{"id":87590,"date":"2024-10-22T10:08:07","date_gmt":"2024-10-22T08:08:07","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=87590"},"modified":"2024-10-22T09:12:14","modified_gmt":"2024-10-22T07:12:14","slug":"perche-il-vertice-brics-di-kazan-e-lultima-speranza-che-abbiamo-per-evitare-la-terza-guerra-mondiale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=87590","title":{"rendered":"Perch\u00e9 il vertice BRICS di Kazan \u00e8 l\u2019ultima speranza che abbiamo per evitare la terza guerra mondiale"},"content":{"rendered":"<p><strong>di OTTOLINA TV (Giuliano Marrucci)<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/rumble.com\/v5jiynh-perch-il-vertice-brics-di-kazan-lultima-speranza-che-abbiamo-per-evitare-la.html\">https:\/\/ottolinatv.it\/2024\/10\/21\/perche-il-vertice-brics-di-kazan-e-lultima-speranza-che-abbiamo-per-evitare-la-terza-guerra-mondiale\/\u00a0<\/a><\/p>\n<p>Ottoliner buongiorno e benvenuti a questo nuovo appuntamento delle cronache di fine impero; come molti di voi sapranno, nonostante il silenzio assordante del circo mediatico domani a Kazan avr\u00e0 inizio quello che, con ogni probabilit\u00e0, \u00e8 l\u2019evento di politica internazionale pi\u00f9 importante dell\u2019anno: il sedicesimo summit annuale dei\u00a0<em>BRICS<\/em>\u00a0(ormai ufficialmente\u00a0<em>BRICS+<\/em>), probabilmente il pi\u00f9 importante dalla loro fondazione nel 2009, subito dopo lo scoppio della grande crisi finanziaria causata dagli USA e pagata da tutto il resto del mondo. L\u2019Occidente collettivo, infatti, che \u00e8 ostaggio di una ristrettissima oligarchia finanziaria che deve il suo dominio all\u2019imperialismo finanziario USA e alla dittatura globale del dollaro, ha gi\u00e0 dichiarato la\u00a0<strong>guerra totale<\/strong>\u00a0al resto del mondo per ostacolare l\u2019ineluttabile transizione a un nuovo ordine multipolare; e, dopo aver subito una clamorosa sconfitta nella prima battaglia sul fronte ucraino, \u00e8 impegnato a sostenere la deflagrazione definitiva di un secondo fronte in Medio Oriente per salvare la faccia, destabilizzare il pianeta e ostacolare cos\u00ec, appunto, la crescita economia e industriale dei presunti avversari. Di fronte alle evidenti difficolt\u00e0 del blocco occidentale, in molti (ovviamente intendo tra gli antimperialisti che, comunque, alle nostre latitudini sono una piccola minoranza, per quanto sempre pi\u00f9 consistente), presi dall\u2019entusiasmo, tifano per una resa dei conti definitiva che metta fine per sempre all\u2019imperialismo a guida USA attraverso le armi e \u2013 sempre presi dall\u2019entusiasmo \u2013 sono spinti a farsi un\u2019immagine dei\u00a0<em>BRICS+<\/em>\u00a0come di un blocco di Paesi coeso, pronto a guidare questa distruzione \u2013 via missili ipersonici \u2013 del\u00a0<em>Grande Satana<\/em>. Purtroppo (o per fortuna) rischiano di rimanere delusi: ammesso e non concesso che alcuni dei\u00a0<em>BRICS+<\/em>\u00a0auspichino davvero la resa dei conti definitiva via armi contro il dominio dell\u2019Occidente collettivo, quello che possiamo dire con un discreto margine di certezza \u00e8 che, di sicuro, non \u00e8 una posizione condivisa e nemmeno maggioritaria; al contrario delle facilonerie massimaliste o delle puttanate sugli\u00a0<em>opposti imperialismi<\/em>, le classi dirigenti dei Paesi\u00a0<em>BRICS+<\/em>\u00a0non hanno niente a che vedere coi deliri fascistoidi sulla\u00a0<em>guerra<\/em>\u00a0<em>sola igiene del mondo<\/em>\u00a0di marinettiana memoria, che \u00e8 invece un patrimonio culturale che appartiene interamente ai battaglioni Azov e ai coloni israeliani. I Paesi\u00a0<em>BRICS+<\/em>\u00a0vogliono\u00a0<strong>la pace e la stabilit\u00e0<\/strong>\u00a0per continuare a intraprendere i loro rispettivi percorsi di crescita e riscatto nazionale: alcuni con un occhio di riguardo, in particolare, verso le loro classi popolari come la Cina, guidata dal pi\u00f9 grande e organizzato partito comunista della storia; altri con un occhio di riguardo, in particolare, per le loro \u00e9lite economiche e politiche come l\u2019India e gli Emirati Arabi Uniti. Il punto \u00e8 che, al contrario dei\u00a0<em>piddini<\/em>\u00a0e delle fazioni pi\u00f9 radicali della sinistra\u00a0<em>ZTL<\/em>, sanno benissimo (perch\u00e9 lo sperimentano sulla propria pelle in modo plateale da decenni) che l\u2019architettura finanziaria internazionale esistente \u00e8 stata costruita in modo dettagliato e certosino proprio per ostacolarne la crescita e per permettere a tutto l\u2019Occidente \u2013 e, in particolare, agli USA e alle sue oligarchie \u2013 di appropriarsi del grosso della ricchezza del pianeta anche a costo di ostacolarne la crescita complessiva. L\u2019obiettivo dei\u00a0<em>BRICS+<\/em>, quindi, \u00e8 quello di mettere insieme tutti i Paesi che \u2013 proprio a causa dell\u2019architettura finanziaria globale attuale \u2013 vengono sistematicamente depredati della loro ricchezza e delle loro prospettive di crescita, nel tentativo di costruire in modo collaborativo nuove istituzioni che permettano di emanciparsi dall\u2019unipolarismo USA e dalla dittatura del dollaro.