{"id":88246,"date":"2024-12-06T10:00:15","date_gmt":"2024-12-06T09:00:15","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=88246"},"modified":"2024-12-05T13:27:05","modified_gmt":"2024-12-05T12:27:05","slug":"la-scuola-tradizionale-non-esiste-il-falso-conflitto-tra-destra-sovranista-e-ultrapedagogia-di-sinistra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=88246","title":{"rendered":"La scuola tradizionale non esiste. Il falso conflitto tra destra sovranista e ultrapedagogia di sinistra"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di LE PAROLE E LE COSE (Marco Maurizi)<\/strong><\/p>\n<div class=\"post-thumbnail\" style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-full size-full wp-post-image\" src=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/docente.jpg\" alt=\"\" width=\"1450\" height=\"500\" data-attachment-id=\"49673\" data-permalink=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?attachment_id=49673\" data-orig-file=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/docente.jpg\" data-orig-size=\"1450,500\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"docente\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/docente-300x103.jpg\" data-large-file=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/docente-1024x353.jpg\" \/><\/div>\n<div class=\"content-wrap\" style=\"text-align: justify\">\n<div class=\"entry-content\">\n<div class=\"pmb-print-this-page wp-block-button\"><\/div>\n<pre>Consigli di classe. Scuola, democrazia e societ\u00e0, \r\nrubrica a cura di Mimmo Cangiano<\/pre>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Il punto cieco<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019annuncio del governo Meloni di voler\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/proposta-fdi-bonus-fino-1500-euro-studente-scuole-paritarie-e-valditara-apre-AG39Fv8\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">introdurre i voucher scolastici,<\/a>\u00a0permettendo alle famiglie di scegliere tra scuola pubblica e privata, si inserisce in una narrazione ben precisa: la destra sovranista e postfascista accusa le politiche scolastiche della sinistra di essere la causa del degrado della scuola pubblica. Rispetto ai classici temi neoliberisti sullo \u201cspreco\u201d delle risorse pubbliche, FdI ha seguito la linea populista introdotta da Ricolfi e Mastracola nel saggio\u00a0<em>Il danno scolastico<\/em>. Secondo questa retorica, il modello progressista, centrato sull\u2019<em>inclusione<\/em>, avrebbe sacrificato il merito e l\u2019eccellenza, lasciando paradossalmente le classi lavoratrici intrappolate in un sistema scolastico inefficiente e incapace di offrire strumenti di mobilit\u00e0 sociale<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=50492#_ftn1\" name=\"_ftnref1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La pedagogia di sinistra, come noto, tende invece a negare l\u2019idea stessa di un abbassamento del livello della scuola, interpretandolo come un attacco ideologico volto a giustificare modelli selettivi ed escludenti. Il problema, semmai, \u00e8 che la scuola\u00a0<em>non \u00e8 abbastanza inclusiva<\/em>, confermando in modo speculare le chiacchiere interessate della destra sulla scuola e proponendo una falsa dicotomia tra nostalgici di Gentile e apostoli di Dewey. Questa negazione \u00e8 infatti del tutto funzionale ad una proposta moralistica di segno opposto: la scuola si riforma\u00a0<em>riformando l\u2019insegnamento<\/em>. \u00c8 diventata quasi una barzelletta che la risposta ad ogni problema della scuola si traduca sempre in \u201cpi\u00f9 formazione per i docenti!\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00c8 uno scontro tra ciechi. La crisi della scuola \u00e8 profondamente legata alla natura iper-capitalistica della societ\u00e0 in cui opera, una societ\u00e0 segnata da conflitti di classe che determinano le sue istituzioni e ne modellano i limiti strutturali. La centralit\u00e0 delle dinamiche di mercato nelle scelte politiche degli ultimi decenni ha portato a un disinvestimento sistematico nella scuola pubblica, sia in termini di risorse economiche che di riconoscimento sociale. Il declino della scuola pubblica non \u00e8 infatti un fenomeno contingente legato a cattive scelte pedagogiche o politiche. \u00c8 il risultato di un processo strutturale: in una societ\u00e0 iper-capitalistica, la scuola \u00e8 destinata a impoverirsi perch\u00e9 la forma del sapere che essa incarnava e la sua funzione di integrazione sociale \u00e8 incompatibile con le esigenze di un mercato globalizzato e di una societ\u00e0 sempre pi\u00f9 scossa dalla finanziarizzazione dell\u2019economia. Questa contraddizione si riflette nella progressiva perdita di autonomia