{"id":88224,"date":"2024-12-04T11:20:04","date_gmt":"2024-12-04T10:20:04","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=88224"},"modified":"2024-12-04T10:09:03","modified_gmt":"2024-12-04T09:09:03","slug":"le-bimbe-di-draghi-rovinano-i-piani-della-meloni-e-le-impediscono-di-farsi-la-sua-banca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=88224","title":{"rendered":"Le Bimbe di Draghi rovinano i piani della Meloni e le impediscono di farsi la sua banca"},"content":{"rendered":"<p><strong>DA OTTOLINA TV\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"rumble_v5rgk48\">\n<div id=\"vid_v5rgk48\" class=\"rumble_v5rgk48-Rumble-cls\">\n<div><video src=\"https:\/\/1a-1791.com\/video\/s8\/2\/8\/Y\/R\/_\/8YR_u.caa.mp4?u=4&amp;b=0\" poster=\"https:\/\/1a-1791.com\/video\/s8\/1\/8\/Y\/R\/_\/8YR_u.qR4e-small-le-Bimbe-di-Draghi-rovinano.jpg\" preload=\"metadata\" muted=\"\" width=\"300\" height=\"150\" data-mce-fragment=\"1\"><\/p>\n<div class=\"sizing-small phase-pre-ready state-no-source\">\n<div><\/div>\n<\/div>\n<p><\/video><\/p>\n<div class=\"bigPlayUI ctp\"><a href=\"https:\/\/rumble.com\/v5tpp6k-le-bimbe-di-draghi-rovinano-i-piani-della-meloni-e-le-impediscono-di-farsi-.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">le Bimbe di Draghi rovinano i piani della Meloni, e le impediscono di farsi la sua banca<\/a><\/p>\n<div class=\"bigPlayUIInner ctp\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cAllora, abbiamo una banca?\u201d Era il 18 luglio del 2005 e a porre la domanda era l\u2019allora segretario degli allora\u00a0<em>Democratici di Sinistra<\/em>\u00a0<strong>Piero Fassino<\/strong>\u00a0(che inaugurava cos\u00ec una delle pi\u00f9 brillanti carriere da raccattatore seriale di<em>\u00a0figure di merda\u00a0<\/em>dell\u2019intera seconda repubblica); all\u2019altro capo del telefono\u00a0<strong>Giovanni Consorte<\/strong>: 15 anni prima era stato nominato amministratore delegato di\u00a0<em>Unipol<\/em>, la compagnia nata nel 1962 \u2013 per volont\u00e0 e con il supporto del\u00a0<em>PCI<\/em>\u00a0\u2013 per fornire servizi assicurativi al variegato universo del movimento cooperativo e che, pur mantenendo il legame simbiotico con gli eredi pentiti del\u00a0<em>PCI<\/em>, aveva trasformato in uno dei principali player finanziari dell\u2019economia italiana moltiplicando di 20 volte la raccolta premi e diversificando in mille direzioni diverse le attivit\u00e0. Fino a tentare il grande colpo: un\u2019offerta pubblica di acquisto per l\u2019acquisizione di una delle principali banche italiane, la\u00a0<em>Banca Nazionale del Lavoro<\/em>. La commistione tra politica e banche non era certo una novit\u00e0: quando Consorte era salito a capo di\u00a0<em>Unipol<\/em>, nel 1990, le banche controllate dallo Stato \u2013 dagli enti territoriali e dalle fondazioni, con un ruolo di primissimo piano delle casse di risparmio legate ai territori \u2013 rappresentavano ancora poco meno del 70% del mercato bancario italiano ed erano spesso guidate pi\u00f9 da obiettivi politici che non da mere logiche commerciali, con una grande influenza dei partiti e delle amministrazioni locali; istituti come la\u00a0<em>Carisbo<\/em>\u00a0(la\u00a0<em>Cassa di Risparmio di Bologna<\/em>) o la\u00a0<em>BPER\u00a0<\/em>(la\u00a0<em>Banca Popolare dell\u2019Emilia Romagna<\/em>), ad esempio, hanno rappresentato a lungo pilastri fondamentali della strategia economica del\u00a0<em>PCI<\/em>\u00a0nell\u2019<em>Emilia Rossa<\/em>\u00a0fino a quando non \u00e8 arrivata la controrivoluzione neoliberista. Per il mondo bancario, nello specifico, la controrivoluzione