<br \/>\nE non \u00e8 ancora finita, perch\u00e9 \u2013 ovviamente \u2013 questo processo, per l\u2019imperialismo USA e per le sue oligarchie, rappresenta una vera e propria\u00a0<em>minaccia esistenziale<\/em>\u00a0al pari dei missili a medio raggio con testate atomiche in Ucraina per la Russia; e contro le minacce esistenziali, le grandi potenze \u2013 piaccia o non piaccia \u2013 reagiscono con ogni mezzo necessario, compreso il ricorso all\u2019atomica, che \u00e8 proprio quello che i\u00a0<em>BRICS+<\/em>\u00a0vorrebbero in ogni modo evitare. Inoltre, sebbene il sistema finanziario attuale impedisca il pieno sviluppo delle economie nazionali, cionondimeno ha garantito ad alcune fazioni delle \u00e9lite del Sud globale di partecipare, col ruolo di gregari, alla\u00a0<em>grande rapina globale<\/em>\u00a0impedendogli \u2013 s\u00ec \u2013 l\u2019accesso alla stanza dei bottoni (che \u00e8 prerogativa esclusiva delle oligarchie diretta emanazione di Washington e di\u00a0<em>Wall Street<\/em>), ma comunque assicurandogli guadagni imponenti; il risultato che segue al combinato disposto di questi due elementi rischia (un\u2019altra volta) di deludere cos\u00ec non solo chi spera che i\u00a0<em>BRICS+<\/em>\u00a0dichiarino la guerra guerreggiata all\u2019imperialismo USA, ma anche quelli che sperano che almeno gli dichiarino una vera e propria guerra economica. Fortunatamente, per\u00f2, noi \u2013 che siamo moderati e pacifisti \u2013 ci accontentiamo di molto meno, e\u00a0<em>chi s\u2019accontenta gode<\/em>; e io, personalmente, nel leggere il documento ufficiale del ministero delle finanze e della\u00a0<em>Banca Centrale<\/em>\u00a0della Federazione russa, che mette nero su bianco la proposta concreta di riforma del sistema finanziario globale che sar\u00e0 discussa durante il summit, ho goduto come un riccio. Il documento, infatti, \u00e8 una prova da manuale di realismo politico e di concretezza: invece di porsi obiettivi roboanti spendibili in conferenza stampa (ma, sostanzialmente, velleitari), si pone\u00a0<strong>obiettivi realistici<\/strong>\u00a0in grado di trovare un ampio consenso non solo all\u2019interno delle \u00e9lite pi\u00f9 filo-occidentali degli stessi\u00a0<em>BRICS+<\/em>, ma \u2013 addirittura \u2013 in una parte consistente di \u00e9lite occidentali vere e proprie, ma che, ciononostante, gradualmente, ma inesorabilmente, svuotano dall\u2019interno l\u2019imperialismo finanziario USA e la dittatura del dollaro. Ovviamente, come tutti i piani frutto della realpolitik, il punto star\u00e0 nel valutare concretamente, passo dopo passo, come questo piano procede in mezzo alla complicata dialettica che metter\u00e0 in moto; per questo, noi di\u00a0<em>Ottolina Tv<\/em>\u00a0insieme agli amici\u00a0<strong>Giacomo Gabellini<\/strong>\u00a0col suo canale\u00a0<em>Il Contesto<\/em>,\u00a0<strong>Davide Martinotti<\/strong>\u00a0col suo canale\u00a0<em>Dazibao<\/em>\u00a0e\u00a0<strong>Stefano Orsi<\/strong>\u00a0con il suo canale personale, abbiamo deciso di unire le forze e, nei prossimi giorni \u2013 da marted\u00ec a gioved\u00ec, dalle 18 alle 20 -, trasmettere in contemporanea a reti unificate su tutti e tre i nostri canali due ore di approfondimento su quello che emerger\u00e0 dal summit, nel tentativo di uscire dalle rappresentazioni macchiettistiche e propagandistiche tanto dell\u2019informazione mainstream quanto della cosiddetta\u00a0<em>controinformazione<\/em>\u00a0che vive pi\u00f9 di slogan e\u00a0<em>wishful thinking<\/em>\u00a0che di analisi rigorose.<br \/>\nPrima di addentrarci in questa\u00a0<em>tre giorni<\/em>, per\u00f2, come\u00a0<em>Ottolina Tv<\/em>, insieme a Gabriele Germani e ad Alessandro Bartoloni Saint Omer, abbiamo voluto fare una piccola<em>\u00a0introduzione for dummies<\/em>\u00a0che dia gli strumenti di base per poter giudicare in modo indipendente, ma informato, quello che avverr\u00e0 nei prossimi giorni. E\u2019 con estremo piacere, quindi, che vi presento questa piccola introduzione in 3 capitoli ai\u00a0<em>BRICS+<\/em>\u00a0e allo storico\u00a0<strong>summit di Kazan 2024<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Gabriele<br \/>\n<\/strong>Buongiorno a tutti, Ottoliner: oggi, con l\u2019avvicinarsi dell\u2019evento dell\u2019anno \u2013 il vertice dei\u00a0<em>BRICS<\/em>\u00a0a Kazan \u2013 vi presentiamo un pippone speciale;\u00a0<em>corale<\/em>, direi. I\u00a0<em>BRICS<\/em>\u00a0nascono nel giugno del 2009 come un gruppo informale di area economica e politica tra quattro paesi: Brasile, Russia, India e Cina; a questi, dal 14 aprile del 2011, si \u00e8 aggiunto il Sudafrica, passando da\u00a0<em>BRIC<\/em>\u00a0a\u00a0<em>BRICS<\/em>, dove la esse \u00e8 la lettera iniziale del paese africano; questi rappresentano oggi oltre il 40% della popolazione mondiale e il 25% del\u00a0<em>PIL<\/em>\u00a0globale. Il loro obiettivo principale? Creare un\u2019alternativa concreta al sistema dominato dagli Stati Uniti d\u2019America e dalle potenze occidentali, spesso visto come ingiusto e dannoso per molte nazioni in via di sviluppo. A differenza delle vecchie istituzioni come la\u00a0<em>Banca Mondiale<\/em>\u00a0o