{"id":87108,"date":"2024-09-19T10:43:52","date_gmt":"2024-09-19T08:43:52","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=87108"},"modified":"2024-09-19T10:43:52","modified_gmt":"2024-09-19T08:43:52","slug":"i-beni-comuni-tra-ideale-democratico-e-strumento-neoliberale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=87108","title":{"rendered":"I beni comuni tra ideale democratico e strumento neoliberale"},"content":{"rendered":"<p><strong>DA LA FIONDA (Di Giuseppe Libutti)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Lera-dei-beni-comuni.jpg\" width=\"471\" height=\"265\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Il caso di Roma e del Lazio:<\/strong>\u00a0<strong>la trasformazione dei beni comuni da patrimonio pubblico a interesse privato<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da oltre un decennio, il tema dei \u201cbeni comuni\u201d occupa una posizione centrale nel dibattito pubblico. Tuttavia, affrontare la questione in modo esaustivo risulta complesso, sia per le difficolt\u00e0 legate alla sua definizione precisa, sia per l\u2019individuazione dei contenuti associati, fino alla costruzione di una prospettiva condivisa per la loro tutela.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel 2011, Stefano Rodot\u00e0 ha posto l\u2019accento sull\u2019importanza dei beni comuni, considerandoli fondamentali per il futuro della democrazia. Egli ha evidenziato come la definizione di un elenco dei beni comuni fosse una questione delicata: un\u2019eccessiva inclusione rischiava di banalizzarne il valore. Il punto centrale, tuttavia, era il legame indissolubile tra beni comuni, esercizio dei diritti fondamentali e libero sviluppo della persona. La bandiera dei beni comuni, simbolo di un rinnovato patto democratico con la cittadinanza, \u00e8 stata sventolata da amministrazioni sia di centro-sinistra che di centro-destra, come strumento fondamentale per favorire la partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tuttavia, un\u2019analisi approfondita delle interpretazioni date da diverse amministrazioni rivela che la categoria dei beni comuni, concepita per proteggere i beni collettivi sia dallo sfruttamento privato che dall\u2019inefficienza pubblica, si \u00e8 dimostrata in pratica uno strumento efficace del neoliberismo. Nel Lazio e a Roma, senza soluzione di continuit\u00e0 dal governo Zingaretti all\u2019attuale a guida Rocca, passando per la giunta Gualtieri, le norme varate mostrano come la categoria dei beni comuni venga usata per sottrarre beni alla propriet\u00e0 pubblica, ovvero al controllo del popolo sovrano, e favorirne lo sfruttamento da parte di pochi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tra queste norme, rientrano la Legge della Regione Lazio n. 10 del 2019, il Regolamento sull\u2019utilizzo degli immobili di Roma Capitale per finalit\u00e0 di interesse generale del dicembre 2022 e il Regolamento per l\u2019amministrazione condivisa dei beni comuni di Roma Capitale approvato a maggio 2023. L\u2019analisi di queste leggi evidenzia come il principio di cittadinanza attiva sia, in realt\u00e0, uno strumento ideologico, e come la tanto lodata categoria dei beni comuni porti, in definitiva, alla svalutazione dei beni pubblici, favorendone la privatizzazione. Si delinea cos\u00ec una categoria che esclude anzich\u00e9 includere, rivelandosi un efficace meccanismo neoliberale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Molti dubbi sorgono sull\u2019effettiva utilit\u00e0 delle normative sui beni comuni, poich\u00e9 esse introducono una forma alternativa di propriet\u00e0 pubblica che, tuttavia, non sembra davvero collegata al concetto autentico di \u201cpubblico\u201d. Alla luce di queste riflessioni, risulta difficile sostenere una visione idealizzata dei beni comuni senza una chiara dimostrazione della loro utilit\u00e0 pratica e della legittimit\u00e0 di questa nuova categoria giuridica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non \u00e8 chiaro, infatti, come tale categoria possa essere considerata l\u2019unica alternativa valida alla propriet\u00e0 individuale e, pi\u00f9 in generale, al sistema capitalistico predatorio. Il concetto di appartenenza collettiva di beni utili alla comunit\u00e0 potrebbe essere pi\u00f9 appropriatamente descritto come \u201cpropriet\u00e0 pubblica\u201d, puntando sulla valorizzazione di quest\u2019ultima. Sorprende che, in una democrazia rappresentativa, il concetto di \u201cpubblico\u201d sia stato cos\u00ec ridimensionato a favore di quello di \u201ccomune\u201d, senza comprendere che l\u2019unico modo per garantire l\u2019accesso universale a un bene \u00e8 renderlo pubblico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La normativa appare inoltre carente sotto diversi aspetti, sia nella sua formulazione teorica che nella sua applicabilit\u00e0 pratica. Una formulazione generica, infatti, tende a creare ambiguit\u00e0, che in questo contesto favorisce le forze neoliberali. Nei conflitti per l\u2019accesso alle risorse, senza protezioni adeguate per i soggetti pi\u00f9 deboli, sar\u00e0 sempre il pi\u00f9 forte a prevalere, grazie alla sua capacit\u00e0 di raccogliere informazioni e alla sua maggiore forza contrattuale rispetto al titolare formale del bene comune.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Partendo dal presupposto che un diritto \u00e8 democratico quando \u00e8 creato dai rappresentanti nazionali ed \u00e8 accessibile a tutti i cittadini, inclusi i meno esperti, dovremmo chiederci se l\u2019introduzione di questa nuova categoria sia davvero utile. Una categoria giuridica pu\u00f2 dirsi democratica solo se creata dai rappresentanti nazionali e se nella sua applicazione pratica risulta accessibile a tutti. Nel caso dei beni comuni, la categoria non \u00e8 stata sviluppata dai rappresentanti nazionali, ma introdotta a livello locale senza adeguata trasparenza, risultando discriminatoria poich\u00e9 non garantisce n\u00e9 una definizione univoca n\u00e9 un accesso concreto per tutti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In conclusione, la categoria dei beni comuni, per chi l\u2019ha sostenuta in buona fede, si \u00e8 rivelata un\u2019illusione. A uno sguardo pi\u00f9 attento, essa si rivela per ci\u00f2 che \u00e8:\u00a0 uno strumento neoliberale, il cui successo \u00e8 stato alimentato soprattutto dalla spinta interessata di coloro che si oppongono alla propriet\u00e0 pubblica.<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/09\/18\/i-beni-comuni-tra-ideale-democratico-e-strumento-neoliberale\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/09\/18\/i-beni-comuni-tra-ideale-democratico-e-strumento-neoliberale\/<\/a><\/strong><\/p>\n<div class=\"addtoany_share_save_container addtoany_content addtoany_content_bottom\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DA LA FIONDA (Di Giuseppe Libutti) Il caso di Roma e del Lazio:\u00a0la trasformazione dei beni comuni da patrimonio pubblico a interesse privato. Da oltre un decennio, il tema dei \u201cbeni comuni\u201d occupa una posizione centrale nel dibattito pubblico. 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