{"id":88268,"date":"2024-12-09T09:30:25","date_gmt":"2024-12-09T08:30:25","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=88268"},"modified":"2024-12-07T17:22:49","modified_gmt":"2024-12-07T16:22:49","slug":"ordinare-il-caos","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=88268","title":{"rendered":"Ordinare il Caos"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di GIUBBE ROSSE NEWS (Enrico Tomaselli)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-88270\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/photo_2024-12-02_13-05-38-768x433-1-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/photo_2024-12-02_13-05-38-768x433-1-300x169.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/photo_2024-12-02_13-05-38-768x433-1.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">C\u2019\u00e8 un passaggio, nell\u2019intervista rilasciata da Lavrov a Tucker Carlson, che mi ha colpito [1], ed \u00e8 quando dice che gli Stati Uniti creano il caos e poi vedono come utilizzarlo. Effettivamente, e soprattutto a partire dalla caduta dell\u2019URSS, la politica estera statunitense sembra assolutamente uniformata a questo principio base, creare il caos (nella pi\u00f9 assoluta indifferenza per ci\u00f2 che poi significa per milioni di persone), e solo successivamente porsi il problema di come trarne concretamente vantaggio. Naturalmente si potrebbe aprire un\u2019ampia riflessione su ci\u00f2, sulle ragioni profonde che lo determinano, ma non \u00e8 ovviamente questa la sede opportuna. Vale qui semplicemente il tenere a mente questa caratteristica della politica imperiale americana, poich\u00e9 spesso si tende ad attribuirvi una progettualit\u00e0 strategica che semplicemente non c\u2019\u00e8, laddove \u2013 appunto \u2013 c\u2019\u00e8 invece la convinzione che il caos sia sempre e comunque foriero di opportunit\u00e0, e che in linea di massima avvantaggi sempre gli USA pi\u00f9 che i suoi avversari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se guardiamo adesso a quanto sta accadendo in Siria, tenendo presente questo assunto, possiamo provare \u2013 in linea puramente teorica ed astratta \u2013 ad ordinare il caos, ovvero a cercare di identificare il senso degli avvenimenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La premessa necessaria (ma che non implica alcuna spiegazione complottista) \u00e8 che negli accadimenti di questi giorni c\u2019\u00e8, sotto molti aspetti, un margine di inspiegabile \u2013 o meglio, di non spiegato, non chiarito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Guardando ai fatti in ordine cronologico, il primo gap \u00e8: come \u00e8 stato possibile che l\u2019intelligence di tre paesi (Russia, Iran e Siria) non abbia avuto alcuna contezza di ci\u00f2 che si stava preparando nella provincia di Idlib? O ancora meglio, come \u00e8 stato possibile che siano stati sottovalutati a tal punto i segnali che, sicuramente, erano stati rilevati? In questo \u2013 e sottolineo ancora una volta, senza alcun suggerimento complottista \u2013 c\u2019\u00e8 in fondo una certa similitudine con il 7 ottobre e l\u2019operazione Al Aqsa Flood. Probabilmente un mix di sottovalutazione del nemico e sopravvalutazione di s\u00e9 stessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il secondo gap, sempre a livello di intelligence, \u00e8: come hanno fatto i consiglieri militari russi e iraniani, che pure sono presenti in Siria da un decennio, a non rendersi pienamente conto dello sfaldamento dell\u2019esercito siriano? Sfaldamento che in questi giorni sta emergendo non solo dalla evidente incapacit\u00e0 difensiva, ma anche da tutta un\u2019altra serie di fattori, che ne hanno evidenziato la preesistenza rispetto all\u2019offensiva jihadista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il terzo gap \u00e8, appunto, l\u2019incredibile velocit\u00e0 con cui l\u2019Esercito Arabo Siriano \u00e8 collassato, di fronte a quella che \u2013 in ogni caso \u2013 rimane l\u2019offensiva di alcune decine di migliaia di guerriglieri, privi di copertura aerea, di forze corazzate e di significativo supporto d\u2019artiglieria. Collasso che si \u00e8 tradotto in un susseguirsi di ripiegamenti senza sostanzialmente mai affrontare il combattimento, e che ha portato due divisioni di tagliagole a conquistare in pochi giorni quasi met\u00e0 del paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quarto, e forse pi\u00f9 inspiegabile gap, \u00e8: cosa ha determinato l\u2019evidente incapacit\u00e0 di rispondere tempestivamente alla situazione, da parte sia del governo siriano, sia ancor pi\u00f9 da parte russa e iraniana? E come \u00e8 possibile che questo intorpidimento del pensiero