{"id":88090,"date":"2024-11-26T09:00:35","date_gmt":"2024-11-26T08:00:35","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=88090"},"modified":"2024-11-25T16:15:45","modified_gmt":"2024-11-25T15:15:45","slug":"samah-jabr-psichiatra-a-gaza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=88090","title":{"rendered":"Samah Jabr, psichiatra a Gaza"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di DOPPIOZERO (Maria Nadotti)<\/strong><\/p>\n<div class=\"flex justify-between items-baseline mb-9\" style=\"text-align: justify\">\n<div class=\"data-articolo text-sm text-right font-medium\"><\/div>\n<\/div>\n<div id=\"audio-player\" class=\"bg-rosa\" style=\"text-align: justify\"><\/div>\n<div class=\"max-w-[838px]\" style=\"text-align: justify\">\n<div class=\"clearfix text-formatted field field--name-body field--type-text-with-summary field--label-hidden field__item\">\n<p><em>Responsabile dell\u2019Unit\u00e0\u00a0di salute mentale presso il Ministero della salute palestinese e professoressa<\/em>\u00a0<em>associata di Psichiatria e Scienze Comportamentali presso la George Washington University di Washington DC, Samah Jabr si occupa di formazione e supervisione con un\u2019attenzione particolare alla Terapia Cognitivo Comportamentale (CBT). Contribuisce alla mhGAP (Mental Health Gap Action Programme guideline dell\u2019Organizzazione mondiale della sanit\u00e0)\u00a0che\u00a0offre indicazioni, raccomandazioni e aggiornamenti per il trattamento di disturbi mentali, neurologici e abuso di sostanze e al Protocollo di Istanbul per la documentazione della tortura.<\/em><\/p>\n<figure class=\"caption caption-img\" role=\"group\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/Gaza.jpg\" alt=\"k\" width=\"780\" height=\"439\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"11ca69d1-783e-4ea4-97c8-37add2fb24cf\" \/><figcaption>Un bambino di Gaza: \u201cQuando volano i nostri aquiloni, il cielo fa meno paura\u201d.<\/figcaption><\/figure>\n<p>Maria Nadotti:\u00a0<em>Dal 2016 lei \u00e8 a capo dell\u2019Unit\u00e0\u00a0di salute mentale presso il Ministero della salute palestinese. A lei e ai suoi colleghi sono affidate la Cisgiordania e Gerusalemme Est e, almeno sulla carta, Gaza. Come si cura o si tenta di lenire la sofferenza psichica in un contesto coloniale esploso come quello dei Territori occupati di Palestina? Quali sono le difficolt\u00e0 maggiori e gli ostacoli pi\u00f9 insidiosi nello svolgimento della sua funzione?<\/em><\/p>\n<p><em>Samah Jabr<\/em>: Innanzitutto siamo pochissimi, mentre la gravit\u00e0 della situazione richiederebbe forze di cui non disponiamo. La mia giornata inizia prestissimo: fino alle tre del pomeriggio svolgo un lavoro di pianificazione presso il Ministero, mentre nel pomeriggio mi occupo dei miei pazienti, che spesso non \u00e8 facile raggiungere. A Gaza, dal marzo del 2023, non sono pi\u00f9 riuscita a entrare. Ci\u00f2 significa che devo affidarmi alle consultazioni e alla formazione a distanza, sperare nella tenuta di internet e augurarmi che la fornitura di energia elettrica non venga interrotta. Difficile del resto muoversi anche in Cisgiordania, per non parlare di quanto sia complicato uscire dal paese. Bench\u00e9 io goda dello status relativamente privilegiato dei palestinesi che risiedono a Gerusalemme e la mia professione mi consenta una certa mobilit\u00e0, il sistemico furto di tempo e di energie vigente nel paese non