{"id":88524,"date":"2025-01-08T10:30:51","date_gmt":"2025-01-08T09:30:51","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=88524"},"modified":"2025-01-08T10:30:51","modified_gmt":"2025-01-08T09:30:51","slug":"messianismo-della-disperazione-sulla-provvisorieta-di-milei","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=88524","title":{"rendered":"Messianismo della disperazione. Sulla provvisoriet\u00e0 di Milei"},"content":{"rendered":"<p><strong>DA LA FIONDA (Di Lorenzo Serra)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/Argentine-presidentia-17513802.jpg\" width=\"320\" height=\"213\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Note a partire da<em>\u00a0Liberlandia<\/em>\u00a0di Federico Larsen<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cCome ha fatto un popolo con una tradizione di resistenza e lotta come quello argentino a scegliere un governo negazionista delle atrocit\u00e0 della dittatura e del cambiamento climatico. Fa sul serio? Regger\u00e0? Chi lo appoggia?\u201d \u2013 potremmo dire che \u00e8 questa la domanda attorno a cui ruota l\u2019intero testo,\u00a0<em><a href=\"https:\/\/www.peoplepub.it\/pagina-prodotto\/liberlandia\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Liberlandia. Come l\u2019estrema destra si presa l\u2019Argentina<\/a><\/em>, scritto da Federico Larsen e pubblicato per la casa editrice\u00a0<em>People<\/em>\u00a0nel luglio 2024. Perch\u00e9 l\u2019autore, infatti, pur partendo da una base di cultura geopolitica, alla ricerca, cio\u00e8, di quei tratti costanti che compongono, pur nelle congiunture, le strutture fondamentali della storia di un paese, non elimina mai, definitivamente, la problematica del punto di vista, della visuale prospettica \u2013 rompendo, in qualche modo, quella neutralit\u00e0, solo apparente, che contraddistinguerebbe uno dei nuclei portanti della suddetta disciplina. Compito del testo \u00e8, dunque, quello di ricostruire i passaggi decisivi della storia Argentina \u2013 alla ricerca di una continuit\u00e0, di alcune strutture fondamentali \u2013 ma senza mai tramutare questo movimento in una nuova \u201cfilosofia della storia\u201d da cui sarebbe espunta qualsiasi dimensione di soggettivit\u00e0. Non esiste un\u2019unica\u00a0<em>forma<\/em>\u00a0possibile per la cultura e la politica di un paese, e tentativo dell\u2019autore \u00e8 proprio quello di mostrare le modalit\u00e0 di dispiegamento di differenti alternative prospettiche dinanzi ad una stessa totalit\u00e0 dialettica (a proposito di quella parte di\u00a0<em>oggettivit\u00e0<\/em>, che rimane comunque decisiva ed ineliminabile).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Allora, quella domanda da cui siamo partiti \u00e8 gi\u00e0 ben direzionata \u2013 essa \u00e8 un\u2019interrogazione delle cause strutturali e congiunturali che hanno permesso a Milei di divenire presidente dell\u2019Argentina nel dicembre del 2023. Il tema fondamentale \u00e8 quello della destra radicale: da dove viene e, soprattutto, in quale direzione potrebbe condurre \u2013 l\u2019Argentina, come gi\u00e0 capitato in altre fasi della sua storia, diviene cos\u00ec una sorta di laboratorio sperimentale. Un dato estremamente interessante, infatti, \u00e8 che quel mondo incarnato da Milei, da un punto di vista strettamente economico, non solamente non si pone in alcuna linea di rottura rispetto al sistema occidentale egemone, ma ne radicalizza, piuttosto, alcuni suoi tratti portanti: subordinazione dello Stato a favore di una presunta libert\u00e0 (\u201clibert\u00e0 astratta\u201d) dei singoli individui, critica di ogni forma di redistribuzione della ricchezza \u2013 il che si traduce, nei fatti, in un\u2019esclusione delle classi popolari, e del mondo operaio, dalla partecipazione alla vita pubblica e nella conseguente salvaguardia degli interessi delle classi dominanti. Qui siamo lontani, cio\u00e8, dalle varie forme di populismo (termine, ad ogni modo, troppo astratto, perch\u00e9 al suo interno estremamente eterogeneo) che hanno caratterizzato parte importante della cultura politica sudamericana (anche, e soprattutto, argentina), oltrech\u00e9, seppur in forme differenti, europea. Milei rappresenta, piuttosto,\u00a0<em>scientemente<\/em>, una forma di difesa oltranzista del sistema economico \u2013 e della forma di vita ad esso corrispondente \u2013 Occidentale post \u201989.