{"id":87460,"date":"2024-10-15T09:00:45","date_gmt":"2024-10-15T07:00:45","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=87460"},"modified":"2024-10-14T15:53:48","modified_gmt":"2024-10-14T13:53:48","slug":"benvenuti-allinferno-carcere-e-tortura-in-israele","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=87460","title":{"rendered":"Benvenuti all\u2019inferno. Carcere e tortura in Israele"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di GLI ASINI (Redazione)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-large size-large wp-post-image\" src=\"https:\/\/gliasinirivista.org\/wp-content\/uploads\/de-franco1-734x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"734\" height=\"1024\" \/><\/p>\n<div class=\"featured_caption\" style=\"text-align: justify\">Illustrazione di Andrea De Franco<\/div>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<div class=\"entry_content\" style=\"text-align: justify\">\n<div class=\"the_content\">\n<div class=\"hentry\">\n<p>\u201c<i>Benvenuti all\u2019inferno\u201d \u00e8 il monito rivolto ai detenuti palestinesi al loro ingresso nelle carceri israeliane dopo il 7 ottobre. \u00c8 anche il titolo dell\u2019ultimo rapporto di B\u2019Tselem \u201csul trattamento dei prigionieri palestinesi e le condizioni disumane cui sono stati sottoposti nel corso degli ultimi mesi\u201d. Anche il sottotitolo \u00e8 eloquente: \u201cIl sistema carcerario israeliano come rete di campi di tortura\u201d.<br \/>\nVale la pena di ricordare anche il precedente rapporto di B\u2019Tselem su Gaza che ribadiva l\u2019urgenza di un cessate il fuoco per evitare lo sterminio dei civili e consentire la liberazione degli ostaggi in quella che un articolo di Haaretz il 16 agosto definisce una delle guerre pi\u00f9 sanguinose del XXI secolo.<br \/>\nAltrettanto importante il lavoro dell\u2019organizzazione nella segnalazione delle condizioni dei palestinesi nei territori in Cisgiordania e a Gerusalemme Est. Condizioni che si sono ulteriormente aggravate per le incursioni dei coloni sempre pi\u00f9 violente espressamente volte all\u2019espulsione dei residenti. Tutti questi appelli si concludono con un\u2019invocazione accorata alle autorit\u00e0 internazionali perch\u00e9 intervengano per porre fine a soprusi e violenze. Appelli che, inutile dirlo, sono rimasti fino ad ora largamente inascoltati.<br \/>\nMentre scriviamo, un editoriale di Haaretz -\u201c<\/i>Israel\u2019s Jewish Jihad Organization\u201d \u2013\u00a0<i>denuncia il diverso trattamento riservato in carcere al terroristi ebrei tra i quali Amiram Ben Uliel condannato a tre ergastoli per aver, nel 2015, lanciato una bomba incendiaria nel casa della famiglia Dawabshe, nel villaggio di Duma, provocando la morte di tre persone tra cui un bambino di 18 mesi.\u00a0<\/i>\u201c<i>Welcome to Hell\u201d raccoglie le testimonianze di 55 palestinesi, quattro dei quali cittadini israeliani, incarcerati nel periodo successivo al 7 ottobre e rilasciati senza essere stati sottoposti a processo.<\/i><\/p>\n<p><i>All\u2019indomani della pubblicazione del rapporto, Gideon Levy su Haaretz ha scritto che la denuncia descrive bene ci\u00f2 che Israele \u00e8 diventato, ci\u00f2 che \u00e8 diventata la sua democrazia, qual \u00e8 oggi il volto del Paese. Un Paese che ritiene sia permesso fare di tutto a un terrorista, torturarlo e sodomizzarlo. Cos\u00ec come la violenza domestica di un marito definisce l\u2019uomo, al di la di tutte le altre sue caratteristiche, cos\u00ec, dice Levy, il carcere, Sde Teiman, in cui \u00e8 avvenuto lo stupro, definisce Israele.<\/i><\/p>\n<p><i>E tuttavia quello che si legge nel rapporto di B\u2019Tselem conferma che non si \u00e8 trattato di un incidente isolato. La tortura \u00e8 diventata pratica quotidiana, si \u00e8 trasformata in disposizioni politiche. Davanti a tutto questo, l\u2019opinione pubblica israeliana sembra indifferente ed \u00e8 questa indifferenza che definisce il Paese, sostiene Levy, la legittimazione pubblica di questi atti. \u201cNel campo di detenzione di<\/i><a href=\"https:\/\/www.haaretz.com\/opinion\/2024-06-13\/ty-article-opinion\/.premium\/israels-cruel-detention-of-palestinians-is-being-hidden-from-the-public\/00000190-1285-d1a8-abbe-93ede6a20000\">\u00a0<i>Guantanamo Bay \u2013 conclude Levy \u2013, aperto dagli USA dopo l\u201911 settembre,<\/i><\/a>\u00a0<i>sono stati uccisi 9 prigionieri in 20 anni. Qui da noi sono 60 in 10 mesi: c\u2019\u00e8 bisogno di aggiungere altro?\u201d Sull\u2019indifferenza dell\u2019opinione pubblica israeliana si era appuntata l\u2019attenzione di Amira Hass gi\u00e0 il 18 dicembre in un articolo intitolato \u201c<\/i><a href=\"https:\/\/www.haaretz.com\/opinion\/2023-12-18\/ty-article-opinion\/.premium\/israel-killed-thousands-of-children-in-gaza-how-can-so-many-israelis-remain-indifferent\/0000018c-788c-d55c-a7cc-fb8edb100000\"><i>Migliaia di bambini uccisi a Gaza. Come possono cos\u00ec tanti israeliani rimanere indifferenti?