risparmia nessuno. Per andare all\u2019estero sono autorizzata a servirmi dell\u2019aeroporto di Tel Aviv, ma ogni volta devo certificare lo scopo \u2018scientifico\u2019 del mio viaggio. Ad esempio, per raggiungervi in Italia dove \u00e8 appena uscito un mio nuovo libro, ho dovuto sfruttare un convegno psichiatrico che si \u00e8 svolto ad Atene. Non mi avrebbero autorizzata a uscire dal paese per presentare una raccolta d scritti intitolata\u00a0<em>Il tempo del genocidio. Rendere testimonianza di un anno in Palestina<\/em>.<\/p>\n<p>MN:\u00a0<em>E sul piano della clinica?<\/em><\/p>\n<p>SJ: Va fatta una premessa. In un contesto politico e sociale come quello in cui i palestinesi vivono da oltre un secolo e che ha avuto precise tappe storiche che si sono impresse nella memoria collettiva trasmettendosi da una generazione all\u2019altra, la sofferenza psichica si esprime attraverso sintomi ferocemente individuali, ma non pu\u00f2 essere trattata come un problema della singola persona. \u00c8 l\u2019atmosfera traumatogena in cui viviamo a produrre il disagio psichico ed \u00e8 dunque in rapporto a questa situazione che dobbiamo elaborare interventi, pratiche, modalit\u00e0 di ascolto che ci permettano di riparare almeno un po\u2019 la lacerazione cui soprattutto bambine, bambini e donne vengono esposti quotidianamente in forma sempre pi\u00f9 brutale.<\/p>\n<p>MN:\u00a0<em>Quali sono le tappe storiche che sono andate a incidersi pi\u00f9 in profondit\u00e0<\/em>\u00a0<em>nella memoria intergenerazionale dei palestinesi?<\/em><\/p>\n<p><em>SJ<\/em>: All\u2019origine di tutto c\u2019\u00e8 la Dichiarazione Balfour del 1917. In una lettera indirizzata a Lord Rothschild, rappresentante della comunit\u00e0 ebraica inglese e referente del movimento sionista, l\u2019allora ministro degli esteri del Regno Unito\u00a0Arthur Balfour afferm\u00f2 che il governo del Regno Unito guardava con favore alla creazione di un \u201cfocolare nazionale per il\u00a0popolo ebraico\u201d in Palestina, che all\u2019epoca faceva ancora parte dell\u2019Impero ottomano. Da allora l\u2019espropriazione territoriale che culminer\u00e0 nella\u00a0Nakba del 1948\u00a0con l\u2019esodo forzato di oltre settecentomila arabi palestinesi non si \u00e8 pi\u00f9 interrotta. Gaza, a seguito della \u201cguerra dei sei giorni\u201d del 1967, si \u00e8 trasformata in un enorme campo profughi. Migliaia di palestinesi vi sono approdati dopo essersi visti portare via per la seconda volta casa, terra, beni, memorie e identit\u00e0. Su su fino alla situazione attuale: a Gaza \u00e8 in corso da oltre un anno qualcosa che non \u00e8 appropriato definire una guerra e in Cisgiordania e a Gerusalemme Est le colonie di insediamento israeliane stanno crescendo a ritmi tumultuosi e con esse la violenza esercitata sulla popolazione palestinese.<\/p>\n<p>MN:\u00a0<em>Quindi un accumulo di esperienze traumatiche, uno stratificarsi della precariet\u00e0, una provvisoriet\u00e0 fattasi permanente.