{"id":87949,"date":"2024-11-15T09:00:21","date_gmt":"2024-11-15T08:00:21","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=87949"},"modified":"2024-11-15T08:42:40","modified_gmt":"2024-11-15T07:42:40","slug":"per-una-ricognizione-sulle-basi-straniere-in-italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=87949","title":{"rendered":"Per una ricognizione sulle basi straniere in Italia"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di GLI ASINI (Carlo Tombola)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-large size-large wp-post-image\" src=\"https:\/\/gliasinirivista.org\/wp-content\/uploads\/16B-ALTERNATIVA-1024x787.jpeg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"787\" \/><\/p>\n<div class=\"featured_caption\" style=\"text-align: justify\">disegno di Armin Greder tratto da &#8220;Noi e loro&#8221; (Else edizioni 2019)<\/div>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<div class=\"entry_content\" style=\"text-align: justify\">\n<div class=\"the_content\">\n<div class=\"hentry\">\n<p><i>Questo articolo \u00e8 stato realizzato con la collaborazione di\u00a0<\/i><a href=\"https:\/\/www.weaponwatch.net\/\">The Weapon Watch<\/a>,<i>\u00a0osservatorio sulle armi nei porti europei e del Mediterraneo che ha sede a Genova (www.weaponwatch.net, mail info@weaponwatch.net). Si serve infatti della stessa base cartografica digitale dell\u2019Atlante dell\u2019industria militare in Italia, che ha individuato circa 1.500 aziende e siti produttivi legati all\u2019apparato militare industriale. Sar\u00e0 cos\u00ec possibile mettere in relazione la presenza delle basi americane con l\u2019indotto di fornitori e servizi che si \u00e8 creato attorno e che su questa presenza prospera.<\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Quante sono le basi americane in Italia?<\/strong><br \/>\nPrima di contarle, chiariamo qual \u00e8 l\u2019oggetto della nostra analisi. Bisogner\u00e0 valutare caso per caso, ma in generale\u00a0<i>\u00e8 una \u201cbase militare straniera\u201d ogni installazione sul territorio nazionale messa stabilmente o frequentemente a disposizione dei comandi militari operativi non italiani,<\/i>\u00a0siano essi riferibili agli Stati Uniti o all\u2019Alleanza atlantica.<br \/>\nSecondo\u00a0<a href=\"https:\/\/aura.american.edu\/articles\/online_resource\/Lists_of_U_S_Military_Bases_Abroad_1776-2021\/23857422?file=41851266\">David Vine<\/a>, il massimo esperto di basi americane, \u00abla creazione di una lista \u00e8 complicata anche da come si definisce e si considera una \u201cbase\u201d. Le definizioni sono in ultima analisi politiche (e politicamente sensibili). Spesso il Pentagono e il governo degli Stati Uniti, cos\u00ec come le nazioni ospitanti, cercano di dipingere la presenza di una base americana come\u00a0<i>not a U.S. base\u00a0<\/i>per evitare la percezione che gli Stati Uniti stiano violando la sovranit\u00e0 della nazione ospitante (cosa che, in effetti, accade spesso). Per evitare il pi\u00f9 possibile questi dibattiti, definisco una \u201cbase\u201d utilizzando il termine \u201csito di base\u201d del Pentagono\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Extraterritorialit\u00e0 giuridica delle basi Nato?<\/strong><br \/>\nQueste parole ci aiutano ad andare oltre il dibattito, pi\u00f9 accademico che politico e in ogni caso poco utile, che nei decenni si \u00e8 sviluppato anche in Italia attorno all\u2019effettiva giurisdizione delle basi militari, se cio\u00e8 ricadano sotto la responsabilit\u00e0 italiana o dell\u2019Alleanza atlantica o degli Stati Uniti, o sotto diverse combinazioni di questi tre attori. \u00c8 generalmente accolta l\u2019opinione che le basi in uso agli Stati Uniti e\/o alla Nato non godano di extra-territorialit\u00e0, ma ottant\u2019anni di storia ci hanno