{"id":87304,"date":"2024-10-04T09:02:26","date_gmt":"2024-10-04T07:02:26","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=87304"},"modified":"2024-10-03T09:05:28","modified_gmt":"2024-10-03T07:05:28","slug":"innovazioni-linguistiche-nel-conflitto-israelo-palestinese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=87304","title":{"rendered":"Innovazioni linguistiche nel conflitto israelo-palestinese"},"content":{"rendered":"<p><strong>di LE PAROLE E LE COSE (Paolo Ruta)<\/strong><\/p>\n<div class=\"post-thumbnail\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-full size-full wp-post-image\" role=\"button\" src=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/antisemitism.jpg\" alt=\"\" width=\"1450\" height=\"500\" data-attachment-id=\"50066\" data-permalink=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?attachment_id=50066\" data-orig-file=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/antisemitism.jpg\" data-orig-size=\"1450,500\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"antisemitism\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/antisemitism-300x103.jpg\" data-large-file=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/antisemitism-1024x353.jpg\" \/><\/div>\n<div class=\"content-wrap\">\n<div class=\"entry-content\">\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Nella loro costante e inarrestabile trasformazione le lingue sono inevitabilmente democratiche. Per affermarsi, ogni loro mutamento deve passare al vaglio della maggioranza o, per dirla con un lessico particolarmente in voga<em>,\u00a0<\/em>deve diventare\u00a0<em>virale.\u00a0<\/em>Infatti, \u00e8 la diffusione attraverso l\u2019<em>uso<\/em>\u00a0a determinare il successo di un\u2019innovazione linguistica, in quanto esprime il consenso da parte dei parlanti che la adottano spontaneamente.<\/p>\n<p>Dopo i fatti del 7 ottobre 2023, diverse lingue occidentali hanno visto la diffusione di una particolare innovazione linguistica promossa principalmente da una parte della politica e dell\u2019informazione, il cui successo tra i parlanti \u00e8 per\u00f2 ancora da verificare sul lungo periodo. Il fenomeno \u00e8 conosciuto come\u00a0<em>risemantizzazione estensiva<\/em>\u00a0e interessa la parola\u00a0<em>antisemitismo<\/em>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Prima di concentrarci su questo punto occorre ribadire che\u00a0<a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/antisemitismo-e-antigiudaismo_(Enciclopedia-Italiana)\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">per secoli l\u2019ostilit\u00e0 antiebraica non ha avuto significanti atti a rappresentarla<\/a>: \u201cin una societ\u00e0 come quella cristiana, in cui le minoranze ebraiche vivevano nettamente separate dalla maggioranza e in cui le formulazioni teologiche e la stessa liturgia contenevano espressioni codificate di ostilit\u00e0 antiebraica, essa appariva come un atteggiamento naturale, che non necessitava di un nome.\u201d Si trattava di un\u2019avversione di tipo\u00a0<em>teologico<\/em>\u00a0basata sugli antichi pregiudizi deicidi generati in seno alla comunit\u00e0 cristiana delle origini, e che solo a partire dalla seconda met\u00e0 del \u2018900 ha trovato nella parola\u00a0<em>antigiudaismo<\/em>\u00a0un segno linguistico creato e diffuso principalmente dagli storici che\u00a0<a href=\"https:\/\/www.rivistailmulino.it\/a\/non-solo-antisemitismo-l-antigiudaismo\">hanno studiato il fenomeno<\/a>\u00a0in relazione al posizionamento della chiesa cattolica nel contesto della Shoah.