{"id":87931,"date":"2024-11-13T11:17:38","date_gmt":"2024-11-13T10:17:38","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=87931"},"modified":"2024-11-13T12:28:40","modified_gmt":"2024-11-13T11:28:40","slug":"trump-ha-dato-il-colpo-di-grazia-a-scholz-e-alla-germania","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=87931","title":{"rendered":"Trump ha dato il colpo di grazia a Scholz e alla Germania?"},"content":{"rendered":"<p><strong>da OTTOLINA TV (Giuliano Marrucci)\u00a0<\/strong><\/p>\n<div class=\"video-container\"><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/jTMgFzS4hv0?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox\"><\/iframe><\/span><\/div>\n<p>Finita quella colossale arma di distrazione di massa che \u00e8 il gigantesco e costosissimo teatrino delle elezioni statunitensi, possiamo <strong>finalmente<\/strong>\u00a0tornare a occuparci della sostanza; in ossequio alle macchinazioni del\u00a0<em>grande manovratore<\/em>, per qualche mese \u00e8 stato messo un tappo alla pentola delle gigantesche contraddizioni scatenate dal declino dell\u2019impero e dalla feroce guerra economica che, inevitabilmente, lo accompagna. Finita la tregua armata \u00e8 tornato il tempo della resa dei conti, a partire dal fronte pi\u00f9 caldo in assoluto: le conseguenze della guerra economica che gli USA hanno dichiarato a quella che abbiamo definito l\u2019<em>anomalia tedesca<\/em>. Neanche il tempo di terminare lo spoglio ed ecco che in Germania, inevitabilmente, arrivava il terremoto; talmente prevedibile che prima che\u00a0<strong>Scholz<\/strong>\u00a0stesso annunciasse definitivamente l\u2019uscita dalla\u00a0<em>coalizione semaforo<\/em>\u00a0del liberale ministro delle finanze\u00a0<strong>Lindner<\/strong>, proprio qui su Ottolina avevamo previsto che una crisi del governo tedesco era questione di ore. Nel frattempo, a qualche migliaio di chilometri di distanza, Pechino annunciava un pacchetto da 1.400 miliardi di dollari per ristrutturare il debito delle amministrazioni locali e, nel cuore dell\u2019impero,\u00a0<strong>Jerome Powell<\/strong>, il presidente della FED che nel 2018 era stato nominato proprio da Trump, ma che gi\u00e0 a pochi mesi dalla nomina era entrato in collisione col tycoon dal ciuffo arancione, ha preso decisioni e fatto dichiarazioni che, in modo del tutto irrituale, contrastano vistosamente con le principali linee di politica economica annunciate dal neoeletto presidente. Il trionfo di\u00a0<strong>Trump<\/strong>\u00a0(da parte mia del tutto inatteso, per lo meno nella sua entit\u00e0), quindi, ha cambiato tutto? Per dirla con un francesismo\u00a0<em>manco col cazzo<\/em>: tutti i nodi che, a poche ore dall\u2019elezione di Trump, sono venuti al pettine sono il frutto di processi decisamente pi\u00f9 lunghi e strutturali; di fronte alle contraddizioni \u2013 spesso irrisolvibili \u2013 che questi processi, inevitabilmente, hanno causato e stanno causando, la quota di potere che spetta all\u2019amministrazione USA (che \u00e8 solo una parte del potere nel suo complesso e, tutto sommato, manco la pi\u00f9 rilevante) deve decidere la sua prossima mossa, che (inevitabilmente) causer\u00e0 altre contraddizioni che obbligheranno l\u2019amministrazione USA a decidere, nei limiti delle sue possibilit\u00e0, la mossa successiva. E cos\u00ec via fino a che \u2013 spesso \u2013 si arriva esattamente al contrario di quanto annunciato per accendere gli animi durante la rappresentazione teatrale che sono le elezioni che, in particolare negli USA (tra\u00a0<em>midterm<\/em>\u00a0e cazzate varie) non finiscono letteralmente mai.