{"id":88404,"date":"2024-12-17T08:30:32","date_gmt":"2024-12-17T07:30:32","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=88404"},"modified":"2024-12-15T14:27:58","modified_gmt":"2024-12-15T13:27:58","slug":"ridisegnare-il-medio-oriente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=88404","title":{"rendered":"Ridisegnare il Medio Oriente"},"content":{"rendered":"<p><strong>di TERMOMETROGEOPOLITICO (Enrico Tomaselli)<\/strong><\/p>\n<div class=\"xdj266r x11i5rnm xat24cr x1mh8g0r x1vvkbs x126k92a\">\n<div dir=\"auto\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"x11i5rnm xat24cr x1mh8g0r x1vvkbs xtlvy1s x126k92a\">\n<div dir=\"auto\">Si sente spesso parlare di un ridisegno del Medio Oriente, attribuendone l&#8217;intenzione (e l&#8217;obiettivo) principalmente ad Israele, ma &#8211; inutile dirlo &#8211; si tratta ancora una volta della narrazione occidentale, che mistifica la realt\u00e0 e ne fornisce una rappresentazione funzionale ai propri interessi.<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"x11i5rnm xat24cr x1mh8g0r x1vvkbs xtlvy1s x126k92a\">\n<div dir=\"auto\">In realt\u00e0 questa rappresentazione cerca di propagandare sostanzialmente l&#8217;idea di un Medio Oriente in cui l&#8217;azione israeliana (e quindi, in ultima analisi, americana) intenda rivoluzionare una regione caratterizzata dal conservatorismo politico-culturale arabo, ridisegnandone non soltanto gli equilibri politici ma, laddove opportuno, anche i vecchi confini nazionali. In buona sostanza, cio\u00e8, se l&#8217;attuale Medio Oriente fu disegnato dalle potenze coloniali europee, in funzione delle proprie ambizioni di dominio, sarebbero ormai maturi i tempi per una sua ridefinizione completa, dalle fondamenta potremmo dire, in funzione del dominio statunitense &#8211; e di cui lo stato coloniale sionista, con le sue leadership messianiche, sarebbe l&#8217;agente. Insomma un processo unidirezionale.<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"x11i5rnm xat24cr x1mh8g0r x1vvkbs xtlvy1s x126k92a\">\n<div dir=\"auto\">Ma la realt\u00e0 \u00e8 ben diversa da questa narrazione semplicistica e riduttiva, e la verit\u00e0 \u00e8 che sono in atto due diverse e contrapposte spinte, volte alla ridefinizione della regione mediorientale. Una \u00e8 appunto quella summenzionata, ma ce n&#8217;\u00e8 un&#8217;altra, che ha come obiettivo invece l&#8217;espulsione della potenza statunitense dalla regione, e che &#8211; in questa prospettiva &#8211; si pone innanzitutto il problema della neutralizzazione dell&#8217;agente americano.<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"x11i5rnm xat24cr x1mh8g0r x1vvkbs xtlvy1s x126k92a\">\n<div dir=\"auto\">Questa spinta, che \u00e8 filiazione diretta delle lotte anticoloniali, e che ha visto in passato momenti significativi (l&#8217;Egitto di Nasser, la fondazione del partito Baath, la Libia di Gheddafi&#8230;), ha poi ricevuto un nuovo impulso dapprima con l&#8217;emergere della lotta di liberazione del popolo palestinese, e quindi con la rivoluzione islamica in Iran.<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"x11i5rnm xat24cr x1mh8g0r x1vvkbs xtlvy1s x126k92a\">\n<div dir=\"auto\">Inutile sottolineare il fatto che queste due spinte contrapposte non sono semplicemente come due masse tettoniche in movimento, ma sono attori di una guerra aperta, che pu\u00f2 assumere di volta in volta anche forme ibride, non cinetiche, che per\u00f2 mantiene costantemente un elevato livello di scontro. Cos\u00ec come non serve puntualizzare che questa guerra si inserisce a sua volta appieno nella pi\u00f9 ampia guerra globale tra l&#8217;occidente ed il sud del mondo.<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"x11i5rnm xat24cr x1mh8g0r x1vvkbs xtlvy1s x126k92a\">\n<div dir=\"auto\">Ne consegue, innanzitutto, che il punto di equilibrio (ovviamente dinamico e mutevole) tra le due opposte spinte, \u00e8 determinato dai reciproci rapporti di forza. E che, quindi, \u00e8 esattamente la collocazione di questo punto che ci restituisce la misura di tali rapporti.<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"x11i5rnm xat24cr x1mh8g0r x1vvkbs xtlvy1s x126k92a\">\n<div dir=\"auto\">E per determinare se e quanto il momentaneo equilibrio sia pi\u00f9 o meno favorevole all&#8217;uno o all&#8217;altro, \u00e8 assolutamente necessario mantenere la visione complessiva dello scenario, senza quindi farsi &#8211; emotivamente &#8211; distrarre dalle contingenze. Senza qui voler fare una analisi approfondita, resa complicata dalla ben nota presenza di molteplici attori minori sul proscenio mediorientale, si possono senz&#8217;altro enucleare alcuni punti.