della figura del docente, nella burocratizzazione del lavoro scolastico e nella marginalizzazione del sapere disciplinare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sia la destra che gli ultrapedagogisti di sinistra falliscono nel cogliere questa dimensione materiale. La destra, con la sua retorica del merito, si limita a proporre soluzioni privatistiche che accentuano le disuguaglianze esistenti. Gli ultrapedagogisti, con il loro approccio idealistico, cercano di compensare la crisi della scuola con proposte psico-didattiche che ignorano le dinamiche economiche e sociali alla base del problema. Per affrontare veramente la crisi della scuola, \u00e8 necessario superare queste visioni parziali e riconoscere il legame profondo tra il declino del sistema educativo e i conflitti di classe che attraversano la societ\u00e0. Solo una prospettiva materialista, che riporti al centro il ruolo culturale e critico della scuola (e, al tempo stesso, analizzi la cultura in termini di processi materiali), pu\u00f2 offrire una risposta all\u2019altezza della sfida.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><em>La privatizzazione occulta della scuola<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La proposta dei voucher non rappresenta un fenomeno isolato, ma l\u2019ultimo tassello di una lunga strategia di privatizzazione della scuola che ha preso forma a partire dagli anni Ottanta. Questo processo si articola su piani diversi ma oggettivamente convergenti. Anzitutto,\u00a0<em>l\u2019autonomia scolastica<\/em>: presentata come una riforma per migliorare l\u2019efficienza del sistema, ha trasformato le scuole in entit\u00e0 in competizione tra loro, alimentando le disuguaglianze sociali e territoriali. Lungi dal promuovere un sistema coeso, l\u2019autonomia ha accentuato la frammentazione e reso il sistema scolastico sempre pi\u00f9 diseguale. A ci\u00f2 segue necessariamente l\u2019<em>infiltrazione degli interessi privati\u00a0<\/em>nella vita quotidiana degli istituti: progetti come il PCTO, l\u2019enfasi sulla\u00a0<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=48413\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">didattica laboratoriale<\/a>, che dovrebbe \u201caprire la scuola al territorio\u201d hanno reso la scuola uno spazio subordinato alle imprese in cui l\u2019idea del sapere come istanza di autonomia e critica viene subordinata a false idee di concretezza, pragmaticit\u00e0 e professionalizzazione. In questo processo di lungo corso\u00a0<em>burocratizzazione\u00a0<\/em>e<em>\u00a0aziendalizzazione<\/em>\u00a0vanno di pari passo: il lavoro docente \u00e8 stato progressivamente trasformato in un insieme di procedure standardizzate, spossessando progressivamente l\u2019insegnante della sua autonomia intellettuale. Questo approccio alla \u201cefficientizzazione\u201d del rapporto di lavoro pubblico \u00e8 il metodo usato da decenni dalle classi dirigenti liberiste per piegare il lavoratore non privato a logiche di aziendalizzazione al di fuori delle dinamiche dirette di mercato. Parallelamente, la figura del dirigente scolastico si \u00e8 evoluta in quella di un manager, che oltre a subordinare l\u2019operato del corpo docente a queste logiche aziendalistiche \u00e8 sempre pi\u00f9 impegnato a tutelare l\u2019istituto pi\u00f9 sul piano\u00a0<em>legale<\/em>\u00a0che educativo. Che la scuola pubblica diventi un luogo di battaglie legali \u00e8 un sintomo chiaro: lo sviluppo della societ\u00e0 borghese si accompagna a una crescente normativizzazione della vita sociale, fenomeno che Luk\u00e1cs analizza criticamente riprendendo e reinterpretando le tesi di Max Weber sulla razionalizzazione e interpretando il diritto borghese come un\u2019espressione della reificazione, riflesso della logica astratta e alienante del capitale, che riduce le relazioni sociali a meri rapporti economici<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=50492#_ftn2\" name=\"_ftnref2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>. Entra in questo quadro, infatti, anche la crescente\u00a0<em>privatizzazione del rapporto didattico<\/em>: sempre pi\u00f9 spesso, la relazione educativa \u00e8 schiacciata da esigenze particolaristiche, come la ricerca di certificazioni da parte delle famiglie che minano l\u2019aspetto pubblico e collettivo dell\u2019istruzione. Su questo versante pesa la crescente\u00a0<em>enfasi sulla dimensione emotiva e psicologica<\/em>\u00a0di quel rapporto: problemi reali, come l\u2019ansia degli studenti, vengono strumentalizzati per ridurre il ruolo della scuola alla gestione delle emozioni e delle relazioni<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=50492#_ftn3\" name=\"_ftnref3\"><sup>[3]<\/sup><\/a>, marginalizzando