{"id":87390,"date":"2024-10-09T10:57:51","date_gmt":"2024-10-09T08:57:51","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=87390"},"modified":"2024-10-09T10:57:51","modified_gmt":"2024-10-09T08:57:51","slug":"perche-la-rivoluzione-tarda-ad-arrivare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=87390","title":{"rendered":"Perch\u00e9 la rivoluzione tarda ad arrivare?"},"content":{"rendered":"<p><strong>DA LA FIONDA (Di Francesco Prandel)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/la-vie-chagall.jpg\" width=\"265\" height=\"220\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Fortunata quella rivoluzione che non si conclude con l\u2019investitura del suo principale nemico.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">JACOB BURCKHARDT<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Scrivo questo articolo per condividere qualche riflessione in merito al contributo \u00abViolenza o non violenza: una questione di prospettive\u00bb recentemente apparso su \u201cLa Fionda\u201d a firma di\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/10\/03\/violenza-o-non-violenza-una-questione-di-prospettive\/\">Giulia Grillo<\/a>\u00a0e \u201cL\u2019indispensabile\u201d. Per esporle prendo le mosse da \u201cLa struttura delle rivoluzioni scientifiche\u201d di Thomas Kuhn. Questo perch\u00e9, a mio avviso, le rivoluzioni scientifiche hanno qualche aspetto in comune con quelle sociali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il fisico ed epistemologo statunitense chiama \u201cparadigma\u201d l\u2019insieme delle teorie e degli strumenti che individuano una tradizione scientifica ben consolidata e largamente accettata. L\u2019adesione della comunit\u00e0 scientifica a un certo paradigma inaugura periodi di \u201cscienza normale\u201d, cio\u00e8 fasi in cui gli scienziati mettono a frutto le potenzialit\u00e0 degli strumenti teorici e sperimentali che lo caratterizzano. Nel corso di queste fasi essenzialmente applicative, oltre che incorrere nei successi gli scienziati prima o poi si imbattono anche nei fallimenti, o \u201canomalie\u201d, cio\u00e8 in situazioni che configgono pi\u00f9 o meno apertamente con il paradigma di riferimento, o di cui non si riesce a render conto rimanendo nell\u2019ambito della sua giurisdizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un esperimento insegna sempre qualcosa, soprattutto quando fallisce, cio\u00e8 quando da risultati significativamente diversi da quelli attesi sulla scorta del paradigma corrente. A quel punto il paradigma entra in crisi, e questo prepara il terreno per le \u201crivoluzioni scientifiche\u201d, cio\u00e8 fasi in cui il lavoro degli scienziati assume una connotazione pi\u00f9 creativa. La nuova visione del mondo che emerge da queste fasi critiche non viene immediatamente accettata, soprattutto dalla parte pi\u00f9 matura e conservatrice della comunit\u00e0 scientifica. Se da una parte ci\u00f2 da filo da torcere agli spiriti rivoluzionari, dall\u2019altra scongiura la possibilit\u00e0 che si impongano idee poco solide e dunque potenzialmente fuorvianti, che potrebbero condurre la scienza in qualche vicolo cieco. Ma se la nuova visione, generalmente sostenuta dagli scienziati pi\u00f9 giovani, si impone con risultati che hanno la forza di evidenze incontrovertibili, il panorama un po\u2019 alla volta cambia per tutti e si insedia un nuovo paradigma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La creativit\u00e0 che gli scienziati mettono in campo nelle rivoluzioni scientifiche procede proprio da\u00a0<em>cambiamenti di prospettiva<\/em>, che permettono di tracciare una \u201cmappa\u201d pi\u00f9 aderente al \u201cterritorio\u201d conosciuto \u2013 cio\u00e8 di render conto con maggiore accuratezza dei dati sperimentali disponibili \u2013 e di estenderla alle regioni incognite \u2013 cio\u00e8 di fare previsioni su dati sperimentali ancora da acquisire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nella misura in cui si pu\u00f2 arrischiare un confronto tra le rivoluzioni scientifiche e quelle sociali, il cambiamento di prospettiva auspicato dagli autori sopra menzionati sembra dunque un passaggio auspicabile, se non proprio necessario. Il parallelismo proposto si fa anche pi\u00f9 interessante se si pensa che l\u2019ultima rivoluzione scientifica risale a un secolo fa, cio\u00e8 all\u2019avvento della teoria della relativit\u00e0 e della meccanica quantistica. Anche dal punto di vista scientifico, dunque, la rivoluzione tarda ad arrivare, seppure non pochi scienziati la attendano per tutta una serie di ragioni che non \u00e8 questa la sede per elencare. Risulta invece pi\u00f9 interessante considerare i fattori pi\u00f9 importanti che ingessano la ricerca scientifica sul paradigma