{"id":88941,"date":"2025-02-06T10:30:45","date_gmt":"2025-02-06T09:30:45","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=88941"},"modified":"2025-02-05T14:26:50","modified_gmt":"2025-02-05T13:26:50","slug":"il-triangolo-no","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=88941","title":{"rendered":"Il triangolo no"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di GIUBBE ROSSE NEWS (Enrico Tomaselli)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-88942\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/TRIANGLE-768x396-1-300x155.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"155\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/TRIANGLE-768x396-1-300x155.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/TRIANGLE-768x396-1.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nell\u2019ambito della sempre esplosiva situazione mediorientale, assume sempre pi\u00f9 rilevanza una complessa triangolazione, che rappresenta oggi il cardine della politica statunitense nella regione. Mentre durante l\u2019amministrazione Biden, infatti, la politica americana \u00e8 andata completamente a rimorchio di quella israeliana, con l\u2019avvento della nuova amministrazione Trump tornano a primeggiare gli interessi strategici di Washington \u2013 pur fermo restando il saldo appoggio per Tel Aviv.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In questa fase, in effetti, gli interessi strategici statunitensi si trovano a coincidere con gli interessi tattici israeliani, anche se \u2013 per ragioni di equilibri politici interni \u2013 questi ultimi non possono essere dichiarati apertamente all\u2019interno dello stato ebraico. Ragion per cui Netanyahu trova comodo nascondersi dietro le pressioni americane, ed al tempo stesso le utilizza per contrattare delle contropartite. Il suo viaggio negli states (primo leader straniero incontrato da Trump dal suo insediamento) serve precisamente a questo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Rapidamente archiviata la tragica boutade di trasferire i gazawi in Egitto e Giordania [1], le questioni sul tavolo sono altre, ma tutte di non facile soluzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La prima \u00e8 quella dell\u2019implementazione della seconda fase del cessate il fuoco. La questione centrale \u00e8 in effetti quella del governo di Gaza dopo il ritiro israeliano. Netanyahu vorrebbe un sostegno americano alla possibilit\u00e0 di riaprire il conflitto, qualora lo ritenga necessario, ma si tratta di una questione che serve soprattutto a tenere buoni Smotrich e Ben Gvir. Israele \u00e8 in guerra ininterrottamente da sedici mesi, e non ce la fa pi\u00f9. \u00c8 probabile che Trump sia disponibile a dare supporto alle pretese espansionistiche ebraiche in Cisgiordania, come gi\u00e0 fece durante il suo primo mandato, il che far\u00e0 piacere all\u2019estrema destra sionista, ma in questo momento Tel Aviv ha l\u00ec ben altri problemi: la guerra sospesa a Gaza divampa nella West Bank. La questione del governo della Striscia, quindi, \u00e8 la prima che deve essere risolta. Hamas ha gi\u00e0 fatto sapere che \u00e8 disponibile ad accettare un governo terzo (del resto, \u00e8 chiaro che il potere \u00e8 nelle sue mani). L\u2019unica soluzione possibile, quindi, cio\u00e8 una amministrazione gestita da alcuni paesi arabi, richiede necessariamente la mediazione americana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Israele vorrebbe tenersi le mani libere anche su questo, magari mantenendo una presenza militare nella Striscia (soprattutto lungo il corridoio Philadelphia, al confine con l\u2019Egitto), ma non \u00e8 una questione centrale; in ogni caso, quali che siano gli accordi che verranno sottoscritti, come sempre il governo dello stato ebraico sar\u00e0 pronto a violare gli accordi quando e come gli far\u00e0 pi\u00f9 comodo. Come del resto si vede massicciamente per quanto riguarda il cessate il fuoco in Libano e, in misura minore, nella stessa prima fase di quello a Gaza. L\u2019affidabilit\u00e0 israeliana, sotto questo profilo, \u00e8 esattamente quella del proverbiale scorpione in groppa alla rana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Del resto, \u00e8 abbastanza evidente che quando si parla di pace, il non detto \u2013 da entrambe le parti \u2013 \u00e8 che va intesa come temporanea. Quella tra palestinesi e stato israeliano, infatti, \u00e8 una guerra di liberazione nazionale, e finir\u00e0 soltanto con la definitiva sconfitta di uno dei due.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma in questa fase, appunto, sia Israele che i palestinesi (e l\u2019Asse della Resistenza pi\u00f9 in generale) hanno bisogno di una pausa. Che \u00e8 poi quello che vuole anche Trump, per il quale porre fine ai conflitti pi\u00f9 impegnativi e potenzialmente destabilizzanti \u00e8 una priorit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La vera partita, dunque, si gioca nella summenzionata triangolazione: USA-Israele-Arabia Saudita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Washington offre a Tel Aviv soprattutto il rilancio degli Accordi di Abramo (che sono ben pi\u00f9 importanti, per Netanyahu, di una impossibile vittoria militare contro Hamas), che per fare passi avanti per\u00f2 necessitano della fine della guerra (quantomeno a Gaza, preferibilmente anche in Cisgiordania) [2]. Trump ha quindi bisogno di Ryad, che a sua volta gioca la sua partita. Quando Trump chiede a Bin Salman di aumentare