prese la forma della\u00a0<strong>legge Amato<\/strong>\u00a0del 1990, che impose la trasformazione delle casse di risparmio e delle banche del monte in societ\u00e0 per azioni e il trasferimento di tutte le attivit\u00e0\u00a0<em>sociali<\/em>\u00a0alle fondazioni bancarie; 8 anni dopo, ad accelerare e approfondire ulteriormente la spoliticizzazione degli istituti di credito intervenne un altro grande leader controrivoluzionario come\u00a0<strong>Carlo Azeglio Ciampi<\/strong>, che con la sua riforma del 1998 obbligava le fondazioni a ridurre progressivamente le proprie partecipazioni nelle banche favorendo una maggiore apertura ai fantomatici\u00a0<em>mercati<\/em>. Tradotto: alla concentrazione del sistema bancario nelle mani di una ristretta oligarchia completamente deresponsabilizzata rispetto alle conseguenze delle sue speculazioni sui territori. Risultato: quando Consorte lancia la sua OPA su\u00a0<em>BNL<\/em>, il peso delle banche pi\u00f9 o meno controllate politicamente \u00e8 sceso dal 70% del 1990 a poco pi\u00f9 del 15% e 5 banche commerciali controllavano da sole il 50% del mercato. Insomma: nel 2005, per un partito politico\u00a0<em>avere una banca<\/em>\u00a0era una cosa profondamente diversa da quello che era stato durante la prima repubblica. Anche grazie alla pubblicazione illegittima di quella intercettazione, alla fine comunque l\u2019operazione salt\u00f2 e, con lei, molte delle teste che l\u2019avevano architettata: da Consorte all\u2019allora amministratore delegato della\u00a0<em>Banca Popolare di Lodi<\/em>\u00a0<strong>Gianpiero Fiorani<\/strong>, fino all\u2019allora governatore della\u00a0<em>Banca d\u2019Italia<\/em>\u00a0<strong>Antonio Fazio<\/strong>, che venne sostituito da un agente del grande capitalismo finanziario USA,\u00a0<em><strong>San MarioPio da Goldman Sachs<\/strong><\/em>. L\u2019unico che ancora oggi ci ritroviamo tra i coglioni \u00e8 Fassino anche se oggi, invece che di una banca, si accontenta di avere i profumi dei duty free.<\/p>\n<div class=\"wp-block-image\" style=\"text-align: justify\">\n<figure class=\"alignright size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-10880\" src=\"https:\/\/ottolinatv.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/unicredit-orcel-scaled-1-1024x674.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"674\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><em>Andrea Orcell<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify\">Negli anni successivi, il\u00a0<em>Risiko Bancario<\/em>\u00a0e il grande processo di concentrazione del mercato del credito nelle mani di una ristrettissima oligarchia finanziaria \u00e8 continuato indisturbato, con 4 di quelle che nel 2005 erano le principali banche del Paese che si sono ridotte ad appena due \u2013\u00a0<em>UniCredit<\/em>\u00a0e\u00a0<em>Intesa<\/em>\u00a0\u2013 che dominano incontrastate; pi\u00f9 o meno dall\u2019inizio della crisi pandemica, per\u00f2, ha subito una significativa battuta d\u2019arresto. Fino a pochi giorni fa; a rimettere in moto la giostra, il 6 novembre scorso, c\u2019ha pensato\u00a0<em>Banco BPM<\/em>, il gruppo nato nel 2017 dalla fusione tra due delle pi\u00f9 importanti banche popolari italiane: il\u00a0<em>Banco Popolare<\/em>\u00a0e il\u00a0<em>Banco Popolare di Milano.