{"id":88745,"date":"2025-01-23T11:09:58","date_gmt":"2025-01-23T10:09:58","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=88745"},"modified":"2025-01-23T11:09:58","modified_gmt":"2025-01-23T10:09:58","slug":"lamerica-latina-alle-prese-con-il-neoliberismo-sovranista-di-trump-intervista-a-alvaro-garcia-linera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=88745","title":{"rendered":"L\u2019America Latina alle prese con il \u201cneoliberismo sovranista\u201d di Trump \u2013 Intervista a \u00c1lvaro Garc\u00eda Linera"},"content":{"rendered":"<p><strong>DA LA FIONDA (Di Redazione)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/96986281_trump_talk_promo_976_1_EC299131_MG765986.jpg\" width=\"288\" height=\"162\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La presente intervista \u00e8 stata pubblicata sul sito del media francese \u201c<a href=\"https:\/\/lvsl.fr\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Le Vent Se L\u00e8ve<\/a>\u201d ed \u00e8 stata realizzata da Vincent Ortiz e Vincent Arpoulet.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si ringraziano Le Vent Se L\u00e8ve e gli autori per aver permesso la pubblicazione sul sito de La Fionda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per la versione originale si rimanda a\u00a0<a href=\"https:\/\/lvsl.fr\/lamerique-latine-face-au-neoliberalisme-souverainiste-de-trump-entretien-avec-alvaro-garcia-linera\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">questa pagina<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La traduzione in italiano \u00e8 a cura di Paolo Cornetti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Ex vicepresidente della Bolivia, \u00c1lvaro Garc\u00eda Linera ha governato il Paese a fianco di Evo Morales per tredici anni (2006-2019). Teorico politico, \u00e8 autore di un\u2019opera di ispirazione marxista incentrata sull\u2019emancipazione indigena. In questa intervista analizza le sfide che attendono l\u2019America Latina dopo la rielezione di Donald Trump. \u00c1lvaro Garc\u00eda Linera ritiene che, malgrado le dichiarazioni di isolazionismo, la pressione imperialista potrebbe aumentare sul subcontinente: in un momento di deglobalizzazione e di regionalizzazione delle catene del valore, l\u2019America Latina sta tornando a essere un fornitore chiave di materie prime per gli Stati Uniti. L\u2019autore si schiera a favore dell\u2019integrazione regionale, con l\u2019obiettivo di aiutare la regione a emergere come polo indipendente. E ripercorre i processi progressisti dell\u2019America Latina di cui \u00e8 stato uno dei protagonisti.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>LVSL (intervistatori) \u2013 In che modo analizzi la vittoria di Trump? E quali saranno le sue implicazioni sull\u2019America Latina?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>\u00c1lvaro Garc\u00eda Linera \u2013\u00a0<\/strong>La vittoria di Trump era prevedibile. In un periodo di crisi economica, di transizione da un regime di accumulazione e di dominazione verso un altro, le posizioni centriste diventano insostenibili. Il centrosinistra e il centrodestra appaiono alle persone come parte del problema.<br \/>\nNei tempi di crisi come questo si vive di momenti pieni di instabilit\u00e0: le \u00e9lite si frammentano, il centro scompare e le posizioni radicali emergono. Trump, da destra, incarna il nuovo spirito dell\u2019epoca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quest\u2019epoca \u00e8 segnata da un declino generale del globalismo e Trump rappresenta una combinazione tra il protezionismo come reazione al globalismo e il recupero delle aspirazioni sovraniste di fronte alla globalizzazione, ma sotto una forma politicamente malsana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo percorso ambiguo, ibrido, anfibio del \u201cneoliberismo sovranista\u201d sta cominciando a venire sperimentato in alcune parti del mondo, si pensi a Giorgia Meloni in Italia, a Viktor Orban in Ungheria o a Jair Bolsonaro in Brasile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma che cos\u2019\u00e8 questo \u201cneoliberismo sovranista\u201d? \u00c8 un tentativo di uscire dalla crisi del globalismo neoliberista.