<br \/>\nChe \u00e8 esattamente quello che \u00e8 successo, in modo piuttosto plateale, sia al primo Trump che a\u00a0<em>rimbamBiden<\/em>: conquistata la\u00a0<em>Casa Bianca<\/em>\u00a0per\u00a0<em>fare di nuovo grande l\u2019America<\/em>\u201d, il\u00a0<em>compagno Trump<\/em>\u00a0ha contribuito (come nessuno mai) a renderla, invece, sempre pi\u00f9 piccola mentre rendeva sempre pi\u00f9 grandi quelli che, sulla carta, dovevano essere i suoi nemici giurati, a partire \u2013 in particolare \u2013 proprio da\u00a0<em>BlackRock<\/em>\u00a0e la grande finanza al centro delle pi\u00f9 fantasiose teorie cospirazioniste del suo elettorato. Idem con patate per il suo successore che, al contrario, doveva essere il garante della difesa della globalizzazione neoliberista e, invece, s\u2019\u00e8 trasformato, nel giro di pochi mesi, nel pi\u00f9 protezionista dei presidenti USA degli ultimi 40 anni. Presa coscienza di questa\u00a0<strong>fondamentale verit\u00e0<\/strong>\u00a0del nostro sistema \u2013 che \u00e8 tutto tranne che democratico \u2013 e, cio\u00e8, che le chiacchiere stanno a zero e a contare sono sempre e solo i fatti, e che il cosiddetto\u00a0<em>uomo pi\u00f9 potente del pianeta<\/em>, in realt\u00e0, i fatti \u00e8 in grado di influenzarli soltanto fino a un certo punto, passata la doverosa e divertente ubriacatura temporanea a suon di gossip politichese \u00e8 il caso quindi, appunto, di tornare a parlare della ciccia (o, almeno, di quel\u00a0<em>pezzo di ciccia<\/em>\u00a0che \u00e8 permesso conoscere anche a noi poveri mortali fuori dalla stanza dei bottoni). Ma prima di farlo, vi ricordo di mettere\u00a0<em>mi piace<\/em>\u00a0a questo video per permetterci (anche oggi) di combattere la nostra guerra quotidiana contro la dittatura degli algoritmi e, se ancora non lo avete fatto, anche di iscrivervi a tutti i nostri canali (compresi quelli di\u00a0<em><strong>Ottosofia<\/strong><\/em>) su tutte le piattaforma social e di attivare tutte le notifiche: a voi costa meno tempo di quanto non abbia impiegato\u00a0<em>rimbamBiden<\/em> a diventare il pi\u00f9 trumpiano dei presidenti USA, ma per noi fa davvero la differenza e ci permette, in mezzo a un mare di gossip e di propaganda, di continuare a provare a capire qualcosa del complicato mondo che ci circonda.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-87934\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/christian-lindner-216x300.webp\" alt=\"\" width=\"216\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/christian-lindner-216x300.webp 216w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/christian-lindner.webp 640w\" sizes=\"(max-width: 216px) 100vw, 216px\" \/><\/p>\n<p><em>Christian Lindner<\/em><\/p>\n<p>qualche mese di tregua elettorale per permettere a Washington di decidere con serenit\u00e0 il prossimo<em>\u00a0commander in chief\u00a0<\/em>della guerra imperialista contro il resto del mondo, come ampiamente prevedibile in Germania (la principale vittima della guerra per procura in ucraina) \u00e8 immediatamente arrivata la resa dei conti: la mattina del 6 novembre, mentre le cancellerie di tutto il pianeta cercavano di digerire un risultato elettorale che \u2013 almeno nella sua entit\u00e0 \u2013 era largamente inatteso, tre figure di spicco del governo tedesco,\u00a0<strong>Olaf Scholz<\/strong>, il suo vice\u00a0<strong>Robert Habeck<\/strong>\u00a0e il ministro delle finanze\u00a0<strong>Christian Lindner<\/strong>, si riunivano in fretta e furia a Berlino per una sorta di gabinetto di crisi. Appena 12 ore dopo, ecco il\u00a0<strong>terremoto<\/strong>: come\u00a0<a href=\"https:\/\/www.economist.com\/europe\/2024\/11\/07\/germanys-fractious-coalition-falls-apart-and-how\">sottolinea<\/a>\u00a0l\u2019<em>Economist\u00a0<\/em>\u201cIn un discorso rovente pronunciato dopo che gli ultimi disperati colloqui di coalizione erano andati a pezzi, il signor Scholz ha puntato il dito contro il capo dei liberali pro-business Christian Lindner per il suo\u00a0<em>egocentrismo del tutto incomprensibile<\/em>\u00a0e per\u00a0<em>aver tradito la mia fiducia<\/em>\u201d; Scholz, cos\u00ec, dava ufficialmente il\u00a0<em>ben servito<\/em>\u00a0all\u2019ultimo sacerdote dell\u2019ortodossia mercantilista e ordoliberista e annunciava un voto di