\u00a0<\/em>L\u2019operazione consiste in un\u2019offerta pubblica d\u2019acquisto per\u00a0<em>Anima Holding\u00a0<\/em>che, con 190 miliardi di euro gestiti, \u00e8 il pi\u00f9 grande gruppo indipendente del risparmio gestito in Italia (la nostra piccola, minuscola\u00a0<em>BlackRock<\/em>);\u00a0<em>Banco BPM<\/em>, con il 22,4%, era gi\u00e0 il primo azionista della holding: con questa operazione l\u2019obiettivo \u00e8 comprarsi il resto, ottenere il<em>\u00a0delisting<\/em>\u00a0di\u00a0<em>Anima<\/em>\u00a0da\u00a0<em>Euronext Milan<\/em>\u00a0\u2013 e, cio\u00e8, toglierla dalla borsa \u2013 e integrarla completamente all\u2019interno del gruppo, per un costo complessivo che si aggira attorno al miliardo e mezzo. La partita del\u00a0<strong>risparmio gestito<\/strong>\u00a0\u00e8 in assoluto una delle pi\u00f9 importanti in ballo, con numerosi tentativi di aggregazione e ristrutturazione sul tavolo: come sottolineato prima dal rapporto Letta e poi da quello Draghi sulla competitivit\u00e0 europea, per tornare a investire per la costruzione di campioni continentali in grado di competere sui mercati globali, l\u2019Europa nel suo insieme \u2013 e l\u2019Italia nello specifico \u2013 devono riuscire a trovare il modo di trattenere entro i loro confini le migliaia di miliardi che ogni anno si spostano verso i mercati finanziari statunitensi, dove alimentano quella che probabilmente \u00e8 la pi\u00f9 grossa bolla speculativa della storia del capitalismo e dove finanziano le attivit\u00e0 dei grandi monopoli tecnologici a stelle e strisce che impediscono l\u2019emergere di competitor europei; a gestire il grosso di questo flusso ci pensano i colossi del risparmio gestito statunitense, da\u00a0<em>BlackRock<\/em>\u00a0a\u00a0<em>Vanguard<\/em>. Quello che i piani Letta e Draghi, giustamente, invocano a gran voce \u00e8 che si creino delle alternative europee all\u2019oligopolio d\u2019oltreoceano; al momento, infatti, i principali attori del risparmio gestito europeo, rispetto ai competitor d\u2019oltreoceano, sono dei veri e propri nani, con\u00a0<em>Amundi<\/em>\u00a0(che \u00e8\u00a0<em>la prima della classe<\/em>) che gestisce in tutto poco pi\u00f9 di 2 mila miliardi contro i 12 di\u00a0<em>BlackRock<\/em>\u00a0e i 10 di\u00a0<em>Vanguard<\/em>; una sproporzione che si ritrova anche nelle banche, con l\u2019Europa che conta una sola banca nelle prime 10 al mondo per capitalizzazione e non \u00e8 manco dell\u2019Unione. E\u2019 la britannica\u00a0<em>HSBC<\/em>\u00a0che, comunque, capitalizza poco pi\u00f9 di 160 miliardi contro i 600 di\u00a0<em>JP Morgan Chase<\/em>.<br \/>\nPer cominciare a recuperare un po\u2019 di terreno e seguire le indicazioni di\u00a0<em>San MarioPio<\/em>, al momento sul tavolo \u2013 per quanto riguarda la creazione di campioni europei del risparmio gestito \u2013 \u00e8 in ballo una trattativa tra le tedesche\u00a0<em>Allianz<\/em>\u00a0e\u00a0<em>DWS<\/em>, che porterebbe a un patrimonio gestito nell\u2019ordine dei 2 mila miliardi di euro e oltre \u2013 che, rispetto agli Stati Uniti, rimangono spiccioli, ma che sono comunque un ordine di grandezza superiori ai 190 miliardi gestiti da\u00a0<em>Anima<\/em>; insomma: se il campionato europeo \u00e8 di seconda categoria, quello italiano continua a sembrare un torneo di calcetto tra amici, che per\u00f2 sta diventando sempre pi\u00f9 vivace. Il 13 novembre, infatti, ecco un altro colpo di scena: il Ministero dell\u2019Economia e delle Finanze comunica la cessione del 15% del capitale sociale di\u00a0<em>Monte dei Paschi di Siena<\/em>\u00a0per 1,1 miliardi; a comprarsele, una cordata di 4 investitore rigorosamente italiani e vicini al governo Meloni, a partire da\u00a0<strong>Caltagirone<\/strong>, che si \u00e8 comprato il 3,5%, la stessa quota acquistata dalla holding degli eredi Del Vecchio, la\u00a0<em>Delfin<\/em>. Ma a fare la parte del leone \u00e8 stata proprio\u00a0<em>BPM<\/em>, sia attraverso il 5% che s\u2019\u00e8 comprata direttamente, sia attraverso un altro 3% che, invece, s\u2019\u00e8 comprata proprio\u00a0<em>Anima<\/em>: il tentativo \u00e8 quello di creare il\u00a0<strong>terzo polo bancario<\/strong>\u00a0italiano e di crearlo in modo che sia particolarmente permeabile all\u2019influenza dei partiti del centrodestra. Insomma: a questo giro, a chiedere se \u201callora, abbiamo una banca?