{"id":87996,"date":"2024-11-19T10:10:28","date_gmt":"2024-11-19T09:10:28","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=87996"},"modified":"2024-11-18T11:12:55","modified_gmt":"2024-11-18T10:12:55","slug":"sul-significato-dellera-trump","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=87996","title":{"rendered":"Sul significato dell\u2019era Trump"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di SINISTRA IN RETE (Enrico Tomaselli)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/testate2\/metis.webp\" alt=\"metis\" \/><\/p>\n<h1 style=\"text-align: justify\">Sul significato dell\u2019era Trump<\/h1>\n<p class=\"\" style=\"text-align: justify\">In questi giorni successivi al voto presidenziale negli Stati Uniti, ho ribadito pi\u00f9 volte che i possibili aspetti positivi di un\u2019amministrazione Trump venivano decisamente sopravvalutati, negli ambienti \u2013 diciamo cos\u00ec \u2013 del\u00a0<em>dissenso<\/em>, o comunque favorevoli al multipolarismo. Ugualmente ho sottolineato come fosse opportuno attendere le prime nomine, perch\u00e9 dalla formazione della squadra si sarebbe potuto capire assai meglio quale sarebbe stato l\u2019orientamento dei quattro anni a venire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ora si comincia ad avere effettivamente un quadro, anche se mancano ancora alcune caselle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quello che emerge appare sostanzialmente come una conferma di ci\u00f2 che ci si poteva ragionevolmente attendere, con alcune osservazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Innanzi tutto, anche se sono stati fatti fuori alcuni dei vecchi neocon che avevano accompagnato la prima presidenza (Pompeo, Bannon, la Haley\u2026), alcune delle posizioni chiave appena definite fanno comunque riferimento all\u2019area neoconservative dei repubblicani e, anche se concordano pi\u00f9 o meno tutti sul disimpegno dal fronte ucraino, non per questo si possono definire dei moderati o dei pacifisti. Al contrario, emerge una squadra di ultr\u00e0 abbastanza bellicista. Solo che il focus si sposta dall\u2019Europa orientale verso il Medio Oriente e, soprattutto, la Cina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa \u00e8 solo una apparente contraddizione, perch\u00e9 se \u00e8 vero che i\u00a0<em>neocon<\/em>\u00a0sono stati protagonisti assoluti dello scatenamento della guerra in Ucraina, e ferrei sostenitori dell\u2019opposizione strategica alla Russia, \u00e8 anche vero che il completo (e disastroso) fallimento delle loro strategie imponeva una revisione dei disegni geopolitici. L\u2019operazione portata avanti da Trump, quindi, con l\u2019attiva collaborazione di numerosi neocon, \u00e8 consistita essenzialmente nello scaricare gli elementi pi\u00f9 compromessi col fallimento ucraino, come parte del processo di ripulitura dell\u2019immagine di grande potenza: i colpevoli del fallimento sono loro e i dem. Voltiamo pagina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ci\u00f2 che possiamo quindi aspettarci dalla nuova amministrazione americana non \u00e8 un quadriennio di moderazione, o di apertura ai cambiamenti che stanno accadendo nel mondo. Del resto, lo slogan trumpiano \u00e8 \u2013 sotto questo punto di vista \u2013 chiarissimo:\u00a0<em>Make America Great Again<\/em>\u00a0significa precisamente ricostruire il ruolo egemonico degli Stati Uniti, minacciato dagli errori strategici degli ultimi anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel concreto, l\u2019amministrazione Trump agir\u00e0 in due direzioni, una interna e una internazionale, ma con il medesimo obiettivo. Sul piano interno, l\u2019intenzione \u00e8 quella di ricostruire la capacit\u00e0 produttiva e industriale del paese, fortemente compromessa durante i decenni della globalizzazione. E per farlo, user\u00e0 largamente una politica di dazi e altre misure protezionistiche, volte a riequilibrare la bilancia dei pagamenti con l\u2019Europa e la Cina, e di incentivi a rilocalizzare in US le produzioni industriali strategiche (sfruttando anche la buona situazione sotto il profilo energetico). L\u2019obiettivo \u00e8 chiaramente quello di sottrarre potere commerciale ai\u00a0<em>competitors\u00a0<\/em>(ancora Europa e Cina), ricostruire una base produttiva capace di ridare slancio all\u2019export, e far rifiatare le classi medio-basse impoverite dalla finanziarizzazione dell\u2019economia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sul piano della politica internazionale, pertanto, c\u2019\u00e8 da attendersi misure volte a mettere all\u2019angolo i