il sapere disciplinare e i contenuti educativi. Stendiamo infine un velo pietoso sul\u00a0<em>reclutamento<\/em>\u00a0dei docenti che non solo diventa sempre pi\u00f9 difficile e irrazionale al fine di scoraggiare il pi\u00f9 possibile questa scelta ma che \u00e8 anche diventato cos\u00ec oneroso da produrre fenomeni di esclusione\/selezione in senso classista del futuro personale docente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In questo quadro, la critica mossa dagli ultrapedagogisti alla destra appare sterile e inefficace. Con il loro approccio soggettivistico essi si concentrano su una visione astratta della scuola, ignorando le radici materiali della sua crisi. Lo si vede rispetto alla loro critica del tutto fantasiosa alla \u201cscuola tradizionale\u201d e ai mitici docenti \u201cgentiliani\u201d che non si \u201caggiornano\u201d: ovvero, nel loro gergo da clan, lavoratori della conoscenza che rifiutano di sottoporsi vita natural durante ai loro escatologici corsi di psicopedagogia. In entrambi i casi ci troviamo di fronte ad una\u00a0<em>concezione ortopedica<\/em>\u00a0del rapporto tra corpo docente e Ministero. La differenza sta solo nell\u2019orizzonte valoriale di fondo: la sinistra ultrapedagogica \u00e8 convinta di dover correggere il \u201clegno storto\u201d dell\u2019umanit\u00e0 docente; la destra nazional-liberale ha invece fiducia nell\u2019ordine spontaneo del mercato della conoscenza su cui innesta, contraddittoriamente, l\u2019<em>imago\u00a0<\/em>autoritaria del docente come inoculatore della subordinazione ai valori tradizionali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Entrambe le prospettive idealizzano, per stigmatizzarlo o esaltarlo, un passato che non esiste, un\u2019immagine della scuola \u201ctradizionale\u201d che \u00e8 solo l\u2019effetto di una distorsione ideologica. La scuola non \u00e8 mai stata un luogo omogeneo, armonico e ideale, ma un campo di battaglia culturale e materiale, in cui si sono scontrate diverse esigenze politiche, economiche e sociali. Dalla scuola umbertina a quella fascista, dalla scuola antifascista del dopoguerra al Mostro di Frankenstein attuale, \u201cla\u201d scuola \u00e8 sempre stata la risultante di pi\u00f9 idee di scuola giustapposte e contrapposte. \u201cLa\u201d scuola \u00e8 sempre stata attraversata da faglie e tendenze in competizione tra di loro: prendere posizione oggi sui problemi della scuola significa decidere quale faglia far emergere e verso dove spingere la scuola di domani. Ma \u00e8 anzitutto necessario comprendere il posto della scuola nella societ\u00e0 attuale per non scambiare gli effetti della societ\u00e0 sulla scuola per false cause che agirebbero all\u2019interno della scuola stessa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019astrattezza di questa lotta \u00e8 evidente oggi, ad es., nella disputa sull\u2019educazione civica. L\u2019attivismo pedagogico di sinistra la vede non solo come uno strumento per proporre valori di inclusione e celebrazione della diversit\u00e0 ma anche come un modo per formare una \u201ccittadinanza consapevole\u201d che possa contribuire ad un migliore inserimento dei singoli nella societ\u00e0 e addirittura a migliorare la societ\u00e0 stessa, in linea con l\u2019idea cara a Dewey secondo cui la scuola sarebbe in s\u00e9 stessa un agente di cambiamento politico. La destra segue lo stesso schema, cercando di introdurre a lato dell\u2019insegnamento valori patriottici e nazionali, impedendo alla sinistra di egemonizzare questo spazio. Lo si \u00e8 visto, ad es., nell\u2019abborracciato tentativo di Valditara di modificare le linee guida dell\u2019insegnamento dell\u2019educazione civica (poi\u00a0<a href=\"https:\/\/www.roars.it\/cspi-bocciate-le-linee-guida-del-ministro-valditara-per-linsegnamento-delleducazione-civica\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">bocciato dal CSPI<\/a>) e, pi\u00f9 recentemente, nelle dichiarazioni di Trump volte a fermare\u00a0<a href=\"https:\/\/www.donaldjtrump.com\/news\/da7f3c42-76b5-42c0-9beb-475d649030ae\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">\u201cla trasformazione dell\u2019educazione civica in un\u2019arma\u201d<\/a>\u00a0(con esplicito riferimento alle politiche scolastiche inclusive \u2013 \u201cDEI\u201d \u2013, all\u2019insegnamento di\u00a0<em>Critical Race Theory\u00a0<\/em>e\u00a0<em>Gender Theory<\/em>).