{"id":8758,"date":"2013-04-29T14:25:14","date_gmt":"2013-04-29T14:25:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=8758"},"modified":"2013-04-29T14:25:14","modified_gmt":"2013-04-29T14:25:14","slug":"la-crisi-economica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=8758","title":{"rendered":"LA CRISI ECONOMICA"},"content":{"rendered":"<p>Oggi, permettetemi di occuparmi di economia. Uscire dal liberalismo come mi auguravo nel post precedente, significa anche liberarsi della dittatura dell&rsquo;economia. Siamo cos&igrave; immersi nell&rsquo;ideologia liberale, da credere che davvero da sempre l&rsquo;economia sia la cosa pi&ugrave; importante nella nostra vita. Io credo invece che si tratti di una forma di follia, che sia necessario mettere l&rsquo;economia al suo posto, cio&egrave; ancillare rispetto alla politica, che deve rivendicare per s&eacute; il posto di comando. Tuttavia, nessuno pu&ograve; davvero credere di potere ignorare l&rsquo;economia, ed io certo non voglio commettere questo errore madornale, cos&igrave; me ne occupo qui, proprio affrontando il tema economico nella societ&agrave; contemporanea. Parlare oggi di economia equivale ovviamente a parlare dell&rsquo;attuale crisi economica. La crisi &egrave; ormai una tale evidenza nella nostra vita quotidiana che sarebbe insensato ignorarla, pensare di fare politica senza confrontarsi con la crisi. Ma confrontarsi, significa tentare di capire la crisi, capirne quindi le cause e predisporre un&rsquo;ipotesi di uscita da essa. Da questo punto di vista, mentre sottoscriverei ogni singola parola di valenti economisti come Bagnai che hanno dimostrato aldil&agrave; di ogni ragionevole dubbio l&rsquo;insostenibilit&agrave; gi&agrave; in linea di principio dell&rsquo;euro, credo nel contempo che sia necessario allargare la nostra visuale, e riflettere meglio sulle vere cause della crisi.<!--more--><\/p>\n<p>Dal punto di vista strettamente cronachistico, non dovremmo avere alcun problema a indicare la bolla immobiliare, poi divenuta finanziaria tout court, sviluppatasi a partire dal 2007 e poi scoppiata nell&rsquo;autunno del 2008 con il clamoroso fallimento della Lehman&amp;brothers (e con l&rsquo;altrettanto clamoroso salvataggio di quasi tutte le grosse banche mondiali, anglosassoni in primis, aggiungerei io, da parte degli stati). Ci&ograve; che io rimprovero a un certo dibattito economico &egrave; avere come rimosso la prima parte della storia, dove e quale sia la genesi della crisi. Se noi rimuoviamo questa genesi finiamo col far credere a chi ci legge che la crisi sia nata nella zona euro, cosa del tutto falsa, o alternativamente che si tratta di due eventi del tutto separati ed indipendenti, anche questa una tesi sballata. Difatti, nessun economista sostiene esplicitamente queste tesi, tuttavia, quando si tace una parte della verit&agrave;, si pu&ograve; fatalmente finire col dire una bugia anche inconsapevolmente. Io dico che purtroppo non sta unicamente n&eacute; primariamente nell&rsquo;euro la causa della crisi, si potrebbe dire che l&rsquo;euro &egrave; la causa fondamentale dell&rsquo;aggravamento della crisi proprio in un paese come il nostro, ma sono convinto che il massimo che potremmo fare col miglior governo (non certo il governo Letta, neanche a dirlo&hellip;) che fosse insediato, sarebbe solo liberarci della crisi mondiale che continuerebbe ad esserci, evidentemente scaricandola sugli altri paesi. La vera natura della crisi &egrave; crisi del debito privato. Negli USA, dopo la sciagurata eliminazione da parte di Clinton alla fine degli anni novanta della legislazione introdotta a seguito della storica crisi del &rsquo;29 che imponeva stringenti vincoli alle banche, queste si sono scatenate nell&rsquo;aumentare i loro utili tramite la moltiplicazione di titoli di loro emissione, la creazione dei titoli derivati, presto diventati in parte consistente junkbond, cio&egrave; titoli spazzatura, in quanto privi di valore effettivo. Si calcola che ai nostri giorni il totale dei titoli circolanti corrisponda ad almeno nove volte l&rsquo;intero PIL mondiale. Ci&ograve; come capite, corrisponde a dire che tali titoli sono nella stragrande maggioranza cartaccia, che le banche poggiano la loro peraltro enorme ricchezza su una montagna di cartaccia, si tratta in definitiva di una ricchezza del tutto fasulla. Nel 2008, Bush e Obama sono stati d&rsquo;accordo nell&rsquo;intervenire allo scopo di puntellare una situazione delle banche di fatto fallimentare. Il mezzo che hanno usato, e che poi credo sia proprio l&rsquo;unico disponibile, &egrave; stato quello di stampare banconote dal nulla, cio&egrave; intervenire pesantemente aumentando la liquidit&agrave;. Pensate, tanto per rimanere negli USA, che da settembre scorso, la FED stampa almeno 40 miliardi di dollari al mese, cio&egrave; incrementa la liquidit&agrave; in maniera fortissima. Il punto &egrave; che tale liquidit&agrave; non si vede nelle tasche della gente comune perch&eacute; le banche la sequestrano praticamente in maniera integrale per potere pagare le cedole dei loro titoli e per poterli rinnovare. L&rsquo;immissione di denaro fresco corrisponde insomma a un medico che pretendesse di curare un tossicomane dandogli dosi crescenti di droga, mi pare che l&rsquo;esito non possa che essere la morte del