{"id":88301,"date":"2024-12-09T10:10:14","date_gmt":"2024-12-09T09:10:14","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=88301"},"modified":"2024-12-09T03:04:50","modified_gmt":"2024-12-09T02:04:50","slug":"damasco-come-kabul-la-fuga-di-assad-e-il-capolavoro-di-hakan-fidan","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=88301","title":{"rendered":"Damasco come Kabul. La fuga di Assad \u00e8 il \u201ccapolavoro\u201d di Hakan Fidan"},"content":{"rendered":"<p><strong>da ANALISI DIFESA (Gianandrea Gaiani)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-88303\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/thumbs_b_c_e30f0363a1090e8b4874c63e6a43e39b-1-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/thumbs_b_c_e30f0363a1090e8b4874c63e6a43e39b-1-300x169.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/thumbs_b_c_e30f0363a1090e8b4874c63e6a43e39b-1-768x433.jpg 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/thumbs_b_c_e30f0363a1090e8b4874c63e6a43e39b-1.jpg 864w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<div class=\"the-content\">\n<p><strong>(Aggiornato alle ore 21,00 dell&#8217;8 dicembre &#8217;24)<\/strong><\/p>\n<p>Il repentino crollo, quasi senza combattere, dell\u2019esercito Arabo Siriano e l\u2019altrettanto rapido collasso delle strutture di governo siriane, subito dichiaratesi pronte a cooperare con gli insorti, impongono di porsi molti interrogativi circa le origini, le cause e i mandanti del blitz che in una dozzina di giorni ha portato alla caduta del regime di Bashar Assad a Damasco.<\/p>\n<p>Mancano molti elementi necessari a compiere analisi e valutazioni esaustive, altri sono vagamente intuibili dalle prime dichiarazioni e prese di posizione mentre alcuni aspetti sono palesemente evidenti in un contesto siriano in cui oggi non \u00e8 possibile dare nulla per scontato.<\/p>\n<p>Quello che \u00e8 accaduto tra il 27 novembre e l\u20198 dicembre in Siria assomiglia molto a quanto accadde in Afghanistan nell\u2019estate 2021, quando le milizie talebane avanzarono repentinamente in tutto il territorio nazionale mentre i reparti governativi gettavano le armi e i governatori regionali aprivano le sedi governative ai capi talebani. Solo in seguito emerse che, dopo gli accordi di Doha e l\u2019inizio del ritiro statunitense e degli altri alleati occidentali, emissari talebani ben supportati, anche finanziariamente, dall\u2019intelligence pakistana si assicurarono il supporto di tutte le autorit\u00e0 civili e militari solo teoricamente fedeli al presidente Ashraf Ghani.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-181235\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/thumbs_b_c_395ae4d3d3d5fdedc1f2d1754ec98ab5.jpg\" alt=\"\" width=\"869\" height=\"489\" \/><\/p>\n<p>Il sistema di potere caratterizzato da forte corruzione e la fuga di Ghani da Kabul negli Emirati Arabi Uniti, il 15 agosto 2021, aggiungono un ulteriore parallelismo tra le vicende afghane di tre anni or sono e quelle siriane di oggi, non ultimo le congratulazioni dei talebani al popolo e ai ribelli siriani con l\u2019auspicio di \u201cuna transizione condotta secondo le aspirazioni del popolo siriano\u201d oltre che della fine delle ingerenze straniere.<\/p>\n<p>Ghani fugg\u00ec ad Abu Dhabi, Bashar Assad ha raggiunto prima la base area russa di Hmeymin (Latakya) a bordo di un cargo russo Il-76 (che con ogni probabilit\u00e0 ha imbarcato anche familiari e i pi\u00f9 stretti collaboratori) e successivamente la Russia dove sarebbero stati trasferiti la moglie e i figli gi\u00e0 la scorsa settimana.<\/p>\n<p>Restano dubbi sulla fuga del rais, apparso in pubblico l\u2019ultima volta all\u2019incontro con il ministro degli Esteri iraniano a Damasco di una settimana fa. Secondo Rami Abdul Rahman, responsabile dell\u2019Osservatorio siriano per i diritti umani con sede a Londra, un aereo che si ritiene trasportasse Assad \u00e8 decollato alle 22 di ieri (7 dicembre) dall\u2019aeroporto internazionale di Damasco prima che le forze di sicurezza dell\u2019esercito &#8220;lasciassero\u201d la struttura.<\/p>\n<p>Tuttavia Flightradar24 non ha registrato alcuna partenza a quell\u2019ora, anche se un aereo passeggeri della Cham Wings Airlines \u00e8 partito intorno alle 00:56 alla volta di Sharjah, negli Emirati Arabi Uniti.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-181233 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/thumbs_b_c_7523cd4cf88ae0d51c8c128c7fe0b1a4.jpg\" alt=\"\" width=\"864\" height=\"486\" \/><\/p>\n<p>Un consigliere diplomatico del presidente degli Emirati Arabi Uniti, citato da BBC, ha dichiarato di non essere al corrente della presenza di Assad ad Abu Dhabi. Reuters ha ripreso invece fonti che ritengono che Assad abbia preso un volo cargo della Syrian Air decollato dall\u2019aeroporto di Damasco nelle ore in cui la capitale veniva conquistata dalle forze di opposizione.