{"id":87113,"date":"2024-09-19T11:20:22","date_gmt":"2024-09-19T09:20:22","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=87113"},"modified":"2024-09-19T11:07:46","modified_gmt":"2024-09-19T09:07:46","slug":"nasce-leuropa-del-grande-capitale-il-rapporto-di-draghi-sulla-produttivita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=87113","title":{"rendered":"Nasce l\u2019Europa del grande capitale: il rapporto di Draghi sulla produttivit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><strong>DA L&#8217;ANTIDIPLOMATICO (Di Federico Giusti)<\/strong><\/p>\n<h1 class=\"post-title lg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-87114 aligncenter\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/draghi-300x171.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"171\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/draghi-300x171.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/draghi.jpg 720w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/h1>\n<div class=\"entry-content evo-first-article\" data-evolink=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-nasce_leuropa_del_grande_capitale_il_rapporto_di_draghi_sulla_produttivit\/42819_56690\/\" data-evotitle=\"Nasce l\u2019Europa del grande capitale: il rapporto di Draghi sulla produttivit\u00e0 - Lavoro e Lotte sociali - L'Antidiplomatico\" data-scrollama-index=\"0\">\n<p style=\"text-align: justify\"><em>L\u2019Europa ha perso ampiamente la rivoluzione digitale guidata da Internet e gli aumenti di produttivit\u00e0 che ha portato: infatti, il divario di produttivit\u00e0 tra l\u2019UE e gli Stati Uniti \u00e8 in gran parte spiegato dal settore tecnologico. L\u2019UE \u00e8 debole nelle tecnologie emergenti che guideranno la crescita futura. Solo quattro delle 50 aziende tecnologiche pi\u00f9 importanti al mondo sono europee. Eppure, il bisogno di crescita dell\u2019Europa \u00e8 in aumento. L\u2019UE sta entrando nel primo periodo della sua storia recente in cui la crescita non sar\u00e0 sostenuta dall\u2019aumento della popolazione. Entro il 2040, si prevede che la forza lavoro si ridurr\u00e0 di quasi 2 milioni di lavoratori all\u2019anno. Dovremo fare maggiore affidamento sulla produttivit\u00e0 per guidare la crescita\u2026\u2026<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>L\u2019Europa deve riorientare profondamente i suoi sforzi collettivi per colmare il divario di innovazione con gli Stati Uniti e la Cina, soprattutto nelle tecnologie avanzate. L\u2019Europa \u00e8 bloccata in una struttura industriale statica, con poche nuove aziende che sorgono per sconvolgere le industrie esistenti o sviluppare nuovi motori di crescita. In effetti, non c\u2019\u00e8 nessuna azienda dell\u2019UE con una capitalizzazione di mercato superiore a 100 miliardi di euro che sia stata creata da zero negli ultimi cinquant\u2019anni, mentre tutte le sei aziende statunitensi con una valutazione superiore a 1.000 miliardi di euro sono state create in questo periodo. Questa mancanza di dinamismo si autoavvera.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Poich\u00e9 le aziende dell\u2019UE sono specializzate in tecnologie mature, dove il potenziale di innovazione \u00e8 limitato, spendono meno in ricerca e innovazione (R&amp;I) \u2013 270 miliardi di euro in meno rispetto alle loro controparti statunitensi nel 2021<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Dalla introduzione del Rapporto Draghi<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Fonte :\u00a0 https:\/\/www.eunews.it\/2024\/09\/09\/il-rapporto-draghi-in-italiano\/<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><em>Come nasce il rapporto?<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dopo mesi di studio commissionati a tecnici, docenti, burocrati analisti economici e finanziari, \u00e8 arrivato il rapporto sulla competitivit\u00e0 di Mario Draghi, un insieme di indicazioni che a livello comunitario saranno poi sintetizzate e recepite dalle Commissioni Ue per poi impartire disposizioni vincolanti per i vari paesi membri. La minaccia di infrazione contro i paesi meno obbedienti al rispetto delle norme e ai principi guida europei saranno da oggi in poi strumenti sempre pi\u00f9 utilizzati per consentire alle risorse economiche un utilizzo funzionale agli obiettivi strategici comunitari che poi sono determinati non dai parlamenti o dai popoli ma dai blocchi economici e finanziari dominanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In attesa di una analisi approfondita del testo si capisce che il futuro della Ue sar\u00e0 all&#8217;insegna di decisioni verticistiche calate dall&#8217;alto sui governi nazionali, da qui ad ipotizzare la fine delle sovranit\u00e0 nazionali il passo \u00e8 veramente breve.