{"id":88390,"date":"2024-12-13T13:49:10","date_gmt":"2024-12-13T12:49:10","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=88390"},"modified":"2024-12-13T13:49:10","modified_gmt":"2024-12-13T12:49:10","slug":"dopo-bashar","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=88390","title":{"rendered":"Dopo Bashar"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SINISTRAINRETE (Enrico Tomaselli)<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/testate2\/metis.webp\" alt=\"metis\" \/><\/p>\n<h3><\/h3>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/storie13\/808x539_cmsv2_cda30265-7a77-5c61-be18-b0380e122ac5-8898036.webp\" alt=\"808x539 cmsv2 cda30265 7a77 5c61 be18 b0380e122ac5 8898036\" \/>Sulla repentina caduta della Siria in mano ai terroristi jihadisti, cala il sipario. Cos\u00ec come sulla Repubblica Araba Siriana, e sulla dinastia Assad. Ci sono ancora non pochi punti oscuri, o non ancora definiti, che probabilmente si chiariranno nei giorni e nelle settimane a venire. Ovviamente, su tutti, il comportamento di Assad durante la crisi e sino al suo epilogo, e forse ancor pi\u00f9 quello dell\u2019Esercito Arabo Siriano, che non solo non ha praticamente combattuto una sola battaglia per contrastare l\u2019avanzata jihadista, ma ha anche inscenato una pantomima mistificatoria al fine di coprire la sua decisione di consegnare il paese a Hay\u2019at Tahrir al-Sham. Restano ancora avvolte dalla nebbia emotiva di questi giorni anche le evidenti leggerezze e gli evidenti errori commessi da Russia e Iran. Ma, appunto, molte di queste cose si chiariranno in seguito. A questo punto, in ogni caso, si tratta di tirare una linea, e guardare oltre.<\/p>\n<p>La prima cosa da mettere in chiaro \u00e8 che la vittoria jihadista \u2013 tanto pi\u00f9 per i tempi e i modi in cui si \u00e8 realizzata \u2013 \u00e8 ben lungi dal porre fine al caos siriano; anzi, al contrario \u00e8 foriera di un ulteriore rinfocolamento. L\u2019esempio che viene immediatamente \u00e8 quello della Libia. Tanto per cominciare, c\u2019\u00e8 la questione curda, che Ankara sta cercando di risolvere scatenando le sue milizie del Syrian National Army (e anche intervenendo direttamente), anche approfittando di questa fase\u00a0<em>transitoria<\/em>, ma che \u00e8 ben lungi dal trovare una soluzione pacifica. Oltretutto, le forze curde (che almeno per ora continuano a contare sull\u2019appoggio statunitense) controllano una bella fetta di territorio, da nord a sud, e soprattutto parte del confine con la Turchia. Anche la questione dei rapporti (di forza) tra HTS e SNA \u00e8 tutta da verificare. Probabile che si arrivi a una qualche forma di accordo [1], ma non sar\u00e0 una convivenza facile; e comunque, a mio avviso, l\u2019HTS non accetter\u00e0 un ruolo subalterno alla Turchia, n\u00e9 una significativa influenza di Ankara in Siria, e man mano che consolider\u00e0 il suo potere ci\u00f2 si accentuer\u00e0.<\/p>\n<p>Che il caos debba ancora effettivamente dispiegarsi risulta evidente dall\u2019azione israeliana; non tanto nella prevedibile creazione di una\u00a0<em>buffer zone<\/em>\u00a0oltre il Golan (ennesima annessione mascherata), quanto nel fatto che l\u2019aviazione stia provvedendo a distruggere tutti i depositi e gli armamenti strategici del SAA. Essendo imprevedibili gli sviluppi a medio-lungo termine, meglio cogliere l\u2019occasione per assicurarsi che gli arsenali siriani non cadano in mani sbagliate.