{"id":87700,"date":"2024-10-29T10:03:13","date_gmt":"2024-10-29T09:03:13","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=87700"},"modified":"2024-10-29T09:06:27","modified_gmt":"2024-10-29T08:06:27","slug":"scioperare-per-il-caldo-il-caso-electrolux-e-la-possibilita-di-un-nuovo-ambientalismo-operaio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=87700","title":{"rendered":"Scioperare per il caldo. Il caso Electrolux e la possibilit\u00e0 di un nuovo ambientalismo operaio"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di LE PAROLE E LE COSE (Francesco Montanari)<\/strong><\/p>\n<div class=\"post-thumbnail\" style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-full size-full wp-post-image\" role=\"button\" src=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/caldo.jpg\" alt=\"\" width=\"1450\" height=\"500\" data-attachment-id=\"50233\" data-permalink=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?attachment_id=50233\" data-orig-file=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/caldo.jpg\" data-orig-size=\"1450,500\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"caldo\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/caldo-300x103.jpg\" data-large-file=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/caldo-1024x353.jpg\" \/><\/div>\n<div class=\"content-wrap\" style=\"text-align: justify\">\n<div class=\"entry-content\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<pre>Ecologie della trasformazione, rubrica a cura di  \r\n\u00a0 \r\nEmanuele Leonardi e Giulia Arrighetti<\/pre>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Mentre anno dopo anno vengono annunciati nuovi record di temperature a livello globale, le difficolt\u00e0 di chi deve farvi fronte entro i limiti della propria condizione lavorativa rimangono in gran parte inespresse. Nell\u2019ambientalismo tradizionale il lavoro \u2013 soprattutto nella sua dimensione industriale e agricola \u2013 \u00e8 considerato tra le principali cause del degrado naturale; una visione che all\u2019aumentare della centralit\u00e0 della crisi climatica nel dibattito pubblico ha guadagnato in rilevanza anzich\u00e9 essere messa in discussione.<\/p>\n<p>Uno dei problemi di questo approccio \u00e8 l\u2019incapacit\u00e0 di riconoscere come il lavoro stia diventando una dimensione importante del movimento per la giustizia climatica, specialmente in un\u2019Europa sempre pi\u00f9 colpita per frequenza e intensit\u00e0 da eventi climatici estremi. In questo l\u2019Italia rappresenta un caso emblematico: i picchi di calore senza precedenti che hanno interessato la Penisola nelle ultime estati hanno imposto a lavoratrici e lavoratori uno stress fisico e psicologico tale da spingere in molti casi a riconsiderare le proprie condizioni di impiego e, dunque, di classe.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nell\u2019estate del 2023, ad esempio, l\u2019Italia ha raggiunto in alcune zone temperature oltre i 40\u00b0C, determinando in molti ambienti di lavoro disagi tali da indurre i dipendenti allo sciopero. Dalle cucine dei McDonald\u2019s di Bari e Casamassima, agli stabilimenti della Rossi Spa a Modena, fino ai capannoni industriali del torinese, tante sono state le proteste che si sono susseguite a tutela della propria sicurezza.<\/p>\n<p>La minaccia a salute e incolumit\u00e0 sul luogo di lavoro a causa di fattori ambientali non rappresenta una novit\u00e0 nella storia del sindacalismo italiano. Gi\u00e0 dagli anni Sessanta, all\u2019interno del movimento operaio, si sono sviluppate riflessioni sul deterioramento delle condizioni di salute legate all\u2019impatto ambientale di specifiche attivit\u00e0 produttive. L\u2019impronta indelebile lasciata nella memoria storica di interi siti come l\u2019Ilva di Taranto o la Montedison di Porto Marghera sono simbolo di quella stagione e prova della ormai scontata connessione tra degrado ambientale e pericolo sanitario sul lavoro. Tuttavia, nonostante sia ampiamente dimostrato come lo stress causato da alte temperature possa generare infortuni e malesseri, i recenti scioperi per il clima si differenziano ampiamente da