{"id":87067,"date":"2024-09-18T09:30:33","date_gmt":"2024-09-18T07:30:33","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=87067"},"modified":"2024-09-18T00:23:56","modified_gmt":"2024-09-17T22:23:56","slug":"se-questa-e-una-scuola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=87067","title":{"rendered":"Se questa \u00e8 una scuola"},"content":{"rendered":"<p><strong>di LA FIONDA (Francesco Pradel)<\/strong><\/p>\n<p><em>La scuola dovrebbe sempre avere come suo fine che i giovani ne escano con personalit\u00e0 armoniose, non ridotti a specialisti. Questo, secondo me, \u00e8 vero in certa misura anche per le scuole tecniche, i cui studenti si dedicheranno a una ben determinata professione. Lo sviluppo dell\u2019attitudine generale a pensare e giudicare indipendentemente, dovrebbe sempre essere al primo posto, e non l\u2019acquisizione di conoscenze specializzate.<\/em><\/p>\n<p>ALBERT EINSTEIN<\/p>\n<p>Nel suo libro \u201cGli anni difficili\u201d Albert Einstein scriveva \u00abnon sbagli\u00f2 quella persona spiritosa che defin\u00ec l\u2019educazione con queste parole: \u201d L\u2019educazione \u00e8 ci\u00f2 che rimane dopo che si \u00e8 dimenticato quanto si \u00e8 imparato a scuola\u201d\u00bb. A che cosa educa, oggi, la scuola italiana? Che cosa resta agli studenti quando hanno dimenticato il teorema di Ruffini e le operette morali di Leopardi? La risposta si pu\u00f2 agevolmente reperire esaminando tre fatti che hanno interessato le nostre scuole negli ultimi anni, dai quali risulta chiaro come la scuola italiana si rapporta alla societ\u00e0 nel suo complesso. In questo rapporto, pi\u00f9 che in quanto viene insegnato o non insegnato nelle classi, si inscrivono a mio parere i reali criteri educativi adottati dalla scuola. Elenco di seguito questi tre fatti, in ordine cronologico, dandone una breve descrizione.<\/p>\n<p><strong>1)\u00a0<em>La digitalizzazione della didattica<\/em>.\u00a0<\/strong>A partire dalla \u201cbuona scuola\u201d di Matteo Renzi in poi, le nostre scuole si sono progressivamente dotate di dispositivi digitali ad uso didattico. Alla digitalizzazione della didattica hanno dato un notevole impulso i fondi PNRR recentemente elargiti, in virt\u00f9 dei quali molte scuole hanno incrementato ulteriormente la loro dotazione digitale. A quanto si apprende dal Piano Scuola 4.0 \u201cnell\u2019anno scolastico 2017- 2018 la percentuale di docenti che utilizzava almeno settimanalmente le tecnologie digitali per fare didattica era del 44,5%, nel 2020-2021 \u00e8 salita all\u201984,4%.\u201d.<\/p>\n<p>\u00c8 interessante osservare che gi\u00e0 nel 2013, due anni prima della riforma renziana, il neuro-scienziato tedesco Manfred Spitzer, che dirige la Clinica Psichiatrica e il Centro per le Neuroscienze e l\u2019Apprendimento dell\u2019Universit\u00e0 di Ulm, aveva pubblicato un testo divulgativo dal titolo \u201cDemenza digitale\u201d. Il testo \u00e8 corredato di 15 pagine di riferimenti bibliografici che rimandano alla letteratura scientifica gi\u00e0 disponibile all\u2019epoca, sulla quale quali l\u2019autore basa la tesi facilmente intuibile dal titolo. Ben prima che Renzi mettesse mano alla scuola, dunque, era ampiamente noto che la digitalizzazione della didattica, lungi dal migliorare l\u2019apprendimento, l\u2019avrebbe ostacolato. Non solo, avrebbe contribuito a creare gravi problemi fisici, neurologici, cognitivi e comportamentali agli studenti. Nel 2019 il neuroscienziato francese Michel Desmurget, che lavora presso l\u2019Istituto di Scienze Cognitive Marc Jeannerod di Lione, dava alle stampe un testo dal titolo \u201cIl cretino digitale\u201d. Nel quale, oltre a riprendere la tesi sostenuta dal suo omologo tedesco, faceva notare che \u00able ripercussioni sono tantissime e influiscono anche sul rendimento scolastico. Sembrerebbe infatti che l\u2019uso del digitale fatto in classe, con fini educativi, non sia pi\u00f9 benefico degli altri. Le famose indagini internazionali PISA ce lo confermano con risultati a dir poco spaventosi\u00bb.