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Diverso \u00e8 il caso del termine\u00a0<em>antisemitismo,\u00a0<\/em>coniato alla fine del diciannovesimo secolo dal giornalista tedesco Wilhelm Marr per esprimere il concetto di\u00a0<em>Judenhass<\/em>, ovvero di odio verso gli ebrei come comunit\u00e0 etnica. Non a caso ci\u00f2 avveniva contemporaneamente alla diffusione delle prime teorie razziali elaborate dai\u00a0<a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/antisemitismo-e-antigiudaismo_(Enciclopedia-Italiana)\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">pangermanisti tedeschi<\/a>\u00a0che imputavano alla comunit\u00e0 ebraica inferiorit\u00e0 genetiche e morali tali da minare l\u2019equilibrio delle nazioni europee e contaminarne la purezza dei popoli. Furono queste le teorie che posero le basi dell\u2019ideologia nazista poi sfociata nella pratica dello sterminio.<\/p>\n<p>Dal secondo dopoguerra ad oggi la parola\u00a0<em>antisemitismo<\/em>\u00a0ha sempre mantenuto una certa aderenza al suo significato originario, ovvero quello di pregiudizio\u00a0<em>razziale<\/em>\u00a0nei confronti degli ebrei. Ci\u00f2 che \u00e8 cambiato negli ultimi otto mesi, come vedremo pi\u00f9 avanti citando alcuni esempi, \u00e8 l\u2019apparizione sempre pi\u00f9 frequente della parola\u00a0<em>antisemitismo<\/em>\u00a0in contesti dove al suo significato originario viene aggiunto per estensione quello di\u00a0<em>opposizione culturale e politica al nazionalismo Israeliano,\u00a0<\/em>significato storicamente associato dalla lessicografia ad un\u2019altra parola,\u00a0<em>antisionismo,\u00a0<\/em>termine che non implica alcun pregiudizio religioso o razziale nei confronti della comunit\u00e0 ebraica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019<em>antisionismo<\/em>\u00a0indica infatti l\u2019opposizione all\u2019ideologia che ha ispirato le politiche israeliane di insediamento, fondazione, espansione e occupazione alla base del lungo conflitto con la comunit\u00e0 palestinese originariamente presente nella regione. Se da una parte l\u2019<em>antisemitismo,\u00a0<\/em>con il suo portato di odio e violenza a sfondo razziale, ha incondizionatamente un valore ideologico negativo perseguibile sotto il profilo penale in molti paesi, dall\u2019altra l\u2019<em>antisionismo<\/em>\u00a0non ha alcuna connotazione qualitativa che sia eticamente o legalmente discriminante. Non l\u2019aveva in origine, quando lo stato di Israele non era ancora nato e i critici ne enfatizzavano l\u2019aspetto pi\u00f9\u2019 vistosamente deteriore, ovvero quello dell\u2019<em>insediamento<\/em>\u00a0da realizzarsi ai danni delle comunit\u00e0 autoctone, e non l\u2019ha oggi nella sua accezione moderna che, come ricorda Noam Chomsky in\u00a0<em>On Palestine,\u00a0<\/em>Penguin 2008, non nega l\u2019esistenza dello stato Israeliano, ma evoca soluzioni politiche e diplomatiche avanzate che tengano conto delle aspirazioni della comunit\u00e0 palestinese all\u2019autodeterminazione. Ne \u00e8 prova il fatto che molti cittadini israeliani di cultura ebraica sono anche antisionisti, si pensi ai membri di\u00a0<a href=\"https:\/\/www.standing-together.org\/en\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Standing Together<\/a><em>,\u00a0<\/em>che si descrivono come \u201cun movimento civico progressista che mobilita cittadini israeliani, ebrei e palestinesi, contro l\u2019occupazione e in favore della pace, dell\u2019uguaglianza e della giustizia sociale\u201d, o agli attivisti di\u00a0<a href=\"https:\/\/www.btselem.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">B\u2019Tselem<\/a>, un\u2019organizzazione israeliana dichiaratamente antisionista che raccoglie e diffonde informazioni sulle violazioni dei diritti umani nei territori occupati. Cosi\u2019 come, d\u2019altra parte, troviamo antisionisti ebrei in Europa e negli Stati Uniti, in questo caso si pensi ad organizzazioni internazionali come\u00a0<a href=\"https:\/\/www.jewishvoiceforpeace.