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Entrambe le visioni ignorano ci\u00f2 che qualsiasi docente sa a partire dalla materialit\u00e0 del proprio insegnamento: quelle proposte sottraggono spazio ai contenuti disciplinari per riempire il tempo-scuola di valori completamente avulsi da qualsiasi relazione con la concretezza del sapere umanistico e scientifico. Il fatto che si insista continuamente che ci\u00f2\u00a0<em>non deve\u00a0<\/em>accadere, che l\u2019educazione civica\u00a0<em>deve<\/em>\u00a0essere collegata ai contenuti disciplinari \u00e8 la migliore dimostrazione che di fatto\u00a0<em>non lo \u00e8<\/em>\u00a0e che tutta questa discussione \u00e8 astratta e calata dall\u2019alto. Entrambe le visioni tradiscono infatti un\u2019impostazione che sacrifica il sapere disciplinare sull\u2019altare di \u201cvalori\u201d elaborati altrove, riducendo la scuola a un veicolo di costruzione di una sedicente cittadinanza \u201cideale\u201d:\u00a0<em>l\u2019ortopedia sociale passa attraverso l\u2019ortopedizzazione dell\u2019insegnamento<\/em>. Chi pensi che l\u2019essenziale risieda nei valori opposti in cui viene declinato il \u201ccittadino modello\u201d che la scuola \u00e8 incaricata di produrre sbaglia tutto: non \u00e8 la scuola a fornire il modello alla societ\u00e0, ma \u00e8 la societ\u00e0 a farsi modello per la scuola. Ecco perch\u00e9 quando gli ultrapedagogisti di sinistra si trastullano con l\u2019idea di rendere pi\u00f9 democratica la scuola hanno gi\u00e0 perso perch\u00e9 la democrazia reale, quella\u00a0<em>fuori<\/em>\u00a0dalla scuola, \u00e8 stata manomessa da tempo e non viene minimamente scalfita dalla pseudo-democratizzazione dell\u2019insegnamento, venendone, anzi, bens\u00ec confermata.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Sapere disciplinare e autonomia docente<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sia detto a scanso di equivoci: nella lotta di Trump contro i\u00a0<em>pink-haired Communists<\/em>\u00a0nelle scuole noi stiamo sicuramente dalla parte di questi ultimi e del loro diritto di insegnare. Ma ci riserviamo il diritto di non chiamarli \u201ccomunisti\u201d, n\u00e9, tantomeno, \u201cmarxisti\u201d. Quando Jean Anyon<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=50492#_ftn4\" name=\"_ftnref4\"><sup>[4]<\/sup><\/a>\u00a0descrive la storia della pedagogia americana \u201cneo-marxista\u201d dagli anni \u201970 in poi non si confronta\u00a0<em>mai<\/em>\u00a0direttamente Marx: non dico con le sue idee sull\u2019educazione ma con la sua teoria sociale ed economica se non attraverso banalizzazioni di terza mano. E Marx, in effetti, nello sviluppo della pedagogia americana non svolge nessun ruolo e finisce per confondersi con il pi\u00f9 pallido riformismo liberal. \u201cMarxismo\u201d e \u201ccomunismo\u201d diventano cos\u00ec\u00a0<em>significanti vuoti<\/em>\u00a0su cui tra destra e sinistra c\u2019\u00e8 una tacita intesa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Lo stesso vale per ci\u00f2 che in Italia ha usurpato le posizioni \u201cdi sinistra\u201d nella scuola: un mix di attivismo pedagogico, Don Milani \u201cingentilito\u201d e tanto didattichese dalle belle intenzioni ma dai malriposti intenti che si trova sempre a battibeccare con la destra per egemonizzare uno spazio puramente simbolico. A dimostrarlo sono i continui insulti che la sinistra ultrapedagogica rivolge ai docenti recalcitranti al suo gergo e alle sue ricette: lavoratori della conoscenza la cui autonomia viene costantemente rappresentata come \u201carbitrio\u201d, \u201cirrazionalit\u00e0\u201d, cio\u00e8 di fatto insubordinazione ad un\u2019adeguata\u00a0<em>sussunzione<\/em>\u00a0negli schemi produttivi di una scuola che si dipinge come democratica e progressista. Non a caso, certi suoi blasonati\u00a0<em>spokesmen<\/em>\u00a0sono soliti apostrofare come attardati e lavativi gli insegnanti, accusando chiunque osi dubitare delle loro \u201csoluzioni\u201d ai problemi della scuola di non conoscere a sufficienza \u201cla letteratura critica\u201d, \u201cle statistiche\u201d, \u201ci dati\u201d, auto-rappresentandosi come apostoli di una\u00a0<em>Sapere\u00a0<\/em>cui non pu\u00f2 contrapporsi che l\u2019ignoranza o il vizio. Nel caso della valutazione, ad es., questo sapere viene sempre contrapposto al \u201ctradizionalismo\u201d pigro di docenti definiti \u201cmonarchi assoluti\u201d<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=50492#_ftn5\" name=\"_ftnref5\"><sup>[5]<\/sup><\/a>\u00a0e la scuola rappresentata come una sorta di Ancien R\u00e9gime, cui va contrapposta una\u00a0<em>scienza rivoluzionaria<\/em>: cio\u00e8 una disciplina al tempo stesso gi\u00e0 impalcata \u2013 tanto da dover costringere i docenti recalcitranti ad un supino assenso \u2013 ma anche novissima e addirittura<em>\u00a0in fieri<\/em>. Un inevitabile moralismo che, non a caso, si bea di ogni decisione ministeriale che vada a colpire i docenti sottraendo loro \u201cpotere\u201d perch\u00e9, beh, da qualche parte bisogna pure incominciare! E poco male se per tradurre questo \u201cdover essere\u201d in \u201cessere\u201d si comincia sempre\u00a0<em>dal basso<\/em>, se il bersaglio \u00e8 sempre l\u2019autonomia del docente lavoratore. In fondo se lo merita: al tripudio per l\u2019abolizione dei voti alle elementari corrisponde sempre il delirio di pensare che i docenti insegnino \u201cper asservire\u201d (sic).