9%84%D8%A8%D9%82%D8%A7%D8%B9-%D8%B9%D9%86-%D8%A7%D9%84%D8%AC%D9%86%D9%88\">Al-Akhbar<\/a><br \/>\n11 -Ibidem<br \/>\n12 -Ibidem<br \/>\n13 \u2013 Ovviamente, \u00e8 improbabile che l\u2019IDF abbia perso\u00a0<em>per intero<\/em>\u00a012 battaglioni. Sicuramente parliamo di unit\u00e0 che\u00a0<em>hanno perso la capacit\u00e0 di combattimento<\/em>, a seguito delle perdite subite (morti, feriti, mezzi distrutti e\/o danneggiati). Normalmente, si considera che questa condizione si verifica quando l\u2019unit\u00e0 ha perso tra il 10 ed il 30% della sua forza. Le cifre ufficiali parlano, al momento, di 10.000 feriti circa, e 700 morti. Questo \u00e8 un bilancio francamente poco credibile, se consideriamo che il rapporto\u00a0<em>standard\u00a0<\/em>tra morti e feriti, \u00e8 di 3\/4:1, mentre in questo caso avremmo un rapporto di un caduto ogni 14 feriti; anche considerando che la Resistenza non ha aviazione n\u00e9 artiglieria pesante (ma Hezbollah si\u2026), rimane incredibilmente squilibrato. Assai pi\u00f9 probabile che siano almeno 1.300\/1.500, con un rapporto comunque di 7:1. Possiamo quindi stimare il numero totale delle perdite in circa 11.400. Assumendo che le unit\u00e0 IDF mantengano l\u2019efficienza operativa sino al 30% di perdite, ci\u00f2 significa che le formazioni della Resistenza palestinese e libanese\u00a0<em>hanno messo fuori combattimento 16 brigate<\/em>. Molte pi\u00f9 di quelle di Hamas che l\u2019IDF sostiene di aver sgominato.<br \/>\n14 \u2013 Gi\u00e0 a luglio, l\u2019esercito ha evidenziato la scarsit\u00e0 di carri armati a propria disposizione a causa dell\u2019elevato numero di mezzi danneggiati e messi fuori uso nel conflitto. Cfr.\u00a0<em>\u201cIDF delays tentative pilot program for female tank troops by another year\u201d<\/em>, Emanuel Fabian,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.timesofisrael.com\/idf-delays-tentative-pilot-program-for-female-tank-troops-by-another-year\/\"><em>Times of Israel<\/em><\/a><\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/giubberossenews.it\/2024\/09\/13\/i-piani-di-israele\/\">https:\/\/giubberossenews.it\/2024\/09\/13\/i-piani-di-israele\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GIUBBE ROSSE NEWS (Enrico Tomaselli) La situazione mediorientale somiglia sempre pi\u00f9 ad una pentola a pressione, che per\u00f2 nessuno ha interesse a far esplodere realmente. 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