summenzionati paesi che \u2013 dal suo punto di vista \u2013 hanno troppo a lungo sfruttato gli USA (sia come mercato di sbocco, sia come\u00a0<em>ombrello\u00a0<\/em>militare). Per quanto riguarda i paesi europei, vedremo con ogni probabilit\u00e0 la crescita di pressioni affinch\u00e9 aumentino la spesa militare (notoriamente improduttiva), sia aumentando il contributo alla NATO, sia facendosi carico in toto del sostegno all\u2019Ucraina. In riferimento alla quale \u00e8 abbastanza evidente come anche questa amministrazione sia lontana anni luce da una qualunque idea praticabile come base per avviare un negoziato di pace. Cosa che, del resto, non \u00e8 effettivamente considerata indispensabile. Il punto infatti non \u00e8 arrivare a un accordo stabile (che implicherebbe concessioni alla Russia che Washington non \u00e8 disposta a fare), quanto piuttosto chiamarsi fuori dagli oneri (politici, economici e militari) del conflitto. In fondo, in questo gli americani hanno un\u2019ottima esperienza di precipitoso abbandono degli alleati \u2013 vedi Vietnam e Afghanistan. A mantener vivo il fuoco quanto basta, ci penseranno gli europei \u2013 in questo molto opportunamente ben\u00a0<em>caricati\u00a0<\/em>dalla precedente amministrazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per quanto riguarda invece la Cina, c\u2019\u00e8 da attendersi un inasprimento della guerra commerciale, e soprattutto l\u2019intensificarsi degli sforzi tesi a costruire una cintura offensiva intorno alla Repubblica Popolare, con l\u2019obiettivo di creare una NATO del Pacifico, e\/o di estendere la NATO fin sotto le coste cinesi. Il tutto condito da continui tentativi di destabilizzare l\u2019Asia Centrale, per rendere il pi\u00f9 precario possibile lo sviluppo di una piena ed effettiva unit\u00e0 geopolitica euroasiatica. \u00c8 assai improbabile che tutto questo punti a innescare un conflitto cinetico con Pechino, nell\u2019ambito del mandato presidenziale, ma non \u00e8 da escludere del tutto qualche incidente qua e l\u00e0, per mantenere alta la tensione e saggiare la reazione cinese. Sempre per\u00f2 rigorosamente via\u00a0<em>proxy<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il terreno su cui si sentir\u00e0 maggiormente l\u2019influenza negativa della squadra trumpiana \u00e8 sicuramente quello mediorientale, essendo sostanzialmente tutti dei filo-sionisti sfegatati. Non meno dei democratici, certamente, ma pi\u00f9 di quanto qualcuno forse si aspettava. Ciononostante, non \u00e8 chiaro sino a che punto questo sostegno sarebbe disposto a spingersi. Da questo punto di vista, i segnali che arrivano sono contraddittori; da un lato, ad esempio, si manifesta un sostegno pieno e conclamato alle scelte operate dal governo Netanyahu, il quale da parte sua mostra grande fiducia nel sostegno della nuova amministrazione, mentre dall\u2019altro si lanciano messaggi affinch\u00e9 la guerra venga portata a conclusione entro la data d\u2019insediamento, o si ventila l\u2019ipotesi di un ritiro dalla Siria\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Probabilmente la linea di politica internazionale, per quanto riguarda il Medio Oriente, si collocher\u00e0 su una linea mediana. Il che significa che il suo supporto verso lo stato israeliano non verr\u00e0 meno, anzi probabilmente si spinger\u00e0 oltre, sul piano politico, ma avr\u00e0 dei limiti sul piano sostanziale. Ci\u00f2 significa che, ad esempio, Israele continuer\u00e0 ad avere la piena copertura in sede ONU, che probabilmente anche l\u2019idea di Smotrich della piena annessione della Cisgiordania verr\u00e0 avallata, e che la diplomazia statunitense continuer\u00e0 a impegnarsi nell\u2019agire come\u00a0<em>longa manus<\/em>\u00a0degli interessi israeliani. Ma il prezzo di questo appoggio sar\u00e0 l\u2019opposizione di alcuni limiti all\u2019azione di Tel Aviv. Per tutta una serie di ragioni, insomma, il sostegno si manterr\u00e0 in un ambito tale da non pregiudicare gli interessi statunitensi nell\u2019area (e non solo), il che sostanzialmente significa non spingere (ulteriormente) i paesi del Golfo verso l\u2019Iran e la Russia, e non infiammare ulteriormente la regione. Anche se il disimpegno dal fronte ucraino liberer\u00e0 delle risorse (economiche e militari) da poter dirottare su Israele, \u00e8 improbabile che Washington sar\u00e0 disposta a sostenere una guerra prolungata; anche perch\u00e9 gi\u00e0 adesso l\u2019IDF comincia ad avere seri problemi di personale, ed ha cominciato persino ad arruolare mercenari, e quindi nel caso di un conflitto cinetico attivo, che si