<\/em><\/p>\n<p><em>SJ<\/em>: Precisamente. Anche un incidente automobilistico \u00e8 un trauma, ma a produrlo \u00e8 un evento preciso, istantaneo, riconoscibile. Il trauma inscritto nell\u2019esperienza dei palestinesi \u00e8 reiterato, costante, subdolo. Si accumula, dunque pu\u00f2 trasmettersi come un\u2019\u2018eredit\u00e0\u2019. Se non lo si riporta alla sua genesi storico-politica, se non lo si affronta come trauma di un\u2019intera societ\u00e0, non se ne viene a capo. Non si possono curare con i farmaci o con la psicoterapia individuale il lutto di una madre che si \u00e8 vista uccidere un figlio o i disturbi dell\u2019alimentazione o dell\u2019attenzione di bambini esposti all\u2019umiliazione e alla svirilizzazione continua della figura paterna. Se non si trova modo di arrivare alla causa e al cuore di quella sofferenza, di permetterle di esprimersi offrendole il tempo e l\u2019amorosit\u00e0 dell\u2019ascolto e della comprensione, si rischia solo di iperpatologizzarla. In una situazione come la nostra, chi soffre non va messo nella posizione del \u2018paziente\u2019, ma affiancato nella ricostituzione di un tessuto sociale che si \u00e8 smagliato e che rischia di non ricomporsi mai pi\u00f9. Ed \u00e8 un lavoro eminentemente politico.<\/p>\n<p>MN:\u00a0<em>Se in Palestina non esiste il disturbo post-traumatico perch\u00e9 il trauma \u00e8 continuo, in base alla sua esperienza come possono essere trattati i traumi in corso?<\/em><\/p>\n<p>SJ: Il trauma palestinese \u00e8 coloniale, deliberato, ripetitivo, cumulativo e transgenerazionale. Come ci hanno insegnato Frantz Fanon, Nelson Mandela, Ignacio Mart\u00edn-Bar\u00f3 a essere patogeno \u00e8 il dispositivo politico dell\u2019occupazione e dell\u2019apartheid. \u00c8 l\u2019esposizione incessante alla violenza, alla vessazione, all\u2019umiliazione a deformare la psiche degli individui, costretti ad adattarsi al peggio per sopravvivere. Il progetto coloniale \u00e8, in sostanza, la riduzione dell\u2019individuo all\u2019impotenza. E cosa c\u2019\u00e8 di meglio che traumatizzare le persone per ridurle all\u2019impotenza? Si tratta di una strategia. A essa possiamo reagire solo dotandoci \u2013 tanto noi terapeuti e formatori quanto le persone che si affidano alle nostre cure \u2013 di strumenti di consapevolezza in grado di sostenerci. Quello che la societ\u00e0 palestinese subisce da oltre un secolo \u00e8 un trauma intenzionale e capillare, diretto e indiretto. Ecco perch\u00e9 tutte e tutti possono contribuire a fermarlo. Da noi i professionisti della salute mentale non possono fare un buon lavoro clinico se non sanno creare politiche pubbliche capaci di dare risposta a situazioni di crisi.<\/p>\n<p>MN:\u00a0<em>Pu\u00f2 dirci come \u00e8 cambiato il vostro modo di operare nel corso dell\u2019ultimo anno?<\/em><\/p>\n<p><em>SJ<\/em>: A Gaza, prima dell\u2019attacco militare su larga scala in corso dall\u2019ottobre del 2023, avevamo sette centri psichiatrici autorizzati \u2013 solo sette per 2,4 milioni di persone \u2013 e un numero maggiore di psicologi clinici. Avevano un ospedale psichiatrico in grado di accogliere quarantacinque pazienti e sei ospedali comunitari per la salute mentale. Il modo in cui lavoriamo in Palestina \u00e8 pi\u00f9 focalizzato sulla psicologia di comunit\u00e0, dove cerchiamo di non fare troppo affidamento sulle strutture psichiatriche, ma incoraggiamo un programma di integrazione della salute mentale con le cure primarie. Ad esempio, incoraggiamo un programma scolastico di salute mentale in modo da ridurre al minimo la necessit\u00e0 di recarsi in una clinica psichiatrica specializzata. Poich\u00e9 ci sono pochi professionisti specializzati in salute mentale, facciamo molto affidamento su altre figure, medici, infermieri, insegnanti, consulenti e talvolta leader religiosi, che possono svolgere un ruolo importante nella prevenzione dei problemi di suicidio e di abuso di sostanze. Questo era il sistema prima dell&#8217;attacco. Nel giro del primo mese cinque centri psichiatrici su sette sono stati distrutti e l&#8217;unico ospedale psichiatrico, che si prendeva cura di quindicimila pazienti psichiatrici gravi, \u00e8 stato completamente danneggiato. Le persone che dipendevano da questa struttura, da questo centro governativo, sono rimaste senza farmaci e senza assistenza.