<\/p>\n<p>Nel 2021 il Senato della Repubblica rendeva nota un\u2019indagine conoscitiva dal titolo \u00abSull\u2019impatto del digitale sugli studenti, con particolare riferimento ai processi di apprendimento\u00bb. Nel testo si legge che \u00abci sono i danni fisici: miopia, obesit\u00e0, ipertensione, disturbi muscoloscheletrici, diabete. E ci sono i danni psicologici: dipendenza, alienazione, depressione, irascibilit\u00e0, aggressivit\u00e0, insonnia, insoddisfazione, diminu\u00ad zione dell\u2019empatia. Ma a preoccupare di pi\u00f9 \u00e8 la progressiva perdita di facolt\u00e0 mentali essenziali, le facolt\u00e0 che per millenni hanno rappresentato quella che sommariamente chiamiamo intelligenza: la capacit\u00e0 di concen\u00ad trazione, la memoria, lo spirito critico, l\u2019adattabilit\u00e0, la capacit\u00e0 dialettica\u2026 Sono gli effetti che l\u2019uso, che nella maggior parte dei casi non pu\u00f2 che degenerare in abuso, di smartphone e videogiochi produce sui pi\u00f9 giovani. Niente di diverso dalla cocaina. Stesse, identiche, implicazioni chimiche, neurologiche, biologiche e psicologiche. \u00c8 quanto sostengono, ciascuno dal proprio punto di vista \u00ab scienti\u00adfico \u00bb, la maggior parte dei neurologi, degli psichiatri, degli psicologi, dei pedagogisti, dei grafologi, degli esponenti delle Forze dell\u2019ordine auditi. Un quadro oggettivamente allarmante, anche perch\u00e9 evidentemente destinato a peggiorare. [\u2026]Per quest\u2019insieme di ragioni, non \u00e8 esagerato dire che il digitale sta decerebrando le nuove generazioni, fenomeno destinato a connotare la classe dirigente di domani. [\u2026]Dal ciclo delle audizioni svolte e dalle documentazioni acquisite, non sono emerse evidenze scientifiche sull\u2019efficacia del digitale applicato all\u2019insegnamento. Anzi, tutte le ricerche scientifiche internazionali citate dimostrano, numeri alla mano, il contrario. Detta in sintesi: pi\u00f9 la scuola e lo studio si digitalizzano, pi\u00f9 calano sia le competenze degli studenti sia i loro redditi futuri\u00bb.<\/p>\n<p>A ulteriore conferma del disastro perpetrato dalla didattica digitale, invito il lettore a controllare l\u2019andamento dei test INVALSI, le rilevazioni che annualmente la scuola mette in atto per monitorare l\u2019andamento della preparazione degli studenti. Io stesso, nei vent\u2019anni in cui ho insegnato, ho rilevato un vistoso calo delle capacit\u00e0 logiche e della soglia di attenzione degli studenti. Per questo, tra il 2015 e il 2020, ho cercato di sensibilizzare i miei colleghi sul tema, ma non sono riuscito a convincerne alcuno ad opporsi all\u2019invasione di schermi che in quegli anni stava interessando la scuola dove lavoravo. Da solo, gli unici risultati che ho ottenuto sono stati le sanzioni disciplinari che ho rimediato e ritorsioni di vario genere. Ricordo una discussione a porte chiuse che ebbi con l\u2019allora dirigente della scuola in cui insegnavo, in cui ci confrontammo sulla questione della