{"id":87295,"date":"2024-10-03T10:40:06","date_gmt":"2024-10-03T08:40:06","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=87295"},"modified":"2024-10-02T11:58:57","modified_gmt":"2024-10-02T09:58:57","slug":"lattualita-della-politica-estera-italiana-in-medio-oriente-1955-1990","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=87295","title":{"rendered":"L\u2019attualit\u00e0 della politica estera italiana in Medio Oriente (1955-1990)"},"content":{"rendered":"<p><strong>DA LA FIONDA (Di Roberto Valtolina)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/syria-1034467_960_720.jpg\" width=\"386\" height=\"257\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il 12 settembre \u00e8 uscito\u00a0<em><a href=\"https:\/\/www.ibs.it\/the-masquerade-reloaded-nuova-ediz-libro-maurizio-fiorentini-roberto-valtolina\/e\/9791281539051?srsltid=AfmBOooN7mvad5tcnt7X_kJrFX5wVrMKEoUXYCoSxP4g_P___XnPS-Hk\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">The masquerade reloaded<\/a><\/em><a id=\"_ftnref1\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/10\/02\/lattualita-della-politica-estera-italiana-in-medio-oriente-1955-1990\/#_ftn1\">[1]<\/a>, libro che riesplora ci\u00f2 che \u00e8 accaduto in Italia dalla formazione delle Brigate Rosse agli strascichi del delitto Moro. La trama dell\u2019inchiesta \u00e8 innervata da Aldo Moro, Bettino Craxi e Giulio Andreotti, figure tramite le quali l\u2019autore di queste righe prende spunto per analizzare il filone aureo della diplomazia e della politica estera italiana dispiegatosi dalla seconda met\u00e0 degli anni \u201850 ai primi anni \u201890 del XX secolo. L\u2019approfondimento che segue intende illuminare la sublime intelligenza politica dell\u2019ex ministro delle Finanze Rino Formica, che in una lettera spedita nel 2018 al membro della Commissione Moro 2 Gero Grassi individua le radici dell\u2019attuale male politico italiano alla sconfitta rimediata \u2013 durante il sequestro Moro \u2013 dagli esploratori italiani di un ordine multipolare alternativo a quello vigente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dunque, gli anni della segreteria democristiana di Aldo Moro si dispiegano dal 1959 ai primi giorni del 1964 e coincidono in buona misura con la terza legislatura repubblicana, un quinquennio di transizione per l\u2019azione internazionale dell\u2019Italia. L\u2019apertura a sinistra della Dc modifica equilibri quasi decennali, rendendo pi\u00f9 stretto l\u2019intreccio tra politica interna ed estera e accentuando il ruolo dell\u2019Italia come Paese di frontiera, all\u2019incrocio tra le direttrici Est-Ovest e Nord-Sud delle relazioni internazionali. Il ruolo dell\u2019Italia \u00e8 rafforzato da novit\u00e0 come i primi successi della costruzione europea, l\u2019avvio della decolonizzazione e le mutate condizioni per il rapporto con l\u2019Urss e il blocco comunista. L\u2019ingresso nell\u2019Organizzazione delle Nazioni Unite nel 1955 e la crescita impetuosa dell\u2019economia nazionale negli anni del boom, spingono l\u2019Italia verso la ricerca di mercati di sbocco. Per gli anglo-americani l\u2019area mediorientale, composta da ex colonie anglo-francesi, \u00e8 decisiva per limitare l\u2019influenza sovietica: nel 1952 la Turchia entra nella Nato e nel \u201855 Turchia e Iraq firmano il Patto di Baghdad, sostenuto da Stati Uniti e Inghilterra in ottica anti-comunista. Consapevole del contesto ma conscio che il Mediterraneo non \u00e8 un oceano che divide nettamente il nord dal sud e l\u2019ovest dall\u2019est e dunque richiede forme di collaborazione tra le sue sponde, il primo ministro Dc Amintore Fanfani sgancia una parte della politica estera italiana dall\u2019atlantismo degasperiano e intraprende una politica mediterranea e mediorientale che cerca un modus vivendi fra Israele e i Paesi arabi. \u00c8 una politica di equidistanza che segue sia l\u2019ispirazione di Giorgio La Pira, che auspica la coabitazione fra le religioni del Libro, sia la necessit\u00e0 di fornire sostegno e legittimazione istituzionale alla politica energetica dell\u2019Eni di Enrico Mattei e al suo tentativo di rompere il cartello