<\/p>\n<p>Flightradar24 ha rilevato che un aereo cargo Ilyushin Il-76T della compagnia \u00e8 decollato alle 03:59 verso una destinazione ignota. Dopo aver volato inizialmente verso est, il velivolo ha iniziato a virare a nord-ovest per dirigersi verso la costa mediterranea e la base aerea russa di Hmeymim (nella foto sotto).<\/p>\n<p>Il segnale del transponder dell\u2019aereo \u00e8 stato perso intorno alle 04:39, quando si trovava a circa 13 chilometri a ovest di Homs e volava a un\u2019altitudine di soli 495 metri. Flightradar24 ha reso noto in un post su X che l\u2019aereo \u201dera vecchio con una vecchia generazione di transponder, quindi alcuni dati potrebbero essere danneggiati o mancanti\u201d, che stava \u201dvolando in un\u2019area di disturbo del Gps, quindi alcuni dati potrebbero essere danneggiati\u201d e che non era a conoscenza di alcun aeroporto nella zona in cui il segnale \u00e8 stato perso.<\/p>\n<p>Circa l\u2019uscita di scena di Assad restano quindi alcune zone d\u2019ombra ma \u00e8 interessante esaminare quanto ha reso noto con un comunicato il ministero degli Esteri russo.<\/p>\n<p>Il presidente siriano, Bashar al Assad, dopo i negoziati con alcuni partecipanti al conflitto siriano, ha deciso di dimettersi dall\u2019incarico e ha lasciato la Siria \u201cdando istruzioni di trasferire pacificamente il potere\u201d ha riferito il ministero di Mosca. \u201cA seguito dei negoziati tra Bashar al Assad e alcuni partecipanti al conflitto armato sul territorio della Repubblica Araba Siriana, Assad ha deciso di lasciare la carica presidenziale e ha lasciato il Paese, dando istruzioni per effettuare il trasferimento del potere pacificamente. La Russia non ha partecipato a questi negoziati\u201d, si legge nel messaggio sul canale Telegram del ministero degli Affari esteri russo.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-180991 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/15military-web-facebookJumbo-1.jpg\" alt=\"\" width=\"1050\" height=\"550\" \/><\/p>\n<p>Nel messaggio si sottolinea inoltre che la Russia segue con estrema preoccupazione i drammatici avvenimenti siriani e che \u201cle basi militari russe sul territorio della Siria sono in regime di massima allerta. Al momento non c\u2019\u00e8 alcuna minaccia seria alla loro sicurezza\u201d. La TASS ha poi riferito che il personale dell\u2019ambasciata russa in Siria \u00e8 \u201cal sicuro\u201d.<\/p>\n<p>In serata fonti del Cremlino hanno confermato che Bashar Assad \u00e8 stato accolto a Mosca con la sua famiglia per \u201cragioni umanitarie\u201d.\u00a0 La fonte ha sottolineato l\u2019impegno della Russia per un processo di pace inclusivo evidenziando che \u201ci funzionari russi sono in contatto con i rappresentanti dell\u2019opposizione armata siriana, i cui leader hanno garantito la sicurezza delle basi militari russe e delle missioni diplomatiche,\u201d ha aggiunto la fonte.<\/p>\n<p>Considerazioni che sembrano suggerire che ci sia stato un passaggio di poteri pi\u00f9 che il collasso del regime ma che non spiegano come una forza insurrezionale come Hayat Tahrir al-Sham, accreditata dal Military Balance di 10mila combattenti (altre fonti ne stimano fino a 15mila) su un totale di circa 70mila che comporrebbero le diverse milizie anti-governative per lo pi\u00f9 jihadiste e 50 mila inquadrati nelle milizie curde e arabo-sunnite delle Forze Democratiche Siriane schierate nel nord e nell\u2019est della Siria, possano aver conquistato una cos\u00ec larga fetta di territorio quasi senza combattere.<\/p>\n<p>Certo l\u2019offensiva scatenata il 27 novembre dalla provincia di Idlib \u00e8 stata attentamente preparata grazie all\u2019afflusso di molte armi, veicoli, droni-suicidi e probabilmente al supporto di contractors o consiglieri militari stranieri tra cui certamente gli ucraini. Mosca ha accusato Kiev di aver inviato i propri uomini dei servizi segreti militari (GUR) in Siria, il governo ucraino ha negato ma in precedenza lo stesso GUR si era pubblicamente attribuito la paternit\u00e0 di attacchi e attentati contro le forze russe.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-181227 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/images436Q9CO9.jpg\" alt=\"\" width=\"319\" height=\"228\" \/><\/p>\n<p>E a proposito di forniture di armi ai ribelli, il ministero degli Affari esteri dell\u2019Iran ha chiesto il 6 dicembre la cessazione del sostegno dell\u2019Ucraina ai terroristi in Siria.