<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"x11i5rnm xat24cr x1mh8g0r x1vvkbs xtlvy1s x126k92a\">\n<div dir=\"auto\">Il primo, pi\u00f9 evidente, \u00e8 che, cos\u00ec come le forze che spingono per cacciare gli USA dalla regione individuano in Israele l&#8217;obiettivo prioritario, cos\u00ec le forze egemoniche occidentali individuano nell&#8217;Iran il proprio. Ma questa contrapposizione semplificata non esaurisce il panorama del conflitto, e quindi non va mai assunta come interamente esplicativa dello stesso. Il secondo \u00e8 che proprio l&#8217;estrema aggressivit\u00e0, che caratterizza il fronte occidentale in questa fase, ne testimonia la condizione di difficolt\u00e0: anche laddove sembra prevalere con estrema facilit\u00e0, ci\u00f2 ha sempre un costo, ed \u00e8 del tutto privo di senso misurarlo con un bilancino, mettendo su ciascun piatto il costo dell&#8217;uno e dell&#8217;altro. Il costo &#8211; umano, economico, militare, psicologico, etc &#8211; va misurato in relazione alla capacit\u00e0 (oggettiva e soggettiva) che ciascuno ha di sopportarlo. La guerra del Vietnam, giusto per fare un esempio, cost\u00f2 al paese asiatico almeno tre milioni di morti, di cui due milioni civili, mentre le perdite statunitensi ammontarono a 58.226. Inutile rammentare quella guerra chi l&#8217;ha vinta e chi l&#8217;ha perduta. Inoltre, ovviamente, si ricorre alla forza quando il soft-power non \u00e8 pi\u00f9 sufficiente. Terzo punto, non meno importante, il quadro geopolitico complessivo presenta un significativo mutamento nella posizione degli attori locali; non solo infatti si registra una crescente presenza e influenza di attori extra-regionali ostili agli interessi occidentali (Russia, Cina) ma, anche in conseguenza di ci\u00f2, e dell\u2019accresciuta forza del loro partner regionale (Iran), pi\u00f9 di uno tra i maggiori soggetti politici dell\u2019area si sganciano da una posizione di completo allineamento all\u2019occidente, spostandosi verso una maggiore autonomia (anche con ampi margini di ambiguit\u00e0), che di fatto indebolisce e complica la posizione del fronte occidentale. Il ruolo della Turchia e dell\u2019Arabia Saudita, per citare i due pi\u00f9 importanti, non \u00e8 pi\u00f9 di pieno sostegno alla politica statunitense, ma si colloca opportunisticamente laddove (ed allorquando) ritiene pi\u00f9 profittevole.<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"x11i5rnm xat24cr x1mh8g0r x1vvkbs xtlvy1s x126k92a\">\n<div dir=\"auto\">Per arrivare, in chiusura, agli avvenimenti pi\u00f9 recenti, non si pu\u00f2 non rilevare che &#8211; seppure la caduta repentina del regime di Assad in Siria costituisce un colpo per il fronte antimperialista &#8211; esso arriva dopo che negli ultimi dieci anni le forze di questo fronte hanno messo in piedi una vasta alleanza regionale, estremamente efficace e combattiva (di cui peraltro la Siria era l\u2019anello debole), che ha messo in seria difficolt\u00e0 quello occidentale. Difficolt\u00e0 che la rottura dell\u2019anello siriano attutisce ma non risolve. Oltretutto, la soluzione praticata per farlo saltare \u00e8 stata &#8211; inevitabilmente, viene da dire &#8211; non una stabilizzazione favorevole all\u2019occidente, ma semplicemente l\u2019apertura di un\u2019altra voragine di caos (come gi\u00e0 fu per la Libia), i cui contraccolpi investiranno tutti i soggetti della regione (e non solo&#8230;), impedendo di fatto il realizzarsi di quei nuovi equilibri regionali che, ancora sino al 6 ottobre 2023, il fronte occidentale immaginava di essere sul punto di realizzare.<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"x11i5rnm xat24cr x1mh8g0r x1vvkbs xtlvy1s x126k92a\">\n<div dir=\"auto\">La presa di Damasco \u00e8 la conclusione di una battaglia, non la fine della guerra. E non \u00e8 neanche detto che sia stata la grande vittoria che appare essere adesso.<\/div>\n<\/div>\n<div dir=\"auto\"><\/div>\n<div dir=\"auto\"><strong>FONTE:<\/strong>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/100063728463465\/posts\/1149678337166438\">https:\/\/www.facebook.com\/100063728463465\/posts\/1149678337166438<\/a><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di TERMOMETROGEOPOLITICO (Enrico Tomaselli) Si sente spesso parlare di un ridisegno del Medio Oriente, attribuendone l&#8217;intenzione (e l&#8217;obiettivo) principalmente ad Israele, ma &#8211; inutile dirlo &#8211; si tratta ancora una volta della narrazione occidentale, che mistifica la realt\u00e0 e ne fornisce una rappresentazione funzionale ai propri interessi. 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