petrolifero delle \u00abSette sorelle\u00bb, per acquisire fonti autonome di approvvigionamento di petrolio greggio. L\u2019Italia vuole creare una propria area di influenza: sposa la causa Terzomondista e si presenta agli Stati appena nati come un partner affidabile e rispettoso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il preambolo dell\u2019asse Fanfani-Mattei \u00e8, nel \u201855, l\u2019elezione al Quirinale di Giovanni Gronchi, molto legato a Mattei. \u00c8 il Presidente della Repubblica a legittimare e a favorire la politica dell\u2019Eni in Medio Oriente: Gronchi non si fa remore di impiegare il proprio ufficio per esternare le proprie vedute politiche e realizza con Fanfani un\u2019alleanza programmatica in politica estera. Mattei aveva fondato il 10 febbraio 1953 l\u2019Eni, un\u2019azienda che riunisce come controllate tutte le partecipazioni statali che gestiscono gli idrocarburi, tra cui Agip, Snam, Anic, Stanic, Romsa ed Ente nazionale metano. Nel nome della pace e della cooperazione economica per lo sviluppo, Mattei apre al Medio Oriente, alla Russia, alla Cina e all\u2019Iran, con i suoi accordi diretti coi Paesi fornitori, a cui offre condizioni molto pi\u00f9 favorevoli rispetto alle Sette Sorelle. Da ministro degli Esteri, Moro si avvarr\u00e0 di questi legami quando, nel maggio 1971, si recher\u00e0 in Libia dal ra\u00ecs Gheddafi: l\u2019accordo da 42 miliardi di lire nato fra il governo libico e la Snam Progetti (societ\u00e0 dell\u2019Eni) per la costruzione di una raffineria in Libia consentir\u00e0 alle aziende pubbliche e private italiane di assumere un ruolo importante nell\u2019economia libica. Nel 1955 l\u2019Eni attua la sua prima rilevante operazione estera in Egitto, con una quota di partecipazione nella International Egyptian Oil Company, e due anni dopo acquisisce il 51% della Compagnie Orientale des Petroles d\u2019Egypte, operante soprattutto nel Sinai, contribuendo a realizzare l\u2019oleodotto Suez-Cairo. In Egitto esordisce l\u2019innovativa formula Mattei, basata sulla creazione di una societ\u00e0 paritetica fra Paese produttore e Paese consumatore, con il secondo (in questo caso l\u2019Italia) che anticipa le spese necessarie per la ricerca degli idrocarburi. Nel 1957 l\u2019Eni esporta questo modello di accordo in Iran e nasce una societ\u00e0 paritetica tra l\u2019Agip mineraria e la National Iranian Oil Company. Dal 1957 al 1962 Mattei punta sulla distribuzione in Africa, accordandosi con i vari governi nazionali su ricerche, estrazione, raffinazione e distribuzione. L\u2019Eni fa circolare societ\u00e0 per la distribuzione dei carburanti in Marocco, Tunisia, Ghana. Inutile segnalare qual \u00e8 il blocco di Yalta a giovarsi della morte di Mattei, avvenuta il 28 ottobre 1962, per il sabotaggio del suo aereo nel cielo di Bascap\u00e8. L\u2019evolversi della situazione mediterranea e mediorientale si salda con la nascita del movimento dei \u00abnon allineati\u00bb. Fanfani esalta il ruolo delle Nazioni Unite, che nella sua visione rappresentano un foro cruciale per assicurare la risoluzione concertata delle controversie internazionali e per superare la politica di potenza, in vista dell\u2019uguaglianza tra i soggetti internazionali. All\u2019ottavo Congresso nazionale della Dc, tenutosi a Napoli dal 27 al 31 gennaio 1962, Moro parla di \u00abvincoli di amicizia e di collaborazione con altri popoli particolarmente vicini per storia, civilt\u00e0, interessi comuni all\u2019Italia, soprattutto nell\u2019America latina e nel bacino del Mediterraneo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lo sviluppo moroteo della linea Fanfani-Mattei si deve all\u2019esito negativo, per la Dc e per il centro-sinistra, delle elezioni 1968: Moro perde il ruolo di leader Dc e vive una parentesi di emarginazione politica. Ma nell\u2019agosto \u201869 Moro diviene ministro degli Esteri nel secondo governo Rumor, carica mantenuta fino alle elezioni del 1972. Nel quadriennio, Moro aggiorna le posizioni che esistono in seno alla struttura diplomatica italiana, all\u2019epoca brillantemente rappresentate da Roberto Ducci e Roberto Gaja. Il favore verso