<\/p>\n<p>Secondo l\u2019agenzia di stampa iraniana Mehr, Mojtaba Damirchiloo, direttore generale del dipartimento Eurasia del ministero degli Affari esteri, ha denunciato forniture di armi di origine statunitense da parte di alcuni funzionari ucraini e il sostegno di Kiev ai gruppi terroristici in Siria.<\/p>\n<p>Nulla di nuovo in realt\u00e0, gi\u00e0 nell\u2019estate 2023 il premier israeliano Benjamin Netanyahu denunci\u00f2 la presenza di armi occidentali cedute all\u2019Ucraina nelle mani di milizie \u201cnemiche di Israele\u201d.<\/p>\n<p>Armi a parte, l\u2019afflusso a Idlib di tante milizie jihadiste straniere (cecene, uigure, kirghize, uzbeke\u2026..) che avevano fatto parte delle legioni islamiche internazionali di al-Qaeda e dello Stato islamico, hanno senza dubbio gonfiato gli organici dei ribelli cos\u00ec come hanno contribuito a farlo le milizie filo-turche che per\u00f2 si sono concentrate soprattutto sulle operazioni tese a cacciare i curdi dai dintorni di Aleppo e oggi da Manbji, che secondo fonti turche sarebbe gi\u00e0 per l\u201980 per cento in mano alle milizie filo-Ankara.<\/p>\n<p>Non a caso gli unici scontri che si registrano in Siria in queste ore sono quelli tra i miliziani filo-turchi sostenuti da Ankara e le forze di autoprotezione curde (YPG).<\/p>\n<p>Anche contando tutti i contributi esterni i ribelli, per lo pi\u00f9 dotati di armi leggere e portatili (inclusi droni FPV ormai immancabili in ogni teatro bellico), non avrebbero potuto prendere cos\u00ec rapidamente il sopravvento ad Aleppo, Hama, Homs, Damasco e poi anche a Latakya e Tartus (in quell\u2019area costiera \u201cfeudo\u201d degli alauiti di Assad) se le forze siriane avessero opposto una reale resistenza.<\/p>\n<p>Sempre secondo il Military Balance le forze armate siriane sono accreditate di 170mila militari e 100 mila gendarmi e paramilitari a cui si aggiungono almeno 4mila militari russi, un migliaio di pasdaran iraniani e 2mila Hezbollah libanesi con centinaia di mezzi corazzati, artiglierie e oltre 200 aerei ed elicotteri.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-181230\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/3558320_1544_siriacarroarmato.jpg\" alt=\"\" width=\"864\" height=\"485\" \/><\/p>\n<p>A quanto sembra per\u00f2 il cambio di regime a Damasco non sembra essersi mai posto in realt\u00e0 come una questione militare. Se nei primi giorni dell\u2019offensiva di HTS alcuni reparti siriani hanno combattuto con decisione grazie anche al supporto aereo delle forze aeree siriane e russe (infatti le stime registravano un numero di perdite tra i ribelli ben pi\u00f9 alte di quelle governative) gi\u00e0 pochi giorni dopo fonti russe rilevavano l\u2019assenza di volont\u00e0 di combattere tra le truppe governative.<\/p>\n<p>Se a Kabul tra giugno e agosto 2021, l\u2019avanzata talebana venne ostacolata solo dai reparti d\u2019\u00e9lite delle Special Forces dell\u2019Afghan National Army mentre gli altri reparti si arrendevano, le forze siriane hanno continuato a ripiegare prima da Aleppo a nord di Hama, poi intorno a Homs, poi dalle regioni orientali e da quella meridionale di Deraa per confluire intorno a Damasco ritirandosi anche dall\u2019area di Ghouta e infine lasciando penetrare gli insorti fino ai palazzi governativi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Le reazioni<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Solo ieri il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov definiva nei colloqui di Doha \u201cinammissibile permettere a un gruppo terroristico di prendere il controllo della Siria in violazione degli accordi esistenti, a partire dalla risoluzione 2254 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che ha ribadito con forza la sovranit\u00e0, l\u2019integrit\u00e0 territoriale e l\u2019unit\u00e0 della Repubblica araba siriana\u201d.<\/p>\n<p>Dal 6 dicembre l\u2019Iran aveva iniziato a evacuare via terrestre o aerea il proprio personale e anche i comandanti e i consiglieri militari della Forza Quds dei Pasdaran dalla Siria trasferendoli in Iraq e Libano, secondo quanto riferito dal New York Times citando fonti siriane e iraniane. Allo stesso tempo il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ribadiva che l\u2019Iran continuer\u00e0 a sostenere il regime di Damasco <em>\u201ccon tutta la sua forza, qualsiasi cosa le serva e che sia richiesta dal governo siriano\u201d.<\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-181228 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/AFP-Assad-360x245.jpg\" alt=\"\" width=\"338\" height=\"230\" \/><\/p>\n<p>Lo stesso giorno fonti anonime avevano riferito al Wall Street Journal che Assad aveva chiesto alla Turchia di fermare l\u2019avanzata dei ribelli e a Emirati Arabi, Giordania ed Egitto \u201carmi e sostegno in termini di intelligence\u201d. Alcuni funzionari arabi e siriani hanno detto al quotidiano statunitense che gli aiuti sarebbero stati rifiutati, mentre ad Assad sarebbe stato suggerito da Egitto e Giordania di lasciare la Siria e formare \u201cun governo in esilio\u201d.