insegnato che un conto \u00e8 lo stato di diritto e un conto sono i rapporti di forza. Quelli tra Italia e Stati Uniti sono stati determinati dalla sconfitta nella guerra voluta dal fascismo e dalla conseguente occupazione militare del paese, condizione che perdura tuttora e che ci accomuna a Germania e Giappone, gli altri paesi sconfitti nel 1945. Nonostante i molti decenni trascorsi da allora, ogni tentativo di esercitare una piena sovranit\u00e0, anche su questioni limitate ma tali da poter costituire un precedente, si \u00e8 infranto per le pressioni esercitate dagli alleati nei confronti di tutti i livelli della gerarchia amministrativa e politica nazionale. La questione delle basi, poi, \u00e8 paradossale perch\u00e9 regolata da trattati segreti, a partire da quello bilaterale dell\u2019ottobre 1954, di cui non si pu\u00f2 conoscere il testo ma che a sua volta ha funzionato da \u201combrello\u201d giuridico per successivi documenti e memorandum bilaterali o Nato, anch\u2019essi di conseguenza segreti. Sul tema delle basi militari, cos\u00ec cruciale, lo scudo costituzionale \u00e8 stato ed \u00e8 del tutto inefficace.<\/p>\n<p>Ogni installazione militare \u00e8 una base se \u00e8 riconoscibile ed \u00e8 fisicamente isolata dal contesto urbano o rurale in cui si trova, mediante muri, barriere, reticolati, torrette ecc.<br \/>\nVine precisa che \u00abin alcuni casi un\u2019installazione generalmente indicata come una singola base, per esempio la base aerea di Aviano in Italia, \u00e8 in realt\u00e0 composta da pi\u00f9 siti di base \u2013 nel caso di Aviano, almeno otto. Contare ogni sito della base ha senso perch\u00e9 i siti con lo stesso nome si trovano spesso in luoghi geograficamente diversi. Gli otto siti di Aviano si trovano in zone diverse della citt\u00e0. In genere, inoltre, ogni sito di base riflette distinti stanziamenti del denaro dei contribuenti da parte del Congresso\u00bb. Per minimizzare il numero delle basi, le autorit\u00e0 militari italiane aggregano alla base principale le sue cosiddette \u201cpertinenze\u201d, sorvolando sul fatto che ciascuna pertinenza ha un proprio e distinto impatto sul territorio e sulla comunit\u00e0 locale pi\u00f9 prossima, per consumo di suolo agricolo, peso delle infrastrutture urbanistiche, inquinamento acustico e dell\u2019aria, incremento del traffico veicolare, rischio di coinvolgimento in incendi e esplosioni (molto spesso i siti secondari sono polveriere e depositi di munizioni o di carburante).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Le fonti statunitensi<\/strong><b><br \/>\n<\/b>Nell\u2019inventario dei siti militari, pubblicato ogni anno dal Segretario alla difesa degli Stati Uniti, troviamo ci\u00f2 che il Pentagono considera \u201cdi propriet\u00e0 federale\u201d sotto un profilo meramente immobiliare. L\u2019<a href=\"https:\/\/www.acq.osd.mil\/eie\/BSI\/BEI_Library.html\">ultimo inventario pubblicato<\/a>\u00a0\u00e8 aggiornato al 30 settembre 2023, e riporta per l\u2019Italia 33\u00a0<i>U.S. sites\u00a0<\/i>principali pi\u00f9 14 minori. Nel quadro complessivo della proiezione militare americana nel mondo, l\u2019Italia si conferma come paese strategicamente importante per gli Stati Uniti, che vi mantengono installazioni militari per pi\u00f9 di 13,3 miliardi di dollari, ma non importante quanto il Giappone (175 miliardi di $), la Germania (50 miliardi) o la Corea del Sud (48 miliardi). Circa un quarto dell\u2019investimento militare in Italia si deve all\u2019Air Force, il restante 75% \u00e8 diviso quasi alla pari tra US Navy ed Esercito (non ci sono basi dei Marines in Italia).