{"id":87284,"date":"2024-10-02T10:15:13","date_gmt":"2024-10-02T08:15:13","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=87284"},"modified":"2024-10-02T02:55:08","modified_gmt":"2024-10-02T00:55:08","slug":"lo-sfruttamento-del-lavoro-va-di-gran-moda-anche-nei-marchi-del-lusso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=87284","title":{"rendered":"Lo sfruttamento del lavoro va di gran moda anche nei marchi del lusso"},"content":{"rendered":"<p><strong>da L&#8217;INDIPENDENTE ONLINE (Marina Savarese)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-87285 size-full\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/shutterstock_2413966753.jpg\" alt=\"\" width=\"1000\" height=\"666\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/shutterstock_2413966753.jpg 1000w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/shutterstock_2413966753-300x200.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/shutterstock_2413966753-768x511.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/p>\n<p>Le settimane della moda si susseguono come sempre, tra sfilate pi\u00f9 o meno spettacolari, conferme di marchi noti e nuove uscite di storiche case di moda affidate a nuovi direttori creativi che ne dovrebbero risollevare le sorti (<i>e l\u2019immagine<\/i>). Il tutto per\u00f2, quest\u2019anno, avviene all\u2019ombra di fatturati in calo e degli accadimenti degli ultimi mesi che hanno lasciato una patina opaca sullo scintillante mondo del lusso. Dopo le indagini dell\u2019antitrust degli scorsi mesi su alcune societ\u00e0 dei gruppi Armani e Dior \u00abper possibili condotte illecite nella promozione e nella vendita di articoli e di accessori di abbigliamento\u00bb, e le notizie degli ultimi giorni sulle aziende di pelletteria del distretto toscano controllate da Gucci pronte a mandare in cassa integrazione circa 320 dipendenti, arriva anche la comunicazione di alcune ditte in Romania abbandonate senza troppi preavvisi dai marchi di lusso perch\u00e9 la produzione era diventata \u201ctroppo costosa\u201d.<\/p>\n<h2>Un gioco al ribasso<\/h2>\n<figure id=\"attachment_123821\" class=\"wp-caption alignnone\" aria-describedby=\"caption-attachment-123821\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-123821 size-full entered td-animation-stack-type0-2 litespeed-loaded\" src=\"https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/shutterstock_2508928873.jpg\" alt=\"\" width=\"1000\" height=\"667\" data-lazyloaded=\"1\" data-src=\"https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/shutterstock_2508928873.jpg\" data-srcset=\"https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/shutterstock_2508928873.jpg 1000w, https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/shutterstock_2508928873-300x200.jpg 300w, https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/shutterstock_2508928873-768x512.jpg 768w, https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/shutterstock_2508928873-630x420.jpg 630w, https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/shutterstock_2508928873-150x100.jpg 150w, https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/shutterstock_2508928873-600x400.jpg 600w, https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/shutterstock_2508928873-696x464.jpg 696w\" data-sizes=\"(max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" data-ll-status=\"loaded\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-123821\" class=\"wp-caption-text\">\nNegli scorsi mesi ci sono state delle indagini da parte dell\u2019antitrust nei confronti di alcune societ\u00e0 dei gruppi Armani e Dior \u00abper possibili condotte illecite nella promozione e nella vendita di articoli e di accessori di abbigliamento\u00bb<\/figcaption><\/figure>\n<p>Affermazioni che strappano un sorriso amaro, amarissimo, tanto sembrano delle prese in giro. Marchi che vendono i loro prodotti a prezzi esorbitanti, lontanissimi dal loro valore reale (ma anche percepito), che si lamentano per rialzi minimi dei costi di produzione: sembra una barzelletta, ma \u00e8 la triste verit\u00e0. Quella di un settore che da anni ha impostato il proprio lavoro su un unico imperativo:<b>\u00a0ridurre i costi per aumentare i margini di guadagno<\/b>\u00a0(di chi sta ai vertici e degli azionisti, visto che si tratta di gruppi quotati in borsa). Per fare ci\u00f2 si pu\u00f2 decidere di andare a produrre molto lontano, delocalizzando dall\u2019altra parte del mondo dove i prezzi sono decisamente competitivi e dove l\u2019occhio non vede le condizioni in cui sono costretti a lavorare i dipendenti, ma anche appoggiarsi a distretti pi\u00f9 raggiungibili, come quello che si era sviluppato in Romania nel corso degli ultimi trent\u2019anni.<\/p>\n<p>Aziende specializzate nella lavorazione della pelle, con un discreto\u00a0<i>know how<\/i>, bassi costi di manodopera e comunque in Europa, alle quali affidare i processi di realizzazione del prodotto tranne un paio; i soliti \u201cdue passaggi\u201d sufficienti ad ottenere il permesso di essere etichettati \u201c<i>Made in Italy<\/i>\u201d. Un gioco, a due passi dal nostro Paese, che ha fatto sviluppare un intero settore e che ha funzionato per diverse decine di anni, fino a che non\u00a0<b>\u00e8 iniziata una lenta contrazione che sta portando moltissime ditte alla chiusura<\/b>. L\u2019aumento del salario minimo per i dipendenti, portato a circa 740 euro lordi al mese, ha fatto alzare i prezzi di produzione rendendo il paese meno competitivo. In assenza di condizioni vantaggiose (<b>stiamo parlando di aumenti minimi su articoli prodotti a 50\u20ac e che vengono rivenduti a 2600\u20ac<\/b>), si tagliano le commesse, si abbandonano i propri fornitori e tanti cari saluti.