fiducia per gennaio e l\u2019anticipazione delle elezioni (previste per il prossimo settembre) a marzo. A far saltare definitivamente il tavolo, l\u2019opposizione di Lindner alla proposta di mettere temporaneamente da parte lo\u00a0<em>Schwarze Null<\/em>\u00a0(<em>zero nero<\/em>) e, cio\u00e8, il vincolo del pareggio di bilancio: una regola demenziale che, proprio in quanto platealmente demenziale, abbiamo deciso di imitare anche noi italiani, che abbiamo anche avuto la brillante idea di metterla in\u00a0<em>Costituzione<\/em>; noi per\u00f2 siamo italiani e\u00a0<em>tra il dire e il fare c\u2019\u00e8 di mezzo e il<\/em>\u00a0e quindi, alla fine, nonostante la continuiamo a usare come grimaldello per aiutare i pi\u00f9 ricchi a vincere la lotta di classe contro i pi\u00f9 poveri (a prescindere dal colore del governo politico), la adattiamo comunque sempre un po\u2019 alla bisogna. E meno male: col debito che ci ritroviamo \u2013 e con gli interessi sul debito che siamo costretti a pagare -, se la applicassimo con rigore a quest\u2019ora avremmo un tessuto economico paragonabile a quello della Romania.<br \/>\nI tedeschi questo problema non ce l\u2019hanno, ma, a differenza nostra, da bravi protestanti sono un po\u2019 rigidini e, quindi, tendono a rispettare le regole che si danno; e quando non lo fanno ecco che interviene il\u00a0<strong>Tribunale Costituzionale<\/strong>, come ha fatto il 15 novembre del 2023 quando ha dichiarato nulla la seconda legge integrativa del bilancio di previsione per il 2022 con la quale il governo aveva cercato di bypassare il vincolo semplicemente cambiando nome alla spesa che gli faceva sforare il tetto. E tra i pi\u00f9 integerrimi dei custodi di questo dogma religioso c\u2019\u00e8 appunto lui, Christian Lindner, l\u2019ormai ex ministro delle finanze nonch\u00e9 leader del partito liberale che ha contribuito a cancellare sostanzialmente dalla mappa politica tedesca, spingendolo abbondantemente sotto quella soglia del 5% che in Germania \u00e8 fissata per accedere al parlamento. Come abbiamo spiegato millemila volte in passato, il dogma del rigore e dell\u2019austerit\u00e0 \u00e8 lo strumento principe attraverso il quale si giustifica la lotta di classe dall\u2019alto contro il basso: impossibilitati a far crescere col contributo della spesa pubblica la domanda interna, i Paesi che abbracciano l\u2019austerit\u00e0 per crescere si rivolgono necessariamente alla domanda estera e, per farlo, devono costringere le proprie aziende a\u00a0<em>essere competitive<\/em>, che significa produrre a costi inferiori rispetto alla concorrenza internazionale. Questa cosa si pu\u00f2 ottenere in due modi: contraendo i costi o aumentando gli investimenti; ma siccome il rigore di bilancio ostacola la crescita degli investimenti, alla fine ci si riduce a ridurre i costi e, cio\u00e8, a tenere bassi i salari. Che \u00e8 esattamente quello che \u00e8 successo in Germania, a partire dalle grandi riforme del\u00a0<em>compagno<\/em>\u00a0<strong>Schroeder<\/strong>\u00a0che, per\u00f2, sempre per contenere i costi, aumentare la\u00a0<em>competitivit\u00e0\u00a0<\/em>e, quindi, basare l\u2019economia tedesca sulle esportazioni, ha fatto anche altro: prima di tutto ha collaborato con la Russia per avere energia a basso costo, al punto che \u2013 una volta lasciata la politica \u2013 Schroeder \u00e8 andato a lavorare direttamente per i colossi energetici russi ed \u00e8 stato anche nominato presidente del comitato degli azionisti di\u00a0<em>Nord Stream AG<\/em>, consorzio responsabile della costruzione del gasdotto\u00a0<em>Nord Stream<\/em>\u00a0di cui\u00a0<em>Gazprom<\/em>\u00a0\u00e8 l\u2019azionista principale; e poi ha lavorato incessantemente con la Cina che, ormai, \u00e8 l\u2019unica vera superpotenza manifatturiera globale, il che significa che se vuoi essere competitivo devi trovare il modo di integrare il pi\u00f9 possibile le\u00a0<strong>catene del valore<\/strong>.