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Le maggiori basi Nato in Italia<\/strong><\/p>\n<p>La base italiana pi\u00f9 importante \u00e8 quella aerea di Aviano<i>,<\/i>\u00a0la pi\u00f9 estesa con i suoi 5,5 milioni di m\u00b2, in cui il Pentagono ha investito 3,3 miliardi di dollari. Dei sette annessi alla base principale citati da Vine, uno (l\u2019Air Force Housing Annex 5) \u00e8 geograficamente sparso, costituito dai 13 immobili in affitto per le residenze del personale posti in un raggio di 15 minuti dalla base. Gli uffici e il quartier generale, il deposito munizioni e il magazzino manutenzioni occupano tre annessi separati, in tutto 34 edifici di propriet\u00e0 federale, un quarto \u00e8 alle porte di Pordenone per gestire i piccoli commerci privati dei militari. La base operativa vera e propria consiste in 188 edifici (il 40% in propriet\u00e0), 250.000 m\u00b2 coperti su un\u2019area complessiva di 5 milioni di m\u00b2, compresa un\u2019\u201carea Nato\u201d con doppia recinzione di sicurezza che racchiude 12\u00a0<i>protective aircraft shelters\u00a0<\/i>(ricoveri corazzati dei jet), dotati di caveau sotterranei per lo\u00a0<a href=\"https:\/\/fas.org\/publication\/nuclear-insecurity\/\">stoccaggio delle bombe nucleari<\/a>. Com\u2019\u00e8 noto, anche la \u201ccondivisione nucleare\u201d \u2013 cio\u00e8 il dispiegamento di ordigni atomici americani anche in paesi che, come l\u2019Italia, si sono impegnati a non dotarsi dell\u2019arma atomica \u2013 fa parte delle decisioni a senso unico prese molto tempo fa a Washington, e accettate in segreto a Roma. A Roma, invece, si \u00e8 deciso pubblicamente (in Parlamento) di non firmare il Trattato sulla messa al bando delle armi atomiche\u00a0decisione\u00a0recentemente\u00a0ribadita\u00a0dal governo col rifiuto di\u00a0richiedere lo statuto di \u2018osservatore\u2019 del trattato entrato in vigore nel 2021.<br \/>\n<i>Seconda per dimensione \u00e8 \u201cbase Vicenza\u201d,<\/i>\u00a0che \u00e8 una base dell\u2019esercito americano composta di sei annessi, tre di grandi dimensioni. La caserma Ederle (600.000 m\u00b2) e la caserma Del Din (580.000 m\u00b2) sono in citt\u00e0, distanti tra loro 7-8 km, nel complesso 284 immobili di propriet\u00e0 federale per un controvalore a inventario di oltre 2,4 miliardi di dollari. A circa 10 km dalla Ederle si trova il Site Pluto di Longare, gi\u00e0 deposito di testate nucleari (gli americani preferivano l\u2019eufemismo\u00a0<i>special weapons<\/i>) scavato sotto i Colli Berici, di recente riqualificato dall\u2019amministrazione militare Usa per ospitare un moderno centro di intelligence militare. Si aggiungono un\u00a0<i>family housing\u00a0<\/i>da 800 milioni di $ (il 70% in affitto), pi\u00f9 un\u2019altra area in citt\u00e0 di 1,2 milioni di m\u00b2 quasi interamente in affitto, e infine un\u2019area di stoccaggio di 2.500 m\u00b2, probabilmente il deposito munizioni \u201c(#7) Usa Setaf \u2013 Id 6666\u201d di Tormeno sottoposto a servit\u00f9 militare, recentemente prorogata dal 2021 al 2026.<br \/>\nCollegata a \u201cbase Vicenza\u201d perch\u00e9 appartenente alla stessa \u201cguarnigione\u201d,\u00a0<i>Camp Darby \u00e8 la pi\u00f9 storica delle basi americane<\/i>\u00a0in Italia, dal momento che risale al luglio 1944 l\u2019accampamento militare nella Tenuta di Tombolo, tra Pisa e Livorno, poi trasformato in insediamento stabile nel 1951, con un accordo bilaterale tra Italia e Stati Uniti la cui scadenza rimane segreta. Oggi, su una superficie di mille ettari, in parte utilizzata anche dalle nostre forze armate (in un sito interforze si conservano le scorie del reattore nucleare sperimentale \u201cGalileo Galilei\u201d spento nel 1980), si trova il pi\u00f9 grande deposito di materiale e munizioni che gli Stati Uniti mantengono in Europa, ottimamente servito dal vicino porto di Livorno \u2013 che \u00e8 il porto italiano pi\u00f9 coinvolto nel traffico militare insieme a La Spezia \u2013 collegato alla base via ferrovia e