il\u00a0<em>Fondo Monetario Internazionale<\/em>, che hanno spesso imposto condizioni gravose ai paesi pi\u00f9 poveri, i\u00a0<em>BRICS<\/em>\u00a0promuovono una cooperazione basata sul rispetto reciproco: hanno creato nel 2014 una propria banca, la\u00a0<em>New Development Bank<\/em>, che finanzia progetti di sviluppo nei paesi emergenti senza le tipiche ingerenze politiche. Non parliamo solo di economia: i\u00a0<em>BRICS<\/em>\u00a0vogliono costruire un sistema internazionale pi\u00f9 giusto. L\u2019aspetto pi\u00f9 affascinante dei\u00a0<em>BRICS<\/em>\u00a0\u00e8 la loro visione di un\u00a0<strong><em>mondo multipolare<\/em><\/strong>: in passato, gli Stati Uniti si sono spesso comportati come\u00a0<em>poliziotti del mondo<\/em>\u00a0intervenendo in ogni angolo del pianeta per difendere i propri interessi; ma i\u00a0<em>BRICS<\/em>\u00a0puntano a un ordine mondiale dove non esiste una sola superpotenza, ma tante nazioni che collaborano, ognuna con la propria voce e priorit\u00e0.<br \/>\nNel corso degli anni, sempre pi\u00f9 Stati hanno cominciato a guardare ai\u00a0<em>BRICS<\/em>\u00a0con rinnovato interesse; ad esempio, il primo gennaio del 2024 hanno aderito altri cinque paesi: Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia, Arabia Saudita e Iran. Altri hanno presentato domanda di adesione negli ultimi mesi: questa estate hanno provveduto l\u2019Azerbaigian (un fedele alleato occidentale), la Turchia, secondo esercito della\u00a0<em>NATO<\/em>, ma anche Cuba, il Venezuela, il Nicaragua e la Palestina (con le dovute complicanze dovute alla guerra e all\u2019occupazione israeliana). Da segnalare, al primo gennaio 2024, anche la non adesione al blocco dell\u2019Argentina, dove il presidente\u00a0<strong>Milei<\/strong>\u00a0ha annullato l\u2019ingresso del Paese al gruppo in poche settimane: ricordiamo che questa scelta arriva dopo alcune dichiarazioni (tanto roboanti quanto impossibili) in campagna elettorale sul \u201cnon commerciare con paesi comunisti\u201d in cui includeva Cina e Brasile, membri\u00a0<em>BRICS<\/em>\u00a0e maggiori partner commerciali di Buenos Aires. Anche altri Stati si stanno avvicinando ai\u00a0<em>BRICS<\/em>\u00a0formalizzando richiesta di adesione o dando segnali di interessamento attraverso la partecipazione dei propri ministri degli esteri agli incontri del gruppo; tra gli altri Kazakistan, Venezuela, Nigeria, Indonesia, Thailandia e persino il vicino di casa per eccellenza di\u00a0<em>sua maest\u00e0 la<\/em>\u00a0<em>Casa Bianca<\/em>: il Messico. Anche il Bangladesh, in passato, ha mostrato interesse per il gruppo, aderendo alla\u00a0<em>Nuova Banca di Sviluppo<\/em>\u00a0assieme all\u2019Uruguay.<br \/>\nVediamo quindi sul mappamondo una mappa fatta di tanti Paesi coinvolti, a vario titolo e grado di interesse, nel progetto e persino una serie di dinamiche interne a questo blocco: mentre la Cina, la Russia e l\u2019Iran sembrano costruire un blocco pi\u00f9 contrapposto all\u2019Occidente, dal carattere euro-asiatico e con un maggior ruolo politico del pubblico, la parte\u00a0<em>IBSA<\/em>\u00a0del gruppo (India, Brasile e Sud Africa) sembra pi\u00f9 collegata al circuito finanziario e commerciale occidentale. I\u00a0<em>BRICS<\/em>\u00a0si delineano come\u00a0<em>i giganti della nuova era<\/em>, l\u2019era multipolare fatta di tanti vettori multifattoriali; i giganti della nuova era multipolare dove le alleanze, le convergenze e gli attriti si fanno e si disfano con estrema rapidit\u00e0 e sono determinati da una serie infinita di fattori.<\/p>\n<p><strong>Giuliano<\/strong><br \/>\nCos\u00ec il nostro Gabriele riassume l\u2019essenza degli Stati nazionali che si sono coalizzati nei\u00a0<em>BRICS+<\/em>; ma perch\u00e9 mai questa cosa dovrebbe accendere l\u2019entusiasmo nel cuore ferito di un sincero democratico e di chi sta dalla parte dei diritti violati degli oppressi? Molti di questi Paesi non sono \u2013 essi stessi \u2013 caratterizzati da logiche di sopraffazione, di sfruttamento e di mancanza di democrazia? Spesso addirittura pi\u00f9 violente di quelle alle quali assistiamo nei Paesi del mondo occidentale che tanto disprezzate? Sono questi, legittimamente, i dubbi pi\u00f9 frequenti tra chi \u2013 venendo da una tradizione pi\u00f9 o meno progressista, democratica (se non addirittura socialista e comunista) \u2013 si confronta con le nostre analisi e i nostri contenuti; ma rischiano di essere\u00a0<em>dubbi un po\u2019 del cazzo<\/em>: il punto \u00e8 che il trionfo dell\u2019ideologia (se non addirittura dell\u2019antropologia) neo-liberale ha svuotato queste\u00a0<em><strong>grandi famiglie politiche<\/strong><\/em>\u00a0<em>dell\u2019Occidente sviluppato<\/em>\u00a0di ogni capacit\u00e0 di analisi strutturale della realt\u00e0 lasciando spazio al gossip, alle narrazioni e al moralismo. La realt\u00e0, quindi, non \u00e8 pi\u00f9 una complicata sequenza di cause ed effetti con delle gerarchie (pi\u00f9 o meno) precise, ma un insieme indistinto di fatti scollegati tra loro ai quali applicare il proprio giudizio morale che, ovviamente, come tutto il resto, non \u00e8 frutto di storia e rapporti materiali, ma astratto e atemporale. Assoluto. Dopo 75 anni di apartheid la resistenza palestinese opta per un\u2019operazione eclatante di ferocia inaudita?