<br \/>\nE cosa significher\u00e0 per l\u2019America Latina? Il subcontinente si trover\u00e0 invischiato nella disputa tra una Cina in espansione, che si affida alle catene globali del valore, e gli Stati Uniti in contrazione, che hanno bisogno di regionalizzare le proprie catene del valore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019America Latina \u00e8 gi\u00e0 legata alla Cina da catene globali del valore, ma gli Stati Uniti vogliono integrarla nella loro sfera di influenza regionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La Cina \u00e8 avvantaggiata perch\u00e9 ha il denaro per investire, mentre gli Stati Uniti ne sono privi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Di fronte a questa mancanza di risorse, possiamo aspettarci che gli Stati Uniti scelgano la via della forza per imporre questa regionalizzazione delle catene del valore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>LVSL \u2013 Il nome di Marco Rubio, nominato Segretario di Stato da Donald Trump, compare in registrazioni audio legate al golpe del 2019 in Bolivia [senatore repubblicano di origine cubana, Rubio \u00e8 noto per la sua ostilit\u00e0 viscerale alla sinistra latino-americana (ndr)]. Viene citato come intermediario tra i golpisti boliviani e le lobby americane. Come interpreta la sua nomina a Segretario di Stato? Prevede una svolta interventista o una politica di continuit\u00e0 con i Democratici?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Linera \u2013\u00a0<\/strong>Non ci sar\u00e0 continuit\u00e0. I Democratici hanno incarnato i resti del vecchio globalismo, nonostante le ovvie decisioni sovraniste come l\u2019aumento dei dazi. Trump, invece, ha una proposta chiara: un nuovo modello economico per gli Stati Uniti, selvaggiamente capitalista, che prevede un nuovo regime di accumulazione. L\u2019America Latina gioca un ruolo importante in questo modello per via della sua vicinanza geografica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se c\u2019\u00e8 un luogo che deve diventare un sostituto delle importazioni, un luogo su cui le catene del valore possono fare affidamento, \u00e8 il subcontinente latino-americano. Questa tensione sar\u00e0 incanalata attraverso i flussi finanziari o l\u2019utilizzo dei manganelli? Visti i numerosi problemi economici che gli Stati Uniti devono affrontare, non possono competere con la Cina in termini di flussi finanziari. Non si pu\u00f2 competere con le centinaia di miliardi di dollari che la Cina investe per garantirsi l\u2019accesso alle materie prime nella regione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Credo che gli Stati Uniti cercheranno di compensare il loro deficit finanziario nelle relazioni con l\u2019America Latina esacerbando il loro interventismo. L\u2019obiettivo sar\u00e0 quello di imporre una \u201cVia della Seta nordamericana\u201d autoritaria e militarizzata, in contrapposizione alle \u201cNuove Vie della Seta\u201d cinesi, basate invece su investimenti, infrastrutture e credito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Marco Rubio non \u00e8 un elemento essenziale: siamo di fronte a un cambiamento del regime di accumulazione, che si sta regionalizzando. L\u2019America Latina, un tempo considerata insignificante nell\u2019epoca del globalismo trionfante, sta tornando a essere una zona ambita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Stiamo assistendo a un tentativo di ripristinare la retorica della \u201cguerra alla droga\u201d, che \u00e8 sempre stata un cavallo di Troia per nascondere il vero intento, cio\u00e8 l\u2019interventismo americano\u00a0<em>[la \u201cguerra alla droga\u201d si riferisce alle campagne contro il narcotraffico che si sono svolte in America a partire dagli anni \u201980, spesso dirette dalla Drug Enforcement Administration (DEA) americana (ndr.)]<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Oggi coesistono due modelli: Paesi come la Colombia e il Messico hanno abbandonato i metodi coercitivi a favore di un approccio strutturale per affrontare le cause del narcotraffico. L\u2019Ecuador, invece, ha ripreso la sua \u201cguerra alla droga\u201d con metodi repressivi tradizionali sotto la presidenza di Daniel Noboa. Egli \u00e8 stato applaudito dagli Stati Uniti, per un\u2019ottima ragione: la \u201cguerra alla droga\u201d apre loro le porte dell\u2019Ecuador. Il governo di Noboa si \u00e8 esplicitamente attivato per consentire il ritorno delle basi militari statunitensi nel Paese. Tuttavia, questo tentativo di rilanciare la \u201cguerra alla droga\u201d rischia di essere limitato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Al suo apice, la \u201cguerra alla droga\u201d americana aveva due obiettivi principali: esercitare una forma di controllo territoriale attraverso basi militari (Ecuador, Colombia, Bolivia) e una costante presenza di polizia; e in secondo luogo, limitare l\u2019ingresso della droga nel mercato nordamericano. Il sistema \u00e8 per\u00f2 cambiato nell\u2019ultimo decennio: la droga prodotta in America Latina ora \u00e8 destinata