didattica digitale. \u00abI docenti devono fare tutto il possibile per garantire il successo formativo degli studenti\u00bb soleva ripetere nei collegi dei docenti. Cos\u00ec gli feci osservare che perseguire quell\u2019obiettivo significava, prima di tutto, rimuovere gli ostacoli all\u2019apprendimento, e che la digitalizzazione della didattica era, dati alla mano, uno dei pi\u00f9 importanti. \u00abLei \u00e8 cos\u00ec ingenuo che mi sta quasi simpatico\u00bb fu la sua risposta. Doveva esserlo anche Nuccio Ordine quando, col suo \u201cManifesto\u201d dal titolo \u201cL\u2019utilit\u00e0 dell\u2019inutile\u201d, gi\u00e0 nel 2013 ci metteva in guardia sul fatto che \u00abBisogner\u00e0 battersi nei prossimi anni per salvare da questa deriva dell\u2019utilitarismo non solo la scienza, la scuola e l\u2019universit\u00e0, ma anche tutto ci\u00f2 che chiamiamo\u00a0<em>cultura<\/em>. Bisogner\u00e0 resistere alla dissoluzione programmata dell\u2019insegnamento, della ricerca scientifica, dei classici e dei beni culturali. Perch\u00e9 sabotare la cultura e l\u2019istruzione significa sabotare il futuro dell\u2019umanit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p><strong>2)<em>\u00a0La sospensione degli insegnanti non vaccinati.\u00a0<\/em><\/strong>Porto il massimo rispetto per le persone che si sono vaccinate. Sarebbe stato bello, per\u00f2, se questo rispetto fosse stato reciproco. Nel foglio illustrativo del Comirnaty, vaccino a mRNA anti-COVID-19 prodotto da Pfizer, alla voce \u00abCos\u2019\u00e8 Comirnaty e a cosa serve\u00bb si legge \u00abComirnaty \u00e8 un vaccino utilizzato per la\u00a0<em>prevenzione di COVID-19, malattia causata dal virus SARS-CoV-2\u00bb<\/em>\u00a0(corsivo mio). Nella circolare che il Ministero dell\u2019Istruzione ha diffuso all\u2019inizio del 2022, avente per oggetto gli \u00abobblighi vaccinali a carico del personale della scuola\u00bb, si legge invece che \u00abL\u2019art. 4-ter.1 del decreto-legge 44\/2021, introdotto dall\u2019art. 8 del decreto-legge 24\/2022, infatti, continua a imporre al personale scolastico l\u2019obbligo vaccinale per la\u00a0<em>prevenzione dell\u2019infezione da SARS-CoV-2<\/em>\u00a0di cui all\u2019articolo 3-ter del medesimo decreto-legge 44\/2021\u00bb (corsivo mio). Da quest\u2019ultimo documento risulta evidente che la\u00a0<em>ratio\u00a0<\/em>dell\u2019impianto normativo con cui \u00e8 stato imposto l\u2019obbligo vaccinale al personale scolastico e ad altre categorie \u00e8 il presupposto che la vaccinazione permette la \u00abprevenzione dell\u2019infezione da SARS-CoV-2\u00bb. Dal foglio illustrativo del farmaco, invece, risulta altrettanto evidente che questo presupposto \u00e8\u00a0<em>falso<\/em>, perch\u00e9 il farmaco risulta indicato per la \u00abprevenzione di COVID-19, malattia causata dal virus SARS-CoV-2\u00bb. La distinzione potrebbe apparire faccenda di poco conto. Invero, la \u00abprevenzione dell\u2019infezione da SARS-CoV-2\u00bb \u00e8 una questione di\u00a0<em>salute pubblica<\/em>, mentre la \u00abprevenzione di COVID-19, malattia causata dal virus SARS-CoV-2\u00bb \u00e8 una questione di\u00a0<em>salute individuale<\/em>. Si potrebbe obiettare che, in realt\u00e0, anche la seconda riguardava la salute pubblica, dal momento che gli ospedali erano sovraccarichi di pazienti affetti da \u00abCOVID-19, malattia causata dal virus SARS-CoV-2\u00bb. Questa obiezione, tuttavia, deve essere respinta sulla base dei dati forniti dall\u2019Istituto Superiore di Sanit\u00e0. Dai report mensili che l\u2019ISS ha pubblicato nell\u2019autunno 2022, cio\u00e8 quando la popolazione godeva della massima copertura vaccinale, si evincono facilmente i seguenti fatti.