\u00a0<em>Eh, ma non si fa!\u00a0<\/em>Dopo 20 anni di offensiva espansionista della\u00a0<em>NATO<\/em>\u00a0la Federazione russa reagisce con una drammatica operazione militare?\u00a0<em>Oh mio dio, contessa! Sono avvivati i bavbavi!\u00a0<\/em>Dopo aver constatato il fallimento del panarabismo laico e socialista, il movimento anti-coloniale dell\u2019Asia occidentale ripiega sull\u2019Islam come mezzo per far risorgere la lotta di liberazione?\u00a0<em>Oh my god! Questa non \u00e8 davvero la nostra resistenza!\u00a0<\/em>Movimenti popolari del Sud globale, nati con le migliori intenzioni, invece si trasformano, per impotenza, in\u00a0<em>ancelle dell\u2019imperialismo<\/em>\u00a0a guida USA?\u00a0<em>Eh, ma son ragazzi. Vanno capiti. Loro s\u00ec che rispettano i diritti delle donne<\/em>\u00a0(o, almeno, di quelle che non muoiono sotto le bombe degli alleati).<br \/>\nIl punto \u00e8 che il mondo \u00e8 fatto, anche se non esclusivamente, di\u00a0<strong>rapporti materiali\u00a0<\/strong>e oggi il rapporto materiale al quale tutti gli altri sono subordinati si chiama \u2013 o, almeno, cos\u00ec \u00e8 come lo definiamo noi \u2013\u00a0<em>superimperialismo<\/em>\u00a0e, cio\u00e8, la fase matura dell\u2019imperialismo finanziario incentrato su Washington e su\u00a0<em>Wall Street<\/em>\u00a0che impone vincoli, limiti e ostacoli a tutto il resto del pianeta; e l\u2019aspetto fondamentale di questo sistema \u00e8 l\u2019<strong>unipolarismo USA<\/strong>\u00a0e, cio\u00e8, la capacit\u00e0 degli USA di imporre (grazie alle istituzioni finanziarie globali e al dominio militare) gli interessi delle sue oligarchie al di sopra di tutto. Ma nonostante questo sistema abbia imposto negli ultimi 50 anni un prezzo insostenibile sul 99% dell\u2019umanit\u00e0, la capacit\u00e0 di opporvisi \u2013 in particolare da parte delle masse popolari dell\u2019Occidente collettivo \u2013 \u00e8 stata sostanzialmente pari a zero; anche nei rari momenti di reale mobilitazione di massa come, ad esempio, durante l\u2019entusiasmante parentesi del\u00a0<em>movimento dei movimenti<\/em>\u00a0o, ancora, con l\u2019opposizione globale all\u2019invasione criminale dell\u2019Iraq e, di nuovo, con il possente movimento nato in seguito alla grande crisi finanziaria del 2008, le oligarchie statunitensi non solo hanno continuato a fare beatamente\u00a0<em>cosa stracazzo gli pareva<\/em>, ma \u2013 anzi \u2013 hanno colto l\u2019occasione per accelerare il passo della loro colossale rapina. E i Paesi del Sud del mondo che hanno tentato di ribellarsi \u2013 dal Venezuela all\u2019Iran \u2013 hanno costretto le loro popolazioni a subire conseguenze disastrose; il motivo \u00e8 molto semplice: non esisteva un\u2019alternativa. Il<em>\u00a0superimperialismo<\/em>\u00a0aveva prosciugato alla fonte il fiume carsico che alimentava i conflitti e li nutriva al punto da poter ambire a cambiare concretamente i rapporti di forza materiali; l\u2019affermazione di un organismo multilaterale dei Paesi del Sud globale costretti a pagare il conto degli USA, come quello dei\u00a0<em>BRICS+,<\/em>\u00a0rappresenta oggettivamente un potenziale gigantesco fattore di progresso principalmente per questo motivo: mette fine alla lunga era del\u00a0<em><strong>There is no alternative<\/strong><\/em>, come ci racconta il nostro buon Alessandro.<\/p>\n<p><strong>Alessandro<br \/>\n<\/strong><em>There is alternative!\u00a0<\/em>In tanti, in questi anni, si erano disperati, sicuri che per tutta la loro vita non avrebbero mai sentito queste parole, sicuri che la globalizzazione finanziaria americana sarebbe stato il destino inemendabile del pianeta e che il capitalismo oligarchico su base mondiale, dopo la sconfitta del comunismo storico, era rimasto senza alternative credibili. E invece no:\u00a0<em>There is alternative<\/em>; \u00e8 questa la\u00a0<em>buona novella<\/em>\u00a0che\u00a0<em>Ottolina Tv<\/em>\u00a0\u00e8 venuta a portare a intere generazioni di socialisti e anti-capitalisti cresciuti a pane, rassegnazione e\u00a0<strong>Mark Fisher\u00a0<\/strong>(il quale, detto tra parentesi, oggi scriverebbe tutto un altro libro). Il lavoro da fare \u00e8 ancora lungo: a causa di decenni (per non dire millenni) di suprematismo culturale che ha riguardato pi\u00f9 o meno tutte le culture politiche e che non riusciamo a scrollarci di dosso, facciamo molta fatica ad accettare che gli attuali processi rivoluzionari e di emancipazione non nascano all\u2019interno della cultura occidentale, ma da paesi dell\u2019Asia, dell\u2019Africa e del Sud America.\u00a0<em>Ma come!? Il fronte pi\u00f9 avanzato della lotta al capitalismo predatorio e all\u2019imperialismo armato americano \u00e8 guidato da Xi Jinping? Ma non dovevano guidarlo Carola Rackete e Nicola Fratoianni?