corrente. Sommariamente, sono i seguenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">1) Risulta economicamente molto difficile e professionalmente piuttosto rischioso, soprattutto per i giovani scienziati, imboccare strade che divergono dai programmi di ricerca dominanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">2) Il valore di uno scienziato si misura dal numero delle sue pubblicazioni e dal numero di citazioni che queste riscuotono, pi\u00f9 che dalla loro qualit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">3) La maggior parte dei finanziamenti alla ricerca scientifica proviene oggi dal privato, che per ovvie ragioni ingerisce pi\u00f9 pesantemente del pubblico sia nella selezione dei programmi di ricerca che nella gestione dei risultati scomodi o comunque diversi da quelli attesi , arrivando non di rado a decretarne l\u2019oblio, cio\u00e8 a \u201csconsigliarne\u201d la pubblicazione, o addirittura a pretenderne l\u2019aggiustamento, cio\u00e8 a \u201cconsigliarne\u201d la distorsione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non serve sprecare troppo inchiostro per convincere che le ragioni dello stallo scientifico sono fortemente correlate a quelle della paralisi sociale. Vale invece la pena di spendere qualche parola in pi\u00f9 per considerare una differenza importante tra le rivoluzioni scientifiche e quelle sociali: il diverso valore \u2013 e dunque il diverso potere \u2013 che viene riconosciuto all\u2019<em>evidenza<\/em>\u00a0 dalla comunit\u00e0 scientifica e dalla comunit\u00e0 in senso lato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00ab\u00c8 la teoria a decidere che cosa possiamo osservare\u00bb faceva notare Einstein al giovane Heisenberg il quale, durante una conferenza berlinese del 1925 in cui esponeva la prima formalizzazione della meccanica quantistica, sosteneva di aver basato la nascente teoria \u00absolamente sulla base di grandezze osservabili\u00bb. Stabilire che cosa sia evidente \u00e8 impresa ardua persino per lo scienziato, che segue metodi altamente codificati e dispone di strumenti\u00a0 altrettanto raffinati. Non solo e non principalmente perch\u00e9 deve scegliere\u00a0<em>come<\/em>\u00a0osservare, ma soprattutto perch\u00e9 deve decidere\u00a0<em>cosa<\/em>\u00a0osservare. L\u2019osservazione\u00a0<em>seleziona<\/em>\u00a0quegli aspetti del mondo che rientrano nella sua cornice teorica di riferimento, e lascia fuori gli altri. \u00abSe hai un martello in testa, vedi chiodi dappertutto\u00bb diceva Mark Twain, o qualcosa del genere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Che differenza c\u2019\u00e8, allora, tra il genio e il folle? Il fatto \u00e8 che entrambi vedono cose che gli altri non vedono. Per distinguerli occorrere dunque disporre di un qualche criterio di verit\u00e0. La scienza, a fatica, se n\u2019\u00e8 procurato qualcuno (si pensi, per esempio, ai falsificatori potenziali di Popper), ma non \u00e8 chiaro sia meglio applicarlo o meno (si pensi, per esempio, alla vicenda della teoria delle stringhe). Se per lo scienziato dare garanzie di verit\u00e0 \u00e8 piuttosto complicato, direi che per l\u2019uomo del palazzo e per quello della strada \u00e8 pressoch\u00e9 impossibile. Se le cose stanno cos\u00ec \u2013 e mi sembra ragionevole presumerlo \u2013 alla domanda di prima risponderei che la differenza tra il genio e il folle sta essenzialmente nella loro capacit\u00e0 di persuasione. Il pi\u00f9 convincente dei due si circonda presto di un seguito, che lo ammira e ne assimila le vedute, l\u2019altro rischia di rimanere da solo a farsi additare, deidere e compatire. A meno che non sia in grado di convincere nemmeno s\u00e9 stesso, nel qual caso si accoder\u00e0 presto ai normali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da questo punto di vista la rivoluzione richiede senz\u2019altro un\u00a0<em>cambiamento di prospettiva<\/em>, che porta a vedere cose che gli altri non vedono, ma anche un\u2019<em>opera di persuasione<\/em>, che porta l\u2019uomo della strada a interiorizzare e naturalizzare la visione del rivoluzionario. Le difficolt\u00e0 insite in questi due momenti dell\u2019intento rivoluzionario sono ben espresse nelle seguenti considerazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Non cambierai mai le cose combattendo la realt\u00e0 esistente.<\/em>\u00a0<em>Per cambiare qualcosa, costruisci un modello nuovo che renda questa realt\u00e0 obsoleta.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">RICHARD BUCKMINSTER FULLER<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Da sempre i grandi spiriti hanno incontrato la violenta ostilit\u00e0 delle menti mediocri.\u00a0La mente mediocre \u00e8 incapace di comprendere chi, rifiutandosi di inchinarsi ciecamente ai pregiudizi convenzionali, decida di esprimere le sue opinioni con coraggio e onest\u00e0.