{"id":88464,"date":"2024-12-19T10:35:49","date_gmt":"2024-12-19T09:35:49","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=88464"},"modified":"2024-12-18T10:30:34","modified_gmt":"2024-12-18T09:30:34","slug":"le-parole-del-neoliberalismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=88464","title":{"rendered":"Le parole del neoliberalismo"},"content":{"rendered":"<p><strong>DA LA FIONDA (Di Eugenio Pavarani)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/9791281543157_0_536_0_75.jpg\" width=\"190\" height=\"269\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Presentazione del libro \u201c<a href=\"https:\/\/www.ibs.it\/lessico-del-neoliberalismo-parole-del-libro-vari\/e\/9791281543157?srsltid=AfmBOorImCDgRBZLfmKPOJpmQd0-XjIcgnVyTwt0EAPJpe8618fxB6H0\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Lessico del neoliberalismo. Le parole del nemico<\/em>\u201d,<\/a>\u00a0Rogas Edizioni, 2024<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Prima di entrare nel merito dei contenuti del libro, devo dare una indicazione preliminare, importante quando si presenta un libro. I libri si possono dividere in due categorie: i Libri (con la elle maiuscola) e i libroidi (con la elle minuscola). Quindi comincio col dire che questo \u00e8 un Libro. La classificazione non \u00e8 mia. \u00c8 di Carlo Galli. Mi \u00e8 piaciuta e la faccio mia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Galli per\u00f2 non ha dato una definizione di libro e di libroide. Io la vedo cos\u00ec: leggere un Libro \u00e8 come indossare un paio di occhiali speciali che ti fanno vedere qualcosa che senza quegli occhiali non avresti visto, vedi qualcosa di\u00a0<strong>nuovo\u00a0<\/strong>e di\u00a0<strong>interessante<\/strong>, qualcosa che ti arricchisce. Un libroide invece non ti fa vedere niente di nuovo, niente che non fosse gi\u00e0 visibile e gi\u00e0 visto. Ricordo la recensione che fece un autorevole barone accademico che voleva stroncare una monografia di un giovane ricercatore. In realt\u00e0 voleva stroncare i maestri di quel ricercatore e la loro scuola: voleva colpire il ricercatore per colpire i suoi maestri. Disse il barone: il libro propone idee nuove e idee interessanti; purtroppo per\u00f2 le idee interessanti non sono nuove e le idee nuove non sono interessanti. Parole come pietre: libroide colpito e affondato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Detto che \u201c<em>Lessico del neoliberalismo<\/em>\u201d \u00e8 un Libro e non \u00e8 un libroide, devo evidenziare cosa si vede di nuovo e di interessante attraverso questo libro; cosa consentono di vedere gli occhiali speciali offerti dal libro. Per arrivarci devo fare una premessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un anno fa Marco Baldassari e Marco Adorni mi parlarono del progetto editoriale che poi ha dato vita a questo libro. Il progetto di cui mi parlarono consisteva nell\u2019elaborazione di un glossario del neoliberalismo. Mi invitarono a portare un contributo e mi affidarono il lemma \u201cconcorrenza\u201d. Mi \u00e8 parsa subito un\u2019idea originale e molto interessante. Del neoliberalismo si \u00e8 scritto in tanti modi ma indubbiamente mancava un glossario ragionato che ci aiutasse a capire come parla il neoliberalismo, che parole usa, come si propone di convincerci attraverso le sue narrazioni, attraverso le sue parole. Un libro che ci facesse capire che le parole sono importanti. Un libro che ci facesse capire che, se usiamo le parole del potere, facciamo il suo gioco e abbiamo perso in partenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se vogliamo opporci a questa ideologia egemonica e narcotizzante che ha permeato di s\u00e9 l\u2019intera societ\u00e0, dobbiamo svegliarci e, per prima cosa, dobbiamo resettare il nostro lessico; dobbiamo essere critici nell\u2019uso delle parole; dobbiamo vagliare le parole alla luce di un principio di verit\u00e0 e alla luce di un principio di civilt\u00e0. \u201c<em>Le parole sono importanti<\/em>\u201d. Questa affermazione l\u2019avevo gi\u00e0 sentita; fu la prima cosa che mi venne in mente. Nella mia mente il libro nasceva insieme a quella affermazione. Sono partito da l\u00ec e ho pensato di far partire da l\u00ec anche questa mia breve presentazione. Sono parole di Nanni Moretti:\u00a0<a