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Allora ci deve essere qualcos\u2019altro \u2013 qualcosa, cio\u00e8, che ci aiuti a spiegare il perch\u00e9 una parte di quegli stessi settori popolari abbia deciso di dare il proprio voto all\u2019attuale presidente argentino. Un interrogativo che l\u2019autore del libro prende molto seriamente poich\u00e9, infatti, e su questo tema torneremo, non ci si pu\u00f2 pi\u00f9 porre sulla linea di un presunto vero (razionale) da contrapporre ad un supposto falso (irrazionalistico) \u2013 perch\u00e9 \u00e8 forse proprio questo, infatti, e qui siamo gi\u00e0 al cuore del nostro discorso, che costituisce uno dei fattori fondamentali della crisi di rappresentazione del mondo operaio. La destra radicale governa l\u2019Argentina: questo \u00e8 il fatto da cui partire. E quale \u00e8 stato allora il motore \u2013 ci\u00f2 che ha fatto s\u00ec che alcuni strati della popolazione abbiano potuto votare (almeno apparentemente) contro i propri stessi interessi?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Qui entra in gioco un altro fattore fondamentale nella costruzione dell\u2019egemonia dell\u2019attuale presidente argentino \u2013 il ruolo del simbolico, o del fattore mitico. Perch\u00e9 se \u201cil nucleo centrale della proposta di Milei \u00e8 puramente economico\u201d, attorno a questo \u00e8 stato costruito uno sfondo, una\u00a0<em>Weltanschauung<\/em>, s\u00ec probabilmente densa di retorica o slogan semplicistici, ma in cui una parte della popolazione si \u00e8 sentita riconosciuta. Ed \u00e8 solamente approfondendo questo fatto, come dicevamo prima, che si pu\u00f2 pensare alla possibilit\u00e0 di un\u2019alternativa egemonica differente. Il presidente dell\u2019Argentina, infatti, insieme a quella proposta neo-liberista \u2013 in realt\u00e0 mai negata \u2013 ha assunto le vesti del distruttore: la possibilit\u00e0 di\u00a0<em>azzerare<\/em>\u00a0la storia, di ricominciare daccapo, di negare il fenomeno del peronismo come unico possibile criterio di comprensione della cultura argentina. Egli, cio\u00e8, oltre ai riferimenti classici dell\u2019estrema destra \u2013 Dio, patria e famiglia, pur inseriti in uno stile economicizzato \u2013 \u00e8 stato colui che, soprattutto, ha propagandato la possibilit\u00e0 di cancellare una parte fondamentale della storia moderna del paese, richiamandosi ad un presunto passato mitico: quell\u2019<em>Argentina potenza<\/em>\u00a0che avrebbe trovato incarnazione tra il 1880 ed il 1930, prima di esser spazzata via da coloro che avrebbero mandato in rovina l\u2019intero paese, i \u201ccollettivisti\u201d, e, quindi, i peronisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Scrive ancora Federico Larsen \u2013 \u201cMilei ha messo in azione un meccanismo simile a quello della fede religiosa: in Dio si crede anche e soprattutto perch\u00e9 non d\u00e0 garanzie materiali\u201d. E, tuttavia, questo sfondo religioso, simbolico ha, qui, una sua connotazione estremamente peculiare: Milei non preannuncia l\u2019avvento di un Regno, bens\u00ec la distruzione dell\u2019esistente (a proposito del costante riferimento, nella sua narrazione, alla motosega). \u00c8 una fede tutta negativa, alle soglie del nichilismo: non rigenerare la societ\u00e0, ma distruggerne le fondamenta \u2013 un messianismo della disperazione, che ha obliato ogni possibilit\u00e0 di trascendenza. E quali sono quindi quei settori, quelle classi, o, ancor prima, quelle esistenze, quelle antropologie, che hanno ritrovato riconoscimento nella prospettiva politica di Milei? \u00c8 evidente come dal laboratorio argentino siamo riportati ad alcune questioni centrali dell\u2019attualit\u00e0 europea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il testo insiste molto sul problema di uno \u201cscontento esistenziale\u201d \u2013 del fatto, cio\u00e8, che ci si trovi di fronte non solamente di fronte ad una crisi politica, culturale, ma, ancor prima, antropologica, o esistenziale. E questo nuovo \u201cmondo della crisi\u201d costituisce un fattore fondamentale \u2013 forse il vero terreno di scontro \u2013 per tutti coloro che si interrogano sulla politica argentina (ma non solo). Non ci troviamo pi\u00f9, infatti, in un terreno classico, o convenzionale, di lotta politica: si sono sgretolate quelle coordinate stabili, cos\u00ec come divengono sempre pi\u00f9 sfumate, o ramificate, le possibilit\u00e0 di rappresentazione delle classi. Una crisi arrivata al cuore dell\u2019individuo, delle singolarit\u00e0 \u2013 che si muovono alle soglie di una disperazione sempre pi\u00f9 impellente, senza neanche anelare ad un