via acqua attraverso il Canale Navicelli, e dal confinante aeroporto di Pisa San Giusto. \u00c8 di fatto un gigantesco terminale logistico multimodale, costantemente rifornito dai cargo di bandiera americana che sbarcano e reimbarcano armi, missili, bombe e munizioni di ogni tipo, carri armati, mezzi corazzati, cannoni, veicoli leggeri e pesanti, cingolati, ponti mobili, ospedali da campo e ambulanze, carburanti, razioni alimentari, materiali da costruzione e da barriera, pezzi di ricambio ecc. Su una superficie formalmente italiana, l\u2019esercito americano ha costruito 328 edifici per quasi 200.000 m\u00b2 che considera propri, in cui lavorano 1.500-2.000 persone.<\/p>\n<p>La<i>\u00a0presenza della Us Navy in Italia<\/i>\u00a0poggia su due possenti pilastri: da una parte nell\u2019<i>area napoletana<\/i>\u00a0sono collocati i comandi della VI Flotta; dall\u2019altra, la\u00a0<i>base di Sigonella<\/i>, in provincia di Catania, \u00e8 l\u2019insediamento operativo pi\u00f9 prossimo alle aree di crisi di Nordafrica e Medioriente.<\/p>\n<p>Quando si parla di comandi, per un\u2019armata aero-navale presente in tutti i mari del pianeta, si parla di strutture di comunicazione intercontinentali, di aeroporti e di flotte aeree, di squadre navali e di porti attrezzati. A Napoli c\u2019\u00e8 tutto questo nei due siti del\u00a0<i>Nsa Naval Support Activity, Capodichino<\/i>\u00a0(230.000 m\u00b2 in propriet\u00e0) e\u00a0<i>Gricignano di Aversa<\/i>\u00a0(oltre 900.000 m\u00b2, gran parte in locazione), valore complessivo di circa 2,5 miliardi di dollari. In quello di\u00a0<i>Lago Patria<\/i>, frazione di San Giugliano in Campania, hanno sede la\u00a0<i>Ncts Naval Computer and Telecommunications Station\u00a0<\/i>e<i>\u00a0l\u2019Allied Joint Force Command<\/i>. A un centinaio di chilometri da Napoli, il distaccamento Nsa di Gaeta ospita e supporta la \u00abUss Mount Whitney\u00bb, l\u2019ammiraglia della VI Flotta che \u00e8 anche nave comando per le forze di attacco e supporto navali della Nato, con base proprio nel porto di Gaeta.<\/p>\n<p>La base aeronavale di Sigonella\u00a0occupa cinque distinti siti, complessivamente per quattro milioni e mezzo di m\u00b2, di cui 280.000 m\u00b2 coperti sono di propriet\u00e0 federale. Il primo \u00e8\u00a0<i>Nas 2 Sigonella<\/i>, la maggiore base aeronavale operativa del Mediterraneo, fondamentale per il supporto logistico e la rotazione del personale imbarcato, nonch\u00e9 centro di lancio e controllo dei grandi droni di sorveglianza Triton; il sito ospita anche la nuova Ncts Naval Computer and Telecommunications Station \u2013 Sicily che supporta le comunicazioni critiche per Usa, Nato e coalizioni militari. Vi sono poi:\u00a0<i>Nas 1 Support Area<\/i>, l\u2019ex Villaggio Nato, nucleo originario della base costruito a partire dagli anni Cinquanta ma divenuto troppo piccolo e da cui molte funzioni sono migrate a Nas 2, che dista una ventina di minuti d\u2019auto;\u00a0<i>Nrtf Naval Radio Transmitter Facility \u2013 Niscemi<\/i>, il grande \u201ccampo\u201d delle antenne Muos inserito nella rete satellitare mondiale delle comunicazioni navali;\u00a0<i>Nas Sigonella Belpasso Housing<\/i>, un grande villaggio di 530 villette, costruite nei primi anni Duemila da Impresa Pizzarotti di Parma, che ne cura affittanza e manutenzione; e infine\u00a0<i>Nato Ordnance Facility<\/i>, il deposito di stoccaggio e manutenzione delle munizioni costruito negli anni Sessanta, in corso di ammodernamento (investimento di 72 milioni di dollari per quattro box in cemento armato per bombe ad alto potenziale).