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L&#8217;Ue, dopo la crisi pandemica e gli effetti nefasti sulla sua economia derivanti dal sostegno alla guerra in Ucraina, prova\u00a0 a rilanciare la sua offuscata immagine centralizzando decisioni rilevanti in materia di economia e finanza, il ruolo delle Commissioni sar\u00e0 dirimente, il Parlamento europeo recepir\u00e0 gli indirizzi calandoli a loro volta sugli stati nazionali che dovranno a loro volta adeguarsi e obbedire. Le misure \u201cconsigliate\u201d si trasformeranno in imperativi categorici di Kantiana memoria, le commissioni sono espressione non solo dei partiti pi\u00f9 forti a livello europeo ma ostaggio di lobby e poteri economici e finanziari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><em>La Ue dei mercati e del capitale necessita di uno Stato forte<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>\u00a0In<\/em>\u00a0<em>primo luogo, sebbene l\u2019Europa debba avanzare con la sua Unione dei Mercati dei Capitali, il settore privato non sar\u00e0 in grado di fare la parte del leone nel finanziamento degli investimenti senza il sostegno del settore pubblico. In secondo luogo, quanto pi\u00f9 l\u2019UE \u00e8 disposta a riformarsi per generare un aumento della produttivit\u00e0, tanto pi\u00f9 aumenter\u00e0 lo spazio fiscale e sar\u00e0 pi\u00f9 facile per il settore pubblico fornire questo sostegno. Questo collegamento sottolinea perch\u00e9 l\u2019aumento della produttivit\u00e0 \u00e8 fondamentale. Ha anche implicazioni per l\u2019emissione di beni comuni sicuri<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Per massimizzare la produttivit\u00e0, sar\u00e0 necessario un finanziamento congiunto per gli investimenti in beni pubblici europei chiave, come l\u2019innovazione rivoluzionaria. Allo stesso tempo, ci sono altri beni pubblici identificati in questo rapporto \u2013 come gli appalti per la difesa o le reti transfrontaliere \u2013 che saranno insufficienti senza un\u2019azione comune. Se le condizioni politiche e istituzionali sono soddisfatte, anche questi progetti richiederebbero un finanziamento comune.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il testo di Draghi sar\u00e0 quindi il vero programma di riforme e controriforme, di interventi in materia di lavoro, economia e finanza per rilanciare la Ue, per raggiungere questo obiettivo servono soldi e l&#8217;dea di una sorta di nuovo e grande PNRR diventa a questo punto a dir poco suggestiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Rispetto al PNRR ci sar\u00e0 tuttavia sempre meno discrezionalit\u00e0 e gli spazi di manovra degli stati nazionali ridotti al lumicino e non \u00e8 detto che\u00a0 il capitale finanziario sia ben disposto ad accordare prestiti onerosi senza le dovute contropartite che poi determineranno processi di privatizzazione, svendita dei beni comuni e milioni di licenziamenti nei settori giudicati non competitivi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il documento Draghi arriva in un momento di grave crisi economica e finanziaria ma anche di crisi politica della Ue con una spinta dell&#8217;elettorato (ormai la met\u00e0 degli aventi diritto al voto) verso posizioni reazionarie, di destra e nazionaliste viste come la sola risposta\u00a0 possibile alle burocrazie\u00a0 e alle politiche di Maastricht, fautori della precariet\u00e0 economica e sociale.\u00a0\u00a0Non corrisponde a verit\u00e0 l\u2019ottimismo draghiano sui sistemi di welfare comunitario che sappiamo essere profondamente diseguali, i paesi poi che avevano un forte e radicato stato sociale lo stanno via via smantellando e quello che si ritiene un punto di forza della Ue in realt\u00e0 ha subito involuzioni e trasformazioni nel corso degli anni , quando si sono de localizzate produzioni verso l\u2019est europeo ove il costo del lavoro era assai ridotto e ove anche il welfare era ai minimi termini, visto come una sorta di antico retaggio del socialismo reale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00a0<strong><em>L\u2019impasse dell\u2019approvvigionamento energetico<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La Ue vuole uscire dall&#8217;impasse in cui ormai di trova evitando di affrontare le cause della stagnazione economica derivante dal picco dei prezzi di gas e petrolio oggi acquistati dagli Usa al doppio dei prezzi pagati alla Russia.