vicino riscatto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ed \u00e8 in questo terreno che bisogna inabissarsi: l\u2019alternativa, infatti, si gioca tutta attorno a questa nuova cultura della crisi. Non vi \u00e8 pi\u00f9 possibilit\u00e0 di contrapporre la verit\u00e0 alla falsit\u00e0, la razionalit\u00e0 all\u2019irrazionalit\u00e0 \u2013 piuttosto, scendere in questo differente campo di lotta, e da qui ricominciare a parlare. Perch\u00e9, seppur in uno sfondo di retorica e, spesso, di ipocrisia, Milei, come nota ancora bene Larsen, ha assunto, nell\u2019immaginario collettivo, l\u2019immagine del\u00a0<em>loser<\/em>, lo sconfitto e questo mondo in transizione lo ha riconosciuto come una figura della crisi. Non \u00e8 pi\u00f9 importante che Milei faccia gli interessi delle classi dominanti \u2013 ci\u00f2 che conta \u00e8 il potenziale riconoscimento in questo comune sfondo di angoscia: il simbolico, ancora una volta, \u00e8 costituito dalla disperazione, dal possibile azzeramento di una Storia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Infatti una parte rilevante di \u201cquell\u2019umanit\u00e0 disprezzata\u201d a cui accenna anche l\u2019autore \u2013 e che un tempo aveva costituito uno dei motori fondamentali della rigenerazione del paese \u2013 avverte di non avere pi\u00f9 un\u00a0<em>luogo\u00a0<\/em>nel cosmo. Che vi possa essere una radicalizzazione in questa percezione \u00e8 indubbio, ma rimane il problema politico: come fronteggiare questo messianismo della disperazione, cominciando proprio da una messa a tema di quello \u201cscontento esistenziale\u201d, dal tema antropologico. Il problema riguarda coloro che potremmo definire i nuovi \u201cdescamisados\u201d \u2013 quella componente barbara, non sempre civilizzata, che sta decidendo per la distruzione. Vi \u00e8 modo di reintegrare questa parte in una prospettiva emancipativa o rivoluzionaria, e, soprattutto, in questa linea di faglia che si apre sempre pi\u00f9 tra civilt\u00e0 e barbarie da quale lato della barricata dovremmo porci? Oggi, probabilmente, la speranza di una \u201cnuova Cultura\u201d, o di una nuova civilt\u00e0, non pu\u00f2 che passare che da un inabissamento nella barbarie \u2013 l\u2019alternativa, infatti, si gioca tutta attorno alla cultura della crisi, e sembra non esserci altra strada se non\u00a0<em>passando-attraverso<\/em>\u00a0questa nuova, e differente, fase del Moderno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ad ogni modo, vi \u00e8 ancora una parte di quei settori popolari che continua a combattere per una forma di riscatto \u201cpositivo\u201d \u2013\u00a0 quella che l\u2019autore chiama \u201cl\u2019Argentina ribelle\u201d, a cui dedica il capitolo conclusivo del libro, attiva dalle questioni sociali a quelle civili, fino ad arrivare al movimento femminista \u201cNi una menos\u201d, fondato nel 2015, e legato, a stretto giro, ad un rilevante campo di cultura popolare. Ed \u00e8 forse qui, sul tema della ribellione, che si divaricano, almeno parzialmente, nel nostro mondo contemporaneo, la strada argentina e quella europea perch\u00e9 in quest\u2019ultima, infatti, vi \u00e8 una sempre maggiore difficolt\u00e0 di ritrovare forme di emancipazione popolare, di massa, che abbiano una reale presa sulla realt\u00e0. Ma comunque, ed il laboratorio Milei lo dimostra, pur nelle differenze, tra Argentina ed Europa cominciano a delinearsi degli analoghi nuclei problematici: come rapportarsi a questo nuovo mondo della crisi, arrivato fin dentro l\u2019esistenza singola; in quali modalit\u00e0 reinterpretare la divaricazione tra civilt\u00e0 e barbarie; e, infine, come rigenerare una forma di riscatto, o differente messianismo, che non abbia esclusivamente connotati negativi (o distruttivi).<\/p>\n<div class=\"addtoany_share_save_container addtoany_content addtoany_content_bottom\"><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/01\/05\/messianismo-della-disperazione-sulla-provvisorieta-d-milei\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/01\/05\/messianismo-della-disperazione-sulla-provvisorieta-d-milei\/<\/a><\/strong><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DA LA FIONDA (Di Lorenzo Serra) Note a partire da\u00a0Liberlandia\u00a0di Federico Larsen \u201cCome ha fatto un popolo con una tradizione di resistenza e lotta come quello argentino a scegliere un governo negazionista delle atrocit\u00e0 della dittatura e del cambiamento climatico. 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