<br \/>\nInsomma: dal punto di vista della struttura economica, la Germania viveva gi\u00e0 in un nuovo ordine multipolare, ma da quello politico un po\u2019 meno; dal punto di vista politico e istituzionale, infatti, la Germania \u00e8, a tutti gli effetti, un protettorato degli USA che, a un certo punto, hanno deciso di chiedere il conto. La guerra per procura in Ucraina scatenata dall\u2019imperialismo USA, infatti, aveva tra i suoi obiettivi principali proprio quello di spezzare questi legami della Germania con le potenze emergenti del nuovo ordine multipolare e mettere, cos\u00ec, fine all\u2019inarrestabile integrazione del super-continente eurasiatico; a questo punto, alla Germania (e ai\u00a0<em>sacerdoti del rigore di bilancio<\/em>\u00a0e delle politiche mercantiliste) per continuare a fondare la crescita tedesca solo sulle esportazioni, per tenere a bada i lavoratori rimaneva soltanto la carta della\u00a0<strong>contrazione salariale<\/strong>. Inoltre, diventati sempre pi\u00f9 difficili i rapporti con Russia e Cina, come mercato di sbocco per le proprie merci gli rimanevano soltanto gli Stati Uniti, dove infatti, nell\u2019arco di 10 anni, l\u2019export \u00e8 quasi raddoppiato e che oggi, con oltre 170 miliardi di dollari (contro i 100 della Cina), rappresenta di gran lunga il primo mercato\u00a0<em>extra Unione europea<\/em>; ma non solo, perch\u00e9 \u2013 ovviamente \u2013 quando incassi molto pi\u00f9 di quello che spendi poi, alla fine, quei soldi da qualche parte devono andare. E nel caso della Germania sono andati sostanzialmente tutti da una parte sola: ovviamente a\u00a0<em>Wall Street<\/em>; 650 miliardi in soli 10 anni, stima\u00a0<em>Bloomberg\u00a0<\/em>(in particolare dal 2021 ad oggi, proprio con Lindner ministro). Come raccontiamo un giorno s\u00ec e l\u2019altro pure da due anni, questo meccanismo, ormai, aveva abbondantemente superato il limite: il solo contenimento salariale, ovviamente, impediva alla Germania di garantire la competitivit\u00e0 delle sue aziende nel medio-lungo termine e questo, insieme all\u2019assenza di investimenti pubblici, spingeva le aziende a investire altrove \u2013 soprattutto negli USA, dove le politiche fiscali del\u00a0<em>compagno Biden<\/em>\u00a0garantivano contributi a pioggia (tanto, poi, il debito glielo compravano gli stessi tedeschi che continuavano ad accumulare dollari). E l\u2019assenza di investimenti in patria non faceva, ovviamente, che aumentare ulteriormente la competitivit\u00e0 delle aziende, e cos\u00ec via. Insomma: la linea di Lindner, ormai \u2013 Trump o non Trump -, non solo era una rapina, ma, molto banalmente, oggettivamente non era proprio pi\u00f9 sostenibile; con Biden (o con un\u2019amministrazione democratica), al limite, si sarebbe potuto pensare di allungare ancora un po\u2019 l\u2019agonia (perlomeno questi non minacciavano tariffe per ridurre le importazioni dalla Germania).<br \/>\nCon la vittoria di Trump anche questo contentino, potenzialmente, viene meno: Trump, infatti, ha annunciato dazi e tariffe non solo nei confronti della Cina, ma anche dell\u2019Europa (che, in soldoni, vuol dire appunto della Germania) e anche se al momento, ovviamente, si tratta solo di minacce, questo ha permesso finalmente di rompere tutti gli ultimi indugi. Per poter sperare che la Germania non collassi del tutto a stretto giro, bisogna trovare il modo di aumentare un po\u2019 la domanda interna, e per aumentare la domanda interna bisogna liberarsi o, perlomeno, limitare i vincoli assurdi alla spesa pubblica. Fino a qui, quindi, tutto bene: Trump costringe la Germania a fare un piccolo passo avanti nella direzione giusta; purtroppo, per\u00f2, la faccenda \u00e8 pi\u00f9 complicata di cos\u00ec e ancora pi\u00f9 contraddittoria, perch\u00e9 a prendere il posto di Lindner non c\u2019\u00e8 andato esattamente\u00a0<strong>Ho Chi Minh<\/strong>\u00a0o il\u00a0<em><strong>Che<\/strong><\/em><strong>\u00a0Guevara<\/strong>. Il