la produzione petrolifera, per abbassarne il prezzo e danneggiare cos\u00ec la Russia, l\u2019Arabia ha buon gioco a dire di no. Non solo perch\u00e9 cos\u00ec facendo danneggerebbe s\u00e9 stessa, ma perch\u00e9 Ryad e Mosca vanno d\u2019amore e d\u2019accordo nell\u2019OPEC, e di fatto la controllano. I sauditi, quindi, cercano di trarre il massimo vantaggio possibile in una situazione complessa e multi fronte (adesione o meno ai BRICS, ripresa o meno del conflitto indiretto con lo Yemen, sviluppo o meno delle relazioni pacifiche con l\u2019Iran\u2026), e bench\u00e9 interessati a loro volta a sviluppare i rapporti con Israele, sanno di avere il coltello dalla parte del manico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ci\u00f2 che rende dunque possibile il raggiungimento di un accordo anche sulla seconda fase dei negoziati che si svolgono tra Qatar ed Egitto, \u00e8 il sostanziale convergere degli interessi a breve-medio termine di tutti i soggetti coinvolti. Il che ovviamente non vuol dire che saranno semplici. Soprattutto da parte israeliana, che proprio in quanto \u00e8 quello in maggiori difficolt\u00e0 (anche interne), necessita di un atteggiamento che ne mascheri la debolezza. Si pu\u00f2 per\u00f2, a ragion veduta, ritenere che la situazione in Medio Oriente vada in direzione di una temporanea attenuazione delle tensioni. Fermo restando che l\u2019intera regione \u00e8 comunque fitta di potenziali aree di crisi, capaci di innescare una nuova deflagrazione generale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dalla Siria allo Yemen, dalla Cisgiordania all\u2019Iran, dal Kurdistan alla Turchia, il triangolo \u00e8 sempre e comunque un segnale di pericolo.<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify\">1 \u2013 Nella conferenza stampa congiunta, in occasione della visita di Netanyahu, il Presidente Trump ha nuovamente rilanciato l\u2019idea del trasferimento dei palestinesi da Gaza in Egitto e Giordania, arricchendola per\u00f2 di ulteriori, deliranti particolari. Se nella primaria declinazione l\u2019idea riguardava una parte dei palestinesi della Striscia, adesso viene estesa all\u2019intera popolazione e, cosa ancor pi\u00f9 fuori da ogni realt\u00e0, Trump dice che saranno gli Stati Uniti a \u201cprendere possesso\u201d della Striscia, a ripulirla dalle bombe inesplose e dalle macerie, ed a ricostruirla. Non fa ovviamente menzione n\u00e9 delle brigate combattenti della Resistenza, n\u00e9 delle strutture logistiche militari di questa (tunnel e fabbriche di armi sotterranee), ma \u00e8 chiaro che la prima parte sarebbe impossibile senza questa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Anche a prescindere, infatti, dalla totale e decisa opposizione di tutti i paesi della regione, oltre che ovviamente di Russia e Cina (e per primi proprio Egitto e Giordania), non c\u2019\u00e8 solo un problema di fattibilit\u00e0 politica \u2013 per non parlare di quella logistica \u2013 ma ce n\u2019\u00e8 uno (gigantesco) di fattibilit\u00e0 militare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un progetto del genere chiaramente non potrebbe essere attuato senza aver prima distrutto ogni capacit\u00e0 di combattimento della Resistenza. E tenendo presente che Israele, in quindici mesi di feroci combattimenti e bombardamenti a tappeto non \u00e8 stata capace di conseguire questo risultato (persino l\u2019intelligence USA riconosce che le brigate combattenti hanno gi\u00e0 reclutato pi\u00f9 uomini di quanti ne abbiano perduti), \u00e8 semplicemente inimmaginabile che i Marines vengano inviati a farsi ammazzare a Gaza, per cosa poi? Fare un favore a Netanyahu? L\u2019unica ragione per cui vale pena fare menzione di queste dichiarazioni \u00e8 per sottolineare che, con questa continua raffica di proposte insensate, Trump riesce comunque a monopolizzare la sfera informativa globale, coprendo al contempo la sua completa incapacit\u00e0 di formulare proposte fattibili per risolvere le crisi pi\u00f9 drammatiche ed urgenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">2 \u2013 Di recente, l\u2019Arabia Saudita ha ribadito che non prender\u00e0 in considerazione alcuna ripresa dei rapporti con Israele, finch\u00e9 non ci sar\u00e0 uno stato palestinese. Si tratta per\u00f2, con ogni evidenza, di un modo per tenere alta l\u2019asticella. Se la guerra avesse uno stop significativo, e venisse avviato un percorso politico-diplomatico che dichiarasse come obiettivo finale la soluzione dei due stati, \u00e8 probabile che Ryad finirebbe con l\u2019aderire agli Accordi, magari giustificandolo come un passo per favorire la nascita di uno stato palestinese, pur consapevole che Israele non lo accetter\u00e0 mai e poi mai.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Allo stato attuale, quindi, l\u2019adesione saudita agli Accordi di Abramo \u00e8 la carota da agitare per convincere Tel Aviv ad implementare \u2013 in un modo o in un altro \u2013 la seconda fase del cessate il fuoco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/giubberossenews.it\/2025\/02\/05\/il-triangolo-no\/\">https:\/\/giubberossenews.it\/2025\/02\/05\/il-triangolo-no\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GIUBBE ROSSE NEWS (Enrico Tomaselli) Nell\u2019ambito della sempre esplosiva situazione mediorientale, assume sempre pi\u00f9 rilevanza una complessa triangolazione, che rappresenta oggi il cardine della politica statunitense nella regione. 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