<\/p>\n<p>Sempre il 6 dicembre, dopo il vertice dei ministri degli Esteri di Siria, Iran e Iraq a Baghdad, il portavoce del governo iracheno, Basim al-Awadi, ha dichiarato che l\u2019Iraq \u201cnon cerca un intervento militare in Siria. Tutto ci\u00f2 che accade in Siria \u00e8 strettamente legato alla sicurezza nazionale irachena. L\u2019Iraq non tollerer\u00e0 alcun attacco alla sua sicurezza e sovranit\u00e0\u201d. Almeno 2mila militari e funzionari governativi siriani si sono rifugiati con le famiglie oltre il confine iracheno fuggendo dalla Siria Orientale dove le postazioni governative nella regione di Deir Azzor e sul confine iracheno sono state rilevate dalle milizie delle FDS mentre i miliziani di HTS hanno preso il controllo della frontiera giordana.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Ombre turche<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Oggi sia l\u2019esercito iracheno che quello libanese hanno rafforzato i presidi ai confini siriani ma \u00e8 stato il 6 dicembre che \u00e8 apparso ragionevolmente chiaro chi fossero gli sponsor degli insorti; il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha detto che la Turchia si augura che \u201cla marcia\u201d in Siria delle forze di opposizione al governo di Bashar al Assad \u201c<em>continui senza problemi o incidenti con l\u2019obiettivo ovviamente di arrivare a Damasco, dopo Idlib, Hama e Homs. Abbiamo lanciato un appello ad Assad invitandolo a determinare insieme il futuro della Siria ma sfortunatamente non abbiamo ricevuto una risposta positiva<\/em>\u201c, ha affermato Erdogan.<\/p>\n<p>Sempre non casualmente il primo annuncio ufficiale della caduta del regime di Assad \u00e8 giunto dai ribelli di HTS e subito dopo dal ministro degli Esteri turco (che \u00e8 stato alla testa dell\u2019intelligence di Ankara, il Mill\u00ee \u0130stihbarat Te\u015fkilat\u0131, dal 2010 al 2023) <strong>Hakan Fidan (nella foto sotto), probabilmente il vero artefice di tutta l\u2019operazione che ha portato al \u201c<em>regime change<\/em>\u201d a Damasco.<\/strong><\/p>\n<p><em>\u201cIl governo siriano \u00e8 collassato e il controllo del Paese \u00e8 passato di mano<\/em>\u201d ha detto Fidan spiegando che Ankara \u201c<em>\u00e8 in contatto con i ribelli per garantire la sicurezza<\/em>\u201d all\u2019interno della Siria.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-181238\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/thumbs_b_c_845e0e4a1f7173f2c189eccbf71f4f29.jpg\" alt=\"\" width=\"859\" height=\"483\" \/><\/p>\n<p>Del resto, come avevamo scritto <a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/2024\/12\/in-siria-il-punto-di-congiunzione-tra-le-guerre-in-ucraina-e-medio-oriente\/\">in un precedente articolo<\/a> solo il supporto diretto e indiretto turco poteva rendere possibile questa offensiva partita dalla provincia di Idlib che confina solo con la Turchia che per ampliare la penetrazione nelle terre arabe che appartennero all\u2019Impero Ottomano deve scalzare l\u2019influenza sciita e iraniana. Inoltre ora Ankara potr\u00e0 rimpatriare i 3 milioni di profughi siriani fuggiti in Turchia durante la guerra civile e divenuti sempre pi\u00f9 \u201cscomodi\u201d per i consensi di Erdogan.<\/p>\n<p>Sull\u2019operazione turca tesa a scalzare l\u2019influenza iraniana convergono anche gli interessi di Israele, di certo oggi non un alleato della Turchia, ma che vede di buon occhio i pasdaran iraniani lasciare la Siria, utilizzata per rifornire di armi e addestrare le milizie Hezbollah.<\/p>\n<p>Come misura cautelare (i ribelli jihadisti non sono certo filo-israeliani) l\u2019\u2019esercito israeliano ha annunciato oggi di aver dispiegato truppe aggiuntive nelle Alture del Golan dopo l\u2019annuncio della caduta di Damasco. \u201cLe Israeli Defence Forces (IDF) hanno dispiegato truppe nella zona cuscinetto e in una serie di aree che devono essere difese per garantire la sicurezza delle comunit\u00e0 delle Alture del Golan e dei cittadini di Israele\u201d, ha reso noto un comunicato.<\/p>\n<p>Carri armati e forze di fanteria si sono schierate sulla Linea Alpha, al confine tra Siria e Israele all\u2019interno della zona smilitarizzata, per impedire ai ribelli siriani di entrarvi, per la prima volta da quando \u00e8 stato firmato l\u2019Accordo di disimpegno del 1974, che pose fine alla guerra dello Yom Kippur.