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Anche qui niente di nuovo. Gli insegnanti hanno sempre dovuto subire un processo di sussunzione dall\u2019alto che riducesse e armonizzasse la propria attivit\u00e0 a partire da un principio unificatore estrinseco al loro operare disciplinare. Su questa esigenza convergono ancora oggi tanto la destra sovranista quanto gli ultrapedagogisti di sinistra. Occorrerebbe iniziare a riflettere sul fatto che la crisi della scuola investe al tempo stesso, e in modo inscindibile,\u00a0<em>l\u2019autonomia del docente come lavoratore della conoscenza\u00a0<\/em>e il suo<em>\u00a0sapere disciplinare<\/em>. Scindere questo nesso significa gi\u00e0 porsi sul terreno di quella privatizzazione della scuola che demolisce la scuola pubblica dall\u2019interno: la marginalizzazione del sapere disciplinare, infatti, non solo svuota la scuola del suo valore formativo intrinseco, ma \u00e8 anche lo strumento attraverso cui si realizza dall\u2019interno la privatizzazione del rapporto docente-discente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La destra sovranista e l\u2019ultrapedagogia di sinistra si alimentano a vicenda, fungendo ciascuna da spauracchio per l\u2019altra. \u00c8 sull\u2019immagine di un\u2019autorit\u00e0 \u201cd\u2019altri tempi\u201d, che la destra celebra e rincorre, che la sinistra pedagogica costruisce la propria lotta contro un modello autoritario metafisico che esiste ormai solo nella loro testa. Questa opposizione \u00e8 profondamente illusoria. Confondendo l\u2019asimmetria implicita nella trasmissione del sapere \u2013 tra chi sa e chi non sa \u2013 con una asimmetria di potere, la pedagogia di sinistra fa il gioco della destra. Nell\u2019attaccare veri o presunti residui di un\u2019autorit\u00e0 tradizionale, ignora completamente il potere reale e capillare che la mercificazione integrale della vita imposta dal capitale esercita sulla scuola. Focalizzandosi sulla\u00a0<em>relazione educativa<\/em>\u00a0essa nasconde la\u00a0<em>relazione tra capitale e lavoro<\/em>\u00a0come elemento strutturale delle dinamiche sociali, favorendo la riduzione dei rapporti di classe a classificazioni geografiche, reddituali o, peggio, culturali e simboliche: ma\u00a0<em>la classe \u00e8 un concetto relazionale<\/em>, non una \u201cscatola\u201d in cui incasellare sociologicamente gli studenti<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=50492#_ftn6\" name=\"_ftnref6\"><sup>[6]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La\u00a0<em>svalutazione della valutazione<\/em>, un tema centrale nella pedagogia ultraprogressista, \u00e8 un esempio emblematico di questa dinamica. Viene spesso giustificata con l\u2019idea che la scuola deve essere uno spazio inclusivo, in cui la creativit\u00e0 e la spontaneit\u00e0 degli studenti sono tutelate da ogni forma di giudizio ritenuto arbitrario o discriminatorio. Ma la valutazione \u00e8 un elemento ineliminabile del processo educativo. Anche quando non viene esplicitata, essa \u00e8 implicita in ogni confronto sui contenuti disciplinari e costituisce il cuore stesso della trasmissione del sapere, che avviene necessariamente attraverso un rapporto asimmetrico tra docente e discente. Un tempo, almeno, si criticava il \u201cSapere dei Padroni\u201d. Oggi lo stesso Sapere \u00e8 diventato il Padrone (a patto che non sia quello di lor signori pedagogisti che ci viene invece sempre inflitto in modo autoritario).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 che la valutazione, da entrambe le prospettive, viene ridotta ad un\u00a0<em>atto di disciplinamento<\/em>. Ma il rapporto tra disciplina e disciplinamento \u00e8 dialettico. La destra perde ci\u00f2 che Gramsci sottolineava, ovvero che ogni disciplinamento imposto dalla disciplina \u00e8 in realt\u00e0 un processo che\u00a0<em>libera<\/em>, poich\u00e9 consiste nell\u2019apprendere le forme e i modi dell\u2019<em>auto-disciplina<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=50492#_ftn7\" name=\"_ftnref7\"><sup><strong>[7]<\/strong><\/sup><\/a><\/em>. La pedagogia ultraprogressista, al contrario, appiattisce disciplina e disciplinamento lasciandoli evaporare entrambi, identificando la libert\u00e0 del discente in una mitologica spontaneit\u00e0 destinata a rimanere estranea ai contenuti disciplinari o che, al massimo, li utilizza come \u201cspunto\u201d per