<\/p>\n<p>MN:\u00a0<em>Che cosa pu\u00f2 fare, in una situazione simile, il curante?<\/em><\/p>\n<p>SJ: Tenere ben saldo il senso della responsabilit\u00e0 morale. Il ruolo di psichiatra e psicoterapeuta ti mette in una relazione molto intima con le persone che si rivolgono a te, diventi testimone della loro storia e, attraverso l\u2019ascolto, le aiuti a darle un senso. Qualche esempio. Una madre di Gerusalemme si rivolge a me chiedendomi dei farmaci per il figlio dodicenne che, a detta degli insegnanti, soffre di un grave disturbo dell\u2019attenzione e crea problemi in classe. Parlando con il ragazzino, dandogli il tempo della mia attenzione, scopro che alla scuola che frequenta \u00e8 stato imposto il curriculum scolastico israeliano pena la perdita dei finanziamenti pubblici. Lui quell\u2019imposizione non l\u2019ha accettata, ma la madre non gli ha permesso di cambiare scuola. Non vuole che il figlio debba affrontare il sistema dei check point per raggiungere un istituto in Cisgiordania. E cos\u00ec lui ha adottato la strategia della disattenzione per dire non il suo disagio psichico, ma la sua rivolta. La mia \u2018terapia\u2019 \u00e8 consistita nell\u2019orientarlo verso il buon uso della sua ribellione: sfruttare la situazione per studiare bene il curriculum scolastico israeliano, mettendolo a confronto con quello adottato in Cisgiordania. Interrogare, capire, spiegare. Il contrario del subire in silenzio. Diventare attivi. Farsi agenti della propria storia. Il\u00a0<em>sumud<\/em>\u00a0palestinese, un misto di tenacia, resistenza non passiva, iniziativa, \u00e8 proprio questo.<\/p>\n<p>O ancora: in Cisgiordania negli ultimi mesi c\u2019\u00e8 stata una crescita esponenziale dei disturbi dell\u2019alimentazione tra i giovanissimi. I bambini perdono vistosamente peso e rifiutano di mangiare. In Occidente lo si interpreterebbe e tratterebbe come un problema legato all\u2019immagine di s\u00e9. Da noi, se ci si d\u00e0 il tempo di ascoltare, si scopre tutt\u2019altro. La sofferenza e l\u2019acting out del digiuno nascono da ci\u00f2 che sanno, sentono e vedono di ci\u00f2 che accade a Gaza. Una mia piccola paziente non mangia, ma accumula cibo in scatola e bottiglie d\u2019acqua in vista di quello che potrebbe succedere anche in Cisgiordania. Un altro non riesce a ingoiare il cibo, perch\u00e9 ha saputo che gli abitanti di Gaza ridotti alla fame sono stati costretti a mescolare foraggio per animali alla farina per il pane. Non possiamo fare molto per togliere quelle immagini dai loro occhi e dalla loro coscienza, ma insieme a loro, con delicatezza e attenzione, possiamo provare a ridurre la morsa del trauma. Spesso basta un gioco, una piccola attivit\u00e0, un minuscolo non prescritto fare per rimettere in moto la speranza, che \u00e8 il principio fondamentale della vita.