<\/p>\n<p>Il rifornimento di carburanti a navi e sottomarini americani \u00e8 garantito dalla\u00a0<i>base di Augusta<\/i>, a una cinquantina di chilometri da Sigonella. Molte manovre Nato antisommergibile si sono svolte nel poligono marittimo di Pachino, al largo della Sicilia sudorientale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Le basi excelsior, eccellenza italiana<\/strong><\/p>\n<p>Un filo rosso, un elemento comune collega le basi maggiori elencate sopra: la grandiosit\u00e0 dell\u2019<i>accommodation<\/i>, in uno stile smaccatamente \u201camericano\u201d che sicuramente \u00e8 lo standard di tutte le installazioni militari Usa, in patria e all\u2019estero. Prendiamo il caso della\u00a0<i>cittadella di Gricignano<\/i>,\u00a0800.000 m\u00b2 affittati dal Pentagono per trent\u2019anni per ospitare 995 alloggi residenziali, un complesso scolastico per 1.500 studenti (21.000 m\u00b2), un centro commerciale (50.000 m\u00b2), un centro comunitario con hotel da 100 camere, chiesa, biblioteca e palestra, un edificio residenziale da 10.000 m\u00b2 e undici edifici di servizio (telefono, centro tv-radiofonico, manutenzione ufficio, magazzino, bowling, cinema, vigili del fuoco, garage ecc.). Solo il nuovo ospedale (85.000 m\u00b2) inaugurato nel 2002 \u00e8 stato acquisito come propriet\u00e0 federale, su espressa domanda del Pentagono.<\/p>\n<p>All\u2019interno di ogni grande base, ogni militare ha diritto alla camera individuale con servizi e cucina, anche se normalmente pranza nelle \u201cmense Italia\u201d o in un fast food americano in franchising. Per gli acquisti personali ha a disposizione numerose\u00a0<i>shoppettes\u00a0<\/i>dove trova dal dentifricio agli accessori per fucile, i liquori, le sigarette ecc. I centri sportivi che offrono campi da baseball, softball, basket, tennis, soccer ecc. sono spesso appartati, mentre sono di solito posizionate al centro della base le palestre fitness e le piscine (elegante il restyling di quella di Camp Ederle, ricoperta di vetrate foto- termoisolanti). Onnipresenti i centri\u00a0<i>Exchange\u00a0<\/i>(anche chiamati PX, Post Exchange) dove americani e locali compra-vendono auto, moto, elettrodomestici e altri beni durevoli.<\/p>\n<p>L\u2019ampia offerta di servizi mira a mantenere i familiari del personale militare all\u2019interno del perimetro di sicurezza della base o dei villaggi residenziali loro riservati. Ma l\u2019amministrazione militare, attraverso un apposito ufficio del \u201ctempo libero\u201d, gestisce anche ampi spazi verdi esterni. A\u00a0<i>Gaeta\u00a0<\/i>ufficiali e marinai hanno a disposizione i due ettari e mezzo dell\u2019Olde Mill Inn Park, molto prossimo al porto. Per rimanere nell\u2019area napoletana, a\u00a0<i>Pozzuoli\u00a0<\/i>c\u2019\u00e8 il gigantesco Carney Park, un centro sportivo-ricreativo di ben 43 ettari, con campo da golf, campi da tennis e una cinquantina di edifici dedicati a sport e relax, il tutto edificato all\u2019interno della caldera del Campiglione, nei Campi Flegrei, nella parte settentrionale del vulcano Gauro (un vulcano attivo\u2026). Caso unico in Europa, i militari di stanza a\u00a0<i>Camp Darby<\/i>\u00a0e i familiari hanno avuto a loro disposizione per sessant\u2019anni un tratto della spiaggia di Marina di Pisa, ancora oggi noto come\u00a0<i>American Beach<\/i>, restituito al Comune di Pisa dal 2015.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>L\u2019impatto sul territorio delle basi americane<\/strong><\/p>\n<p>Come suggeriscono\u00a0<a href=\"https:\/\/altreconomia.it\/limpatto-degli-eserciti-e-del-settore-militare-sulla-crisi-climatica\/\">recenti ricerche<\/a>, sintetizzate nell\u2019articolo \u201cL\u2019impatto degli eserciti e del settore militare sulla crisi climatica\u201d di Pietro Malesani su Altreconomia (8 aprile 2024), l\u2019impatto sull\u2019ambiente delle basi e dell\u2019attivit\u00e0 militare \u00e8 estremamente negativo. In Italia non ci sembra che qualcuno se ne sia occupato, sinora. Come primo approccio, si potrebbe calcolare la\u00a0<i>carbon footprint\u00a0<\/i>del sistema delle basi militari straniere in Italia, o anche solo dell\u2019impatto sul traffico locale degli spostamenti infra ed extra-urbani creati dalle grandi basi. A Vicenza si calcola che siano 16.000 persone, tra militari e civili, che vivono, lavorano e si muovono tra le diverse pertinenze della base. Prima dei recenti ampliamenti, i comandi Usaf stimavano che ogni giorno per le proprie necessit\u00e0 la base di Aviano creava un traffico stradale di 5.000 veicoli.