strategico stia addirittura determinando l\u2019insorgere di una qualche divaricazione tra gli alleati? Lo scarto tra l\u2019importanza della posta in gioco, e la lentezza della reazione, \u00e8 considerevole, ed a tutt\u2019ora privo di una spiegazione pienamente comprensibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per quanto \u2013 come sottolineato pi\u00f9 volte \u2013 la situazione siriana sia, non a caso, una delle pi\u00f9 complesse, vuoi per il ruolo strategico ricoperto dal paese, vuoi per la variet\u00e0 degli attori in campo, a sorprendere \u00e8 l\u2019arrendevolezza al caos da parte di soggetti altrimenti provatamente capaci di un pensiero strategico profondo. Una qualsiasi reazione sbagliata, o anche soltanto inefficace, sarebbe apparsa pi\u00f9 comprensibile di questo sbandamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A ben vedere, peraltro, non \u00e8 nemmeno sicuro se c\u2019\u00e8 qualcuno che abbia davvero le idee chiare; sembra quasi che in molti siano convinti di giocare la propria partita, mentre in effetti sono a loro volta pedine. Il caos per il caos, appunto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Di sicuro i turchi, che con il loro laissez faire hanno consentito la preparazione e l\u2019avvio dell\u2019operazione jihadista, pensavano e pensano di trarre vantaggio da questa situazione, probabilmente nella convinzione che possa servire ad ottenere quel che non erano riusciti ad avere tramite il famoso (o forse dovremmo dire famigerato) formato di Astana. Ovvero una buffer zone lungo il confine siro-turco, sotto il controllo delle proprie milizie (l\u2019SNA). Ma l\u2019obiettivo strategico di Ankara \u00e8 la disattivazione della minaccia curda, ed affinch\u00e9 ci\u00f2 si realizzi non basta la buffer zone, serve soprattutto mantenere l\u2019integrit\u00e0 territoriale siriana \u2013 altrimenti sar\u00e0 inevitabile la creazione di una enclave curda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Allo stato attuale, la forza largamente predominante \u00e8 quella dell\u2019Hayat Tahrir al-Sham di Abu Mohammad al-Julani, che di sicuro non \u00e8 in controllo turco come il Syrian National Army. Anzi, probabilmente non \u00e8 in controllo di nessuno, non nei termini cos\u00ec stringenti e automatici cui lo si immagina. Di sicuro, per\u00f2, \u00e8 molto pi\u00f9 influenzato dagli USA, che non sono esattamente i migliori amici di Erdogan, e di sicuro hanno altri interessi. Uno dei quali \u00e8, appunto, usare non una ma due leve: l\u2019HTS e le SDF curde.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In ogni caso, specie nell\u2019eventualit\u00e0 che la prospettiva di un ritiro statunitense dal territorio siriano si concretizzi nell\u2019anno a venire, non se ne andranno senza lasciare sul campo un proprio proxy, la propria pedina. E i curdi sono di gran lunga pi\u00f9 affidabili, sotto questo punto di vista. La rottura dell\u2019integrit\u00e0 nazionale siriana, dal punto di vista delle strategie americane, \u00e8 sicuramente la soluzione pi\u00f9 confacente, e quindi la Turchia ne uscir\u00e0 assai meno vincitrice di quanto creda o speri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A loro volta, i curdi probabilmente trarranno qualche vantaggio limitato da tutto ci\u00f2. Lo sfaldamento dell\u2019esercito siriano, infatti, sta lasciando spazio alle SDF per allargare la propria area di controllo. E \u2013 non va dimenticato \u2013 i curdi hanno resistito per anni alla pressione dell\u2019Isis, delle milizie turcofone e dello stesso esercito turco, quindi difficilmente subiranno adesso una qualche sconfitta strategica, da parte di alcune migliaia di jihadisti. Che, oltretutto, sembrano pi\u00f9 interessati a tenere a bada l\u2019SNA filo-turco che non le SDF filo-USA.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il gioco degli attori non-statuali \u00e8 tutto qui.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Israele per il momento sta a guardare, ma ovviamente la destabilizzazione della Siria \u00e8 un vecchio sogno, che quantomeno porta ad una seria difficolt\u00e0 nel transito dei rifornimenti dall\u2019Iran verso il Libano. E dunque, anche senza un intervento diretto, ha a sua volta tutto da guadagnare dal come stanno andando le cose. Oltretutto, il jihadismo mai una volta nella storia ha minacciato lo stato ebraico, quindi non \u00e8 certo di quello che ha da preoccuparsi. Alle brutte, lanciare le brigate Golani e Nahal oltre le alture del Golan, per prendersi un\u2019altra fetta di Siria, servirebbe al triplice scopo di spostare un po\u2019 pi\u00f9 in l\u00e0 il confine, soddisfare la brama di territori dei vari Smotrich e Ben Gvir, e soprattutto rivendicare \u2013 finalmente! \u2013 almeno una vittoria che \u00e8 una.