\u201d sono direttamente i partiti al governo, almeno fino a quando non \u00e8 arrivato il solito guastafeste a rompere le uova nel paniere; alle 6 di mattina di luned\u00ec scorso, infatti, ecco che arriva l\u2019ennesima bomba pronta a destabilizzare tutto il\u00a0<em>Risiko<\/em>. L\u2019amministratore delegato di<em>\u00a0UniCredit<\/em>,\u00a0<strong>Andrea Orcel<\/strong>, annuncia un\u2019operazione per comprarsi proprio\u00a0<em>BPM<\/em>; non \u00e8 la prima volta che\u00a0<em>UniCredit<\/em>\u00a0punta al\u00a0<em>Banco<\/em>: l\u2019ultima volta era stato il febbraio del 2022. Prima dell\u2019ufficializzazione, per\u00f2, c\u2019era stata una fuga di notizie che aveva fatto impennare i titoli di\u00a0<em>BPM<\/em>, aumentando a dismisura il costo dell\u2019operazione che, quindi, era stata accantonata. Ciononostante, l\u2019annuncio di luned\u00ec \u00e8 stato un vero e proprio fulmine a ciel sereno:\u00a0<em>UniCredit<\/em>, infatti, \u00e8 in ben altre faccende affaccendata.<br \/>\nCome abbiamo ampiamente descritto in un precedente video, l\u201911 settembre scorso, infatti,\u00a0<em>UniCredit<\/em>\u00a0ha annunciato l\u2019acquisizione di una partecipazione del 9% della banca tedesca\u00a0<em>Commerzbank\u00a0<\/em>approfittando della vendita di azioni da parte del governo federale (esattamente come nel caso\u00a0<em>Monte dei Paschi<\/em>); il governo tedesco ha reagito denunciando l\u2019operazione come\u00a0<strong>potenzialmente ostile<\/strong>\u00a0e mettendo dei paletti a un eventuale ulteriore aumento della partecipazione della banca italiana. Ciononostante, pochi giorni dopo \u00e8 emerso che\u00a0<em>UniCredit<\/em>\u00a0s\u2019era gi\u00e0 portata avanti: attraverso due banche d\u2019investimento statunitensi come\u00a0<em>Barclays<\/em>\u00a0e\u00a0<em>Bank of America<\/em>, infatti, s\u2019\u00e8 accaparrata sul mercato un altro 21% di azioni \u2013 o meglio, non esattamente di azioni, perch\u00e9 per comprarsi le azioni deve ottenere il via libera dalle autorit\u00e0 tedesche necessario per superare la soglia del 9,9%. A comprare le azioni in nome suo sono state, appunto, le banche statunitensi, che fanno da intermediario fino a quando non arriva l\u2019autorizzazione, che per\u00f2 \u00e8 in stand-by. Su questa partita, infatti, \u00e8 iniziato un vero e proprio braccio di ferro: da una parte ci sono l\u2019Unione europea e la\u00a0<em>BCE<\/em>\u00a0che, in nome del piano Draghi, spingono per l\u2019autorizzazione; dall\u2019altra, il governo tedesco che, legittimamente, teme che con questa operazione venga meno la missione di\u00a0<em>Commerzbank<\/em>. L\u2019istituto di Francoforte, infatti, si \u00e8 caratterizzato come la banca delle piccole e medie aziende tedesche e il timore \u00e8 che all\u2019interno di un gruppo continentale pi\u00f9 grande, indirizzato alla remunerazione dei soci tramite generosi dividendi pi\u00f9 che al sostegno al tessuto produttivo, l\u2019industria tedesca, gi\u00e0 messa a dura prova, subirebbe un altro colpo mortale; un preoccupazione accentuata dal fatto che per quanto\u00a0<em>UniCredit<\/em>\u00a0abbia la sua sede centrale a Milano, a dettare legge, in realt\u00e0, sono