<\/em>\u00a0Ma dopo aver subito passivi 40 anni di neoliberismo, invece che stare con il ditino alzato a rimproverare quello e quell\u2019altro movimento di resistenza nazionale di non essere abbastanza raffinato e illuminato, dovremmo osservare, rispettare e, soprattutto, imparare non solo come oggi, nel 2024, si fa resistenza alla finanziarizzazione e all\u2019imperialismo, ma soprattutto\u00a0<strong>come si vince<\/strong>. S\u00ec, perch\u00e9 \u00e8 questa la\u00a0<em>seconda buona novella<\/em>\u00a0che abbiamo il dovere di diffondere nelle disilluse, depresse e sempre pi\u00f9 povere popolazioni europee e, cio\u00e8, che l\u2019alternativa non solo\u00a0<em>esiste e lotta insieme a noi<\/em>, ma sta anche vincendo. E nello sconcerto dei\u00a0<strong>Rampini<\/strong>\u00a0e dei\u00a0<strong>Vittorio Emanuele Parsi<\/strong>\u00a0di tutto il mondo, il gruppo di Paesi che si ritrover\u00e0 a Kazan questa settimana non lo far\u00e0 per scambiarsi nuove ricette sul come cucinare bambini, ma per continuare a forgiare il\u00a0<em><strong>mondo nuovo<\/strong><\/em>: \u00e8 questo il punto di partenza fondamentale per capire tutto quello che sta avvenendo oggi nel mondo, dalla nostra crisi economica \u2013 a partire dai 3 fronti principali della guerra.<br \/>\nE allora veniamo a noi, a noi abitanti \u2013 un tempo sazi e opulenti \u2013 delle provincie occidentali dell\u2019Impero; inutile dire che una classe dirigente capace (o anche solo veramente intenzionata) di fare gli interessi delle nazioni europee e della loro alleanza, in questi ultimi 30 anni si sarebbe comportata in maniera diametralmente opposta a come ha fatto: avrebbe preso atto dell\u2019emergere di nuove potenze mondiali che avrebbe spostato l\u2019asse economico e politico del mondo e avrebbe fatto leva su queste potenze per emanciparsi gradualmente dall\u2019occupante americano, riconquistando \u2013 passo dopo passo \u2013 la sovranit\u00e0 perduta ormai 80 anni fa. In fondo, \u00e8 nel naturale interesse del nostro Paese e del nostro continente avere ottimi rapporti politici e commerciali con tutte le grandi potenze \u2013 dalla Russia alla Cina, dall\u2019India agli Stati Uniti -, nonch\u00e9 condizione indispensabile per essere, a nostra volta, un polo politico\u00a0<em>che conta<\/em>\u00a0e non le colonie di qualcun altro, sacrificabili all\u2019occorrenza. In verit\u00e0, ancora oggi (esercitandoci ancora in un po\u2019 di dolce\u00a0<em>wishful thinking<\/em>) un Paese come l\u2019Italia avrebbe tutte le caratteristiche e le carte in regola per cominciare questo processo e per farsi promotrice degli interessi europei nel mondo, sviluppando progetti di cooperazione economica, finanziaria e culturale\u00a0<em>win-win<\/em>\u00a0con il Sud globale; e gi\u00e0 da domani potrebbe decidere di rientrare nelle\u00a0<em>Vie della Seta<\/em>, entrare nel capitale azionario e attingere nuovi fondi di investimento nella banca principale dei\u00a0<em>BRICS<\/em>\u00a0(la celebre\u00a0<em>New Development Bank<\/em>, che sar\u00e0 protagonista del percorso di dedollarizzazione), aumentare l\u2019export della manifattura italiana nel Sud globale, farsi promotrice degli interessi italiani ed europei nell\u2019area del Sahel (dove non siamo mal visti come i francesi), porsi come Paese mediatore in Medio Oriente e in Ucraina etc etc etc. Insomma: le cose che qualunque italiano medio troverebbe assolutamente naturali e razionali e che (proprio per questo) non vengono fatte, avendo una classe dirigente collaborazionista molto pi\u00f9 determinata ad eseguire gli ordini di Washington che non a pensare all\u2019interesse nazionale e continentale. Ma tant\u2019\u00e8; illuderci che la riscossa possa arrivare dall\u2019alto sarebbe un peccato mortale. Solo il 99%, in solidariet\u00e0 con le lotte per la sovranit\u00e0 nazionale dei Paesi del mondo e con il loro tentativo di sbarazzarsi delle loro oligarchie predatorie, potr\u00e0 riprendere in mano il proprio destino e dimostrare che il famoso\u00a0<strong>tramonto dell\u2019Europa<\/strong>, di cui tanti pseudo intellettuali si riempiono la bocca, \u00e8 pura letteratura fantasy. Per rendere tutto questo possibile e per tornare anche noi a vincere, abbiamo per\u00f2 bisogno di un media non controllato dalle oligarchie politiche collaborazioniste e dalle loro aziende; un media che racconti il mondo per come \u00e8 e non per come gli\u00a0<em>analfoliberali<\/em>\u00a0vorrebbero che fosse; un media schierato dalla parte dell\u2019Italia, dell\u2019Europa, dei\u00a0<em>BRICS<\/em>\u00a0e del 99%, contro ogni imperialismo e predazione. Aiutaci a costruirlo: aderisci alla campagna di sottoscrizione di Ottolina Tv su\u00a0<a href=\"https:\/\/gofund.me\/c17aa5e6\">GoFundMe<\/a>\u00a0e su\u00a0<a href=\"https:\/\/shorturl.at\/knrCU\">PayPal<\/a>\u00a0(e chi non aderisce \u00e8\u00a0<strong>Paolo Flores d\u2019Arcais<\/strong>).