<\/p>\n<p>Al momento non \u00e8 chiaro se ci sar\u00e0 o meno una cacciata pi\u00f9 o meno veloce dei russi, ma in ogni caso \u00e8 evidente che, seppure le basi di Tartus e Hmeimim dovessero restare, la situazione sarebbe radicalmente diversa rispetto a oggi e, nella migliore delle ipotesi, si ritroverebbero circondate da presso da una panoplia di strumenti di spionaggio elettronico occidentali.<\/p>\n<p>\u00c8 ovvio che siamo in presenza di una sconfitta significativa, sia per la Russia che per l\u2019Iran, e l\u2019evidente approssimazione con cui stanno affrontando la situazione ne \u00e8 la miglior prova. Sul breve termine, a trarne vantaggio saranno la Turchia ed Israele, ovviamente. Ma per nessuno dei due si tratta di una vittoria risolutiva.<\/p>\n<p>Quello che ci possiamo attendere, sul breve-medio periodo, \u00e8 una balcanizzazione di fatto dell\u2019ex-RAS, nonostante tutti si appellino al mantenimento dell\u2019integrit\u00e0 territoriale del paese. Le ipotesi pi\u00f9 realistiche al riguardo prevedono almeno tre o quattro\u00a0<em>cantoni<\/em>, pi\u00f9 alcune variabili. Il grosso del paese rester\u00e0 in mano all\u2019HTS-SNA, cui si aggregheranno una miriade di gruppuscoli dell\u2019opposizione moderata filo-occidentale. L\u2019area a est dell\u2019Eufrate rimarr\u00e0 sostanzialmente un enclave curda, con un una forte presenza a nord, e che fanno sostanzialmente perno sulle basi USA in territorio siriano, Al Omar e Al Shaddadi, nel nordest, Deir ez-Zor-Conoco a est, e Al Tanf a sud. Mentre a sud-ovest si sta delineando un\u2019ampia\u00a0<em>buffer zone<\/em>\u00a0occupata dalle forze israeliane, che per\u00f2 puntano alla creazione di un vero e proprio stato-cuscinetto basato sulla comunit\u00e0 drusa [2].<\/p>\n<p>Possibile \u2013 ma a mio avviso improbabile \u2013 la creazione di un cantone semi-autonomo sulla costa mediterranea, intorno alle basi russe di Latakia-Hmeimim e Tartus, dove vive la comunit\u00e0 alawita. Molto dipender\u00e0 da come si svilupperanno i rapporti tra Mosca e Damasco, a seguito del cambio di regime. Secondo quanto riferito alla TASS da un funzionario del Cremlino, per il momento i leader dell\u2019opposizione armata siriana avrebbero garantito la sicurezza delle basi militari russe e delle istituzioni diplomatiche in Siria. Ma la sicurezza non vuol dire la permanenza. \u00c8 probabile che si arrivi alla fine a uno smantellamento concordato.<\/p>\n<p>Ci sono, inoltre, da considerare altre due variabili non esattamente irrilevanti. La prima \u00e8 costituita dall\u2019Isis, che \u00e8 ancora presente nel deserto siriano, e che sicuramente si rafforzer\u00e0 a seguito del rilascio di numerosi suoi combattenti dalle prigioni siriane. Considerato che nelle file dell\u2019HTS, nonostante il\u00a0<em>make-up<\/em>\u00a0moderato adottato da Al Jolani (lui stesso ex leader Isis prima ed Al Qaeda poi), sono presenti molti militanti che provengono proprio dalle frange dell\u2019estremismo pi\u00f9 radicale, e ben possibile che una parte di questi possa prima o poi subire il\u00a0<em>richiamo della foresta<\/em>, e ritornare nell\u2019orbita del Daesh. Tra l\u2019altro, una parte non indifferente delle milizie jihadiste \u00e8 costituita da uiguri, uzbeki e tagiki, chiaramente poco interessati alla costruzione di uno stato democratico siriano (anche ammesso che lo sia lo stesso Al Jolani\u2026), e molto di pi\u00f9 alla creazione di un nuovo califfato, da cui far irradiare la<em>\u00a0jihad dei tagliagole<\/em>\u00a0\u2013 soprattutto verso i paesi di origine nell\u2019Asia Centrale.