proprio i mega-fondi statunitensi, con\u00a0<em>BlackRock<\/em>\u00a0in particolare che, nel tempo, si \u00e8 consolidata come l\u2019azionista di riferimento. Impelagata in questo pantano oltreconfine, nessuno si attendeva che\u00a0<em>UniCredit<\/em>\u00a0trovasse il tempo per occuparsi anche delle faccende italiane ; il punto \u00e8 che l\u2019operazione tedesca, al momento, \u00e8 in stand by perch\u00e9 nel frattempo la Germania \u00e8 stata travolta dalla crisi politica e non si muover\u00e0 foglia prima di capire il nuovo equilibrio politico che emerger\u00e0 dalle elezioni anticipate al prossimo 23 febbraio.<br \/>\nNel frattempo, invece, in Italia la situazione rischiava di sfuggire di mano: per quanto\u00a0<em>UniCredit<\/em>\u00a0sia saldamente il secondo gruppo bancario italiano per capitalizzazione, infatti, in realt\u00e0 a livello di quote di mercato \u00e8 piuttosto debole proprio nelle zone economicamente pi\u00f9 dinamiche del Paese, a partire proprio dal principale motore economico dell\u2019Italia, la Lombardia, dove ricopre un misero 6% del mercato; come dice il nome stesso, il Nord Italia in generale, ma in particolare proprio la Lombardia, \u00e8 il punto di forza di\u00a0<em>BPM<\/em>\u00a0che nella regione, in termine di sportelli, \u00e8 seconda soltanto a\u00a0<em>Intesa Sanpaolo<\/em>. Insomma: sembrerebbe il partner industriale perfetto e che per\u00f2, a quanto pare, rischiava di sfuggirgli per sempre; il primo azionista di\u00a0<em>BPM<\/em>, infatti, sono i francesi di\u00a0<em>Cr\u00e9dit Agricole<\/em>\u00a0col 9,9% e \u201cStando a indiscrezioni circolate nelle sale trading di Londra\u201d riportava ieri sul\u00a0<em>Sole 24 Ore<\/em>\u00a0<strong>Alessandro Graziani<\/strong>, sembra \u201cabbia gi\u00e0 derivati con le due banche d\u2019affari USA\u00a0<em>Jefferies<\/em>\u00a0e\u00a0<em>JP Morgan<\/em>\u00a0per salire al 19%\u201d. Insomma: non c\u2019era tempo da perdere e, infatti, l\u2019offerta sembra costruita in fretta e furia proprio per provare esclusivamente a congelare la partita in attesa di avere tutti gli elementi per aggiustare il titolo.\u00a0<em>UniCredit<\/em>, infatti, ha offerto di comprare l\u2019intero capitale di\u00a0<em>BPM<\/em>\u00a0pagandolo esclusivamente con i suoi titoli e per un corrispettivo molto basso: appena lo 0,5% in pi\u00f9 del valore che le azioni avevano sul mercato venerd\u00ec scorso. Peccato che, nel frattempo, il valore di quelle azioni sia cresciuto di oltre 5 punti percentuali; insomma: se la vorrebbero comprare con un mega-sconto. La reazione del cda di\u00a0<em>BPM<\/em>\u00a0che si \u00e8 riunito ieri, quindi, era del tutto scontata: un bel no secco su tutta la linea; Orcel, quindi, nell\u2019arco di poche settimane \u00e8 riuscito a diventare prima il nemico pubblico numero 1 del governo tedesco, poi di quello italiano e, alla fine, anche degli amministratori di\u00a0<em>BPM<\/em>. E\u2019 il prezzo da pagare per provare a ritagliarsi un ruolo di primo piano in questa nuova ondata di ristrutturazioni che, probabilmente, stravolger\u00e0 la finanza europea nei prossimi mesi: grazie alle faide in corso, infatti, mano a mano stanno saltando fuori tutti gli altarini.