principalmente al mercato europeo. Questo ha ridotto l\u2019urgenza della lotta statunitense al narcotraffico in America Latina. Con il \u201cPiano Colombia\u201d gli Stati Uniti avevano investito un miliardo di dollari e in Bolivia un centinaio di milioni di dollari. Oggi questi importi si sono ridotti a pochi milioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ai fini del controllo politico-militare, questo discorso potrebbe essere riproposto, ma non godrebbe pi\u00f9 della stessa legittimit\u00e0 presso l\u2019elettorato americano, la cui preoccupazione non \u00e8 pi\u00f9 la cocaina latino-americana, ma le fabbriche di fentanyl che si trovano negli stessi Stati Uniti. Non credo quindi che torner\u00e0 ad essere una questione centrale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come ha suggerito il capo del Comando Sud, sar\u00e0 la stessa presenza cinese a giustificare il ritorno degli Stati Uniti. Ad esempio, alcuni parlano del porto di Chancay, costruito in Per\u00f9 dalla Cina, come possibile punto di ingresso per le navi militari cinesi. Un\u2019idea ridicola, ma che potrebbe essere utilizzata in maniera strumentale. Penso che la lotta contro la presenza cinese verr\u00e0 sbandierata come un imperativo di sicurezza nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In realt\u00e0, si tratta semplicemente di una lotta per il controllo delle catene del valore. La transizione energetica richieder\u00e0 molte materie prime. Secondo l\u2019Agenzia Internazionale dell\u2019Energia degli Stati Uniti, tra il 2025 e il 2050, i volumi di materie prime strategiche dovranno essere moltiplicati per dieci o dodici per garantire questa transizione. Gran parte di queste risorse si trovano in Africa e in America Latina e le due maggiori potenze mondiali stanno cercando di accedervi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il resto sono chiacchiere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da questo punto di vista, la Cina \u00e8 in vantaggio. Negli ultimi vent\u2019anni \u00e8 stata molto pi\u00f9 astuta, investendo senza imporre condizioni e sviluppando infrastrutture stradali e portuali, mentre gli Stati Uniti, dando per scontato il fatto che l\u2019America Latina fosse sotto il loro controllo, non hanno investito nulla e ora si trovano in una posizione di debolezza economica. Per colmare questa carenza sarebbero necessari investimenti massicci, dell\u2019ordine di diverse centinaia di miliardi di dollari. Se gli Stati Uniti non sono disposti a impegnare tali risorse, cercheranno di compensare con misure coercitive: interventi, pressioni, ricatti, presenza militare e di polizia, ecc.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel 2019, l\u2019amministrazione statunitense ha sostenuto un colpo di Stato in Bolivia. Gli ufficiali che si sono ribellati avevano legami con il Dipartimento di Stato. Claver Carone, un funzionario del Dipartimento di Stato, \u00e8 intervenuto direttamente per supervisionare i militari nella loro azione golpista. Azioni di questo tipo potrebbero moltiplicarsi in America Latina, con gli Stati Uniti che sostituiscono gli investimenti con azioni coercitive e una maggiore presenza dei loro corpi di polizia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>LVSL \u2013<\/strong>\u00a0<strong>Di fronte a queste tensioni in America Latina, la sinistra sostiene la cooperazione regionale. Come si concretizzer\u00e0 e come reagir\u00e0 al declino della globalizzazione neoliberista?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Linera \u2013<\/strong>\u00a0In questa lotta tra titani, ogni Paese latino-americano, preso singolarmente, \u00e8 insignificante \u2013 una formica di fronte a un elefante. Ma se queste piccole voci si uniscono, la voce del subcontinente si far\u00e0 sentire. Ci\u00f2 richiede meccanismi di integrazione fondamentali. Possiamo sognare l\u2019unificazione nazionale dell\u2019America Latina, ma non sarebbe realistico a breve termine. Quello che possiamo prevedere sono accordi regionali basati su grandi temi: negoziati commerciali, giustizia ambientale, fiscalit\u00e0, ecc. Questi accordi tematici, concreti e meno fumosi, permetterebbero all\u2019America Latina di parlare con una forza maggiore nei confronti delle grandi potenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa integrazione deve essere sostenuta da risorse che consentano la creazione di infrastrutture comuni e il superamento di alcune disuguaglianze. Il problema \u00e8 proprio questo: poche risorse sono state messe a disposizione per l\u2019integrazione e le infrastrutture.