<\/i><\/a><i>\u201d<\/i><a href=\"https:\/\/www.haaretz.com\/opinion\/2023-12-18\/ty-article-opinion\/.premium\/israel-killed-thousands-of-children-in-gaza-how-can-so-many-israelis-remain-indifferent\/0000018c-788c-d55c-a7cc-fb8edb100000\"><i>\u00a0<\/i><\/a><\/p>\n<p><i>Riportiamo la traduzione della sintesi del rapporto disponibile nella sua interezza sul sito dell\u2019organizzazione<\/i><a href=\"https:\/\/www.btselem.org\/\"><i>\u00a0https:\/\/www.btselem.org\/<\/i><\/a><i>. (G.P.).<\/i><\/p>\n<p><b>Quando siamo scesi dall\u2019autobus, un soldato ci ha detto: \u201cBenvenuti all\u2019inferno\u201d.<\/b><b><br \/>\n<\/b><i>Dalla testimonianza di Fouad Hassan, 45 anni, padre di cinque figli e residente a Qusrah, nel distretto di Nablus, detenuto nella prigione di Megiddo.<\/i><\/p>\n<p>Questo rapporto riguarda il trattamento dei prigionieri palestinesi e le condizioni disumane a cui sono stati sottoposti nelle carceri israeliane dal 7 ottobre 2023. Le ricerche di B\u2019Tselem per la stesura del rapporto hanno incluso la raccolta delle testimonianze di 55 palestinesi che sono stati incarcerati nelle carceri e nelle strutture di detenzione israeliane durante questo periodo. Trenta dei testimoni sono residenti in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est; 21 sono residenti nella Striscia di Gaza; e quattro sono cittadini israeliani. Le testimonianze sono state fornite a B\u2019Tselem dopo che i testimoni sono stati rilasciati dal carcere, nella stragrande maggioranza dei casi senza essere stati processati.<\/p>\n<p><b>Le testimonianze indicano chiaramente una politica sistemica e istituzionale incentrata sul continuo abuso e sulla tortura di tutti i prigionieri palestinesi detenuti da Israele:<\/b><\/p>\n<p>Frequenti atti di violenza grave e arbitraria, aggressioni sessuali, umiliazioni e degrado, privazione del cibo, condizioni igieniche impossibili, privazione del sonno, proibizione e misure punitive per il culto religioso, confisca di tutti gli effetti personali e comunitari, negazione di cure mediche adeguate: queste descrizioni compaiono ripetutamente nelle testimonianze, con dettagli orribili e con analogie agghiaccianti.<\/p>\n<p>Nel corso degli anni, Israele ha incarcerato centinaia di migliaia di palestinesi nelle sue prigioni, che sono sempre servite soprattutto come strumento di oppressione e controllo della popolazione palestinese. Le storie presentate in questo rapporto rappresentano quelle di migliaia di palestinesi, residenti nei Territori occupati e cittadini di Israele, che sono stati arrestati dall\u2019inizio della guerra, cos\u00ec come dei palestinesi gi\u00e0 incarcerati il 7 ottobre che hanno sperimentato il massiccio aumento dell\u2019ostilit\u00e0 da parte delle autorit\u00e0 carcerarie da quel giorno.<\/p>\n<p>All\u2019inizio di luglio 2024, c\u2019erano 9.623 palestinesi detenuti nelle carceri e nelle strutture di detenzione israeliane, quasi il doppio rispetto a prima dell\u2019inizio della guerra. Di questi, 4.781 erano detenuti senza processo, senza che venissero presentate le accuse contro di loro e senza accesso al diritto di difendersi, in quella che Israele definisce \u201cdetenzione amministrativa\u201d.3 Alcuni erano imprigionati semplicemente per aver espresso solidariet\u00e0 per le sofferenze dei palestinesi. Altri sono stati presi in custodia durante le attivit\u00e0 militari nella Striscia di Gaza, con la sola motivazione di rientrare nella vaga definizione di \u201cuomini in et\u00e0 da combattimento\u201d. Alcuni sono stati imprigionati per il sospetto, fondato o meno, di essere operatori o sostenitori di gruppi armati palestinesi. I prigionieri costituiscono un ampio spettro di persone provenienti da aree diverse, con diverse opinioni politiche e con un\u2019unica cosa in comune: l\u2019essere palestinesi.<\/p>\n<p><b>Le testimonianze dei prigionieri mettono a nudo i risultati di un processo affrettato in cui pi\u00f9 di una dozzina di strutture carcerarie israeliane, sia militari che civili, sono state convertite in una rete di campi dedicati agli abusi sui detenuti. Questi spazi, in cui ogni detenuto \u00e8 intenzionalmente condannato a un dolore e a una sofferenza gravi e incessanti, operano come campi di tortura de-facto.<\/b><\/p>\n<p>Gli abusi costantemente descritti nelle testimonianze di decine di persone detenute in diverse strutture sono stati cos\u00ec sistematici che non c\u2019\u00e8 spazio per dubitare di una\u00a0<b>politica organizzata e dichiarata<\/b>\u00a0delle autorit\u00e0 carcerarie israeliane. Questa politica \u00e8 attuata sotto la direzione del Ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir, il cui ufficio supervisiona il Servizio carcerario israeliano (IPS), con il pieno sostegno del governo israeliano e del Primo Ministro Benjamin Netanyahu.