<\/p>\n<p>a) i vaccinati si contagiavano di pi\u00f9 dei non vaccinati (in ragione di venti casi ogni mille per i primi, e di quindici casi ogni mille per i secondi)<\/p>\n<p>b) i vaccinati venivano ospedalizzati, curati in terapia intensiva o decedevano tanto quanto i vaccinati (con una differenza tra le due categorie di appena qualche caso ogni milione di casi).<\/p>\n<p>Da quanto considerato risulta evidente come la sospensione degli insegnanti che si sono rifiutati di adempiere all\u2019obbligo vaccinale si \u00e8 configurata,\u00a0<em>sin dall\u2019inizio<\/em>, come una discriminazione politico-ideologica basata su una\u00a0<em>menzogna di stato<\/em>. A fronte di questa discriminazione, i sovrintendenti scolastici, i dirigenti scolastici e la quasi totalit\u00e0 degli insegnanti non hanno proferito una parola di dissenso. Anzi, non pochi di loro si sono adoperati per renderla se possibile ancor pi\u00f9 dolorosa, vessando e denigrando gli insegnanti discriminati. A questo proposito, con il filosofo\u00a0Pierre Bayle, convengo che \u00abI perseguitati non hanno sempre ragione, ma i persecutori hanno sempre torto\u00bb.<\/p>\n<p><strong>3)<em>\u00a0Il conflitto israelo-palestinese.\u00a0<\/em><\/strong>A novembre dello scorso anno, il Ministro dell\u2019Istruzione e del Merito Giuseppa Valditara ha disposto un minuto di silenzio in ricordo di Giulia Cecchettin, la ragazza veneta tragicamente scomparsa lo scorso autunno. Personalmente, non ho avuto niente da eccepire rispetto a questa iniziativa. Lo scorso gennaio, come tutti gli anni, in occasione della Giornata della Memoria i dirigenti scolastici hanno invitato i docenti e gli studenti a un momento di riflessione per commemorare le vittime dell\u2019Olocausto. Pure questa consuetudine mi ha sempre trovato d\u2019accordo, anche quando ero io stesso un insegnante. Tuttavia, nello stesso periodo in cui la scuola aderiva a queste iniziative, in Palestina morivano migliaia di studenti. Non mi sarei certo aspettato che la scuola, per commemorarli, osservasse migliaia di minuti di silenzio. Ne sarebbe bastato anche uno solo, come per Giulia, per far sapere che la scuola c\u2019\u00e8 ancora, che le persone che ci lavorano hanno una loro etica e una loro autonomia di giudizio, che non sono burattini mossi dai fili tirati dal Ministero. Fatte salve le lodevoli iniziative di pochissimi insegnanti, nessun vertice del sistema scolastico che mi risulti, e la quasi totalit\u00e0 degli insegnanti, ha avuto qualcosa da ridire sui due pesi e sulle due misure che la scuola, con questo suo atteggiamento, ha assegnato alla violenza. Nemmeno quando, appena qualche mese dopo la ripresa delle ostilit\u00e0, gli organismi di giustizia internazionale hanno cominciato a prendere in seria considerazione l\u2019ipotesi che l\u2019azione intrapresa dal governo israeliano si configuri come un genocidio. \u00abNon ho paura delle parole dei violenti, ma del silenzio degli onesti\u00bb diceva Martin Luther King.