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Siamo terreno di logistica militare USA?<\/strong><\/p>\n<p>Fiumi di inchiostro, invece, sono stati spesi per valutare il valore politico e di politica internazionale che le basi hanno rappresentato e rappresentano oggi. \u00c8 anche per noi indubbio che sono una delle tante manifestazione del\u00a0<i>hard power\u00a0<\/i>riservato dagli Stati Uniti ai loro \u201calleati\u201d in tutto il mondo, un\u2019esibizione muscolare ed economica dell\u2019abissale differenza tra l\u2019estensione e il peso degli interessi americani, a confronto di ci\u00f2 a cui pu\u00f2 ambire anche un paese come l\u2019Italia.<\/p>\n<p>Tuttavia, fino alla svolta degli anni Novanta l\u2019intento difensivo dell\u2019occupazione americana poteva essere considerato plausibile ed effettivo, al di l\u00e0 delle ossessioni tipiche della Guerra fredda circa una possibile invasione sovietica, e senza entrare qui nella sfera delle \u201cinterferenze\u201d pi\u00f9 direttamente politiche nella vita e nella storia del Paese, vedi solo ad esempio i \u201ccasi\u201d Mattei e Moro. Fino a un certo momento, la presenza stabile di militari USA\/Nato ha comportato frequentemente una catena di comando\u00a0<i>double key\u00a0<\/i>italo-americana, anche se in definitiva dipendente dalle decisioni del Pentagono. All\u2019interno della Nato, di\u00a0<i>nuclear sharing\u00a0<\/i>non si \u00e8 mai ufficialmente parlato prima del 2010, ma di fatto l\u2019Italia aveva accettato di ospitare sul suo territorio le bombe atomiche americane gi\u00e0 dal gennaio 1962, firmando il memorandum segreto\u00a0<i>Atomic Stockpile Agreement 28.<\/i>\u00a0Anzi, quel passo era stato preceduto dal dispiegamento sul campo, in collaborazione con l\u2019Aeronautica Militare, di dodici basi di lancio dei missili anti-missile Mim-14 Nike Hercules, situate quasi tutte in Veneto, di cui sette abilitate all\u2019impiego di ordigni nucleari. Queste basi rimarranno operative tra i primi anni Sessanta e il 1998, e inquadrate nella 1a\u00a0Brigata aerea Intercettori Teleguidati. La loro collocazione geografica, le attrezzature fisse e mobili (piattaforme di lancio, radar di acquisizione e inseguimento bersaglio, ovviamente missili e testate, ecc.), gli obiettivi di addestramento da raggiungere perch\u00e9 ciascuna base ottenesse la \u201cqualifica Nike\u201d: tutto ci\u00f2 era deciso dal Supremo comando alleato, e messo in pratica sotto la supervisione di ispettori e tecnici militari americani, ai quali \u2013 precisava il memorandum \u2013 nelle caserme italiane si dovevano garantire gli abituali standard americani di alloggio e alimentazione.<\/p>\n<p>Tuttavia il personale operativo delle basi Nike era composto da ufficiali di carriera e avieri di leva italiani, per alcuni anni regolarmente inviati negli Stati Uniti a svolgere i corsi di addestramento (a Fort Bliss, Texas, in lingua inglese) e le esercitazioni di tiro (nel poligono Mc Gregor, New Mexico). Dopo il 1962, il programma Nike divenne ufficiale, l\u2019addestramento venne spostato in Italia, nella Scuola missili dell\u2019Aeronautica di Montichiari e nel poligono di tiro di Salto di Quirra in Sardegna, sempre sotto l\u2019attento controllo degli ispettori Usa.