<\/p>\n<p>L\u2019atroce attacco di Hamas e di altre organizzazioni armate palestinesi del 7 ottobre, che hanno preso come bersaglio un gran numero di civili, hanno profondamente traumatizzato la societ\u00e0 israeliana, evocando in molti paure profonde e un istinto di vendetta. Per il governo e per il ministro Ben Gvir, ci\u00f2 ha rappresentato un\u2019opportunit\u00e0 per applicare con maggior forza la propria ideologia razzista, utilizzando i meccanismi oppressivi a loro disposizione. Tra questi, il sistema carcerario, per il quale \u00e8 stata elaborata una politica volta a calpestare i diritti fondamentali dei prigionieri palestinesi.<\/p>\n<p>Il 18 ottobre, il ministro in carica ha dichiarato lo \u201cstato di emergenza carceraria\u201d come parte della legislazione d\u2019emergenza, producendo una grave e sostanziale violazione dei pi\u00f9 basilari diritti umani dei prigionieri palestinesi. Koby Yaakobi, uno stretto collaboratore del ministro Ben Gvir, nominato da quest\u2019ultimo commissario dell\u2019IPS nel pieno della guerra, ha dichiarato il suo intento di \u201crivoluzionare\u201d l\u2019IPS in linea con le politiche del ministro non appena si \u00e8 insediato, indicando come priorit\u00e0 assoluta il declassamento delle condizioni carcerarie.<br \/>\n<b>Come rivelano le testimonianze, la nuova politica viene applicata in tutte le strutture carcerarie e a tutti i prigionieri palestinesi. Tra i suoi principi fondamentali vi \u00e8 l\u2019implacabile violenza fisica e psicologica, la negazione di cure mediche, la fame, il rifiuto dell\u2019acqua, la privazione del sonno e la confisca di tutti gli effetti personali. Il quadro generale indica abusi e torture eseguiti sulla base di ordini, in totale spregio degli obblighi di Israele sia di diritto interno che di diritto internazionale.<\/b><b><br \/>\n<\/b><b><br \/>\n<\/b>Un chiaro indicatore della gravit\u00e0 della situazione e del degrado morale del sistema carcerario israeliano \u00e8 dato dal numero di prigionieri palestinesi morti sotto la sua custodia \u2013 ben 60. Il rapporto include testimonianze rilasciate a B\u2019Tselem su tre di questi decessi.\u00a0<b>Thaer Abu \u2018Asab<\/b>, un 38enne di Qalqiliyah detenuto nella prigione del Negev (Ketziot), \u00e8 stato trovato morto nella sua cella il 18 novembre 2023. Sul suo corpo c\u2019erano gravi segni di violenza.\u00a0<b>\u2018Arafat Hamdan<\/b>, un diabetico di 24 anni di Beit Beit Sira che si sottoponeva a trattamenti con insulina, \u00e8 stato trovato morto nella sua cella il 24 ottobre 2023, due giorni dopo il suo arresto. Le testimonianze rivelano che gli \u00e8 stato negato un trattamento medico adeguato.\u00a0<b>Muhammad a-Sabbar,<\/b>\u00a020enne della citt\u00e0 di a-Dhahiriyah, affetto da una malattia intestinale che richiedeva una dieta speciale, \u00e8 morto nel carcere di Ofer l\u20198 febbraio, secondo le testimonianze, a causa della mancanza di un\u2019alimentazione adeguata, di cure mediche insufficienti e di una sfacciata noncuranza per la sua condizione.<\/p>\n<p>Il passaggio da quelli che inizialmente sembrano essere stati atti spontanei di vendetta a un regime permanente e sistematico che elimina tutte le protezioni concepite per sostenere e garantire i diritti pi\u00f9 elementari dei prigionieri palestinesi \u00e8 stato reso possibile quando il governo ha sfruttato i suoi poteri per emanare \u201cregolamenti di emergenza\u201d draconiani e dannosi e li ha applicati in una sfacciata e grave violazione di molteplici norme e obblighi previsti dalla legge israeliana, dal norme internazionali sui diritti umani, dalle leggi di guerra e dal diritto umanitario. Le violazioni hanno incluso\u00a0<b>la commissione diffusa, sistematica e prolungata del crimine di tortura<\/b>. Altrettanto importante \u00e8 il fatto che, con queste azioni, Israele sta calpestando i principi morali basilari e i diritti umani pi\u00f9 tutelati dei prigionieri detenuti dallo Stato.<\/p>\n<p>I guardiani della legge, come l\u2019Alta Corte di Giustizia e la Procura di Stato, incaricati sulla carta di sostenere lo stato di diritto e di proteggere i diritti umani, hanno chinato la testa sottomettendosi al programma di Ben Gvir e hanno permesso che gli abusi e la totale disumanizzazione di questi prigionieri diventassero la premessa per il funzionamento dell\u2019intero sistema.\u00a0<b>Il risultato \u00e8 un sistema specializzato in torture e abusi, dove, in ogni momento, molte migliaia di palestinesi sono tenuti dietro le sbarre, la maggior parte senza processo, e tutti in condizioni disumane.