quelli del passato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il pericolo rappresentato dal caldo estremo in questi casi non \u00e8 legato a una specifica produzione o a un particolare sito, ma riflette gli effetti della crisi climatica globale che negli ambienti di lavoro si manifestano con maggiore intensit\u00e0. La fatica imposta dall\u2019afa, unita all\u2019impossibilit\u00e0 di sfuggirvi, rende evidente a lavoratrici e lavoratori la loro condizione di sfruttamento, obbligandoli a confrontarsi direttamente con l\u2019indissolubile legame tra crisi ecologica e disuguaglianza sociale. Queste manifestazioni sono espressione di una ribellione all\u2019ingiustizia sistemica che, dopotutto, \u00e8 all\u2019origine del degrado ecologico stesso.<\/p>\n<p>Le poche testate giornalistiche che hanno riportato le sospensioni del lavoro dell\u2019estate 2023 non le hanno riconosciute come un fenomeno unitario di contestazione, n\u00e9 come un ampliamento del concetto stesso di sciopero. Concentrandosi sulle condizioni degli impianti di climatizzazione degli stabilimenti, e dunque schierandosi indirettamente a favore o contro le proteste, non ne \u00e8 stato colto il significato pi\u00f9 profondo. Limitando la lettura degli eventi alla sola dimensione fisica del caldo, queste narrazioni hanno ignorato il reale motivo che ha reso insopportabile la percezione di quelle temperature ai lavoratori. Una realt\u00e0 non misurabile in gradi Celsius che \u00e8 invece emersa con forza nelle testimonianze raccolte tra gli operai della Electrolux di Susegana che nell\u2019estate del 2023 hanno sospeso il lavoro come protesta al caldo<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=50231#_ftn1\" name=\"_ftnref1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019Electrolux \u00e8 una multinazionale svedese con diverse sedi in Italia che nello stabilimento di Susegana (Treviso) si occupa dell\u2019assemblaggio di frigoriferi e freezer. Qui nelle giornate del 23, 24 e 25 agosto gli operai hanno abbandonato spontaneamente le proprie postazioni durante le ore pi\u00f9 calde. Come affermano chiaramente i dipendenti, sebbene la decisione di sospendere le proprie mansioni fosse dettata in primis da un disagio fisico dovuto alle alte temperature, a renderla inevitabile sono state le dinamiche di potere gi\u00e0 presenti all\u2019interno della fabbrica che hanno caricato di un significato politico il caldo, tanto da renderlo insostenibile.<\/p>\n<p>Negli stabilimenti Electrolux, come in molti altri casi quell\u2019estate, alle temperature proibitive a cui si era costretti, si \u00e8 aggiunto il rifiuto da parte delle classi manageriali di concedere la cassa integrazione prevista in tali circostanze, trasformando il caldo nell\u2019espressione di una condizione strutturale di sfruttamento ed impotenza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A Susegana questa realt\u00e0 \u00e8 emersa con particolare forza nel rifiuto della direzione alla proposta da parte degli operai di fermare il lavoro durante le ore pi\u00f9 calde della giornata, offrendo invece integratori alimentari e fette di anguria in un gesto che ha rasentato la beffa. Una situazione che ha reso il calore sofferto inaffrontabile, nonostante i termometri negli stabilimenti non segnalassero impennate significative. Del resto, come dimostrano le storie raccolte, limitare l\u2019affaticamento dettato dal calore ad un singolo evento estremo \u00e8 insensato: il caldo impone una condizione di difficolt\u00e0 generalizzata che permane anche all\u2019infuori degli spazi e dei tempi adibiti al lavoro, rendendo difficile riposare adeguatamente e imponendo ulteriori disagi; ciascuno secondo le proprie condizioni sociali.