<\/p>\n<p>Un\u2019altra piccola storia: un adolescente di Gaza, sfollato insieme alla famiglia e costretto a vivere in una tenda, \u00e8 soggetto a enuresi notturna. Ogni mattina la madre stende ad asciugare la sua biancheria intima, esponendolo alla bullizzazione dei suoi coetanei. Quel ludibrio \u00e8 il suo personale genocidio. Basterebbe, da parte della famiglia, una maggiore sensibilit\u00e0, un piccolo gesto in grado di proteggere il pudore del figlio.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/Samah%20Jabr_Dietro%20i%20fronti_2019.jpg\" alt=\"k\" width=\"780\" height=\"1375\" data-entity-uuid=\"59009cb1-bc87-417b-842c-2d8df7fa380e\" data-entity-type=\"file\" \/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/Samah%20Jabr_Sumud_2021.jpg\" alt=\"l\" width=\"780\" height=\"1360\" data-entity-uuid=\"2b0be4ab-c528-4817-aa9c-8eb76861de7c\" data-entity-type=\"file\" \/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/Samah%20Jabr_Il%20tempo%20del%20genocidio_2024.jpg\" alt=\"o\" width=\"780\" height=\"1353\" data-entity-uuid=\"55d0074e-a8dd-4d81-afae-4008f8568fdc\" data-entity-type=\"file\" \/>MN:\u00a0<em>Oltre che terapeuta lei \u00e8 autrice di svariati libri e di molti articoli giornalistici. In Italia sono disponibili, pubblicate dalla casa editrice Sensibili alle foglie, tre piccole antologie dei suoi scritti:\u00a0<\/em>Dietro i fronti<em>\u00a0(2019),\u00a0<\/em>Sumud<em>\u00a0(2021) e\u00a0<\/em>Il tempo del genocidio<em>\u00a0(2024). Nell\u2019ultimo, lei parla di \u201ctrauma vicario\u201d, vale a dire di quel trauma che non si ferma alla persona che lo subisce direttamente, ma raggiunge anche chi ne legge o assiste alle sue conseguenze attraverso le immagini diffuse dai media, mainstream o social che siano.<\/em><\/p>\n<p><em>SJ<\/em>: Questa sua domanda mi permette di insistere sugli effetti terapeutici della solidariet\u00e0 internazionale per i palestinesi. Come psichiatra, io credo nel potere curativo della solidariet\u00e0. I suoi benefici sono reciproci: arricchiscono e sanano sia chi d\u00e0 sia chi riceve. La passivit\u00e0, l\u2019apatia e l\u2019indifferenza, la semplice incapacit\u00e0 o indisponibilit\u00e0 a prendere atto di una tragedia che, pur non colpendoci in prima persona, altera lo scenario in cui tutte e tutti viviamo, sono una malattia dello spirito.<\/p>\n<p>Solidarizzando con i palestinesi, ci si impegna in un processo di guarigione collettiva dal senso di colpa e dall\u2019impotenza legate proprio al trauma vicario, inteso come esposizione indiretta a un evento traumatico che colpisce altri. Basti pensare al lutto immenso, all\u2019incredibile senso di disfatta, che stanno vivendo le persone, le associazioni e le istituzioni che hanno creduto nei diritti umani e per essi si sono battuti e continuano a battersi. In Palestina rischia di morire una visione del mondo.<\/p>\n<p>MN:\u00a0<em>Che fare dunque, come direbbe Godard,\u00a0<\/em>ici et ailleurs<em>?<\/em><\/p>\n<p><em>SJ<\/em>: Guardare, ascoltare, rispettare la complessit\u00e0, non stancarsi di raccontare, essere umili, affidarsi alla sapienza di chi soffre, non aspettare le grandi soluzioni. Nella mia esperienza clinica ho verificato che per una madre che si \u00e8 vista uccidere un figlio la vicinanza di altre madri che hanno attraversato lo stesso dolore \u00e8 assai pi\u00f9 efficace di qualsiasi mio intervento. Lo stupore pietrificato della depressione e del lutto pu\u00f2 sciogliersi solo nell\u2019abbraccio di un \u2018noi\u2019 amoroso e accogliente. Ricamare insieme, per esempio, \u00e8 un gesto che libera la parola e induce all\u2019ascolto reciproco, alla condivisione. Io non sono molto ispirata dalla teoria, preferisco l\u2019empatia, una capacit\u00e0 che si pu\u00f2 espandere solo attraverso l\u2019esperienza.