<\/b><b><br \/>\n<\/b><b><\/b><\/p>\n<p><b><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-29636 aligncenter\" src=\"https:\/\/gliasinirivista.org\/wp-content\/uploads\/de-franco2-213x300.jpg\" alt=\"\" width=\"363\" height=\"511\" \/><\/b><\/p>\n<p><b><\/b><b>TESTIMONIANZE DALL\u2019INTERNO: LA REALT\u00c0 DEI CAMPI DI TORTURA ISRAELIANI<\/b><\/p>\n<p>Le testimonianze fornite a B\u2019Tselem rivelano le seguenti condizioni prevalenti, coerenti e diffuse.<\/p>\n<p><b>Sovrappopolazione e affollamento nelle celle<\/b>: Le testimonianze indicano che l\u2019occupazione delle celle \u00e8 pi\u00f9 che raddoppiata. Le celle destinate a sei prigionieri contenevano da 12 a 14 prigionieri alla volta, con i detenuti \u201cin eccesso\u201d costretti a dormire sul pavimento, a volte senza materasso o coperta.<\/p>\n<p><b><i>Dopo il 7 ottobre 2023, [\u2026] l\u2019amministrazione carceraria ci ha punito collettivamente e regolarmente. La prima cosa che ha fatto \u00e8 stata aumentare il numero di detenuti in ogni cella da sei a 14. Questo ha significato una riduzione della privacy e un\u2019attesa molto pi\u00f9 lunga per usare il bagno della cella. Inoltre, i nuovi detenuti che arrivavano in cella dovevano dormire sul pavimento, perch\u00e9 c\u2019erano solo tre letti a castello.<\/i><\/b><b><i><br \/>\n<\/i><\/b>Dalla testimonianza di S.B., residente a Gerusalemme Est.<\/p>\n<p><b>Niente luce solare e niente ora d\u2019aria<\/b>: Alcuni prigionieri si ritrovavano chiusi in cella per tutto il giorno; altri potevano uscire per un\u2019ora ogni pochi giorni per fare la doccia. Alcuni non hanno mai visto la luce del giorno durante la loro permanenza in carcere.<\/p>\n<p><b><i>Dopo il 7 ottobre, ci \u00e8 stato anche proibito di uscire nel cortile. Per 191 giorni non ho visto la luce del sole.<\/i><\/b><b><i><br \/>\n<\/i><\/b>Dalla testimonianza di Thaer Halahleh, 45 anni, padre di quattro figli e residente a Kharas, nel distretto di Hebron, detenuto nelle prigioni di Ofer e Nafha.<\/p>\n<p><b>Appelli violenti, sempre pi\u00f9 frequenti:\u00a0<\/b>Secondo le testimonianze, gli appelli e\/o le perquisizioni delle celle avvenivano da tre a cinque volte al giorno. Nella maggior parte dei casi, i detenuti sono stati costretti ad accalcarsi, rivolti verso il muro, con la testa china verso il pavimento e le mani intrecciate sulla nuca, in alcuni casi inginocchiati in prostrazione come durante la preghiera. Queste pratiche non hanno pi\u00f9 lo scopo originario e sono diventate un\u2019occasione per le guardie carcerarie per scatenare gravi violenze e un ulteriore strumento per umiliare e degradare i detenuti.<\/p>\n<p><b><i>Venivamo contati tre volte al giorno. Questo veniva fatto in modo umiliante, con le guardie che urlavano. L\u2019unit\u00e0 arrivava pesantemente armata di lacrimogeni e manganelli. [\u2026] C\u2019era anche una pratica di punizioni collettive e perquisizioni casuali delle celle circa una volta alla settimana. Ci costringevano a spogliarci e poi ci perquisivano, ci portavano fuori dalle celle nel corridoio e facevano una perquisizione approfondita della stanza. Poteva durare un\u2019ora o anche diverse ore e comprendeva urla, aggressioni e percosse con i manganelli.<\/i><\/b><b><i><br \/>\n<\/i><\/b>Dalla testimonianza di Muhammad Srur, 34 anni, padre di due figli e residente a Ni\u2019lin, nel distretto di Ramallah, detenuto nel centro di detenzione di Etzion e nelle prigioni di Ofer e Nafha.<\/p>\n<p><b>Negato l\u2019accesso ai tribunali, alle agenzie di assistenza e ai consulenti legali:<\/b>\u00a0Come consentito dai regolamenti di emergenza, la stragrande maggioranza dei testimoni ha passato giorni, settimane e in alcuni casi mesi prima di essere portata per la prima volta davanti a un giudice, e anche in quel caso le udienze si sono svolte a distanza tramite Zoom. La presenza minacciosa delle guardie carcerarie ha impedito ai prigionieri di lamentarsi con i giudici o di denunciare le torture subite.<\/p>\n<p><b><i>Ci hanno portato uno per uno in una stanza dove abbiamo assistito alle udienze via Zoom. Durante il tragitto, alcuni membri dell\u2019IRF mi hanno dato un pugno molto forte sul petto. Nella stanza c\u2019era una guardia che parlava arabo e ha ascoltato l\u2019intera conversazione tra me, il giudice e l\u2019avvocato. Ha minacciato che se mi fossi lamentato con il giudice, ne avrei pagato le conseguenze. L\u2019avvocato mi ha detto prima dell\u2019udienza che i giudici sapevano gi\u00e0 tutto quello che succedeva in carcere, quindi non aveva senso parlarne. Tuttavia, durante l\u2019udienza il giudice mi ha chiesto: \u201cHa subito violenze in carcere?