href=\"https:\/\/youtube.com\/watch?v=dUXIh3SJhFA%3Ffeature%3Doembed\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/youtube.com\/watch?v=dUXIh3SJhFA%3Ffeature%3Doembed<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Perch\u00e9 parto da Nanni Moretti? Anzitutto perch\u00e9 il libro, per come \u00e8 fatto, non \u00e8 riassumibile. Non avrebbe senso indicare al potenziale lettore il contenuto delle analisi proposte dai singoli autori in merito alle venti parole del libro. Il riferimento a Moretti mi offre lo spunto per cercare di mettere in evidenza il messaggio di fondo che lega i diversi contributi. Vedo nelle parole di Moretti una forte connessione con questo libro e credo che la citazione della sua affermazione \u201cle parole sono importanti\u201d avrebbe potuto costituire l\u2019esergo del libro. La vedo cos\u00ec: Moretti propone la traccia del tema in termini generali e il libro pu\u00f2 essere interpretato come lo svolgimento del tema in termini specifici, cio\u00e8 in riferimento al neoliberalismo. Tema: le parole sono importanti. Svolgimento: il lessico del neoliberalismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ho pensato pertanto di ancorare la mia esposizione alla traccia proposta nel video e seguir\u00f2 un indice espositivo derivato dalle parole di Moretti:<\/p>\n<ul class=\"wp-block-list\" style=\"text-align: justify\">\n<li>come parli?<\/li>\n<li>le parole sono importanti<\/li>\n<li>chi pensa male parla male<\/li>\n<li>bisogna trovare le parole giuste<\/li>\n<li>Dalema d\u00ec una parola di sinistra \u2026 anche non di sinistra \u2026d\u00ec una parola di civilt\u00e0<\/li>\n<li>Dalema d\u00ec una parola \u2026 reagisci.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify\">Un\u2019altra considerazione mi sembra importante. Nanni Moretti non si limita a sottolineare l\u2019importanza delle parole, lo fa urlando e prendendo a schiaffi la povera intervistatrice. C\u2019\u00e8 anche questo nel libro. Ovviamente non ci sono gli schiaffi, ma c\u2019\u00e8 un invito perentorio a svegliarsi. Il libro vuole suonare una sveglia per il lettore. Il libro ci sprona ad alzare lo sguardo dai problemi quotidiani, dal contingente. \u00c8 l\u2019invito a prendere coscienza che stiamo vivendo una svolta epocale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019obbiettivo del neoliberalismo \u00e8 l\u2019affossamento del patto sociale inscritto nella nostra Costituzione per sostituirlo con il patto sociale inscritto nei Trattati europei. L\u2019obbiettivo \u00e8 smontare progressivamente lo Stato sociale per sostituirlo con lo Stato neoliberale al fine di dare una nuova morfologia all\u2019ordine poltico, economico e sociale. I due contratti sociali sono molto diversi e per molti aspetti sono in contrapposizione. Propongono due modelli di societ\u00e0 incompatibili, in conflitto tra loro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sono anzitutto diversi i soggetti dei due patti. Il soggetto del patto costituzionale \u00e8 la \u201c<strong>persona umana<\/strong>\u201d in tutta la sua complessit\u00e0 supportata dall\u2019impegno dello Stato ad accompagnarla in un progetto di sviluppo e di emancipazione attraverso il lavoro e l\u2019inclusione attiva nella societ\u00e0. Il soggetto del patto neoliberale \u00e8 \u201c<strong>l\u2019individuo<\/strong>\u201d \u2013 appiattito nella esclusiva dimensione economica \u2013 che persegue egoisticamente e con razionalit\u00e0 economica il proprio interesse personale. Ne ha dato una bella definizione Amartya Sen: un individuo dotato di alta razionalit\u00e0 economica e, nel contempo, un perfetto idiota sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo nuovo patto sociale \u00e8 la realizzazione concreta di una ideologia, una ideologia che non si limita a concettualizzare e a descrivere il mondo in una dimensione ideale, cio\u00e8 \u201ccome sarebbe bello che fosse\u201d, ma si propone di realizzare concretamente un nuovo ordine sociale e, per ottenere questo risultato, l\u2019ideologia deve diventare \u201cpotere\u201d e deve essere capace di creare una egemonia culturale in grado di legittimare il potere rendendo senso comune la propria visione del mondo. La catena che ha articolato il percorso di successo del pensiero neoliberale \u00e8 costituita da una sequenza di anelli: ideologia, potere, egemonia culturale, senso comune.