<\/p>\n<p>I tre fatti sopra descritti sono alquanto eterogenei, ma hanno un evidentissimo comune denominatore: i sovrintendenti scolastici, i dirigenti scolastici e la quasi totalit\u00e0 degli insegnanti sono disposti a negare l\u2019evidenza pur di assecondare e compiacere i rispettivi superiori. Negare l\u2019evidenza \u00e8 il pi\u00f9 antiscientifico degli atteggiamenti, e questo va detto soprattutto a fronte dello scientismo perbenista e bigotto del quale, durante la pandemia, si sono riempiti la bocca in tanti, anche a scuola. Gli stessi che appena qualche anno prima, quando si trattava di discutere degli effetti della digitalizzazione sull\u2019apprendimento, e sulla salute mentale degli studenti, non esitavano a spazzare sotto il tappeto i risultati della ricerca neuroscientifica.<\/p>\n<p>Mi fa impressione venire a sapere di insegnanti che ritengono discriminatorio scrivere \u201ctutti\u201d, cio\u00e8 non adoperare la \u201ce\u201d rovesciata, e che sono rimasti indifferenti \u2013 quando non compiaciuti \u2013 mentre i loro colleghi senza \u201cgreen pass\u201d venivano buttati fuori dalla scuola. Mi gratto la testa, se penso che in agricoltura la confusione sessuale \u00e8 una pratica largamente utilizzata per contenere la riproduzione dei parassiti. Come mi fa impressione pensare che tanti docenti, nella Giornata della Memoria, abbiano parlato con gli studenti della persecuzione nazi-fascista senza fare il minimo accenno allo sterminio di massa che, in quegli stessi giorni, proseguiva indisturbato dall\u2019altra parte del Mediterraneo. Potrei proseguire con la lista delle circostanze che testimoniano le condizioni in cui versa il nostro sistema scolastico, ma credo che quanto esposto sia pi\u00f9 che sufficiente per rispondere alla domanda posta in apertura: a che cosa educa, oggi, la scuola italiana?<\/p>\n<p>A mio parere i tre fatti sopra descritti danno una risposta molto chiara: la scuola italiana, oggi, educa alla cieca obbedienza, spinge i giovani ad ascoltare acriticamente \u201cla voce del padrone\u201d, per quanto intellettualmente aberranti e culturalmente imbarazzanti siano le sue pretese. Altro che \u00absviluppare il senso critico\u00bb, altro che \u00abpromuovere il pensiero divergente\u00bb, e tante altre belle locuzioni di cui si fregiano tanti dirigenti e docenti. Per come la vedo io oggi, dopo averci lavorato per vent\u2019anni e averne preso le distanze da tre, la scuola assomigli pi\u00f9 a un luogo di indottrinamento che a un momento di acculturazione e sviluppo intellettuale. Lo ribadisco perch\u00e9 sia chiaro: non mi riferisco qui a tutto ci\u00f2 che viene detto o taciuto nelle classi. Ci\u00f2 che sa di dottrina \u00e8 pi\u00f9 che altro l\u2019aria che tira a scuola, quell\u2019aria da politicamente corretto \u2013 ed eticamente corrotto, almeno nei tre casi esaminati \u2013 che diventa palpabile proprio nel rapporto della scuola con l\u2019attuale assetto del potere. Un\u2019aria che poi, inevitabilmente, respirano anche gli studenti.<\/p>\n<p>Il principio di induzione \u00e8 debole, ma i tre fatti che ho esposto lasciano gi\u00e0 presagire come andranno le cose oggi che il nuovo cavallo di Troia, l\u2019intelligenza artificiale, galoppa verso il portone della scuola. Il Ministero ha vietato l\u2019uso dei cellulari e dei dispositivi digitali per uso didattico nelle scuole elementari e medie, dove \u00e8 poco diffuso, ma non nelle scuole superiori, dove invece \u00e8 diventato una prassi consolidata. Al contempo, ha introdotto la sperimentazione dell\u2019intelligenza artificiale nella scuola. A me sembra la tecnica del venditore: fai qualcosa che ti costa poco o niente per fidelizzare il cliente e, a quel punto, gli rifili quello che vuoi.