\u201d Non ho osato rispondere, perch\u00e9 temevo che le guardie si sarebbero vendicate e mi avrebbero picchiato ancora pi\u00f9 brutalmente. [\u2026] Ogni volta che mi portavano nella stanza dove si tenevano le udienze del tribunale di Zoom, subivo lo stesso percorso di torture, percosse e umiliazioni. Tutti i detenuti del carcere hanno subito questa trattamento.<\/i><\/b><b><i><br \/>\n<\/i><\/b>Dalla testimonianza di Firas Hassan, 50 anni, padre di quattro figli e residente a Hindaza, nel distretto di Betlemme, detenuto nella prigione del Negev (Ketziot).<\/p>\n<p>Gli incontri con i legali sono stati negati per periodi sempre pi\u00f9 lunghi, fino a 180 giorni, con il pretesto di \u201cesigenze in evoluzione sul campo\u201d.La maggior parte dei testimoni intervistati per questo rapporto non ha visto il proprio avvocato una sola volta durante l\u2019intera detenzione. \u00c8 stato inoltre impedito loro di incontrare i rappresentanti del ICRC, delle organizzazioni umanitarie e per i diritti umani, dell\u2019ufficio del difensore pubblico (Public Defenders\u2019 Office), o di altri organi ufficiali di controllo.<\/p>\n<p><b>Confisca dei beni personali:<\/b>\u00a0Una delle prime misure adottate dalle autorit\u00e0 carcerarie all\u2019inizio della guerra \u00e8 stata la confisca di tutti i beni condivisi e personali che i prigionieri palestinesi tenevano nelle loro celle.<\/p>\n<p><b><i>Non avevamo altri abiti oltre a quelli che avevamo addosso, quindi non potevamo cambiarli o lavarli. Indossavamo sempre gli stessi vestiti. Ogni giorno facevano una perquisizione e se trovavano un altro capo di abbigliamento lo confiscavano. Facevano anche perquisizioni casuali di notte e prendevano tutto quello che trovavano. Un prigioniero \u00e8 rimasto con gli stessi vestiti per 51 giorni.<\/i><\/b><b><i><br \/>\n<\/i><\/b>Dalla testimonianza di Sami Khalili, 41 anni, residente a Nablus, che stava scontando una pena detentiva dal 2003 ed era detenuto nella prigione del Negev (Ketziot).<\/p>\n<p><b>ABUSI FISICI E PSICOLOGICI INCESSANTI<\/b><\/p>\n<p>Le violenze istituzionali contro i prigionieri palestinesi da parte delle autorit\u00e0 carcerarie sono diventate pi\u00f9 frequenti e pi\u00f9 astiose dopo il 7 ottobre. Le testimonianze attestano violenze fisiche, sessuali, psicologiche e verbali, dirette a tutti i prigionieri palestinesi e perpetrate in modo arbitrario e minaccioso, di solito sotto la copertura dell\u2019 anonimato.<\/p>\n<p>La portata della violenza che emerge dalle testimonianze chiarisce che non si tratta di episodi isolati e casuali, ma piuttosto di una politica istituzionale, e parte integrante del trattamento dei detenuti.<\/p>\n<p><b>Violenza fisica e intimidazione<\/b>: Spray al peperoncino, granate stordenti, bastoni, mazze di legno e manganelli di metallo, calci e canne da fuoco, tirapugni e taser, cani da combattimento, percosse, pugni e calci: questi sono solo alcuni dei prassi utilizzate per torturare e abusare dei detenuti, secondo le testimonianze. Queste aggressioni sono state descritte come un appuntamento fisso della vita quotidiana in carcere e spesso hanno portato a gravi lesioni, perdita di coscienza, ossa rotte e, in casi estremi, persino alla morte.<\/p>\n<p><b><i>Mi sono appoggiato a un muro. Avevo le costole rotte ed ero ferito alla spalla destra, al pollice destro e a un dito della mano sinistra. Per mezz\u2019ora non ho potuto muovermi n\u00e9 respirare. Tutti intorno a me urlavano di dolore e alcuni detenuti piangevano. Molti sanguinavano. \u00c8 stato un incubo indescrivibile.<\/i><\/b><b><i><br \/>\n<\/i><\/b>Dalla testimonianza di Ashraf al-Muhtaseb, 53 anni, padre di cinque figli e residente nel distretto di Hebron, detenuto nel centro di detenzione di Etzion e nelle prigioni di Ofer e del Negev (Ketziot).<\/p>\n<p><b><i>Abbiamo vissuto nella paura e nel panico. Le uniche espressioni che vedevamo sui volti delle guardie e delle forze speciali erano di rabbia e vendetta. Anche durante l\u2019appello, schernivano i prigionieri, puntando su di loro raggi laser. Volevano solo che il prigioniero aprisse la bocca per poterlo aggredire, picchiare e schiacciare.<\/i><\/b><b><i><br \/>\n<\/i><\/b>Dalla testimonianza di Khaled Abu \u2018Ara, 24 anni, residente ad \u2018Akabah, nel distretto di Tubas, detenuto nella prigione del Negev (Ketziot).<\/p>\n<p><b>Violenza estrema durante i trasferimenti e i viaggi<\/b>: Le testimonianze attestano gravi violenze contro i detenuti durante i trasferimenti tra le strutture carcerarie, nelle aree di attesa del carcere utilizzate come stazioni di passaggio prima dell\u2019ingresso in carcere o del viaggio fuori dal carcere (note anche come \u201ctransizioni\u201d), e talvolta durante i passaggi tra le ali e altre aree all\u2019interno del carcere stesso.