\u201d<\/p>\n<p>Le IDF hanno inoltre assunto il controllo del versante siriano del Monte Hermon, senza incontrare alcuna resistenza durante l\u2019operazione condotta dalle forze speciali Shaldag dell\u2019Aeronautica. \u201cSottolineiamo che le forze israeliane non interferiscono negli eventi interni in Siria\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-180998 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/thumbs_b_c_4c3e087ce84ccdfbd9705dcd46fd9bf4.jpg\" alt=\"\" width=\"864\" height=\"486\" \/><\/p>\n<p>Nella messa a punto del piano per rovesciare Assad, la Turchia ha potuto godere con ogni probabilit\u00e0 di un ampio supporto statunitense: l\u2019amministrazione Biden pare interessata non solo ad attuare ogni forma di destabilizzazione idonea a complicare la vita a Donald Trump ma anche a liquidare un grande alleato di Mosca e Teheran quale Bashar Assad.<\/p>\n<p>Non a caso da tempo Washington aveva ammorbidito le sue posizioni nei confronti degli stretti rapporti di Ankara con Mosca, aprendo a forniture di armi fino a ieri negate ai turchi, come gli aerei F-16 Viper o forse addirittura gli F-35, accettando quindi che Ankara schieri missili da difesa aerea russi S-400.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Un \u201c25 aprile\u201d a Damasco<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Ankara del resto sembra aver preparato il terreno all\u2019offensiva dei ribelli infiltrando progressivamente i centri nevralgici del potere governativo e militare siriano, come dimostra l\u2019assenza di resistenza dopo i primi giorni di guerra (nonostante il decreto di Bashar Assad che aumentava del 50 per cento le retribuzioni dei militari in servizio attivo) e soprattutto l\u2019adesione al \u201cnuovo corso\u201d di molti funzionari, ministri e interi apparati dello stato siriano.<\/p>\n<p>Fenomeni del resto gi\u00e0 riscontrati nei giorni scorsi ad Hama e Homs. Questa mattina la tv di Stato siriana ha continuato brevemente i suoi programmi dopo la caduta di Assad, con il conduttore che ha invitato tutti i dipendenti dell\u2019emittente a tornare al lavoro, aggiungendo che sono al sicuro.<em>\u00a0\u201cQuesta \u00e8 Damasco, la capitale della Siria, dove le porte della libert\u00e0 si sono aperte per la prima volta dopo molti anni.\u00a0<\/em><em>\u00c8 un giorno storico nella storia moderna della Siria\u201d,<\/em>\u00a0ha detto il conduttore questa mattina.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-181232 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/thumbs_b_c_93f8c01923354390b520f54ef097d6f2.jpg\" alt=\"\" width=\"864\" height=\"486\" \/><\/p>\n<p>In seguito ha ospitato Anas Salkhadi, un comandante ribelle tra i combattenti che hanno preso d\u2019assalto la capitale. Salkhadi ha assicurato che i ribelli proteggeranno le istituzioni statali.\u00a0<em>\u201cIl nostro messaggio a tutta la Siria \u00e8 che diciamo loro che la Siria \u00e8 per tutti \u201cnon faremo quello che ha fatto la famiglia Assad\u201d<\/em>. Mentre Salkhadi parlava, l\u2019audio \u00e8 saltato e la trasmissione si \u00e8 improvvisamente interrotta. Sullo schermo \u00e8 apparso uno striscione rosso con una scritta in arabo: \u201cLa vittoria della grande rivoluzione siriana e la caduta del regime criminale di Assad\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019aspetto rilevante \u00e8 che la TV di Stato \u00e8 divenuta organo d\u2019informazione dei ribelli in modo automatico, senza violenze e senza neppure cambiare i conduttori.<\/p>\n<p>La redazione del quotidiano Al Watan, il principale organo di stampa del regime siriano, ha chiesto scusa per le bugie che ha dovuto raccontare. Si apre una \u201cnuova pagina in Siria\u201d si legge sull\u2019account Facebook del giornale in cui si scusa dicendo che \u201ci media e i giornalisti siriani non hanno la colpa\u201d per le \u201cbugie\u201d che \u201cloro\u201d \u2013 in riferimento al governo \u2013 lo ha costretti a pubblicare. \u201cSiamo di fronte a una nuova pagina per la Siria. Grazie a Dio non \u00e8\u2019 stato versato pi\u00f9 sangue\u201d, si legge sul sito ufficiale \u201cI media e i giornalisti siriani non hanno alcuna colpa.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-181236\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/thumbs_b_c_55bb85525ea7801e6042f6bd877b0175.jpg\" alt=\"\" width=\"859\" height=\"483\" \/><\/p>\n<p>Erano l\u00ec e noi eravamo con loro eseguendo le istruzioni e diffondendo le notizie che ci inviavano. E\u2019 stato subito chiaro che erano bugie\u201d, si legge ancora nella nota non firmata pubblicata dal giornale, \u201cPossa Dio proteggere la Siria e il suo popolo\u201d. Sia l\u2019agenzia di stampa ufficiale siriana SANA che la televisione ufficiale siriana hanno interrotto i notiziari dalla mezzanotte ora italiana.