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Jewish Voices for Peace<\/a>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La risemantizzazione estensiva della parola\u00a0<em>antisemitismo<\/em>\u00a0risponde all\u2019esigenza strategica di screditare i movimenti \u2013 spesso antisionisti o comunque critici nei confronti del sionismo contemporaneo \u2013 che negli ultimi mesi hanno manifestato in tutto il mondo contro la campagna militare Israeliana nella striscia di Gaza. Come esempi potremmo citare la\u00a0<a href=\"https:\/\/www.theguardian.com\/politics\/2023\/oct\/30\/uk-ministers-cobra-meeting-terrorism-threat-israel-hamas-conflict-suella-braverman\">descrizione<\/a>\u00a0dei cortei britannici per il cessate il fuoco come \u201cmarce d\u2019odio antisemita\u201d, offerta lo scorso ottobre dall\u2019ex ministra degli Interni britannica Suella Braverman o il caso dell\u2019ex governatrice del South Caroline Nikky Haley,\u00a0<a href=\"https:\/\/nypost.com\/2023\/10\/25\/news\/nikki-haley-rips-biden-over-antisemitism-on-college-campuses-and-lays-out-plan-to-fix-it\/\">fortemente critica<\/a>\u00a0verso Joe Biden e la sinistra democratica per la loro riluttanza a definire l\u2019antisionismo una teoria antisemita, la quale ha perfino pubblicato sul suo profilo Instagram un\u2019immagine inequivocabile dove su uno sfondo scuro si legge \u201canti-Zionism is antisemitism\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Da ricordare anche il\u00a0<em>j\u2019accuse<\/em>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.dw.com\/en\/israel-criticism-at-berlinale-sparks-controversy\/a-68374724\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">del sindaco di Berlino Kai Wegner<\/a>\u00a0contro il regista israeliano Yuval Abraham, autore del film \u201cNo Other Land\u201d, realizzato insieme al regista palestinese Basel Adra e vincitore della Berlinale 2024 nella sezione miglior documentario. In occasione della cerimonia di premiazione, Abraham ha criticato il governo israeliano per la campagna militare in corso a Gaza e invocato la fine dell\u2019occupazione della West Bank e di ogni tipo di segregazione ai danni dei palestinesi. Nella sua dichiarazione Abraham ha descritto il proprio paese come uno stato di apartheid. Il sindaco Wegner ha commentato in risposta: \u201cnon c\u2019\u00e8 posto per l\u2019antisemitismo a Berlino e questo principio si applica anche alle arti\u201d, equiparando ancora una volta la critica\u00a0<em>politica<\/em>\u00a0a Israele (antisionismo) con l\u2019odio razziale (antisemitismo).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per osservare il fenomeno da un\u2019altra prospettiva \u00e8 opportuno citare la definizione del termine\u00a0<em>antisionismo\u00a0<\/em>inserita dal governo Italiano sul proprio\u00a0<a href=\"https:\/\/www.governo.it\/it\/dipartimenti\/coordinatore-nazionale-la-lotta-contro-lantisemitismo\/noantisemitismo-def-antisionismo\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">sito ufficiale<\/a>, evidentemente non a caso nella sezione dal titolo \u201cc<em>ontrastare l\u2019antisemitismo\u201d<\/em>, dove leggiamo \u201c<em>attualmente<\/em>\u00a0antisionismo esprime contrariet\u00e0 e la negazione della legittimit\u00e0 dello Stato di Israele e\u00a0<em>del suo diritto alla pace e alla sicurezza<\/em>\u201d [corsivo mio], definizione che tenta di descrivere il termine sotto il profilo etico politico, equiparandolo implicitamente a forme di estremismo che mirano alla dissoluzione dello stato Israeliano piu\u2019 che a una critica al suo apparato ideologico.