un\u2019attivazione che si muove verso orizzonti di senso totalmente soggettivi, individuali. Ci\u00f2 avviene in due modi: da un lato, si burocratizza la valutazione, trasformandola in una procedura estrinseca e falsamente oggettivante al fine di contrastare la libert\u00e0 del docente intesa come arbitrio; dall\u2019altro, la si contesta radicalmente, spostando l\u2019attenzione sul sentire e la creativit\u00e0 dello studente, a scapito del confronto critico sui contenuti disciplinari. In entrambi i casi, il risultato \u00e8 lo stesso: si cancella la soggettivit\u00e0 dell\u2019insegnante. Il docente, immerso nella disciplina e portatore di una competenza specifica, viene ridotto a mero esecutore di schemi produttivi estrinseci o a mediatore passivo di un\u2019esperienza centrata sull\u2019individualit\u00e0 dello studente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Anzich\u00e9 opporsi a queste dinamiche, la pedagogia di sinistra vi contribuisce attivamente, sostenendo, anche se indirettamente, le logiche produttive ministeriali e del capitalismo. Riducendo lo spazio di libert\u00e0 del docente, essa si allinea perfettamente alle esigenze di mercificazione e asservimento della scuola a interessi estrinseci. La scuola non \u00e8 pi\u00f9 un luogo di formazione collettiva, dove i contenuti disciplinari vengono trasmessi, discussi e valutati come\u00a0<em>patrimonio pubblico e universale<\/em>, ma si trasforma in un fornitore di servizi personalizzati, in cui il rapporto educativo \u00e8 piegato agli interessi individuali delle famiglie. Non a caso, su questo punto, la destra sovranista, pur dichiarandosi nostalgica del \u201cdocente d\u2019altri tempi\u201d, prosegue nelle sue politiche ministeriali la tendenza gi\u00e0 consolidata che favorisce l\u2019intrusione delle famiglie nella relazione educativa. Anche da questo punto di vista il voucher non fa che perfezionare una tendenza in atto.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><em>Gentile no, ma Hegel s\u00ec<\/em><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 chiaro per\u00f2 che \u00e8 l\u2019universalit\u00e0 stessa di quel sapere a essere messa sotto accusa perch\u00e9 non esiste un luogo in cui essa possa\u00a0<em>diventare vera<\/em>. La scuola rappresenta questo luogo, da sempre, solo perch\u00e9 al tempo stesso parte di un processo di\u00a0<em>universalizzazione reale<\/em>\u00a0che avviene altrove. Anche da questo punto di vista la scuola tradizionale non esiste se non come immagine illusoria e ideologica di tale universalizzazione. Per comprendere la dialettica in cui si trova irretito il sapere nel suo rapporto all\u2019universale occorrerebbe una riflessione radicale su Stato e societ\u00e0 che, lungi dall\u2019essere affrontato adeguatamente, viene completamente dimenticato o reso in forma macchiettistica nell\u2019attuale dibattito sulla scuola.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Noi docenti rispediamo al mittente l\u2019accusa di essere \u201cgentiliani\u201d, ma potremmo accettare quella di essere \u201chegeliani\u201d, se con ci\u00f2 si intendesse sottolineare l\u2019importanza delle\u00a0<em>forme oggettive dello spirito<\/em>\u00a0rispetto all\u2019individualismo metodologico del liberismo e della sinistra liberal. Nella teoria dello Stato di Hegel, emerge una profonda consapevolezza delle tensioni tra la societ\u00e0 civile e lo Stato. Per Hegel, la societ\u00e0 civile non \u00e8 uno spazio neutro, ma un luogo di conflitti e disparit\u00e0, soprattutto economiche, che lo Stato deve contribuire a sintetizzare e integrare. L\u2019idea hegeliana di una conciliazione tra interesse pubblico e privato \u00e8 spesso fraintesa come un tentativo di schiacciare l\u2019individualit\u00e0 a favore dello Stato, bench\u00e9 rappresenti piuttosto il tentativo di sublimare i\u00a0<em>legittimi<\/em>\u00a0interessi particolari in un interesse universale che li accolga, li protegga ma anche li medi in una dimensione collettiva<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=50492#_ftn8\" name=\"_ftnref8\"><sup>[8]<\/sup><\/a>. La critica del giovane Marx ai\u00a0<em>Grundlinien<\/em>, pur cogliendo le contraddizioni ideologiche di Hegel, elabora una dialettica tra Popolo e Stato che non riconosce pienamente l\u2019importanza della dimensione economica e del conflitto di classe, che invece emerge nel Marx maturo. Ebbene, le posizioni della pedagogia di sinistra sulla scuola di Stato si situano addirittura\u00a0<em>al di qua<\/em>\u00a0di questo \u201cdemocratismo\u201d giovanile marxiano.