<\/p>\n<p>Come internet ci ha esonerati dal memorizzare, perch\u00e9 basta cercare su Google, cos\u00ec l\u2019IA ci risparmier\u00e0 il ragionamento, perch\u00e9 baster\u00e0 consultare l\u2019oracolo \u201cchat GPT\u201d. Offrire un paio di\u00a0 stampelle a un bambino che sta iniziando a camminare, e invitarlo ad usarle, vuol dire impedirgli di imparare a camminare con le proprie gambe. Porgere la stampella mentale IA ad un giovane che sta imparando a ragionare, e incoraggiarlo ad usarla, vuol dire impedirgli di imparare a pensare con la propria testa. Cosa volete che succeda quando l\u2019IA entrer\u00e0 a scuola, e quando risolvere a casa un problema sulle coniche o affrontare una versione di latino diventer\u00e0 un gioco da ragazzi \u2013 come sta gi\u00e0 accadendo?<\/p>\n<p>Si sapeva gi\u00e0 dieci anni fa che la didattica digitale non funziona, che avrebbe creato pi\u00f9 problemi di quelli che poteva risolvere. Eppure, ancor oggi viene venduta \u2013 e salutata da tanti insegnanti \u2013 come \u00abuna grande opportunit\u00e0\u00bb. Mi domando: che cosa deve accadere per convincerci che digitalizzare la didattica \u00e8 stato un errore? In Svezia, come noto, hanno saputo fare retromarcia. Non sono tornati alle penne e ai calamai, no, gli svedesi sono tornati alla carta e alla penna perch\u00e9 hanno saputo riconoscere un errore che sta davanti agli occhi di tutti, ma che la nostra scuola si rifiuta di riconoscere. \u00abSbagliare \u00e8 umano, perseverare \u00e8 diabolico\u00bb diceva S. Agostino.<\/p>\n<p>Se\u00a0 interpellati su queste problematiche, i vertici del sistema scolastico risponderebbero probabilmente che \u00abpiaccia o non piaccia, la digitalizzazione e l\u2019intelligenza artificiale ci sono, fanno ormai parte del nostro mondo, soprattutto quello del lavoro, e dobbiamo imparare a conviverci al meglio, il ch\u00e9 richiede di raccogliere queste sfide, non di lottare contro i mulini a vento\u00bb. Il dramma \u00e8 che questa risposta risulterebbe convincente per tante persone, che la troverebbero saggia ed equilibrata, perch\u00e9 non sanno pi\u00f9 riconoscere un\u2019argomentazione inconsistente, neanche quando l\u2019errore si presenta in un ragionamento semplice. Anche l\u2019eroina e la cocaina, se \u00e8 per questo, \u201cci sono, fanno parte del nostro mondo\u201d, ma non per questo \u201cdobbiamo imparare a conviverci\u201d. Qualcuno ha riconosciuto che creano grossi problemi alla collettivit\u00e0, e ne ha bandito la circolazione e l\u2019uso. Ci si dovrebbe chiedere, allora, perch\u00e9 invece la didattica digitale e l\u2019intelligenza artificiale circolano e vengono usate liberamente nonostante siano evidentemente dannose per gli studenti. Tutto questo con il benestare di chi dovrebbe invece vigilare su chi e cosa entra nella scuola e, quando necessario, dire \u201cNO\u201d alle richieste scellerate di una politica nazionale ormai ridotta a servit\u00f9 volontaria dei grandi gruppi finanziari e delle multinazionali del digitale. Quanti dirigenti scolastici si opporranno all\u2019ingresso dell\u2019IA nella scuola? Quanti insegnanti, nei collegi dei docenti, prenderanno la parola per dire \u201cNo grazie, ne abbiamo abbastanza, pu\u00f2 bastare cos\u00ec\u201d?<\/p>\n<p>Albert Einstein non \u00e8 stato solamente uno dei pi\u00f9 grandi fisici di tutti i tempi. Sono in tanti a ritenerlo uno dei pi\u00f9 grandi e influenti pensatori del \u201csecolo breve\u201d. Riprendendo la citazione in esergo, convengo pienamente che nella scuola \u00ablo sviluppo dell\u2019attitudine generale a pensare e giudicare indipendentemente, dovrebbe sempre essere al primo posto\u00bb. I tre fatti sopra discussi mostrano invece chiaramente che lo sviluppo di questa attitudine, nella classifica della Scuola 4.0, non occupa nemmeno l\u2019ultimo posto. \u00c8 stato semplicemente abolito. Come possono docenti e dirigenti trasmettere l\u2019autonomia di pensiero e di giudizio agli studenti, se loro per primi ne sono privi o, nel migliore dei casi, si guardano bene dall\u2019esercitarla?