<\/p>\n<p>Un altro esempio degno di nota viene dagli Stati Uniti, dove nel dicembre 2023 il congresso ha votato\u00a0<a href=\"https:\/\/www.aljazeera.com\/news\/2023\/12\/6\/anti-zionism-is-antisemitism-us-house-asserts-in-dangerous-resolution\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">una risoluzione simbolica<\/a>\u00a0mirata a condannare tutte le forme di antisemitismo. Il testo \u00e8 stato introdotto dal deputato repubblicano David Kustoff che ha dichiarato in apertura \u201cantisionismo significa antisemitismo\u201d, suscitando cos\u00ec l\u2019astensione dei rappresentanti democratici guidati dal deputato ebreo Jerry Nadler, che ha respinto la fusione dei due termini ricordando ancora una volta che molti critici di Israele che potrebbero definirsi antisionisti sono anche ebrei, proprio come alcuni dei colleghi presenti in aula durante il voto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Non \u00e8 la prima volta nella storia che la politica tenta di introdurre cambiamenti linguistici\u00a0<em>per decreto<\/em>. In Italia ci aveva provato il fascismo con l\u2019italianizzazione degli stranierismi e con l\u2019abolizione del\u00a0<em>lei\u00a0<\/em>reciproco d\u2019uso formale e l\u2019introduzione forzata del\u00a0<em>voi<\/em>, percepito quest\u2019ultimo come pi\u00f9 romano e meno\u00a0<em>femmineo,<\/em>\u00a0progetto naufragato in quanto gli italiani hanno continuato a darsi del\u00a0<em>lei<\/em>\u00a0segretamente durante il regime, per tornare a farlo liberamente dopo il ventennio. Ci\u00f2 perch\u00e9, come abbiamo detto all\u2019inizio, \u00e8 l\u2019uso dei parlanti che determina il successo di un\u2019innovazione linguistica, sono loro che danno all\u2019innovazione il consenso necessario per perdurare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Oggi i promotori della risemantizzazione della parola\u00a0<em>antisemitismo<\/em>\u00a0sembrano essere consapevoli della resistenza esercitata dall\u2019uso e per questo appaiono cosi\u2019 impegnati ad applicare delle strategie che nel lungo periodo potrebbero risultare efficaci: da una parte la frequenza e la quantit\u00e0 di interventi pubblici dove la parola\u00a0<em>antisemitismo<\/em>\u00a0viene usata nella sua nuova accezione di\u00a0<em>opposizione politica a Israele<\/em>, dall\u2019altra la soppressione del dissenso all\u2019interno delle universit\u00e0, dove attraverso il linguaggio specialistico della teoria politica e della storia \u2013 quindi attraverso parole come\u00a0<em>sionismo<\/em>\u00a0e\u00a0<em>antisionismo<\/em>\u00a0\u2013 gli studenti acquistano e diffondono consapevolezza su questioni come quella israelo-palestinese, sui processi di decolonizzazione e riparazione nel sud del mondo e dove l\u2019egemonia politica, economica e culturale dell\u2019Occidente viene valutata sul piano storico rivelandone i limiti etici. In altri termini, le universit\u00e0 sono il luogo dove vengono esposte a una critica non ideologica non solo le politiche di occupazione e segregazione poste in atto dal governo Israeliano, ma anche l\u2019atteggiamento intrusivo delle democrazie liberali post-coloniali che alimentano conflitti in alcune aree del mondo per scopi strategici. Non a caso, giusto per citare un esempio,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=49447\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">durante le recenti proteste universitarie presso gli atenei tedeschi<\/a>, le richieste degli studenti includevano, oltre al cessate il fuoco e alla fine della collaborazione con gli atenei israeliani, anche \u201cil riconoscimento da parte della Germania del proprio passato coloniale e della propria responsabilit\u00e0 nell\u2019inasprimento della questione palestinese \u201c.