\u00a0\u00a0Prova ne sia l&#8217;acquisto a prezzi insostenibili del gas liquefatto che necessita di infrastrutture nuove, ebbene il gas liquefatto \u00e8 comprato dagli Usa che poi sono il paese da cui proviene anche la tecnologia necessarie per le infrastrutture. Alcune parole d&#8217;ordine, ad esempio de carbonizzazione e produttivit\u00e0,\u00a0 sono gi\u00e0 note da qui deriva il bisogno di accelerare i processi innovativi e tecnologici magari con le cosiddette tecnologie duali, utilizzabili in ambito militare e civile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">All&#8217;orizzonte non solo la fusione di aziende competitive ma politiche industriali sinergiche a partire dalla produzione in ambito militare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><em>Decarbonizzazione significa potenziare l\u2019energia alternativa? No si rilancia il nucleare<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In Europa sono ancora molti, troppi, a credere che la svolta green equivalga al rilancio delle energie pulite ripudiando non solo i fossili ma anche il ricorso al nucleare. Il rapporto Draghi smentisce questo luogo comune e oggi tra le energie green si annovare anche quella nucleare rilanciata come alternativa al petrolio<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Citiamo a tal riguardo un passaggio eloquente del Rapporto<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>La decarbonizzazione del sistema energetico e la transizione verde potrebbero migliorare la competitivit\u00e0 dell&#8217;UE in due modi. In primo luogo, ha il potenziale per ridurre radicalmente la dipendenza dalle importazioni. Il piano di obiettivi climatici per il 2040 indica tra 190 e 240 miliardi di metri cubi di importazioni di gas entro il 2030,\u00a0 rispetto ai 334 miliardi di metri cubi del 2021. In secondo luogo, potrebbe favorire la diffusione massiccia di fonti\u00a0 energetiche pulite con bassi costi marginali di generazione, come le energie rinnovabili e il nucleare.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>L&#8217;importanza del &#8220;nuovo nucleare&#8221; per il futuro del sistema energetico Attualmente, dodici Stati membri su 18 utilizzano l&#8217;energia nucleare per produrre elettricit\u00e0 a basse emissioni di carbonio in 100 reattori di potenza (96 GW di capacit\u00e0 netta totale installata). Questo rappresenta circa il 23% della produzione totale di elettricit\u00e0 dell&#8217;UE nel 2023. Questa cifra era del 34% nel 2004. Le centrali nucleari dell&#8217;UE stanno invecchiando e le nuove costruzioni sono notevolmente rallentate. L&#8217;energia nucleare pu\u00f2 contribuire, insieme all&#8217;ampia diffusione delle energie rinnovabili e di altre tecnologie, a raggiungere gli obiettivi climatici dell&#8217;UE e a rafforzare la sicurezza dell&#8217;approvvigionamento.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Allo stesso tempo, la diffusione dell&#8217;energia nucleare contribuisce a garantire un approvvigionamento affidabile e a promuovere la leadership dell&#8217;UE nell&#8217;industria nucleare. L&#8217;energia nucleare ha il vantaggio di essere una fonte di energia neutra per quanto riguarda la produzione di gas a effetto serra, non intermittente e con cicli lunghi nelle sue catene di approvvigionamento che limitano i rischi di dipendenza. Il &#8220;nuovo nucleare&#8221; potrebbe inoltre svolgere un ruolo nei sistemi energetici integrati con un&#8217;alta penetrazione di fonti rinnovabili, fornendo una generazione flessibile.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>\u00a0Inoltre, la nuova generazione di tecnologie nucleari pu\u00f2 contribuire a costruire una catena di approvvigionamento tecnologico competitiva nell&#8217;UE<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><em>I competitor Usa e Cina<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Draghi guarda ai due competitor, Cina ed Usa, con evidente sospetto sapendo che la Ue \u00e8 stata schiacciata da questi due colossi economici ma senza dire che avere inseguito la Nato nella guerra Ucraina \u00e8 stato l\u2019inizio del crollo della economia europea e della crisi sociale e politica che attanaglia i paesi membri. Citiamo a tal riguardo un passo del Rapporto assai eloquente<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>L\u2019UE deve affrontare un possibile compromesso. Una maggiore dipendenza dalla Cina pu\u00f2 offrire il percorso pi\u00f9 economico ed efficiente per raggiungere i nostri obiettivi di decarbonizzazione. Ma la concorrenza statale cinese rappresenta anche una minaccia per le nostre industrie produttive di tecnologia pulita e automobilistica. La decarbonizzazione deve avvenire per il bene del nostro pianeta. Ma affinch\u00e9 diventi anche una fonte di crescita per l\u2019Europa, avremo bisogno di un piano congiunto che abbracci le industrie che producono energia e quelle che consentono la decarbonizzazione, come la tecnologia pulita e l\u2019industria automobilistica.