<\/p>\n<p>Le esperienze raccontate sottolineano come il caldo estremo amplifichi le ingiustizie e le violenze strutturali in cui le singole individualit\u00e0 si situano. Ad esempio, in quei giorni le alte temperature hanno esasperato l\u2019insofferenza alla fatica tra gli operai nordafricani, gi\u00e0 pesantemente condizionati dalla consapevolezza di essere impiegati con contratti a tempo determinato e con modalit\u00e0 di lavoro svantaggiose rispetto ai loro colleghi. Molti i dipendenti che hanno sentito aggravarsi sotto il caldo i limiti dettati dall\u2019et\u00e0 o da malattie normalmente gestibili come asma o ipertensione, diventate per\u00f2 ostacoli insormontabili in ambienti che sfioravano i 35\u00b0C. Tanto anche il disagio riportato dalle donne che a Susegana rappresentano circa met\u00e0 della forza lavoro e che nell\u2019afa di agosto oltre a quello della catena di montaggio svolgevano anche altre forme di lavoro \u2013\u00a0<em>caregiver<\/em>\u00a0dei parenti pi\u00f9 anziani o giovani madri alle prese con attivit\u00e0 faticose come l\u2019allattamento o la cura dei bambini. Queste sono solamente alcune tra le disuguaglianze quotidianamente sperimentate da operaie e operai che la condizione climatica ha esasperato. Non a caso la sospensione del lavoro all\u2019Electrolux \u00e8 stata partecipata principalmente da persone che lavorano nella fabbrica da diversi anni, con contratti a tempo indeterminato e che gi\u00e0 in passato hanno riscontrato disinteresse da parte della classe dirigenziale verso le proprie difficolt\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Come dimostrano i numerosi scioperi contemporanei a Susegana che hanno coinvolto anche differenti contesti lavorativi, sarebbe un errore ricondurre questa manifestazione al solo controllo manageriale. Le contestazioni portate avanti dai lavoratori vanno riconosciute invece come risultato dello trasformazione in senso neoliberale che le attivit\u00e0 produttive hanno vissuto negli ultimi decenni e che in nome dell\u2019efficienza di mercato ha reso i sistemi produttivi pi\u00f9 fragili.<\/p>\n<p>In Electrolux questa dinamica si \u00e8 concretizzata recentemente con la automatizzazione e digitalizzazione di molte attivit\u00e0 interne alla fabbrica: in alcuni reparti il nuovo processo di produzione prevede una maggiore presenza di robot che hanno sostituito in molte mansioni gli operai. Gli stessi frigoriferi attorno a cui ruota la catena di montaggio sono stati riprogettati in modo da facilitare una produzione meccanizzata cos\u00ec da richiedere ai lavoratori un minore adattamento e ridurne gli stress muscolo-scheletrici. Per coprire i costi dell\u2019automatizzazione, tuttavia, i ritmi di lavoro sono stati accelerati, portando a un cambiamento nel ruolo degli aiuto-capo (ora\u00a0<em>team leader<\/em>). In passato, questi erano lavoratori esperti in grado di consigliare o sostituire nei lavori pi\u00f9 complessi. Oggi, invece, sono descritti come dipendenti pi\u00f9 giovani, privi di esperienza nella componente fisica del lavoro e che vengono informati da sensori disposti lungo la catena di montaggio quando la velocit\u00e0 del singolo operaio cala cos\u00ec da poterlo segnalare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Queste figure sono percepite da lavoratrici e lavoratori come espressione di un\u2019idea di lavoro disumanizzante e opprimente. Un sentimento che \u00e8 stato aggravato dal caldo estremo e che ha spinto i dipendenti a manifestare con un rifiuto corporale: una ribellione non verbale contro lo sfruttamento, espressa attraverso una sintomatologia carica di significato. Per questo motivo, nelle interviste ai protagonisti di queste contestazioni, il termine \u201csciopero\u201d raramente viene menzionato, non avendo seguito tale tradizionale modalit\u00e0 di sviluppo. Piuttosto, come osserva acutamente Augustin Breda, delegato RSU FIOM a Susegana, riferendosi a quelle giornate: \u201cle persone \u2013 [come le macchine] \u2013 vengono prese in considerazione solo se smettono di funzionare\u201d<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=50231#_ftn2\" name=\"_ftnref2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>Il caso della sospensione del lavoro negli stabilimenti Electrolux a causa del caldo rappresenta una nuova forma di sciopero per il clima. A differenza delle altre manifestazioni ambientali organizzate, questi scioperi nascono spontaneamente, dal basso. Sono espressioni di una protesta per la vita stessa, in cui le persone rispondono alle condizioni climatiche