<\/p>\n<p>Nel settembre del 2021, quando arrivai a scuola, trovai al portone una bidella che controllava i \u201cgreen pass\u201d. Le chiesi gentilmente se poteva chiamare il dirigente. \u00abBuongiorno professore, ce l\u2019ha il green pass?\u00bb mi chiese quando arriv\u00f2. Nell\u2019atrio della scuola campeggiava una frase celebre di Albert Einstein: \u00abthe most important thing is not to stop questioning\u00bb. Gliela indicai, e gli dissi \u00abBuongiorno dirigente, posso farle qualche domanda?\u00bb. \u00abProfessore, ce l\u2019ha il green pass o no?\u00bb mi chiese di nuovo, visibilmente seccato, come se della frase di Einstein \u2013 cio\u00e8 del motto della scuola che dirigeva \u2013 non gli importasse minimamente.<\/p>\n<p>Lo guardai in faccia per qualche secondo, mentre ripeteva per la terza volta la stessa domanda come un disco rotto, o forse come un automa. Non vidi niente, se non lo spessore intellettuale e la statura culturale di quella schiera di \u201cufficiali di collegamento\u201d altrimenti nota come \u201cclasse dirigente\u201d. Mentre guardavo in faccia quell\u2019uomo mi sovvenne un monito di Nietzsche: \u00abse scruti troppo a lungo nell\u2019abisso, l\u2019abisso scruter\u00e0 in te\u00bb. Al ch\u00e9, me ne andai.<\/p>\n<p>Quello, per me, fu l\u2019ultimo giorno di scuola.<\/p>\n<p><em>Spero che la scuola esca dalla cattiva pedagogia e dal degrado nel quale \u00e8 caduta, e dunque spero in una scuola atta a contrastare quel post-pensiero che sta invece aiutando.<\/em><\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/09\/17\/se-questa-e-una-scuola\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/09\/17\/se-questa-e-una-scuola\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LA FIONDA (Francesco Pradel) La scuola dovrebbe sempre avere come suo fine che i giovani ne escano con personalit\u00e0 armoniose, non ridotti a specialisti. Questo, secondo me, \u00e8 vero in certa misura anche per le scuole tecniche, i cui studenti si dedicheranno a una ben determinata professione. Lo sviluppo dell\u2019attitudine generale a pensare e giudicare indipendentemente, dovrebbe sempre essere al primo posto, e non l\u2019acquisizione di conoscenze specializzate. ALBERT EINSTEIN Nel suo libro \u201cGli&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":112,"featured_media":58069,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/La_Fionda.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-mEj","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/87067"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/112"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=87067"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/87067\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":87068,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/87067\/revisions\/87068"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/58069"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=87067"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=87067"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=87067"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}