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Di fronte all\u2019arretramento del globalismo, l\u2019America Latina ha mostrato un percorso alternativo, con l\u2019arrivo al potere di governi progressisti. Le loro riforme, spesso non molto radicali, hanno comunque segnato una rottura nel modo in cui lo Stato interviene nella distribuzione, nella protezione del mercato interno e nell\u2019estensione dei diritti. Se guardiamo agli attuali dibattiti negli Stati Uniti e in Europa sulle politiche industriali, sulla sovranit\u00e0 energetica e agricola o sulla protezione di alcune industrie strategiche, si tratta di discussioni che l\u2019America Latina ha gi\u00e0 affrontato 20 anni fa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>LVSL \u2013 Dopo la prima ondata di progressismo degli anni Duemila [segnata dalle presidenze di Hugo Chavez, Evo Morales, Rafael Correa e dei Kirchner (N.d.T.)], la sinistra sta tornando a vincere in alcuni Paesi- in Messico, per esempio, dove \u00e8 stata eletta trionfalmente Claudia Sheinbaum. Come vede questa seconda ondata?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Linera \u2013\u00a0<\/strong>\u00c8 corretto parlare di due ondate progressiste. Il Messico, che arriva in questa fase dopo gli altri Paesi latino-americani, ha il vantaggio di potersi basare sull\u2019esperienza accumulata dagli altri che gli permetter\u00e0 di beneficiare di un maggiore slancio. Tuttavia, dobbiamo rimanere vigili: i sintomi dei limiti del progressismo latino-americano cominceranno a manifestarsi, come \u00e8 gi\u00e0 successo in Brasile, Argentina, Bolivia e Uruguay. Il Messico \u00e8 attualmente in una fase di ascesa, ma \u00e8 proprio nel momento del successo che le esperienze progressiste possono scontrarsi con i loro limiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In Bolivia, il progressismo ha avuto successo, facendo uscire dalla povert\u00e0 il 30% della popolazione, ridistribuendo la ricchezza e dando potere alle popolazioni indigene. Ma questo successo ha anche evidenziato dei limiti: una volta raggiunto un obiettivo, questo pu\u00f2 svuotarsi di significato. La societ\u00e0 si evolve, le esigenze cambiano e le strutture sociali si trasformano. Quindi, per continuare a fare progressi, dobbiamo introdurre riforme di seconda generazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il problema che si pone attualmente all\u2019America Latina \u00e8 che, dopo il relativo successo delle riforme di prima generazione, il loro slancio si \u00e8 fermato. Il sistema di ridistribuzione della ricchezza e l\u2019intervento dello Stato nel mercato interno hanno dato i loro frutti, ma ora dobbiamo reinventare il modo in cui produciamo ricchezza. L\u2019America Latina, ad esempio, ha ereditato un modello estrattivista. Invece di lasciare che i profitti vadano all\u2019estero, siamo riusciti a reintegrarli nelle nostre economie, internalizzando i profitti per finanziare la giustizia sociale e l\u2019estensione dei diritti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tuttavia, questo sistema diventa vulnerabile quando le materie prime, come il petrolio o il litio, perdono valore. Ci\u00f2 solleva la questione della sua sostenibilit\u00e0. Per garantire che la ridistribuzione della ricchezza non dipenda pi\u00f9 dalle fluttuazioni del mercato, dobbiamo creare un nuovo modello di produzione che sia meno dipendente dal prezzo mondiale delle materie prime. Si tratta di una riforma di seconda generazione, che non si limiti a cambiare la distribuzione della ricchezza, ma che possa trasformare il sistema produttivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>LVSL \u2013 Quali strumenti si possono utilizzare per compiere questi passi?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Linera \u2013\u00a0<\/strong>Per realizzare queste riforme, dobbiamo rivedere il sistema fiscale. Quando i prezzi delle materie prime erano alti, non c\u2019era bisogno di riforme fiscali di vasta portata, perch\u00e9 le eccedenze commerciali consentivano di finanziare la redistribuzione. Oggi la situazione \u00e8 cambiata. Pochi Paesi hanno introdotto riforme fiscali progressive, come la Bolivia, che ha cercato di introdurre un sistema pi\u00f9 equo. Affinch\u00e9 il progressismo possa durare, \u00e8 fondamentale introdurre riforme che prevedano una maggiore tassazione delle grandi ricchezze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dobbiamo anche introdurre politiche ambientali pi\u00f9 ambiziose. Nelle riforme di prima generazione avevamo bisogno di risorse immediate, mentre ora \u00e8 fondamentale sviluppare politiche ambientali pi\u00f9 severe per garantire la sostenibilit\u00e0 