<\/p>\n<p>Un\u2019altra variabile sar\u00e0 prima o poi costituita dall\u2019Iran, che di certo non rinuncer\u00e0 cos\u00ec facilmente ad esercitare la sua influenza sul paese vicino, e tradizionalmente amico. Per il momento Teheran \u2013 come un po\u2019 tutti\u2026 \u2013 si sta riallineando alla situazione\u00a0<em>de facto<\/em>, cercando di fare riferimento alla risoluzione 2254 dell\u2019ONU e puntando ad una internazionalizzazione del processo di\u00a0<em>regime-change<\/em>. Ma questa \u00e8 ovviamente una tattica transitoria, visto che n\u00e9 gli sponsor dell\u2019operazione jihadista, n\u00e9 per altri versi l\u2019ONU, hanno voglia e modo di pilotare la transizione a Damasco. D\u2019altra parte, la forte ostilit\u00e0 dei jihadisti verso l\u2019Iran \u00e8 un dato di fatto, che rende improbabile qualsiasi\u00a0<em>appeasement<\/em>. Inevitabilmente, quindi, prima o poi assisteremo al tentativo iraniano di creare una forza politica e (forse) militare, sul modello delle formazioni irachene. Il bacino potenziale su cui lavorare \u00e8 costituito dalla comunit\u00e0 alawita, da una parte dell\u2019ex-esercito siriano (specie quelli rifugiatisi in Iraq), dai membri del partito Baath (che negli ultimi anni era stato emarginato da Assad).<\/p>\n<p>E per il nuovo regime, una via di mezzo tra un califfato islamico e un avamposto del NATOstan, i problemi non si esauriscono qui.<\/p>\n<p>Come prima cosa, c\u2019\u00e8 da ricostruire una infrastruttura statale, e soprattutto da rimettere in piedi un paese, che non si \u00e8 mai ripreso veramente dalla guerra civile. Considerato che il petrolio siriano \u00e8 ancora quasi tutto in mano curdo-statunitense, ci\u00f2 significa che per i necessari investimenti bisogner\u00e0 trovare risorse di non facile reperimento. La Turchia di certo non \u00e8 in grado di sostenere economicamente questo sforzo, anzi cercher\u00e0 di approfittare della situazione per liberarsi di gran parte dei profughi siriani presenti sul proprio territorio, e che costituiscono appunto un onere non indifferente. E difficilmente i capitali dei paesi del Golfo si faranno tentare dall\u2019investire in un paese instabile. Oltretutto \u2013 cosa niente affatto secondaria \u2013 israeliani e americani (e in parte anche i russi), si sono attivamente dedicati alla distruzione di tutto il sistema di difesa dell\u2019ex-SAA: aviazione, missili, sistemi di difesa aerea, depositi di munizioni, fabbriche e laboratori militari, tutto \u00e8 stato distrutto con una serie di attacchi aerei mirati.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 significa che il nuovo stato siriano non avr\u00e0 praticamente molto pi\u00f9 di quanto gi\u00e0 in possesso delle milizie, per difendersi, e quindi rester\u00e0 comunque soggetto alla pressione di vicini potenti e ben armati (Turchia e Israele\u00a0<em>in primis<\/em>). Un processo di riarmo, che comunque richiede a sua volta fondi considerevoli, oltre che fornitori disponibili\u2026, e necessiter\u00e0 di anni per essere portato a compimento. Di fatto, quindi, prima che la Siria \u2013 sempre ammesso che rimanga una realt\u00e0 unitaria \u2013 torni a essere uno stato sovrano, dovr\u00e0 passare molta acqua sotto i ponti. Ripeto, Libia\u00a0<em>docet<\/em>.