<\/p>\n<p>La rete Nike rispondeva direttamente ai comandi Usa\/Nato di Verona. In caso di attacco, i comandi si sarebbero spostati in \u201cbasi segrete\u201d sotterranee a prova di attacco nucleare e chimico. Se ne conoscono due, nomi in codice \u201cWest Star\u201d e \u201cBack Yard\u201d. Situata nei pressi di Affi, in provincia di Verona, West Star \u00e8 stata centro telecomunicazioni e controllo per tutte le esercitazioni Nato dal 1966 al 2007; poteva ospitare fino a 500 persone nei suoi 13.000 m\u00b2 di bunker antiatomici sotterranei, su tre livelli. Back Yard ne era la replica in scala minore, 6.000 m\u00b2 su un solo livello, ricavati in parte dalle gallerie della vecchia miniera di Grezzana, altro comune in provincia di Verona, e sarebbe entrata in azione nel caso West Star fosse fuori uso. Anche le esercitazioni nei bunker si svolgevano sotto la supervisione statunitense ma con personale tecnico-operativo italiano.<\/p>\n<p>Tutta la rete Nike e i bunker segreti sono ancora ben rintracciabili sul territorio, con diversi livelli di degrado e abbandono. In qualche caso le comunit\u00e0 locali progettano di farne musei della Guerra fredda o spazi sociali organizzati fruibili dagli abitanti, e un paio sono gi\u00e0 utilizzati per eventi pubblici estivi (per chi volesse approfondire pu\u00f2 consultare il libro reso disponibile online\u00a0<a href=\"https:\/\/www.storiastoriepn.it\/wp-content\/uploads\/\/2022\/11\/bellaitaliaarmatesponde.pdf\"><i>Bella Italia armate sponde. Guida dettagliata alla presenza militare in Italia<\/i><\/a>, a cura del dipartimento Pace di Democrazia proletaria). Dopo gli anni Novanta, con il capovolgimento degli obiettivi strategici della Nato \u2013 da baluardo contro un\u2019ipotetica invasione sovietica ad alfiere dei valori occidentali in tutti i teatri di crisi, a partire dalle guerre jugoslave \u2013 anche il ruolo delle basi americane in Italia \u00e8 cambiato. Oggi il territorio italiano \u00e8 una piattaforma per intraprendere operazioni militari decise a Washington e Bruxelles, a cui talvolta le forze armate italiane neppure partecipano, se non come ausilio logistico (si pensi ai voli \u201csegreti\u201d nei primi giorni del marzo 2022, compiuti da C-130J Hercules dell\u2019Aeronautica militare, per armare l\u2019Ucraina attraverso la Polonia).<\/p>\n<p>Con il XXI secolo, si \u00e8 avviata la rapida dismissione delle basi\u00a0<i>double key,\u00a0<\/i>che la fine della Guerra fredda aveva reso obsolete, in una fase in cui inoltre le forze armate italiane stavano passando dalla coscrizione obbligatoria al reclutamento volontario, dall\u2019esercito di popolo all\u2019esercito professionale.<\/p>\n<p>Da parte loro, le ultime sei amministrazioni americane hanno investito fortemente nelle basi maggiori \u2013 quelle che abbiamo analizzato sopra e poche altre (Ghedi, San Vito dei Normanni) \u2013 e oggi si sta pensando anche di riutilizzare alcune basi dismesse (come La Maddalena, restituita nel 2007).<br \/>\nOggi la presenza militare in Italia \u00e8 molto pi\u00f9 utile al mantenimento dell\u2019egemonia degli Stati Uniti che alla difesa dello spazio europeo da pericoli esterni; ancor meno \u00e8 utile a garantire un\u2019autodifesa dell\u2019Europa unita, che Oltreatlantico hanno sempre visto come insidioso\u00a0<i>competitor\u00a0<\/i>economico che approfitta dell\u2019ombrello militare pagato dai contribuenti americani.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>I primi risultati dell\u2019inchiesta<\/strong><\/p>\n<p>In internet sono reperibili numerosissimi elenchi di basi americane in Italia, identici e semplicemente copiati senza alcun controllo delle fonti. Secondo le nostre ricerche si tratta essenzialmente di una sola fonte, definita \u201criservata\u201d e riferibile all\u2019ambiente militare. La nostra verifica \u00e8 partita in ogni caso da quegli elenchi, pubblicati in rete, da cui si possono ricavare i primi dati.