la diplomazia multilaterale e la cooperazione internazionale, il sostegno al processo d\u2019integrazione europea, lo sforzo di costruire una rete di rapporti economici e politici con l\u2019Unione Sovietica e i regimi limitrofi e il delinearsi di un orientamento filoarabo nell\u2019azione italiana in Medio Oriente sono indirizzi strategici che Moro assimila come linee guida della sua azione di ministro. Al centro delle preoccupazioni morotee c\u2019\u00e8 la questione mediorientale. Il politico di Maglie sostiene gli sforzi di mediazione ispirati dalle Nazioni Unite per applicare la risoluzione 242 del Consiglio di Sicurezza: oltre alla libert\u00e0 di circolazione nelle vie d\u2019acqua internazionali e una soluzione al problema dei rifugiati, chiede a Israele di ritirarsi dai territori occupati nel 1967 e afferma la necessit\u00e0 che lo Stato ebraico e gli Stati della regione ottengano garanzie di rispetto della propria sovranit\u00e0 territoriale. Volendo tenere aperti i canali di collaborazione con gli Stati arabi moderati come il Libano e la Giordania, Moro pensa che il conflitto arabo-israeliano vada controllato limitando gli armamenti presenti nella regione. Nella primavera 1970 l\u2019Italia presenta un progetto di embargo sulle forniture in Medio Oriente, per controllarne l\u2019afflusso tramite l\u2019istituzione di una Commissione di controllo Onu composta dai grandi Paesi produttori: Usa, Urss, Gran Bretagna, Francia, Italia, Cecoslovacchia, Ungheria, Belgio e Svezia. La proposta italiana cade nel vuoto per lo scetticismo statunitense e delle altre potenze. Una situazione molto simile maturer\u00e0 a cavallo tra gli anni \u201880 e \u201890, quando<em>\u00a0<\/em><strong>gli Usa avverseranno Andreotti per la politica\u00a0<\/strong><em>di distensione con la Russia\u00a0di Gorba\u010d\u00ebv e viene eletto George H.W. Bush, candidato delle potenze internazionali delle industrie di armamenti.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La politica mediorientale di Moro assume coloriture ancor pi\u00f9 filoarabe: paradigmatico \u00e8 il rifiuto italiano di concedere agli Stati Uniti la base di Sigonella per trasferire una fornitura di aerei F-4 Phantom ad Israele, nei primi mesi del 1971. Dopo la guerra dell\u2019ottobre \u201873, le minacce degli Stati arabi e la crisi petrolifera, in Italia il terrorismo palestinese sparge sangue: il 17 dicembre 1973 un attentato compiuto da\u00a0<em>Settembre nero<\/em>\u00a0colpisce un aereo Pan Am all\u2019aeroporto di Fiumicino: 32 i morti. Il 23 gennaio 1974, nel suo discorso alla Commissione Esteri del Senato, il ministro Moro afferma che Israele deve ritirarsi senza porre condizioni dai territori conquistati nel \u201967 e auspica la tutela dei \u00abdiritti nazionali del popolo palestinese\u00bb, che cerca migliori condizioni economiche e \u00abuna patria\u00bb. \u00c8 il salto di qualit\u00e0 nelle relazioni italo-palestinesi che porta al \u201cLodo Moro\u201d, una politica attuata dai vertici delle Istituzioni italiane: i terroristi palestinesi transitano in Italia (anche provvisti di armi) rinunciando ad azioni terroristiche. Una prima fase informale \u00e8 gestita dai nostri Servizi dal \u201869 al \u201873, su iniziativa del Ministero degli Esteri e il sostegno dei dicasteri dell\u2019Interno e della Giustizia; la seconda fase, pi\u00f9 formale, \u00e8 sviluppata dalla Farnesina dal \u201874. Il preambolo del Lodo Moro \u00e8 da ricondurre all\u2019azione di Giangiacomo Feltrinelli, l\u2019editore che alla fine degli anni \u201860 si leg\u00f2 a George Habash e al Fronte popolare per la liberazione della Palestina, finanziando \u2013 con il benestare sovietico \u2013 tre forniture di armi destinate alla resistenza palestinese. \u00c8 da ricondurre alla complessit\u00e0 del suo approccio l\u2019ostilit\u00e0 mostrata da Henry Kissinger e, pi\u00f9 in generale, da Washington, nei confronti di Moro. Il rifiuto dei metodi della politica di potenza che definirono l\u2019approccio dello statista di Maglie in ambito estero era inconciliabile con l\u2019\u00abarroganza della fortuna\u00bb e del potere che, secondo la definizione di Ducci, qualific\u00f2 l\u2019azione degli Usa di Nixon.