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00c8 necessario ricordare che al tentativo della politica di risemantizzare l\u2019antisemitismo per screditare gli oppositori di Israele, fanno da contrappeso le innovazioni linguistiche promosse proprio dal mondo accademico. Lo storico israeliano Ilan Pappe, in\u00a0<em>The Old and New Conversation<\/em>\u00a0(saggio introduttivo a\u00a0<em>On Palestine<\/em>, Penguin, 2008), aveva gi\u00e0 notato che il movimento internazionale di solidariet\u00e0 per la Palestina ha mutato negli ultimi anni il proprio lessico politico, introducendo delle novit\u00e0 come la sostituzione del termine\u00a0<em>peace process\u00a0<\/em>(processi di pace) con\u00a0<em>decolonization\u00a0<\/em>(decolonizzazione) o\u00a0<em>regime change\u00a0<\/em>(cambio di regime). Pappe segnalava che l\u2019introduzione di questa terminologia nel mondo accademico avrebbe contribuito a un rinnovato rigore scientifico nella ricerca di soluzioni al conflitto, perch\u00e9 priva delle ambiguit\u00e0 semantiche imposte dalla cultura politica dominante incondizionatamente a favore di Israele.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che Pappe auspicava quasi vent\u2019anni fa sembra in qualche modo essersi realizzato oggi. Difatti, il movimento studentesco universitario adotta nelle proprie manifestazioni di dissenso il nuovo lessico di cui sopra, migrato dalle pubblicazioni scientifiche ai cartelli issati nei cortei dove abbondano i\u00a0<em>Decolonize!\u00a0<\/em>e<em>\u00a0Stop the apartheid.\u00a0<\/em>Diffonde quel lessico nella pratica della contestazione cui partecipano non solo gli studenti ma anche altri strati della societ\u00e0, offrendo cos\u00ec a un pubblico non specialistico una diversa interpretazione della questione medio-orientale, non piu\u2019 aderente al linguaggio della politica, che la descrive come un conflitto tra due comunit\u00e0\u00a0<em>nazionali<\/em>, ma pi\u00f9 coerentemente al linguaggio della storiografia e del diritto internazionale, come lo scontro tra una forza di occupazione non autoctona e una comunit\u00e0 locale, i cui esiti andrebbero studiati parimenti a qualsiasi altro precedente esperimento coloniale d\u2019insediamento. Questa potrebbe essere la ragione dell\u2019inasprimento della censura sui movimenti studenteschi da parte dei governi occidentali filo-israeliani che arriva, non senza sorpresa, insieme ai\u00a0<a href=\"https:\/\/www.aljazeera.com\/opinions\/2024\/4\/26\/across-the-western-world-public-opinion-on-palestine-is-finally-shifting\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">sondaggi pubblicati in vari paesi europei e negli Stati Uniti<\/a>, che mostrano un\u2019opinione pubblica sempre piu\u2019 critica nei confronti del governo di Gerusalemme e dei suoi alleati internazionali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ancora una volta saranno i parlanti a decidere quali innovazioni linguistiche influenzeranno il dibattito sulla questione israelo-palestinese, se abbracciare il linguaggio della politica che \u00e8 spesso strumentale alla sola ragione di stato o quello accademico che indaga le origini dei conflitti per immaginarne una fine. Al momento rimane solo questo osceno spettacolo sul quale i parlanti si dividono ancora una volta, chiamandolo guerra o genocidio, il cui bilancio \u00e8 una sconfitta a prescindere che si misura sui numeri delle vittime e mai con le parole.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=50064\">https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=50064<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LE PAROLE E LE COSE (Paolo Ruta) \u00a0 Nella loro costante e inarrestabile trasformazione le lingue sono inevitabilmente democratiche. Per affermarsi, ogni loro mutamento deve passare al vaglio della maggioranza o, per dirla con un lessico particolarmente in voga,\u00a0deve diventare\u00a0virale.\u00a0Infatti, \u00e8 la diffusione attraverso l\u2019uso\u00a0a determinare il successo di un\u2019innovazione linguistica, in quanto esprime il consenso da parte dei parlanti che la adottano spontaneamente. 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