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un potere che non viene esercitato con la coercizione, ma trova la sua forza nelle\u00a0<strong>regole\u00a0<\/strong>sottoscritte e nelle\u00a0<strong>narrazioni\u00a0<\/strong>che propone. Le regole scritte nei Trattati cristallizzano le scelte politiche originarie che sono costituite una volta per tutte; sono immutabili. In questo modo, le regole innescano un pilota automatico che conosce una sola direzione. Non c\u2019\u00e8 spazio per politiche alternative: possiamo votare, ma non possiamo cambiare le politiche che governano l\u2019economia. Le narrazioni, dal canto loro, mirano a mitizzare il pensiero ideologico che tende cos\u00ec a sovrapporsi al pensiero cosciente, lo sovrasta e lo anestetizza, lo rende miope di fronte a pseudo verit\u00e0 presentate come assiomi, come dogmi che, in quanto tali, non necessitano di essere vagliati alla luce della ragione, non hanno bisogno di essere supportati da analisi, da verifiche e da dimostrazioni e non lasciano spazio al dubbio, sono veri in s\u00e9. Racconti che diffondono chiavi di lettura assolutorie delle difficolt\u00e0 contingenti, racconti rassicuranti e pedagogici volti ad acquisire consenso, a prevenire e a sedare potenziali opposizioni; mirano a convincere, anche in modo subdolo, che l\u2019ordine neoliberale \u00e8 il migliore dei mondi possibili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Come parla il neoliberalismo, come racconta se stesso<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Una prima considerazione: l\u2019ideologia neoliberale non si dichiara apertamente. Provate a chiedere alla gente comune se qualcuno sa cos\u2019\u00e8 il neoliberalismo, se sa cos\u2019\u00e8 l\u2019ordoliberalismo, se ne ha mai sentito parlare. Se hanno mai sentito un politico dichiarare: sono ordoliberale e sono qui per realizzare i principi di questa ideologia. Carlo Galli ha scritto che \u00e8 stato per 5 anni in Parlamento e non ha mai sentito pronunciare la parola neoliberalismo e tanto meno la parola ordoliberalismo. Io sono stato per 40 anni in una Facolt\u00e0 di Economia e non le ho mai sentite (provo un po\u2019 di vergogna a dirlo; ma ci sarebbe molto da dire sul ruolo determinante che ha avuto il pensiero economico nel costruire l\u2019ideologia, nel sostenere il potere che l\u2019ha concretizzata, nel consolidare l\u2019egemonia culturale).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Eppure se vogliamo capire le tendenze in atto nella nostra societ\u00e0, dobbiamo capire cosa propone questa ideologia che diventa potere e crea un\u2019egemonia capace di pervadere con i suoi principi l\u2019intera societ\u00e0. Dobbiamo capire perch\u00e9 le regole sono fatte in questo modo e non in un altro; dobbiamo capire cosa ci comunica il potere attraverso le sue narrazioni, attraverso i suoi miti, attraverso le sue parole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Una seconda considerazione: il potere neoliberale non esplicita i propri reali obbiettivi. Li nasconde. Parla attraverso narrazioni che in alcuni casi sono dei veri e propri miti. Narrazioni manipolatorie, spesso basate su sotterfugi lessicali, che mirano a semplificare, a creare un senso comune, a indurre assuefazione. Produce luoghi comuni affinch\u00e9 siano recepiti in modo superficiale, per quel che appaiono, e siano fatti propri acriticamente. Vuole che le persone si sentano partecipi della narrazione; vuole che il nostro pensiero sia contenuto all\u2019interno degli schemi dentro i quali ci hanno convinti a pensare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il libro \u201cThe Great Reset\u201d, scritto dall\u2019organizzatore degli incontri del World Economic Forum che si tengono annualmente a Davos, raccomanda di parlare alla sfera emozionale e sentimentale delle persone e non alla sfera razionale. Perci\u00f2 le narrazioni sono spesso funzionali all\u2019elaborazione di giudizi morali: il debito pubblico \u00e8 una colpa morale, frutto di comportamenti irresponsabili di chi ha inteso finanziare gli sprechi di una spesa pubblica inefficiente e improduttiva scaricando l\u2019onere sulle generazioni future. Le svalutazioni della moneta erano \u201ccompetitive\u201d, cio\u00e8 stratagemmi viziosi per alterare i prezzi e acquisire facili vantaggi a danno dei concorrenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ora