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Certo, \u00e8 noto che quello dello Stato \u00e8 un problema enorme per la storia del marxismo. Esso \u00e8 stato posto in termini diversi nelle diverse fasi della sua storia. Da un lato, vi sono stati momenti di\u00a0<em>conflitto<\/em>\u00a0in cui \u00e8 emersa con forza la centralit\u00e0 dell\u2019elemento \u201canarchico\u201d, ossia la necessit\u00e0 di distruggere lo Stato borghese per costruire nuove istituzioni (da Lenin ai post-operaisti). Dall\u2019altro, vi sono stati momenti di\u00a0<em>crescita<\/em>\u00a0e\u00a0<em>consolidamento<\/em>\u00a0del movimento operaio, in cui si \u00e8 cercato di trasformare lo Stato attraverso la\u00a0<em>democratizzazione materiale<\/em>\u00a0delle sue strutture: dalla socialdemocrazia tedesca, alla costruzione dello stato sovietico, fino all\u2019ipotesi togliattiana di una \u201cmarcia nelle istituzioni\u201d, con un riformismo progressivo orientato alla costruzione di una societ\u00e0 sempre pi\u00f9 inclusiva e solidale<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=50492#_ftn9\" name=\"_ftnref9\"><sup>[9]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La scuola democratica che abbiamo ereditato \u00e8 figlia di questo secondo percorso, un prodotto delle lotte sociali e della loro spinta verso una democratizzazione formale e sostanziale delle istituzioni. Tuttavia, oggi la scuola ha perso una delle sue gambe fondamentali: il legame con le lotte sociali\u00a0<em>fuori<\/em>\u00a0dalla scuola. L\u2019universalismo non \u00e8 pi\u00f9 espressione di un processo materiale\u00a0<em>e<\/em>\u00a0culturale, l\u2019insegnamento ci parla di un\u2019universalit\u00e0 che non ha pi\u00f9 una sponda nell\u2019esigenza di una trasformazione della realt\u00e0 socio-storica.\u00a0 Questo ha lasciato in piedi soltanto la democratizzazione formale, svuotata di conflitti reali. Cos\u00ec, la pedagogia di sinistra ha assorbito tutti i limiti della scuola \u201ctogliattiana\u201d \u2013 il burocratismo autoritario, il culto astratto del progresso, il riformismo sterile \u2013 concorrendo, paradossalmente, al processo di svuotamento della scuola, subordinando il lavoro docente a logiche estrinseche e a procedure alienanti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Non siamo in una fase espansiva delle lotte anticapitalistiche. Al contrario, ci troviamo in una fase segnata da un nazional-liberismo, se non proto-fascismo, che mira a ricomporre le contraddizioni sociali attraverso nuove forme di autoritarismo. In questo contesto, \u00e8 altamente dubbio che l\u2019acquiescenza finora mostrata dalla pedagogia di sinistra alle politiche ministeriali di privatizzazione possa rivelarsi utile. Al contrario, il problema del valore universale del sapere e della cultura dovr\u00e0 essere posto su basi nuove. E con esso il ruolo della scuola, che deve essere difeso nella sua\u00a0<em>autonomia<\/em>\u00a0e\u00a0<em>differenza<\/em>\u00a0rispetto al resto della societ\u00e0 e alla logica del capitale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Una vera alternativa deve partire allora dalla\u00a0<em>centralit\u00e0 del sapere disciplinare<\/em>\u00a0e dal riconoscimento del conflitto materiale che attraversa la scuola e che si rispecchia nell\u2019esigenza di comprensione del mondo di cui quel sapere \u00e8 forma sostanziale. Solo cos\u00ec sar\u00e0 possibile opporsi all\u2019ulteriore privatizzazione del sistema educativo e costruire un modello di scuola pubblica che risponda realmente alle esigenze di emancipazione sociale. Per fare questo occorre procedere nel modo opposto a quanto fatto dai \u201criformatori\u201d della scuola, sia di destra che di \u201csinistra\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questa difesa dell\u2019autonomia scolastica viene spesso fraintesa come una celebrazione della scuola \u201cd\u2019altri tempi\u201d, ma, come abbiamo gi\u00e0 detto, quella scuola e quella autonomia non sono mai esistite. Si tratta di recuperare strategicamente la capacit\u00e0 di manovra che l\u2019erosione dello spazio pubblico da parte del capitale ci ha sottratto. La questione non \u00e8 restaurare un modello passato, bens\u00ec rendere la scuola quanto pi\u00f9 impermeabile possibile alle logiche del capitale e alla sua riduzione della conoscenza a merce. \u00c8 necessario\u00a0<em>separare<\/em>\u00a0nettamente la scuola dalla confusione con la societ\u00e0 civile e i suoi interessi privatistici. Questa separazione non pu\u00f2 che partire dalle\u00a0<em>soggettivit\u00e0 antagoniste<\/em>\u00a0che si incontrano e si fronteggiano nella scuola stessa: i docenti e il corpo studentesco. All\u2019autonomia delle scuole occorre contrapporre l\u2019autonomia dei soggetti che fanno la scuola. Se qualcosa si pu\u00f2 imparare dalla stagione delle lotte degli anni \u201970, \u00e8 che la sinergia tra queste soggettivit\u00e0 pu\u00f2 generare