<br \/>\nChe dietro le quinte tutti gli attori stiano affilando le armi lo rivela un ottimo articolo di\u00a0<strong>Marigia Mangano<\/strong>\u00a0sul\u00a0<em>Sole<\/em>\u00a0di oggi; le operazioni sui derivati come quelle che abbiamo visto con\u00a0<em>UniCredit<\/em>\u00a0per\u00a0<em>Commerzbank<\/em>\u00a0o come quella che si sospetta abbia messo in piedi\u00a0<em>Cr\u00e9dit Agricol<\/em>e per tentare la scalata a\u00a0<em>BPM<\/em>, infatti, si stanno moltiplicando: \u201cQuote pesanti\u201d sottolinea Mangano, \u201cdel valore di 9,3 miliardi di euro, posizionate strategicamente nelle banche al centro del riassetto ai nastri di partenza\u201d. In soldoni, significa che ci sono potenziali investitori \u2013 dei quali spesso non conosciamo la natura \u2013 che si sono messi in arsenale le armi necessarie per provare a portare a termine numerosi blitz; uno dei pi\u00f9 consistenti potrebbe riguardare proprio\u00a0<em>UniCredit<\/em>: secondo Mangano, infatti, c\u2019\u00e8 un bel pacchetto da 4,3 miliardi di derivati sui titoli dell\u2019istituto milanese che, da solo, vale il 7,05% delle azioni. Questo significa che \u201cse dovesse essere destinato ad un unico investitore, ne farebbe automaticamente il primo azionista dell\u2019istituto di piazza Gae Aulenti\u201d; a costruire questo tesoretto c\u2019avrebbe pensato, ancora una volta,\u00a0<em>Goldman Sachs<\/em>. Come sempre,\u00a0<em>Goldman Sachs<\/em>\u00a0ne avrebbe costruito un altro che vale il 6,5% di\u00a0<em>Intesa Sanpaolo<\/em>; un altro pacchetto mette insieme il 5,4% delle quote proprio di\u00a0<em>MPS<\/em>, pi\u00f9 delle azioni acquistate dal governo da\u00a0<em>BPM\u00a0<\/em>e, anche a questo giro, a gestire la partita \u00e8 una banca d\u2019investimento USA:\u00a0<em>Barclays<\/em>. Ad alimentare tutto questo attivismo, ovviamente, ci sono le decine e decine di miliardi di\u00a0<strong>extra-profitti<\/strong>\u00a0che le banche hanno accumulato in questi ultimi anni di tassi d\u2019interesse alle stelle (che i governi si sono visti bene di tassare); insomma: con i nostri soldi gli hanno riempito gli arsenali che ora, necessariamente, devono essere impiegati per ridisegnare l\u2019intera mappa della finanza italiana ed europea. Una rivoluzione che, alla fine del giro, rischia di servire a poco; ammesso e non concesso che tutto questo serva, in qualche modo, a ridurre il gap tra le dimensioni degli attori finanziari europei e quelli d\u2019oltreoceano e che questo (potenzialmente) aiuti a trattenere finalmente una quota maggiore dei nostri risparmi entro i nostri confini, il vero quesito \u00e8: cosa ci dovremmo mai fare con questi quattrini? Perch\u00e9 se \u00e8 assolutamente vero che una fetta consistente del problema sono proprio i capitali che fuggono e ci levano le risorse necessarie per fare gli investimenti \u2013 ammesso e non concesso che si riesca a intervenire su questo versante \u2013 poi il punto che rimane comunque \u00e8: ma chi diavolo le dovrebbe comprare le cose che produci grazie a quegli investimenti? Con Russia e Cina, sotto diktat di Washington hai deciso di dichiarare una guerra commerciale; gli USA di Trump si apprestano a introdurre nuovi dazi e tariffe e la domanda interna hai deciso di continuare a deprimerla con il ritorno dell\u2019austerity e delle misure\u00a0<em>lacrime e sangue<\/em>. Mi sembra difficile che costringere le persone a risparmiare ancora di pi\u00f9 perch\u00e9 gli tagli ulteriormente lo stato sociale sia la strada giusta per uscire da questo collo di bottiglia (anche nella remota ipotesi che quei risparmi tu riesca a trattenerli pi\u00f9 che in passato); l\u2019unica risposta sensata che mi viene in mente \u00e8 che mentre negli USA \u2013 prima Biden e, ora, Trump \u2013 pensano a\u00a0<em>Make America Great Again<\/em>\u00a0e alla re-industrializzazione, tutto questo rumore in Europa, in realt\u00e0, sia funzionale esclusivamente a cercare di costruire anche da noi una nostra\u00a0<strong>bolla speculativa<\/strong>\u00a0completamente scollegata