<\/p>\n<p>In conclusione, una corposa nota a margine va fatta in merito al senso e al valore di questo tracollo. Che la fine del regime di Assad sia, in s\u00e9 e per le conseguenze pratiche, un duro colpo per le forze che combattono l\u2019imperialismo occidentale, \u00e8 fuori discussione. Ma \u2013 e questo non andrebbe mai dimenticato \u2013 quella in atto \u00e8 una guerra, non una marcia trionfale, e in guerra non si vincono sempre tutte le battaglie.<\/p>\n<p>Certo, anche a prescindere dal valore psicologico di questa battuta d\u2019arresto (amplificato dalla velocit\u00e0 con cui si \u00e8 determinata, e dalla sua \u2013 a ora \u2013 inspiegabilit\u00e0), ci sono conseguenze di non poco conto sul piano strategico. Se la Russia dovesse perdere le sue basi siriane, sarebbe un problema non da poco. La flotta del Mediterraneo perderebbe una base sicura, anche se potrebbe contare su un approdo amico in Libia [3], e questo creerebbe ulteriori difficolt\u00e0 (gi\u00e0 la situazione nel mar Nero non \u00e8 ottimale). Ma se la perdita di Tartus sarebbe grave, ancor pi\u00f9 lo sarebbe quella dell\u2019aeroporto di Hmeimim, che \u00e8 uno scalo fondamentale per il rifornimento degli aerei da trasporto diretti verso l\u2019Africa subsahariana, dove la presenza russa \u00e8 ormai significativa. Cos\u00ec come, per l\u2019<em>Asse della Resistenza<\/em>, la perdita del canale di transito da e per il Libano pone problemi logistici non da poco.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 nonostante, bisogna mantenere uno sguardo strategico e di lungo periodo, senza farsi sopraffare dal dato emotivo, cancellando tutto il resto del quadro complessivo.<\/p>\n<p>La Russia sta vincendo il suo conflitto con la NATO in Ucraina. Hezbollah ha costretto Israele a rifugiarsi in un cessate il fuoco senza aver raggiunto nessuno dei suoi obiettivi operativi. La Resistenza palestinese a Gaza ed in Cisgiordania \u00e8 pi\u00f9 viva e attiva che mai. E se \u00e8 vero che ogni promessa \u00e8 debito, aspettiamo l\u2019arrivo di\u00a0<em>True Promise 3<\/em>\u2026<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n<h6>Note<\/h6>\n<h6>1 \u2013 Interessante notare come, bench\u00e9 i sollevamenti al sud fossero guidati dalle SDF curde e dal SNA, che era molto pi\u00f9 vicino a Damasco, quando l\u2019HTS stava ancora entrando a Homs, all\u2019improvviso la spinta da sud verso la capitale \u00e8 sembrata rallentare quel tanto da permettere che la citt\u00e0 cadesse in mano agli jihadisti.<\/h6>\n<h6>2 \u2013 Shlomi Binder, capo dell\u2019intelligence militare israeliana, AMAN, ha incontrato il capo della comunit\u00e0 drusa siriana, Shaykh Mowafaq Tarif, per discutere di questa ipotesi. Secondo Naom Tibon, maggiore generale dell\u2019IDF, \u201cIsraele \u00e8 molto interessato a fondare uno stato druso in Siria\u201d.<\/h6>\n<h6>3 \u2013 Si parla da tempo anche della costruzione di una base navale in Sudan, sul mar Rosso, ma l\u2019attuale guerra civile nel paese, e qualche incertezza da parte russa, hanno sinora fatto s\u00ec che rimanga un progetto, e la costruzione effettiva \u00e8 ancora in alto mare.<\/h6>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/geopolitica\/29430-enrico-tomaselli-dopo-bashar.html\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/geopolitica\/29430-enrico-tomaselli-dopo-bashar.html<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRAINRETE (Enrico Tomaselli) Sulla repentina caduta della Siria in mano ai terroristi jihadisti, cala il sipario. Cos\u00ec come sulla Repubblica Araba Siriana, e sulla dinastia Assad. 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