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La domanda vera, quindi, \u00e8 che partita stanno giocando gli altri attori, quelli \u2013 diciamo cos\u00ec \u2013 dall\u2019altra parte? Quale sia l\u2019idea del governo siriano (cosa pensino della situazione sul terreno, e come pensano di uscirne) \u00e8 forse pi\u00f9 semplice da decodificare. A meno che non siano totalmente rimbecilliti in massa, \u00e8 sin troppo evidente che qui si conclude l\u2019era della dinastia Assad, per la quale la miglior prospettiva \u00e8 un esilio dorato a Mosca. Ragion per cui, probabilmente, i siriani preferiscono agganciarsi al carro russo, piuttosto che a quello iraniano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Damasco che rifiuta l\u2019offerta iraniana di due brigate (\u201cchiedetecele e le mandiamo\u201d), e fa un improponibile appello agli Emirati Arabi Uniti, all\u2019Egitto, alla Giordania e persino alla Turchia affinch\u00e9 aiutino a respingere l\u2019attacco jihadista, traccia in modo chiarissimo il quadro: Assad d\u00e0 per persa la partita, e quindi non \u00e8 interessato a tentativi di salvare la situazione, ma solo a salvare se stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La percezione di questo stato di cose ovviamente non pu\u00f2 non condizionare l\u2019esercito siriano, su cui \u2013 in ogni caso \u2013 non pu\u00f2 che ricadere gran parte dell\u2019onere di reggere l\u2019urto, soprattutto fintanto che gli alleati non saranno in grado di affiancarli sul campo (sempre se). A questo punto sarebbe quasi auspicabile un putsch militare, per esautorare \u2013 almeno sostanzialmente \u2013 il clan Assad, ed assumere il controllo di ci\u00f2 che resta del paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Mosca, dal canto suo, sembra muoversi a sua volta nella convinzione che non ci sia pi\u00f9 tempo per riparare la situazione, e che quindi sia meglio puntare a salvare il salvabile (leggi le basi di Hmemimim e Tartus). Da un lato, infatti, viene detto chiaramente che sono in tutt\u2019altre faccende affaccendati, e che quindi possono dare una mano limitatamente; dall\u2019altro, insistono nel cercare una soluzione all\u2019interno del formato di Astana, anche se la Turchia parla apertamente dell\u2019opportunit\u00e0 che l\u2019HTS arrivi a Damasco. E infatti dall\u2019incontro trilaterale di Doha non \u00e8 uscito sostanzialmente nulla. Su cosa basino la convinzione che potranno salvare (come? a quali condizioni?) le proprie basi militari non \u00e8 per niente chiaro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La posizione pi\u00f9 difficile \u00e8 ovviamente quella iraniana (e, in conseguenza, libanese). Da un lato, la Siria \u00e8 strategicamente insostituibile, nell\u2019architettura dell\u2019Asse della Resistenza, e la sua perdita rischia di innescare un effetto domino (con Hezbollah in pole position per essere il prossimo obiettivo, e l\u2019Iraq a seguire). D\u2019altra parte si ritrova con le mani legate dalla inerzia siriana, se non dalla sua aperta diffidenza. E rischia non solo di vedere sprecato il tributo di sangue pagato per tenere in piedi la Siria (da Soleimani in gi\u00f9), ma di ritrovarsi azzoppata rispetto al suo confronto con Israele.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Estremamente significativa, di questo disagio iraniano, \u00e8 la dichiarazione del ministro degli esteri Araqchi: \u201cL\u2019Iran non ha abbandonato e non abbandoner\u00e0 i suoi alleati nei momenti difficili, proprio come ci aspettiamo che i nostri amici e alleati restino al nostro fianco\u201d. Il messaggio a Mosca \u00e8 chiaro ed inequivocabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Secondo quanto riportato da Middle East Spectator, un importante analista iraniano (non citato) avrebbe avanzato l\u2019ipotesi (in un post su X) che ci sarebbe una divergenza di valutazione tra Mosca e Teheran, con la prima che vedrebbe l\u2019Hayat Tahrir al-Sham come \u201canti-americana\u201d, mentre la seconda ne darebbe una lettura opposta. Ovviamente questa \u00e8 solo un\u2019ipotesi, e francamente risulta difficile capire su che basi i russi vedrebbero l\u2019HTS come anti-americano, ma se non altro da una spiegazione plausibile ad un disaccordo evidente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Disaccordo che, peraltro, \u00e8 a mio avviso in realt\u00e0 ben pi\u00f9 profondo, e pi\u00f9 antico. L\u2019intervento russo e iraniano in Siria, ai tempi della guerra civile, \u00e8 stato concorde \u2013 e sicuramente ha gettato le basi per lo sviluppo del susseguente partenariato strategico \u2013 ma diversamente motivato. Al di l\u00e0 di un generico interesse a contrastare l\u2019azione americana, infatti, per Mosca si trattava principalmente di difendere la base di Tartus (unico approdo mediterraneo), mentre per Teheran di garantire la continuit\u00e0 del transito verso il Libano. Dietro questa diversit\u00e0, ritengo, si \u00e8 sinora celato un disaccordo, e proprio sulla questione del confronto tra Israele e l\u2019Asse della Resistenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Notoriamente, il Cremlino ha su questo una posizione assai pi\u00f9 sfumata, che non mette assolutamente in discussione l\u2019esistenza di israele in quanto stato ebraico (restando fedele alla consunta ipotesi dei due stati), ha condannato l\u2019attacco palestinese del 7 ottobre [2] e, per quanto riguarda il mondo palestinese, mantiene la sua interlocuzione con l\u2019Autorit\u00e0 Nazionale Palestinese (nonostante sia notoriamente una via di mezzo tra un governo coloniale israeliano ed una entit\u00e0 nel pieno controllo statunitense). Da questo punto di vista, quindi, l\u2019alleanza strategica tra Russia ed Iran (che si inquadra anche nella pi\u00f9 globale prospettiva della Nuova Via della Seta), vedrebbe nella questione della Palestina un elemento di disturbo; quanto meno per Mosca. Ecco quindi che l\u2019evoluzione della situazione siriana, che minaccia la strategia della Resistenza iraniana, potrebbe anche essere vista \u2013 da una parte dell\u2019establishment russo \u2013 come una occasione per sganciare Teheran da una dimensione regionale troppo legata alla situazione palestinese, per ricondurla ad una dimensione prevalentemente euroasiatica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non va dimenticato, n\u00e9 sottovalutato, che l\u2019accordo di partenariato strategico, simile a quello stabilito tra Federazione Russa e Repubblica Popolare di Corea, per quanto annunciato da tempo (se ne attendeva la firma in occasione del vertice BRICS+ a Kazan), continua a non vedere la luce. Segno che, evidentemente, ci sono degli aspetti ancora insoluti. E non \u00e8 un azzardo supporre che siano legati proprio all\u2019intreccio delle questioni mediorientali. \u00c8 sin troppo evidente che un impegno formale di difesa reciproca, in caso di attacco subito da uno dei due partner, potrebbe facilmente trascinare la Russia in un conflitto diretto con Israele.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le dinamiche siriane, pertanto, vanno lette contestualizzandole in un quadro pi\u00f9 ampio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tutto ci\u00f2, ovviamente, resta per ora in buona misura nell\u2019ambito speculativo, e comunque tutto \u00e8 ancora suscettibile di mutamenti, anche radicali, sulla base di quanto accadr\u00e0 sul campo. Il che fondamentalmente significa se Homs cadr\u00e0 come gi\u00e0 Aleppo e Hama, o se le forze siriane (appoggiate da quel poco di forze iraniane e libanesi gi\u00e0 presenti in Siria) riusciranno ad imporre uno stop all\u2019avanzata di Hayat Tahrir al-Sham. Cos\u00ec come se l\u2019ormai prossimo isolamento della provincia costiera di Latakia (dove sono le basi russe) si limiter\u00e0 ad enucleare una sorte di grande enclave sotto controllo di Mosca, o se \u2013 come gi\u00e0 accaduto \u2013 parte delle milizie raccolte sotto l\u2019ombrello HTS non decideranno piuttosto di andare a minacciarla direttamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non tutto, a questo punto, ma molto \u00e8 ancora possibile.<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>1 \u2013 Lavrov, a mio avviso, \u00e8 un gigante della diplomazia moderna, ma in questa intervista i passaggi notevoli sono davvero pochi. Oltre quello citato, direi quello in cui dice che dopo il \u2018messaggio\u2019 del lancio del missile Oreshnik, apparentemente non raccolto in occidente, ce ne potrebbero essere altri (presumibilmente, altri lanci del medesimo missile). Significativo, ma in negativo, ho trovato l\u2019atteggiamento chiaramente elusivo sulla questione siriana.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>2 \u2013 Cosa questa ribadita da Lavrov proprio nella citata intervista<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/giubberossenews.it\/2024\/12\/07\/ordinare-il-caos\/\">https:\/\/giubberossenews.it\/2024\/12\/07\/ordinare-il-caos\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GIUBBE ROSSE NEWS (Enrico Tomaselli) C\u2019\u00e8 un passaggio, nell\u2019intervista rilasciata da Lavrov a Tucker Carlson, che mi ha colpito [1], ed \u00e8 quando dice che gli Stati Uniti creano il caos e poi vedono come utilizzarlo. 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