<\/p>\n<p><strong>Giuliano<\/strong><br \/>\n\u201cIlluderci che la riscossa possa arrivare dall\u2019alto\u201d sottolinea Alessandro \u201csarebbe un peccato mortale\u201d: \u00e8 quello che intendiamo quando parliamo di\u00a0<em><strong>riscossa multipopolare\u00a0<\/strong><\/em>e, cio\u00e8, un mix tra\u00a0<em>multipolare<\/em>\u00a0e\u00a0<em>popolare<\/em>; la transizione verso un nuovo ordine multipolare \u00e8 la dinamica principale della fase storica che stiamo attraversando e rappresenta una gigantesca opportunit\u00e0 che, per essere colta, deve essere riempita di contenuti dal ritorno del\u00a0<strong>protagonismo delle masse popolari<\/strong>, sia nel Sud che nel Nord del pianeta. In cosa consista la proposta concreta che, dopo 16 lunghi anni di vita, i\u00a0<em>BRICS+<\/em>\u00a0metteranno sul tavolo \u2013 a partire da domani \u2013 proprio per dare una base materiale tangibile a questa transizione a un nuovo ordine multipolare (soprattutto dal punto di vista finanziario) lo approfondiremo meglio in un altro pippone ad hoc domani; oggi qui, per chiudere questo lungo video, ci limitiamo ad elencare gli aspetti fondamentali che il\u00a0<a href=\"https:\/\/yakovpartners.ru\/upload\/iblock\/9c2\/ci594n0ysocxuukw7iliw6qtr4xz6cc4\/BRICS_Research_on_IMFS.pdf\">rapporto<\/a>\u00a0preparato dal ministero delle finanze e dalla\u00a0<em>Banca Centrale<\/em>\u00a0russa ha elencato come principali distorsioni del sistema unipolare fondato sulla dittatura del dollaro, in cui siamo ancora immersi, e a fare un paio di valutazioni sul significato politico generale di questo tipo di lettura. Il primo aspetto da sottolineare \u00e8 che l\u2019intero rapporto, ancor prima degli aspetti di iniquit\u00e0 dell\u2019architettura finanziaria globale attuale, punta in realt\u00e0 a sottolineare le sue disfunzionalit\u00e0 e la sua sostanziale insostenibilit\u00e0 dal punto di vista proprio dell\u2019accumulazione capitalistica: il rapporto, infatti, sottolinea come la quota degli scambi commerciali tra economie emergenti rispetto al totale globale \u00e8 passata dal 10% di 30 anni fa al 26% attuale, ed \u00e8 previsto che raggiunga il 32% entro il 2032<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-9802\" src=\"https:\/\/ottolinatv.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Grafico-1-1024x471.png\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"471\" \/><\/figure>\n<p>e, cio\u00e8, appena 5 punti in meno rispetto allo scambio commerciale tra economie sviluppate; ciononostante, si continua in tutti i modi a cercare di tenere in vita il ricorso al dollaro come valuta standard per il commercio internazionale e questo ostacola in modo spropositato gli investimenti transfrontalieri tra i Paesi in via di sviluppo. Nonostante il ruolo di primissimo piano raggiunto nel commercio globale, infatti, solo l\u201911% degli investimenti globali sono investimenti che le economie emergenti fanno in altre economie emergenti; il grosso, invece, continua ad essere drenato dalle economie pi\u00f9 sviluppate e ovviamente, in particolare, verso i mercati finanziari USA che, invece che contribuire alla crescita della produzione di ricchezza globale, la affossano: questo, per\u00f2, il rapporto (volutamente) non lo dice. L\u2019obiettivo non \u00e8 fare la morale alle \u00e9lite economiche del Sud globale che impoveriscono i loro Paesi per fare fortuna a\u00a0<em>Wall Street<\/em>, ma sottolineare come \u2013 nonostante, cos\u00ec, facciano un sacco di soldi \u2013 alla fine questo meccanismo non \u00e8 sostenibile; e ci sono, invece, altre possibilit\u00e0 molto pi\u00f9 sostenibili di fare altrettanti soldi senza continuare a impoverire il Sud del mondo a vantaggio del Nord.<br \/>\nQuello che infatti, invece, il rapporto sottolinea in modo molto accurato \u00e8 che molti dei loro soldi che abbandonano il Sud globale per cercare remunerazioni migliori, in realt\u00e0, alla fine sono costretti ad accontentarsi dei titoli del tesoro statunitense che negli ultimi 10 anni \u2013 in media \u2013 hanno avuto remunerazioni pi\u00f9 basse addirittura dell\u2019inflazione; e quindi, invece che arricchirli, li hanno impoveriti, mentre a casa c\u2019erano migliaia e migliaia di opportunit\u00e0 di fare soldi attraverso l\u2019<strong>economia reale<\/strong>\u00a0che, per\u00f2, non venivano sfruttate perch\u00e9 mancavano capitali adeguati. La distorsione attuale, ovviamente \u2013 sottolinea il rapporto \u2013 \u00e8 dovuta al monopolio del dollaro e degli USA sulle istituzioni finanziarie globali, che a lungo \u00e8 stato accettato supinamente perch\u00e9 si pensava che il mercato globale, per funzionare, avesse necessariamente bisogno di una valuta di riserva globale e che questa (ovviamente) non potesse che essere quella della potenza egemone; ma secondo il rapporto questa necessit\u00e0 oggi non esiste pi\u00f9: \u201cLa ricerca universale di una\u00a0<em>valuta mondiale<\/em>\u00a0\u00e8 stata una conseguenza dell\u2019asimmetria informativa globale, che era uno stato naturale per gli operatori commerciali che non avevano mezzi efficaci per comunicare tra loro su scala mondiale in tempo reale. Pertanto, fare affidamento su un unico mezzo di scambio accettato universalmente era il modo pi\u00f9 sicuro e prevedibile di condurre affari\u201d. Ora per\u00f2, continua il rapporto, \u201cl\u2019asimmetria informativa \u00e8 quasi scomparsa: i partecipanti sono in grado di elaborare in modo efficace i prezzi di ogni merce in ogni valuta in tempo reale\u201d e quindi \u201cla necessit\u00e0 di una\u00a0<em>moneta mondiale<\/em>\u00a0sta scomparendo\u201d. Come si articola