<\/p>\n<p><b>Privazione del sonno:\u00a0<\/b>La privazione del sonno era parte integrante degli abusi quotidiani inflitti ai detenuti. In alcuni casi, la luce \u00e8 rimasta accesa nelle celle per tutta la notte; in altri, le guardie mettevano musica ad alto volume o producevano suoni sgradevoli per impedire ai detenuti di dormire. Si tratta di atti che a volte equivalgono a vere e proprie torture.<\/p>\n<p><b><i>Il giorno dopo sono arrivate due guardie e mi hanno portato in una cella di 1,5 metri quadrati senza servizi igienici. Sono rimasto in quella cella da solo per pi\u00f9 di tre mesi. [\u2026] La luce era accesa 24 ore su 24, 7 giorni su 7, e ho perso la cognizione del tempo. Non sapevo che ora fosse o che giorno fosse. Non avevo nessuno con cui parlare. Sono quasi impazzito l\u00ec dentro.<\/i><\/b><b><i><br \/>\n<\/i><\/b>Dalla testimonianza di M.A., distretto di Hebron.<\/p>\n<p><b>Violenza sessuale:<\/b>\u00a0Diverse testimonianze hanno rivelato l\u2019uso ripetuto di violenza sessuale, in vari gradi di gravit\u00e0, da parte di soldati o guardie carcerarie contro detenuti palestinesi. I testimoni hanno descritto colpi ai genitali e ad altre parti del corpo di prigionieri nudi; l\u2019uso di strumenti metallici e manganelli per provocare dolore ai genitali; prigionieri nudi fotografati; la compressione dei genitali; la perquisizione a scopo di umiliazione e degradazione. Le testimonianze rivelano anche casi di violenza sessuale di gruppo e aggressioni commesse da un gruppo di guardie carcerarie o soldati.<\/p>\n<p><b><i>Siamo stati portati in una stanza in cui erano sparsi molti vestiti, scarpe, anelli e orologi. Siamo stati spogliati e abbiamo dovuto toglierci anche la biancheria intima. Ci hanno perquisito con un metal detector portatile. Ci hanno obbligato ad aprire le gambe e a sederci semisdraiati. Poi hanno iniziato a colpirci sulle parti intime con il rilevatore. Ci hanno fatto piovere addosso una sequela di colpi. Poi ci hanno ordinato di fare il saluto militare a una bandiera israeliana appesa al muro.<\/i><\/b><b><i><br \/>\n<\/i><\/b>Dalla testimonianza di Sami Khalili, 41 anni, di Nablus, che stava scontando una pena detentiva dal 2003 ed era detenuto nella prigione del Negev (Ketziot).<\/p>\n<p>Una testimonianza particolarmente grave, citata a lungo nel rapporto, descrive il tentativo di stupro anale con un oggetto di un detenuto palestinese da parte di diverse guardie carcerarie. Episodi simili sono stati citati in altre testimonianze.<\/p>\n<p><b>ASSENZA E RIFIUTO DI CURE MEDICHE<\/b><b><br \/>\n<\/b><b><br \/>\n<\/b>Molti testimoni hanno raccontato che le guardie carcerarie e il personale medico delle strutture di detenzione e delle prigioni si sono astenuti dal fornire cure mediche essenziali o si sono rifiutati di farlo, anche in situazioni di pericolo di vita. In alcuni casi, medici e altro personale sanitario hanno ammesso ai detenuti di aver ricevuto istruzioni di non fornire cure e farmaci ai detenuti, anche quando il trattamento in questione era considerato salvavita.<\/p>\n<p>La negazione dell\u2019assistenza medica e il trattamento improprio dei pazienti hanno spesso portato a esiti terribili, causando lesioni a lungo termine. Un esempio \u00e8 la testimonianza di\u00a0<b>Sufian Abu Saleh<\/b>, un 43enne di Gaza detenuto nella struttura di detenzione militare di Sde Teiman cui \u00e8 stata amputata la gamba a causa delle ferite provocate dalla violenza dei soldati, dalle dure condizioni di detenzione, dalle cure inadeguate e dall\u2019indifferenza del personale della struttura.<\/p>\n<p><b>PRIVAZIONE DI CIBO E FAME<\/b><b><br \/>\n<\/b><b><br \/>\n<\/b>Le quantit\u00e0 ridotte di cibo fornite ai prigionieri palestinesi e l\u2019apporto calorico limitato fanno parte della nuova politica dichiarata dal Ministro della Sicurezza Nazionale al momento del suo insediamento. I testimoni hanno parlato della fame estrema che erano costretti a sopportare e della scarsa qualit\u00e0 del cibo, che spesso era poco cotto o scaduto. La politica della fame ha influito sulla salute e sulla forma fisica dei prigionieri. La grave privazione alimentare ha provocato una significativa perdita di peso, a volte di decine di chilogrammi.<\/p>\n<p><b><i>Il cibo era pessimo, sia per quantit\u00e0 che per qualit\u00e0. Ci sono state date porzioni che non avrebbero soddisfatto nessuno. Il pi\u00f9 delle volte il cibo era andato a male, ad esempio le uova e lo yogurt. Una volta, quando un detenuto nella cella accanto alla nostra chiese di cambiare il suo yogurt perch\u00e9 la data di scadenza era passata, punirono tutti i detenuti della cella: gli aizzarono contro i cani, li picchiarono con le mazze, li trascinarono in bagno e li picchiarono. Il giorno dopo si poteva ancora vedere il loro sangue sul pavimento.