posto di Lindner, infatti, \u00e8 stato affidato a\u00a0<strong>Joerg Kukies<\/strong>, il\u00a0<strong>Mario Draghi<\/strong>\u00a0tedesco: gi\u00e0 Segretario di Stato per la Politica dei Mercati Finanziari e la Politica Europea presso il\u00a0<em>Ministero Federale delle Finanze<\/em>\u00a0tedesco e poi Segretario di Stato presso la\u00a0<em>Cancelleria Federale<\/em>, dove ha assunto il ruolo di principale consigliere economico e finanziario del cancelliere Olaf Scholz, Kukies \u2013 infatti \u2013 con Mario Draghi condivide un pezzo di carriera ai piani alti di\u00a0<em>Goldman Sachs<\/em>, ma\u00a0<em><strong>on steroids<\/strong><\/em>. Nella storica banca d\u2019investimento USA, infatti, Kukies ha lavorato per ben 17 anni ricoprendo vari ruoli, tra cui Co-Amministratore Delegato di\u00a0<em>Goldman Sachs AG<\/em>\u00a0e Managing Director della filiale di Francoforte. Insomma: in tutto e per tutto un uomo delle oligarchie finanziarie USA. Ma perch\u00e9 mai allentare i borsoni della spesa pubblica potrebbe essere una soluzione che piace anche alle oligarchie finanziarie USA? Dicevamo: com\u2019\u00e8 che d\u2019incanto una cosa di per se positiva, come allentare i borsoni della spesa pubblica, potrebbe essere una soluzione che piace anche alle oligarchie finanziarie USA? Ovviamente, dipende quanto li vuoi allargare e per fare cosa: un piano massiccio di investimenti pubblici che aumenti la domanda interna e spinga in direzione della maggior indipendenza tecnologica e finanziaria possibile, sicuramente non farebbe piacere a\u00a0<em>Wall Street<\/em>, ma, a ben vedere (in base anche a cose \u00e8 successo negli ultimi 3 anni), non sembra essere quella la posta in palio; piuttosto, la partita sembra semplicemente quella di mettere in campo un po\u2019 di risorse pubbliche che servano poi ad attirare investimenti privati e a garantirgli un\u2019adeguata remunerazione, esattamente sul modello della\u00a0<em>bidenomics<\/em>. E\u2019 il modello del\u00a0<em>derisking State<\/em>\u00a0che abbiamo affrontato gi\u00e0 svariate volte: lo Stato ci mette del suo per garantire che non ci siano rischi e che si caschi sempre in piedi, ma la direzione e i guadagni vanno tutti in tasca ai monopoli finanziari (che sono tutti statunitensi) e, al netto della retorica che ci dovremmo sorbire in campagna elettorale, questa \u00e8 la linea che \u2013 anche se con sfumature diverse \u2013 potrebbe accomunare governo e opposizione.<\/p>\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-10502\" src=\"https:\/\/ottolinatv.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Friedrich-Merz.jpg\" alt=\"\" width=\"441\" height=\"594\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><em>Friedrich Merz<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n<p>Come abbiamo raccontato nelle settimane passate, infatti, il leader del principale partito d\u2019opposizione (che guida i sondaggi con il 34%) \u00e8\u00a0<strong>Friedrich Merz<\/strong>; e indovinate cosa faceva prima di lavoro Merz? Esatto: lavorava per\u00a0<em>BlackRock<\/em>; per l\u2019esattezza, presidente del Consiglio di Sorveglianza di\u00a0<em>BlackRock Germania<\/em>, posizione dalla quale ha supervisionato le operazioni tedesche del colosso statunitense fornendo consulenza strategica e garantendo la conformit\u00e0 alle normative locali. Insomma: vista da questa prospettiva, la spinta alla politica tedesca che \u00e8 arrivata con l\u2019elezione di Trump non sembra pi\u00f9 cos\u00ec positiva; non a caso si parla di allentare un po\u2019 i vincoli, ma \u2013 principalmente \u2013 per continuare ad aiutare l\u2019Ucraina e per spingere l\u2019industria bellica. Insomma: tutto interamente all\u2019interno della\u00a0<strong>strategia imperiale<\/strong>\u00a0che oggi ci chiede di occuparci da soli della Russia con i nostri soldi, magari facendo (nel frattempo) arricchire ancora un po\u2019 le oligarchie finanziarie USA; non a caso, paradossalmente, il