dobbiamo espiare, purificarci dalle colpe attraverso la pena dei sacrifici necessari e dobbiamo adottare comportamenti virtuosi, dobbiamo essere austeri, sobri, rigorosi. Detto in altri termini: ci stanno sottraendo le tutele del lavoro e quote del salario diretto, ci stanno erodendo il salario differito (la pensione) e stanno pregiudicando il salario indiretto (il diritto all\u2019istruzione e alla salute), ma la narrazione mira ad abbassare la soglia di percezione delle conseguenze negative apportate dall\u2019ideologia a carico di una parte della societ\u00e0 e, alla fine, ci fanno perdere la capacit\u00e0 di imputarle alla loro origine causale, all\u2019ideologia e alle azioni del potere, e finiamo per considerarle la normalit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Le parole sono importanti: due proto-narrazioni alla base del senso comune<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La madre di tutte le narrazioni consiste nella pretesa di convincerci che, nell\u2019evoluzione degli assetti sociali, abbiamo raggiunto la meta finale, la fine della storia. Meglio non si pu\u00f2 fare. Certo ci sono problemi, ma viviamo nel migliore dei mondi possibili. Siamo arrivati all\u2019apice della modernit\u00e0. Non ci sono alternative possibili. Siamo in un mondo win win in cui tutti siamo vincitori. La marea alza tutte le barche anche le pi\u00f9 piccole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Eppure basterebbe pensare che non pu\u00f2 esserci un mondo migliore per tutti. Se \u00e8 migliore per qualcuno lo \u00e8 a danno di altri. Il potere \u00e8 sempre potere di una parte contro altre parti. Ma questa semplice verit\u00e0 non deve apparire. Ecco allora che il potere deve nascondere questa verit\u00e0; deve nascondere sia gli interessi di parte, sia il danno per altri. Soprattutto il danno per i perdenti non deve essere palese e non deve essere imputabile al potere. Il lessico, le narrazioni e la trasfigurazione dei significati delle parole hanno prodotto il risultato di alimentare una narrazione capace di far apparire come razionale e universale un potere di parte che, in realt\u00e0, persegue il proprio interesse particolare a scapito di altre parti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il potere ci racconta che i conflitti sociali non esistono pi\u00f9 perch\u00e9 non esistono pi\u00f9 le classi sociali in conflitto tra loro. Non esiste il conflitto tra capitale e lavoro; non esiste il conflitto distributivo perch\u00e9 il mercato opera in modo razionale e d\u00e0 ad ognuno quel che gli spetta, oggettivamente, in ragione della sua produttivit\u00e0 marginale. Viene meno la ragion d\u2019essere della politica. Ci pensa il mercato. L\u2019ideologia neoliberale mira a sostituire il \u201cpolitico\u201d con l\u2019 \u201ceconomico\u201d; si propone di di imporre le regole del mercato come regole sociali e la razionalit\u00e0 economica tende a invadere ogni ambito della vita sociale. Ovviamente questo avviene se il mercato \u00e8 messo in condizioni di funzionare cio\u00e8 se funziona la concorrenza. La concorrenza funziona se non ci sono aggregazioni economiche e sociali in grado di influenzare e di manipolare i prezzi, questo sia dal lato delle imprese, sia dal lato del lavoro. Devono essere parcellizzate sia l\u2019offerta, sia la domanda. Diceva la Thatcher: non conosco qualcosa che si chiama societ\u00e0, conosco individui che agiscono mossi da un interesse individuale. Dobbiamo essere imprenditori di noi stessi. Tutti abbiamo un capitale da impiegare, un capitale che ognuno di noi pu\u00f2 e deve implementare: il capitale umano. Se sei in povert\u00e0 \u00e8 perch\u00e9 sei un imprenditore di te stesso che non ce l\u2019ha fatta, che \u00e8 fallito. \u00c8 colpa tua. Non sei stato abbastanza \u201cresiliente\u201d, per usare una delle venti parole proposte dal libro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un altro mito fondamentale \u00e8 l\u2019idea che stiamo procedendo verso gli Stati Uniti d\u2019Europa, la terra promessa. Il popolo ebraico impieg\u00f2 38 anni per arrivare alla terra promessa e non fu una passeggiata. Noi abbiamo gi\u00e0 speso 67 anni \u2013 dal Trattato di Roma \u2013 e siamo passati attraverso crisi profonde; ma le crisi non sono soltanto inevitabili, sono anche necessarie. Ci hanno spiegato che l\u2019Europa