<\/i><\/b><b><i><br \/>\n<\/i><\/b>Dalla testimonianza di Hisham Saleh, 38 anni, residente a-Sawiyah nel distretto di Nablus, detenuto nel carcere di Ofer.<\/p>\n<p><b>IGIENE E INTERRUZIONE DELLA FORNITURA D\u2019ACQUA<\/b><b><br \/>\n<\/b><b><br \/>\n<\/b>I testimoni hanno raccontato di essere stati costretti a vivere nella sporcizia durante la loro prigionia, a causa della confisca generalizzata del materiale per il bagno, la pulizia e l\u2019igiene, dell\u2019interruzione della fornitura d\u2019acqua nelle celle e dell\u2019accesso limitato alle docce, che non erano state pensate per un numero cos\u00ec elevato di prigionieri. In molti casi, anche i serbatoi dei servizi igienici avevano acqua corrente solo per un\u2019ora al giorno. Le celle delle prigioni erano diventate invivibili e pericolose per la salute.. Queste condizioni hanno portato all\u2019insorgere e alla diffusione di malattie e di vari problemi sanitari..<\/p>\n<p><b><i>Sentivamo che i nostri corpi stavano marcendo a causa della sporcizia. Alcuni di noi avevano eruzioni cutanee. Non c\u2019era igiene. Non c\u2019erano sapone, shampoo, spazzole per capelli o tagliaunghie. Dopo un mese e mezzo abbiamo ricevuto lo shampoo per la prima volta. Non c\u2019erano nemmeno prodotti per la pulizia, ed era impossibile pulire la cella o il bagno, o lavare i vestiti.<\/i><\/b><b><i><br \/>\n<\/i><\/b>Dalla testimonianza di Muhammad Srur, 34 anni, padre di due figli e residente a Ni\u2019lin, nel distretto di Ramallah, detenuto nel centro di detenzione di Etzion e nelle prigioni di Ofer e Nafha.<\/p>\n<p><b><i>I rubinetti dell\u2019acqua fredda nelle stanze funzionavano solo un\u2019ora al giorno, dalle 14:30 alle 15:30. Il bagno \u2013 che si trova all\u2019interno della cella \u2013 poteva essere usato solo a quell\u2019ora, perch\u00e9 altrimenti era impossibile tirare lo sciacquone. Ma a volte le persone non riuscivano a trattenersi ed era disgustoso, per il fetore e le cattive condizioni igieniche.<\/i><\/b><b><i><br \/>\n<\/i><\/b>Dalla testimonianza di Z.A., Gerusalemme Est.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-29637 aligncenter\" src=\"https:\/\/gliasinirivista.org\/wp-content\/uploads\/de-franco3-213x300.jpg\" alt=\"\" width=\"356\" height=\"501\" \/><\/p>\n<p><b>KETER \u2013 LA FORZA DI REAZIONE INIZIALE DEL SERVIZIO PENITENZIARIO ISRAELIANO (IRF)<\/b><b><br \/>\n<\/b><b><br \/>\n<\/b>Tra le unit\u00e0 speciali dell\u2019IPS, la Forza di Reazione Iniziale (IRF), nota in ebraico come Keter, che opera nelle carceri del Negev (Ketziot) e di Ofer, ha avuto un ruolo di primo piano nelle testimonianze rese a B\u2019Tselem. Due testimoni l\u2019hanno definita \u201clo squadrone della morte\u201d.<\/p>\n<p>La raccolta di testimonianze fornite a B\u2019Tselem mostra che l\u2019IRF \u00e8 stato pesantemente coinvolto nella tortura e negli abusi fisici, sessuali e mentali dei prigionieri a partire dal 7 ottobre. Secondo i testimoni, il personale dell\u2019IRF indossa maschere e uniformi nere senza etichette di identificazione. Sono armati di manganelli e armi da fuoco e spesso sono accompagnati da cani. In un caso, l\u2019unit\u00e0 avrebbe usato una granata stordente. Sicuri di non dover affrontare alcuna conseguenza per le loro azioni, poich\u00e9 \u00e8 impossibile identificarli, i membri dell\u2019unit\u00e0 hanno esercitato una violenza sfrontata e senza freni che equivale a sevizie e tortura.<\/p>\n<p><b>IL PROGETTO DI INCARCERAZIONE DEL REGIME DI APARTHEID ISRAELIANO<\/b><b><br \/>\n<\/b><b><br \/>\n<\/b>La storia del progetto di incarcerazione di Israele non \u00e8 iniziata il 7 ottobre, n\u00e9 con la nomina di Itamar Ben Gvir a Ministro della Sicurezza Nazionale. La situazione attuale, per quanto orribile, non pu\u00f2 essere compresa appieno senza esaminare il ruolo chiave che questo progetto ha giocato nell\u2019oppressione sociale e politica del popolo palestinese nel corso degli anni.<\/p>\n<p>Il sistema carcerario \u00e8 uno dei numerosi mezzi di controllo e oppressione utilizzati dal regime di apartheid israeliano per preservare la supremazia ebraica tra il fiume Giordano e il Mar Mediterraneo. Per decenni, Israele ha usato l\u2019incarcerazione di centinaia di migliaia di palestinesi di ogni estrazione sociale per minare e smontare il tessuto sociale e politico che lega la popolazione palestinese. Secondo varie stime, dal 19G7 Israele ha imprigionato oltre 800.000 uomini e donne palestinesi della Cisgiordania (compresa Gerusalemme Est) e della Striscia di Gaza, che rappresentano circa il 20% della popolazione totale e circa il 40% di tutti gli uomini palestinesi.