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ci\u00f2 che preoccupa Draghi \u00e8 il nanismo industriale europeo, una definizione del compianto Luciano Gallino, per cui le risorse economiche saranno allocate in settori giudicati trainanti e a beneficio dei grandi colossi industriali che nasceranno nei prossimi anni distruggendo le politiche nazionali e interi assetti produttivi con l&#8217;inevitabile licenziamento di milioni di lavoratori e lavoratrici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><em>Limiti strutturali del capitalismo europeo<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E ancora una volta rinviamo alla fonte per illustrare gli intenti draghiani<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>In primo luogo, all\u2019Europa manca la concentrazione. Articoliamo obiettivi comuni, ma non li sosteniamo definendo priorit\u00e0 chiare o dando seguito ad azioni politiche congiunte. Ad esempio, sosteniamo di favorire l\u2019innovazione, ma continuiamo ad aggiungere oneri normativi alle aziende europee, che sono particolarmente costosi per le PMI e autodistruttivi per quelle dei settori digitali. Pi\u00f9 della met\u00e0 delle PMI in Europa indica gli ostacoli normativi e gli oneri amministrativi come la loro sfida pi\u00f9 grande.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Abbiamo anche lasciato il nostro Mercato Unico frammentato per decenni, il che ha un effetto a cascata sulla nostra competitivit\u00e0. Spinge le aziende a forte crescita all\u2019estero, riducendo a sua volta il bacino di progetti da finanziare e ostacolando lo sviluppo dei mercati dei capitali europei. E senza progetti a forte crescita in cui investire e mercati dei capitali che li finanzino, gli europei perdono l\u2019opportunit\u00e0 di diventare pi\u00f9 ricchi. Anche se le famiglie dell\u2019UE risparmiano di pi\u00f9 rispetto alle loro controparti statunitensi, la loro ricchezza \u00e8 cresciuta solo di un terzo dal 2009.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>In secondo luogo, l\u2019Europa sta sprecando le sue risorse comuni. Abbiamo una grande capacit\u00e0 di spesa collettiva, ma la diluiamo in molteplici strumenti nazionali e comunitari. Ad esempio, non stiamo ancora unendo le forze nell\u2019industria della difesa per aiutare le nostre aziende a integrarsi e a raggiungere una scala. Gli acquisti collaborativi europei hanno rappresentato meno di un quinto della spesa per l\u2019acquisto di attrezzature per la difesa nel 2022.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Inoltre, non favoriamo le aziende europee competitive nel settore della difesa. Tra la met\u00e0 del 2022 e la met\u00e0 del 2023, il 78% della spesa totale per gli acquisti \u00e8 stata destinata a fornitori extra-UE, di cui il 63% agli Stati Uniti. Allo stesso modo, non collaboriamo abbastanza sull\u2019innovazione, anche se gli investimenti pubblici in tecnologie innovative richiedono grandi capitali e le ricadute per tutti sono sostanziali.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Il settore pubblico dell\u2019UE spende in R&amp;I circa quanto gli Stati Uniti come quota del PIL, ma solo un decimo di questa spesa avviene a livello europeo.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>In terzo luogo, l\u2019Europa non si coordina dove \u00e8 importante. Le strategie industriali oggi \u2013 come si vede negli Stati Uniti e in Cina \u2013 combinano molteplici politiche, che vanno dalle politiche fiscali per incoraggiare la produzione nazionale, alle politiche commerciali per penalizzare i comportamenti anticoncorrenziali, alle politiche economiche estere per garantire le catene di approvvigionamento. Nel contesto dell\u2019UE, collegare le politiche in questo modo richiede un alto grado di coordinamento tra gli sforzi nazionali e comunitari. Ma a causa del suo processo decisionale lento e disaggregato, l\u2019UE \u00e8 meno in grado di produrre una risposta di questo tipo. Le regole decisionali europee non si sono evolute in modo sostanziale con l\u2019allargamento dell\u2019UE e con l\u2019aumento dell\u2019ostilit\u00e0 e della complessit\u00e0 dell\u2019ambiente globale che dobbiamo affrontare. Le decisioni vengono in genere prese questione per questione, con molteplici veti lungo il percorso.