<\/p>\n<p>Mentre i ribelli penetravano nell\u2019ambasciata italiana da poco riaperta a Damasco (dove pare abbiano solo preso tre auto) e saccheggiavano quella iraniana strappando i manifesti di Qassem Soleimani, ex comandante della forza Quds e di Hassan Nasrallah, nel governo siriano questa mattina era impossibile trovare uomini ancora fedeli al presidente Assad.<\/p>\n<p>Ribelli ed esponenti degli apparati di sicurezza siriani si sono incontrati per evitare ulteriori scontri e vittime e garantire una transazione pacifica del potere. Secondo fonti di sicurezza a Damasco non ci sarebbero stati scontri tra i ribelli e le forze lealiste perch\u00e9 i vertici dell\u2019Esercito e degli apparati di sicurezza sarebbero in contatto con i vertici di Hayat Tahrir al-Sham\u201d proprio per evitare spargimenti di sangue.<\/p>\n<p>Secondo l\u2019Osservatorio siriano per i diritti umani i 12 giorni di offensiva dei ribelli hanno provocato la morte di almeno 900 persone: 138 civili, 380 soldati siriani e combattenti alleati e 392 ribelli.<\/p>\n<p>Il premier siriano, Mohammed Ghazi al-Jalali, con alle spalle una lunga carriera ministeriale al fianco di Bashar Assad e dal settembre scorso nominato primo ministro, ha affermato che si \u00e8 sentito con il leader del movimento siriano jihadista-salafita Hayat Tahrir al Sham e di aver concordato con lui sull\u2019importanza di mantenere le istituzioni statali. Il premier siriano ha anche ribadito di essere pronto a collaborare con qualsiasi leadership che il popolo sceglier\u00e0.<\/p>\n<p>Un video postato dai ribelli siriani ha per\u00f2 mostrato quello che viene definito l\u2019arresto di al-Jalali proprio mentre si stava recando a un incontro in un hotel di Damasco. Il leader dei ribelli, Abu Mohammed al-Jolani, ha dichiarato che il premier al-Jalali sarebbe rimasto in carica per garantire la transizione dei poteri in Siria.<\/p>\n<p>Anche il ministro del Turismo, Mohammad Rami Martini, che dal 2014 ricopre incarichi di governo ed era stato colpito dalle sanzioni della UE contro il regime, ha esortato i dipendenti a tornare al lavoro e a proteggere le strutture pubbliche, salutando un \u201cnuovo giorno\u201d per il popolo siriano. E\u2019 quanto riporta al Jazeera a proposito di un messaggio condiviso sull\u2019account Facebook ufficiale del Ministero del Turismo. Martini ha affermato che \u201cquesta \u00e8 la volont\u00e0 del popolo, e la volont\u00e0 del popolo deve prevalere.\u201d<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-181237\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/thumbs_b_c_ace30ada96e8b8fd8eac278d33c93a2c.jpg\" alt=\"\" width=\"868\" height=\"488\" \/><\/p>\n<p>Insomma, al momento pare evidente che il \u201c25 aprile\u201d siriano vede molti ex baathisti fedeli a Bashar Assad riciclarsi, o almeno cercare di farlo, nel nuovo regime i cui contorni sono al momento indefiniti ma che non \u00e8 difficile immaginare risentiranno di una pesante influenza turca che, dopo aver cooptato molti dirigenti siriani, potrebbe oggi offrire ampie garanzie a tutti i protagonisti coinvolti nella crisi.<\/p>\n<p>Un\u2019ipotesi che emerge come credibile dalle scarse e caute valutazioni emerse dal mondo arabo e in particolare dalle monarchie del Golfo che pure avevano riammesso la Siria di Assad nella Lega Araba e avviato programmi di cooperazione economica volti ad avviare la ricostruzione post bellica.<\/p>\n<p>Negli Emirati Arabi Uniti si \u00e8 fatta sentire solo la voce di Anwar Gargash, consigliere dell\u2019emiro, che intervenendo alla conferenza Manama Dialogue in corso in Bahrein. Ha auspicato \u201cdi vedere i siriani lavorare insieme e di non assistere ad altri episodi di caos\u201d. Un appello a una \u201csoluzione politica\u201d che metta fine alle operazioni militari per evitare l\u2019acuirsi e il dilagare di una \u201csituazione pericolosa\u201d \u00e8 stato lanciato dai ministri degli Esteri dei Paesi arabi e del processo di Astana riuniti a Doha, in Qatar.<\/p>\n<p>L\u2019Arabia Saudita ha chiesto sforzi comuni per evitare che la Siria piombi nel caos. \u201dIl Regno afferma il suo sostegno al fraterno popolo siriano e alle sue scelte\u2019 e \u2018chiede sforzi comuni per preservare l\u2019unit\u00e0 della Siria e la coesione del suo popolo, in modo da evitare che sprofondi nel caos e nella divisione\u201d, ha dichiarato il ministero degli Esteri saudita in un comunicato.<\/p>\n<p>I ministri di Qatar, Arabia Saudita, Giordania, Egitto Iraq, Iran, Turchia e un rappresentante della Federazione Russa hanno sottolineato, in una dichiarazione congiunta, che la crisi siriana costituisce uno \u201csviluppo pericoloso per la sicurezza del Paese e per la sicurezza regionale e internazionale\u201d, che richiede che tutte le parti \u201csi sforzino di trovare una soluzione politica che porti a fermare le operazioni militari e a proteggere i civili dalle ripercussioni\u201d.