<\/p>\n<p>Le basi americane in Italia<i>\u00a0sono almeno una cinquantina<\/i>, come ci confermano i documenti ufficiali statunitensi. Anche ammettendo che siano tutte su territorio giuridicamente italiano, sar\u00e0 ben difficile \u2013 nel caso di un processo di dismissione unilaterale, che al momento non ci sembra neppure ipotizzabile \u2013 non riconoscerne il valore immobiliare messo a inventario dal Dipartimento della difesa.<\/p>\n<p>Abbiamo constatato che una decina di basi segnalate dagli elenchi in rete non sono reperibili o sono doppioni di basi esistenti o esistite. Gli elenchi in rete indicano la presenza di un altro centinaio di siti, di cui circa quaranta sono basi dismesse, come abbiamo gi\u00e0 potuto constatare.<\/p>\n<p>Rimane da\u00a0compiere la verifica delle rimanenti sessanta basi, e da mettere in campo un accurato esame del materiale gi\u00e0 raccolto, e che metteremo a disposizione di ricercatori e gruppi di lavoro locale, di cui auspichiamo l\u2019organizzazione. Una seria ricerca dovrebbe prendere in considerazione anche altre infrastrutture concesse in uso agli Stati Uniti e\/o alla Nato, ad esempio i depositi e le stazioni di pompaggio dell\u2019oleodotto Pol-Nato per\u00a0<i>jet fuel,\u00a0<\/i>che collega il terminale marino della Spezia con le basi aeree del Nordest. Da approfondire anche la non casuale contiguit\u00e0 tra alcune basi militari (ad esempio Cameri, Salto di Quirra) e alcuni impianti industriali di Leonardo.<\/p>\n<p>Pensiamo che avere un quadro chiaro, nel metodo e nella raccolta delle informazioni, sia una precondizione necessaria per valutare l\u2019impatto economico e ambientale delle basi straniere in Italia, che deve dunque precedere \u2013 al contrario di quanto fatto sinora \u2013 la discussione sul loro mantenimento o ridimensionamento o chiusura e di cosa possa eventualmente sostituirle, in un quadro di difesa europea tutto da costruire.<\/p>\n<p>Il lavoro pi\u00f9 impegnativo comincia ora.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/gliasinirivista.org\/per-una-ricognizione-sulle-basi-straniere-in-italia\/\">https:\/\/gliasinirivista.org\/per-una-ricognizione-sulle-basi-straniere-in-italia\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GLI ASINI (Carlo Tombola) disegno di Armin Greder tratto da &#8220;Noi e loro&#8221; (Else edizioni 2019) Questo articolo \u00e8 stato realizzato con la collaborazione di\u00a0The Weapon Watch,\u00a0osservatorio sulle armi nei porti europei e del Mediterraneo che ha sede a Genova (www.weaponwatch.net, mail info@weaponwatch.net). Si serve infatti della stessa base cartografica digitale dell\u2019Atlante dell\u2019industria militare in Italia, che ha individuato circa 1.500 aziende e siti produttivi legati all\u2019apparato militare industriale. Sar\u00e0 cos\u00ec possibile mettere in&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":109,"featured_media":72676,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/io-imparo-da-solo-sulla-rivista-gli-asini-445.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-mSx","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/87949"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/109"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=87949"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/87949\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":87951,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/87949\/revisions\/87951"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/72676"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=87949"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=87949"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=87949"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}