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un cambiamento di rotta all\u2019orizzonte rispetto alle scelte operate negli ultimi 30 anni all\u2019insegna del pareggio di bilancio, della contrazione della spesa pubblica e dei processi di delocalizzazione che hanno portato interi ambiti della produzione ad essere dislocati proprio dove il costo del lavoro risultava inferiore e minori le tutele collettive.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><em>Merito e produttivit\u00e0<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma sono proprio le culture del merito e della competitivit\u00e0 i fari guida dei processi analizzati da Draghi e ritenuti indispensabili per il rilancio della Ue. La odierna e futura competitivit\u00e0 non sar\u00e0 legata quindi alla riduzione del costo del lavoro ma ai processi tecnologici che impegneranno gli stati nazionali s reperire risorse svuotando il welfare, la previdenza pubblica per indirizzare fiumi di denaro verso i settori giudicati emergenti<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Viene quasi da ridere se pensiamo che lo stesso Draghi, uno dei padrini delle politiche della austerit\u00e0 , \u00e8 stato anche fautore della concorrenza interna ai paesi Ue che ha di fatto ritardato la nascita di concentrazioni industriali e finanziarie delle quali oggi la Ue necessita se non vuole essere schiacciata dal colosso imperialista Usa<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><em>La svolta green<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019Europa vive oggi una grave crisi di approvigionamento energetico e per questo sta ripensando al nucleare per non creare eccessiva dipendenza dalla Cina come \u00e8 accaduto per decenni rispetto alla Russia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La svolta green non sar\u00e0 alternativa in toto agli idrocarburi ma resta innegabile che proprio la svolta delle auto elettriche veda in grave ritardo i paesi europei e la stessa Germania che annuncia, per la prima volta, la chiusura di tanti siti produttivi nel settore meccanico. Particolarmente rilevante \u00e8 la tendenza alla guerra e all&#8217;economia di guerra ove si parla di investire risorse e ricerche per la sicurezza comunitaria , l&#8217;idea \u00e8 quella di unire le aziende belliche nazionali costruendo sinergie e prodotti comuni per competere con il made in Usa. Queste politiche determinano il progressivo aumento delle spese militari a mero discapito di quelle sociali, della spesa previdenziale e delle politiche salariali<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><em>\u00a0L\u2019esercito europeo<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da qui nasce anche il progetto di un esercito europeo che in proprio , e con la Nato, sia presente nelle aree nevralgiche del Globo per depredarle dei prodotti necessari per le nuove tecnologie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E si comprende bene la posta in gioco quando Draghi parla di riformare la stessa Ue come stato centralizzato per centralizzare in poche mani i processi decisionali, uno Stato insomma che sappia investire nell&#8217;economia di guerra e non abbia punti deboli tra i quali\u00a0 la democrazia partecipativa ai processi decisionali.E&#8217; quindi in atto una svolta autoritaria e militarista della Ue, non senza una controriforma degli aspetti decisionali con il voto a maggioranza qualificata su tutte le questioni dirimenti,\u00a0 con un grande stato comunitario disposto a rispolverare\u00a0\u00a0keynesismo militare e intervento pubblico,\u00a0 di tollerare un debito comune al fine di sviluppare innovazione tecnologica, economia green e industria militare.