<\/p>\n<p>MN:\u00a0<em>C\u2019\u00e8, oggi, in Palestina una sofferenza specificamente femminile?<\/em><\/p>\n<p><em>SJ<\/em>: S\u00ec, un forte senso di colpa, che nasce dall\u2019incapacit\u00e0 di proteggere la vita dei propri figli. C\u2019\u00e8 una peculiare forma di depressione che colpisce in particolare le donne incinte o le puerpere: perch\u00e9 dare la vita a un figlio se non \u00e8 dato vederli crescere o vedere riconosciuta la loro e nostra umanit\u00e0?<\/p>\n<p>Inoltre, in una societ\u00e0 patriarcale quale \u00e8 quella palestinese, l\u2019implacabile demascolinizzazione degli uomini \u2013 incarcerati, disoccupati, umiliati, degradati nella loro immagine fisica \u2013 le espone a una duplice violenza e a un vissuto estremamente complesso di parentalit\u00e0. La ricaduta sui figli bambini, spesso costretti ad assumere il ruolo genitoriale, \u00e8 pesantissima.<\/p>\n<p>MN:\u00a0<em>Lei \u00e8 una figura pubblica estremamente esposta. Le capita di avere paura?<\/em><\/p>\n<p><em>SJ<\/em>: Da psichiatra e psicoterapeuta so che il prezzo del silenzio \u00e8 troppo alto. Mi viene chiesto spesso: \u00abNon temi di andare in prigione per il fatto che parli e scrivi?\u00bb. Oppure: \u00abMa il fatto stesso che tu sia qui e possa parlare, non \u00e8 la prova che Israele \u00e8 una vera democrazia?\u00bb.<\/p>\n<p>Parlo, perch\u00e9 non posso fare altrimenti. Non posso fingere di non sapere. Nel mio lavoro ho visto pazienti ipocondriaci che si comportavano come se fossero malati per paura di ammalarsi. Nella mia vita quotidiana incontro persone che vivono come poveri per paura della povert\u00e0. Ho visto persone che non sono in grado di comunicare nelle loro relazioni per paura dell\u2019abbandono. Non voglio perdere le mie opportunit\u00e0, come hanno fatto queste persone, e vivere rinchiusa nella mia mente, per paura di essere gettata dietro le vere sbarre di una prigione. Non nego che ho questa paura, ma preferisco affrontarla ed esprimermi, costi quel che costi.<\/p>\n<p>Penso a Sofocle e alla sua Antigone:<\/p>\n<p><em>Ismene<\/em>: Se le cose stanno cos\u00ec, misera, ugualmente vano \u00e8 che io faccia una cosa o il suo contrario.<\/p>\n<p><em>Antigone<\/em>: Vedi un po\u2019 tu se vuoi con me portare il peso e con me agire.<\/p>\n<p>In copertina, Samah Jabr, Casa delle Donne di Milano, 9 novembre 2024 (Foto: Carla Bottazzi).<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/styles\/r_articolo_mobile_w500\/public\/Copertina%20-%20Samah%20Jabr_Foto%20Carla%20Bottazzi.JPG.webp?itok=WVAdqCLX\" alt=\"k\" \/><\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/samah-jabr-psichiatra-gaza\">https:\/\/www.doppiozero.com\/samah-jabr-psichiatra-gaza<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DOPPIOZERO (Maria Nadotti) Responsabile dell\u2019Unit\u00e0\u00a0di salute mentale presso il Ministero della salute palestinese e professoressa\u00a0associata di Psichiatria e Scienze Comportamentali presso la George Washington University di Washington DC, Samah Jabr si occupa di formazione e supervisione con un\u2019attenzione particolare alla Terapia Cognitivo Comportamentale (CBT). 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