pi\u00f9 timido sul coinvolgimento tedesco nella guerra per procura in Ucraina era proprio Lindner \u2013 oltre all\u2019<em>AfD<\/em>\u00a0che, in maniera ancora pi\u00f9 accentuata di Lindner, tiene insieme ultra-liberismo economico (fondato su austerit\u00e0 e mercantilismo) e isolazionismo politico proprio perch\u00e9 politiche mercantiliste senza l\u2019energia a basso costo dei russi sono una chimera. Che \u00e8 il motivo per il quale chi rincorre la propaganda della sinistra\u00a0<em>ZTL<\/em>\u00a0e mette nello stesso calderone\u00a0<em>AfD<\/em>\u00a0e il partito della\u00a0<strong>Wagenknecht<\/strong>\u00a0si merita uno spazio tutto suo su\u00a0<em>Propaganda Live\u00a0<\/em>e una rubrica su l\u2019<em>Internazionale<\/em>; la proposta della Wagenknecht consiste, infatti, nel dare una risposta coerente su questi due assi strategici fondamentali: ripristinare rapporti di cooperazione con le potenze emergenti del nuovo ordine multipolare per tornare ad essere competitivi, ma questa competitivit\u00e0, invece che metterla a disposizione esclusivamente della borghesia conservatrice tedesca per fare profitti da investire poi nei mercati finanziari USA, metterla a disposizione di una domanda interna rafforzata da un intervento pubblico sostanzioso. E non \u00e8 un caso che questa prospettiva arrivi proprio dalla Wagenknecht: Sarah Wagenkencht infatti, tra le altre cose, \u00e8 anche la moglie di\u00a0<strong>Oscar Lafontaine<\/strong>\u00a0che (prima di fondare insieme a lei la\u00a0<em>Die Linke<\/em>\u00a0nel 2007) era stato ministro delle finanze proprio i primi due anni del governo Schroeder, prima di sbattere la porta; con Schroeder, infatti, condivideva l\u2019idea di integrarsi sempre di pi\u00f9 con Russia e Cina, ma (a differenza di Schroeder) rifiutava l\u2019idea che questa integrazione dovesse servire a rafforzare politiche mercantilistiche che rendevano la Germania dipendente dalle esportazione sulla pelle dei lavoratori.<br \/>\nOltre che del fronte tedesco, avrei voluto parlarvi anche di\u00a0<strong>Powell<\/strong>, di\u00a0<strong>Warren Buffett<\/strong>\u00a0e di\u00a0<strong>Elon Musk<\/strong>, oltre che della risposta cinese all\u2019elezione di Trump; purtroppo, per\u00f2, siamo fuori tempo massimo e siamo costretti a rimandare gli altri capitoli ai prossimi giorni. Nel frattempo, per\u00f2, ricordatevi che se vogliamo provare a capire qualcosa di cosa succede intorno a noi senza diventare gli\u00a0<em>utili idioti<\/em>\u00a0della propaganda analfo-liberale, da un alto, e analfo-sovranista dall\u2019altro, l\u2019unica possibilit\u00e0 \u00e8 avere un medio indipendente, ma di parte, che dia voce agli interessi concreti del 99%. Aiutaci a costruirlo: aderisci alla campagna di sottoscrizione di Ottolina Tv su\u00a0<a href=\"https:\/\/gofund.me\/c17aa5e6\">GoFundMe<\/a>\u00a0e su\u00a0<a href=\"https:\/\/shorturl.at\/knrCU\">PayPal<\/a>.<\/p>\n<p>E chi non aderisce guarda\u00a0<strong>Propaganda Live<\/strong><\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/ottolinatv.it\/2024\/11\/12\/trump-ha-dato-il-colpo-di-grazia-a-scholz-e-alla-germania\/\">https:\/\/ottolinatv.it\/2024\/11\/12\/trump-ha-dato-il-colpo-di-grazia-a-scholz-e-alla-germania\/<\/a><\/strong><\/p>\n<div class=\"wp-block-image\">\n<p class=\"alignright size-full is-resized\" style=\"text-align: left\">\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da OTTOLINA TV (Giuliano Marrucci)\u00a0 Finita quella colossale arma di distrazione di massa che \u00e8 il gigantesco e costosissimo teatrino delle elezioni statunitensi, possiamo finalmente\u00a0tornare a occuparci della sostanza; in ossequio alle macchinazioni del\u00a0grande manovratore, per qualche mese \u00e8 stato messo un tappo alla pentola delle gigantesche contraddizioni scatenate dal declino dell\u2019impero e dalla feroce guerra economica che, inevitabilmente, lo accompagna. 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