<\/p>\n<p>La portata di questo progetto di incarcerazione fa s\u00ec che quasi non ci sia famiglia palestinese senza un membro che sia passato per il sistema carcerario israeliano. Il progetto \u00e8 sostenuto dalla stessa logica repressiva che si ritrova altrove nell\u2019apartheid israeliano. Anche in questo caso, i palestinesi sono completamente disumanizzati e trattati come una massa omogenea e senza volto, priva di qualsiasi identit\u00e0 individuale. Tutti sono considerati \u201canimali umani\u201d e \u201cterroristi\u201d per il semplice fatto di essere dietro le sbarre, indipendentemente dal fatto che la loro detenzione fosse giustificata o arbitraria, legittima o meno. \u00c8 cos\u00ec che il loro abuso e degrado, e la violazione dei loro diritti, diventano ammissibili.<\/p>\n<p>Il progetto di incarcerazione \u00e8 una delle manifestazioni pi\u00f9 brutali ed estreme del sistema di controllo di Israele sui palestinesi. I prigionieri rilasciati che hanno parlato con B\u2019Tselem per questo rapporto hanno descritto un\u2019ampia gamma di misure utilizzate per il controllo e l\u2019oppressione. Il valore delle loro testimonianze va oltre il fornire un resoconto della spaventosa realt\u00e0 all\u2019interno delle carceri e delle strutture di detenzione israeliane dopo il 7 ottobre. Sono una finestra su una realt\u00e0 molto pi\u00f9 ampia.<\/p>\n<p>Data la funzione politica che il sistema carcerario israeliano svolge, nel contesto dell\u2019accelerata disumanizzazione dei palestinesi nel discorso israeliano, di un governo radicalmente di destra, di un sistema giudiziario debole e travolto dal sentimento pubblico e di un ministro responsabile delle carceri che \u00e8 orgoglioso di violare i diritti umani, questo sistema \u00e8 diventato uno strumento per l\u2019oppressione diffusa, sistematica e arbitraria dei palestinesi attraverso la tortura.<\/p>\n<p><b>Le testimonianze presentate in questo rapporto forniscono un resoconto di come le strutture carcerarie israeliane siano state trasformate in una rete di campi di tortura.<\/b><b><br \/>\n<\/b><b><br \/>\n<\/b><b>Data la gravit\u00e0 degli atti, la misura in cui vengono violate le disposizioni del diritto internazionale e il fatto che queste violazioni sono dirette all\u2019intera popolazione di prigionieri palestinesi quotidianamente e nel tempo \u2013 l\u2019unica conclusione possibile \u00e8 che nel compiere questi atti, Israele sta commettendo torture che equivalgono a un crimine di guerra e persino a un crimine contro l\u2019umanit\u00e0.<\/b><\/p>\n<p>Facciamo appello a tutte le nazioni e a tutte le istituzioni e gli organismi internazionali, compresa la Corte penale internazionale, affinch\u00e9 facciano tutto il possibile per porre immediatamente fine alle crudelt\u00e0 inflitte ai palestinesi dal sistema carcerario israeliano e per riconoscere il regime israeliano che gestisce questo sistema come un regime di apartheid che deve cessare.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-29638 aligncenter\" src=\"https:\/\/gliasinirivista.org\/wp-content\/uploads\/de-franco4-207x300.jpg\" alt=\"\" width=\"391\" height=\"567\" \/><\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/gliasinirivista.org\/benvenuti-allinferno-carcere-e-tortura-in-israele\/\">https:\/\/gliasinirivista.org\/benvenuti-allinferno-carcere-e-tortura-in-israele\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GLI ASINI (Redazione) Illustrazione di Andrea De Franco \u201cBenvenuti all\u2019inferno\u201d \u00e8 il monito rivolto ai detenuti palestinesi al loro ingresso nelle carceri israeliane dopo il 7 ottobre. \u00c8 anche il titolo dell\u2019ultimo rapporto di B\u2019Tselem \u201csul trattamento dei prigionieri palestinesi e le condizioni disumane cui sono stati sottoposti nel corso degli ultimi mesi\u201d. Anche il sottotitolo \u00e8 eloquente: \u201cIl sistema carcerario israeliano come rete di campi di tortura\u201d. Vale la pena di ricordare anche&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":109,"featured_media":72676,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/io-imparo-da-solo-sulla-rivista-gli-asini-445.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-mKE","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/87460"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/109"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=87460"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/87460\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":87462,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/87460\/revisions\/87462"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/72676"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=87460"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=87460"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=87460"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}