<\/p>\n<p>Di fatto quindi tutti sembrano aver sdoganato l\u2019operazione portata a termine da Ankara in beve tempo e con un numero limitato di vittime e distruzioni e che potrebbe produrre benefici per tutti.<\/p>\n<p>Ankara torna ad essere una potenza rilevante nel mondo arabo che fino a un secolo or sono dominava, Israele vede interrompersi la cosiddetta \u201cMezzaluna scita\u201d indebolendo cos\u00ec la capacit\u00e0 iraniana di minacciare lo Stato Ebraico mentre Mosca potrebbe aver raggiunto un\u2019intesa preventiva con Ankara circa il mantenimento, almeno a breve termine, delle sue basi militari in Siria.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Le incognite \u00a0\u00a0\u00a0<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Donald Trump, nel suo primo mandato presidenziale, voleva ritirare le truppe statunitensi dalla Siria, un migliaio di uomini la cui presenza costituisce una forza d\u2019occupazione in violazione del diritto internazionale. Venne dissuaso dal Pentagono ma ora che tornando alla Casa Bianca dovr\u00e0 fare i conti col ritiro delle truppe dall\u2019Iraq entro settembre 2025, potrebbe cogliere l\u2019occasione di ritirare le tre basi dell\u2019est (nella foto sotto) e da Al-Tanf, al confine giordano.<\/p>\n<p>Del resto l\u2019Amministrazione Biden nei giorni scorsi aveva autorizzato raid aerei contro milizie scite truppe governative siriane nell\u2019area di Deir Ezzor ma potrebbe essere difficile per Washington mantenere basi e forze militari con un governo guidato da HTS, che risulta un movimento terroristico per USA e Unione Europea.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-181002 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/6403543-1024x683-1.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"683\" \/><\/p>\n<p>Oggi Trump ha attribuito la fuga di Assad alla perdita del sostegno russo e alla debolezza di Russia e Iran ma un eventuale ritiro degli USA dalla Siria metterebbe nei guai soprattutto le milizie curde, dal 27 ottobre sotto attacco turco e delle milizie filo-Ankara al punto che i curdi costituiscono almeno un terzo dei circa 400 mila profughi determinati dall\u2019offensiva dei ribelli iniziata il 27 novembre.<\/p>\n<p><em>\u201cQuesto cambiamento offre l\u2019occasione di costruire una nuova Siria basata sulla democrazia e la giustizia\u201d,<\/em>\u00a0ha dichiarato Mazloum Abdi, comandante delle Forze Democratiche Siriane alludendo alla possibilit\u00e0 di \u201c<em>garantire i diritti di tutti i siriani. In Siria viviamo momenti storici assistendo alla caduta del regime autoritario a Damasco\u201d<\/em>, ha aggiunto.<\/p>\n<p>Anche oggi per\u00f2 le fazioni siriane filo-turche hanno sferrato attacchi contro le Forze Democratiche Siriane (FDS), in realt\u00e0 contro le milizie curde dell\u2019YPG (nella foto sotto) per conquistare Manbij, situata a nord di Aleppo, citt\u00e0\u2019 di circa 100 mila abitanti strategica per la sua vicinanza alla frontiera turca.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-181231\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/REuters-Raqqa-Liberata.jpg\" alt=\"\" width=\"868\" height=\"434\" \/><\/p>\n<p>La caduta della citt\u00e0 nelle mani dei ribelli e quindi di Ankara appare imminente e metterebbe in gravi difficolt\u00e0 le forze curde in tutto il Rojava, la regione curda a cui Assad aveva riconosciuto l\u2019autonomia.<\/p>\n<p>I turchi stanno bombardando i posti di confine che le truppe siriane in ritirata hanno ceduto alle forze curde nella provincia nord-orientale siriana di Hasakah, da Qamishli fino ad Abu Rasin. In quell\u2019area sono presenti anche forze russe, basate ad Al- Mabaqir, che hanno pattugliato l\u2019area aiutando la riturata delle forze siriane secondo L\u2019osservatorio siriano per i diritti umani.<\/p>\n<p>Anche in base a queste informazioni, e alle relazioni tra Russia e Turchia, appare difficile credere che Mosca sia stata colta di sorpresa dagli eventi siriani.<\/p>\n<p>La Turchia ha colto per\u00f2 l\u2019opportunit\u00e0 di ammonire nuovamente gli Stati Uniti. In un colloquio telefonico tra il ministro della Difesa turco Yasar Guler la controparte americana Lloyd Austin, Guler ha chiesto a Washington di tagliare i ponti con i curdi dell\u2019YPG, considerata terroristi da Ankara alla stregua del PKK iracheno.<\/p>\n<p>Non ci sarebbe da stupirsi se i curdi dovessero pagare ancora una volta il prezzo dei bruschi scossoni geopolitici in Medio Oriente.