a lungo termine del modello economico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le presidenze di Gustavo Petro in Colombia e di Claudia Sheinbaum in Messico potranno dare vita a un ibrido di riforme di prima e seconda generazione. Ma c\u2019\u00e8 un rischio: tutto dipender\u00e0 dalla lucidit\u00e0 dei movimenti progressisti e dal coraggio dei loro dirigenti. In tempi di crisi, serve un capro espiatorio, qualcuno a cui dare la colpa. La strategia di Kamala Harris di promuovere il consenso e l\u2019unit\u00e0 \u00e8 fallita. Questo tipo di retorica ha senso in un periodo di stabilit\u00e0, ma in tempi di crisi bisogna puntare il dito: contro l\u2019oligarchia, la casta, gli ultra-ricchi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dobbiamo trovare un avversario con cui confrontarci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>LVSL \u2013 Tra i leader della destra latino-americana \u00e8 Javier Milei quello che pi\u00f9 chiaramente afferma di proporre un modello alternativo. Cosa pensa dei primi mesi della sua presidenza?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non direi che la politica economica di Javier Milei sia stata un fallimento, anche se ha avuto un costo sociale considerevole. Sul breve termine \u00e8 riuscito a ridurre l\u2019inflazione, ma a costo di una recessione, di licenziamenti e della distruzione dell\u2019industria locale. Ora si trova in una situazione paradossale: sebbene sia riuscito a domare l\u2019inflazione, ci\u00f2 non durer\u00e0, anche perch\u00e9 i dollari non arrivano. Il Fondo Monetario Internazionale non ha fornito alcun sostegno significativo e, sebbene le principali aziende argentine abbiano investito in strategie finanziarie all\u2019estero, i risultati economici a lungo termine sono probabilmente insostenibili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ci\u00f2 che rende complicata la vittoria provvisoria di Milei per la sinistra \u00e8 che, da parte dell\u2019opposizione, non esiste una vera e propria controproposta. Quando si chiede a qualcuno come risolvere il problema dell\u2019inflazione, tutti tacciono. La mancanza di un\u2019alternativa permette a Milei di mantenere una certa legittimit\u00e0, nonostante la natura distruttiva delle sue misure.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>LVSL \u2013 In Bolivia la sinistra si sta spaccando. L\u2019ex presidente Evo Morales e l\u2019attuale Capo di Stato Luis Arce sono impegnati in una lotta fratricida. Come vede la situazione?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Linera \u2013\u00a0<\/strong>Quella a cui stiamo assistendo in Bolivia \u00e8 una lotta tra due personalit\u00e0 che esprime qualcosa di pi\u00f9 profondo: la transizione dalla prima alla seconda ondata progressista. Questa lotta \u00e8 sintomatica del declino dell\u2019efficacia delle riforme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le discussioni all\u2019interno del partito MAS non vertono su questo aspetto, ma sul candidato per le prossime elezioni presidenziali. Ci\u00f2 rivela un altro limite, ovvero la natura fortemente personalistica del processo progressista boliviano. Evo Morales incarna una leadership indigena e dobbiamo ricordare che lo Stato plurinazionale \u00e8 merito dei popoli indigeni. Ma sar\u00e0 sempre cos\u00ec? O i popoli indigeni subiranno una sorta di espropriazione da parte delle classi medie creole?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La terza questione \u00e8 come passare da una leadership carismatica a una leadership pi\u00f9 ordinaria. Nessuno ha ancora trovato la soluzione. Non ha funzionato in Bolivia, Argentina, Ecuador e, in parte, nemmeno in Brasile, dove Dilma Rousseff sembra essere stata una semplice parentesi prima del ritorno di Lula.<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/01\/23\/lamerica-latina-alle-prese-con-il-neoliberismo-sovranista-di-trump-intervista-a-alvaro-garcia-linera\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/01\/23\/lamerica-latina-alle-prese-con-il-neoliberismo-sovranista-di-trump-intervista-a-alvaro-garcia-linera\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DA LA FIONDA (Di Redazione) La presente intervista \u00e8 stata pubblicata sul sito del media francese \u201cLe Vent Se L\u00e8ve\u201d ed \u00e8 stata realizzata da Vincent Ortiz e Vincent Arpoulet. Si ringraziano Le Vent Se L\u00e8ve e gli autori per aver permesso la pubblicazione sul sito de La Fionda. Per la versione originale si rimanda a\u00a0questa pagina. La traduzione in italiano \u00e8 a cura di Paolo Cornetti. 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