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">ALBERT EINSTEIN<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A mio parere, la rivoluzione tarda ad arrivare principalmente perch\u00e9 l\u2019attuale sistema mass-mediatico inibisce tanto il primo momento dell\u2019intento rivoluzionario quanto il secondo. La costruzione di \u00abun modello nuovo\u00bb richiede un notevole investimento di tempo e di energie nella riflessione, due risorse che la \u00abBulimia cognitiva\u00bb \u2013 di cui ho parlato in un precedente contributo \u2013 sta rapidamente esaurendo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>L\u2019inondazione mediatica sottrae il tempo alla riflessione. Il diluvio costante di dati e moniti proibisce il ragionamento. [\u2026] Pensare implica energia e tempo. Giudicare ed applicare etichette, no. L\u2019assenza di tempo per riflettere \u00e8 la nemica giurata della ragione.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">GIANLUCA MAGI<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La \u00abviolenta ostilit\u00e0\u00bb che i media di regime mostrano nei confronti di chi \u00abdecida di esprimere le sue opinioni con coraggio e onest\u00e0\u00bb \u00e8 tale che, mentre \u00abi grandi spiriti\u00bb possono contare solamente sul proprio carisma, le \u00abmenti mediocri\u00bb hanno a disposizione un\u2019infrastruttura comunicativa talmente invasiva e capillare da conferire loro una capacit\u00e0 di persuasione potenzialmente illimitata, come ho sostenuto nel mio precedente contributo \u00abLa soluzione finale\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>\u00c8 mai possibile tracciare una vera distinzione tra i mezzi di comunicazione di massa come strumenti di informazione e di divertimento, e come agenti di manipolazione e di indottrinamento?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">HERBERT MARCUSE<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00abPerch\u00e9 non riusciamo ad animare un movimento rivoluzionario non violento all\u2019altezza dei tempi avendone tutte le ragioni?\u00bb A questa domanda di Marco Guzzi risponderei che uno degli impedimenti principali sta proprio nel potere inibitorio che i mass-media esercitano sui momenti sopra individuati. Per questo, nel mio precedente contributo \u00abArresta il sistema\u00bb, ho sostenuto la necessit\u00e0 di cominciare a sbarazzarsi di quei predicatori\/confessori che ci portiamo sempre appresso e chiamiamo \u201csmarthpone\u201d. La speranza \u00e8 che, mettendo in fila un po\u2019 di \u201cbuchi\u201d nella rete che ha irretito la collettivit\u00e0 inibendone ogni intento rivoluzionario, la rete possa strapparsi. La proposta \u00e8 ingenua nella misura in cui \u00e8 ingenuo pensare che siamo disposti a liberarci da strumenti dai quali siamo ormai\u00a0<em>dipendenti\u00a0<\/em>in vari sensi del termine. Nella stessa misura, sulla scorta di quanto considerato, in queste condizioni risulta ingenuo attendersi un qualsivoglia sussulto rivoluzionario. Per quello che pu\u00f2 valere il mio parere, la prima rivoluzione non violenta da promuovere \u00e8 quella di tagliare questi \u201ctentacoli\u201d. \u00c8 vero che la coincidenza temporale non implica il nesso causale, ma \u00e8 anche vero che il crescere di questa \u201cpiovra\u201d \u00e8 andato di pari passo con lo smorzarsi dello spirito rivoluzionario, anche quello dei giovani, per loro natura pi\u00f9 inclini a ribellarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Quello che dicono i media non \u00e8 vero perch\u00e9 corrisponde alla realt\u00e0, ma perch\u00e9 il loro discorso si \u00e8 sostituito alla realt\u00e0. La corrispondenza fra il linguaggio e il mondo, su cui un tempo si fondava la verit\u00e0, non \u00e8 semplicemente pi\u00f9 possibile, perch\u00e9 i due sono diventati uno, il linguaggio \u00e8 il mondo, la notizia \u00e8 la realt\u00e0.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">GIORGIO AGAMBEN<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/10\/07\/perche-la-rivoluzione-tarda-ad-arrivare\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/10\/07\/perche-la-rivoluzione-tarda-ad-arrivare\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DA LA FIONDA (Di Francesco Prandel) Fortunata quella rivoluzione che non si conclude con l\u2019investitura del suo principale nemico. JACOB BURCKHARDT Scrivo questo articolo per condividere qualche riflessione in merito al contributo \u00abViolenza o non violenza: una questione di prospettive\u00bb recentemente apparso su \u201cLa Fionda\u201d a firma di\u00a0Giulia Grillo\u00a0e \u201cL\u2019indispensabile\u201d. 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