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 incontrovertibile l\u2019inconciliabilit\u00e0 tra le posizioni di Bettino Craxi e Giulio Andreotti in merito al sequestro Moro. Eppure, l\u2019accordo politico intessuto dal leader Psi e dal leader Dc dopo il 9 maggio 1978 trova la sua migliore espressione nel rinnovo dei motivi profondi della politica estera morotea. I due politici vogliono fare dell\u2019Italia l\u2019attore geopolitico cruciale per l\u2019avvio di un rinnovato clima di distensione tra Est e Ovest, venuto meno per lo scoppio, tra il 1977 e il 1979, della \u201cseconda Guerra fredda\u201d, provocata dalla volont\u00e0 sovietica di installare i missili SS20 a raggio intermedio, puntati verso Ovest, al fine di ottenere una superiorit\u00e0 strategica in Europa. Nel \u201979, la Nato replica installando gli euromissili, soprattutto sul territorio italiano, e il quadro internazionale peggiora: a dicembre l\u2019Urss invade l\u2019Afghanistan, gli Usa boicottano i Giochi Olimpici di Mosca del 1980, l\u2019amministrazione Carter impone l\u2019embargo sull\u2019esportazione in Urss di prodotti agroalimentari e chimici; in Polonia, nel dicembre \u201881, c\u2019\u00e8 il colpo di Stato del generale Jaruzelski.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dall\u2019agosto 1983 all\u2019aprile 1987 Craxi Primo ministro e Andreotti ministro degli Esteri conducono una saggia politica estera che realizza un moderato atlantismo non servile agli Stati Uniti. Per le sue relazioni con l\u2019Urss Andreotti \u00e8 il primo ministro degli Esteri occidentale a essere ricevuto dal Segretario del Pcus Konstantin \u010cernenko dopo la morte del direttore del Kgb Jurij Andropov, il 23 aprile 1984. Nel solco di queste feconde relazioni il governo Craxi ottiene il principale risultato dell\u2019azione diplomatica dispiegata. Nell\u2019aprile 1985 il leader del Psi, primo premier di un Paese Nato a incontrare il futuro padre della perestrojka Michail Gorba\u010d\u00ebv (il mese prima eletto segretario generale del Pcus), saluta con un\u2019apertura di credito la proposta sovietica di dilazione sull\u2019installazione degli SS20. A Mosca, Craxi e Gorba\u010d\u00ebv discutono di prospettive europee per quasi 4 ore e pongono le basi per lo sviluppo di nuove forme di cooperazione culturale, scientifica ed economica tra Italia e Urss, il cui leader ribadisce il senso di appartenenza alla comune casa europea. Nel settembre \u201885, al diplomatico italiano Giovanni Migliuolo \u00e8 conferito \u201cl\u2019Ordine dell\u2019Amicizia tra i Popoli\u201d, unico capo di una missione diplomatica occidentale in Unione Sovietica a ricevere l\u2019onorificenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quando Antonio Badini \u00e8 consigliere diplomatico di Craxi, la diplomazia italiana \u00e8 la punta di lancia per la ricerca di stabilit\u00e0 nel Mediterraneo. Sulla scia di una intraprendente proiezione mediterranea, l\u2019Italia mantiene intensi legami sia con il mondo arabo sia con Israele. Nei primi mesi dell\u201985 Craxi e Andreotti lavorano a un progetto di Confederazione tra Giordania e Palestina: il sequestro della nave Achille Lauro, il 7 ottobre \u201885, \u00e8 ideato e attuato da un gruppo di minoranza dell\u2019Olp contrario alla Confederazione. Ma l\u2019Italia spinge in quella direzione ed \u00e8 solo per il passo indietro del primo ministro israeliano Simon Peres a impedire a Craxi e a Re Hussein di Giordania di coronare l\u2019operazione con successo: Peres vuole escludere l\u2019Olp da qualsiasi sede negoziale. Se \u00e8 vero che la formula usata \u2013 \u00abun\u2019unione confederale di due Stati\u00bb \u2013 \u00e8 ambigua perch\u00e9 tenta di sintetizzare due posizioni divergenti (quella giordana di creare un\u2019unione con la prevalenza di Amman e quella di Arafat di istituire una confederazione libera tra due Stati indipendenti), l\u2019intesa rappresenta l\u2019avvio di una base politica congiunta. Se fosse andata in porto la federazione giordano-palestinese a cui lavorava Craxi, forse il Medio Oriente non sarebbe oggi preda di una guerra devastante e a quotidiani rischi di estensione del conflitto. Gli ultimi due dicasteri presieduti da Andreotti tra il luglio dell\u2019\u201889 e l\u2019aprile \u201892 si confrontano con eventi internazionali come la caduta del Muro di Berlino e la riunificazione tedesca, la guerra del Golfo, la disgregazione jugoslava e il trattato di Maastricht, che concorrono a dissolvere la \u00abPrima repubblica\u00bb: \u00e8 la fine di un\u2019epoca di politica estera italiana, che promosse il dialogo con le correnti pi\u00f9 dialoganti di Olp e Israele.