si far\u00e0 proprio attraverso le crisi, attraverso stenti e sacrifici. Gli ebrei per\u00f2 avevano Mos\u00e8, capace di procurare la manna dal cielo e capace di attraversare il Mar Rosso. Per noi \u00e8 diverso; anzitutto non abbiamo Mos\u00e8 e soprattutto non abbiamo un popolo; abbiamo una pluralit\u00e0 di popoli che difendono interessi nazionali e molti di questi non ci vogliono proprio andare negli Stati Uniti d\u2019Europa, nella terra promessa. Per\u00f2 la maggior parte delle persone \u00e8 convinta che, se dobbiamo affrontare problemi e sacrifici, questi sono inevitabilmente legati al fatto che l\u2019unione \u00e8 ancora incompleta; i problemi sono legati a questa fase transitoria, sono generati da una incompletezza che peraltro \u00e8 inevitabile in un percorso in fieri. I problemi si risolveranno quando arriveremo alla meta. I problemi e i sacrifici di oggi sono giustificati dai grandi vantaggi che avremo in futuro quando l\u2019unione sar\u00e0 completata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Inutile cercare di spiegare che il progetto di creare uno Stato federale non esiste nella realt\u00e0. Non a caso si parla di \u201csogno\u201d europeo. Quel che si \u00e8 voluto realizzare \u00e8 un dispositivo diverso e incompatibile con un assetto federale. L\u2019Unione Europea \u00e8 stata costruita esattamente come l\u2019hanno progettata coloro che hanno elaborato l\u2019ideologia neoliberale nella versione tedesca, l\u2019ordoliberalismo. Ed \u00e8 un progetto, quello realmente realizzato, che \u00e8 fondato su principi e regole assolutamente incompatibili con un assetto di tipo federale. Se si volesse edificare uno Stato federale europeo, si dovrebbe demolire l\u2019attuale costruzione e realizzare un altro progetto. Si dovrebbero cancellare gli attuali Trattati e si dovrebbe dare vita ad una assemblea costituente. La narrazione induce invece a pensare che stiamo progredendo lungo un percorso lineare che, passo dopo passo, ci porter\u00e0, nella continuit\u00e0, a realizzare il sogno europeo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Allo stesso modo, sono costruite, ad esempio, le narrazioni che raccontano come lo Stato sia assimilabile ad una famiglia, oppure che il Paese \u00e8 assimilabile ad un\u2019impresa che deve essere competitiva, che le crisi sono state causate da un eccesso di debito pubblico, che la spesa pubblica \u00e8 inefficiente mentre i mercati sono efficienti, che dobbiamo fare le riforme strutturali che, in realt\u00e0, sono controriforme, ecc.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Le parole sono importanti. Chi pensa male parla male<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Chi pensa male (cio\u00e8 chi elabora un pensiero che nasconde secondi fini non dichiarabili, cio\u00e8 chi ti vuole ingannare) parla male (cio\u00e8 manipola il significato delle parole). Detto in termini aulici, si pu\u00f2 dire che nel lessico del neoliberalismo viene prodotta una discrasia tra significante (la parola) e significato (il messaggio che si vuole trasmettere attraverso la parola). Detto in termini pi\u00f9 semplici, il neoliberalismo parla con \u201clingua biforcuta\u201d: propone un pensiero che nasce con un vizio d\u2019origine; \u00e8 un pensiero viziato perch\u00e9 promette ci\u00f2 che non pu\u00f2 e non vuole mantenere; \u00e8 un pensiero ingannatore che persegue un fine nascosto che non si vuole dichiarare. E, per conseguenza, parla male nel senso che distorce le parole fino a proporre vere e proprie truffe lessicali. Snatura il significato delle parole; usa parole distorte per far loro rappresentare una torsione della realt\u00e0, una realt\u00e0 alterata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se il potere vuole tagliare la spesa pubblica al fine di contenere la domanda interna per ridurre le importazioni, per contenere i salari attraverso la disoccupazione e quindi ridurre i costi delle imprese a sostegno delle esportazioni, la narrazione non dice esplicitamente: dobbiamo tagliare la sanit\u00e0 pubblica, togliere fondi all\u2019istruzione, ridurre le pensioni. La narrazione \u00e8 un\u2019altra: dobbiamo finalmente assumere comportamenti virtuosi, dobbiamo tagliare quella cosa tanto improduttiva che \u00e8 la spesa pubblica, dobbiamo ridurre quella brutta cosa che \u00e8 il debito pubblico contratto, per