estreme che sperimentano direttamente sul luogo di lavoro. Sono, quindi, conseguenza dell\u2019esperienza in prima persona della dimensione di classe della crisi ambientale, segnata da profonde disuguaglianze nella responsabilit\u00e0 delle sue cause, quanto nell\u2019esposizione alle sue conseguenze. Infatti, la decisione di sospendere il lavoro riflette la consapevolezza di come sperimentare gli effetti di questi eventi estremi sia un ulteriore forma di violenza imposta dal sistema economico e sociale in cui si \u00e8 inseriti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questa nuova coscienza emerge all\u2019interno dell\u2019ambiente di lavoro, un contesto che nelle lotte ecologiste dei movimenti sindacali \u00e8 sempre stato dominato dalla minaccia del \u201cricatto occupazionale\u201d \u2013 la scelta forzata tra salario e salute. Un\u2019intimidazione che perde gradualmente di rilevanza di fronte ad un rischio ambientale che \u00e8 sempre meno confinato ai singoli siti produttivi e sempre pi\u00f9 una condizione diffusa e generalizzata. Di conseguenza, l\u2019ambiente di lavoro acquisisce una nuova importanza politica per chi vi opera: l\u2019incapacit\u00e0 di adottare misure di sicurezza adeguate diventa un\u2019opportunit\u00e0 per i dipendenti di mettere in evidenza le ingiustizie sistemiche imposte. In questo contesto, gli spazi lavorativi si trasformano nei teatri di una lotta sindacale dove gli eventi climatici estremi, se caricati di quei significati politici spesso ignorati, arrivano a rappresentare un alleato.<\/p>\n<p>Per questo, \u00e8 necessario ripensare il paradigma che vede il lavoro come sola forza devastatrice dell\u2019ambiente, riconoscendolo come realt\u00e0 centrale attraverso cui portare avanti la lotta per una maggiore giustizia climatica. Questo implica che i principali attori di tale movimento \u2013 da Extinction Rebellion ai gruppi di attivismo locale \u2013 vedano nei lavoratori degli alleati cruciali nelle loro mobilitazioni, ma ancora pi\u00f9 importante, \u00e8 che sia il movimento sindacale stesso a proporsi come soggetto decisivo nel contrasto al disastro ecologico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Lo sciopero per il caldo delle operaie e degli operai all\u2019Electrolux \u00e8 dimostrazione di come per concretizzare questa possibilit\u00e0 sia fondamentale riconoscere la crisi climatica come una realt\u00e0 che si impone con intensit\u00e0 nell\u2019attivit\u00e0 lavorativa, ma ancor pi\u00f9 sui corpi stessi dei lavoratori. La fatica e, in alcuni casi, la sofferenza fisica sono sintomi della crisi ecologica attuale. Riconoscere questa dimensione corporea della crisi \u00e8 ci\u00f2 che si spera possa trasformare i luoghi di lavoro da metro di misura delle ingiustizie imposte a zone di resistenza per una giustizia climatica e sociale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=50231#_ftnref1\" name=\"_ftn1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>\u00a0Le interviste sono state raccolte quattro mesi dopo gli eventi descritti, su base volontaria, contattando i lavoratori telefonicamente.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=50231#_ftnref2\" name=\"_ftn2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>\u00a0Lorenzo Feltrin,\u00a0<em>\u201cClimate strike\u201d all\u2019Electrolux. La crisi ecologica vista dalle catene di montaggio \u2013 intervista ad Augustin Breda<\/em>,\u00a0<a href=\"http:\/\/www.globalproject.info\/it\"><strong>www.globalproject.info\/it<\/strong><\/a>, 2023.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=50231\">https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=50231<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LE PAROLE E LE COSE (Francesco Montanari) &nbsp; Ecologie della trasformazione, rubrica a cura di \u00a0 Emanuele Leonardi e Giulia Arrighetti &nbsp; Mentre anno dopo anno vengono annunciati nuovi record di temperature a livello globale, le difficolt\u00e0 di chi deve farvi fronte entro i limiti della propria condizione lavorativa rimangono in gran parte inespresse. 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