estendesse nel tempo e nello spazio, necessiterebbe prima o poi del supporto\u00a0<em>boots on the ground<\/em>\u00a0da parte degli Stati Uniti. Una cosa, questa, assolutamente impensabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Riassumendo in una battuta, si potrebbe dire che la politica trumpiana verso Israele sar\u00e0 probabilmente ricca di manifestazioni di grande visibilit\u00e0 (come appunto la composizione della squadra preannuncia), ma molto pi\u00f9 avara di fatti veramente sostanziali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In termini pi\u00f9 generali, guardando al significato profondo di questo secondo mandato trumpiano, la mia personale opinione \u00e8 che siamo di fronte ad una fase di transizione, assolutamente interna al sistema di potere egemonico statunitense.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gli ultimi decenni sono stati dominati da una ideologia (e una strategia) imperialista molto aggressiva, che per\u00f2 ha finito con accelerare il processo di declino dell\u2019egemonia americana. A fronte di ci\u00f2, la gran parte del sistema politico-economico-militare degli Stati Uniti ha proposto \u2013 come soluzione \u2013 un intensificarsi dell\u2019aggressivit\u00e0 (cosa che ha avuto il suo culmine nell\u2019innesco del conflitto in Ucraina); per questo considerevole blocco di potere, in buona misura bipartisan, \u00e8 un po\u2019 come se, avendo ormai preso un lungo abbrivio, non riesca a rallentare, e non sappia far altro che proseguire sulla medesima strada. C\u2019\u00e8 poi una parte di questo sistema che invece avverte l\u2019urgenza di un cambiamento di rotta, ma \u2013 essendo fortemente minoritaria \u2013 ha dovuto far ricorso a una tattica abbastanza inusuale per gli USA, ovvero il\u00a0<em>populismo politico.<\/em>\u00a0Da questo punto di vista, Donald Trump, con il suo carattere particolare, aveva ed ha le caratteristiche per presentarsi come un\u00a0<em>outsider\u00a0<\/em>(pur non essendolo affatto), e mobilitare una buona parte del popolo americano contro le \u00e9lite \u2013 pur agendo, in effetti, per conto di una frazione di queste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La funzione di Trump, nell\u2019ambito di questo disegno, \u00e8 stata ed \u00e8 quindi quella di ariete, necessario per sfondare determinate resistenze e ribaltare i rapporti di forza, ma assolutamente temporanea. \u00c8 importante tener presente che Trump ha 78 anni, al termine del mandato ne avr\u00e0 82. E comunque non pu\u00f2 essere eletto una terza volta. Questi quattro anni, quindi, serviranno a traghettare l\u2019impero americano verso una nuova rotta, ad avviare un riallineamento delle grandi linee strategiche geopolitiche, e a preparare il terreno per un nuovo gruppo di potere, destinato a guidare il paese nei prossimi decenni. Non \u00e8 assolutamente un caso che la squadra trumpiana sia largamente composta da persone (relativamente) giovani, cos\u00ec come non \u00e8 affatto casuale che il vice-presidente non sia una figura quasi ornamentale (quale ad esempio era la Harris) ma, al contrario, rappresenti la mente politicamente pi\u00f9 fine dell\u2019intera compagine. Con tutta evidenza, \u00e8 lui il\u00a0<em>delfino\u00a0<\/em>destinato a succedere a Trump tra quattro anni. Sempre che, ovviamente, le cose vadano secondo i piani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La breve stagione di Trump, insomma, non \u00e8 destinata a portare l\u2019America verso una convivenza pacifica in un mondo multipolare, rinunciando al tradizionale ruolo egemonico esercitato nell\u2019ultimo secolo, ma \u00e8 \u2013 almeno nelle intenzioni \u2013 la levatrice di una America rinnovata, che riscopre la sua volont\u00e0 di potenza, e affronta le sfide del presente nella prospettiva di un nuovo secolo americano. Insomma, per rifare grande l\u2019America.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/articoli-brevi\/29250-enrico-tomaselli-sul-significato-dell-era-trump.html\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/articoli-brevi\/29250-enrico-tomaselli-sul-significato-dell-era-trump.html<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRA IN RETE (Enrico Tomaselli) Sul significato dell\u2019era Trump In questi giorni successivi al voto presidenziale negli Stati Uniti, ho ribadito pi\u00f9 volte che i possibili aspetti positivi di un\u2019amministrazione Trump venivano decisamente sopravvalutati, negli ambienti \u2013 diciamo cos\u00ec \u2013 del\u00a0dissenso, o comunque favorevoli al multipolarismo. 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