dall\u2019economia reale che ci sta sotto, esattamente come hanno fatto \u2013 in particolare negli ultimi 15 anni \u2013 negli USA. A meno che, invece di limitarci a osservare gli oligarchi mentre tessono le loro trame, non decidiamo (finalmente) di riprenderci in mano il nostro destino; nella Germania che si appresta a tornare alle urne, i lavoratori guidati dall\u2019<em>IG Metall<\/em>, il pi\u00f9 grande sindacato tedesco, e dagli operai della\u00a0<em>Volkswagen<\/em>\u00a0sono determinati a dare battaglia affinch\u00e9 la contesa elettorale si giochi tutta attorno a proposte concrete per mettere fine al declino industriale, a partire anche da risposte ragionevoli sul percorso necessario per tornare ad avere energia russa a basso costo e rapporti commerciali costruttivi col colosso cinese. In Italia\u00a0<em>CGIL<\/em>\u00a0e\u00a0<em>UIL<\/em>, con il solito ammutinamento da parte della\u00a0<em>CISL<\/em>, hanno convocato uno sciopero generale di 24 ore, dalle 21 di gioved\u00ec 28 novembre alle 21 di venerd\u00ec 29: come Ottolina Tv, come sempre \u2013 al netto di tutte le critiche possibili immaginabili \u2013 ci saremo, nella convinzione che chi lavora o si salva da solo o non saranno certo n\u00e9 le banche d\u2019investimento n\u00e9 il piano Draghi a risolvere i problemi per lui. Vi aspettiamo venerd\u00ec con la nostra\u00a0<strong>maratona sciopero generale<\/strong>. E se anche tu sei stanco degli\u00a0<em>youtuber da salotto<\/em>\u00a0e pensi che l\u2019informazione che ci serve \u00e8 quella che sta al fianco delle lotte, faccelo sapere con qualche eurino: aderisci alla campagna di sottoscrizione di Ottolina Tv su\u00a0<a href=\"https:\/\/gofund.me\/c17aa5e6\">GoFundMe<\/a>\u00a0e su\u00a0<a href=\"https:\/\/shorturl.at\/knrCU\">PayPal<\/a>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/ottolinatv.it\/2024\/11\/27\/le-bimbe-di-draghi-rovinano-i-piani-della-meloni-e-le-impediscono-di-farsi-la-sua-banca\/\">https:\/\/ottolinatv.it\/2024\/11\/27\/le-bimbe-di-draghi-rovinano-i-piani-della-meloni-e-le-impediscono-di-farsi-la-sua-banca\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DA OTTOLINA TV\u00a0 &nbsp; le Bimbe di Draghi rovinano i piani della Meloni, e le impediscono di farsi la sua banca \u201cAllora, abbiamo una banca?\u201d Era il 18 luglio del 2005 e a porre la domanda era l\u2019allora segretario degli allora\u00a0Democratici di Sinistra\u00a0Piero Fassino\u00a0(che inaugurava cos\u00ec una delle pi\u00f9 brillanti carriere da raccattatore seriale di\u00a0figure di merda\u00a0dell\u2019intera seconda repubblica); all\u2019altro capo del telefono\u00a0Giovanni Consorte: 15 anni prima era stato nominato amministratore delegato di\u00a0Unipol, la compagnia&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":111,"featured_media":86840,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/ottolina-tv-1.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-mWY","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/88224"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/111"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=88224"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/88224\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":88225,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/88224\/revisions\/88225"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/86840"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=88224"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=88224"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=88224"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}