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sulle macerie di quella stagione in Italia regna oggi l\u2019atlantismo pi\u00f9 piatto a beneficio di una Nato che andava sciolta con la fine del Patto di Varsavia. E l\u2019inedita modalit\u00e0 con la quale, il 17 settembre, Israele ha colpito il Libano causando decine di morti e migliaia di feriti \u00e8 gi\u00e0 una svolta nei conflitti del XXI secolo: centinaia di esplosioni contemporanee partite dai cercapersone usati da militanti di Hezbollah, hackerati e manomessi con le loro batterie usate come innesco. Se al posto di affrontare spese crescenti per la Difesa Tel Aviv avesse deciso di ampliare la sua influenza nella regione, creando lavoro e benessere con la modernizzazione del tessuto agricolo-industriale, avrebbe inferto colpi alla popolarit\u00e0 di Hamas. Ma non sono i dettami della ragione a orientare la storia ma i brutali rapporti di forza. E il nostro Paese ha un drammatico bisogno di rinverdire l\u2019arte diplomatica attuata da Fanfani, Moro, Andreotti e Craxi.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn1\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/10\/02\/lattualita-della-politica-estera-italiana-in-medio-oriente-1955-1990\/#_ftnref1\">[1]<\/a>\u00a0Uscito il 12 settembre per i tipi di Frascati &amp; Serradifalco, l\u2019opera intende fornire una visuale storica nuova al decennio pi\u00f9 torbido (1970-1980) vissuto dal nostro Paese durante la Guerra fredda, collocato nello scontro tra i guardiani di Yalta, Usa e Urss. Chi ha scritto questo approfondimento per\u00a0<em>La Fionda<\/em>\u00a0ne \u00e8 l\u2019autore insieme a Maurizio Fiorentini, esponente di Autonomia operaia romana che visse \u201csul campo\u201d quella stagione.<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/10\/02\/lattualita-della-politica-estera-italiana-in-medio-oriente-1955-1990\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/10\/02\/lattualita-della-politica-estera-italiana-in-medio-oriente-1955-1990\/<\/a><\/strong><\/p>\n<div class=\"addtoany_share_save_container addtoany_content addtoany_content_bottom\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DA LA FIONDA (Di Roberto Valtolina) Il 12 settembre \u00e8 uscito\u00a0The masquerade reloaded[1], libro che riesplora ci\u00f2 che \u00e8 accaduto in Italia dalla formazione delle Brigate Rosse agli strascichi del delitto Moro. La trama dell\u2019inchiesta \u00e8 innervata da Aldo Moro, Bettino Craxi e Giulio Andreotti, figure tramite le quali l\u2019autore di queste righe prende spunto per analizzare il filone aureo della diplomazia e della politica estera italiana dispiegatosi dalla seconda met\u00e0 degli anni \u201850 ai&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":111,"featured_media":58069,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/La_Fionda.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-mHZ","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/87295"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/111"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=87295"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/87295\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":87296,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/87295\/revisions\/87296"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/58069"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=87295"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=87295"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=87295"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}