la\u00a0<strong>proposta concreta<\/strong>\u00a0per sostituire un sistema incentrato su un\u2019unica valuta \u2013 universalmente riconosciuta come la\u00a0<em>valuta di riserva globale<\/em>\u00a0\u2013 con un nuovo sistema\u00a0<em>multipolare<\/em>\u00a0anche dal punto di vista valutario, lo approfondiremo domani; quello che qui volevo sottolineare, prima di salutarci, \u00e8 come il rapporto, mentre sottolinea come gli squilibri attuali sono destinati a mettere definitivamente a repentaglio la stabilit\u00e0 finanziaria globale, dall\u2019altra fa di tutto per rassicurare le oligarchie globali che con la transizione a un ordine multipolare, anche dal punto di vista valutario le occasioni per arricchirsi non solo non diminuirebbero, ma (paradossalmente) potrebbero anche aumentare: secondo il rapporto, infatti, alcuni Paesi (e, ovviamente, il riferimento qui, in particolare, \u00e8 alla Cina) oggi pongono degli ostacoli alla libera circolazione dei capitali \u2013 e quindi alle opportunit\u00e0 di valorizzazione del capitale \u2013 proprio perch\u00e9 oggi aprirsi alla libera circolazione dei capitali significa assecondare questa\u00a0<strong>gigantesco drenaggio di risorse<\/strong>\u00a0da parte di una parte del mondo contro un\u2019altra. Se, invece, si creasse un\u2019architettura finanziaria che non si va a\u00a0<em>sostituire<\/em>\u00a0a quella attuale, ma ad\u00a0<em>aggiungere<\/em>, rompendo questa condizione di monopolio, i Paesi come la Cina sarebbero incentivati a liberalizzare di pi\u00f9 il loro mercato dei capitali perch\u00e9 non sarebbe di per se un suicidio, o un regalo; ma non solo: a questo punto, liberalizzare i mercati per i Paesi pi\u00f9 restii diventerebbe una necessit\u00e0, perch\u00e9 se vogliono che le loro valute diventino valute utilizzate negli scambi internazionali, hanno bisogno di garantirne la stabilit\u00e0 e la stabilit\u00e0 la si garantisce, appunto,\u00a0<strong>liberalizzando<\/strong>, che sostanzialmente significa dare garanzie che il governo non pu\u00f2 manipolare l\u2019andamento della valuta a suo piacere, a seconda dei suoi obiettivi di politica economica.<br \/>\nLa liberalizzazione del mercato dei capitali delle grandi economie emergenti \u2013 e, in particolare, della Cina \u2013 \u00e8 da sempre il sogno del grande capitale internazionale: quando leggete tutte quelle puttanate su\u00a0<em>Xi Jinping autocrate che ha impresso un\u2019ulteriore svolta totalitaria al Paese<\/em>\u00a0alla quale abboccano, immancabilmente, anche le fazioni pi\u00f9 sinistrate dell\u2019<em>analfoliberalismo<\/em>, in realt\u00e0 \u00e8 la finanza occidentale che si lamenta perch\u00e9 Xi, invece di aprirsi all\u2019assalto dei capitali stranieri, ha aumentato il livello di\u00a0<strong>controllo sovrano<\/strong>\u00a0sui flussi finanziari; e la promessa di una maggiore liberalizzazione dei flussi di capitali non \u00e8 l\u2019unico\u00a0<em>ramoscello d\u2019ulivo<\/em>\u00a0che la feroce federazione russa porge alle oligarchie occidentali. Buona parte del rapporto, infatti, \u00e8 dedicata a promuovere le gigantesche opportunit\u00e0 di guadagno che si aprirebbero per i capitali di tutto il mondo in termini di\u00a0<em>partnership pubblico-privato\u00a0<\/em>grazie a un sistema finanziario pi\u00f9\u00a0<em>democratico<\/em>: \u00e8 esattamente il meccanismo del\u00a0<em>derisking finanziario<\/em>\u00a0che abbiamo denunciato milioni di volte, lo Stato sovrano che si mette a disposizione dell\u2019accumulazione capitalistica garantendo, grazie all\u2019utilizzo spregiudicato del monopolio della forza entro i suoi confini nazionali, una remunerazione adeguata dei capitali, in particolare \u2013 udite udite \u2013 per quanto riguarda proprio gli enormi investimenti necessari per portare avanti la\u00a0<strong>transizione ecologica<\/strong>, che i funzionari di Putin definiscono \u2013 senza se e senza ma \u2013\u00a0<strong>esistenziale<\/strong>. Insomma: per rimanere al linguaggio forbito che gli amici dell\u2019alt right hanno contribuito a far diventare senso comune nel\u00a0<em>mondo del dissenso de noantri<\/em>, Putin \u00e8 diventato\u00a0<em>gretino<\/em>\u00a0e servo di\u00a0<strong>Karl Schwab<\/strong>\u00a0e di\u00a0<strong>Larry Fink (<\/strong>e, giudizio personale, ha fatto anche parecchio, ma parecchio bene). Frequentare\u00a0<em>zio Xi<\/em>, evidentemente, gli ha fatto bene: la Cina, infatti, da Paese del terzo mondo, nell\u2019arco di 40 anni \u00e8 diventata l\u2019unica vera superpotenza manifatturiera del globo esattamente facendo fare un sacco di soldi ai pi\u00f9 spregiudicati tra gli ultra-ricchi statunitensi. E non solo: ha fatto leva sul fatto che il capitale (come insegnava\u00a0<em>quel barbuto di Treviri<\/em>) non \u00e8 particolarmente lungimirante; \u00e8 guidato dall\u2019ingordigia e dalla voracit\u00e0, e quando si tratta di pianificare \u00e8 abbastanza scarsino. La Cina, cos\u00ec, l\u2019ha attirato come il miele garantendogli la possibilit\u00e0 di fare una quantit\u00e0 di quattrini spropositata, solo che, mentre li faceva arricchire, invece che diventare sempre pi\u00f9 simile e dipendente dall\u2019Occidente (come avevano previsto le oligarchie occidentali), sfruttava quei capitali per seguire una sua via sovrana allo sviluppo e diventare sempre pi\u00f9 indipendente. Insomma: una volta tanto, a usare la cara vecchia strategia del\u00a0<em>divide et impera<\/em>\u00a0non era il centro imperiale, ma una ex colonia che lottava per portare a termine la sua guerra di liberazione nazionale.