<\/p>\n<p><b>Nessuna considerazione per le relazioni umane e professionali di lunga durata<\/b>, per gli sforzi compiuti in passato nel realizzare ordini in tempi strettissimi, per cercare di assecondare richieste al ribasso e veri e propri ricatti al suono di \u00abse non me lo fai tu per questo prezzo, me lo far\u00e0 un altro\u00bb.\u00a0\u00a0<b>Il lusso non guarda in faccia a nessuno<\/b>. Tanto meno alle condizioni delle persone che lavorano per loro (anche se millantano codici etici e mettono la sostenibilit\u00e0 in bella mostra sui loro siti come grande pilastro delle loro collezioni).<\/p>\n<h2>Rientro in Italia: a che condizioni?<\/h2>\n<p><b><a href=\"https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Sfrutamento-nellalta-moda.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-123819 entered td-animation-stack-type0-2 litespeed-loaded\" src=\"https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Sfrutamento-nellalta-moda-1024x576.png\" alt=\"\" width=\"696\" height=\"392\" data-lazyloaded=\"1\" data-src=\"https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Sfrutamento-nellalta-moda-1024x576.png\" data-srcset=\"https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Sfrutamento-nellalta-moda-1024x576.png 1024w, https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Sfrutamento-nellalta-moda-300x169.png 300w, https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Sfrutamento-nellalta-moda-768x432.png 768w, https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Sfrutamento-nellalta-moda-747x420.png 747w, https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Sfrutamento-nellalta-moda-150x84.png 150w, https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Sfrutamento-nellalta-moda-600x338.png 600w, https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Sfrutamento-nellalta-moda-696x392.png 696w, https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Sfrutamento-nellalta-moda-1068x601.png 1068w, https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Sfrutamento-nellalta-moda.png 1280w\" data-sizes=\"(max-width: 696px) 100vw, 696px\" data-ll-status=\"loaded\" \/><\/a><\/b><\/p>\n<p><b>Molti marchi hanno deciso di riportare parte della produzione in Italia<\/b>. Per favorire le maestranze locali e dare lustro all\u2019artigianato? Non esattamente. Nemmeno nel nostro paese le cose vanno come dovrebbero\u2026 gi\u00e0 da tempo. <b>Chi lavora nella moda sa benissimo quanto oscure e frammentate siano le filiere<\/b>: esistono fornitori di primo livello, direttamente in contatto con i marchi, e poi esiste un\u2019intricata rete di fornitori di secondo livello ai quali subappaltare il lavoro.\u00a0<b>Una filiera cos\u00ec spezzettata consente di abbassare i costi di fornitura<\/b>, andando per\u00f2 incontro a fenomeni di sfruttamento del lavoro. Si lavora in nero, si lavorano tantissime ore, a ritmi serrati, senza dispositivi di sicurezza per permettere di andare pi\u00f9 veloci, in locali dove si mangia, lavora e dorme. Questo \u00e8 quanto emerso dalle ultime indagini di quest\u2019anno, che hanno messo in luce pratiche radicate da tempo e che, purtroppo, fanno parte di una politica d\u2019impresa orientata all\u2019aumento del profitto.\u00a0<b>I committenti giocano al ribasso<\/b>, tagliano i prezzi usando ricatti ben poco mascherati, non permettendo alle aziende produttrici di pagare salari degni n\u00e9 tanto meno contributi. Un disastro, anche da queste parti, per cui moltissime realt\u00e0 sono state costrette a chiudere (<b>nel solo distretto toscano si contano, ad oggi, 304 chiusure<\/b>, di cui 182 manifatture del settore pelletteria).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Rilanciare il settore sembra sempre pi\u00f9 difficile<\/b>; redimere peccatori recidivi ancora di pi\u00f9. C\u2019\u00e8 chi parla di sviluppare delle\u00a0 vere e proprie politiche di filiera, che in qualche modo possano reimpostare i rapporti produttivi in un\u2019ottica di stabilit\u00e0 e responsabilit\u00e0 maggiore a carico delle aziende committenti. Forse pi\u00f9 auspicabile un miracolo.<\/p>\n<p>Le regole sulla\u00a0<b><i>due diligence<\/i><\/b>, approvate nel maggio scorso dal parlamento europeo e destinate ad entrare in vigore in tutti gli stati membri a partire dal 2027, parlano di \u00abobbligo per le aziende con pi\u00f9 di mille dipendenti e un fatturato superiore ai 450 milioni di euro a gestire attentamente gli impatti sociali e ambientali lungo l\u2019intera filiera, compresi i fornitori diretti e indiretti, e le proprie attivit\u00e0<i>\u00bb<\/i>.<\/p>\n<p>Con lo spettro di sanzioni economiche per le aziende che non rispettano le regole, chiss\u00e0 se le grandi case del lusso inizieranno ad agire in maniera differente o inventeranno nuovi sistemi per aggirare l\u2019ostacolo e mantenere saldi fatturati milionari sulle spalle di lavoratori sfruttati e piccoli imprenditori ridotti al lastrico.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<\/strong>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lindipendente.online\/2024\/10\/01\/lo-sfruttamento-del-lavoro-va-di-gran-moda-anche-nei-marchi-del-lusso\/\">https:\/\/www.lindipendente.online\/2024\/10\/01\/lo-sfruttamento-del-lavoro-va-di-gran-moda-anche-nei-marchi-del-lusso\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da L&#8217;INDIPENDENTE ONLINE (Marina Savarese) Le settimane della moda si susseguono come sempre, tra sfilate pi\u00f9 o meno spettacolari, conferme di marchi noti e nuove uscite di storiche case di moda affidate a nuovi direttori creativi che ne dovrebbero risollevare le sorti (e l\u2019immagine). 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