\u00a0 E quando , solo pochi anni or sono, sostenevamo che il documento denominato Bussola Europea era l\u2019inizio di una nuova era colonialista e imperialista europea il movimento pacifista italiano evitava di affrontare il problema perdendosi in sterili dibattiti ideologici sulla non violenza<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00a0<strong><em>L\u2019asset finanziario<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>\u00a0Per digitalizzare e decarbonizzare l\u2019economia e aumentare la capacit\u00e0 di difesa dell\u2019UE, il tasso di investimento totale in rapporto al PIL dovr\u00e0 aumentare di circa 5 punti percentuali del PIL dell\u2019UE all\u2019anno, fino a raggiungere i livelli registrati negli anni \u201960 e \u201970. Per fare un paragone, gli investimenti aggiuntivi forniti dal Piano Marshall nel 1948-51 ammontavano annualmente a circa l\u20191-2% del PIL dei Paesi beneficiari. Questa relazione contiene simulazioni della Commissione europea e del FMI che valutano se un aumento cos\u00ec massiccio degli investimenti sia macroeconomicamente sostenibile e, in caso affermativo, come l\u2019Europa possa sbloccare investimenti di queste dimensioni. I risultati suggeriscono che la spinta agli investimenti possa essere effettuata senza che l\u2019economia si trovi in difficolt\u00e0 con l\u2019offerta, e che la mobilitazione dei finanziamenti privati sar\u00e0 fondamentale a questo proposito. Tuttavia, \u00e8 improbabile che il settore privato sia in grado di finanziare la maggior parte di questi investimenti\u00a0 senza il sostegno del settore pubblico. L\u2019aumento della produttivit\u00e0 sar\u00e0 fondamentale per allentare i vincoli sullo spazio fiscale per i governi e consentire questo sostegno. Ad esempio, un aumento del 2% del livello di produttivit\u00e0 totale dei fattori entro dieci anni potrebbe gi\u00e0 essere sufficiente a coprire fino a un terzo della spesa fiscale richiesta. Le implicazioni principali per l\u2019UE sono due. In primo luogo, sar\u00e0 essenziale integrare i mercati dei capitali europei per incanalare meglio gli elevati risparmi delle famiglie verso investimenti produttivi nell\u2019UE. In secondo luogo, quanto pi\u00f9 l\u2019UE \u00e8 disposta a riformarsi per generare un aumento della produttivit\u00e0, tanto pi\u00f9 facile sar\u00e0 per il settore pubblico sostenere la spinta agli investimenti. Questo collegamento sottolinea perch\u00e9 l\u2019aumento della produttivit\u00e0 \u00e8 cos\u00ec fondamentale. Ha anche implicazioni per l\u2019emissione di beni comuni sicuri. Per massimizzare la produttivit\u00e0, sar\u00e0 necessario un finanziamento congiunto per gli investimenti in beni pubblici europei fondamentali, come l\u2019innovazione rivoluzionaria. Allo stesso tempo, ci sono altri beni pubblici identificati in questa relazione \u2013 come la spesa per la difesa o le reti transfrontaliere \u2013 che non saranno forniti senza un\u2019azione comune. Se le condizioni politiche e istituzionali saranno soddisfatte, questi progetti richiederanno anche un finanziamento comune.<\/em><\/p>\n<p>Chiudiamo sugli aspetti finanziari e sulla emissione\u00a0<em>\u00a0di asset sicuri comuni per finanziare progetti di investimento congiunti,\u00a0<\/em>parliamo di una finanza destinata a fare la parte del leone nella futura Ue ponendo fine al contenimento del debito che per anni \u00e8 stato il faro guida delle politiche europee sotto la guida della Germania che oggi invece paga il maggiore scotto derivante dalla guerra in Ucraina.<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-nasce_leuropa_del_grande_capitale_il_rapporto_di_draghi_sulla_produttivit\/42819_56690\/\">https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-nasce_leuropa_del_grande_capitale_il_rapporto_di_draghi_sulla_produttivit\/42819_56690\/<\/a><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"articolo-scrollevo\" data-firstevosend=\"0\" data-evosend=\"1\">\n<div class=\"evo-articolo-spons evostep\" data-evosend=\"1\" data-evolink=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-cos_la_scienza_chiesto_a_carlo_rovelli\/5496_56714\/\" data-evotitle=\"Cos\u2019\u00e8 la scienza? Chiesto a Carlo Rovelli\" data-scrollama-index=\"0\">\n<div class=\"evo-articolo-spons-logo\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DA L&#8217;ANTIDIPLOMATICO (Di Federico Giusti) L\u2019Europa ha perso ampiamente la rivoluzione digitale guidata da Internet e gli aumenti di produttivit\u00e0 che ha portato: infatti, il divario di produttivit\u00e0 tra l\u2019UE e gli Stati Uniti \u00e8 in gran parte spiegato dal settore tecnologico. L\u2019UE \u00e8 debole nelle tecnologie emergenti che guideranno la crescita futura. Solo quattro delle 50 aziende tecnologiche pi\u00f9 importanti al mondo sono europee. Eppure, il bisogno di crescita dell\u2019Europa \u00e8 in aumento. 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