<br \/>\nEcco: l\u2019impressione chiara che si ha leggendo il lungo rapporto del ministero delle finanze e della\u00a0<em>Banca Centrale<\/em>\u00a0della Federazione russa \u00e8 che abbiano imparato la lezione; ora \u2013 sia chiaro \u2013 tra il dire e il fare c\u2019\u00e8 di mezzo\u00a0<em>e il<\/em>\u00a0e questa partita non \u00e8 complessa: di pi\u00f9. Ma se siamo i primi a sottolineare sempre che la terza guerra mondiale \u00e8 gi\u00e0 scoppiata e che le guerre mondiali finiscono solo quando qualcuno perde, bene: se c\u2019\u00e8 ancora una remota ipotesi che ci si possa fermare prima che sia troppo tardi forse sta proprio qui; o meglio qui, in questo documento, insieme ai\u00a0<em>Kinzhal<\/em>\u00a0in Ucraina, alla supremazia navale cinese a Taiwan e ai missili balistici iraniani. Il segnale che le potenze emergenti del Sud globale hanno inviato manu militari dai tre fronti, infatti, \u00e8 che la guerra convenzionale l\u2019imperialismo a guida USA non la pu\u00f2 vincere; ciononostante, anche se non la puoi vincere, quando la guerra rimane l\u2019unica possibilit\u00e0 che hai per non soccombere, quella rimane la via. A meno che, appunto, alle tue oligarchie non venga offerto un\u00a0<em>ramoscello d\u2019ulivo<\/em>\u00a0cos\u00ec consistente da convincerle che tutto sommato, nel medio termine, anche durante questa fantomatica transizione a un nuovo ordine multipolare occasioni per continuare a fare una quantit\u00e0 spropositata di quattrini non mancano, anzi! Poi domani si vedr\u00e0, tanto le oligarchie \u2013 nonostante i tappeti rossi che gli stende la propaganda \u2013 qualche limite cognitivo ce l\u2019hanno eccome, proprio come classe sociale; e a pensare a domani fanno abbastanza fatica, come insegna il caso cinese. Ad aiutarle a non capire una\u00a0<em>seganiente<\/em>\u00a0delle conseguenze delle loro azioni \u2013 va ammesso \u2013 d\u00e0 un bel contributo anche l\u2019informazione mainstream, ormai interamente trasformata in\u00a0<strong>propaganda autoreferenziale<\/strong>, come sempre accade quando gli imperi volgono verso il declino; un lusso che, per\u00f2, noi non ci possiamo permettere perch\u00e9 questa gigantesca trasformazione rappresenta senz\u2019altro un\u2019occasione. Ma le occasioni vanno anche sapute sfruttare e, per sfruttarle, abbiamo bisogno di organizzarci; e, per organizzarci, abbiamo bisogno di un vero e proprio media che guardi il mondo dal punto di vista del 99%. Aiutaci a costruirlo: aderisci alla campagna di sottoscrizione di Ottolina Tv su\u00a0<a href=\"https:\/\/gofund.me\/c17aa5e6\">GoFundMe<\/a>\u00a0e su\u00a0<a href=\"https:\/\/shorturl.at\/knrCU\">PayPal<\/a>.<\/p>\n<p>E chi non aderisce \u00e8 abbonato a\u00a0<strong>M<\/strong><strong>icroMega<\/strong><\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/ottolinatv.it\/2024\/10\/21\/perche-il-vertice-brics-di-kazan-e-lultima-speranza-che-abbiamo-per-evitare-la-terza-guerra-mondiale\/\">https:\/\/ottolinatv.it\/2024\/10\/21\/perche-il-vertice-brics-di-kazan-e-lultima-speranza-che-abbiamo-per-evitare-la-terza-guerra-mondiale\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di OTTOLINA TV (Giuliano Marrucci) https:\/\/ottolinatv.it\/2024\/10\/21\/perche-il-vertice-brics-di-kazan-e-lultima-speranza-che-abbiamo-per-evitare-la-terza-guerra-mondiale\/\u00a0 Ottoliner buongiorno e benvenuti a questo nuovo appuntamento delle cronache di fine impero; come molti di voi sapranno, nonostante il silenzio assordante del circo mediatico domani a Kazan avr\u00e0 inizio quello che, con ogni probabilit\u00e0, \u00e8 l\u2019evento di politica internazionale pi\u00f9 importante dell\u2019anno: il sedicesimo summit annuale dei\u00a0BRICS\u00a0(ormai ufficialmente\u00a0BRICS+), probabilmente il pi\u00f9 importante dalla loro fondazione nel 2009, subito dopo lo scoppio della grande crisi finanziaria causata dagli USA&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":109,"featured_media":86840,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/ottolina-tv-1.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-mMK","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/87590"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/109"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=87590"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/87590\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":87591,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/87590\/revisions\/87591"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/86840"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=87590"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=87590"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=87590"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}