di pi\u00f9, con l\u2019intento di trasferirne il peso sulle generazioni future. La narrazione usa le parole austerit\u00e0, sobriet\u00e0, rigore, parole che richiamano comportamenti virtuosi, quelli del buon padre di famiglia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le parole sono importanti e il neoliberalismo le seleziona con attenzione. Parole vecchie, che descrivono una visione del mondo che il nemico vuole sconfiggere, vengono ripudiate e bandite: se non esistono le parole per esprimere l\u2019alternativa, l\u2019alternativa non esiste. Il lessico del neoliberalismo propone parole ri-semantizzate che gli autori del libro hanno sottoposto ad analisi con l\u2019obbiettivo di dare trasparenza ai messaggi reconditi che esse sottendono e veicolano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Dobbiamo reagire. Bisogna trovare le parole giuste<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il libro propone un glossario di venti parole con l\u2019intento di smascherare la strumentalizzazione del lessico da parte di chi pensa male e parla male. Ma \u00e8 anche vero il contrario:\u00a0<strong>chi parla male pensa male<\/strong>. In altri termini: se utilizziamo le parole del nemico, finiamo per pensare come lui e facciamo il suo gioco. Finiamo per pensare secondo categorie dentro le quali il nemico ci ha convinti a pensare. \u00c8 questa l\u2019egemonia culturale, il pensiero unico, la strategia vincente del nemico: il vincitore capace di convincere i perdenti che stanno vivendo nel migliore dei mondi possibili. Saper riconoscere le narrazioni e saper disinnescare la retorica suadente: \u00e8 questa la linea di reazione e di resistenza indicata dal libro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Concludo con una riflessione sul \u201cnemico\u201d. Proviamo a ribaltare il problema e proviamo a rispondere a questa domanda: chi \u00e8 il nemico del neoliberalismo? Non lo possiamo dedurre immediatamente dalle sue parole; il nemico non lo dice apertamente. Lo dobbiamo dedurre dai fatti e dall\u2019interpretazione delle sue parole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se facciamo questo esercizio ermeneutico, che il libro ci aiuta a praticare, possiamo capire che &lt;&lt;\u00a0<em>il neoliberismo va inteso innanzitutto come un progetto politico finalizzato a indebolire il mondo del lavoro, a desovranizzare e de-democratizzare gli Stati, a ridurre la capacit\u00e0 delle masse di incidere sui processi economici e a consegnare le leve di politica economica a istituzioni sovranazionali che usano lo Stato per avanzare gli interessi dei ceti dominanti<\/em>\u00a0&gt;&gt;(Thomas Fazi).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il lettore del libro potrebbe cos\u00ec prendere coscienza di essere lui stesso il nemico del neoliberalismo. \u00c8 a molti di noi che il neoliberalismo ha dichiarato guerra. Il libro ci sprona a reagire, a rifiutare l\u2019abito di \u201c<strong>individuo economicamente razionale e perfetto idiota sociale<\/strong>\u201d nel quale l\u2019ideologia neoliberale ci vuole costringere. La prima forma di reazione consiste nello smascherare le parole mistificatorie. Poi dobbiamo ritrovare le parole giuste, che siano anzitutto le parole della \u201c<strong>persona umana<\/strong>\u201d cui si rivolge la nostra Costituzione, parole rispondenti ad un principio di verit\u00e0, parole legate alla nostra storia, alla nostra cultura, parole che rispondano ad un principio di civilt\u00e0 e di giustizia sociale.<\/p>\n<div class=\"addtoany_share_save_container addtoany_content addtoany_content_bottom\"><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/12\/17\/le-parole-del-neoliberalismo\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/12\/17\/le-parole-del-neoliberalismo\/<\/a><\/strong><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DA LA FIONDA (Di Eugenio Pavarani) Presentazione del libro \u201cLessico del neoliberalismo. Le parole del nemico\u201d,\u00a0Rogas Edizioni, 2024 Prima di entrare nel merito dei contenuti del libro, devo dare una indicazione preliminare, importante quando si presenta un libro. I libri si possono dividere in due categorie: i Libri (con la elle maiuscola) e i libroidi (con la elle minuscola). Quindi comincio col dire che questo \u00e8 un Libro. 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