paziente. Cos&igrave;, tutta questa gigantesca quantit&agrave; di denaro rimane confinato nei circuiti bancari, e non mostra nessun effetto inflattivo. Se per&ograve; un giorno, come poi &egrave; inevitabile che accada, uno dei membri di questo club esclusivo delle banche fallite che fanno finta di non esserlo, decidesse di colpo di investire in qualsiasi tipo di merce questo denaro, allora potrebbe scoppiare un&rsquo;inflazione galoppante, perch&eacute; di colpo il denaro tornerebbe a fluire liberamente: a quel punto, si vedrebbe quanta cartaccia la FED ha stampato nel corso dei decenni, e quanto tutta questa cartaccia non abbia un corrispettivo in merce reale. La reale soluzione della crisi globale starebbe nel fare liberamente fallire le banche che fallite lo sono gi&agrave; da tempo, invece di continuare a pompare liquidit&agrave;, ma non vedo in giro per il mondo statisti in grado di assumersi la responsabilit&agrave; di tali decisioni e degli enormi effetti collaterali dei fallimenti bancari (risparmiatori di colpo sul lastrico). In sostanz, i governi, piuttosto che risolvere il problema, hanno scelto di non affrontarlo, rinviando nel tempo il momento della resa dei conti. Il fallimento bancario rimane quindi un&rsquo;ipotesi puramente teorica, trionfa invece la sciagurata logica del &ldquo;too big to fail&rdquo; che porta alla conseguenza paradossale di porre gli stati al giogo delle grandi banche, da salvatori come di fatto sono, diventano le vittime sacrificali, come &egrave; il caso tipico italiano, in cui i mercati chiedono interessi altissimi sui titoli di stato. Vista l&rsquo;impossibilit&agrave; per le cose fin qui dette di risolvere il problema dell&rsquo;enorme liquidit&agrave; che circola nel mondo, cosa rimane ad un piccolo paese come il nostro se non sottrasi lla globalizzazione? Se il sistema finanziario globalizzato si comporta come un tossicomane, l&rsquo;unica soluzione ragionevole appare quella di isolarsi, quindi di: &#8211; uscire dall&rsquo;euro &#8211; dare default &#8211; porre solide barriere doganali che ci consentano di produrre nel nostro paese ci&ograve; che nel nostro paese abbiamo sempre prodotto Non sar&agrave; una passeggiata, ma sar&agrave; comunque il male minore. Naturalmente, le modalit&agrave; di attuazione di queste misure, ci&ograve; che diventerebbe l&rsquo;economia del nostro paese in questa ipotesi, &egrave; tutto un enorme argomento che non posso affrontare certo in questo spazio ristretto. Vorrei solo soffermarmi sul perch&eacute; io ritenga inevitabile il fallimento del nostro stato. Il problema ovviamente sta nell&rsquo;enorme importo del nostro debito statale che ne rende praticamente impossibile la integrale restituzione. Tutto ci&ograve; che possiamo fare &egrave; pagare gli interessi che per&ograve; a loro volta sono tali da impedire qualunque politica economica: chi ha un debito con uno strozzino, non pu&ograve; scegliere nessuna spesa nella sua vita, rimane preda della necessit&agrave; di rimborsare almeno gli interessi, e ci&ograve; che gli rimane &egrave; al massimo la sopravvivenza. Alcuni sostengono che uscendo dall&rsquo;euro, il debito non sarebbe pi&ugrave; un problema, perch&eacute; sarebbe possibile rinominarlo nella nuova valuta scelta. Io per&ograve; non credo che ci&ograve; sia possibile, se io fossi un creditore non accetterei certo di vedere il mio credito espresso in euro che diventerebbe di colpo unilateralmente espresso nella nuova lira. Forse si potrebbe ancora fare, ma appunto in maniera unilaterale, cio&egrave; si tratterebbe di fatto di un fallimento mascherato. Se tuttavia il debito restasse espresso in euro, &egrave; chiaro che il problema della dittatura degli interessi (dello spread diciamo oggi, usando come riferimento la Germania), si trasferirebbe sul mercato dei cambi e sul rapporto lira\/euro, saremmo ancora nei guai. Mi fermo qui, sperando di essere stato chiaro, cosa non facile per la natura della materia e per la quantit&agrave; di differenti aspetti che ho tentato di affrontare. Nei commenti, penso di potere chiarire meglio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oggi, permettetemi di occuparmi di economia. Uscire dal liberalismo come mi auguravo nel post precedente, significa anche liberarsi della dittatura dell&rsquo;economia. Siamo cos&igrave; immersi nell&rsquo;ideologia liberale, da credere che davvero da sempre l&rsquo;economia sia la cosa pi&ugrave; importante nella nostra vita. Io credo invece che si tratti di una forma di follia, che sia necessario mettere l&rsquo;economia al suo posto, cio&egrave; ancillare rispetto alla politica, che deve rivendicare per s&eacute; il posto di comando. Tuttavia,&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":30,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[6],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-2hg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8758"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/30"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=8758"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8758\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=8758"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=8758"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=8758"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}