una sperimentazione autenticamente creativa e rivoluzionaria. Una sperimentazione che parta dai contenuti disciplinari e dalla loro rilevanza per le lotte sociali all\u2019esterno della scuola, non da astratte esigenze di costruzione di una cittadinanza ideale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Lo sappiamo: non \u00e8 certo la scuola che pu\u00f2 accendere la miccia in una societ\u00e0 che vira paurosamente verso destra. Ma la ricostruzione della sua autonomia rende il sapere scolastico specchio possibile di una lotta che \u00e8 ancora di l\u00e0 dal profilarsi all\u2019orizzonte. E forse dovremo prepararci ad una nuova lunga marcia prima che ci\u00f2 avvenga. Abbiamo bisogno di un tempo del sapere che scorra secondo modalit\u00e0 diverse dalla logica accumulativa, un tempo della rielaborazione che non pu\u00f2 che essere a fondo perduto. Una\u00a0<em>d\u00e9pense<\/em>\u00a0che liberi il pensiero dai ceppi del realismo capitalista e che possa configurare quella forma peculiare di sapienza che, come scriveva Cusano, \u201cgrida nelle strade\u201d. Carnale perch\u00e9 capace di astrazione, libera perch\u00e9 conflittuale, gettata sul mondo perch\u00e9 capace di ripiegarsi su s\u00e9 stessa e fargli spazio dentro di s\u00e9. Perch\u00e9 \u00e8 solo cos\u00ec che quelle grida possono trovare un\u2019eco adeguata: solo una scuola autonoma nella sua capacit\u00e0 di vivere e rielaborare il sapere pu\u00f2 far filtrare il fragore del mondo esterno nel suo silenzio e tradurlo cos\u00ec in pensieri, parole e, sperabilmente, prassi di trasformazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=50492#_ftnref1\" name=\"_ftn1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>\u00a0FdI,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.immoderati.it\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/572496616-Appunti-Per-Un-Programma-Conservatore.pdf\"><em>Appunti per un programma conservatore<\/em><\/a>, 2022, pp. 39 e sgg.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=50492#_ftnref2\" name=\"_ftn2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>\u00a0G. Luk\u00e1cs,\u00a0<em>Storia e coscienza di classe<\/em>, Mondadori, Milano, 1973, p. 126 e sgg.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=50492#_ftnref3\" name=\"_ftn3\"><sup>[3]<\/sup><\/a>\u00a0Perdendo di vista quanto l\u2019ansia sia il prodotto di una precisa configurazione della societ\u00e0 basata sulla competizione, cfr. V. Costa,\u00a0<em>La societ\u00e0 dell\u2019ansia<\/em>, Inschibboleth, Roma 2024.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=50492#_ftnref4\" name=\"_ftn4\"><sup>[4]<\/sup><\/a>\u00a0J. Anyon,\u00a0<em>Marx and Education<\/em>, Routledge 2011.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=50492#_ftnref5\" name=\"_ftn5\"><sup>[5]<\/sup><\/a>\u00a0C. Corsini,\u00a0<em>La valutazione che educa. Liberare insegnamento e apprendimento dalla tirannia del voto<\/em>, Franco Angeli, Milano 2023, p. 14.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=50492#_ftnref6\" name=\"_ftn6\"><sup>[6]<\/sup><\/a>\u00a0G. Rikowski, \u201cMarxism and Education: [Closed] \u2026and Open\u2026\u201d in A. Maisuria (a cura di),\u00a0<em>Encyclopaedia of Marxism and Education<\/em>, Brill, Leiden &amp; Boston 2022, p. 424.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=50492#_ftnref7\" name=\"_ftn7\"><sup>[7]<\/sup><\/a>\u00a0A. Gramsci,\u00a0<em>Quaderni del carcere<\/em>, Einaudi, Torino 1975, q. 22, p. 2163.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=50492#_ftnref8\" name=\"_ftn8\"><sup>[8]<\/sup><\/a>\u00a0G. W. F. Hegel,\u00a0<em>Lineamenti di filosofia del diritto<\/em>, Rusconi, Milano 1996, p. 433.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=50492#_ftnref9\" name=\"_ftn9\"><sup>[9]<\/sup><\/a>\u00a0Per comprendere in modo teorico questa dialettica \u00e8 ancora utile la ricostruzione che ne fa H. Marcuse in\u00a0<em>Soviet Marxism. A Critical Analysis<\/em>, Columbia University Press, New York 1958, pp. 17-37.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=50492\">https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=50492<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LE PAROLE E LE COSE (Marco Maurizi) Consigli di classe. Scuola, democrazia e societ\u00e0, rubrica a cura di Mimmo Cangiano &nbsp; Il punto cieco &nbsp; L\u2019annuncio del governo Meloni di voler\u00a0introdurre i voucher scolastici,\u00a0permettendo alle famiglie di scegliere tra scuola pubblica e privata, si inserisce in una narrazione ben precisa: la destra sovranista e postfascista accusa le politiche scolastiche della sinistra di essere la causa del degrado della scuola pubblica. 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