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-181246\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/thumbs_b_c_cf5dd687de0b374bbf03cf8c06edc777.jpg\" alt=\"\" width=\"862\" height=\"485\" \/><\/p>\n<p>Incognite invece per Israele, come dimostrano le posizioni avanzate acquisite dalle IDF nella regione del Golan e del Monte Hermon mentre la diffidenza dello Stato ebraico nei confronti di HTS sembra confermata dal raid aereo di oggi che a Damasco avrebbe colpito un deposito di munizioni vicino all\u2019aeroporto che secondo i media israeliani aveva l\u2019obiettivo di impedire ai miliziani di impossessarsene.<\/p>\n<p>Del resto tra le diverse milizie jihadiste siriane che hanno oggi vinto la guerra ci sono anche quelle legate alla Fratellanza Musulmana, lo stesso movimento ideologico di Hamas.\u00a0Per il ministro della Difesa israeliano Israel Katz la caduta del regime di Bashar Assad ha inferto \u201dun duro colpo all\u2019asse del male iraniano\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-181229 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/get_img-360x245.jpg\" alt=\"\" width=\"338\" height=\"230\" \/><\/p>\n<p>Per la Turchia come per tutti resta poi l\u2019incognita della deriva che potrebbe prendere HTS e tutta la galassia delle milizie jihadiste che hanno rovesciato Assad e che molti, in Europa come negli Stati Uniti, si affannano a definire, non senza sprezzo del ridicolo, \u201cex terroristi\u201d o \u201cjihadisti moderati\u201d.<\/p>\n<p>Come \u00e8 gi\u00e0 accaduto in passato, chiunque aizzi le insurrezioni jihadiste rischia poi di incontrare molte difficolt\u00e0 a controllarle.<\/p>\n<p>Valutazioni che in Italia ha ben sintetizzato Giovanni Barbera, membro del comitato politico nazionale di Rifondazione Comunista, che ha ricordato come il leader fondamentalista degli insorti siriani, Abu Mohammed al-Jolani \u00e8 stato un esponente di primo piano di al-Qaeda \u201csulla cui testa dovrebbe pendere ancora una taglia di 10 milioni di dollari a suo tempo istituita dagli stessi Stati Uniti\u201d. Al-Jolani, in una intervista televisiva rilasciata nel 2014, afferm\u00f2 che la Siria avrebbe dovuto essere governata secondo la legge islamica e che le minoranze del Paese, cristiani e alawiti, non sarebbero state accolte.<\/p>\n<p>Solo il tempo dir\u00e0 se i nuovi \u201cpadroni\u201d della Siria saranno in grado di assicurarne la stabilit\u00e0. Mentre l\u2019Europa si distingue, come spesso accade, per la sua assenza anche nello scenario siriano, l\u2019Italia, unica nazione occidentale ad aver riaperto l\u2019ambasciata a Damasco, vede oggi ancor pi\u00f9 giustificato il timore che dalla Siria possano muovere nuove ondate migratorie attraverso il Mediterraneo.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/gianandreagaian\/\">@GianandreaGaian<\/a><\/p>\n<p><em>Foto: SANA, SAA, Ministero Difesa Russo, Reuters e Anadolu<\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-88302 alignleft\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/GGaiani.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"140\" \/>Giornalista bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal 1991 al 2014 ha seguito sul campo i conflitti nei Balcani, Somalia, Iraq, Afghanistan, Sahara Occidentale, Mozambico e Sahel. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa. Ha collaborato o collabora con quotidiani e settimanali, universit\u00e0 e istituti di formazione militari ed \u00e8 opinionista per reti TV e radiofoniche. Ha scritto diversi libri tra cui &#8220;Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane&#8221;, \u201cImmigrazione, la grande farsa umanitaria\u201d e &#8220;L&#8217;ultima guerra contro l\u2019Europa&#8221;. Presso il Ministero dell\u2019Interno ha ricoperto dal 2018 l\u2019incarico di Consigliere per le politiche di sicurezza di due ministri e un sottosegretario.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"about-more-autor\">\n<div class=\"tab-content\">\n<div id=\"about-autor\" class=\"tab-pane active\">\n<div class=\"autor-box\">\n<div class=\"autor-content\">\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/2024\/12\/damasco-come-kabul-la-caduta-di-assad-e-il-capolavoro-di-hakan-fidan\/\">https:\/\/www.analisidifesa.it\/2024\/12\/damasco-come-kabul-la-caduta-di-assad-e-il-capolavoro-di-hakan-fidan\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da ANALISI DIFESA (Gianandrea Gaiani) (Aggiornato alle ore 21,00 dell&#8217;8 dicembre &#8217;24) Il repentino crollo, quasi senza combattere, dell\u2019esercito Arabo Siriano e l\u2019altrettanto rapido collasso delle strutture di governo siriane, subito dichiaratesi pronte a cooperare con gli insorti, impongono di porsi molti interrogativi circa le origini, le cause e i mandanti del blitz che in una dozzina di giorni ha portato alla caduta del regime di Bashar Assad a Damasco. 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